CELEBRAZIONI
in onore del Beato INNOCENZO DA BERZO sacerdote cappuccino nel giubileo della
beatificazione 1961-2011

In
occasione del "giubileo" della beatificazione del Beato Innocenzo da
Berzo (1961-2011), sacerdote cappuccino, il reliquiario che i frati cappuccini
lombardi hanno regalato al beato papa Giovanni compie una speciale
peregrinazione nelle fraternità cappuccine e nelle parrocchie delle nostre
diocesi lombarde.
Il
Beato "passeri" nelle nostre comunità per portare a tutti i suoi
doni, per richiamare il messaggio evangelico e le verità eterne e per offrirsi
come modello a tutti in modo particolarmente efficace, perché il Beato Innocenzo
è figlio della nostra terra e del nostro tempo.
Questo
sussidio contiene:
1.
Alcune indicazioni per progettare la solenne "accoglienza" e
"congedo", da parte delle singole comunità ecclesiali, del
reliquiario del Beato.
2.
Varie celebrazioni e momenti di preghiera:
*preghiamo
con i Salmi e con il beato Innocenzo
*preghiamo
e meditiamo
in
compagnia del beato Innocenzo
*
preghiamo con i ragazzi/giovani
*
la santità: la comune vocazione: preghiera e riflessione
*
per le vocazioni di speciale consacrazione
*
i misteri dolorosi del Rosario pregati con il beato Innocenzo
*
celebrazione eucaristica in onore del beato Innocenzo
NB:
Ogni celebrazione è da adattare secondo le specifiche
circostanze e possibilità.
1.
Nel predisporre il programma della permanenza del reliquiario del Beato
Innocenzo, si preveda un luogo adatto dove sia accolto dalla comunità e,
processionalmente, accompagnato alla chiesa.
Se
non fosse possibile o opportuno assicurare una adeguata processione,
l'accoglienza si compia sul sagrato della chiesa, ed il rito qui proposto sia
adattato alle circostanze.
2.
Colui che presiede indossi la cotta con stola di colore bianco.
3.
All'arrivo del reliquiario si esegua un canto adatto (ad esempio "Santa
Chiesa di Dio"), e il Presidente della celebrazione rivolga ai fedeli una
monizione con queste o altre parole:
S./
Accogliamo con gioia il reliquiario del Beato Innocenzo da Berzo, sacerdote
cappuccino. L'incontro con lui vuole essere innanzitutto un rendimento di grazie
al Signore per averlo scelto e averlo arricchito dei doni della sua grazia. Il
breve tragitto che compiremo ora verso la chiesa sia anche un impegno a
camminare ogni giorno sulle vie del Signore, guidati e illuminati dall'esempio
di questo nostro fratello Beato.
4.
I fedeli sono invitati a seguire la croce, affiancata da due candelabri, in
ordinata processione. Mentre ci si reca alla chiesa, si esegue un canto (es.
Rallegrati, Gerusalemme) o le litanie dei Santi Francescani, qui sotto indicate.
Litanie
dei Santi Francescani
Signore,
pietà Signore, pietà
Cristo,
pietà Cristo, pietà
Signore,
pietà Signore, pietà
Santa
Maria, Madre di Dio prega per noi
San
Michele prega per noi
Voi
tutti santi Angeli di Dio pregate per noi
San
Giovanni Battista prega per noi
San
Giuseppe prega per noi
Santi
Pietro e Paolo pregate per noi
Santa
Maria Maddalena prega per noi
Santi
Stefano e Lorenzo pregate per noi
San
Basilio prega per noi
Sant'Agostino
prega per noi
Sant'Antonio
prega per noi
San
Benedetto prega per noi
San
Domenico prega per noi
Santo
Padre nostro Francesco prega per noi
Santa
Madre Chiara prega per noi
Santi
Berardo e compagni martiri pregate per noi
San
Fedele prega per noi
Voi
tutti santi martiri dell'Ordine Serafico pregate per
noi
San
Bonaventura prega per noi
Sant'Antonio
di Padova prega per noi
San
Bernardino prega per noi
San
Diego prega per noi
San
Pietro d'Alcàntara prega per noi
San
Felice da Cantalice prega per noi
San
Pasquale prega per noi
San
Francesco Solano prega per noi
San
Lorenzo da Brindisi prega per noi
San
Corrado da Parzham prega per noi
San
Ludovico prega per noi
Sant'Elzeàrio
prega per noi
San
Corrado da Piacenza prega per noi
San
Leopoldo Mandic prega per noi
San
Massimiliano Kolbe prega per noi
San
Crispino da Viterbo prega per noi
Beato
Innocenzo da Berzo prega per noi
Sant'Agnese
d'Assisi prega per noi
Santa
Coleta prega per noi
Santa
Caterina da Bologna prega per noi
Santa
Veronica Giuliani prega per noi
Santa
Elisabetta d'Ungheria prega per noi
Santa
Rosa da Viterbo prega per noi
Santa
Maria Francesca prega per noi
Santa
Margherita da Cortona prega per noi
Beata
M. Maddalena Martinengo prega per noi
Voi
tutti Santi e Sante dell'Ordine Serafico pregate per
noi
Nella
tua misericordia salvaci, Signore
Da
ogni male salvaci, Signore
Da
ogni peccato salvaci, Signore
Dall'odio
e dalla violenza salvaci, Signore
Dalla
malvagità e dall'ingiustizia salvaci, Signore
Dalla
morte eterna salvaci, Signore
Per
la tua incarnazione salvaci, Signore
Per
il tuo santo Battesimo salvaci, Signore
Per
la tua morte e risurrezione salvaci, Signore
Per
il dono dello Spirito Santo salvaci, Signore
Noi
peccatori Ti preghiamo,
ascoltaci
*
Perché tu doni alla santa Chiesa una vita sempre più feconda con l'offerta e
l'apostolato dei tuoi figli. Ti preghiamo, ascoltaci
*
Perché tu accresca nel tuo servo il nostro Papa Benedetto XVI e in tutto il
Collegio episcopale i doni dello Spirito Santo. Ti preghiamo, ascoltaci
*
Perché tu illumini e guidi la vita e l'opera dei religiosi, a beneficio di
tutta l'umana famiglia. Ti preghiamo, ascoltaci
*
Perché tu unisca più intimamente all'opera redentrice del tuo Figlio coloro
che professano i consigli evangelici. Ti preghiamo, ascoltaci
*
Perché tu ricompensi con la pienezza delle tue benedizioni i genitori che hanno
offerto a te i loro figli. Ti preghiamo, ascoltaci
*
Manda nuovi operai nella tua messe. Ti preghiamo,
ascoltaci
*
Dona a tutti i cristiani l'unità della fede. Ti preghiamo, ascoltaci
*
Conduci tutti gli uomini alla verità del Vangelo. Ti
preghiamo, ascoltaci
*
Perché tu renda noi stessi sempre più conformi a Cristo, primogenito tra molti
fratelli. Ti preghiamo, ascoltaci
*
Conforta i nostri fratelli infermi e sofferenti. Ti preghiamo, ascoltaci
*
Concedi a tutti i defunti la gioia del tuo regno. Ti
preghiamo, ascoltaci
Cristo,
ascoltaci Cristo, ascoltaci
Cristo
esaudiscici Cristo esaudiscici
5.
In chiesa, nel luogo preparato, viene esposto il reliquiario del Beato.
6.
Una volta collocato il reliquiario, chi presiede la celebrazione legge la
breve nota biografica del Beato.
Abbiamo
tra noi il reliquiario del Beato Innocenzo da Berzo. Egli nacque a Niardo (Valle
Camonica) il 19 marzo 1844.
Compiuti
gli studi nel Seminario diocesano di Brescia, fu ordinato Sacerdote nel 1867, ed
esercitò il santo ministero a Cevo, a Brescia (in Seminario) e a Berzo Inferiore.
A trent'anni, aspirando ad una vita di maggior perfezione, col permesso dei suoi
Superiori e della mamma, entrò nell'Ordine dei frati minori Cappuccini. Il 29
aprile 1875, il Beato Innocenzo emise la prima Professione religiosa nel
Convento dell'Annunciata di Borno, che divenne, in seguito, meta di numerosi
fedeli, attratti dalle virtù e dai prodigi del fratino santo. Innocenzo di
nome, innocentissimo di costumi, di grande pietà e austerità, passò la
maggior parte della vita a pregare, confessare e predicare. Innamorato di Dio e
dei fratelli, si fece vittima di espiazione per la salvezza delle anime.
Morirà
in concetto di santità nel Convento di Bergamo il 3 marzo 1890 e subito si
ottennero, per sua intercessione, grazie e miracoli.
L'abbondanza
dei suoi celesti favori fu per i poveri e i disoccupati, ma predilesse più di
tutti i bambini: i due miracoli che lo portarono all'onore degli altari si
riferiscono, infatti, alla completa ed istantanea guarigione di due bimbi,
rispettivamente di 4 e di 7 anni.
Fu
beatificato solennemente da Papa Giovanni XXIII il 12 novembre 1961.
Vogliamo
rendere onore a questo nostro fratello, riconoscendolo mirabile esempio e
testimone di santità. Rivolgiamoci con fiducia alla sua potente intercessione
e chiediamogli di essere nostro compagno e guida sulle orme di Cristo, vero
Maestro e Signore. Amen.
7.
Il Presidente della celebrazione infonde l'incenso nel turibolo e incensa il
reliquiario.
8.
Segue, secondo l'opportunità, la celebrazione della Messa oppure una delle
celebrazioni di preghiera proposte, altrimenti, si reciti la preghiera al
Beato Innocenzo, cui segue il Padre nostro. Si conclude con il congedo e un
canto finale di ringraziamento (es. Ti esalto, Dio mio re).
T./
Ti ringraziamo, o Padre santo, che nel Beato Innocenzo da Berzo hai donato a
questo nostro tempo tanto lontano da te e tanto di te bisognoso, un esempio di
preghiera silenziosa e contemplativa e un vero innamorato di te e
dell'Eucaristia.
Ti
ringraziamo, o Padre misericordioso, che nel Beato Innocenzo da Berzo hai
concesso alla tua Chiesa un ministro buono e un fedele dispensatore del tuo
perdono e della tua grazia, per la pace e la salvezza di molti.
Ti ringraziamo, o Padre buono, che nel Beato Innocenzo da Berzo povero e penitente, hai offerto ai bisognosi, ai disoccupati, ai piccoli e ai sofferenti un amico e un benefattore, e per la loro gioia lo hai glorificato con il dono dei miracoli.
Ascolta
ora le nostre invocazioni, e per sua intercessione concedi a noi di imitarne
gli esempi e di ottenere dalla tua bontà la grazia che con fiducia ti
chiediamo. Gloria... Padre nostro
S./ Il Signore sia con voi.
T./
E con il tuo spirito.
S./
Per intercessione del Beato Innocenzo da Berzo, vi benedica Dio onnipotente,
Padre e Figlio e Spirito Santo.
Siate
riconoscenti al Signore e andate in pace.
T./
Rendiamo grazie a Dio.
1.
Se possibile, immediatamente prima dell'ora prevista per il trasferimento del
reliquiario ad un'altra chiesa, si preveda una celebrazione tra quelle proposte
nel presente sussidio.
2.
Terminata la celebrazione, si omette il rito di congedo. Colui che presiede si
reca davanti il reliquiario e lo incensa come previsto all'arrivo.
Quindi,
mentre si esegue un canto adatto, il reliquiario viene accompagnato fuori della
Chiesa: precedono i ministranti con croce e ceri, seguono tutti í frati, da
ultimo, il celebrante, seguito dal reliquiario e dal popolo.
Canto
di inizio (es. Quanta sete nel mio cuore)
in
piedi
Saluto
e monizione del Celebrante
S./
La grazia del Signore nostro Gesù Cristo, l'amore di Dio Padre e la comunione
dello Spirito Santo sia con tutti voi.
T./
E con il tuo spirito.
G./
Fratelli carissimi, nella circostanza del giubileo della beatificazione del
Beato Innocenzo da Berzo, cappuccino, siamo chiamati ad approfondire il
messaggio che irradia dalla sua santità straordinaria e popolare. Vogliamo
dedicare un po' di tempo al Signore, pregando con i Salmi e lasciandoci guidare
dalle parole stesse del nostro Beato.
Egli che dedicava notti intere all'orazione contemplativa ci aiuti a vivere questo tempo come occasione privilegiata di dialogo con Dio.
Lo stesso Beato ci aiuterà, con le sue riflessioni, a comprendere il salmo e ad interiorizzarlo, perché diventi anche per noi quella voce della Sposa che parla al suo Sposo Gesù. Mettiamoci, dunque, alla presenza di Dio invocando lo Spirito Santo e sentiamoci voce della Chiesa, interpreti dei bisogni e delle preghiere di tutta l'umanità.
Invito
alla preghiera:
S./
Signore, apri le mie labbra
T./
E la mia bocca proclami la tua lode.
T./
Vieni, santo Spirito,
manda a noi dal cielo un raggio della tua luce.
Vieni,
padre dei poveri, vieni datore dei doni;
vieni
luce dei cuori.
Consolatore
perfetto;
ospite
dolce dell'anima,
dolcissimo
sollievo.
Nella
fatica, riposo;
nella
calura, riparo;
nel
pianto, conforto.
O
luce beatissima,
invadi
nell'intimo
il
cuore dei tuoi fedeli.
Senza
la tua forza,
nulla
è nell'uomo,
nulla
senza colpa.
Lava
ciò che è sordido,
bagna
ciò che è arido,
sana
ciò che sanguina.
Piega
ciò che è rigido,
scalda
ciò che è gelido,
drizza
ciò che è sviato.
Vieni,
santo Spirito,
riempi
i cuori dei tuoi fedeli
e
accendi in essi il fuoco del tuo amore. Amen.
seduti
1L./
Dagli Scritti del Beato Innocenzo
Maria è la vera Arca del Testamento che contiene il vero Autore della Legge e della Grazia, il vero Pane vivo disceso dal cielo. Essa è la nuova Eva, ma quanto più grande della prima! Se Eva ci genera ad una vita di miseria, Maria ci genera ad una vita immortale e di grazia. Con Eva l'angelo delle tenebre tratta della rovina di tutto il mondo; con Maria l'angelo della luce tratterà della salute. Maria, sacrificando sulla croce l'Oggetto di tutte le consolazioni, ci redime.
2L./
Il frutto più bello della redenzione di Gesù è Maria, la Vergine di
Nazareth. Redenta dal peccato, lei è l'Immacolata; colmata di grazia, lei è la
Madre del Redentore. Dio Padre ha fatto Maria partecipe della missione di
salvezza del suo divin Figlio. Gesù, morente sulla croce, ha voluto accanto a sé
sua mamma; e lei, associata all'ineffabile e tragico destino del Figlio, coopera
con la fede e il dolore materno alla redenzione e riconciliazione nostra con
Dio. Lei è la corredentrice; è colei che come dice il Beato Innocenzo
"sacrificò sulla croce l'Oggetto di tutte le sue consolazioni", suo
Figlio Gesù. Il sangue di Cristo che adoriamo nel Sacramento dell'Eucaristia e
le lacrime di Maria sono la nostra salvezza, sono tutta la nostra speranza!
G./
Ed ora recitiamo il Salmo 114: è il salmo della riconoscenza al Signore
"che ascolta il grido della nostra preghiera". Uniamoci a Maria nel
rivivere l'esperienza della sofferenza e della redenzione operata per noi tutti
da Cristo Gesù.
Salmo 116 (114):
TORNA,
ANIMA MIA, ALLA TUA LUCE
Ant.
Siate nella gioia, voi che avete parte alle sofferenze di Cristo!
Amo
il Signore, perché ascolta*
il
grido della mia preghiera.
Verso
di me ha teso l'orecchio*
nel
giorno in cui lo invocavo.
Mi
stringevano funi di morte,* ero preso nei lacci
degli
inferi,* ero preso da tristezza e angoscia.
Allora
ho invocato il nome del Signore:*
"Ti
prego, liberami, Signore".
Pietoso
e giusto è il Signore,*
il
nostro Dio è misericordioso.
Il
Signore protegge i piccoli:*
ero
misero ed egli mi ha salvato.
Ritorna,
anima mia, al tuo riposo,*
perché
il Signore ti ha beneficato.
Sì,
hai liberato la mia vita dalla morte,*
i
miei occhi dalle lacrime, i miei piedi dalla caduta.
Io
camminerò alla presenza del Signore*
nella
terra dei viventi.
Gloria
al Padre e al Figlio* e allo Spirito Santo.
Come
era nel principio e ora e sempre*
nei secoli dei secoli. Amen.
S./
Preghiamo (momento di preghiera silenziosa)
Salga
a te, Signore, il nostro canto di riconoscenza e di lode, perché hai ascoltato
la nostra supplica. Buono e giusto sei tu, o Signore.
Manifesta
in noi la tua misericordia. Donaci occhi per vedere le necessità dei fratelli,
un cuore capace di sentirli parte di noi stessi, il coraggio di offrire la
nostra vita, perché il mondo riconosca e proclami che tu sei misericordioso e
hai cura di tutti i tuoi figli.
Ti
preghiamo per Cristo nostro Signore.
T./
Amen.
1L./
Dagli Scritti del Beato Innocenzo
Il perdono dei peccati è un atto di onnipotenza divina, ancor più prodigioso della stessa creazione del mondo. Se creando il mondo trasse dal nulla un complesso di perfezioni sublimi, perdonando il peccatore trae non dico dal nulla ma dall'abisso orrido della colpa un nuovo mondo di perfezioni più splendide del primo.
Il perdono dei peccati è anche atto sublime della bontà di Dio. Nessuna virtù è più rara nei grandi che la tolleranza. Che un contadino tolleri un'ingiuria non fa nessuna meraviglia, ma che la tolleri un grande che ha tutto il potere di vendicarsi, è cosa rara. Ora, che Dio tolleri d'essere insultato e ciò dalle sue creature e tante volte senza mai pigliarne vendetta e perdoni tante volte e con tanta facilità è certamente atto di bontà non mai udita. Se le offese che abbiamo fatte a Dio le avessimo fatte ad un nostro amico, come ci avrebbe tollerato? Quale uomo al mondo, offeso da un suo subalterno, cede a lui le sue ragioni con tanta generosità e senza limiti come Iddio offeso cede le sue a noi che siamo circondati da infermità? Se un ladro fosse solo condannato a raccontar in segreto le sue ruberie e poi venisse assolto, dovrebbe ritenersi fortunato!
Ecco
quanto è stato buono con noi il Signore, lasciandoci questo sacramento della
riconciliazione! Siano pertanto rese grazie infinite a tanta bontà del Signore,
il quale così spesso da noi offeso, lungi dal prenderne vendetta, ci invita al
perdono e non una volta, ma sempre e per qualunque offesa, per qualunque enormità,
purché ne siamo pentiti.
G./
Il salmo che ora stiamo per celebrare è un rendimento di grazie. L'orante aveva
gravemente peccato, ma ha avuto la gioia di essere perdonato. Il peccato è
descritto come una ribellione, una deviazione, un peso, una simulazione. La confessione
fatta a Dio è anche professione di fede nel Signore, dal quale solo proviene la
pace del perdono che rigenera.
Salmo
32 (31):
HAI
RIMESSO LA MALIZIA DEL MIO PECCATO
Beato
l'uomo a cui è tolta la colpa* e coperto il peccato.
Beato
l'uomo a cui Dio non imputa il delitto*
e
nel cui spirito non è inganno.
Tacevo
e si logoravano le mie ossa,*
mentre
ruggivo tutto il giorno. Giorno
e
notte pesava su di me la tua mano,*
come
nell'arsura estiva si inaridiva il mio vigore.
Ti ho fatto conoscere il mio peccato,*
non ho coperto la mia colpa.
Ho
detto: «Confesserò al Signore le mie iniquità»*
e
tu hai tolto la mia colpa e il mio peccato.
Per
questo ti prega ogni fedele*
nel
tempo dell'angoscia;
quando
irromperanno grandi acque*
non
potranno raggiungerlo.
Tu
sei il mio rifugio, mi liberi dall'angoscia,*
mi
circondi di canti di liberazione:
«Ti
istruirò e ti insegnerò la via da seguire;
con
gli occhi su di te, ti darò consiglio.
Non
siate privi d'intelligenza come il cavallo e come il mulo:* la loro foga si
piega con il morso e le briglie, se no, a te non si avvicinano».
Molti
saranno i dolori del malvagio,*
ma
l'amore circonda chi confida nel Signore.
Rallegratevi
nel Signore ed esultate, o giusti!*
Voi
tutti, retti di cuore, gridate di gioia!
Gloria
al Padre e al Figlio* e allo Spirito Santo.
Come
era nel principio e ora e sempre* nei secoli dei secoli. Amen.
S./
Preghiamo (momento di preghiera silenziosa)
O
Dio che per allontanare da noi il peccato e la morte non hai risparmiato il tuo
dilettissimo ed unico Figlio, accoglici amorosamente come figli prodighi che
ritornano a te. E mentre riconosciamo la nostra colpa, esultiamo
nell'amatissimo Gesù, nostro perdono e nostra pace. Egli è il nostro Signore e
vive con te e con lo Spirito Santo nei secoli, in eterno.
T./ Amen.
1L.
/ Dagli Scritti del Beato Innocenzo da Berzo
La preghiera e la devozione rendono leggera e soave la legge del Signore, perché l'amore non fa sentire la fatica. La madre senza sentir fatica, anzi con piacere, serve giorno e notte il figlio infermo, perché lo ama. Così un'anima che ama il suo Dio fa con prontezza e gusto ciò che sa tornargli grato. "Il mio giogo è soave e il mio carico è leggero".
Di
due persone, l'una tiepida e l'altra devota, tutte e due osserveranno la legge
di Dio. Ma la prima con grande ripugnanza e grande imperfezione, mentre la
seconda con grande puntualità e allegrezza. E il Signore suole premiare le
anime sue fedeli con abbondanza di consolazioni interne.
Per questo i Santi, in mezzo alle molte penitenze, erano allegri. Così S. Francesco Saverio e S. Francesco d'Assisi: "Tanto è il bene che mi aspetto che ogni pena mi è diletto".
Provate
anche voi a servir Dio con devozione e vedrete quanta pace arrecherà all'anima!
G./
La Parola del Signore è lampada che illumina il cammino della nostra vita. E
anche luce perché dà senso alla vita e conduce alla sua meta. Vogliamo anche
noi rinnovare la nostra fede nella Parola di Dio: essa rivela il senso profondo
della vita. In un mondo che fa del disimpegno e dell'apparenza un programma di
vita, illusorio e inconsistente, noi vogliamo essere testimoni della Parola
vera che smaschera i falsi idoli e riconduce l'uomo alla sua vera dignità di
figlio alleato e figlio di Dio. La Parola si è fatta carne, l'annuncio di Dio
si è fatto amore per l'uomo, per ogni uomo.
Salmo 118:
PIEGA
IL MIO CUORE VERSO I TUOI INSEGNAMENTI
1L./
Lampada per i miei passi è la tua parola,* luce sul mio cammino.
di
osservare i tuoi giusti giudizi.
T./
Lampada per i miei passi è la tua parola
1L./
Sono tanto umiliato, Signore:*
dammi
vita secondo la tua parola.
Signore,
gradisci le offerte delle mie labbra,* insegnami i tuoi giudizi.
T./
Dammi vita secondo la tua parola
1L./ La mia vita è sempre in pericolo,* ma non dimentico la tua legge.
I malvagi mi hanno teso un tranello,* ma io non ho deviato dai tuoi precetti.
T./
Non dimentico la tua legge
1L./
Mia eredità per sempre sono i tuoi insegnamenti,* perché sono essi la gioia
del mio cuore.
Ho
piegato il mio cuore a compiere i tuoi decreti,* in eterno, senza fine.
1L./
Gloria al Padre e al Figlio* e allo Spirito Santo. Come era nel principio e ora
e sempre*
nei secoli dei secoli. Amen.
T./
Lampada per i miei passi è la tua parola.
S./ Preghiamo (momento di preghiera silenziosa)
O
Signore, la tua parola sia lampada ai nostri passi e luce alla nostra strada,
perché ci illumini su ciò che dobbiamo comprendere e ci manifesti dove siamo
incamminati. I malvagi, Signore, ci tendono costantemente i loro lacci. Non
permettere che dimentichiamo i tuoi precetti. La tua parola è la gioia del
nostro cuore. Da essa illuminati, renderemo sempre lode a te che sei il nostro
Signore e vivi e regni per tutti i secoli dei secoli. T./ Amen.
in
piedi
Dal
Vangelo secondo...
(possibilmente
con un breve pensiero di omelia)
G./
Il cuore dei santi è nella
legge di Dio.
T./ Il cuore dei santi nella legge di
Dio.
G./
Diritto e sicuro il loro cammino
T./
nella legge di Dio.
G./
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
T./
Il cuore dei santi nella legge di Dio.
Ant.
Avete abbandonato ogni cosa per seguirmi: avrete cento volte tanto, e la vita
eterna.
Canto
del Magnificat
(o altro canto sostitutivo)
L'anima
mia magnifica il Signore*
e
il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore,
perché
ha guardato l'umiltà della sua serva.*
D'ora
in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata.
Grandi
cose ha fatto in me l'Onnipotente*
e
Santo è il suo nome:
di
generazione in generazione la sua misericordia*
si
stende su quelli che lo temono.
Ha
spiegato la potenza del suo braccio,*
ha
disperso i superbi nei pensieri del loro cuore;
ha
rovesciato i potenti dai troni,*
ha
innalzato gli umili;
ha
ricolmato di beni gli affamati,*
ha
rimandato i ricchi a mani vuote.
,_ li Ha soccorso Israele, suo servo,*
ricordandosi della sua misericordia,
come aveva promesso ai nostri padri,*
ad
Abramo e alla sua discendenza, per sempre.
Gloria
al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo*
nei
secoli dei secoli. Amen.
S./
Supplichiamo Dio Padre, sorgente di ogni santità, perché con l'esempio e
l'aiuto dei santi, ci conceda di vivere in conformità con il nostro battesimo.
Diciamo insieme:
T./
Rendici santi, Signore, perché tu sei santo.
Padre
santo, tu vuoi che ci chiamiamo e siamo realmente tuoi figli, fa' che la
Chiesa ti glorifichi su tutta la terra con la luce della sua santità.
Preghiamo… Rendici santi, Signore, perché
tu sei santo.
Padre
santo, che ci inviti a camminare in maniera degna della nostra vocazione, per
piacere a te in ogni cosa, fa' che portiamo frutti abbondanti di opere buone.
Preghiamo… Rendici santi, Signore, perché tu sei
santo.
Padre
santo, che ci hai riconciliati in Cristo, custodisci quanti credono nel tuo
nome, perché formino una cosa sola con te. Preghianmo… Rendici
santi, Signore, perché tu sei santo.
Padre
santo, che ci vuoi commensali al banchetto del cielo, donaci di crescere nella
carità alla mensa del tuo Corpo e della tua Parola. Rendici
santi, Signore, perché tu sei santo.
O
Padre santo, che nel Beato Innocenzo da Berzo hai donato a questo nostro tempo
tanto lontano da te e tanto di te bisognoso, un esempio di preghiera
silenziosa e contemplativa, e un vero innamorato di te e dell'Eucaristia, ti
preghiamo... Rendici santi, Signore, perché tu sei
santo.
Padre
misericordioso, che nel Beato Innocenzo da Berzo hai concesso alla tua Chiesa un
ministro buono e un fedele dispensatore del tuo perdono e della tua grazia,
per la pace e la salvezza di molti, ti preghiamo...
Rendici santi, Signore, perché tu sei santo.
Padre
buono, che nel Beato Innocenzo da Berzo povero e penitente, hai offerto ai
bisognosi, ai disoccupati, ai piccoli e ai sofferenti un amico e un benefattore,
e per la loro gioia lo hai glorificato con il dono dei miracoli, ti preghiamo...
Rendici santi, Signore, perché tu sei santo.
Padre
santo, ascolta ora le nostre invocazioni, e per sua intercessione concedi a noi
di imitarne gli esempi e di ottenere dalla tua bontà la grazia che con fiducia
ti chiediamo. Per questo ti preghiamo... Rendici
santi, Signore, perché tu sei santo.
T./
Padre nostro
S./
Signore Gesù Cristo, che hai detto ai tuoi apostoli: vi lascio la pace, vi do
la mia pace,
T./
non guardare ai nostri peccati, ma alla fede della tua Chiesa, e donale unità e
pace secondo la tua volontà. Tu che vivi e regni nei secoli dei secoli. Amen.
S./
La pace del Signore sia sempre con voi.
T./
E con il tuo spirito.
S./
Come figli del Dio della pace, scambiatevi un gesto di comunione fraterna.
S./
Preghiamo (momento di preghiera silenziosa)
O
Dio, che hai dato al Beato Innocenzo da Berzo la grazia di seguire sino in
fondo Cristo povero e umile, concedi anche a noi di vivere fedelmente la
nostra vocazione, per giungere alla perfetta carità che ci hai proposto nel
tuo Figlio. Egli è Dio, e vive e regna con te, nell'unità dello Spirito Santo,
per tutti i secoli dei secoli.
T./
Amen.
S./
Il Signore sia con voi.
T./
E con il tuo spirito.
S./
Il Signore vi benedica e vi protegga.
T./
Amen.
S./
Faccia splendere il suo volto su di voi e vi doni la sua misericordia.
T./
Amen.
S./
Rivolga su di voi il suo sguardo e vi doni la sua pace.
T/
Amen.
S./
Per intercessione del Beato Innocenzo, la benedizione di Dio onnipotente, Padre
e Figlio e Spirito Santo, discenda su di voi, e con voi rimanga sempre.
T
/ Amen.
S./
Glorificate il Signore con la vostra vita. Andate in pace.
T./
Rendiamo grazie a Dio.
Canto
di inizio (es. Noi canteremo
gloria a te)
in
piedi
S./
La grazia del Signore nostro Gesù Cristo, l'amore di Dio Padre e la comunione
dello Spirito Santo sia con tutti voi.
T./
E con il tuo spirito.
S./
Fratelli carissimi, seguendo l'esempio del Beato Innocenzo da Berzo, frate
cappuccino, vogliamo fare anche noi esperienza di meditazione.
Ci lasceremo guidare da alcuni testi desunti dagli Scritti del Beato, come pure da alcune letture bibliche. Sarà poi nostro compito conservare quel clima di raccoglimento interiore che consentirà alla Parola di Dio di scendere in noi, di illuminare la nostra mente e arricchire il nostro spirito.
Mettiamoci
ora alla presenza di Dio e invochiamo lo Spirito Santo, perché diventiamo
terreno fertile, pronti ad accogliere il seme della Parola e disponibili a
lasciarci trasformare dalla sua santa ispirazione.
S./
Signore, apri le mie labbra
T./
E la mia bocca proclami la tua lode.
S./
Vieni, santo Spirito,
T./
manda a noi dal cielo un raggio della tua luce.
Vieni,
padre dei poveri, vieni datore dei doni;
vieni
luce dei cuori.
Consolatore
perfetto,
ospite
dolce dell'anima, dolcissimo sollievo.
Nella
fatica, riposo; nella calura, riparo;
nel
pianto, conforto.
O
luce beatissima,
invadi
nell'intimo il cuore dei tuoi fedeli.
Senza
la tua forza, nulla è nell'uomo,
nulla
senza colpa.
Lava
ciò che è sordido, bagna ciò che è arido,
sana
ciò che sanguina.
Piega
ciò che è rigido, scalda ciò che è gelido,
drizza
ciò che è sviato.
Vieni,
santo Spirito,
riempi
i cuori dei tuoi fedeli
e
accendi in essi il fuoco del tuo amore. Amen.
1.
DIO HA TANTO AMATO IL MONDO da consegnare suo Figlio alla morte
seduti
1L./
Dal libro della Genesi (22,1-14)
Dopo queste cose, Dio mise alla prova Abramo e gli disse: "Abramo!". Rispose: "Eccomi!". Riprese: "Prendi tuo figlio, il tuo unigenito che ami, Isacco, va' nel territorio di Mòria e offrilo in olocausto su di un monte che io ti indicherò". Abramo si alzò di buon mattino, sellò l'asino, prese con sé due servi e il figlio Isacco, spaccò la legna per l'olocausto e si mise in viaggio verso il luogo che Dio gli aveva indicato. Il terzo giorno Abramo alzò gli occhi e da lontano vide quel luogo. Allora Abramo disse ai suoi servi: "Fermatevi qui con l'asino; io e il ragazzo andremo fin lassù, ci prostreremo e poi ritorneremo da voi".
Abramo
prese la legna dell'olocausto e la caricò sul figlio Isacco, prese in mano il
fuoco e il coltello, poi proseguirono tutt'e due insieme. Isacco si rivolse al
padre Abramo e disse:
"Padre
mio!". Rispose: "Eccomi, figlio mio". Riprese: "Ecco qui il
fuoco e la legna, ma dov'é l'agnello per l'olocausto?". Abramo rispose:
"Dio stesso si provvederà l'agnello per l'olocausto, figlio mio!".
Proseguirono tutt'e due insieme. Così arrivarono al luogo che Dio gli aveva
indicato; qui Abramo costruì l'altare, collocò la legna, legò suo figlio
Isacco e lo depose sull'altare, sopra la legna. Poi Abramo stese la mano e prese
il coltello per immolare suo figlio. Ma l'angelo del Signore lo chiamò dal
cielo e gli disse: "Abramo, Abramo!". Rispose: "Eccomi!".
L'angelo disse: "Non stendere la mano contro il ragazzo e non fargli
niente! Ora so che tu temi Dio e non mi hai rifiutato tuo figlio, il tuo
unigenito". Allora Abramo alzò gli occhi e vide un ariete, impigliato con
le corna in un cespuglio. Abramo andò a prendere l'ariete e lo offri in
olocausto invece del figlio. Abramo chiamò quel luogo: "Il Signore
vede"; perciò oggi si dice: "Sul monte il Signore si fa vedere".
Parola
di Dio.
T./
Rendiamo grazie a Dio.
G./Canto
di riconoscenza all'amore di Dio (es. Come è grande la tua bontà)
Uno degli avvenimenti più misteriosi che s'incontrano nel Vecchio Testamento fu certamente quello che vide protagonisti due grandi Patriarchi sulla cima del monte Moria. Il Patriarca Abramo ricevette dal Signore l'ordine di offrirgli in sarificio, su quel monte, il suo Isacco. A questo suo figlio, al suo unico figlio Abramo voleva tutto il bene. E condusse sul monte il suo Isacco.
Ecco
pertanto preparato l'altare; ecco sopra l'altare accatastata la legna e sopra
la legna prostrata e palpitante la vittima, pronta per essere uccisa e consumata
dal fuoco. Già si accosta il fuoco, si imbrandisce il pugnale, si innalza il
braccio e sta per cadere il colpo fatale. Povero Isacco, stai per essere
sgozzato per mano del tuo amato padre, tu che sei il caro figliolo di un
Patriarca, l'erede delle divine promesse, il depositario delle speranze delle
nazioni.
Ma
il sacrificio non ebbe luogo. Una voce dall'alto ordina di sospendere il
colpo; un agnello misterioso colà si fa vedere, intricato fra le spine; ed al
povero Isacco, che senza alcuna speranza stava tra le braccia della morte, è
sostituito quell'agnello. L'agnello ha quindi la morte ed Isacco la vita;
l'agnello è consumato dalle fiamme del sacrificio ed Isacco ne gode il frutto.
Gravido
di mistero è questo racconto!
Nella
figura di Isacco, prostrato e legato sulla catasta che lo deve bruciare sotto il
pugnale di suo padre che, per obbedire a Dio, lo deve sacrificare, mi par di
vedere tutto il genere umano.
Oppresso
dal peccato, l'umanità giace sulla catasta dell'inferno che la deve consumare
in eterno sotto i colpi della giustizia di Dio che, per giusta soddisfazione,
l'avrebbe dovuta punire per sempre. Tale, infatti, doveva essere la sorte
miseranda di tutti noi, la nostra terribile fine se, come ad Isacco, anche a noi
non fosse stata fatta grazia, se anche per noi un altro Agnello non fosse venuto
a darci il cambio. Avessimo pur commesso un solo peccato, noi tutti avremmo
dovuto subire quel luogo di tormenti.
Ma
sia benedetto il Signore il quale, come ad Isacco, così anche verso di noi ha
usato misericordia: un nuovo Agnello è apparso anche per noi; un nuovo Agnello
si è offerto in sacrificio per dare a se stesso la morte e a noi la vita; si è
offerto in sacrificio e noi ne godiamo il frutto.
Ma
qual è questo Agnello a cui dobbiamo la nostra gratitudine? E l'Agnello di
Dio, venuto a togliere i peccati del mondo; è il Figlio del divin Padre; è la
stessa innocenza, beatissimo in se stesso; è quella maestà infinita che il
divin Padre genera da tutta l'eternità fra gli splendori di una luce
inaccessibile, uguale in tutto al Padre, oggetto di tutte le sue compiacenze e
di tutto il suo amore. Questo Agnello, infinitamente beato in se stesso, per la
sua incomprensibile misericordia, senza alcun nostro merito, apparve in questo
mondo rivestito delle spine dei nostri peccati e, misericordioso all'eccesso,
offri egli stesso il sacrificio che avremmo dovuto noi offrire per i nostri
peccati.
Venite
dunque, fratelli, con umiltà e gratitudine, ad assistere al sacrificio che ha
offerto per i nostri peccati sul monte Calvario.
(tempo
di meditazione personale)
in
piedi
L./
Ecco il vessillo della croce,
T./
mistero di morte e di gloria:
l'artefice
di tutto il creato
è
appeso ad un patibolo.
Un
colpo di lancia trafigge
il
cuore del Figlio di Dio:
sgorga
acqua e sangue, un torrente
che
lava i peccati del mondo.
O
albero fecondo e glorioso,
ornato
d'un manto regale,
talamo,
trono ed altare
al
corpo di Cristo Signore.
O
croce beata che apristi
le
braccia a Gesù redentore,
bilancia
del grande riscatto
che
tolse la preda all'inferno.
Ave,
o croce, unica speranza,
in
questo tempo di passione
accresci
ai fedeli la grazia,
ottieni
alle genti la pace. Amen.
S./
Grazia e benedizione a Cristo nostro redentore, che patì e mori per noi, e fu
sepolto per risorgere a vita immortale. A lui con profondo amore innalziamo la
nostra preghiera:
T./
Abbi pietà di noi, Signore.
L./
Divino Maestro, che ti sei fatto per noi obbediente fino alla morte e alla morte
di croce,
T./
insegnaci a obbedire sempre alla volontà del Padre.
L./
Gesù, vita nostra, che morendo sulla croce hai vinto la morte e l'inferno,
T./ donaci di comunicare alla tua morte per condividere la tua risurrezione.
L./
Re glorioso, inchiodato su un patibolo infame e calpestato come un verme,
T./
insegna a noi come rivestirci di quell'umiltà che ha redento il mondo.
L./
Salvezza nostra, che hai sacrificato la vita per amore dei fratelli,
T./
fa che et amiamo come tu et hai amato.
L./
Redentore nostro, che hai steso le braccia sulla croce per stringere a te
tutto il genere umano in un vincolo indistruttibile di amore,
T./
raccogli nel tuo regno tutti i figli di Dio dispersi.
S./
Guarda con amore, Padre, questa tua famiglia, per la quale il Signore nostro Gesù
Cristo non esitò a consegnarsi nelle mani dei nemici e a subire il supplizio
della croce.
Per
Cristo nostro Signore.
T./
Amen.
seduti
2.
AMIAMOCI CON LO STESSO AMORE DI DIO
2L./
Dalla I lettera di S.Paolo ap. ai Corinzi (13,4-7.13)
La
carità è magnanima, benevola è la carità; non è invidiosa, non si vanta,
non si gonfia d'orgoglio, non manca di rispetto, non cerca il proprio interesse,
non si adira, non tiene conto del male ricevuto, non gode dell'ingiustizia ma
si rallegra della verità. Tutto scusa, tutto crede, tutto spera, tutto
sopporta.
Ora
dunque rimangono queste tre cose: la fede, la speranza e la carità. Ma la più
grande di tutte è la carità! Parola di Dio
T./
Rendiamo grazie a Dio.
Canto
sul tema della carità (es.
Dov'è carità e amore)
G./
La testimonianza del Beato Innocenzo da Berzo È significativo come, presso la
gente comune, una persona comincia a diventare "qualcuno" non tanto
per quello che è o che pensa o dice, quanto per le opere che compie.
Anche i Santi sono ritenuti tali dal popolo solo nella misura in cui fanno del bene agli altri, sono disponibili all'amore e al servizio dei fratelli.
Così
è successo anche al nostro Beato Innocenzo da Berzo: la gente incominciò a
provare ammirazione e a considerarlo santo quando si accorse che P Innocenzo,
ancor vivo, dimenticava se stesso e tutti i suoi problemi personali per essere
sempre e ovunque disponibile alle necessità di tutti, specie "dei
bisognosi, dei malati e di tutti coloro che avessero qualche pena o qualche
sofferenza".
I
suoi primi biografi parlano addirittura di "tenera pietà verso gli
ammalati", proprio come si parla di "pietà" nei rapporti con il
Signore.
Sta
scritto nei processi che "gli ammalati erano tutti suoi... gli ammalati
prendevano tutto il suo tempo libero, di giorno e di notte. Neppure se pregato
di tornare a casa per un po' di riposo, egli lasciava il loro capezzale
...". La sua carità e dedizione al prossimo, sia ai fedeli che ai lontani
dalla fede, ebbe modo di testimoniarla specialmente durante il colera del 1873,
quando egli passava instancabilmente da una casa all'altra, benedicendo,
confortando, dando tutto il suo tempo a quanti erano nel bisogno materiale e
spirituale.
Era
troppo grande la sua fede per non vedere in ogni sofferente il volto del suo
Signore e troppo grande era il suo amore per non sentirsi spinto, al di là di
ogni dovere e delle sue stesse forze fisiche, ad avvicinare, assistere e
consolare tutti coloro che, in qualunque modo, gli ricordavano il "suo
appassionato Gesù".
Con
la vita di tutti i giorni, il nostro Beato sperimentava quanto egli stesso
predicava sulla carità.
La
carità è paziente e benigna. La vita cristiana si riassume nel sopportarci
pazientemente e nel fare il bene. Come i beati non hanno invidia ma si
rallegrano della gloria degli altri beati e, se fosse possibile, desidererebbero
far parte agli altri della propria gloria, così dobbiamo fare noi.
Rallegrandoci e compiacendoci del bene altrui, noi stessi partecipiamo di quel
bene, così come se ci compiacciamo e godiamo del peccato altrui, noi facciamo
nostro quel peccato.
Chi
ama veramente gioisce nel vedere gli altri avanzare e compiere il bene, così
come al mercante non dispiacciono i guadagni degli altri compagni associati.
Fratelli, dobbiamo tenere tutti in grande stima. Il che si dimostra specialmente
nel parlarne bene. Non vi è cosa che alimenti in noi la dolcezza e la carità
quanto il sapere che il nostro fratello ci vuole bene e parla bene di noi.
Dobbiamo perciò evitare al massimo ogni tipo di mormorazione. Come pure
evitare di discutere animosamente: se anche avessimo ragione, rovineremmo la
carità, daremmo cattivo esempio e faremmo perdere la reputazione, perché
saremmmo giudicati ostinati e bisbetici. La carità vuole che usiamo parole
umili e piacevoli: quelle stesse parole che vorremmo fossero usate per noi.
Teniamoci umili e inferiori a tutti. E se avvenisse qualche alterco e rottura
con il fratello, procuriamo di fare subito la pace, come dice il Vangelo e che
il sole non tramonti sulla nostra ira. E se qualcuno usasse con me parole
offensive, non devo essere anch'io così imprudente e di così poca virtù da
scompormi e ribattere con altrettante ingiurie e a voce alta.
Poiché
come un martello di ferro, battendo sul muro fa rumore, ma colpendo nel morbido
non si sente e si smorza, così la risposta dolce spezza l'ira, mentre il parlare
rumoroso e forte alimenta il furore. Evitare il sentimento di vendetta. Se
vogliamo conservare la carità dobbiamo soffocare ogni sentimento di avversione
e, come prima cosa, guardarci dai giudizi temerari, che sono il veleno della
carità. La radice dei giudizi temerari è la malizia. Come l'uomo sano
converte in buona sostanza anche il cibo cattivo mentre i malati sentono cattivo
anche il cibo più squisito, così i buoni pensano sempre bene, mentre i maligni
interpretano tutto male. Dio sopporta tanti nostri difetti. Non potremmo anche
noi lasciar perdere il piccolo neo che scopriamo nel prossimo?
(tempo
di meditazione personale)
in
piedi
S./
Preghiamo
O
Dio, che sei la perfetta unità e il sommo amore, fa' che i tuoi fedeli siano un
cuor solo e un'anima sola, perché la Chiesa si edifichi nella concordia e,
saldamente fondata sulla confessione dell'unica fede, possa godere i doni
dell'unità e della pace. Per Cristo nostro Signore.
T./
Amen.
T./
Ti ringraziamo, o Padre
santo, che nel Beato Innocenzo da Berzo hai donato a questo nostro tempo
tanto lontano da te e tanto di te bisognoso, un esempio di preghiera silenziosa
e contemplativa e un vero innamorato di te e dell'Eucaristia.
Ti ringraziamo, o Padre misericordioso, che nel Beato Innocenzo da Berzo hai concesso alla tua Chiesa un ministro buono e un fedele dispensatore del tuo perdono e della tua grazia, per la pace e la salvezza di molti.
Ti
ringraziamo, o Padre buono, che nel Beato Innocenzo da Berzo povero e
penitente, hai offerto ai bisognosi, ai disoccupati, ai piccoli e ai sofferenti
un
amico e un benefattore, e per la loro gioia lo hai glorificato con il dono dei
miracoli.
Ascolta
ora le nostre invocazioni, e per sua intercessione concedi a noi di imitarne
gli esempi e di ottenere dalla tua bontà la grazia che con fiducia ti
chiediamo. Gloria... Padre nostro
S./
Signore Gesù Cristo, che hai detto ai tuoi apostoli: vi lascio la pace, vi do
la mia pace, non guardare ai nostri peccati, ma alla fede della tua Chiesa, e
donale unità e pace secondo la tua volontà.
Tu che vivi e regni nei secoli dei secoli.
T./
Amen.
S./
La pace del Signore sia sempre con voi.
T./
E con il tuo spirito.
S./
Come figli del Dio della pace, scambiatevi un gesto di comunione fraterna.
S./
Preghiamo (momento di preghiera silenziosa)
O
Dio, che hai dato al Beato Innocenzo da Berzo la grazia di seguire sino in
fondo Cristo povero e umile, concedi anche a noi di vivere fedelmente la
nostra vocazione, per giungere alla perfetta carità che ci hai proposto nel
tuo Figlio. Egli è Dio, e vive e regna con te, nell'unità dello Spirito Santo,
per tutti i secoli dei secoli.
T./
Amen.
S/ Signore sia con voi.
T./ E con il tuo spirito.
S./
Il Signore vi benedica e vi protegga.
T./
Amen.
S./ Faccia splendere il suo volto su di voi e vi doni la sua misericordia.
T./
Amen.
S./
Rivolga su di voi il suo sguardo e vi doni la sua pace.
T./
Amen.
S./
Per intercessione del Beato Innocenzo, la benedizione di Dio onnipotente, Padre
e Figlio e Spirito Santo, discenda su di voi, e con voi rimanga sempre.
T./
Amen.
S./
Glorificate il Signore con la vostra vita. Andate in pace.
T./
Rendiamo grazie a Dio.
INCONTRO
DI PREGHIERA PER I RAGAZZI/GIOVANI
G./ Iniziamo la preghiera con il Canto (es. Tu sei la mia vita).
S./
Nel nome del Padre... Carissimi ragazzi, il momento che stiamo vivendo insieme,
ci permette di entrare in contatto con il Signore Gesù, per trascorrere con Lui
un po' del nostro tempo. Ci accompagna in questo incontro la figura e l'esempio
di un frate cappuccino, il Beato Innocenzo da Berzo. Voi non lo conoscete, ma è
stato molto amato, apprezzato e richiesto nella sua zona, in Val Camonica. Non
era un grande predicatore, ma annunciava il vangelo con l'esempio, con una
carità squisita, con la sua vita molto umile e penitente.
Egli
passava ore ed ore in preghiera; dalla preghiera traeva la forza per compiere
gesti semplici, ma carichi di fede eroica e di profonda carità.
Impariamo
da lui ad abbandonarci di più al Signore, a fidarci del suo vangelo e ad amare
i nostri fratelli come Cristo ha amato noi.
L./
Preghiamo, ripetendo insieme il ritornello:
T./
Padre, io mi abbandono a Te.
L./
Fa' di me ciò che ti piace.
Qualunque
cosa tu faccia di me, ti ringrazio. Sono pronto a tutto, accetto tutto,
perché
la tua volontà si compia in me
e
in tutte le tue creature. RIT.
Io
non desidero altro, mio Dio. Depongo la mia vita nelle tue mani. Te la dono, mio
Dio, con tutto l'amore del mio cuore, perché ti amo. RIT.
Ed
è per me un'esigenza di amore il darmi,
il
rimettermi nelle tue mani, senza misura, con una confidenza infinita,
poichè
tu sei il Padre mio. RIT.
(Charles de Foucauld)
1.
LA GIOIA DI AMARE DIO
G./Mettiamoci
in ascolto della Parola del Signore:
S./
Il Signore sia con voi.
T./
E con il tuo Spirito.
S./
Dal Vangelo secondo Matteo (22,34-40)
T./
Gloria a te, o Signore.
S./
"In quel tempo un dottore della Legge, lo interrogò per metterlo alla
prova: "Maestro, nella Legge, qual è il grande comandamento?". Gli
rispose: "Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la
tua anima e con tutta la tua mente. Questo è il grande e primo comandamento. Il
secondo poi è simile a quello: Amerai il tuo prossimo come te stesso. Da questi
due comandamenti dipendono tutta la Legge e i Profeti". Parola del Signore.
T./
Lode a te, o Cristo.
seduti
G./
Ed ora confrontiamoci con l'esempio del Beato Innocenzo da Berzo. Ci sono
molti fatti della sua vita che dimostrano come egli volle, fin da bambino, amare
il suo prossimo come se fosse il suo Signore, cioè con tutto se stesso.
Ascoltiamo.
L./
Ad un compagno che amava fare il bullo con parolacce, il beato Innocenzo che
allora si chiamava ancora Giovanni, non mancò di muovere rimprovero. Ma quel
compagno se la prese a male e la giurò contro il nostro Giovannino: gliene fece
di tutti i colori fino a percuoterlo, una sera, con un manganello. Ma
Giovannino, quieto, non fiatava.
Il
giorno dopo lo si vedeva, magari, aiutare quel demonietto nelle esercitazioni
di latino o di matematica, lui il migliore sempre della classe, ma anche e
soprattutto il più umile, il più tollerante, denominato perciò dai compagni,
molto spesso per scherno, "il piccolo San Luigi". Giovanni amava
tutti, specie i poveri, perché in essi vedeva il volto di Gesù. E più uno
soffriva, più lo sentiva vicino, come Cristo che amava stare con i poveri, i malati
e i peccatori.
Questo amore per il prossimo gli veniva dalla sua grande fede in Dio. Si racconta che Giovannino andasse spesso con lo zio materno, Francesco, a lavorare su in montagna. E, venuta la sera, lo zio Francesco era sempre il primo a dire: "Sono stanco, ho sonno, andiamo a dormire". Ma subito Giovannino: "Aspetta zio, diciamo le orazioni", e intonava il Rosario, pregava i santi, gli angeli custodi, i morti... una preghiera che non voleva finire più e alla quale lo zio non resisteva quasi mai: s'addormentava perciò pesantemente.
Il
suo amore per Dio lo accompagnerà sempre. Soprattutto quando, ormai frate,
trascorreva notti intere in chiesa, davanti al Santissimo Sacramento. Tutti lo
conoscevano come un frate santo, che amava la preghiera ed era umile e
servizievole verso tutti.
Per
la riflessione personale...:
-
Quanto tempo dedichi ogni giorno alla preghiera, a passare un po' di tempo con
il Signore?
-
Ti capita qualche volta di passare vicino alla chiesa e di entrare a fare una
"visita" al Signore?
-
Che cosa vuol dire "avere il senso della presenza di Dio"?
S./
Ripetiamo insieme questa invocazione: "Noi crediamo in Te". Noi
crediamo in Te.
Noi
crediamo che tu, o Dio, sei il Padre nostro e di tutti gli uomini. Noi
crediamo in Te.
Tu
ci dai la voglia di crescere, di imparare, di donare e amare. Noi
crediamo in Te.
Noi
crediamo, o Signore, che tutte le nostre capacità sono tuo dono e ci rendono
veramente felici se le mettiamo a disposizione di chi è nel bisogno. Noi
crediamo in Te.
Noi
crediamo che tu sei presente nell'Eucarestia, sacramento e segno sublime del
tuo amore per tutti noi. Noi crediamo in Te.
Noi
crediamo che Gesù è tuo Figlio, Salvatore degli uomini, nostro fratello e
amico. Noi crediamo in Te.
Egli
ha dato la vita per noi e ci ha resi tutti fratelli. Noi
crediamo in Te.
Ci
ha insegnato a perdonarci e a volerci bene. Noi
crediamo in Te.
Noi
crediamo nello Spirito Santo. Noi crediamo in Te.
Egli
è sempre presente tra noi e ci riunisce in una sola famiglia. Egli ci aiuta ad
amarci del suo stesso amore. Noi crediamo in Te.
Noi
crediamo che tu sei presente in tutte le persone che incontriamo sul nostro
cammino; soprattutto sei presente in chi soffre, nei poveri e nelle persone
sole. Noi crediamo in Te.
Noi
crediamo che gli uomini sono tutti nostri fratelli e che un giorno ci troveremo
tutti insieme nella tua Casa per godere della tua gloria. Noi
crediamo in Te.
Cantiamo
insieme il canto: Amatevi l'un l'altro.
2.
LA GIOIA DI SERVIRE DIO NEI POVERI E NEGLI UMILI
G./Mettiamoci
in ascolto della Parola del Signore:
in
piedi
S./
Il Signore sia con voi.
T./
E con il tuo Spirito.
S./
Dal Vangelo secondo Marco (10,42-45)
T./
Gloria a te, o Signore.
S./
In quel tempo Gesù chiamò a sé i dodici e disse loro: "Voi sapete che
coloro i quali sono considerati i governanti delle nazioni dominano su di esse
e i loro capi le opprimono. Tra voi però non è così; ma chi vuole diventare
grande tra voi sarà vostro servitore, e chi vuole essere il primo tra voi sarà
schiavo di tutti. Anche il Figlio dell'uomo infatti non è venuto per farsi
servire, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti".
Parola
del Signore.
T./
Lode a te, o Cristo.
seduti
G./Ed
ora confrontiamoci con l'esempio del Beato Innocenzo.
L./
Ogni novello sacerdote si affaccia al suo avvenire traboccante di programmi e di
sogni: predicazione, sacramenti, conversioni, apprezzamenti.
Per
il novello sacerdote Don Giovanni Scalvinoni - aveva allora 25 anni - tutto il
suo domani si condensa in un unico programma: Dio e i poveri, meglio: il suo Dio
e i suoi poveri! Per il suo Dio continuerà a pregare; per i suoi poveri si
spenderà in continue opere di carità, di perdono e di buon esempio.
Eccolo a Cevo, la sua prima tappa come novello sacerdote. Un mezzogiorno mamma Francesca l'aspetta invano per il magro pasto. Passa del tempo ed è costretta ad andarlo a cercare, dove? In chiesa, naturalmente.
Don
Giovanni era steso sul pavimento dell'altare, svenuto.
Gran
trambusto; lo si porta a casa, preoccupati; ben presto rinviene e sorride a
tutti. Caccia giù un boccone, costrettovi dalla mamma e torna di nuovo in
chiesa a pregare.
Era
tanta la sua voglia di preghiera che dimenticava perfino di nutrirsi: da qui i
suoi frequenti svenimenti; così frequenti che più nessuno si meraviglierà.
La
passione per il suo Dio era insieme passione anche per i suoi poveri: malati e
bisognosi d'ogni genere.
La
sua casa era sempre aperta a tutti ed era miracoloso constatare come, in quella
sua casa poverissima, dove non c'era mai niente di troppo, tutti trovassero
qualcosa da portare via.
Presso
i suoi malati passava giorni e notti intere, soprattutto accanto al letto dei
più gravi.
Cosa
andasse dicendo loro, nessuno lo immagina. Con lui accanto, comunque, tutti
morivano contenti o perlomeno rassegnati.
Alcuni
talvolta lo compativano perché - dicevano - era troppo buono e si faceva
imbrogliare. Ma, in fondo in fondo, a lui tutti ricorrevano, perché di lui si
fidavano e in lui vedevano non solo un buon uomo, ma il Dio buono verso tutti.
Riflessione
personale, in silenzio Preghiera al Beato Innocenzo da Berzo
Beato
Innocenzo, tu che hai accostato il cuore al Cuore di Cristo ed hai avvertito il
prodigio dell'umiltà di Dio! Tutta la tua vita è stata una serena e convinta
battaglia contro l'orgoglio umano, che ci separa da Dio e ci contrappone a
Dio.
Beato
Innocenzo, prega per noi affinché percorriamo oggi con decisione la via
dell'umiltà per sentire e far sentire il profumo della paglia di Betlemme e per
tenere nelle nostre mani la brocca della lavanda dei piedi, lasciataci in
eredità da Gesù.
Beato
Innocenzo, tu sei stato gioiosamente povero e hai sentito la libertà vera: la
libertà di chi non ha catene che legano come schiavi alle cose di quaggiù.
Prega
per noi, affinché diventiamo veramente liberi. Beato Innocenzo, tu che hai
celebrato l'Eucaristia unendoti a Cristo con un totale atto di amore: non hai
posto ostacoli alla Messa ma l'hai accolta, l'hai vissuta e l'hai seminata con
la tua carità.
Aiutaci
a vivere meglio la Santa Messa, aiutaci a stare accanto all'altare con il cuore
di Maria per divenire oggi seminatori d'amore nel campo dell'odio, seminatori di
perdono nel campo della vendetta, seminatori di bontà nel campo della
cattiveria. Amen.
S./
Ed ora cantiamo tutti assieme la preghiera che Gesù ci ha insegnato:
T./
Padre nostro che sei nei cieli...
S./
O Signore misericordioso, ascolta ed esaudisci la preghiera che ti rivolgiamo
per l'intercessione del Beato Innocenzo.
Facci comprendere, desiderare e possedere in tranquillità la beatitudine promessa a coloro che amano con cuore sincero. Insegnaci l'amore vero, l'amore che è dono, l'amore che è sacrificio per te e per i fratelli. Insegnaci il raccoglimento e la vita interiore, perché sappiamo ascoltare le buone ispirazioni e la tua parola.
Insegnaci
la preghiera semplice e sincera per cercarti e incontrarti ogni giorno e per
attingere da te l'aiuto delle grazie che umilmente ti chiediamo.
Per
Cristo nostro Signore.
T./
Amen.
S./
Concludiamo la preghiera con la benedizione della Reliquia e con il canto...
Canto
iniziale (es. Accoglimi,
Signore).
S./ Nel nome del Padre... T./ Amen.
S./
Dio ci ha scelti in Cristo per essere santi e immacolati al suo cospetto nella
carità. In questo nostro incontro, vogliamo riservare parecchio spazio alla
preghiera. Pregare è affidarsi a Dio Padre; è mettersi in sintonia con Lui,
perché ci aiuti a scoprire il senso della nostra vita: perché ci ha messi in
questo mondo, perché ci ha collocati in questa comunità, che cosa siamo noi
per gli altri. Il Signore ci aiuti a fare esperienza nella preghiera della sua
fedeltà e ad abbandonarci al suo eterno Amore.
seduti
G./
Ascoltiamo la voce di un contemporaneo che, con molta confidenza ed efficacia,
ci manifesta il modo con cui è giunto al pieno abbandono a Dio.
1L./
Nelle notti insonni sento il tarlo roditore che mi distrugge, sento il veleno
che sale nei meandri dello spirito e mi paralizza. Provo a pregare; ma la stessa
preghiera mi è diventata amara, vuota di senso.
Si
direbbe che il cielo non mi risponde più. Al mio grido invocante giustizia il
silenzio più assoluto ne è l'eco abissale. Si direbbe che qualcosa è cambiato
lassù e che gli stessi canoni che reggevano l'antica legge non commuovono più
il Dio giusto.
Sarà,
è proprio così. Il Dio della giustizia ha voltato per sempre la pagina della
giustizia. Era bella, era vera, ma non era completa quella pagina; soprattutto
non aveva l'esplosività di Dio, l'infinitezza di Dio. All'uomo finito nel
vicolo cieco del peccato i canoni della giustizia e della verità erano
incapaci di offrire la salvezza. Ci voleva qualche altra cosa; era il segreto
nascosto nei secoli in Dio. E venne Gesù!
Era
finita l'epoca del vittimismo e incominciava, con Gesù, la dinastia della
"vittima".
La vera vittima, silenziosa vittima, vittima che si paragona all'agnello, vittima che accetta di essere vittima e che distrugge nel fuoco del suo amore gli sterpi dell'ingiustizia.
Sarà;
al di là della giustizia anche per me.
Per
vincere la cancrena del vittimismo debbo andare al di là di questa aspra
montagna. Come Gesù, ad imitazione di Gesù, debbo risalire faticosamente il
versante del mio dolore e gettarmi con coraggio nella discesa verso i
fratelli, tutti i fratelli.
(Carlo
Carretto, Lettere dal deserto, pag. 145)
G./
Esprimiamo questo nostro desiderio con il canto (es. Quanta sete nel mio cuore).
G./
Le parole di Francesco d'Assisi risultano essere un canto, una esaltazione al
Dio unico, raro, onnipotente e infinitamente buono, al quale va sempre il
tributo della nostra adorazione e umile, amorosa, confidente, sottomissione.
Niente
si deve interporre o deve guastare il nostro rapporto di comunione con lui. Egli
solo è il Signore, il Primo e l'Ultimo.
Beni, affetti, persone, persino la nostra stessa vita merita di essere sacrificata pur di non venir meno ai legami di amicizia, amore che ci tengono a lui uniti.
1L./
E tutti coloro che vogliono servire il Signore Iddio nella santa Chiesa
cattolica e apostolica: tutti gli ordini ecclesiastici: i sacerdoti, i diaconi,
suddiaconi, accoliti, esorcisti, lettori, e tutti i chierici, tutti i religiosi,
tutti i fanciulli, i poveri e i miseri, e i re e i principi, i lavoratori, i
contadini, i servi e i padroni, tutte le vergini, le vedove e le maritate, i
laici, i sani, le donne, tutti i bambini, gli adolescenti, e tutti i popoli, le
genti, le razze, le lingue, che sono e saranno, noi tutti frati minori, servi
inutili, umilmente preghiamo e supplichiamo di perseverare nella vera fede e
nella penitenza, poichè diversamente nessuno può essere salvo.
Nient'altro
dunque si desideri, nient'altro si voglia, nient'altro ci piaccia e ci soddisfi
se non il Creatore e Redentore e Salvatore nostro, solo vero Dio e che è
pienezza di bene, totalità di bene, completezza di bene, vero e soave e
dolce, che solo è santo, giusto, vero e retto, che solo è benigno, innocente e
puro, dal quale e per il quale e nel quale è ogni perdono, ogni grazia, ogni
gloria di tutti i penitenti e di tutti i giusti, di tutti i santi che godono
insieme nei cieli.
Niente
dunque ci ostacoli, niente ci separi, niente si interponga. E ovunque, noi
tutti, in ogni luogo, in ogni ora, in ogni tempo, ogni giorno, senza cessare
crediamo veramente e umilmente e teniamo nel cuore e amiamo, onoriamo, adoriamo,
serviamo, lodiamo e benediciamo, glorifichiamo ed esaltiamo, magnifichiamo e
ringraziamo l'altissimo e sommo eterno Dio, (Trino e Uno,
Padre
e Figlio e Spirito Santo, creatore di tutte le cose, Salvatore di chi opera e
crede in Lui, di chi ama Lui: il quale, senza inizio e senza fine, immutabile,
invisibile, inenarrabile, ineffabile, incomprensibile e ininvestigabile,
benedetto, degno di lode, glorioso, sopraesaltato, sublime, eccelso, soave,
amabile, dilettevole e tutto sempre e sopra tutte le cose è desiderabile nei
secoli dei secoli. (FF 68.70-71)
Silenzio
Canto
di fiducia in Dio
(es.: Le mani alzate)
G./
Ascoltiamo ora una testimonianza del Beato Innocenzo da Berzo sulla nostra
comune vocazione alla santità. Così egli parlava alla gente della sua valle.
In una sua omelia diceva:
1L./
Sento nel mio cuore un vivo desiderio, per cui altro non bramo che vedervi
divenire tutti santi. Questo è quanto il Signore comanda a tutti i fedeli
indistintamente, quando dice nelle sante Scritture: "lo vi ho separati
dagli altri popoli... Voi mi sarete alleati e devoti. Siate santi, perché io
sono santo".
Ma
io vedo che voi vi risentite all'udire parlare di santità e andate dicendo:
"Chi di noi potrà arrivare a tal perfezione di virtù, da potersi meritare
il bel nome di Santo?".
Ma non vi spaventate: se sapeste quanti milioni di anime cristiane della nostra stessa condizione, attorniate dagli stessi nostri pericoli, dalle stesse passioni si sono santificate, non avremmo più di questi dubbi e perplessità. Tutti siamo chiamati alla santità; una santità che sia a alla portata ugualmente del sovrano e del suddito, del magistrato e del popolo. Una santità che convenga allo strepito delle faccende ed alla tranquillità del riposo, alle ricchezze e alla povertà, al sano e all'infermo, al soldato e al cittadino: a tutti cioè i vari stati di vita.
"Siate
santi, perché io sono santo", dice il Signore. Dovrebbe dunque Dio
comandarci cose impossibili? Sarebbe Egli così ingiusto da esigere da noi ciò
che non possiamo fare?
Che
cosa intendiamo per santità? Forse una vita che non ci lasci neanche godere
innocentemente dei beni che possediamo, una vita di continua orazione e contemplazione?
Sarà, questi sono esempi prodigiosi di santità. Ma non rappresentano quella
santità essenziale che Dio ci propone. Dio chiede una santità che sia alla
portata di tutti.
In
che cosa consiste una tale santità? Consiste essenzialmente nel rispettare ed
amare Iddio; nell'adempiere, per amore di Dio a tutti i doveri del nostro stato.
Chi è di noi che non possa e non debba onorare Iddio?
Forse
colui che è circondato dai lusinghieri piaceri e da quei beni terreni che ci
propone la superbia del mondo? Sarà, è vero che questi beni possono essere di
grande ostacolo alla santità.
Ma
non potete negare che le ricchezze e i beni del mondo sono, di per se stessi,
indifferentissimi alla virtù e al vizio. Il denaro, per esempio, è cattivo per
i cattivi e buono per i buoni. E buono quando lo si ottiene attraverso vie
legittime, quando con buon fine lo si possiede e per buoni fini lo si spende.
Chiedetevi in tutta coscienza: chi vi impedisce di impiegare le vostre
sostanze cristianamente? Quella stessa mano che sarà facilmente le
spande
al lusso, alla vanità, ai giochi, alle liti ingiuste, perché non potrebbe
dispensarle ugualmente in elemosina a sollievo dei poveri, per assolvere agli
onesti doveri di famiglia e al religioso culto di Dio?
Vi
sono persone assai più ricche di voi che non peccano per il solo fatto di
essere ricchi. Anzi, con le loro ricchezze vanno congregandosi grandi tesori
in cielo.
Ma
è nostra abitudine parlare male delle cose che abbiamo invece di giudicare
noi stessi. Alcuni dicono: "Se non ci fossero tante lusinghe, se non
avessimo le passioni sì vive, se non ci trovassimo sempre nelle occasioni di
fare il male, se non fossimo così poveri, così infermi, così perseguitati,
saremmo buoni cristiani, saremmo santi!".
Dobbiamo
dire piuttosto: se non prestassimo attenzione alle lusinghe, se combattessimo
meglio le nostre passioni, se fuggissimo le occasioni di far del male, se ci
fosse in noi maggior pazienza nella povertà e nella infermità e in tutti i
travagli della vita, allora saremmo più santi. Non calunniamo dunque né le
ricchezze né la povertà, né l'infermità. Giobbe da ricco divenne povero e
da sano infermo. Egli però fu santo nelle ricchezze e nella povertà; fu santo
nella salute e nella infermità. In mezzo alle ricchezze santificò se stesso
con l'ospitalità e la carità; e nella miseria santificò se stesso con la
molta pazienza e confidenza. Imitiamolo e saremo anche noi santi.
Ma
dirà qualcuno: in un secolo corrotto come il nostro, come è possibile non
essere trascinati dalla moltitudine dei cattivi?
Far
del bene oggi sarebbe come tirarsi addosso le beffe e le derisioni di tutti.
Come resistere a tanta seduzione?
Vi
confesso con dispiacere che più il mondo va avanti e più diventa malvagio,
perché crescono i vizi e diminuisce la virtù, perché aumenta l'incredulità
e va scemando la vera fede dal cuore dei fedeli. Ma, è poi il nostro mondo
corrotto come quello del tempo di Noè? Trovatemi voi un luogo, un tempo, una
professione, uno stato qualunque che non abbia anche oggi persone dabbene e
virtuose, poste da Dio come in mezzo a noi come chiarissimi esempi di quello che
dobbiamo essere e che dobbiamo fare? lo ho sempre trovato nel mondo, accanto ai
cattivi, anche tante persone buone, in ogni stato, di ogni condizione, sesso ed
età.
"Siate
perfetti, come perfetto è il Padre vostro celeste". (Gli Scritti, pag. 362
ss) G./ Ma più che con le parole, P. Innocenzo dimostrò la via della santità
con la sua stessa vita.
Dice
un suo biografo: "Il bisogno di abitare nella stessa casa insieme con Gesù,
aveva costituito il punto di partenza della sua vocazione alla vita religiosa e
cappuccina.
Quell'anima,
sentendosi irresistibilmente assorbire dallo Spirito del Signore, pensò di
abbandonare la vita attiva del sacerdote secolare e abbracciare la vita
religiosa, onde potersi più intimamente unire a Dio e perdersi totalmente in
Lui, con perfetto sacrificio di tutto se stesso. Il suo primo incontro con la
vita di convento, dove libero da ogni responsabilità, nella solitudine tanto
sospirata, poteva soddisfare al suo profondo anelito di continua unione con
Dio, gli procurò immensa gioia ".
E
ancora: "Pregò senza interruzione e alimentò così la sua vita religiosa
e la sua attività apostolica. In qualunque luogo lo si osservasse, in qualunque
tempo, in qualunque circostan-
za,
sempre si vedeva l'uomo unito con Dio".
"Queste
persone - diceva l'allora Card. Montini - queste anime si slanciano, si
isolano, non vogliono la conversazione profana, si ritirano in convento,
rifuggono da tutto quello che noi chiamiamo divertimento... e sembra che
diventino eremiti, ma non è vero... Vivendo nella conversazione misteriosa
con Dio, diventano i maestri delle nostre anime".
Presentiamo
la nostra vita a Dio che conosce i nostri nomi e ci ha scelti ancor prima della
creazione del mondo. Affidiamoci a Lui con il canto (es.: Vocazione)
pausa
di silenzio
Per
la riflessione personale:
Il
nostro tempo sembra segnato dalla paura: avvengono fatti che ci fanno paura e la
terra, simbolo di stabilità, si presenta davanti ai consumi e al suo
progressivo inquinamento come incapace a contenerci e nutrirci.
La
Chiesa stessa appare ai timidi ed agli sprovveduti come incapace di trasmetterci
quella sicurezza a cui eravamo abituati.
La
paura abita le nostre città. La paura abita la Chiesa! A me fa pena questa
paura, perché è il triste segno della nostra carenza di fede nel Cristo
risuscitato dai morti, nel Cristo re della storia, nel Dio dell'impossibile. Gli
avvenimenti di Pasqua ci invitano a riflettere e ad affidarci fiduciosi a Dio
Padre.
-
Perché affidarsi a Dio?
Dio
mi ha fatto prima come un frammento di stella e mi ha dato la vita; poi mi ha
disegnato come un fiore e mi ha dato la forma; poi mi ha infuso la coscienza e
mi ha fatto amore. Tutto questo significa fare un figlio, perché il figlio è
vita del padre, è libertà della stessa libertà del padre, è comunicazione
per comunicare col padre. Nato una volta da mio padre e mia madre, che mi hanno
trasmesso le realtà terrene, nascerò una seconda volta alle realtà celesti.
Ora
sono come un feto immaturo, tra le cose che conosco e quelle che non conosco.
Non è una posizione comoda; difatti soffro di cecità, d'incompletezza, di nostalgia.
Il cosmo e la storia sono come il ventre dove si compie la mia generazione,
1-ambiente divino" del mio divenire figlio di Dio.
Io,
però, devo andare al di là, dove sta il Padre, che mi attende. Se Dio è mio
Padre posso stare tranquillo e vivere in pace: sono assicurato per la vita e
per la morte, per il tempo e per l'eternità: Dio sa quello di cui ho bisogno!
Gesù,
nostro modello, si è affidato al Padre: "Non la mia, ma la tua volontà
sia fatta". Gesù davanti alla povertà dell'uomo, davanti al male,
davanti al dolore... non ha chiesto al Padre di cambiare le cose. Ha visto che
era necessario passare di là e ha abbassato il capo, come uno di noi, lasciando
al Padre, Dio dell'impossibile, la soluzione delle cose insolubili e la
sintesi di tutti gli opposti. Il Padre ha gradito questo sacrificio e lo ha
risuscitato dai morti.
-
Praticare la fede?
Affidarsi
a Dio è credere! Credere è un atto maturo in un essere immaturo, come siamo
noi. Dio ci dà la barca ed i remi, ma poi ci dice: "tocca a te
remare". Fare atti positivi di fede è come allenare questa facoltà, come
la ginnastica per i muscoli.
Davide
sviluppò la fede, accettando di battersi con Golia; Gedeone si esercitò
nella fede andando alla battaglia con pochi soldati contro un nemico più forte;
Abramo accettò di sacrificare il figlio; Giuditta penetra nel campo di
Oloferne...
Ma
su tutti gli uomini e tutte le donne, che vissero di fede, due creature
raggiungono una maturità sublime: Maria e Giuseppe.
Maria
deve divenire la Madre del Verbo, deve dare carne ed ossa al Figlio di Dio; e
Giuseppe deve velare il mistero, mettendosi accanto a Lei, per fare credere a
tutti che Gesù sia suo figlio.
Per
queste due creature la notte della fede non fu solo buia; fu dolorosa:
fidanzamento; nascita; fuga in Egitto; uccisione degli innocenti...
Canto
di fiducia
(es.:
E sono solo un uomo.)
in
piedi
(Il
Sacerdote introduce alle preghiere spontanee)
S./
Preghiamo
O
Dio, che nella morte e risurrezione del tuo Figlio ci hai rivelato la grandezza
del tuo amore, fa' che sull'esempio di S. Francesco e del Beato Innocenzo da
Berzo possiamo anche noi accogliere il dono della salvezza e scoprire ogni
giorno il progetto che tu hai su ciascuno di noi. Per Cristo nostro Signore.
T./
Amen.
S./
Ed ora cantiamo tutti assieme la preghiera che Gesù ci ha insegnato:
T./ Padre nostro che sei nei cieli...
S./ Il Signore sia con voi.
T./
E con il tuo spirito.
S./
Il Signore vi benedica e vi protegga.
T./
Amen.
S./
Faccia splendere il suo volto su di voi e vi doni la sua misericordia.
T./
Amen.
S./ Rivolga su di voi il suo sguardo e vi doni la sua pace.
T./ Amen.
S./
Per intercessione del Beato Innocenzo, la benedizione di Dio onnipotente, Padre
e Figlio e e Spirito Santo,
discenda
su di voi, e con voi rimanga sempre.
T./
Amen.
S./
Glorificate il Signore con la vostra vita. Andate in pace.
T./
Rendiamo grazie a Dio.
S./
Nel nome del Padre...
Dio ci ha scelti in Cristo per essere santi e immacolati al suo cospetto nella carità. In questo incontro che nasce attorno al reliquiario del Beato Innocenzo, segno della sua presenza, vogliamo riservare spazio alla preghiera rivolta a Dio Padre, perché ci aiuti a scoprire il senso della nostra vita, ci aiuti a capire il Suo progetto su di noi, ci aiuti a fare esperienza della Sua fedeltà per poterci abbandonare fiduciosi al Suo Eterno Amore.
G./ Ci mettiamo seduti "ai piedi del Signore",
pronti
ad "ascoltare la sua parola".
Questa Parola Santa ci verrà annunciata con risonanza di vita. I lettori si succederanno per ammannirci una visione completa: Dio che parla, chiama, predispone e gli uomini nel nostro caso: Francesco d'Assisi e Innocenzo da Berzo che rispondono con gioia, con fiducia, con perseveranza. Ascoltiamo.
1L./
Dal Vangelo secondo Marco (10, 17-22)
Mentre andava per la strada, un tale gli corse incontro e, gettandosi in ginocchio davanti a lui, gli domandò: «Maestro buono, che cosa devo fare per avere in eredità la vita eterna?». Gesù gli disse: «Perché mi chiami buono? Nessuno è buono, se non Dio solo. Tu conosci i co-
mandamenti: Non uccidere, non commettere adulterio, non rubare, non testimoniare il falso, non frodare, onora tuo padre e tua madre». Egli allora gli disse: «Maestro, tutte queste cose le ho osservate fin dalla mia giovinezza». Allora Gesù fissò lo sguardo su di lui, lo amò e gli disse: «Una cosa sola ti manca: va', vendi quello che hai e dallo ai poveri, e avrai un tesoro in cielo; e vieni! Seguimi!». Ma a queste parole egli si fece scuro in volto e se ne andò rattristato; possedeva infatti molti beni.
2L./
Dal Testamento di Francesco d'Assisi
(FF 110-111)
Il
Signore concesse a me, frate Francesco, d'incominciare così a far penitenza,
poiché, essendo io nei peccati, mi sembrava cosa troppo amara vedere i
lebbrosi; e il Signore stesso mi condusse tra loro e usai con essi misericordia.
E allontanandomi da essi, ciò che mi sembrava amaro mi fu cambiato in dolcezza
di anima e di corpo. E di poi, stetti un poco e uscii dal mondo. E il Signore mi
dette tanta fede nelle chiese, che così semplicemente pregavo e dicevo:
"Ti adoriamo, Signore Gesù Cristo, in tutte le tue chiese che sono nel
mondo intero e ti benediciamo, poiché con la tua santa croce hai redento il
mondo".
Canto
vocazionale
(es. Ero un uomo come tanti altri...)
1L/
Dal Vangelo secondo Giovanni
(1,35-42)
Il giorno dopo Giovanni stava ancora là con due dei suoi discepoli e, fissando lo sguardo su Gesù che passava, disse: «Ecco l'agnello di Dio!». E i suoi due discepoli, sentendolo parlare così, seguirono Gesù. Gesù allora si voltò e, osservando che essi lo seguivano, disse loro:
«Che
cosa cercate?». Gli risposero: «Rabbi - che, tradotto, significa Maestro -,
dove dimori?». Disse loro: «Venite e vedrete». Andarono dunque e videro
dove egli dimorava e quel giorno rimasero con lui; erano circa le quattro del
pomeriggio.
Uno
dei due che avevano udito le parole di Giovanni e lo avevano seguito, era
Andrea, fratello di Simon Pietro. Egli incontrò per primo suo fratello Simone e
gli disse: «Abbiamo trovato il Messia» - che si traduce Cristo - e lo condusse
da Gesù. Fissando lo sguardo su di lui, Gesù disse: «Tu sei Simone, il figlio
di Giovanni; sarai chiamato Cefa» - che significa Pietro.
2L./
Dal Testamento di Francesco d'Assisi
(FF 116-118)
E
dopo che il Signore mi donò dei frati, nessuno mi mostrava che cosa dovessi
fare; ma lo stesso Altissimo mi rivelò che dovevo vivere secondo la forma del
santo Vangelo. Ed io con poche parole e semplicemente lo feci scrivere e il
signor Papa me lo confermò. E quelli che venivano per ricevere questa vita,
davano ai poveri tutte quelle cose che potevano avere; ed erano contenti di una
sola tonaca rappezzata dentro e fuori, quelli che volevano, del cingolo e delle
brache. E non volevamo avere di più. E dicevamo l'ufficio, i chierici come gli
altri chierici; i laici dicevano i "Pater noster"; e assai volentieri
rimanevamo nelle chiese. Ed eravamo illetterati e soggetti a tutti.
"Non
voi avete scelto me, ma io ho scelto voi. E vi ho mandati, perché portiate
molto frutto".
S./
Dal Vangelo secondo Luca (10,1-9)
Dopo questi fatti il Signore designò altri settantadue e li inviò a due a due davanti a sé in ogni città e luogo dove stava per recarsi. Diceva loro: «La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai! Pregate dunque il signore della messe, perché mandi operai nella sua messe! Andate: ecco, vi mando come agnelli in mezzo a lupi; non portate borsa, né sacca, né sandali e non fermatevi a salutare nessuno lungo la strada. In qualunque casa entriate, prima dite: "Pace a questa casa!". Se vi sarà un figlio della pace, la vostra pace scenderà su di lui, altrimenti ritornerà su di voi. Restate in quella casa, mangiando e bevendo di quello che hanno, perché chi lavora ha diritto alla sua ricompensa. Non passate da una casa all'altra. Quando entrerete in una città e vi accoglieranno, mangiate quello che vi sarà offerto, guarite i malati che vi si trovano, e dite loro: "È vicino a voi il regno di Dio". Parola del Signore.
T./
Lode a te, o Cristo.
seduti
1L./
Da una predica del Beato Innocenzo da Berzo
Sento
nel mio cuore un vivo desiderio, per cui altro non bramo che vedervi divenire
tutti santi. Questo è quanto il Signore comanda a tutti i fedeli
indistintamente, quando dice nelle sante Scritture: "Io vi ho separati
dagli altri popoli... Voi mi sarete alleati e devoti. Siate santi,
perché io sono santo". Ma io vedo che voi vi risentite all'udire parlare di santità e andate dicendo: "Chi di noi potrà arrivare a tal perfezione di virtù, da potersi meritare il bel nome di Santo?". Ma non vi spaventate: se sapeste quanti milioni di anime cristiane della nostra stessa condizione, attorniate dagli stessi nostri pericoli, dalle stesse passioni si sono santificate, non avremmo più di questi dubbi e perplessità.
Tutti
siamo chiamati alla santità; una santità che sia alla portata ugualmente del
sovrano e del suddito, del magistrato e del popolo. Una santità che convenga
allo strepito delle faccende ed alla tranquillità del riposo, alle ricchezze e
alla povertà, al sano e all'infermo, al soldato e al cittadino: a tutti cioè
i vari stati di vita.
"Siate
santi, perché io sono santo", dice il Signore. Dovrebbe dunque Dio
comandarci cose impossibili? Sarebbe Egli così ingiusto da esigere da noi ciò
che non possiamo fare?
Che
cosa intendiamo per santità? Forse una vita che non ci lasci neanche godere
innocentemente dei beni che possediamo, una vita di continua orazione e contemplazione?
Sarà, questi sono esempi prodigiosi di santità. Ma non rappresentano quella
santità essenziale che Dio ci propone. Dio chiede una santità che sia alla
portata di tutti.
In
che cosa consiste una tale santità? Consiste essenzialmente nel rispettare ed
amare Iddio; nell'adempiere, per amore di Dio a tutti i doveri del nostro stato.
Chi è di noi che non possa e non debba onorare Iddio? Forse colui che è
circondato dai lusinghieri piaceri e da quei beni terreni che ci propone la
superbia del mondo? Sarà, è vero che questi beni possono essere di grande
ostacolo alla santità. Ma non potete negare che le ricchezze e i beni del mondo
sono, di per se stessi, indifferentissimi alla virtù e al vizio. Il denaro, per
esempio, è cattivo per i cattivi e buono per i buoni. E buono quando lo si
ottiene attraverso vie legittime, quando con buon fine lo si possiede e per
buoni fini lo si spende. Chiedetevi in tutta coscienza: chi vi impedisce di
impiegare le vostre sostanze cristianamente? Quella stessa mano che sarà
facilmente le spande al lusso, alla vanità, ai giochi, alle liti ingiuste,
perché non potrebbe dispensarle ugualmente in elemosina a sollievo dei
poveri, per assolvere agli onesti doveri di famiglia e al religioso culto di
Dio? Vi sono persone assai più ricche di voi che non peccano per il solo fatto
di essere ricchi. Anzi, con le loro ricchezze vanno congregandosi grandi
tesori in cielo. Ma è nostra abitudine parlare male delle cose che abbiamo
invece di giudicare noi stessi. Alcuni dicono: "Se non ci fossero tante
lusinghe, se non avessimo le passioni sì vive, se non ci trovassimo sempre
nelle occasioni di fare il male, se non fossimo così poveri, così infermi, così
perseguitati, saremmo buoni cristiani, saremmo santi!". Dobbiamo dire
piuttosto: se non prestassimo attenzione alle lusinghe, se combattessimo
meglio le nostre passioni, se fuggissimo le occasioni di far del male, se ci
fosse in noi maggior pazienza nella povertà e nella infermità e in tutti i
travagli della vita, allora saremmo più santi. Non calunniamo dunque né le
ricchezze né la povertà, né l'infermità. Giobbe da ricco divenne povero e da
sano infermo. Egli però fu santo nelle ricchezze e nella povertà; fu santo
nella salute e nella infermità. In mezzo alle ricchezze santificò se stesso
con l'ospitalità e la carità; e nella miseria santificò se stesso con la
molta pazienza e confidenza. Imitiamolo e saremo anche noi santi.
Ma
dirà qualcuno: in un secolo corrotto come il nostro, come è possibile non
essere trascinati dalla moltitudine dei cattivi? Far del bene oggi sarebbe come
tirarsi addosso le beffe e le derisioni di tutti. Come resistere a tanta
seduzione? Vi confesso con dispiacere che più il mondo va avanti e più diventa
malvagio, perché crescono i vizi e diminuisce la virtù, perché aumenta l'incredulità
e va scemando la vera fede dal cuore dei fedeli. Ma, è poi il nostro mondo
corrotto come quello del tempo di Noé? Trovatemi voi un luogo, un tempo, una
professione, uno stato qualunque che non abbia anche oggi persone dabbene e
virtuose, poste da Dio come in mezzo a noi come chiarissimi esempi di quello che
dobbiamo essere e che dobbiamo fare? lo ho sempre trovato nel mondo, accanto
ai cattivi, anche tante persone buone, in ogni stato, di ogni condizione,
sesso ed età. "Siate perfetti, come perfetto è il Padre vostro
celeste". (Gli Scritti, pag. 362 ss)
2L./
Dagli Atti degli Apostoli
(13,1-5)
C'erano
nella Chiesa di Antiòchia profeti e maestri: Bàrnaba, Simeone detto Niger,
Lucio di Cirene, Manaèn, compagno d'infanzia di Erode il tetrarca, e Saulo. Mentre
essi stavano celebrando il culto del Signore e digiunando, lo Spirito Santo
disse: «Riservate per me Bàrnaba e Saulo per l'opera alla quale li ho
chiamati». Allora, dopo aver digiunato e pregato, imposero loro le mani e li
congedarono.
Essi dunque, inviati dallo Spirito Santo, scesero a Selèucia e di qui salparono per Cipro. Giunti a Salamina, cominciarono ad annunciare la parola di Dio nelle sinagoghe dei Giudei, avendo con sé anche Giovanni come aiutante.
3,
G./ Dalla vita vissuta del Beato Innocenzo da Berzo
Spesse
volte il Beato Innocenzo rinnovava segretamente nel suo cuore la sua scelta
radicale: uscire dal mondo, staccarsi dai parenti, da tutti, da tutto, soltanto
Dio e forse sua mamma che spesso lo vedeva preoccupato e assente, devono aver
conosciuto il suo dramma, le pene del suo spirito, le ansie tormentose, le lotte
combattutte, le lacrime sparse, le preghiere e le penitenze fatte per ottenere
la grazie dell'illuminazione e la certezza di non sbagliare.
Ma
un giorno la luce venne: divina e abbagliante. Egli tornò in casa e alla mamma,
dalla quale aveva già avuto il consenso, disse senza preamboli: Mamma, il Signore
mi chiama in convento, mi faccio cappuccino, lassù all'Annunciata....
Sua
madre abbassò il capo e con un soffio riuscì anche a sussurrare il suo sé,
lieve e brevissimo, come detto a se stessa, come detto alla volontà di Colui
che chiamava il figlio suo. Si abbracciarono in silenzio; la grande scelta della
sua vita era fatta: Don Giovanni Scalvinoni si sarebbe fatto cappuccino,
sarebbe diventato P. Innocenzo da Berzo...
un
momento di silenzio per la riflessione personale
In
questa prima lettura, tratta dalla lettera ai Romani (12,1-13), Dio ci parla
ancora attraverso San Paolo, il grande innamorato di Cristo e del suo Vangelo,
il grande scelto e chiamato. Così di dice l'apostolo: "Vi esorto,
dunque, fratelli, per la misericordia di Dio, a offrire i vostri corpi come
sacrificio vivente, santo e gradito a Dio; è questo il vostro culto spirituale.
Non conformatevi a questo mondo, ma lasciatevi trasformare rinnovando il
vostro modo di pensare, per poter discernere la volontà di Dio, ciò che è
buono, a lui gradito e perfetto. Per la grazia che mi è stata data, io dico a
ciascuno di voi: non valutatevi più di quanto conviene, ma valutatevi in modo
saggio e giusto, ciascuno secondo la misura di fede che Dio gli ha dato. Poiché,
come in un solo corpo abbiamo molte membra e queste membra non hanno tutte la
medesima funzione, così anche noi, pur essendo molti, siamo un solo corpo in
Cristo e, ciascuno per la sua parte, siamo membra gli uni degli altri. Abbiamo
doni diversi secondo la grazia data a ciascuno di noi: chi ha il dono della
profezia la eserciti secondo ciò che detta la fede, chi ha un ministero attenda
al ministero; chi insegna si dedichi all'insegnamento; chi esorta si dedichi
all'esortazione. Chi dona, lo faccia con semplicità; chi presiede, presieda
con diligenza; chi fa opere di misericordia, le compia con gioia.
La
carità non sia ipocrita: detestate il male, attaccatevi al bene; amatevi gli
uni gli altri con affetto fraterno, gareggiate nello stimarvi a vicenda. Non
siate pigri nel fare il bene, siate invece ferventi nello spirito; servite il
Signore. Siate lieti nella speranza, costanti nella tribolazione, perseveranti
nella preghiera. Condividete le necessità dei santi; siate premurosi
nell'ospitalità".
E
ancora in un'altra lettera di San Paolo rivolta ai Colossesi (4,2-6):
"Perseverate nella preghiera e vegliate in essa, rendendo grazie. Pregate
anche per noi, perché Dio ci apra la porta della Parola per annunciare il mistero
di Cristo. Per questo mi trovo in prigione, affinché possa farlo conoscere,
parlandone come devo. Comportatevi saggiamente con quelli di fuori, cogliendo
ogni occasione. Il vostro parlare sia sempre gentile, sensato, in modo da saper
rispondere a ciascuno come si deve.
Francesco
d'Assisi ci sprona a rispondere affermativamente a Dio attraverso questa
meravigliosa esortazione cosmica che si trova al cap. 23 della cosiddetta
"Regola non bollata":
"Nient'altro
dunque si desideri, nient'altro si voglia, nient'altro ci piaccia e ci soddisfi
se non il Creatore e Redentore e Salvatore nostro, solo vero Dio che è
pienezza di bene, totalità di bene, completezza di bene, vero e sommo bene, che
solo è buono, misericordioso e mite, soave e dolce, che solo è ogni perdono,
ogni grazia, ogni gloria di tutti i penitenti e di tutti i giusti, di tutti i
santi che godono insieme nei cieli.
Niente
dunque ci ostacoli, niente ci separi, niente si interponga. E ovunque, noi
tutti, in ogni luogo, in ogni ora, in ogni tempo, ogni giorno, senza cessare
crediamo veramente e umilmente e teniamo nel cuore e amiamo, onoriamo, adoriamo,
serviamo, magnifichiamo e benediciamo, glorifichiamo ed esaltiamo,
magnifichiamo e ringraziamo l'altissimo e sommo eterno Dio, Trino e Uno, Padre e
Figlio e Spirito Santo, Creatore di tutte le cose, Salvatore di chi opera e
crede in Lui, di chi ama Lui: il quale, senza inizio e senza fine, immutabile,
invisibile, inenarrabile, ineffabile, incomprensibile e ininvestigabile,
benedetto, degno di lode, glorioso, sopraesaltato, sublime, eccelso, soave,
amabile, dilettevole e tutto sempre e sopra tutte le cose è desiderabile nei
secoli dei secoli".
Anche
il Beato Innocenzo da Berzo ci offre la sua vita intera che è una continua
affermativa risposta a Dio. Si trova scritto di lui: "Innocenzo era un
assetato ricercatore di Dio. Non voleva, perciò, che qualcosa si frammettesse
fra lui e Dio.
Dio
era il suo tutto. Il suo tempo non era suo, era di Dio... neppure un istante
voleva che fosse suo: doveva essere di Dio. Nessuna azione doveva essere per
lui: tutte dovevano essere per il suo Signore".
È
importante per ogni cristiano, ma lo è soprattutto per i santi il non lasciarsi
rincrescere nessun sacrificio, quando è il Signore a chiederlo o anche solo a
prospettarlo.
Non
bisogna mai dire di no: bisogna rendersi sempre disponibili per realizzare i
Suoi progetti.
E
se questo richiede il distacco da tutte le cose terrene che alla fine sono poi
come tanti stecchi di rosmarino secco; se questo richiede di lasciare tutto ciò
che può essere di ostacolo all'unione totale con Dio, così si deve fare, far
piazza pulita di ogni cosa e rispondere, partire e obbedire...
Papa
Giovanni XXIII, nel discorso tenuto alla beatificazione, dice: "Seguire
le orme di S. Francesco comportò nel Beato un distacco eroico dalla vita
passata, un sacrificare anche l'affetto della madre vedova, un resistere alla
decisiva opposizione del suo
parroco,
un perdersi in Gesù Cristo per ritrovarsi in Lui"...
G./
Preghiamo adesso assieme con passione, con amore, con fervore, pronti ad
impegnare tutta la nostra vita se questo rientrasse nei piani di Dio.
intenzioni
spontanee
S./
Concludiamo con un canto che
riassume sicuramente quanto sentiamo in questo momento di grazia. La nostra
anima ha sete davvero di Dio, ha sete in questo momento del Dio vivente, per
vedere il suo Volto, per ascoltare la Sua Parola, per avere la forza di
rispondere di sì....
Canto
(es. Quanta sete nel mio cuore)
I
Misteri dolorosi meditati con il Beato Innocenzo
G./ In compagnia del Beato Innocenzo ripercorriamo idealmente il cammino di Gesù verso la croce e la risurrezione, recitando e meditando il Rosario della Beata Vergine Maria. canto iniziale
S./
O Dio vieni a salvarmi
T./
Signore vieni presto in mio aiuto. Gloria al Padre...
1°MISTERO Gesù nel cenacolo istituisce l'Eucaristia e poi nel Getzemani prega e suda sangue
1L./ Quando venne l'ora, prese posto a tavola e gli apostoli con lui, disse loro: «Ho tanto desiderato mangiare questa Pasqua con voi, prima della mia passione... Usci e andò, come al solito, al monte degli Ulivi; anche i discepoli lo seguirono. Giunto sul luogo, disse loro: «Pregate, per non entrare in tentazione». Poi si allontanò da loro circa un tiro di sasso, cadde in ginocchio e pregava dicendo: «Padre, se vuoi, allontana da me questo calice! Tuttavia non sia fatta la mia, ma la tua volontà». Gli apparve allora un angelo dal cielo per confortarlo. Entrato nella lotta, pregava più intensamente, e il suo sudore diventò come gocce di sangue che cadono a terra. (Lc 22,14-15.39-44)
G./
Il Beato Innocenzo fu un mirabile esempio di amore all'Eucaristia. Ogni ritaglio
di tempo di cui poteva disporre lo spendeva davanti a Gesù Sacramento.
Bisognava vederlo quando, credendosi solo, lasciava che si espandesse liberamente
la fiamma del suo ardore. La giornata non gli bastava mai per dare sfogo alla
sua pietà eucaristica. Allora aspettava la notte, che rendeva più intima la
sua comunicazione con Dio. Gli piaceva sostare in adorazione, gustare le
dolcezze della misericordia divina che - come lui amava dire - è sempre più
grande della miseria umana. P. Innocenzo lasciò scritto: "Io, con i miei
peccati, ho fatto sudare Gesù Cristo... devo dunque consolarlo". Padre
nostro... 10 Ave Maria... Gloria al Padre...
2°
MISTERO Gesù è flagellato e incoronato di spine
2L./
"Allora Pilato fece prendere Gesù e lo fece flagellare. E i soldati,
intrecciata una corona di spine, gliela posero sul capo e gli misero addosso un
mantello di porpora. Poi gli si avvicinavano e dicevano: «Salve, re dei Giudei!».
E gli davano schiaffi. (Gv 19,1-3).
G./
La mansuetudine di Gesù, percosso dalla ingratitudine dell'uomo, si
rispecchiava nell'atteggiamento di P. Innocenzo. Soprattutto quando sostava
per ore ed ore in confessionale. La mitezza e l'umiltà del suo divin Maestro
sembravano rinnovarsi in lui: si curvava sul povero pentito e si accusava egli
stesso peccatore, per rifarne un figlio di Dio. I testimoni oculari che andarono
da lui a confessarsi lasciarono scritto: era tanto umile quel povero frate che
sembrava che i nostri peccati li avesse commessi lui. Era troppo innamorato
della passione di Gesù per non accogliere con misericordia quei figli per i
quali il suo Signore aveva così tanto sofferto! Padre nostro... 10 Ave Maria...
Gloria al Padre...
3°
MISTERO Gesù condannato a morte, percorre la via del Calvario carico della
croce
1L./
Le folle insistevano a gran voce, chiedendo che venisse crocifisso, e le loro
grida crescevano. Pilato allora decise che la loro richiesta venisse eseguita.
Rimise in libertà colui che era stato messo in prigione per rivolta e
omicidio, e che essi richiedevano, e consegnò Gesù al loro volere. Mentre lo
conducevano via, fermarono un certo Simone di Cirene, che tornava dai campi, e
gli misero addosso la croce, da portare dietro a Gesù. (Lc 23,23-26).
G./
Quando predicava sulla Passione del Signore, P. Innocenzo veniva preso da
grandissima commozione. A tal punto che il pianto gli impediva di concludere
l'omelia. La commozione si comunicava all'uditorio e tutti piangevano con lui.
Così attestavano alcuni sacerdoti parroci che l'avevano conosciuto e invitato
a predicare. Quando meditava la passione e compiva la "Via Crucis", si
caricava di pesi perché - come affermava P. Innocenzo - voleva tener desto
pensiero dell'enorme croce che lui aveva fabbricato con i suoi peccati. E per
meglio partecipare e imitare Gesù nella sua salita al Calvario, quando gli
capitava l'occasione, si inerpicava dal fondo valle per un ripidissimo sentiero,
fino all'altezza del convento della SS.Annunciata con un grosso masso sulle
spalle.
Commuovono
alcune confidenze che P. Innocenzo ci lasciò scritto: "Ho conosciuto il
bisogno di prostrarmi sotto la croce... perché Gesù è da tutti offeso nel
mondo, e tocca a me a non lasciarlo solo nell'afflizione e a tenergli buona
compagnia ". Padre nostro... 10 Ave Maria...
Gloria al Padre...
4°MISTERO
Gesù muore in croce offrendo la vita per la salvezza di tutti gli uomini
2L./ "Era già verso mezzogiorno e si fece buio su tutta la terra fino alle tre del pomeriggio, perché il sole si era eclissato. Il velo del tempio si squarciò a metà. Gesù, gridando a gran voce, disse: «Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito». Detto questo, spirò". (Lc 23,44-46).
G./ Leggiamo negli scritti del
Beato Innocenzo: "Gesù, inchiodato in croce soffre spasimi così
terribili per l'anima mia. Ed io che faccio?". Il modo migliore per
rispondere all'amore di Gesù - così consigliava ai suoi penitenti - era quello
di accogliere con serenità e fede le prove della vita. E motivava il suo
consiglio con questo esempio: "Un orefice, avanti che abbia reso a
perfezione qualche vaso, prima gli dà molte martellate, ponendolo nel fuoco,
e finalmente lo riduce a perfezione. Così Dio farà con te, o anima, perché
dovendo tu essere un vaso pieno di virtù e perfezione, il maestro e artefice
vorrà metterti nel fuoco e darti molte martellate, per ridurti a perfezione. E
beato te, se ti lascerai reggere da questo celeste maestro: quando ti sentirai
martellare con tentazioni, affanni, angustie, rallegrati, perché il celeste
artefice ti va riducendo alla perfezione". Padre nostro... 10 Ave Maria...
Gloria al Padre...
5°MISTERO
Gesù vince la morte e risorge vittorioso
1L./ Dopo il sabato, all'alba del primo giorno della settimana, Maria di Màgdala e l'altra Maria andarono a visitare la tomba. Ed ecco, m fu un gran terremoto. Un angelo del Signore, infatti, sceso dal cielo, si avvicinò, rotolò la pietra e si pose a sedere su di essa. Il suo aspetto era come folgore e il suo vestito bianco come neve. Per lo spavento che ebbero di lui, le guardie furono scosse e rimasero come morte. L'angelo disse alle donne: «Voi non abbiate paura! So che cercate Gesù, il crocifisso. Non è qui. È risorto, infatti, come aveva detto; venite, guardate il luogo dove era stato deposto. Presto, andate a dire ai suoi discepoli: "È risorto dai morti, ed ecco, vi precede in Galilea; là lo vedrete". Ecco, io ve l'ho detto». (Mt 28,1-7).
G./
Ci dice il Beato Innocenzo: "Non vi esorto ad esaminare se l'anima vostra
piaccia a Dio, ma se Dio piace all'anima vostra; e se voi amerete Dio, è
impossibile che Lui non vi piaccia, perché Dio ha un cuore dolce e soave,
condiscendente e amoroso verso le sue indegne creature, purché riconoscano la
loro miseria. Per arrivare presto alla santità, bisogna avere continuamente
l'occhio a Dio e a se stessi: a Dio per fare tutto per Lui, a se stessi per
attribuirsi umilmente le proprie miserie". Alla fine di questa preghiera
meditata, vogliamo accogliere l'invito a diventare santi. La "santità"
altro non è che il risorgere alla stessa vita di Dio, riappartenere a Lui. Il
Beato Innocenzo, facendo proprie le parole dello stesso San Francesco, ci
esorta: "Fratelli, incominciamo ora a fare un poco di bene, perché finora
abbiamo fatto troppo poco". Padre nostro... 10 Ave Maria... Gloria al
Padre...
S./
Prima
di congedarci, vogliamo ringraziare Dio Padre per averci donato il Beato
Innocenzo. Ci aiuti lui a seguire veramente Cristo anche sulla via della croce.
T./ Ti ringraziamo, o Padre santo, che nel Beato Innocenzo da Berzo hai donato
a questo nostro tempo tanto lontano da te e tanto di te bisognoso, un esempio di
preghiera silenziosa e contemplativa, e un vero innamorato di te e
dell'Eucaristia.
Ti
ringraziamo, o Padre misericordioso, che nel Beato Innocenzo da Berzo hai
concesso alla tua Chiesa un ministro buono e un fedele dispensatore del tuo
perdono e della tua grazia, per la pace e la salvezza di molti. Ti
ringraziamo, o Padre buono, che nel Beato Innocenzo da Berzo povero e
penitente, hai offerto ai bisognosi, ai disoccupati, ai piccoli e ai sofferenti
un amico e un benefattore, e per la loro gioia lo hai glorificato con il dono
dei miracoli.
Ascolta
ora le nostre invocazioni, e per sua intercessione concedi a noi di imitarne
gli esempi e di ottenere dalla tua bontà la grazia che con fiducia ti
chiediamo. Gloria...
S./
Preghiamo (momento di preghiera silenziosa)
O Dio, che hai dato al Beato Innocenzo da Berzo la grazia di seguire sino in fondo Cristo povero e umile, concedi anche a noi di vivere fedelmente la nostra vocazione, per giungere alla perfetta carità che ci hai proposto nel tuo Figlio. Egli è Dio, e vive e regna con te, nell'unità dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli.
T./
Amen.
S./
Il Signore sia con voi.
T./ E, con il tuo spirito. (benedizione con il reliquiario)
S./ Per intercessione del Beato Innocenzo, la benedizione di Dio onnipotente, Padre e Figlio e Spirito Santo, discenda su di voi, e con voi rimanga sempre.
T./
Amen.
(oppure
nella Messa Votiva in suo onore)
S./
O Dio tu hai l'occhio
attento all'umile e guardi da lontano il superbo. L'esempio e l'intercessione
del beato Innocenzo ci aiutino a non coltivare pensieri di superbia e a
progredire in umiltà sulla strada che porta a te. Per il nostro Signore Gesù
Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con te, nell'unità dello Spirito
Santo, per tutti i secoli dei secoli.
T./
Amen.
G./
Dice il Signore:
"Quando fai un banchetto, invita poveri, storpi, zoppi, ciechi; e sarai
beato perché non hanno da ricambiarti". Così ha fatto Gesù con noi.
L'umiltà
di cui il Beato Innocenzo è un esempio insigne e l'atteggiamento di colui che
sa riconoscere la sovrabbondante gratuità di Dio e riconosce pure la propria
piccolezza di fronte a Lui. È l'invito che ci rivolge l'apostolo Paolo e che
verrà ripreso anche dal brano omiletico del Beato Innocenzo.
L./
Dalla I lettera di s.Paolo ap. ai Corinzi (1,26-31;2,1-2)
Considerate
infatti la vostra chiamata, fratelli: non ci sono fra voi molti sapienti dal
punto di vista umano, né molti potenti, né molti nobili. Ma quello che è
stolto per il mondo, Dio lo ha scelto per confondere i sapienti; quello che è
debole per il mondo, Dio lo ha scelto per confondere i forti; quello che è
ignobile e disprezzato per il mondo, quello che è nulla, Dio lo ha scelto per
ridurre al nulla le cose che sono, perché nessuno possa vantarsi di fronte a
Dio. Grazie a lui voi siete in Cristo Gesù, il quale per noi è diventato
sapienza per opera di Dio, giustizia, santificazione e redenzione, perché, come
sta scritto, chi si vanta, si vanti nel Signore.
Anch'io,
fratelli, quando venni tra voi, non mi presentai ad annunciarvi il mistero di
Dio con l'eccellenza della parola o della sapienza. Io ritenni infatti di non
sapere altro in mezzo a voi se non Gesù Cristo, e Cristo crocifisso. Parola
di Dio.
T./
Rendiamo grazie a Dio.
Rit.
/ Sei tu Signore, l'unico
mio bene.
Proteggimi,
o Dio, in te mi rifugio.
Ho
detto a Dio: "Sei tu il mio Signore".
Il Signore è mia parte di eredità e mio calice: nelle tue mani è la mia vita.
Benedico
il Signore che mi ha dato consiglio; anche di notte il mio cuore mi istruisce.
Io pongo sempre innanzi a me il Signore, sta alla mia destra, non posso vacillare.
Mi indicherai il sentiero della vita, gioia piena nella tua presenza, dolcezza senza fine alla tua destra.
Sebbene
tutta la vita di Gesù Cristo su questa terra sia stata un continuo
ammaestramento di tutte le virtù, afferma anche sant'Agostino che una, in
modo particolare, ci ha voluto insegnare con l'esempio e con le parole:
l'umiltà.
Anche
dopo la sua morte e resurrezione, Cristo non ha cessato di predicarci questa
virtù. Ce la insegna continuamente in quell'adorabile sacramento che è
l'Eucaristia, dove Cristo si fa presente sotto le umili apparenze di poco
pane. Che cosa ci insegna in questo augusto sacramento? "Imparate da me che
sono mite e umile di cuore": una sola volta Gesù ci ha parlato del suo
cuore, santuario delle virtù di Dio. Ma, pur fra le tante virtù che poteva
proporci, Gesù ci invita a ricopiare da lui l'umiltà e la mansuetudine.
Segno
evidente di quanto questa virtù gli prema sopra tutte le altre. E questo perché
il Signore che non si lascia mai vincere in generosità vedendo nell'umile una
fedele corrispondenza e gratitudine alle sue grazie, s'invoglia sempre più
a beneficarlo.
Poichè
l'umile nulla ritiene per sè, ma di tutto dà lode e grazie a Dio, il Signore
non trattiene i suoi favori, ma '' li
elargisce con abbondanza: "Dio resiste ai superbi, ma dà la grazia agli
umili"; "depose i potenti dai troni e innalzò gli umili".
Come
le valli sono le più fertili, perché ricevono in sé lo scolo delle acque che
scorrono dagli alti monti, così gli umili sono i più ricchi di doni e di
meriti, appunto perché ricevono in sé le grazie che Dio rifiuta ai superbi per
la loro indegnità. Perciò un giorno Cristo fu veduto esultare e nel colmo
della gioia esclamare: "Ti rendo grazie, o Padre, perché hai nascosto
queste cose ai sapienti e le hai rivelate agli umili". Se desideriamo
pace al nostro cuore straziato dai rimorsi e lontano da Dio, se desideriamo
balsamo alle nostre ferite, ritorniamo al Cuore di Gesù e da lui apprendiamo le
sue parole: "Imparate da me, che sono mite e umile di cuore e troverete
ristoro per le vostre anime".
S./
Lodiamo il Signore
T./
Rendiamo grazie a Dio
Beati
i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli. Alleluia
In
quel tempo Pietro rispose a Gesù: «Ecco, noi abbiamo lasciato tutto e ti
abbiamo seguito; che cosa dunque ne avremo?». E Gesù disse loro: « In verità
io vi dico: voi che mi avete seguito, quando il Figlio dell'uomo sarà seduto
sul trono della sua gloria, alla rigenerazione del mondo, siederete anche voi su
dodici troni a giudicare le dodici tribù d'Israele. Chiunque avrà lasciato
case, o fratelli, o sorelle, o padre, o madre, o figli, o campi per il mio nome,
riceverà cento volte tanto e avrà in eredità la vita eterna.»
Parola
del Signore
T./
Lode a Te, o Cristo.
(omelia)
S./
Supplichiamo Dio Padre, sorgente di ogni santità, perché con l'esempio e
l'aiuto dei santi, ci conceda di vivere in conformità con il nostro battesimo.
Preghiamo
insieme e diciamo: Rendici santi, Signore, perché tu
sei santo.
T./
Rendici santi, Signore, perché tu sei santo
Padre
santo, tu vuoi che ci chiamiamo e siamo realmente tuoi figli, fa' che la
Chiesa ti glorifichi su tutta la terra con la luce della sua santità. Ti
preghiamo... Rendici santi, Signore, perché tu sei
santo.
Padre
santo, che ci inviti a camminare in maniera degna della nostra vocazione, per
piacere a te in ogni cosa, fa' che portiamo frutti abbondanti di opere buone. Ti
preghiamo... Rendici santi, Signore, perché tu sei
santo.
Padre
santo, che ci hai riconciliati in Cristo, custodisci quanti credono nel tuo
nome, perché formino una cosa sola con te. Ti preghiamo...
Rendici santi, Signore, perché tu sei santo.
Padre
santo, che ci vuoi commensali al banchetto del cielo, donaci di crescere nella
carità alla mensa del tuo Corpo e della tua Parola. Ti preghiamo...
Rendici santi, Signore, perché tu sei santo.
Padre
santo, che ascolti propizio le preghiere degli umili, esaudisci le suppliche
che il tuo umilissimo servo Beato Innocenzo da Berzo, ti presenta per noi, e
accordaci per la sua umiltà, la grazia che ti chiediamo...
Rendici santi, Signore, perché tu sei santo.
Padre
santo, ammetti i nostri fratelli defunti alla contemplazione del tuo volto,
rendi anche noi degni della tua gloria. Ti preghiamo...
Rendici santi, Signore, perché tu sei santo.
S./
O Padre, fonte di ogni dono, ti abbiamo manifestato con umile confidenza le
nostre intenzioni; nella tua immensa bontà esaudisci la nostra preghiera.
Te
lo chiediamo per l'intercessione del Beato Innocenzo e la mediazione di Cristo
tuo Figlio e nostro Signore.
T./
Amen.
S./
Accogli, Signore, i nostri doni nel ricordo del Beato Innocenzo, e fa' che il
sacrificio eucaristico che proclama la tua gloria ci ottenga la salvezza
eterna.
Per
Cristo nostro Signore.
T./
Amen
È
veramente cosa buona e giusta, renderti grazie e innalzare a te l'inno di
benedizione e di lode, Dio onnipotente ed eterno, nel beato Innocenzo, che per
il regno dei cieli ha consacrato la vita a Cristo tuo Figlio, noi celebriamo, o
Padre, l'iniziativa mirabile del tuo amore, poiché tu riporti l'uomo alla
santità della sua prima origine e gli fai pregustare i doni che a lui prepari
nel mondo rinnovato.
Nella vita del Beato Innocenzo ci offri un esempio, nella sua intercessione un aiuto, nella comunione di grazia un vincolo di amore.
Per
questo segno della tua bontà, uniti agli angeli e ai santi, con voce unanime
cantiamo l'inno della tua gloria:
Santo...
Canto
di comunione
DOPO
LA COMUNIONE
S./
La comunione alla tua mensa, Signore, ci disponga alla gioia dell'eterno
convito, che il Beato Innocenzo ha meritato come fedele dispensatore dei tuoi
misteri. Per Cristo nostro Signore.
T./
Amen
S./
Prima di congedarci,
vogliamo ringraziare Dio Padre per averci donato il Beato Innocenzo. Ci aiuti
lui a continuare nella vita quell'Eucaristia che abbiamo ora celebrato nel
mistero.
T./
Ti ringraziamo, o Padre santo, che nel Beato Innocenzo da Berzo hai donato a
questo nostro tempo tanto lontano da te e tanto di te bisognoso, un esempio di
preghiera silenziosa e contemplativa e un vero innamorato di te e
dell'Eucaristia.
Ti ringraziamo, o Padre misericordioso, che nel Beato Innocenzo da Berzo hai concesso alla tua Chiesa un ministro buono e un fedele dispensatore del tuo perdono e della tua grazia, per la pace e la salvezza di molti.
Ti
ringraziamo, o Padre buono, che nel Beato Innocenzo da Berzo povero e
penitente, hai offerto ai bisognosi, ai disoccupati, ai piccoli e ai sofferenti
un amico e un benefattore, e per la loro gioia lo hai glorificato con il dono
dei miracoli.
Ascolta
ora le nostre invocazioni, e per sua intercessione concedi a noi di imitarne
gli esempi e di ottenere dalla tua bontà la grazia che con fiducia ti
chiediamo.
S./
Il Signore sia con voi.
T./
E con il tuo spirito.
S./
Il Signore vi benedica e vi protegga.
T./
Amen.
S./
Faccia splendere il suo volto su di voi e vi doni la sua misericordia.
T./
Amen.
S./
Rivolga su di voi il suo sguardo e vi doni la sua pace.
T./
Amen.
S./
Per intercessione del Beato Innocenzo, la benedizione di Dio onnipotente, Padre
e Figlio e Spirito Santo, discenda su di voi, e con voi rimanga sempre.
T./
Amen.
Canto
finale
(es. Ti ringrazio, o mio Signore)