EGIDIO BULLESI (BELLESSICH) – SONO SEMPRE FELICE

Arrivo, esilio e fame

I Bullèsi sono scesi verso il mare da Sanvinpenti (Svetvicenat), paesetto di campagna all'interno dell'Istria. Il paese è ancora buono e fa parte di un gruppo di parrocchie esemplari: Canfanaro, S. Pietro in Selva e Gimino e Sanvincenti, appunto.

Quando nacque Egidio la famiglia abitava a Pola, di fronte all'ospedale civile. Egli fu il terzo figlio di Fran­cesco e Maria Diritti. Dopo di lui ne vennero altri 6. Ma per poco tempo furono in 9, perché l'ultimo arrivato, Ottone, morì piccino.

Egidio nacque il 24 agosto 1905. Potrebbe essere ancora pellegrino quaggiù, in questa valle di... scandali. Benché di origine croata, la famiglia si era ormai ita­lianizzata, ed Egidio frequentò le prime classi della scuola elementare italiana. Ma nel 1914, essendo scop­piata la guerra, Pola diventò zona pericolosa e i civili furono in gran parte sgomberati.

I Bullesi emigrarono a Rovigno, mentre il padre conservò il lavoro nell'Arsenale della marina di guerra (era disegnatore tecnico navale).

Oggi Egidio è conosciuto con il cognome "Bullesi" ma il cognome originario, con il quale egli si è sempre firmato, era "Bullessich" che è la grafia austro-italiana del croatto "aulecic". La forma italiana "Bullesi" fu legalizzata il 6.3.1929, cioè poco più di un mese prima della morte di Egidio. Egli ormai non poteva scrivere e quindi non ha mai usato questo cognome. E annunciandone la morte la famiglia usò il cognome originario 

Entrata in guerra anche l'Italia nel maggio del 1915, anche Rovigno fu in parte evacuata e la famiglia, senza padre, impegnato nel lavoro a Pola, dovette ernigrare in un primo tempo in Ungheria, poi a Wagna in Stiria e fi­nalmente a Graz.

Si patì la fame, si patì il freddo, si patirono anche le beffe più di una volta. Egidio patì anche una bocciatura a scuola, perché non andava bene in tedesco.

E non poteva andare bene in tedesco, perché doveva andare a cercare un boccone di pane per sopravvivere, doveva aiutare la mamma e i fratellini nella ricerca di qualche pezzo di legna o di qualche chilo di carbone per cucinare qualche patata ed evitare il congelamento. Altro che studiare il tedesco! 

Autodifesa eccessiva

Comunque, anche se non sapeva bene il tedesco, Egidio in qualche parte aveva imparato a spedire ceffoni ben diritti e non mancò di farlo contro un insolente mo­nello che lo derideva a motivo della sua povertà.

In un'altra occasione dimostrò che al posto di Davi­de avrebbe anche lui atterrato Golia.

Infatti non avendo altra arma che un pezzo di polen­ta, centrò con quella il muso beffardo di un cretino e gli fece capire che era tempo di smetterla con le beffe.

Il ceffone fu giustificato anche dal Direttore didatti­co; mentre il lancio di polenta Egidio lo pagò con l'esclusione dalla colonia montana. 

Operaio in Arsenale

Il 16 settembre 1918 non era ancora finita la guerra. Egidio aveva 13 anni e 22 giorni.

Aveva lasciato la mamma e i fratellini a Graz ed era andato a Pola per cercare lavoro nell'Arsenale e, con l'aiuto del papà e del fratello maggiore, Giovanni, lo trovò ed entrò nell'Arsenale appunto il 16 settembre, a 13 anni!

Entrò nell'Arsenale come apprendista carpentiere in legno, dopo aver superato la terribile ‘spagnola’ che al­lora mieteva vittime a non finire.

Entrato "apprendista", Egidio fu preso "operaio maestro". Poi dal legno passò al ferro, alla costruzione delle grandi navi, navi da guerra purtroppo!

Finite le estenuanti ore di lavoro, la sera frequenta la scuola di perfezionamento.

Con il tedesco si era riconciliato, ancora prima di la­sciare Graz e di venire a Pola. Infatti si era iscritto a un corso complementare di lingua tedesca.

Quasi tre anni lavorò nell'Arsenale e cioè esattamen­te dal 16.9.198 al 12.1.1921.

Poi passò alle dipendenze del Cantiere navale Sco­glio Olivi, in qualità di tracciatore, al reparto carpentieri, e vi rimase 4 anni e qualche giorno, e precisamente dal 13.1.1921 al 3.2.1925. In totale, 6 anni e 4 mesi e mezzo. 

Scuola serale

E la sera sempre a scuola! Nei primi tre anni conse­guì la licenza di perfezionamento per apprendisti; poi seguì la scuola superiore per costruttori e, in fine, un corso di letteratura... Più sai, più sei!

Prima di raggiungere i 20 anni, aveva alle spalle la vita di profugo, con la fame, il freddo, le beffe; quasi 7 anni di lavoro pesante e 6 anni di scuola serale tecnica e una discreta cultura. 

Apostolo a Pola.

Ma i 7 anni del giovanissimo operaio furono splen­didi per l’attività apostolica da lui svolta nell'ambiente del lavoro e in città. La fiamma si accese così: P. Tito Castagna predicò nel Duomo di Pola come sapeva fare lui, quando sfoderava tutte le sue armi contro il male e contro chi lo diffonde e a favore del bene e di chi lo diffonde e organizza. P. Tito veramente stritolava gli uni e accendeva gli altri. Presto il Duomo fu troppo piccolo.

La famiglia Bullesi stava alquanto lontano e non fu tra le prime a essere coinvolta. La prima persona che prese fuoco fu Maria, sempre piissima, e tirata dalle sue buone amiche. Da Maria il fuoco raggiunse facilmente Egidio, che aveva intima confidenza con la sorella, con la quale aveva anche sofferto di più durante l'esilio. Lo­ro due scossero tutta la famiglia. 

Apostolo nelle associazioni

Nel 1920, a 15 anni, Egidio si iscrisse all'Azione Cattolica e al Terz'Ordine francescano. Deciso di combattere la buona battaglia del Vangelo ovunque e sempre. Ne ebbe infinite occasioni.

Entusiasta, estroverso, convintissimo delle sue idee, parlatore facile, istruito sufficientemente, animato da zelo apostolico di conquista, egli non perdeva una oc­casione e non perdeva una battaglia.

Conosciuto come franco e tenace giovane cattolico, veniva provocato frequentemente, qualche volta anche dai credenti, per metterlo alla prova e per ricevere con­ferma della sua testimonianza. Egli non s'accontentava di non perdere: voleva vincere! E magari, uscendo dal lavoro riattaccava il discorso e legava a sé con eccezio­nale abilità, cioè con eccezionale carità, chi l'aveva in­terpellato.

Nel Circolo giovanile fu presto elemento di spicco. A 16 anni, nel 1921, partecipò al raduno nazionale dei Giovani cattolici a Roma. E vi partecipò con l'abito di lavoro, perché non ne aveva altri!

Ritornò da Roma determinato a conquistare Pola e chissà cosa ancora. No, non era illuso, ma era deciso di lavorare con tutte le sue risorse ed energie nel campo dell'apostolato. Conosciuti i Giovani Esploratori (Scout), se ne entusiasmò e volle subito formare il suo gruppo a Pola. E lo formò e lo vivacizzò... Ma lo Scou­tismo faceva ombra allo squadrismo, cioè ai fascisti, e il Duce nel 1926, quando Egidio era in Marina, pretese e ottenne che fosse sciolta l'organizzazione dei Giovani Esploratori.

Ovunque ci fosse un congresso di giovani dell'Azio­ne cattolica o del Terc'Ordine francescano, Egidio ac­correva e portava il suo contributo di entusiasmo e di parola convinta e convincente.

Fu ancora lui, Egidio, che creò la sezione Aspiranti dell'Azione cattolica, includendovi per primi suoi fratelli più piccoli e poi altri e altri, i quali gli si attaccavano con fortissimi legami di amicizia e dai quali otteneva risultati sorprendenti.

Contro i rossi, allora come sempre, prepotenti orga­nizzatori di scioperi e di malcontento, seppe sventolare anche la bandiera della Patria oltre a quella della Reli­gione, e perché la bandiera della Patria fosse più alta di tutte le bandiere rosse, fu lui che la portò sulla più alta gru dell'Arsenale durante uno sciopero politico del 1920. Dunque: lavoro, studio, apostolato, e in tutto im­pegno fino ai capelli. 

"Viva l'Italia!"

Così cantò per qualche tempo anche in casa. Ma questa ‘Italia’ era solo una ragazza! Era una brava ra­gazza, una buona amica di sua sorella. Un certo giorno la presenza di questa ragazza infiammò il cuore di Egi­dio, mentre quello di lei era già in fiamme!

Egidio sognò certamente un suo domani con questa ‘Italia’. Non c'era alcuna fretta, perché erano sui dicias­sette anni lui e lei. In casa ci fu qualche allarme.

Ma tutto quello che Egidio disse alla ragazza era: prepararsi nella preghiera, nella purezza e nella gioia al domani, che non poteva essere tanto vicino.

Vedersi era difficile, parlarsi era anche più difficile, e Maria, la sorella, non voleva portare i saluti avanti e in­dietro...

Un certo giorno, in un momento di stizza, Italia scrisse una letteraccia a Egidio. E tutto fu finito.

Ne soffrirono tutti e due, ma specialmente lei che aveva scritto.

Tutti i tentativi di riallacciare furono inutili. Egidio aveva detto: "Basta!" e fu basta.

Italia si sposò quando Dio volle e con chi volle Dio e fu felice ed è felice con la sua famiglia, e ritiene che sia stata l'intercessione di Egidio a farla incontrare con co­lui che Dio le aveva destinato.

Il primo fuoco s'era acceso e spento senza nessuna conseguenza dannosa.

Fu invece una buona esperienza per Egidio, perché poteva capire meglio quello che succedeva attorno a lui, tra i suoi amici. 

Marinaio

Sul libretto di lavoro di Egidio è scritto: "Dal 13.1.1921 al 3.2.1925 alle dipendenze del Cantiere na­vale Scoglio Olivi di Pola, addetto in qualità di traccia­tore, al reparto carpentieri. Si licenzia perché chiamato alle armi per obbligo di leva". L'Italia, questa patria strana e meravigliosa, voleva al suo servizio il giovane apostolo. Gli chiedeva 25 mesi! Ma la patria non lo chiamava a fare l'apostolo, mentre era veramente quella la cosa più urgente. Egidio, vedendo i marinai nella loro bella divisa, credeva che fossero anche anime belle...

Pensava che, vivendo sul mare, in perenne pericolo, non si potesse scherzare con l'eternità.

L'impatto fu duro. Sulla "Dante Alighieri", alla quale fu destinato, vivevano 1300 giovanotti! E là si trovò pressappoco solo contro mille! Non erano tutti guasti, non erano tutti corrotti, ma non c'era nessun apostolo, nessun coraggioso che apertamente resistesse alla li­macciosa corrente della bestemmia, del turpiloquio e della lussuria. Era un paese sull'acqua! 

Apostolo sul mare

Naturalmente quel paese di oltre mille persone era organizzato rigidamente e la disciplina esterna doveva filare; ma quella interna, ahimè, non esisteva. Egidio non poteva imporsi in nessuna maniera se non con la bontà, con i suoi esempi, con la sua preghiera e con la conver­sazione con i singoli. Non poteva predicare alla massa. Poteva solo crearsi degli amici e passare un po' alla volta dagli amici agli amici degli amici. E così fece.

E non bisognava aver fretta! Amare Dio con tutto il cuore, ma proprio con tutto il cuore, come lo amava Egidio, e vederlo offeso anche dai propri amici, è un'angoscia.

Ma pure bisognava fare un passo alla volta e attende­re che la semente gettata nel terreno portasse il frutto. Fatto sta che pian piano riuscì a costituire un suo grup­po che si raccoglieva presso le celle frigorifere.

Là si leggevano libri buoni, si conversava di argo­menti religiosi, si pregava e si studiava come avvicinare gli altri. 

Un grosso... pesce

Sulla "Dante" Egidio non ebbe solo gioie, ma ne eb­be anche di grandissime. Certi miracoli della Grazia gli procuravano ore di ineffabile felicità, che egli comunica­va anche alla sua famiglia scrivendo lettere commoventi e rassicuranti.

Sì, era giusto che i suoi sapessero che egli era con­tento, che era attivo, che era sempre più buono, sempre più puro. Magnifico!

P. Egidio Maria Foghin, già missionario tra i lebbrosi del Tibet e missionario in Guatemala, ormai morto, era un giovane smarrito, un marinaio senza fede e senza legge.

Egli, conquistato da Egidio, si fece frate, prese il nome del suo salvatore, e andò a salvare le anime, per continuare la missione dell'amico. 

Sfruttare il tempo

Sulla nave Egidio ebbe anche il tempo di esercitarsi nel disegno, di studiare ancora e di ripassare quello che aveva studiato; ebbe tempo, specialmente di notte, di pregare e di sprofondarsi nella contemplazione, preghie­ra di meraviglia e di stupore, quando si navigava in mare aperto sotto il cielo stellato nel quale poteva leggere l'infinita piccolezza dell'uomo e l'infinita grandezza di Dio..

Quando il mare e i venti infuriavano, egli, alto e sicu­ro, sembrava un albero della nave, mentre altri intimori­ti, gli si stringevano attorno, come per cercare in lui protezione e sicurezza.

Uno dopo l'altro passarono i 25 mesi, e quando sce­se fu rimpianto da molti ed egli poté dire che il noviziato in Marina fu il periodo più bello della sua vita. 

A Monfalcone

Congedato il 15 marzo 1927, pensava di poter ri­prendere il suo lavoro a Scoglio Olivi. Ma si era licen­ziato! I tempi erano cattivi, come sempre, e il prezioso e abile ‘tracciatore’ non fu riassunto! Delusione grave, molto grave.

Egli pensava di riallacciare tutte le file: tra gli operai, tra i giovani, tra i Terziari, per trascinarsi dietro, ma in alto, una grossa schiera di anime. Invece...

Il fratello più anziano lavora a Monfalcone "nella sa­la-disegno". Bisognò ricorrere a lui, per trovare un po­sto nel Cantiere. Ma questo significava dover lasciare Pola e la famiglia: un grande sacrificio. Fu fatto il gran­de sacrificio ed Egidio si trovò a Monfalcone con il fra­tello. Vivevano nella casa di un prete, di D. Ferdinando Tonzar, attigua alla Marcelliana, parrocchiale e santua­rio mariano.

Fu assunto al Cantiere, in prova, per tre mesi. La prova andò benissimo e quindi fu assunto definitivamen­te, con lo stipendio di 800 lire al mese. Fu felicissimo! Quello stipendio gli sembrava un sogno!

"Immagina, Guido, venire assunto (cosa rara in questi tempi) in un Cantiere come questo che ha già abbastanza impiegati e ricevere uno stipendio di 800 lire al mese. Devo proprio dire che il Signore mi ha aiutato ". L'amico al quale scrive è quel Guido converti­to che si farà frate e andrà missionario in Cina e poi in Guatemala. A Monfalcone cercò subito le Associazioni cattoliche, per entrare a farvi parte e vivificarle con il suo entusiasmo e la sua intraprendenza.

Cercò anche i ragazzi, per associarli, per formare gruppo e quindi per istruire ed educare: "Spero che tra breve possa cambiare vita e, oltre alle 10 ore di lavoro, possa finalmente occuparmi... della sostituzione e for­mazione di una unione di fanciulli, mio principale e appassionato desiderio. Oh allora sì che sarò felice... ".

Molto attivo era nella S. Vincenzo: "Al Mercoledì c'è la riunione della Conferenza di S, Vincenzo. Qual­che sera vado a far visita a delle famiglie povere... La Domenica poi è tutta consacrata al Signore, con la preghiera, con la visita a qualche povero, con l'educazione spirituale dei fanciulli. Ecco la mia vita. Puoi vedere che è abbastanza bella". 

Bronchite

Tutto era cominciato splendidamente, con le più ro­see speranze. Ma intanto era sopraggiunta una tosse fastidiosa, insistente.

Non sembrava un gran che. Poco più di una seccatu­ra. Però spesso si accompagnava con qualche linea di febbre. Con questa indisposizione addosso, per incarico della S. Vincenzo, si prese cura di una famiglia "molto lontana da Panzano, se sai, all'Adria". In quella famiglia c'erano sette figli. Il più piccolo, di tre anni, nemmeno battezzato. I più grandi (16, 14, 12, 10 anni) non aveva­no frequentato nessuna scuola, non sapevano né leggere né scrivere, non avevano fatto mai né la confessione né ricevuto la prima comunione...

Il più piccolo fu vestito a nuovo e battezzato. I più grandi, durante le vacanze, furono istruiti dal seminari­sta Giovanni Diodati; ma, iniziato l'anno scolastico in seminario, l'istruzione fu continuata da Egidio.

L'ultima Domenica di ottobre, festa di Cristo Re, fu scelta come data per la prima comunione. "Alla mattina mi alzai alle cinque per recarmi a prenderli affinché non facessero tardi. era una nebbia fitta quella matti­na. Tutto riuscì a meraviglia. E' stato ciò che di più bello e commovente si può immaginare".

"Poi vi fu la festa di Cristo Re: anche qui grandi preparativi. Tutto l'insieme, quell'affaccendarmi, quella nebbia della mattina e un poco la fatica, mi esaurirono assai. Il giorno dopo avevo la febbre".

Così, con la salute incerta, tra alti e bassi, con qual­che sospensione del lavoro più o meno lunga, lavorò nell'ufficio tecnico navale di Monfalcone dal maggio 1927 (tre mesi in prova) fino a metà marzo 1928. 

Tubercolosi

Il 19 marzo 1928 è a casa sua a Pola, malato, a letto con la febbre non tanto alta, ma che si aggirava sui 38 gradi. "Il medico in questi giorni chiederà a Monfalcone una proroga, che, io credo, sarà di oltre 6 settimane. Perciò, caro Guido, dobbiamo rassegnarci a un più lungi periodo di lontananza...".

Passano i giorni, le settimane, i mesi. Pur obbedendo con grande sacrificio e rassegnazione ai medici e restan­do in riposo assoluto, non si notava nessun migliora­mento.

Egidio si accorge pure che gli altri ne sanno più di lui della sua malattia, che qualche cosa non gli viene detta, che ci sono dei segreti. Crescono allora le apprensioni, ma cresce subito anche la rassegnazione e la serena ac­cettazione della volontà di Dio.

Oltre alla malattia, ecco altri nemici: le zanzare, il caldo, il chiasso dei fratelli (i due seminaristi venuti in vacanze) e dei loro amici. Molti amici e sacerdoti ven­gono a fargli visita. Graditissimi. Egli parla a stento, af­faticato. Ma dice parole che valgono più di intere predi­che per chi le sente immediatamente e per coloro ai quali vengono riferite.

Capitò a Pola anche P. Tito Castagna, perché a Pola e a Siana c'erano i frati e lui era Superiore Provinciale, e perché a Siana c'era Antonio Nardini, ammirabile ope­raio e terziario francescano e a casa Bullessich c'era Egidio. A dare una mano alla mamma e a Maria, era stata accolta in casa anche Eufemia Skrl.

Un giorno Eufemia, scherzando, disse:

- Tu, Egidio, sei santo e buono. Andrai direttamente in Paradiso. Verrai a prendermi?

- Bene. D'accordo. Se muoio prima io, verrò a pren­derti. Se muori prima tu, vieni tu a prendere me.

- D'accordo!

E lei nel cuor suo compassionava il povero giovane che sarebbe morto ben presto... Ma lei, Eufemia, morì prima di lui! 

In ospedale

Dopo cinque mesi di cure in casa, il prof. Sbisà lo volle in ospedale: unica ed esigua speranza consisteva in una cura energica, secondo le possibilità di allora (la penicillina non era ancora stata scoperta). Entrò in ospedale il 29 agosto. Il fratello Giovanni accorse da Monfalcone. Appena accanto a lui, chiese seriamente:

- Senti Egidio, che faresti se ora venisse un angelo a dire che fra cinque minuti verrà a prenderti?

- Che farei? Niente! Starei qui ad attenderlo!

I primi giorni di ospedale furono fruttuosi e rinac­quero mille speranze: qualcuna in lui, moltissime negli altri.

"Sono contentissimo di vivere, se Dio vuole.

Ma se si deve scegliere, preferirei andare in cielo!... Lasciamo in pace il Signore! Lasciamo che faccia lui!". Si preparava un pellegrinaggio a Lourdes. Doveva parteciparvi anche Egidio. Un giovane di tanta fede avrebbe strappati un miracolo clamoroso!

- Che farai a Lourdes? Cosa dirai alla Madonna?

- Piangerò, solo piangerò!

- Perché?

- Sai, Maria, quando un bimbo piange, lo fa per esse­re ascoltato. Quando domanda cose che non gli fanno bene, la mamma lo picchia. Così io piangerò e la Ma­donna o mi esaudirà o mi darà la grazia di chiedere ciò che è bene per me.

Ancora buone speranze. A Natale poté anche uscire e andare a casa. Ma ci andò solo dopo d'aver fatto un gran bene in ospedale, dopo l'aver infuso coraggio e rassegnazione in tutta la camerata, dopo d'aver ottenuto che tutti si confessassero e comunicassero e che le due piccine, Anita e Maria, avessero un alberino di Natale e qualche regaluccio e che tutti avessero le ‘frittole’ di sua mamma... 

Una promessa a P. Tito

Poi di nuovo all'ospedale... Poi ancora qualche ora fuori... Poi venne P. Tito Castagna e gli disse:

- Egidio, sii felice!

- Padre, lo sono sempre. Se vivo, Gesù è la mia fe­licità. Se muoio, vado a godere il mio Gesù. Dunque...

- Egidio, forse il Signore non ti ha destinato a forma­re una famiglia, ma ti chiama a salvare tante anime. For­se ti vorrebbe missionario... Forse in Cina!

- Magari

- Ebbene, perché non fai voto a S. Francesco che, se guarirai, ti farai francescano e missionario?

- Padre, lo farò senz'altro e poi faccia il Signore!

P. Tito lo lasciò perché troppi erano i suoi impegni di Superiore, convinto che non l'avrebbe visto mai più. Ma poco dopo venne Guido Foghin, il convertito della "Dante Alighieri". Si fermò qualche giorno a Pola e, quando gli sembrò che Egidio stesse per partire, pen­sò:

- Egidio, se tu muori, ti prometto che adempirò io la tua promessa. Prenderò il tuo posto, mi farò francesca­no io e andrò in missione.

- Ti aiuterò dal cielo! - pensò Egidio, commosso dalla sua amicizia - Si intesero i due cuori.

Poi P. Peruffo, gesuita, gli chiese i suoi sacrifici per­ché andasse bene la missione popolare a Muggia... Anche i medici che avevano limitato la Comunione a due volte la settimana, visto che la Comunione lo solle­vava più delle medicine, permisero la Comunione quo­tidiana e poi... lo mandarono all'8a divisione dell'ospe­dale e così, senza parole, gli dicevano che essi avevano fatto tutto quello che sapevano fare...

La sera del 24 aprile il papà si ferma a lungo con Egidio e quando ritorna, tardi, assicura la famiglia che Egidio sta benino. Tutti vanno a riposare. Alle 4.30 del mattino qualcuno bussa alla finestra. La mamma, sem­pre prima, fu la prima; ma la suora, appena ebbe detto che Egidio stava male, era ripartita quasi di corsa, senza che nemmeno Maria, che subito aveva aperto la finestra, potesse sentire una parola di più. 

L'ultima ora

Entrano papà, mamma e sorella.

S'accosta il papà. Egidio riesce ad abbracciargli il collo e si baciano; poi la mamma, e le dice Egidio:

- Mamma, coraggio! Non piangere! Dite piuttosto con me: sia fatta la volontà di Dio!

- Si, figlio mio! Tu lo sai che vi ho consacrati tutti al Signore.

- Brava mamma! Grazie! Che sia ritornato D. An­tonio (Santin)?

Il papà corre a cercarlo. Ma intanto arriva il cappel­lano per amministrargli i santi Sacramenti.

Riceve la santa Unzione degli infermi. Riceve la santa Comunione, fu l'ultima, fu l'ultima e la più meri­toria, fa il suo ringraziamento: "Buon Gesù, quanto ti amo. Ti ho sempre amato. Quanto sono contento di morire, per venire con te in Paradiso... Forse oggi stes­so, mentre ti ho nel cuore... Che fortuna... Così presto... Quanto sono contento.. Quale grazia! Non ho meritato tanto. Non ne sono degno, Gesù...".

Poi cominciò: "O mio amato e buon Gesù....". Ma con gli occhi cerca aiuto e Maria procede:

- Non desidero altro fuori di te.

- Non... desidero... altro... che te.

Maria: Mi dono tutto a te.

Egidio: - Mi dono tutto a te.

Maria: - Fa' quello che vuoi.

Egidio la interrompe, ripete più forte: - Fa' tu quello che...

Maria: - Quello che vuoi...

Egidio non riesce a ripetere tutto, ma pronuncia solo un si".

La mamma inizia le preghiere degli agonizzanti. Egidio ripete: "Amen!".

- Maria, Maria... - Che vuoi, caro? - Siedi là...

Le cascano le lagrime e lui:

- Maria, che bello soffrire... è così bello!

- Mamma, che sia arrivato D. Antonio? Grazie di quanto fate per me...

Fu l'ultimo "grazie".

Ci sono passi in corridoio. Mise la testa dentro la porta il P. Cappellano.

- Padre, - sospirò Egidio, ma non fu sentito. - Padre, ... - fece di nuovo.

La mamma si piegò per sentire cosa volesse. Il Padre s'accostò:

- Cosa vuoi, caro?

- Desidero di essere rivestito dell'abito francescano quando sarò morto.

- Senza dubbio, Egidio!

L'ultimo desiderio: rivedere i fratellini. Maria corre a chiamarli. Arrivano Giuseppe e Antonio:

- Cari... cari.. siate buoni! - Un saluto con la mano e ricadde sui cuscini.

Arrivò il sacerdote e gli diede la benedizione papale con l'indulgenza plenaria.

Quando il sacerdote pronunciò l'ultima parola "Amen", Egidio... partì. Erano le 5.30 del 25 aprile 1929. Aveva 23 anni, 8 mesi e un giorno (8.662 gior­ni!).

Chiunque vorrà pronunciare un sereno giudizio di questo giovane, dovrà esprimerlo con una sola parola: un santo! 

Dopo

La famiglia annunciò il decesso con un piccolo mani­festo:

«Ieri alle 5.30 ant. felice di raggiungere il suo diletto Gesù, volava al cielo l'eletto apostolo di Cristo

Il papà Francesco, disegnatore tecnico della R. Ma­rina, la mamma Maria, nata Diritti ed i fratelli Giovanni, Maria, Lino, Eugenio, Antonio, Oliviero e Giuseppe, rassegnati alla volontà del Signore, nonché gli zii e i cugini danno l'annuncio a tutti i parenti, amici e cono­scenti.

I funerali seguiranno Venerdì 26 corr. alle 17 parten­do dalla Via Sissano n. 59.

I funerali furono imponenti e commoventi. Don San­tin parlò e gli diede l'ultimo addio: "Per amore di Dio visse, per amore di Dio morì... Non piangiamo... Nella sua persona Gesù è passato un'altra volta sulla terra facendo del bene"

BULLESSICH EGIDIO tecnico navale - d'anni 24

Pola, 26 aprile 1929 - Anno VII» 

Di Egidio sì parlò e si scrisse molto, ma molto meno di quanto meritava, sia in quantità sia un qualità.

Da 68 anni Egidio... lavora in cielo. Infatti lavora. Molti ringraziano per favorì ricevuti. Molti altri ne rice­vono, ma ringraziano solo nel cuore. Più numerosi an­cora sono quelli che ricevono e non ringraziano in que­sta maniera, perché neanche si accorgono di quanto ri­cevono.

I resti mortali di Egidio rimasero per 44 anni nel cimitero di Pola.

Nel 1973, per interessamento dei suoi fratelli, furono portati in Italia, in forma strettamente privata.

Nel 1974 furono trasportati direttamente a Barbana. A Barbana, infatti, ci sono molte occasioni per farlo conoscere e al clero e ai pellegrini in genere e ai giovani in particolare, perché lo prendano come modello di vita cristiana. 

La "pagella" di Egidio Bufesi

Il 25 aprile 1974 ebbe inizio a Trieste il "Processo informativo" cioè lo studio sulla pratica delle virtù cristiane da parte di Egidio. Furono ricercati i documenti, ­furono ascoltati i testimoni e il 6 dicembre 1977 questi studi ebbero termine.

Più di tre anni di esami! Fu esaminato bene Egidio su tutte le virtù e in particolare sulle virtù teologali (fede, speranza e carità) e sulle virtù cardinali (prudenza, giu­stizia, fortezza e temperanza) e sui consigli evangelici (obbedienza, castità e povertà) e ancora su altre virtù connesse, in particolare sull'umiltà.

Il frutto di quegli studi, rigorosi, direi, puntigliosi, fu mandato a Roma, con tante precauzioni e con tanti si­gilli, perché nessuno potesse né toccare né vedere, se non certi incaricati, studiosi (teologi) pure rigorosi e, direi, puntigliosi.

Questi gli hanno dato la "pagella" il 12 novembre 1996. Si tratta, in verità di 10 pagelle, perché tanti furo­no gli studiosi che "sudarono" studiando la vita di Egi­dio.

Ma anche si edificarono! E tanto si edificarono. Tutti dieci, senza conoscersi, gli diedero la promozione, si di­rebbe con un 110 e lode su tutte quelle virtù che ho ri­cordato (3 teologi, 4 cardinali, 3 consiglieri evangelici, e l'umiltà!)

Insomma, per loro Egidio era un eroe, nella pratica delle virtù cristiane.

Quelle pagelle sono andate a finire nelle mani di una Commissione di Cardinali e di Vescovi. Le hanno stu­diate anche loro con la loro diligenza e competenza e intransigenza e finalmente il 6 maggio 1997 hanno dato la loro "pagella". Egidio fu promosso con ammirazione. Anche per loro Egidio fu un "eroe" nella pratica delle virtù cristiane, di tutte le virtù cristiane.

La loro "pagella" andò nelle mani del Papa! (…) Il Papa (…) ha pensato che i teologi e i cardinali avevano fatto con coscienza il loro dovere. Poi ha pregato e poi ha pregato ancora e poi ha deciso e così il 7 luglio 1997 anche lui ha promosso Egidio! Naturalmente questa "pagella" era la più attesa, perché è la più importante.

In seguito a questa "pagella" Egidio sale di un altro gradino verso la gloria degli altari. Con questa "pagella" Egidio "viene" dichiarato ufficialmente "eroe" nella pra­tica delle virtù cristiane e acquista il titolo di 'VENE­RABILE' degno di venerazione.

Egidio Bullesi "è degno di venerazione! E' rneritevo­le di venerazione"

Ora, cioè adesso, e non solo domani, mettiamoci a pregare per ottenere uno o due o... dieci miracoli per sua intercessione, in modo che presto possa salire sul terzo gradino dell'altare, anzi sull'altare stesso con la Beatificazione, cioè con quella solennissima celebrazio­ne del Papa che avverrà... che avverrà nel Cantiere di Monfalcone invece che in S. Pietro a Roma!

Quello sarà un giorno memorabile nella gloriosa sto­ria di quel Cantiere e nella storia della nostra Arcidiocesi e anche di Barbana che conserva la tomba di Egidio Bullesi. 

Nota sulla famiglia

Pochi anni dopo la morte di Egidio, suo fratello Giovanni lasciò il suo redditizio lavoro a Monfalcone. Fece gli studi di teologia e nel 1937 fu consacrato sacerdote. Fu con Mons. Santin prima a Fiume e poi a Trieste. Morì nel 1980.

I due fratelli che, vivente Egidio, erano in seminario a Ca­podistria, arrivarono tutti e due al sacerdozio e durante l'esodo dei Giuliano-dalmati nel 1948 vennero di qua del confine e furono accolti nella diocesi di Concordia-Pordenone. E' ancora vivo D. Oliviero.

La sorella Maria, tanto vicina a Egidio per l'impegno nella vita spirituale, la sua più intima confidente, continuò a lavorare con la mamma. Poi fu necessaria al fratello Oliviero, diventato parroco di S. Lorenzo al Pasenatico. Morì santa­mente a Parenzo nel 1948, anche lei ancora giovane.

Il papà visse serenamente fino agli 87 anni, decorato dei titoli di Cavaliere di S. Silvestro "pro Pontefice et Ecclesia" per la sua molteplice attività in parrocchia, e di Cavaliere del Lavoro. Morì nel 1962.

La mamma raggiunse pure la bella età di 82 anni, nono­stante il peso dei molti figli. Anche lei, sempre serena e forte, mori nel 1962. 

Egidio fu:

Apostolo in famiglia, che aveva bisogno di una riscossa spirituale;

Apostolo in Cantiere, ambiente difficilissimo, special­mente a Pola. 7 anni lavorò in quell'ambiente, modello di operaio e di cristiano impegnato e attivissimo.

Apostolo in Marina, tra i 1300 commilitoni sulla "Dante Alighieri", 25 mesi di testimonianza e di intraprendenza apostolica.

Apostolo in Ospedale, dove lasciò esempi di intensissi­ma vita spirituale e di serena accettazione del dolore e della morte. 

Egidio apparteneva:

al TERZO ORDINE Francescano e ne fu protagonista entusiasta:

all'Azione cattolica alla quale consacrò tempo e intelli­genza, attività e preghiera.

alla San Vincenzo: "Vorrei correre ovunque c'è bisogno di un pezzo di pane... Ho sempre in mente i miei pove­ri...

agli Esploratori (scout). Fu il fondatore della sezione di Pola. 

P. Matteo Kuhar

Santuario di Barbana Editore

Grado (Gorizia) Tel.: 0431-80453