Maria
de la Concepción Cabrera de Armida (Conchita) (1862-1937)
SPOSA, MADRE E APOSTOLA
Serva di
Dio
Roma
1999 - Tradotto dallo spagnolo da Carmela Mastrangelo Bucalo
Articolo
pubblicato nella «Revista de Espiritualidad» Madrid Espana 1978 Maria Luisa Sânchez
Religiosa della Croce del Sacro Cuore di Gesù Edizione Extracommerciale
Attraverso la meravigliosa legge dell'Incarnazione, Dio continua a parlare nel tempo, nella storia e attraverso una persona concreta che Lui rende parola eloquente e adeguata. Questa parola può essere captata perché è frutto del suo tempo, è impregnata di una determinata atmosfera culturale; ma nel venire assunta da Dio per una missione, è riempita di un contenuto nuovo. Ogni manifestazione della parola di Dio dà una svolta alla storia che Lui stesso conduce, aprendo orizzonti sconosciuti per gli uomini. Per questo è opportuno segnalare il contesto storico e la novità che introduce la sua missione. La parola a cui ci riferiamo è una donna messicana: Maria de la Concepción Cabrera de Armida (Conchita, 8 dicembre 1862 - 3 marzo 1937).
Una
breve panoramica di quegli anni in Messico:
1821:
È ormai un paese indipendente che ha assimilato profondamente la cultura
spagnola e la religione cattolica.
1859:
Le Leggi di Riforma sono varate durante il governo di Juârez. Parecchie di esse
sono contrarie alla dottrina e alle disposizioni ecclesiastiche, che vengono
considerate come un residuo dell'epoca coloniale. A motivo di queste leggi sono
espulsi i vescovi (ne restano soltanto due molto anziani per tutto il vasto
territorio). Gli ordini religiosi sono perseguitati.
1863:
La Giunta dei Notabili, contraria a Juârez, decide di adottare la forma di
governo monarchica con l'arciduca Massimiliano d'Austria. Rientrano gli
ecclesiastici espatriati ma continuano le leggi sfavorevoli alla Chiesa.
1867:
Juârez rovescia l'arciduca Massimiliano assumendo nuovamente il potere. Si
accentua la persecuzione alla Chiesa. Espelle di nuovo sacerdoti e religiosi.
1876:
Sale al potere Porfirio Díaz e la chiesa e il paese godono di una relativa
calma.
1910:
Scoppia la rivoluzione messicana per rovesciare la dittatura porfiriana.
1914:
Carranza prende nuove misure contro la Chiesa. Disordini e insicurezza in
tutto il Paese. Violenze contro persone e cose della Chiesa.
1926:
Il presidente Calles aggrava la situazione della Chiesa scatenando una
sanguinosa persecuzione. Viene sospeso il culto fino al 1929. La persecuzione
continua nascostamente fino al 1940.
In
mezzo a queste vicende storiche Maria de la Concepción si va forgiando
all'interno di una famiglia profondamente cristiana nella città di San Luis
Potosí; passa lunghi periodi in «haciendas» e «ranchos».
«I
miei genitori furono Octaviano Cabrera e Clara Arias. Mio padre manifestava una
grande carità verso i poveri, non poteva scoprire una necessità senza portarvi
soccorso. Era di carattere gioioso e franco. Mia madre era una santa. Restò
orfana all'età di due anni. Ha molto sofferto. Si sposò a diciassette anni.
Eravamo dodici figli: otto maschi e quattro femmine. Io ero il numero sette,
tra due ragazzi, Juan e Primitivo, il "gesuita" (Autobiografia).'
L'istruzione
di Concepción risente della situazione del Paese. A otto anni entra nel
collegio delle Suore della Carità, che però, vengono espulse due mesi dopo;
sua madre, contraria a mandarli in qualunque posto, riprende la loro formazione
con insegnanti privati, in casa. La sua maggior attrazione è la musica: dedica
molte ore al pianoforte e al canto.
«Per
quanto concerne l'andamento della casa, mia madre ci ha insegnato tutto: dal
lavaggio del pavimento di legno al ricamo. A dodici anni ero già incaricata
delle spese di casa. Nelle haciendas bisognava mungere le vacche, impastare il
pane, cucinare. Mia madre non ci lasciava mai senza far nulla e vegliava su
questo punto in un modo del tutto speciale» (Autobiografia).
I
suoi genitori non pensano solamente alla educazione formale, ma con speciale
delicatezza vanno modellando l'anima dei loro figli infondendo in loro uno
speciale amore alla Santissima Vergine e all'Eucarestia e insegnando loro ad
esercitarsi nella virtù.
«Né
a mio padre né a mia madre piacevano le smancerie. Con quale energia mia
madre ci ha insegnato a fare il contrario della nostra volontà. Sin dalla mia
più tenera età, quando c'era qualcuno gravemente ammalato in famiglia,
bisognava vegliarlo e mettersi al suo servizio per quanto era possibile. Fu così
che mi fece assistere alla morte di uomini, di donne e di bambini, di ricchi e
di poveri, insegnandomi a non averne paura, ma ad aiutarli con le mie preghiere,
a vestirli, a sistemarli» (Autobiografia).
È
profondamente felice nella sua famiglia; a dodici anni lo manifesta scrivendo:
«La storia di una famiglia molto pacifica». I suoi genitori e i suoi
fratelli hanno per lei una speciale predilezione e, più in là, la cercheranno
sempre per chiederle appoggio e consiglio.
Come
era costume in quell'epoca, sin dai tredici anni partecipa ai balli di famiglia.
«Mi
piaceva vedere degli uomini venire così numerosi a invitarmi a ballare... Ero
già in amicizia con Pancho. Gli uomini mi ricercavano molto; io non ne vedevo
il motivo. Un giorno, per divertirmi, ho contato ventidue pretendenti, molto
ricchi, ma ho amato solo Pancho e non ho mai fatto caso a nessun altro» (Autobiografia).
Da
quest'età, tredici anni, comincia la sua relazione con Pancho (Francisco
Armida), che anni dopo sarà suo marito.
«Il
16 gennaio 1876, mi condussero a un ballo in famiglia, dove Pancho mi fece la
sua regolare dichiarazione ed io corrisposi subito ai suoi sentimenti... ci
frequentammo saltuariamente per i nove anni del nostro fidanzamento fino a che
ci sposammo» (Autobiografia).
María
de la Concepción non vede per lei altra strada che il matrimonio e si orienta
totalmente ad esso. Nel suo intimo vanno crescendo in un'armonia profondissima
l'amore per Dio e l'amore per Pancho.
«Il
fidanzamento non mi ha mai preoccupato come ostacolo che potesse impedire la mia
appartenenza a Dio. Mi sembrava così facile unire le due cose!»
(Autobiografia).
Durante
quei lunghi anni di fidanzamento prega costantemente in un modo che ci indica
già la sua immensa capacità materna e il desiderio di formare cuori che amino
il Signore.
«Quando
facevo la comunione dicevo al mio Gesù: Signore, che io mi sposi e che tu mi
dia tanti figli perché ti amino e ti servano. Tu vedi che io non valgo nulla e
così loro ti ameranno per me» (Autobiografia).
Con
questa purezza e semplicità giunge al matrimonio. In suo marito troverà sempre
appoggio e affetto; sente per lui una vera ammirazione.
«Mio
marito fu sempre un modello perfetto di rispetto e di tenerezza. Molti sacerdoti
mi hanno assicurato che Dio lo aveva scelto per me in un modo eccezionale. Fu
un modello di sposo e di virtù. Quando ci siamo sposati, mio marito aveva un
carattere molto violento, come polvere da sparo; ma appena scomparso il lampo
dell'esplosione, si fermava tutto confuso.
Dopo
qualche anno si produsse in lui un tale cambiamento che la sua stessa mamma e
le sue sorelle se ne stupivano» (Autobiografia).
Questo
cambiamento del carattere è la migliore testimonianza della felicità che
Francisco Armida ha trovato accanto a María de la Concepción. Sperimenta una
pienezza nella presenza di quel «tu» che lo aiuta ad integrare e ad
armonizzare la sua personalità, aprendolo ad una nuova capacità di rapporto a
tutti i livelli umani e specialmente con Dio.
Frutto
di quest'amore sono i loro nove figli a cui dedicano tutta la loro attenzione
e il loro affetto.
María
de la Concepción ricorderà sempre con emozione il giorno, l'anno, l'ora e il
luogo della nascita di ciascuno dei suoi figli e i sentimenti che sgorgarono dal
cuore di suo marito e suo.
Avrei
voluto trascrivere tutti quei testi della sua autobiografia perché ella
stessa ci mostrasse la sua esperienza materna; poiché questo non è possibile,
mi limiterò ad alcuni di essi: quelli riguardanti il suo primo figlio e la sua
prima figlia:
«Il
28 settembre 1885, alle nove di sera, un lunedì, nacque i1 mio primo bambino.
L'ho offerto al Signore con tutto il cuore prima della sua nascita e appena
venuto al mondo. Il suo papà, appena nacque, cadde subito in ginocchio,
singhiozzando e rendendo grazie a Dio».
«Desideravo
che Dio mi desse una bambina e meno maschi... già ne erano venuti tre di
seguito. Questa bimba si chiamò María de la Concepción. Ella mi fece molto
soffrire senza saperlo. Suo padre ed io l'amavamo con una tenerezza speciale».
Nel
1901 Dio le presenta una prova: vuole l'accettazione volontaria della morte di
suo marito:
«Il
Signore mise il mio cuore alla tortura, data la mia miseria e il grande affetto
che il mio cuore sentiva per mio marito. Affetto molto puro, molto santo, perché
se lo meritava e perché il Signore l'aveva messo nella mia anima fin da molto
piccola. Mi dispiaceva vedere mio marito, da cui in diciassette anni non ebbi
mai un dispiacere ma solo attenzioni, affetto e un gran rispetto, soffrire e
avvicinarsi alla morte... vedevo i miei figli senza padre e così piccoli»
(Autobiografia).
Però
abbracciò con generosità la Divina volontà:
«Fu
un'esplosione d'amore, di immenso amore che travolgendo tutto, trionfò
spezzandomi tuttavia l'anima. E da quell'istante mi consacrai a Dio per essere
sempre tutta sua con la fronte sulla fronte di colui che fu tanto buono con me».
Nell'ultima
conversazione con suo marito gli chiede: «Qual è la tua ultima volontà per
me?».
-
Che sia tutta di Dio e tutta dei tuoi figli.
María
de la Concepción compie fedelmente questa volontà del suo sposo.
Ogni
giorno più immersa in Dio si dedica alla formazione dei suoi figli.
Attraversa difficoltà economiche; sta per scoppiare la rivoluzione messicana e
in mezzo a questa situazione deve vigilare per dare un'ottima educazione ai suoi
figli, sia nell'ambito culturale che in quello dei rapporti sociali. Ha con
ognuno di essi un rapporto personale molto profondo; li aiuta a scoprire la loro
vocazione sia al matrimonio che alla vita religiosa, li orienta e li sostiene
in questa scelta.
Le
sue numerose lettere manifestano il rapporto profondo con ognuno dei suoi
figli. Vediamone alcuni passi. A suo figlio Francisco, quando si sposa:
2
agosto 1910
Pancho,
figlio mio amatissimo,
Non
una benedizione ma mille te ne vorrebbe dare il mio affetto in questo giorno
avvolgendoti in esse, e tutte le grazie del cielo. Ho, per dono di Dio, una
fortuna che poche madri potranno avere: quella di portarti all'altare, di
offrirti alla santa sposa che la Santissima Vergine ti ha dato, puro come ti
ricevetti... Evita qualunque contesa, e per conservare la pace nella tua casa e
con la sua famiglia non ti sia grave nessun sacrificio. Val meglio piegarsi che
spezzarsi: con la prudenza, l'educazione ed una certa condiscendenza
eviterai molti guai...
Conserva
sempre la tua fede, anche nelle pene più grandi della vita: che la religione
che professi, unica vera, sia il tuo scudo e il tuo onore ed educa in essa i
figli che Dio ti vorrà dare, insegnando loro ad amarla e a rispettarla come la
cosa più grande della terra.
Domina
la tua sposa con la dolcezza, preferendo la convinzione e la ragione alla forza
e all'autorità che raffredda, e pensa che nel matrimonio è molto pericoloso
spegnere la fiamma dell'amore, del rispetto e della stima. Non portare con
frequenza amici a casa tua ma non essere nemmeno odiosamente geloso, perché i
mariti che non hanno fiducia onorano poco la loro dignità... Se si dovesse
ammalare non la lasciare per gli amici; questi impegni le darebbero molto
dispiacere anche se avesse la prudenza di non dirtelo. Ti dirò che nel
matrimonio, sebbene si debba e sia necessario mantenere una vita di società,
è più importante amare la casa e renderla amabile, seminarla di fiori,
controllare il proprio carattere e dedicarsi ai figli sacrificandosi... Torno a
benedirti con tutta l'anima a nome di tuo padre e mio. Io avrei molto piacere
che, in questo giorno tanto felice in cui Dio benedirà la tua unione... che
usassi quell'orologio che portò il tuo papà fino all'ultimo giorno della sua
vita: ricevilo come regalo mio e di grande valore per i ricordi che racchiude.
Sii
dunque felice nel tuo matrimonio e lo sarai purché tu compia lâ volontà di
Dio e la porti al centro del tuo cuore.
La
tua povera mamma che ti benedice.
Concepción.
Una
lettera a sua figlia María de la Concepción, che è religiosa della Croce del
Sacro Cuore di Gesù, contemplativa.
«La
tua vita deve essere nascosta in Dio e per Dio, non desiderando mai brillare
sulla terra per brillare in cielo.
Sebbene
l'obbedienza ci separi da un polo all'altro, anche se mille mari si interpongono
tra di noi, le nostre anime e i nostri cuori avranno sempre un Centro, Gesù e
la sua croce, il tabernacolo e María, dove troverai la tua povera mamma ogni
volta che la cercherai. I dolori e le lacrime non saranno nulla, non sono
nulla, quando i legami del cielo li uniscono qui sulla terra. Per l'amore non ci
sono distanze, quando Dio è il suo centro.
Ti
benedico con mille anni se ce li avessi. Concepción».
La
madre non finisce mai il suo lavoro: educa e forma e poi il suo ruolo è quello
di incoraggiare e sostenere nella propria vocazione, di orientare e di
consigliare. In questa lettera a sua figlia Guadalupe che sta per sposarsi,
rivela tutta la sua esperienza di sposa.
«Nella
maggior parte dei matrimoni disgraziatamente chi ha la colpa è la moglie.
Quando una donna arriva al matrimonio, deve lasciare se stessa col suo amor
proprio, la sua suscettibilità e il suo egoismo: deve trasformarsi in
abnegazione... Le nubi del matrimonio vengono dissipate dall'accortezza, dalla
prudenza e dall'amore, in una morte a se stessi, preziosa... La donna sposata
deve sempre esaltare l'appoggio che Dio le diede, anche a costo di passare per
stupida...
Se
il marito è scarso di giudizio, ella deve coprirlo mettendo il suo talento al
di sotto di questo difetto per innalzarlo sempre. Tutti abbiamo difetti e qualità.
Il matrimonio è una croce tanto grande che si può portare solo in due: il
giorno in cui uno la lascia andare, l'altro ha bisogno del potente aiuto divino
per sopportarla e non deve cercare quest'aiuto in un altro posto».
Spero
che attraverso questi brevi dati biografici sia riuscita a illuminare un po'
la figura di María de la Concepción come sposa e come madre, giacché ciò è
di grande importanza rispetto al piano che Dio vuole realizzare in lei.
Quando
era già inserita nel suo ambiente familiare riceve un forte impulso della
grazia. Dio la vuole lì, sposa e madre, per manifestare alla Chiesa che nello
stato matrimoniale si può realizzare un'altissima santità.
«Dopo
essermi sposata... chi lo crederebbe?, dunque, da allora con più chiarezza Gesù
venne a me... con grazie chiarissime dello Spirito Santo».
Oggi
per noi non esiste nessuna difficoltà, giacché il Concilio Vaticano II, nel
capitolo V della Lumen Gentium ci ha ricordato l'universale vocazione alla
santità di ogni cristiano. Ma mettiamoci nella situazione di Maria de la
Concepción, ossia in un'epoca in cui la santità è considerata monopolio
della vita religiosa. I sacerdoti che consulta le dicono che va bene: è felice
nel suo matrimonio, compie con affetto e abnegazione i doveri del suo stato, a
che altro vuole aspirare? Ella tuttavia nota nella sua anima sentimenti
sconosciuti, virtù come in bocciolo che vorrebbero aprirsi, fame del divino,
sete ardente di Gesù, senza che nessuno le apra una via.
«Ho
vissuto come con una muraglia intorno contro la quale andavo a sbattere e dalla
quale ero trattenuta ogni volta che volevo correre... mi disperavo di non saper
fare orazione e di non avere nessuno che me l'insegnasse o mi parlasse di essa».
Così
passano gli anni dal 1884 al 1893, anno in cui conosce il p. Alberto Mir,
S.J., sacerdote zelante ed esperto che per l'azione dello Spirito Santo, scopre
la ricchezza che il Signore ha messo in lei e la spinge a svilupparla togliendo
i peccati veniali, le imperfezioni e facendo sempre ciò che è più perfetto.
Docile verso il suo direttore, risponde totalmente alle esigenze di Dio.
L'amore di Gesù va in crescendo.
14
gennaio 1894
Col
permesso del suo direttore segna sul suo petto a sangue e fuoco il nome di Gesù.
Realizza questo gesto con straordinaria semplicità giacché ha visto marchiare
gli animali della hacienda con il nome del loro padrone e vuole esprimere a
Gesù la sua totale appartenenza e il desiderio che Egli prenda possesso di ciò
che è suo. A quest'azione così spontanea Dio risponde con un intervento
decisivo nella sua vita: invade il suo cuore di un AMORE NUOVO:
«Dopo
averlo fatto, sentii come una forza soprannaturale che mi precipitò al suolo,
il viso contro la terra, gli occhi pieni di lacrime e una fiamma nel cuore. Ho
chiesto allora al Signore con veemenza e con uno zelo che mi divorava, la
salvezza delle anime. Io non mi ricordavo d'altro: anime, anime per Gesù era ciò
che io desideravo».
Da
qui ha origine il grido che facendo sì che dimenticasse del tutto se stessa
polarizzerà tutta la sua esistenza riempiendo di nuovo contenuto apostolico la
sua semplice vita di sposa e di madre: Gesù salvatore degli uomini, salvali,
salvali!
Sentii
una gioia tale che caddi con la fronte a terra e potevo dire solo «Gesù,
Salvatore degli uomini, salvali!».
Ha
avuto un incontro profondo con GESÙ SALVATORE, che le ha comunicato il suo
stesso amore, la sua stessa ansia salvifica. Dio ha visitato la sua Chiesa,
come le spiegherà anni dopo, giacché in quel momento nasce un movimento
spirituale di grande utilità: le Opere della Croce.
La
Provvidenza ha affidato ad una donna secolare un messaggio profetico per il
mondo d'oggi, che è contenuto nella croce misteriosa che giorni dopo ella
contempla. È una croce grande, molto grande, con il Cuor di Gesù al centro e
in alto lo Spirito Santo che la bagna con la sua luce ed il suo fuoco. Tutta la
vita di Cristo si orienta e si sintetizza nella «sua Ora», dato che l'Amore lo
porta fino alla suprema donazione. «Nessuno ha amore più grande di colui che
dà la vita per i suoi amici» (Gv 15,13). Il momento della sua morte è anche
il momento del suo trionfo. Perciò questa croce, espressione simbolica del «l'Ora»
di Gesù, è una croce gloriosa.
È
un invito a trasformare per amore la sofferenza che porta con sé ogni esistenza
umana perché in unione con Gesù sia salvifica. È una chiamata a vivere la
croce di Gesù, croce trasfigurata dallo Spirito Santo: croce che è la gloria
perfetta del Padre nella salvezza degli uomini.
Quattro
mesi dopo questo avvenimento, con sorprendente rapidità, sorge nella Chiesa
la prima delle Opere della Croce, l'Apostolato della Croce, la cui finalità è
quella di offrire in unione con Gesù tutte le fatiche e le gioie, specialmente
le sofferenze sotto l'impulso dello Spirito Santo per la salvezza degli uomini.
Nessun uomo può sottrarsi al dolore. Cristo Gesù con la sua vita ci insegna
ad abbracciarlo con amore e a trasformarlo in fonte di vita nuova.
«...
si deve vincere il dolore con il dolore, cioè assumere la Croce e
trasformarla in fonte di vita pasquale» (Puebla 278).
L'Apostolato
della Croce riceve la sua prima approvazione canonica il 3 maggio 1895 e
quella di Roma nel 1896. In quel momento sono già ottomila persone quelle che
hanno sulle loro labbra e nel loro cuore il grido «Gesù, Salvatore degli
uomini, salvali, salvali!», che li impegna ad un sacrificio fatto con amore.
Nessuno sa che María de la Concepción è l'ispiratrice di quest'opera il cui
strumento di realizzazione è il Servo di Dio, mons. Ramón Ibarra y Gonzàlez,
arcivescovo di Puebla la cui causa di beatificazione è già molto avanti, così
pure il p. Mir, S.J., suo direttore. Ella continua la sua vita normale e
nascosta; sta per dare alla luce il suo sesto figlio.
Il
3 maggio 1897 prende consistenza la seconda delle Opere della Croce. Dio,
attraverso di lei, offre a questa Congregazione lo spirito che deve animarla.
Questo movimento spirituale che è sorto nella Chiesa ha bisogno di una fonte
nascosta che lo alimenti e lo sostenga. Questa missione è propria delle
Religiose della Croce, contemplative, dedite all'adorazione davanti all'Eucarestia
giorno e notte, prolungamento de «l'Ora» di Gesù in unione ai suoi
sentimenti d'oblazione per la gloria del Padre e per la salvezza degli uomini.
Unite al Cuore Sacerdotale di Cristo, pronunciano con la loro vita queste
parole: «Per essi mi consacro» (Gv 17,19) convinte che i sacerdoti sono «pezzi
centrali della missione ecclesiale» (S.S. Giovanni Paolo II AAS. LXXI, p. 179).
Maria
de la Concepción, senza mai vivere in un convento, fa i suoi voti come
Religiosa della Croce al momento della sua morte, per un privilegio concessole
da Papa Pio X.
Sorge
la terza Opera della Croce, per laici molto impegnati che desiderino vivere la
Spiritualità della Croce in profondità. Si caratterizza, come può vedersi
anche nel suo nome, per una chiamata ad una vita di intimità con Gesù onde
irradiarla nel proprio ambiente familiare attraverso il compimento dei doveri
del proprio stato. In unione con Gesù tutto acquista una dimensione
sacerdotale: per la gloria del Padre e per la salvezza degli uomini, e, in
maniera specialissima, dei sacerdoti. Fu approvata a Roma l' 11 novembre
1909.
Vediamo
che la spiritualità della Croce si va estendendo in tutti i campi del popolo
di Dio con modalità distinte secondo la vocazione. Ormai, in questi anni, ci
sono molti vescovi e sacerdoti che conoscono la spiritualità della Croce e
vivono di essa. Sorge dunque per loro la quarta delle Opere della Croce, la
Fraternità sacerdotale, che riceve la sua approvazione il 3 dicembre 1913. La
sua missione è promuovere la santificazione dei sacerdoti e diffondere le Opere
della Croce.
Dopo
molte vicissitudini e lunghe attese, sorge nella Chiesa la quinta Opera della
Croce: i Missionari dello Spirito Santo, fondati il 25 dicembre 1914.
Nel
1903 Maria de la Concepción ha un incontro provvidenziale con il Servo di Dio
Félix de Jesús Rougier, sacerdote marista, che fin dal primo momento resta
affascinato dalla spiritualità della Croce e si sente chiamato ad essa. Egli è
lo strumento di Dio per condurre a termine la fondazione di questa
congregazione clericale, tuttavia, attende con un'obbedienza eroica fino a che i
suoi superiori abbiano dato il loro pieno consenso per far ciò. La finalità
di quest'Opera è espressa nel suo stesso nome, giacché attraverso la
direzione spirituale questi missionari promuovono nel popolo di Dio il vivere
del mistero dell'Incarnazione redentrice attraverso la Croce perché regni,
nel mondo e nella Chiesa, lo Spirito Santo.
Tutte
queste Opere sono unite da uno stesso spirito e sono fiorite principalmente in
Messico.
Possiamo
immaginare cosa significhi per María de la Concepción dar vita a queste Opere
nella Chiesa. Ad imitazione della Vergine Maria lo fa in maniera nascosta; ciò
le richiede una donazione totale della sua vita soprattutto nel sacrificio e
nell'orazione.
Il
disegno salvifico di Dio è quello di prolungare nella Chiesa il mistero
dell'Incarnazione. Il Padre nel suo amore infinito continua ad offrire suo
Figlio all'umanità: «Dio amò tanto il mondo da dargli il suo Unigenito Figlio»
(Gv 13,16). Accogliere questo dono del Padre suppone da parte dell'uomo un «Sì»
pieno e totale come quello di Maria.
Incontrando
questa risposta, Gesù prende possesso della persona e la trasforma in Se
stesso sotto l'azione dello Spirito Santo, attuando in essa il suo momento
supremo: «la sua Ora», per la gloria del Padre e la salvezza degli uomini.
Questa chiamata è per tutti, e specialmente per coloro che formano il suo
Corpo Mistico, ma non tutti rispondiamo a causa della nostra mediocrità. Si
potrebbe dire che in coloro che permettono con la loro risposta totale che Gesù
riviva il suo mistero, si realizza una «Incarnazione Mistica o Spirituale».
È così che la Chiesa Madre ininterrottamente genera lungo la storia Gesù,
Chiesa Madre il cui prototipo e modello è Maria.
Questa
presenza di Gesù nel mondo è ciò che veramente lo rinnova e lo trasforma.
Gesù è andato manifestando nuove esigenze a Maria de la Concepción, esigenze
alle quali ella è andata rispondendo con un «sì» incondizionato. Ogni giorno
si spoglia del suo egoismo praticando la virtù in grado poco comune.
Quest'opera di Dio si va realizzando sotto il prudente aiuto del suo direttore
spirituale, fino ad arrivare al 25 marzo del 1906, giorno in cui riceve la
grazia centrale della sua vita:
«Sono
qui, voglio incarnarmi misticamente nel tuo cuore. Io compio ciò che offro; son
venuto preparandoti in mille modi ed è arrivato il momento di compiere la
mia promessa: Ricevimi. Prendo possesso del tuo cuore, non dando tu a me la
vita, ma dandola io alla tua anima.
Incarnandomi
nel tuo cuore realizzo i miei fini: trasformarti in Me doloroso». 25 marzo
1906.
Sacerdozio
spirituale
Gesù,
sin dal primo momento della sua Incarnazione, vive la sua Oblazione sacerdotale
che culmina sulla croce. Ogni cristiano, per il Battesimo, è chiamato a
prolungare l'oblazione di Cristo vivendo il suo sacerdozio spirituale. La grazia
che ha ricevuto Maria de la Concepción ha come fine quello di vivere questo
sacerdozio, però in un grado eminente per la sua identificazione con Cristo
Sacerdote e Vittima.
«Hai con te la Sacrosanta Vittima del Calvario e dell'Eucaristia; in unione con Me offriti e offriMi ogni istante all'Eterno Padre con il fine così nobile di salvare le anime e di darGli gloria». 21 giugno 1906.
Il
Signore vuole, attraverso María de la Concepción, promuovere questa esperienza
vissuta del Sacerdozio Spirituale che è essenziale per la Chiesa, e che per
allora si vede un po' oscurato ed anche un po' dimenticato per timore di alcune
deviazioni protestanti. Ora il Concilio Vaticano II ha insistito sulla sua
importanza, giacché anche la vita più semplice in unione con Gesù e sotto
l'impulso dello Spirito Santo acquista una dimensione salvifica e
glorificatrice.
«Infatti
tutte le loro opere, le preghiere e le iniziative apostoliche, la vita coniugale
e familiare, il lavoro giornaliero, il sollievo spirituale e corporale, se sono
compiute nello Spirito, e a maggior ragione le prove della vita se sono
sopportate con pazienza, diventano sacrifici spirituali, graditi a Dio per Gesù
Cristo». L.G. 34.
Trasformata
in Gesù María de la Concepción può esercitare pienamente il suo sacerdozio
spirituale; la nuova esigenza del Signore è che faccia della sua vita una «Catena
d'amore», cioè un atto ininterrotto di amore oblativo all'impulso dello
Spirito Santo. Le chiede che ripeta senza interruzione con un'intenzione di
immolazione volontaria: «Questo è il mio Corpo, questo è il mio Sangue».
Dato
che Gesù, nel suo passaggio su questa terra, pronunciò queste parole
nell'intimo del suo cuore, offrendo Se stesso al Padre, e per unire alla sua
oblazione tutto il suo Corpo Mistico istituisce l'Eucarestia. Si apre per Maria
de la Concepción un orizzonte immenso che abbraccia tutti gli uomini nella sua
oblazione.
«Offri
con il tuo corpo e il tuo sangue, la tua anima e il tuo cuore, le tue potenze e
i tuoi sensi, la tua vita e 1a tua morte, le Opere della Croce, le anime dei
tuoi figli, offri la Chiesa, i Sacerdoti, tutti i giusti e i peccatori, e Me
stesso insieme a tutto questo, in ogni minuto, ad ogni respiro, sempre,
sempre, perché questa è la tua missione spirituale sulla terra». 23 febbraio
1909.
Non
è un'oblazione passiva, ma la impegna invece ad una incessante donazione agli
altri nel vasto campo delle sue relazioni con gli altri: i familiari, le Opere
della Croce, i Vescovi e i Sacerdoti che cercano in lei appoggio, consolazione
stimolo spirituale; e tutto ciò senza toglierla dal suo ambiente in cui vive
nascosta e in semplicità. «Tu nascesti per darti, per servire gli altri».
Con
frequenza si sente questa frase sulle labbra di coloro che la conobbero: «Sempre
si poteva contare su di lei».
Si
occupa dei suoi suoceri fomentando in loro l'unione con Dio, presta loro i
servigi più semplici nelle loro malattie, fino ad offrirli al Signore nella
loro ultima agonia; presta cure piene di tenerezza e di sollecitudine ai suoi
figli sia per il corpo che per l'anima; ha tempo per darsi a tutti, visite,
lettere a poveri e ricchi. E la cosa più prodigiosa è che le mille
preoccupazioni di famiglia e di società nel suo contesto immediato non
limitano i suoi vastissimi orizzonti di preoccupazione universale, ma in esso va
intessendo la sua oblazione in unione con Gesù, a favore di tutti gli uomini.
Potremmo chiederci: Cosa alimenta questo amore e questa donazione? L'Eucarestia
e il lungo tempo dedicato all'orazione ogni giorno, per il quale non toglie
tempo al lavoro ma al riposo: «Le notti sono mie, per Gesù».
La
grazia centrale della sua vita è dinamica e nel suo sviluppo si vanno
delineando diversi aspetti. Nel 1917 Gesù la invita a vivere il suo sacerdozio
spirituale in intima unione con Maria, che lo visse pienamente per la sua
totale identificazione con Gesù.
«A
mia madre diedi un'assoluta somiglianza con Me, con tutti i miei dolori, 1e mie
aspirazioni e le mie pene. In questo tu l'imiterai. Gusterai le amarezze di
Maria non solo accompagnandola nella sua solitudine, ma anche sentendo nel tuo
cuore l'eco dei suoi dolori, il riflesso delle sue lacrime e con lo stesso e
glorificante fine: la salvezza degli uomini». 1917. «Maria, la creatura che più
si è trasformata in me ripeteva nel suo intimo:
-
Questo è il mio Corpo, questo è il mio Sangue, però a che grado di
perfezione! Con che diritto di ripeterle. Con che grande e abbondante unione e
compenetrazione... ». 21 marzo 1917.
È
ammirevole la profondità della relazione di Maria con Gesù, giacché nel
pronunciare il suo «Sì» si unisce pienamente e profondamente all'intenzione
per cui il Verbo si fa carne. Da allora ormai non avrà altro obiettivo che gli
interessi e gli scopi del Verbo Incarnato. Di conseguenza per Lei essere madre
significa far sua in spirito e verità l'OPERA DI VITA che si realizza in Lei,
è aderire all'Incarnazione che si porta a compimento attraverso i secoli, è
essere in comunione in anima e corpo con i sentimenti che sono racchiusi nel
cuore di suo Figlio dal momento della sua concezione. È, in una parola,
contrarre con Lui un'amicizia assoluta, è giungere ad essere sua compagna in
tutto ciò che Egli è, in tutto ciò che Egli ha. Il suo vincolo materno acquista
anche un aspetto sponsale, è la donna che si impegna attivamente nel destino
e nella missione dell'Uomo Dio.
Con
frase di Scheeben si può dire che è «una maternità sponsale». La nuova Eva
e il nuovo Adamo.
«Maria
ebbe l'Incarnazione reale temporaneamente e quella mistica sempre, perché fu la
creatura più unita e più compenetrata con Me». 21 marzo 1917.
Gesù
e Maria giungono al momento supremo della loro unione sulla Croce. È la Madre
del Sommo ed Eterno Sacerdote che sul Calvario vive più intensamente che mai
il suo Sacerdozio reale, che in Ella prende l'aspetto di un parto doloroso del
Cristo Totale (Gv 16,21; Ap 12,1). «L'Ora» di Gesù è anche «l'Ora» di
Maria.
È
Maria colei che prolunga «quest'Ora» di Gesù negli anni della sua solitudine,
offrendosi in unione a Lui per attrarre lo Spirito Santo sulla Chiesa nascente;
ed è quest'oblazione che dà fecondità al lavoro apostolico della comunità
ecclesiale, come afferma il cardinal Journet in questa ammirabile frase: «Da
allora la Vergine starà nel cuore della Chiesa militante per sostenerla
attraverso il silenzio della sua contemplazione e del suo amore».
Gesù
vuole che Maria de la Concepción partecipi di quegli anni di solitudine
feconda, perciò le darà un ambiente esistenziale che la renda capace di
comprendere i sentimenti di Maria. Gesù la spoglia della sua presenza
sensibile, ella non lo trova nel suo intimo; muore il suo direttore, monsignor
Ibarra y Gonzàlez; anche nella sua famiglia sperimenta la solitudine: suo
figlio Manuel entra nella Compagnia di Gesù, sua figlia Maria de la Concepción
è già Religiosa della Croce del Sacro Cuore di Gesù, gli altri suoi figli
cominciano a sposarsi. Esistenzialmente può capire il mistero della
Solitudine di Maria.
«Ogni
volta che Maria, la mia Santissima Madre, sentiva il dolore della mia assenza
sotto qualunque forma, subito l'offriva al Padre per la salvezza del mondo e
della Chiesa nascente. Questo apostolato del dolore in Lei, nel tempo della
sua solitudine, fu il più fecondo e fece scendere dal cielo una pioggia di
grazie. Così tu: hai cominciato una nuova tappa della tua vita, che sarà un
riflesso di quella di Maria. A te imitarla senza perdere alcuna sofferenza,
che unita alla sua e alla Mia acquisterà valore. Sotto questa forma, rendi
soprannaturali tutti i tuoi dolori della solitudine per ottener loro fecondità
in favore degli altri tuoi figli». 21 marzo 1917.
Associandola
al mistero della solitudine di Maria il Signore continua in lei la sua opera e
la rende partecipe dei suoi intimi sentimenti sacerdotali.
«Voglio
farti eco di tutti i miei dolori, eco di tutti i miei amori». 10 settembre 1927
Chi
è che Gesù ama in maniera speciale? A chi ha donato in maniera particolare
sua madre ai piedi della Croce? Ai suoi sacerdoti.
«Offriti
in oblazione per i miei sacerdoti; unisciti al mio sacrificio per ottener loro
delle grazie. Per l'unione speciale che hai con la mia Chiesa, hai diritto di
partecipare delle sue amarezze, e hai il sacro dovere di consolarla,
sacrificandoti per i suoi sacerdoti». 24 settembre 1927.
Nel
piano di Dio i sacerdoti svolgono un ruolo decisivo per il rinnovamento della
Chiesa. Il Signore permette in Messico una lunga e sanguinosa persecuzione per
scuotere i sacerdoti dalla loro mediocrità e distaccarli da impegni che non
sono compito loro. È proprio in quella situazione vitale che Dio invia loro,
per mezzo di María de la Concepción, una nuova luce, una pressante chiamata
alla trasformazione in Cristo, unico Sacerdote. È anche una chiamata pressante
all'unità dei sacerdoti con Cristo e tra di loro che può realizzare solo lo
Spirito Santo, indispensabile perché compiano la loro missione di pastori del
popolo di Dio e perché portino a compimento il Suo disegno salvifico: «una
moltitudine riunita attraverso l'unità del Padre, del Figlio e dello Spirito
Santo» (L.G. 4). Per far giungere loro questo messaggio, negli anni tra il
1927 e il 1929 scrive il libro A mis sacerdotes (Ai miei sacerdoti) che si
diffonde rapidamente tra di loro. Per la profondità teologica che racchiude non
è limitato al momento storico, ma è di vitale importanza e attualità nella
Chiesa d'oggi, il cui problema più grave è quello dell'unità.
«Venni
al mondo col solo fine di unire tutti nell'Unità della Trinità, attraverso lo
Spirito Santo, cioè attraverso l'Amore. Mio Padre, nel fondare la Chiesa,
ebbe un solo fine: quello dell'unità, perché Egli, né in se stesso, né nei
suoi pensieri eterni, né nella sua creazione, né nei suoi desideri, né
nelle sue opere, può avere altri pensieri o altre intenzioni al di fuori dell'unità.
Di conseguenza, quando fondò la Chiesa, la sua idea non fu di fare dei
sacerdoti che si separassero dall'unità, ma un solo Sacerdote in Me, un solo
Santo in Me, mediante lo Spirito Santo». 13 febbraio 1928.
L'unità
è il tratto più divino della Chiesa, perché è la partecipazione dell'unità
che esiste nella Trinità (cf. Gv 17,21), non bisogna dunque sorprendersi che il
potere del male dedichi ogni suo sforzo per distruggerla. Non è questo il
panorama del mondo d'oggi?
«Quest'unità
manca nel mondo e per questo tanti mali devastano la terra. Le anime si
allontanano dal loro centro, e da qui derivano tutte le tragedie che opprimono
l'umanità decaduta. Ecco il punto centrale e capitale della loro rovina: vivere
separati dall'unità, seguendo dottrine erronee, nell'orgoglio delle opinioni,
nella molteplicità delle sètte, nella nebbia e nell'oscurità delle
mescolanze. Il giorno in cui il mondo ritornerà a1 suo centro, l'unità della
Trinità nella sua Chiesa, quel giorno il mondo sarà salvo». 28 novembre
1927.
Quest'unità
non si può realizzare da sola, chi la realizza è lo Spirito Santo.
«Ma
per realizzare quest'ideale di unità del mio amato Padre, quell'ideale che
Egli ha dei sacerdoti, è necessario, come potente e indispensabile motore, lo
Spirito Santo. Solo Lui, unicamente Lui può rinnovare la faccia della terra e
unire i cuori con il Verbo, perché è l'ineffabile vincolo d'amore tra il Padre
e il Figlio. È Lui che unifica 1a Chiesa, perché unifica la Trinità
nell'amore; è Lui che semplifica, perché è l'unità per essenza ed è unità
perché è amore». 23 novembre 1927.
Lo
Spirito Santo realizza l'unità nella Croce di Cristo: «Quando lo sarò
innalzato attrarrò tutti a Me» (Gv 12,32). Perché lo Spirito Santo continui a
costruire l'unità nella Chiesa è inevitabile partecipare della Croce di
Cristo. Questo è il messaggio di Maria de la Concepción e delle Opere della
Croce.
«Fame
e sete di amare, di contribuire alla tua gloria, di darti molti sacerdoti santi,
tutti quelli del mondo, vuotare il purgatorio di sacerdoti, perché godano, e tu
goda di loro, nel cielo».
Gli
ultimi dodici anni della sua vita li trascorre sotto la direzione attenta e
sperimentata di monsignor Luis María Martínez, allora vescovo di Morelia e più
tardi Arcivescovo Primate del Messico, che l'aiuterà a sviluppare la sua grazia
centrale fino alle sue ultime conseguenze.
La
logica dell'Incarnazione è diafana, Gesù è essenzialmente Figlio, è
l'Unigenito del Padre e incarnandosi, nel suo inconcepibile abbassamento, ha
voluto continuare ad essere Figlio e si è fatto Figlio dell'uomo. Perciò Gesù
desidera trovare nell'uomo un raggio dell'amore del Padre e potrà trovarlo
solo se è amato con l'Amore Personale di Dio, e cioè, con lo Spirito Santo.
Questo
mistero si realizza pienamente in Maria che, sotto l'azione dello Spirito Santo,
viene costituita Madre del Verbo fatto Carne, a cui fa sperimentare, attraverso
il suo amore e la sua tenerezza materna, l'Amore e la Tenerezza del Padre.
Mistero che vuole perpetuare nella sua Chiesa; mistero di cui Maria è modello e
prototipo: è l'amore che vuole trovare in essa, AMORE MATERNO. Per questo la
Chiesa è chiamata Sancta Mater Eclesia (Sancta Mater Eclesia, K. Delhave, Ed.
du Cerì, 1964).
Come
piccola cellula del Corpo Mistico di Cristo, Gesù vuole trovare quest'amore in
Maria de la Concepción.
La
prepara psicologicamente attraverso la sua esperienza umana della maternità
che ha dilatato le fibre più profonde del suo essere, e ora sotto l'impulso
dell'amore personale di Dio, vuole che metta a frutto quella capacità amando
Gesù con tenerezza e abnegazione materne.
«Amami
con libertà, senza restrizioni, senza timori, con tute le tue forze e tutta la
pienezza dell'amore, con tutta la tenerezza della tua anima perché l'amore
materno ti fa degna, ti purifica, ti fa salire fino al Padre, attraverso lo
Spirito Santo. Amami con la luce, la purezza e 1a trasparenza di Maria». 12
agosto 1927.
La
vita di María de la Concepción acquista una meravigliosa armonia; tutta la
sua esistenza umana, le sue relazioni con Gesù e la sua missione spirituale
si sintetizzano in due parole: ESSERE MADRE.
«Ho
semplificato la mia vita con l'essere madre; i miei affetti li ho posti in Lui e
chiedo molto al Padre che mi dia un briciolo della sua tenerezza; a Maria chiedo
un palpito del suo cuore; allo Spirito Santo tutto Fuoco, i suoi ardori, il
suo amore di luce che non danneggia, per accarezzare Gesù».
Maria
de la Concepción è una fonte semplice, nascosta, feconda per la sua intimità
con Colui che è la vita. Segno di questa fecondità sono le Cinque Opere
della Croce e l'irradiazione nel campo delle relazioni interpersonali per le
quali aveva doti straordinarie; il contatto con lei dava sempre Gesù
rendendolo presente con il suo atteggiamento comprensivo, umano e
caloroso."
«Far
felici gli altri è essere felice; spargere attorno a noi l'allegria significa
possederne la fonte.
Io
devo avere, Dio mio, e ti prego di darmela, un'anima generosa, distaccata da
tutto e da me stessa; devo avere parole che penetrino nei cuori, che mitighino,
che siano un balsamo, che spiritualizzino; parole creatrici, feconde di vita, di
allegria e di sole, di calore, di fuoco; parole luminose che senza ferire
guariscano. Però queste parole che iniettano vita posso trovarle solo
nell'orazione, nelle sofferenze, nella croce interna; parole dell'anima che
diano coraggio, che curino, che guariscano, che sollevino le anime dalla terra».
dicembre 1936.
Si
conservano 447 lettere ai suoi familiari; 6.227 a vescovi, sacerdoti e
secolari, scritte sempre in tono semplice e pieno di Dio. Scrisse, inoltre,
quarantasei libri pubblicati, attraverso cui la sua parola giunse in maniera
anonima a migliaia di persone, e fu di grande aiuto per l'orazione. Un altro
cumulo di ricchezza sono le ventiduemilacinquecento pagine del suo «Cuenta de
Conciencia» (Diario spirituale), scritto per obbedienza. In esso comunica al
suo direttore spirituale il modo di fare orazione, le sue lotte e le sue
tentazioni, le ispirazioni del Signore sullo spirito delle Opere della Croce; ci
sono in esso anche pagine ammirevoli sul mistero della Trinità, sulla
generazione eterna del Verbo, sull'Incarnazione redentrice, sul Sacerdozio di
Cristo che continua nel sacerdozio ministeriale e reale; sul mistero di Maria;
sullo Spirito Santo e sulla sua azione all'interno della Chiesa e dentro ogni
uomo. La trasparenza con cui scrive il suo «Cuenta de Conciencia» ci indica la
sua totale sottomissione alla Chiesa, atteggiamento che scaturisce dal suo
desiderio di amare Dio facendo la Sua volontà e dalla convinzione della sua
piccolezza e miseria. Ciò la fa aprire ai suoi direttori spirituali nelle
diverse tappe della sua vita, ai sacerdoti indicati dalla Santa Sede per
esaminare il suo spirito perché possano discernere alla luce divina se l'opera
che si realizza in lei è di Dio. La risposta è unanime: - Sì, è Dio. La cosa
è stata confermata anche nel processo della sua canonizzazione.
La
croce che molti anni prima aveva intravisto, è vita in lei. Monsignor Martínez
glielo dice alcuni giorni prima della sua morte:
«Lei
è croce vivente: nella sua anima riposa lo Spirito Santo e in lei è inchiodato
Gesù».
L'opera
di Dio termina il 3 marzo 1937. Muore, ma continua a vivere nelle Opere della
Croce e a comunicare il suo influsso alla Chiesa.
«Non
c'è amore se non dove c'è dono di se stessa, e questo è: sacrificio».
Potremmo
chiederci perché Dio scelse come strumento una donna. Ascoltiamo la parola
autorevole di Feuillet: «Più recettivo del mondo maschile, il mondo femminile
è più docilmente disponibile all'azione dello Spirito Santo. Non è
certamente un caso che nella Chiesa i carismatici siano stati più numerosi nel
mondo femminile che in quello maschile.
Una
volta riconosciuta l'autenticità della sua esperienza, la sua voce deve
essere ascoltata, giacché ella ha qualcosa di importante da dirci in nome di
Dio, in sottomissione alla Chiesa e alla sua gerarchia» (Jesús et sa Mére,
Gabalda, 1973, p. 231).
Il
suo messaggio è universale: invita uomini e donne in qualunque stato di vita
alla più alta santità rivivendo il mistero dell'Incarnazione redentrice
attraverso la croce, attuando l'oblazione di Gesù nella loro vita quotidiana a
gloria del Padre e per la salvezza di tutti gli uomini. L'esperienza di María
de la Concepción ci mostra e ci ricorda l'aspetto più intimo della Chiesa, che
è l'unità nello Spirito, unità che si deve vivere nelle diverse
partecipazioni all'unico Sacerdozio di Cristo. È un invito al popolo di Dio
in cammino, impegnato nella trasformazione del mondo, affinché lo vivifichi
associando la sua vita alla Croce di Cristo, illuminandola con l'Amore dello
Spirito Santo a gloria del Padre.
La
parola più eloquente di María de la Concepción alla donna, è la sua stessa
vita. Infatti dentro ogni donna c'è una potenzialità materna che polarizza
tutto il suo essere per comunicare la vita attraverso la donazione totale che fa
di se stessa offrendo un amore disinteressato e pieno di tenerezza. Questa
potenzialità è sì fisica, ma è anzitutto spirituale e si deve realizzare
in qualunque stato di vita. Quando l'egoismo paralizza questa capacità materna
non c'è nessuna possibile realizzazione per la donna, giacché quello che è
essenziale in lei resta frustrato. Questo è il dramma di oggi, quello di
un'umanità che in molti casi nasce orfana per una mancata presenza della donna;
senza di essa nasce e vive carente di quella dedizione materna che costituisce
la manifestazione più immediata dell'amore di Dio. L'uomo è rivolto verso
il mondo per costruirlo e trasformarlo; la donna è rivolta verso il cuore
dell'umanità perché ella è essenzialmente madre, costituita
fisiologicamente, psichicamente e
spiritualmente
per dar la vita e per continuare a darla fino a dare alla luce l'uomo perfetto,
donandogli la dimensione spirituale che le è stata data. Per questo p.
Evdokimov tocca il punto nevralgico della situazione contemporanea quando dice:
«L'ateismo
contiene in germe la più profonda amarezza e rivela d'essere essenzialmente
maschile, per l'atrofia del sentimento religioso, della dipendenza dal padre,
del senso della paternità divina che è concesso per grazia alla donna. È lei
che porta all'umanesimo la dolcezza e la tenerezza dell'amore di Dio, giacché
la donna nella sua fibra materna, è 1a figura umana della paternità divina»
(La mujer y la salvación del mundo, Ed. Ariel, 1970, Colleción Libros del
Nopal, p. 160).
La
missione spirituale della donna è sublime ed ha degli orizzonti vastissimi.
«Come quella della Vergine, la missione della donna è altissima ma nascosta,
come è nascosta la formazione del bambino nel seno materno, e più profondamente,
come è nascosta l'azione dello Spirito Santo, che porta a compimento l'opera
del Figlio di Dio incarnato: immersione di Dio nel cuore della miseria umana.
Certamente
la soluzione della crisi attuale dipende in gran parte dalle donne cristiane,
disponibili e trasparenti come la Vergine Maria al soffio dello Spirito Santo.
Non fu l'offerta sacrificale di Maria, il «Sì» generoso che Ella pronunciò,
il punto di partenza della nostra salvezza?» (Feuillet,
op. cit.).
Questo
è ciò che María de la Concepción cercò di vivere esercitando il suo
sacerdozio spirituale, e qui si radicano la pienezza e la fecondità della sua
vita. Ella ci ricorda questo punto essenziale che può essere vissuto nel
quadro esistenziale più svariato, è un invito a tutti, ma specialmente alle
donne cristiane, perché facciano della loro vita un'offerta sacrificale e
vivano così nel cuore stesso della Chiesa il mistero dell'amore che dà alla
luce le anime ad UNA VITA NUOVA e preparino cuori chiamati al sacerdozio consacrato,
di cui la chiesa non può fare a meno.
Le
donne cristiane esercitano una mediazione parallela alla mediazione sacerdotale,
ma di un altro ordine, partecipano della mediazione di Maria e sono, come Lei,
mediatrici dell'Amore Divino.