SANTA
TERESA BENEDETTA DELLA CROCE (EDITH STEIN)
"EDITH
STEIN: ebrea, filosofa,
monaca e martire" (Giovanni Paolo II). E tutta la sintesi della vita di
TERESA BENEDETTA DELLA CROCE, ma ancor più l'intero compendio prospettico della
sua originale risposta vocazionale.
Nata a Breslau il 12 ottobre 1891 da genitori ebrei tedeschi, studiosa e ricercatrice attenta della verità nelle Università di Germania, convertita alla fede cattolica e battezzata il 1 gennaio 1922, entrata al Carmelo di Colonia il 14 ottobre 1933, deportata ed eliminata nel campo di sterminio di Auschwitz il 9 agosto 1942, viene canonizzata come martire da Giovanni Paolo II, Domenica 11 ottobre 1998. Sono gli elementi estremi, le date-chiave di una esistenza...
All'evidenza
immediata appaiono come “alcuni” giorni, eventi "temporali",
cadenze di momenti e dati di un cammino umano non unico, né esclusivo. A ben
vedere sono le coordinate di fondo di un itinerario interiore secondo una
peculiare tensione vocazionale: "stare davanti al volto del Dio vivente,
consumarsi per Lui... Partecipare alla passione del Signore... per il
popolo". Soltanto la passione di Cristo può salvare il mondo:
"esserne partecipi, questa è la mia aspirazione".
L'aspirazione
è divenuta realtà nella storia di una vita che si apre con il nome di Edith
Stein e si chiude con quello nuovo Carmelitano di Suor Teresa Benedetta della
Croce non nella solitudine di una cella monastica, ma nel chiuso di una camera a
gas. Impensabile? Non per Dio!
La
vocazione si compie per ciascuno in una storia singolare ed esclusiva, l'unica
che realizza ed autentica la vita tutta di una persona, perché risponde alla
chiamata, al "piano di Dio", nonostante o proprio attraverso i
momenti temporali e gli eventi esterni dell'esistenza, della storia umana. La
domanda è "Che significa essere chiamati?". Risposta: "E'
necessario che vi sia una chiamata da qualcuno, rivolta a qualcuno, per
qualche cosa ed in modo percepibile. Nella natura di un uomo è già prevista
la sua chiamata la sua vocazione... La strada della vita fa poi maturare la
vocazione di ciascuno e la fa comprendere chiaramente agli altri. La natura di
un essere umano, però, e lo svolgersi della sua vita non sono semplice gioco
del caso, ma - considerati con gli occhi della fede - sono opera di Dio. Chi
chiama dunque, in fondo è Dio stesso ".
Le
strade del Signore Dio sono effettivamente... infinite! Egli chiama a sé
quelli che vuole e quando vuole, salendo su ogni nostro monte di terra e
passando lungo tutte le sponde dell'esistenza nostra umana. Un principio rimane
comunque fermo e indiscusso nella fenomenologia vocazionale di Dio: la chiamata
avviene e la scelta cade là dove e quando l'aspettativa umana non ha supporto,
né presupposto alcuno.
Ultima
di dodici figli, Edith Stein nasce e cresce in una famiglia dove, nonostante
la figura energica e l'educazione pia della madre, la religiosità non
brillava certo come quella dei padri dell'antico popolo eletto di Dio. L'ultima
della nidiata, in particolare, si sviluppa e matura allo "stato
brado" dell'indifferenza religiosa e praticamente già atea negli anni
primi di una giovinezza, dedita agli studi, ai traguardi e ai miraggi dell'età
e della cultura.
La
"signorina dottoressa" accarezzava l'eterno sogno o miraggio
universale: "di felicità e di uno splendido avvenire, convinta di essere
destinata a qualcosa di grandi molto al di là delle strettezze borghesi della
mia famiglia, nella quale certamente non è il mio posto". Certamente era
destinata nella sua vita a percorsi immensamente distanti dalle strettezze borghesi
e dagli orizzonti limitati di una famiglia di commercianti ebrei. Ma la ricerca
e le sue prospettive avranno indirizzi e contenuti di vita di ben diversa
scuola da quella pur nobile e ricca di un'etica ebraica o semplicemente
filosofica.
Del
suo trascorso "umano" potrà anche testimoniare - e giustamente –
“Il sano umanesimo conosciuto nella famiglia ebrea” e la consapevolezza
forte che "noi, cresciuti nel giudaismo, abbiamo il dovere di rendere
testimonianza" di tanti valori etici. Quando però la chiamata, la scelta
di Dio irrompe nella sua vita non c'è più posto per altri indirizzi ed
interessi: ha sentito ed accettato la verità. E il momento di questo impatto,
così improvviso e sconvolgente, è tanto singolare da lasciare nella stessa
protagonista la convinzione di aver ricevuto un'illuminazione interiore sulla
Verità, Dio-Amore. È noto e unanimemente risaputo il racconto di Edith Stein
di quella notte dell'estate 1921 quando trovandosi ospite presso un'amica di
famiglia e di studi a Bergzabern: "Presi casualmente un libro in
biblioteca. Portava il titolo: Vita di Santa Teresa narrata da lei stessa.
Cominciai a leggere e non potei più lasciarlo finché ebbi finito. Quando lo
rinchiusi, mi dissi: questa è la verità".
La
considerazione sulla "Ferità, che è Dio", nel libro della
"Vita" di Santa Teresa d'Avila si trova al capitolo 40, l'ultimo dello
scritto.
Edith
aveva proseguito la lettura sino all'ultimo e proprio qui, al termine di una
lettura protrattasi per tutta la notte, si concretizza il momento e il movente
della chiamata: la verità! Una casualità la lettura di quel libro? Una
fortuita, felice conclusione di tema da sempre trattato e ricercato?
Chi
ha ricercato la verità con insistenza e dopo negazioni e rifiuti, dubbi ed
incertezze finalmente sente ed accetta nella vita la chiamata, vive e riafferma
una più alta consapevolezza ed interpretazione: "La natura di un essere
umano e lo svolgersi della sua vita non sono semplici giochi del caso, ma -
considerati con gli occhi della fede - sono opera di Dio. Chi chiama, dunque,
è Dio stesso".
"Dio
conduce ciascuno per una via particolare; l'uno arriva più facilmente e più
presto alla meta di un altro. In paragone a quanto ci viene dato, ciò che
possiamo fare è sempre poco. Ma quel poco dobbiamo farlo... affinché quando
sarà indicata la via, sappiamo assecondare la grazia senza resistere".
E
di fatto per lei, che nella chiamata alla fede cattolica aveva posto
improvvisamente fine ad una lunga ricerca della verità, Dio riservava
un'ulteriore indicazione di via: "La Provvidenza mi aveva già indicato
un'altra via;... mi si affacciò il pensiero se non fosse ormai arrivato il
momento di entrare al Carmelo "...
Era
già oltre la quarantina la donna che nell'estate del 1933 si presentava alle
grate del Carmelo di Colonia, latrice di una ben precisa ed inusitata lettera
raccomandatizia: "La Signorina dottoressa Edith Stein è un'anima
privilegiata, ricca di amore di Dio e del prossimo... Ha fatto molto con la
parola e la penna... Eppure desidera rinunciare all'attività esterna per
incontrare al Carmelo, seguendo l'esempio di santa Teresa d'Avila, la
"perla preziosa", che è Gesù Cristo".
Ancora
una folgorazione improvvisa, un cambiamento inaspettato e fortuito? No!
L'incontro con Cristo, la chiamata alla sequela di Cristo in una vita religiosa
è l'attuazione di un desiderio e di una indicazione di vita che affondano le
radici di un cammino interiore di anni lontani e passi tormentati.
La
confèssione-relazione di Edith Stein in merito ai momenti e ai moventi della
sua esperienza di cammino vocazionale religioso al Carmelo è quanto mai
precisa e circostanziata, tanto da apparire un autentico "reportage"
di viaggio o "un diario dell'anima".
"Da
quasi dodici anni il Carmelo era la mia aspirazione, da quando cioè,
nell'estate del 1921, la vita della nostra Santa Madre Teresa, capitatami per
caso tra le mani aveva posto improvvisamente fine alla mia lunga ricerca della
verità;... ricevendo il Battesimo nel capodanno del 1922, non dubitavo che esso
fosse una preparazione al ratio ingresso nell'Ordine...
Dovetti
aspettare con pazienza,... ma l'attesa mi riuscì assai dura, soprattutto verso
la fine: ero diventata straniera al mondo...
Avevo
chiesto con supplice istanza il permesso di entrare nell'Ordine, ricevendo però
ancora un rifiuto, di cui mi veniva indicato il motivo sia nel dovere morale
verso mia madre sia nell'attività che da anni svolgevo nell'ambiente cattolico.
Mi ero sottomessa. Ma ormai tutti gli ostacoli crollavano".
"Mi
accompagnarono alla porta della clausura e questa finalmente si aprì. In
profonda pace varcai la soglia della casa del Signore".
Era
il 14 ottobre, ai primi Vespri della fèsta della Santa Madre Teresa. Ormai era
diventato realtà quello che aveva osato appena sperare... Una gioia grande? Non
era certo una gioia esuberante che poteva impossessarsi di lei... "ciò che
avevo passato era troppo triste! Ma l'anima si trovava in una pace perfetta:
nel porto della volontà di Dio".
Viene
spontaneo un duplice interrogativo: come scoprire la volontà di Dio in un
approdo così ritardato al porto del Carmelo, desiderato e ricercato con tanta
insistenza ed intensità? Ed ancora più problematicamente: perché una
chiamata a un cammino "di vita religiosa" e per di più
"chiusa" come quella claustrale del Carmelo, per una donna ormai
affermata per doni di grazia e di natura, che già "ha fatto molto" -
e ancor più poteva tare - "con la parola e la penna" nell'attività
esterna?
Ritorna
alla mente la parola profetica della Scrittura nella sua intramontabile
constatazione di verità: I miei pensieri non sono come i vostri pensieri né le
vostre vie come le mie vie! C'è un abisso incolmabile tra il pensiero
programmatico del Signore e quello degli uomini!
“Il
posto di ciascuno di noi dipende unicamente dalla nostra vocazione. La vocazione
- puntualizza con sensibilità ormai teologica - non la si trova semplicemente
dopo aver riflettuto ed esaminato le diverse strade: è una risposta che si
ottiene con la preghiera”. La vocazione, specie quando è chiamata alla vita
contemplativa, deve maturare attraverso un'esperienza di preghiera, che porti
a un personale e vissuto contatto con il Signore in cui emerge e si impone il
richiamo al compito di ciascuno nella sua sequela di Cristo.
Edith
non ha mai avuto dubbio alcuno circa la propria vocazione. Come ella stessa
ricorda, in un intimo colloquio con il Signore Crocifisso aveva sentito
l'interiore certezza del suo compito di immolazione "per il popolo"
e "per la pace". Di fronte a tale consapevolezza e responsabilità di
missione di vita, non hanno più ragione d'essere le proprie capacità e
potenzialità di operatività umana: "Non è l'attività umana che ci può
salvare, ma soltanto la passione di Cristo: partecipare ad essa è la mia
aspirazione".
La
preghiera aveva sostenuto Edith per oltre un decennio nel suo desiderio e
cammino di vita verso il Carmelo. Ora la VITA oltre la porta del Carmelo è il
posto per lei di una esistenza interamente rispondente a quella "chiamata
a patire" che fonda la vita di sequela di Cristo, l'indirizzo primo di ogni
ordine religioso e in specie quello del Carmelo. Puntualizza la tenace
ricercatrice della verità e l'aspirante indefessa dell'incontro con Cristo,
perla preziosa, al Carmelo: “Esiste una chiamata a patire con Cristo e a
collaborare così con lui alla sua opera di redenzione... Cristo continua a
vivere nelle sue membra e soffre in loro; e la sofferenza, portata in unione con
il Signore, è la sua sofferenza, innestata nella redenzione. Questo è il
principio su cui si fonda la vita di tutti gli Ordini religiosi e in primo
luogo del Carmelo... ".
Per
questo Edith ha ricercato e scelto il Carmelo. Per questo entra per seguire
Cristo nel Carmelo: "il mio scopo è di partecipare alla passione del
Signore". L'aspirazione di "essere partecipi della passione di
Cristo", che sola salva l'uomo, diventa ormai realtà della sua vita
carmelitana vissuta: un'esperienza che si consuma totalmente nel mistero della
Croce sino alla morte.
Il
14 ottobre 1933 Edith Stein varca "in profonda pace la soglia della casa
del Signore". Si chiude la porta della clausura del Carmelo di Colonia, ma
non finisce certo il cammino di risposta alla chiamata.
La
parola di Dio che chiama è spada che penetra sino in fondo; il Signore Dio è
un fuoco divorante. E poi... ormai è Carmelo! E il Carmelo assegna "un
nome nuovo", ma ancor più un indirizzo tutto particolare ai passi della
ricerca della verità e della perla preziosa, che è il Signore Gesù Cristo:
Suor Teresa Benedetta della Croce! "Omen nomen", sentenziavano gli
antichi! Ma la religiosa carmelitana non ha bisogno di rivolgersi alle
sentenze antiche per decifrare indirizzi e finalità dei propri passi di vita:
"Anche qui siamo in via, poiché il Carmelo è un'alta montagna e bisogna
salirla sino alla cima. Ma è una grazia troppo grande l'essere in cammino...
Aiutami a diventare degna della grazia di vivere nel santuario più intimo della
chiesa; aiutami ad offrirmi per coloro che debbono lottare all'esterno".
Una
strada in costante forte salita, quella del Carmelo. Quanti l'imboccano hanno
una finalità vocazionale e una direttiva programmatica che tendono sempre
all'alto, con tutto quell'insieme di equipaggiamento e di esigenze che una
vetta di alta montagna sempre comporta.
“Stare
dinanzi al volto del Dio vivente, ecco la nostra vocazione, scriveva in uno
studio del 1935 su "Spirito e vita del Carmelo"; ...Vivere alla
presenza del Signore Dio, consumarsi per lui; fare penitenza e ripagare i
peccati dell'umanità, per la glorificazione del Signore". È una coerente
diagnosi storica della strada del Carmelo sulle orme del Profeta Elia, ma anche
e forse più una consapevolezza profetica del cammino che le si para davanti.
Ancora non conosceva come avrebbe glorificato il Signore Dio, ancora non sapeva
come e quando sarebbe avvenuta la sua consumazione;... già, però, aveva
imboccato e abbracciato il cammino che sentiva, l'avrebbe condotta al termine
della salita sua: la croce di Cristo per l'umanità, "per il popolo"!
La
convinzione che il Signore le avrebbe riservato qualcosa di particolare al
Carmelo, -ma anche la consapevolezza profonda di una comunione di destino con
il "suo popolo", l'umanità proprio nella e per la strada del Carmelo
ha accompagnato ed illuminato tutto "il salire" arduo di Edith Stein
nell'ultima tappa del suo cammino. Il segreto o il nascondimento della
clausura di un Carmelo può apparire un rifugio chiuso per chi sta
all'esterno!... Per chi ne ha fatto il perché del proprio vivere ed operare,
come la carmelitana, è apertura suprema, donazione per gli altri sino alla
consumazione della vita.
"Verranno
sicuramente a cercarmi fin qui... verranno di certo a portarmi via di qua -
spiega ad un collega in parlatorio, inquadrando il futuro già gravido di nubi
minacciose;... - ad ogni modo io non debbo contare di essere lasciata in pace...
Io non conto di essere risparmiata".
Non
si sbagliava. Non ha, però, deflettuto dalla propria strada! Essere "la
sposa dell'Agnello", "partecipare alla passione di Cristo per il
popolo, la salvezza dell'umanità... le necessità della Chiesa" fino
all'olocausto è stato il ritmo che ha scandito incessantemente il suo incedere
di vita ed operatività oltre la soglia del Carmelo!
Già
nel 1939, quando ormai sovrastava minaccioso il flagello dell'odio antiumano e
della tragedia antisemita, rinnova la sua offerta totalitaria: "essere
vittima di espiazione per la vera pace". Un'offerta che va, via via,
arricchendosi di disponibilità e di accettazione alla maniera del sacrificio
di espiazione del Salvatore Gesù Cristo, se nel suo testamento potrà scrivere:
“Fin da ora accetto con gioia e in completa sottomissione alla sua
santissima volontà, la morte che Dio mi ha destinato. Prego il Signore perché
possa accettare il mio dolore e la mia morte a suo onore e gloria, per tutte le
necessità della chiesa”.
Quando
il pomeriggio del 2 agosto 1942 la "volontà di Dio" verrà a bussare
alle porte del monastero carmelitano e preleverà Suor Tersa Benedetta della
Croce, avviandola con la sorella Rosa al campo di sterminio per il sacrificio
della domenica 9 agosto, ella non avrà che da sottoscrivere il suo "sì"
e il perché del suo "sì" alla chiamata con un ultimo gesto e
richiamo: prende la sorella per mano e dice soltanto: "Vieni; andiamo per
il nostro popolo".
È
la conclusione "obbligatoria" di un cammino vocazionale vissuto
secondo la logica o, per meglio dire, secondo la "scienza della
croce".
"Sono
convinta che Dio non chiama nessuno unicamente per se stesso e inoltre quando
gradisce l'offerta di un'anima è prodigio di dimostrazioni d'amore". Ella
che è morta nel campo di sterminio come Edith Stein e nel tempo stesso come
Teresa Benedetta della Croce a gloria di Dio e per il popolo tutto si pone a
testimonianza inconfutabile della fecondità di amore di un cammino che, pur
nella diversità di espressione, a tutti s'impone proprio quale vocazione e
attuazione di vita nella donazione, nell'offerta di Croce per tutti.
"Essere
tutti di Dio, donarsi a Lui; al suo servizio, per amore, è questa la vocazione
non solo di alcuni eletti; ma di ogni cristiano, o consacrato o non
consacrato, o uomo o donna... Ognuno è chiamato alla sequela di Cristo. E più
ciascuno avanza su questa via, più diventerà simile a Cristo... ".
“La
sequela di Cristo porta a sviluppare in pieno l'originaria vocazione umana.-
essere vera immagine di Dio; immagine del Signore del creato, conservando, proteggendo
ed incrementando ogni creatura che si trova nel proprio ambito; immagine del
Padre, generando ed educando - per paternità e maternità spirituale - i figli
per il regno di Dio".
Questo
cammino è stato percorso sino al termine nella vita e con la vita da Suor
Teresa Benedetta della Croce, ricercatrice della verità e ancor più di Cristo
al Carmelo. Che sosteneva nel suo libro "Scientia Crucis", opera
rimasta incompiuta sul suo scrittoio carmelitano? “Il dono totale di tutto il
proprio essere e di tutta la propria vita è la volontà di vivere e di operare
con Cristo, che vuol dire anche soffrire e morire con Lui di quella terribile
morte dalla quale scaturisce la vita di grazie per l'umanità.
Così
la vita di sposa di Dio si trasforma in maternità spirituale e soprannaturale
per tutta l'umanità redenta; e non importa se è lei stessa che opera direttamente
per la salvezza delle anime o se è soltanto il suo sacrificio che dà fruiti di
grazia di cui né lei stessa né forse nessun essere umano è consapevole".
“Una scienza della croce - troviamo ancora scritto - si conosce soltanto vivendola”. Possiamo affermarlo senza timore di abbagli o di errate interpretazioni: Edith Stein ebrea, fìlosofa, carmelitana e martire ha avuto una piena conoscenza della scienza della Croce!
Padre
Marco Fumagalli
Monza,
Pentecoste 1998
BRANI SULLO SPIRITO SANTOLa
raccolta di questi testi e preghiere di Edith Stein sullo Spirito Santo riflette
come in tutta la vita e soprattutto negli ultimi anni della carmelitana era
presente la viva realtà di un'esperienza spirituale, basata sui passi della
Sacra Scrittura e approfondita con l'aiuto della dottrina mistica di San
Giovanni della Croce. Anche prima non è mancata in lei la riflessione teologica
sull'opera dello Spirito Santo nell'anima umana, e se ne fanno eco alcune pagine
da lei scritte prima della sua entrata al Carmelo. Ma per arrivare a una forte,
intima devozione allo Spirito Santo, per sentirlo "vibrare" nell'anima,
per "aprirsi" alle sue illuminazioni e ispirazioni e per camminare
alla sua dolce guida verso la più stretta unione d'amore con Dio, ci voleva il
suo incontro con la spiritualità e la mistica carmelitana. I più profondi
testi steiniani sullo Spirito Santo portano perciò il sigillo dell'esperienza
spirituale di un profondo abbraccio d'amore dello Spirito Santo che con la sua
"dolce e deliziosa acqua" ha trasformato la sua anima in una
"fiamma viva d'amore".
Un
anno prima di entrare al Carmelo Edith Stein, trovandosi come docente
all'Istituto di pedagogia scientifica di Muinster, aveva programmato un corso
di antropologia filosofica e teologica. Costretta a ritirarsi a motivo della sua
origine ebraica, aveva tuttavia già preparato il materiale. In alcune pagine
esprime il suo pensiero sullo Spirito Santo:
"La
vita cristiana è una continua lotta. Il mezzo che ci fortifica per sostenere
una tale lotta, è il sacramento della cresima, nel quale ci viene donato lo
Spirito Santo, così come fu donato agli apostoli nel giorno della Pentecoste,
affinché il cristiano confessi coraggiosamente il nome di Cristo".
"Il
Concilio tridentino insegna che la nostra giustificazione è opera del "Dio
Misericordioso" che ci rende "santi" (1 Corinti 6,11) con
"il suggello dello Spirito Santo" che era stato promesso (e che è)
caparra della nostra eredità" (Efesini 1,13-14)... Questo dono di Dio - lo
Spirito Santo - che a ciascuno di noi viene donato, nella misura in cui Dio lo
ha predestinato e conforme alla nostra preparazione a riceverlo e
collaborazione, cioè la grazia santificante o la giustizia, altro non è che
l'amore di Dio" riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito
Santo" (Romani 5,5), assieme con la speranza e la fede. Questo dono ci
unisce con Cristo come membri vivi del suo corpo. (...) Prima della grazia
santificante... possiamo sperimentare l'infusione dello Spirito Santo che ha
per effetto di svegliare in noi il desiderio di purificazione, ‘con cui da
parte di Dio viene preparata la volontà’ (Proverbi 8, 35). Così ha inizio in
noi anche la fede,... cioè lo Spirito Santo viene riversato in noi come dono
della grazia per cambiare la nostra volontà, conducendola dall'incredulità
alla fede, dall'ateismo alla pietà. È la grazia preveniente di Dio che chiama
il peccatore... a consentire liberamente alla grazia, a collaborare con essa e
ad essere pronto all'illuminazione dello Spirito Santo e ad accettare la
fede".
"Appartiene
alla vera grazia di Cristo che il cuore dell'uomo venga toccato mediante
l'illuminazione dello Spirito Santo... Da questa illuminazione o dal soffio
dello Spirito Santo dipende il consenso della fede. Poiché senza una tale
illuminazione non è possibile accettare la predicazione evangelica, come è
necessario per arrivare alla salvezza. Perciò la fede è un dono di Dio".
“L'accettazione
della fede è un atto ragionevole; non è mai un'espressione del sentimento.
Tuttavia, la luce naturale non basta. Nessuno potrà accettare la predicazione
evangelica, come è necessario per giungere alla salvezza, senza
l'illuminazione e il soffio dello Spirito Santo, perché Egli soltanto può dare
la dolcezza del consenso e della fede alla verità” (cit. Tridentino, D 1791).
Edith
Stein esprime, dunque, con chiarezza che la vita della grazia e tutta la vita
del cristiano ci vengono comunicate da Dio per mezzo dello Spirito Santo, e con
ciò inizia la nuova vita del cristiano redento da Cristo nostro Salvatore:
"Con la morte in croce Cristo ci ha guadagnato la nostra rinascita:
"ci ha fatto rivivere in Cristo" (Efesini 2,4) rinnovando i nostri
cuori nello Spirito, tanto da non somigliare soltanto ai giusti, ma di esserlo
in verità: riceviamo in noi la giustizia, ciascuno nella misura che lo Spirito
Santo gli dona, come egli vuole (1 corinti 12,11)".
Questa
meravigliosa constatazione che riempie il cuore della Stein di sempre nuove
profondità, la fa implorare alcuni anni più tardi lo Spirito Santo di
"mostrarsi a lei in forma visibile", così come risplende nella
bellezza di Maria, che è la sua vera sposa, "a lui unita
indissolubilmente":
"Tu,
dolce Spirito, che crei ogni bene, tu, pace della mia anima, luce e forza,
onnipotenza dell'amore eterno, mostrati a me in forma visibile.
Là
presso il Giordano il Figlio dell'uomo si mostrò, chinò il suo divino capo in
profonda umiltà; allora venisti tu, sovrabbondanza di ogni purezza, sotto
l'aspetto luminoso di una leggera colomba. I discepoli ti udirono nello scroscio
tempestoso, la casa trema per il possente sibilo; sul loro capo guizzano come
lingue di fuoco, il suo fuoco d'amore domina il lor cuore. Tu ti creasti una
fedele immagine, purissimo fiore della creazione, divino e mite. In un volto
umano, celeste, chiaro, diviene manifesta la pienezza della tua luce.
Dai
suoi occhi irraggia brace d'amore, e spira fresco come da acqua chiara.
Il
suo sorriso è splendore della santa gioia, si versa come balsamo nel cuore
ferito.
Con
mano materna ella conduce il suo bambino [dolcemente, e tuttavia forte nella tua
forza, dove camminano i suoi piedi verdeggia e fiorisce [la campagna e lo
splendore del cielo rischiara la natura.
La
luminosa gloria della pienezza di grazia l'ha eletta al trono dall'eternità
e
attraverso di lei scorre sulla terra ed ogni dono viene dalle sue mani.
Come
sposa è unita a te indissolubilmente O dolce Spirito, io ti ho trovato.
Tu
mi riveli la luce della tua divinità che risplende chiara nel volto di
Maria".
Nel
medesimo periodo, attraverso lo studio della Fiamma d'amor viva di san Giovanni
della Croce - quella fiamma d'amore che brucia nel cuore umano con l'ardente
desiderio di "rompere la tela del dolce incontro"- Edith Stein
intuisce lo Spirito Santo con la sua presenza nell'uomo, non solo illumina la
mente e purifica il cuore, ma innalza l'anima all'unione con Dio.
“La
Fiamma viva d'amore è lo Spirito Santo, "che l'anima sente ormai dentro di
sé... come un fuoco che la arroventa, trasformandola tutta in soave
amore", ma anche "come un fuoco che arde davvero dentro di lei,
lanciando delle fiammate. Orbene, ogniqualvolta quella vampa fiammeggia,
irrora l'anima di gloria, rinfrescandola in un bagno tempratore di vita
divina". Lo Spirito Santo provoca in lei un arroventamento amoroso, per
cui la volontà dell'anima viene a confondersi in un amore solo con la fiamma
divina. La trasformazione in amore è un "habitus", vale a dire uno
stato permanente in cui l'anima viene posta; è il fuoco che arde continuamente
in lei. 1 suoi atti invece "sono le fiamme che si sprigionano dal fuoco
amoroso, e che salgono con tanto maggior impeto quanto più è intenso il fuoco
dell'unione". In questo stato, l'anima è impossibilitata ad agire di sua
iniziativa. Tutti i suoi atti vengono eccitati e compiuti dallo Spirito Santo,
per cui sono del tutto divini. Sicché, ad ogni avvampare di questa fiamma,
all'anima sembra di star ricevendo la vita eterna: "perché essa la
solleva all'altezza operativa di Dio in Dio".
Data
questa sua trasformazione in fiamma d'amore, si comunicano a lei il Padre, il
Figlio e lo Spirito Santo; ed essa arriva così vicina a Dio da pregustare un
piccolo saggio della vita eterna; anzi ha l'impressione che quella sia già la
vita eterna". 'Quando l'anima dice che lo Spirito Santo la ferisce nel
suo più profondo centro, intende affermare che in lei esistono anche dei punti
meno profondi, corrispondenti ai vari gradi dell'amore divino; adesso però è
la sua sostanza, la sua capacità, la sua forza, che viene toccata e investita.
Con questo non vuol dire `che tutto ciò si verifichi così sostanzialmente e
con tanta perfezione come nella visione beatifica dell'altra vita'; ma dice così
semplicemente `per manifestare la copiosità, la sovrabbondanza di piacere e
di gloria da lei sentite in questa comunicazione dello Spirito Santo. Il piacere
è tanto più intenso e tenero, quanto più fortemente e sostanzialmente essa è
concentrata e trasformata in Dio".
Che
cosa opera lo Spirito Santo nell'anima trasformata in Dio? Qualcosa che
secondo la Stein oltrepassa l'esperienza dell'inabitazione della SS. Trinità,
nella quale l'intelletto viene "illuminato con la sapienza del Figlio, la
volontà con il gaudio dello Spirito", e il "Padre abbraccia l'anima,
assorbendola nell'abisso della sua dolcezza".
Ma
lo Spirito Santo che brucia con amore ardente, fa ancora qualcosa di più
sublime. Rende l'anima: "un carbone acceso che non soltanto arde, ma lancia
attorno a sé delle lingue di fiamma". La unione semplice assomiglia al
"fuoco di Dio che si alimenta in Sion", ossia alla Chiesa militante,
in cui il fuoco della carità è sì acceso, ma non fino all'incandescenza;
l'unione amorosa fiammeggiante invece, assomiglia "alla fornace di Dio che
c'è a Gerusalemme", ossia a quella visione di pace costituita dalla
Chiesa trionfante, ove il fuoco arde davvero come in una fornace arroventata
dalle vampe del perfetto amore. È vero che l'anima non ha ancora raggiunta la
perfezione del cielo; tuttavia essa brucia come una fornace, alimentata da una
visione riposante, gloriosa e splendente d'amore.
Ora
essa tocca con mano "come la fiamma d'amor viva, che sì dolce
ferisci!" come volesse dire: "O infiammato amore, come mi stai
glorificando generosamente con i tuoi slanci amorosi, che colmano la capacità
e la forza dell'anima mia! Tu mi dai una conoscenza divina che riempie tutta
l'abilità e la capacità del mio intelletto; Tu mi infondi l'amore sino al
limite di capienza della mia volontà, sommergendo la sostanza dell'anima mia
con il torrente del piacere provocato dal tuo contatto (avvenuto) in rapporto
con la purezza interiore e l'apertura della mia animd"().
Tutta
questa meravigliosa esperienza significa per Edith Stein un incontro con lo
Spirito Santo che riempie l'anima d'immensa gioia, di "festeggiamenti
amorosi", "di fiumi d'acqua viva".
"L'anima
designa questo strapotente abbraccio interiore dello Spirito Santo col nome di
incontro. Dio l'afferra con una vera irruenza soprannaturale, per elevarla
oltre la carne e condurla alla stretta conclusiva. Ci troviamo di fronte ad
autentici incontri; lo Spirito Santo compenetra infatti la sostanza dell'anima,
irradiandola e divinizzandola. "Sicché l'essere divino assorbe
l'essere dell'anima al di là di ogni altro essere".
L'anima
è quindi in grado di gustare al vivo Dio; per cui chiama dolce questo incontro,
che è realniente più soave di tutti gli altri contatti ed incontri, perché
li sorpassa tutti in grado eminente'".
La
Stein torna ancora sull'azione bruciante dello Spirito Santo mettendo in luce
come si realizza questo incontro: "Conosciamo di già lo Spirito Santo come
fuoco divoratore (Deuteronomio 4,24), Ossia come "fuoco d'amore, che -
carico di energia infinita - può consumare incoercibilmente, trasformando in sé
l'anima da Lui investita... E allorché questo fuoco ha trasfigurata in sé
l'anima, questa non solo sente la scottatura, ma diventa lei pure tutta una
scottatura bruciante. Ed è un fatto meraviglioso,... che questo fuoco di Dio
così impetuoso e divoratore, capace di consumare mille mondi con maggior
facilità di quanto non faccia il fuoco terrestre con un batuffolo di lino, non
consuma né distrugge l'anima... ma anzi la divinizza e la colma di
delizie...".
Esso
è per lei "una rara fortuna, perché così sa tutto, gusta tutto e fa
tutto ciò che vuole; inoltre essa fa ottimi progressi, senza che nessuno possa
avere il sopravvento su di lei e nulla arrivi a scalfirla". A lei si
possono ora applicare le parole dell'Apostolo: “l'uomo spirituale giudica
tutto, e non è giudicato da nessuno” (icorinti 2,,5) e ancora: “Lo Spirito
scruta tutto, anche le profondità di Dio” (1 Corinti 2,10). È infatti una
caratteristica dell'amore, il fare l'inventario di tutti i beni dell'Amato"
.
Infine,
per terminare il grande ed inesprimibile mistero della trasfigurazione
dell'anima in Dio, la Stein ribadisce di nuovo: "Questo immenso fuoco è
così soave da assomigliare alle acque vive che saziano a dismisura la sete
dello Spirito. Ne abbiamo una figurazione allusiva in quel prodigio di cui
parlano i libri dei Maccabei: il fuoco sacro che un dì era stato nascosto in
una cisterna, si era trasformato in acqua; portato sull'altare del sacrificio,
si trasformò di nuovo in fuoco. Lo Spirito di Dio è come una dolce e deliziosa
acqua, finché resta nascosto nelle vene dell'anima; ma appena viene alla luce
per essere impiegato nell'offerta sacrificale dell'amor divino, divampa in
vivide fiamme. Siccome in questo momento l'anima è infiammata e intenta a
concedersi nell'abbandono amoroso, ecco che giustamente parla più volentieri
di lampade piuttosto che di acqua.
Resta
però sempre un fatto incontestabile: che tutte queste descrizioni non sono che
timidi tentativi di esprimere ciò che si sta verificando in realtà;
"poiché la trasfigurazione dell'anima in Dio è qualcosa di
indicibile".
In
questo clima mistico, pochi mesi prima della sua deportazione ad Auschwitz,
nacque una delle preghiere più belle della Stein: l'intimo sposalizio dell'anima
con lo Spirito Santo. È la "sua" Pentecoste:
I.
"Chi
sei tu, dolce luce, che mi riempie e rischiara l'oscurità del mio cure? Tu mi
guidi come una mano materna e mi lasci libero, così non saprei più fare un
passo. Tu sei lo spazio che circonda il mio essere e lo racchiude in sé, da te
lasciato cadrebbe nell'abisso
del
nulla, dal quale tu lo elevi all'essere. Tu, più vicino a me di me stessa e più
intimo del mio intimo - e tuttavia inafferrabile ed incomprensibile che fai
esplodere ogni nome: Spirito Santo - Amore eterno!
II.
Non
sei la dolce manna che dal cuore del Figlio fluisce nel mio, cibo degli angeli e
dei santi? Egli, che si levò dalla morte alla vita, ha risvegliato anche me ad
una vita nuova dal sonno della morte e mi dà una nuova vita di giorno in
giorno, e un giorno la sua pienezza mi sommergerà, vita dalla tua vita - tu
stesso: Spirito Santo - Vita eterna
III.
Sei
tu il raggio che guizza giù dal trono del giudice eterno ed irrompe nella notte
dell'anima che mai si è conosciuta? Misericordioso ed inesorabile penetra nelle
pieghe nascoste. Si spaventa alla vista di se stessa lascia spazio al santo
timore, inizio di ogni sapienza, che viene dall'alto e ci àncora con forza
nell'alto: alla tua opera, come ci fa nuovi, Spirito Santo - Raggio
Impenetrabile!
IV.
Sei
tu la pienezza dello Spirito e della forza con cui l'agnello sciolse il sigillo
dell'eterno decreto divino?
Da
te sospinti i messaggeri del giudice cavalcano per il mondo e separano con spada
tagliente il regno della luce dal regno della notte. Allora il cielo diventa
nuovo e nuova la terra e tutto va al suo giusto posto con il tuo alito. Spirito
Santo - Forza vittoriosa.
V.
Tu
sei l'artefice che costruisce il duomo eterno che s'innalza dalla terra al
cielo.
Da
te animate s'innalzano le colonne e restano saldamente fisse. Segnate con il
nome eterno di Dio si alzano verso la luce sostenendo la cupola, che chiude il
santo duomo coronandolo, la tua opera che trasforma il mondo. Spirito Santo -
Mano creatrice di Dio.
VI.
Sei
tu colui che creò il chiaro specchio, vicinissimo al trono supremo, come un
mare di cristallo, in cui la divinità amando si guarda?
Ti
chini sulla più bella opera della tua creazione e raggiante ti illumina il tuo
proprio splendore, e la pura bellezza di tutti gli esseri, unita nel grazioso
aspetto della Vergine, tua immacolata sposa: Spirito Santo - Creatore
dell'universo.
VII.
Sei
tu il dolce canto dell'amore e del santo timore che eternamente risuona attorno
al trono della Trinità e sposa in sé il puro suono di tutti gli esseri?
L'armonia che congiunge le membra al capo, in cui ciascuno, felice, trova il
segreto senso del suo essere e giubilante irradia, liberamente sciolto nel tuo
fluire. Spirito Santo - Giubilo eterno!
a cura di: Suor Giovanna della Croce Monastero Carmelitano di Milano Milano, Pasqua 1998