BEATO PIO CAMPIDELLI
Studente
Passionista 1868-1889
1.
Riflessione introspettiva sulla vita di Pio Campidelli
La
giovanile dimensione del novello Beato, richiede istanti di riflessione
introspettiva perché emerga limpida e operativa nelle sue componenti.
Una
giovinezza stroncata, in senso umano, a 21 anni di età, ma matura e completa
nel senso cristiano, non ebbe né tempo e neppure modo di imporsi alla
attenzione dei contemporanei, gli eventi non lo afferrarono e quindi fu come
estraneo alla dimensione del tempo: eppure egli possiede dei valori, che nella
specifica componente atemporale della grazia divina, sono potentemente
operativi nel tempo, perché stabile e piena è stata nel tempo la sua comunione
con Cristo, il permanente Redentore dell'uomo.
Un
po' di filosofia della storia. La radice non offre alla pianta l'impeto della
crescita immediata, ma nella pazienza delle stagioni la alimenta, la
invigorisce, la fa crescere fino alla pienezza. Questa riflessione sorge
spontanea raccogliendo la OFFERTA IN OLOCAUSTO del novello beato: « OFFRO LA
MIA VITA PER LA MIA DILETTA ROMAGNA ». Questo fatto necessariamente valica ogni
senso di temporaneità, sfugge ai limiti della psicologia, rovescia il senso e
la forza della storia operante nel solo contingente e integrandosi con Cristo,
come membro al corpo, si slancia, quasi si tuffa, nella sua missione permamente,
fintanto che i suoi fratelli saranno " viatori ", perché nessuno
corra il rischio della non salvezza eterna.
Ma
dove questo giovane, nel fugace spazio del tempo, attinse l'evidenza e il
vigore per l'assoluta pienezza di verità e di carità che lo rese « adulto in
Cristo » e non permise l'invadenza di inutili spazi nella sua esistenza? Quando
il suo razionale si unì ai doni cristiani ricevuti nel battesimo, egli divenne
l'attento ascoltatore di CHI inabitava in lui. Fanciullezza e adolescenza
spontanea e salubre, nella libertà di spazi nella sua " solatìa Romagna
", egli collaborava con Colui che Gesù definì: « Il Padre mio è
vignaiolo » (Gv. 15, 1).
L'adolescente
Pio, mentre con il suono di un campanello affidato al ramo di un albero,
chiamava alla preghiera e al catechismo nell'aia ariosa i suoi coetanei, mentre
aiutava la sorella a raccogliere erba, a ordinarla nel cesto per poi offrirla
al bestiame, mentre camminava per i sentieri che lo conducevano a scuola e
spingeva ai margini gli eventuali sassi perché non fossero causa di inciampo, e
quindi di ipotetica bestemmia, egli era in síntonia di collaborazione con
il " divino Agricoltore " che opera come descritto nel Salmo: « Così
prepari la terra, ne irrighi i solchi, ne spiani le zolle e la bagni con le
piogge e benedici i suoi germogli » (Sal 64).
Questa
azione divina venne accolta in pienezza di collaborazione dall'adolescente Pio
e il solo dubbio che nel suo essere, esclusivo campo di Dio, vi potesse essere
un germoglio estraneo, lo tormentava: infatti alla vigilia della Prima
Comunione non ebbe pace finché non domandò personalmente perdono al padrone
del campo nel quale aveva preso un piccolo melone per soddisfare la richiesta
della sorella. Egli sentiva di dover essere un tabernacolo per il Signore
Eucaristia che accoglieva nel suo cuore.
Per
questa accoglienza attesa e preparata, il Signore avrà fatto sentire, alla
adolescenza di Pio, in dono di fede e di grazia, le parole già dette al
profeta: « Ti farò mia sposa per sempre, ti farò mia sposa nella giustizia,
nel diritto, nella benevolenza e nell'amore » (Osea 2,24).
2.
Verso la Congregazione Missionaria Passionista
Infatti,
mentre la adolescenza maturava, la frequenza scolastica e il realismo della vita
dilatavano gli spazi della intelligenza, egli, pur nel velo del mistero
interiore, e nell'intreccio delle piccole evenienze a stile adolescente, operava
una attenta « conversazione con la Grazia ».
Il
Signore, da buon seminatore, sapeva di spargere la sua semente in « terra buona
» (Lc 8, 8), ed infatti si accende nell'animo di Pio il desiderio della totale
consacrazione al Signore nella vita religiosa, e il Signore medesimo, con
locuzione interiore e con garantita guida esteriore, lo indirizza nella
Congregazione Missionaria dei Passionisti ove le ragioni e le austerità del
mistero della Croce di Cristo sono offerte in garanzia di carisma autenticato
dalla Chiesa, a chi « per la gloria di Dio e la salvezza delle anime » intende
stare al passo con il Dio-uomo e crocifisso.
Era
il clima e la scuola per una adolescenza che avvertiva nel proprio intimo il
premere di un totalitarismo, non a limiti di storia, ma ad azione atemporale.
Questa ispirata intuizione dell'adolescente Pio, venne pienamente realizzata
dalla sua giovinezza guidata e lanciata sul vertice dell'olocausto, per sentirsi
ed essere come membro unito al Capo, fuso con l'Unico e Permanente Redentore
dell'uomo.
Nelle
Regole, il fondatore dei Passionisti, ha scritto: «I1 maestro dei novizi...
attenderà ad istruire i suoi discepoli affinché custodiscano il cuore, e
spogliati d'ogni disordinato affetto, tengano la mente occupata in Dio, imitino
le virtù di Gesù Cristo e vivano del suo spirito » (Rea. et Const., VIII, ed.
1975).
La
realtà biologica, psicologica e spirituale del novizio Passionista Campidelli
si trovò presente e vivente in una famiglia e in un programma radicati
nella concretezza di principi fermi e di azione dove la sua iniziata forma
interiore potè ampliarsi e in modo determinante avviarsi alla realizzazione
della scelta fatta.
Nei
sette anni di vita passionista - 1882/ 1889 - l'ultima fase della adolescenza di
Pio cede il posto alla giovinezza: i formatori, esperti delle naturali
problematiche di questa fase della vita, notano la ferma stabilità non solo del
carattere, ma anche quell'agile comportamento di fedeltà in tutti i doveri,
segno e testimonianza che ratificavano nel giovane Pio il coerente cammino nella
iniziata consacrazione.
Le
linee portanti della struttura cristiana: fede, speranza, carità; le virtù
morali: prudenza, giustizia, fortezza, temperanza, unite ai consigli
evangelici: castità, povertà, obbedienza, erano una panoramica dialettica,
che nello stimolo della grazia battesimale e vocazionale, non gli permettevano
vuoti di incoerenza, e le precise prescrizioni regolari erano come realtà
saggiatrici che provavano a lui stesso le lotte da sostenere e le mete da raggiungere
per un cammino di equilibrio.
3.
Studio, cammino di fede e santità
Questo
impegno di serrata interiorità si univa, nell'ormai giovane studente Pio, alla
forza e all'evidenza di principi filosofici che, rompendo le barriere della
adolescenza, aprono l'intelligenza alla verità e alla vita. Lo studio della
filosofia scolastica, materia quotidiana e prevalente, unita alle materie
umanistiche e scientifiche, gli dilatavano gli orizzonti umani, per muoversi
in essi in convinta armonia di raziocinio e di fede. Giovinezza condotta, con
programma impegnato, nella « obbedienza alla verità » e alla fede, emerge su
struttura di roccia sulla quale la tempesta è per lui solo spettacolo.
A
questo connubio di ragione e di fede aveva la sua incidenza la esemplare
convivenza comunitaria; ma le convinzioni che introdussero il tutto della sua
giovinezza, scaturirono non solo dal suo progressivo ascetismo, ma anche
dall'insegnamento della filosofia a indirizzo tomistico, che veniva offerto da
professori di garantita competenza, e che nel periodo scolastico dello
studente Pio ebbe un particolare vigore a motivo della Lettera Enciclica,
pubblicata nel 1879 dal Pontefice Leone XIII dal titolo " Aeterni Patris
", nella quale si riaffermava la eccellenza, su gli altri, del sistema
filosofico-teologico di S. Tommaso D'Aquino, « il quale perché tenne in somma
venerazione gli antichi sacri dottori, ereditò in qualche modo l'intelletto
di tutti » (Aet. Pat. IM: l'intero clima e indirizzo scolastico viveva ed
operava in acquisita e garantita tranquillità che « la dottrina di Tommaso
vince tutte le altre (eccettuata la canonica) per la proprietà delle parole,
il buon metodo nell'esporre, la verità delle sentenze » (ib).
Il
Fondatore dei Passionisti, S. Paolo della Croce, coevo di Voltaire e dell'Illuninismo,
considerava i gravissimi danni politici, sociali, morali, intellettuali operati
da persone e sistemi devianti dalla verità e perchè questa fosse garantita
negli ambienti dell'Istituto da lui fondato, come base di pace e di forza
apostolica, stabiliva nelle Costituzioni che « tutte le scuole di
Congregazione stiano immobilmente attaccate all'inconcusa dottrina dell'angelico
dottore S. Tommaso, e tutti i maestri siano tenuti ad insegnarla fedelmente » (Reg.
et Const., XXII, ed. 1975).
La
giovinezza studiosa di Pio rafforzava in sé stessa la validità di questi
principii e norme anche a causa delle agitate lotte rivoluzionarie che non
lasciavano in pace neanche le comunità religiose.
Il
prescritto sessennio del corso filosoficoteologico, si concluse per Pio al
quarto anno a motivo della sua malattia e morte. Il biennio teologico
frequentato, con il maturarsi della giovinezza, lo immetteva come in una premente
crescita nell'umano e nello spirituale, ed egli, come " ricapitolandosi
" nella luce del suo specifico carisma vocazionale « Cristo crocifisso...,
potenza e sapienza di Dio » (I Cor. 1, 23), si immetteva nel mistero storico di
Cristo, come membro unito al Capo, e in coscienza sicura, con intelligenza e
libertà, maturava sé stesso. Integro nell'umano e nella grazia, rigettava
ogni frantumazione nell'armonia del suo essere.
Questo
ingresso a dimensione teologicoontologica, a stile di asceta nella sequela
radicale di Cristo, veniva non solo favorito dal programma degli studi
superiori, ma anche dalla competenza dei docenti: questi, come tutto il
contesto comunitario, sentivano ancora vivificante nello spirito e nell'azione,
la spirituale eredità del Fondatore, S. Paolo della Croce: spiritualità su
vie rare della mistica e che da alcune sue espressioni si rivela come in briciole:
« Ho sete, tanta sete! i fiumi ormai non bastano più a dissetarmi: se non bevo
ai mari non mi levo la sete... Ma avvertite, voglio bere ai mari di fuoco
d'amore! »: e la fiamma del Padre era ancora viva nei figli della terza
generazione.
Durante
il biennio teologico, lo studio programmatico della Sacra Scrittura ampliò le
sue disponibilità alla scienza e alla fede. Si era trascritto il capitolo
quinto del libro " Sapienzia " come sussidio al suo quotidiano e,
nella certezza della parola di Dio, immergeva il suo agire nelle ragioni eterne,
come indicate in questo capitolo. Le espressioni: «Abbiamo dunque deviato dal
cammino della verità... Ci siamo saziati sulle vie del male e della
perdizione... Tutto questo è passato come ombra » (Sap. 5, 6-9), respingevano
la sua intelligenza e il suo spirito nelle ampiezze della sua consacrazione
cristiana e religiosa.
4.
Integra e gioiosa fedeltà al carisma
Lo
Spirito del Signore, nella appropriata comprensione biblico-teologica di Cristo
nel suo mistero redentore di appassionato e crocifisso, illuminava e
perfezionava la personalità del giovane Pio, perché nella INTEGRA FEDELTA'
allo specifico carisma vocazionale si sentisse in completezza di armonia «
come membro unito al Capo, Cristo », per la salvezza dei fratelli. Questi
doni di grazia, che gli illuminavano la intelligenza e gli dilatavano il
cuore, non permettevano alla sua libertà alcuna intermittenza nell'amore
perfetto a Dio in Cristo Gesù: da esperto poi nel raziocinio, come reputava
impossibile la intermittenza ontologica nell'essere, così gioiva anche nel suo
razionale per la perseverante armonia fra l'umano e il divino che costruivano la
sua persona.
E'
in questo principio di tenace coerenza umana e cristiana che si racchiude il
segreto e il programma della santità del giovane studente Pio Campidelli.
Come già detto, la storia non ha fatto emergenze in lui, del resto non fece in
tempo a raggiungerne gli spazi attivi: ma questa, pur testimoniata dai pochi
fatti della sua vita, superò ogni forza e sapienza umana con il
trasferimento della più profonda realtà del suo essere nel soprannaturale, realizzando
così la attiva entrata nel piano redentivo di Dio, il quale opera fino
all'esaurirsi della storia nel tempo.
Alla
luce di questi principii si deve affermare che la storia vera della sua,
sarebbe stata « una storia postuma » derivante da quella che iniziò il
Dio-uomo quando disse: « Quando sarò elevato da terra, attirerò tutti a me »
(Gv 12, 32). Vita e storia postuma nelle anticipate somiglianze di Teresa di
Liseux che annunciò: « Dopo la mia morte farò scendere in terra una pioggia
di Rose ».
Il
giovane ventiduenne Pio Campidelli ebbe queste intuizioni nello Spirito di
Dio, e mentre l'ultimo sangue della sua giovinezza si fondeva in " intera
oblazione " al Crocifisso Redentore dell'uomo, egli si trasferiva ove
l'amore vive ed agisce in eterno, con il programma: « OFFRO LA VITA PER LA MIA
DILETTA ROMAGNA! ». La offerta possedeva la perfezione dell'olocausto e quindi
l'azione mediatrice. Questa mediazione, rimasta per poco tempo come radice
nascosta, ma che irrobustisce il vigore, è apparsa come pianta benefica quando
tutto sembrava inaridire. Da questa Radice, immessa da Dio in terra di
Romagna, sono spuntati dei forti germogli, cresciuti come segni indicatori e
di richiamo specialmente per la gioventù, deviata e avvilita da dottrine e
programmi che distruggono il senso umano ed eterno della vita, con le
inevitabili conseguenze di danni personali, familiari e sociali.
5.
Germogli della radice
a)
Alberto Marvelli (1918-1946)
Il
primo di questi germogli è il Servo di Dio ALBERTO MARVELLI (1918 - 1946). Nato
a Ferrara ma trasferitosi fin da piccolo con la famiglia a Rimini, è stato
negli ambienti riminesi come il forte segno di Dio, scelto a testimoniare nel
tragico periodo bellico e post-bellico. Laureatosi in ingegneria, fu ingegnere
presso la Fiat di Torino, allievo ufficiale a Trieste, ma il centro della sua
attività fu Rimini: Vice Presidente díocesano della gioventù di azione
cattolica, Presidente dei laureati cattolici, Assessore ai Lavori Pubblici,
Presidente del Consorzio Idraulico e Capo della Sezione autonoma del Genio
Civile, moriva il 5 ottobre 1946, a 28 anni, investito in bicicletta da un
camion alleato, mentre si portava ad un comizio elettorale. Giovane pieno di
Cristo ed ardente di Cristo: è in corso la Causa per la sua beatificazione.
Con
il Marvelli, il Signore offre il messaggio adatto alla gioventù attuale,
deviata e smarrita dal contesto sociale.
b)
Carla Ronci (1936-1970)
Altro
germoglio, scaturito dalla Radice-Pio, in pienezza di affascinante vigore
giovanile, è Carla Ronci (1936-1970). Nella pienezza di Cristo, verità e
vita, ebbe la potenza di un fermento irresistibile negli ambienti della propria
attività. Senza speciali titoli di studio, la sua spiccata e avvincente
personalità, come personificatasi in Cristo, era luce e forza che
costringevano non solo alla riflessione, ma eventualmente anche alla
conversione.
Tra
i suoi numerosi scritti, leggiamo: « Per Te Gesù, vivrò, amerò, soffrirò;
per Te e per loro » (Diario p. 159). Giovinezza oblativa, come il fratello
spirituale, Pio: reduplicato olocausto per « la diletta Romagna ».
Testimonianza e messaggio la vita della Ronci per la gioventù femminile
odierna, ingannata e spersonalizzata da ideologie ed edonismo.
La
causa di beatificazione è in fase avanzata.
c)
Angelina Pirini (1922-1940)
Altro
germoglio della « diletta Romagna » è Angelina Pirini (Sala di Cesenatico -
FO -
1922-1940).
Il suo olocausto, profumato di iniziata giovinezza, saliva mediatore di misericordia
a Dio agli inizi della guerra. Giovane di Azione Cattolica, semplice ed
ardimentosa, negli ambienti di famiglia e parrocchiali preferì trovare
l'ambiente, come stadio, della sua azione e santificazione. Di spiccata
spiritualità Eucaristica e Passiologica, si elevò come a fondersi nel
mistero di Cristo Redentore, scriveva: « Nel dolore trovo la mia gioia, o Gesù,
perché soffro con te e per le anime che tu hai redente con il tuo sangue ». Ed
ancora: « L'amore divino ha invaso tutta l'anima mia e mi sento bruciare da
questa viva inestinguibile fiamma ». Offriva la sua angelica innocenza, il
dono della purezza e la sua stessa vita per la salvezza delle anime.
Il
livello depressivo della dignità della donna, operato e raggiunto dal
sensualismo erotico diffuso negli ambienti contemporanei e che hanno tolto a
molte donne gli insostituibili valori fondamentali della verginità e della santità
del matrimonio, trova una forza redentrice e un indicativo magistero di verità
in questa diciottenne figlia della Romagna, associandosi così, come
prolungata radice, al programma del suo conterraneo e fratello spirituale, Pio
Campidelli, « offro la vita per la mia diletta Romagna ».
La
Causa di beatificazione di Angelina Pirini è introdotta nella diocesi di
Cesena.
d)
Benedetta Bianchi Porro (Dovadola (FO) 1936-1964)
Benedetta
può essere definita una « operatrice di redenzione nel mistero di comunione
con Cristo sofferente »: considerò il suo stato e la sua missione «una
ricchezza da conservare ». Ansiosa di vivere la pienezza delle sue doti
umane, fu condotta dal mistero a vivere la progressiva distribuzione di sé, ma
affermava: « Nella sofferenza si accende in noi la luce di Cristo che ci
sostiene ». Studente universitaria nella facoltà di medicina viveva in piena
cognizione, anche scientifica, la progressiva aggressione del suo male. In una
lettera scritta dalla mamma nel 1963, si legge: « Benedetta è a letto, da
tempo sorda, cieca, paralizzata quasi completamente. Infatti ha sensibilità
solo in una mano, tramite la quale possiamo comunicare con un alfabeto muto
con lei. Vive pregando, cantando, dettando lettere agli amici, vive in una
maniera più angelica che umana. Ringrazia ogni sera Dio per i mali che le ha
dato perché dice: « Dio toglie per dare ». E' felice di poter morire senza un
peccato mortale... E' forte, dolce, sicura: dov'è passata lascia un ricordo
di sé che impressiona...».
Benedetta
ha il suo forte messaggio per la umanità contemporanea agnostica, edonistica e
chiusa nelle sole angustie del temporaneo: si detemporalizza nel mistero di
Cristo per farsi nell'oggi mediatrice di redenzione. Sorella spirituale di Pio
Campidelli, prolungata nel tempo, ma per essere a lui unito nella potenza di
Cristo Redentore « nell'offerta della vita per la diletta Romagna ».
I
Processi per la causa di beatificazione di Benedetta iniziarono nel 1975.
6.
I santi, punto d'incontro nel Mistero di Cristo
A
questo punto, e a conferma di quanto già detto in antecedenza, è quanto mai
appropriata la seguente autorevole riflessione:
«
L'offerta eroica della vita da parte del Servo di Dio pare che abbia prodotto
frutti abbondanti proprio in Romagna, pensando ai vari giovani che dopo di lui
sono avviati agli onori degli altari: basti pensare ai Servi di Dio Alberto
Marvelli, Benedetta Bianchi Porro, Carla Rosici, Angelina Pirini ».
Il
segreto del permanente eroismo di questo gíovane studente trovasi
nell'essersi tenacemente reso « univoco con Cristo »: « Io sono la vita,
voi i tralci » (Gv 15, 51), e questa comunione di vita è stata iniziata e
condotta nella specifica verità del carisma vocazionale, da lui « preferito a
tutto l'oro del mondo », e nel quale egli battezzava, con movenza ed energia
sovrana, il suo istante: « Quanto a me non ci sia altro vanto che nella croce
del Signore nostro Gesù Cristo, per mezzo della quale il mondo è stato per
me crocifisso come io per il mondo » (Gal 6, 14), e fattosi con Cristo unico
sentire, unica offerta, unico sacrificio nel sangue, è ora propagine
dell'Unica Radice, Cristo Redentore, che con i suoi germogli ha reso la terra
di Romagna fiorente in santità.
Pio
Campidelli, che dalla storia umana può essere valutato meno dell'ombra della
punta di uno spillo, fusosi con il mistero di Cristo appassionato e crocifisso,
nel realismo di comunione totalitaria, è entrato nel mistero operativo
della « potenza e della sapienza di Dio » che « ha scelto ciò che nel mondo
è debole per confondere i forti » (I Cor. 1, 27), e questo è tutto il senso
della sua " vita postuma ".
I
Servi di Dio, ossia i nostri fratelli e sorelle autenticamente cristiani, pur
diversi fra loro e distanti nel tempo e « aperti verso l'illimitata, viva e
increata verità posta da Dio » (A. von Speyr), hanno il loro significato e
punto di incontro nel mistero di Cristo Gesù. Quando l'ultima emissione di
sangue esauriva la vita terrena del giovane passionista Pio, egli nel desiderio
ardente di bene per la « diletta Romagna », nella intuizione che solo il
sacrificio cruento del Redentore è prezzo di salvezza, ha fatto suoi i
suggerimenti di Caterina da Siena: « Annegatevi nel sangue di Cristo crocifisso:
ponetevi in Croce con Cristo crocifisso: nascondetevi nelle piaghe di Cristo
crocifisso: fatevi bagno nel sangue di Cristo crocifisso. Cristo crocifisso sarà
il facitore e adempitore degli spasmati desideri dei servi di Dio » (Espitol.
Lett. n. 16 - Ediz. Paoline 1979 - pag. 274).
Con
la sua vita, lo studente Pio Campidelli, è stato un realista coerente nella
comunione con l'Eterno, e nella prontezza delle dedizione rimane un testimone
della fede.
7.
Fare della vita un capolavoro
Il S. Padre, Giovanni Paolo II, nel suo incontro con i giovani a Genova li esortava a fare della loro vita " un capolavoro " con la ragione, la fede e la grazia. E' veramente provvido e luminoso " segno dei tempi " la proclamazione alla gloria dei Beati del giovane studente Pio Campidelli in questo Anno Internazionale della Gioventù. Spoglio e libero da implicanze storiche, con la ragione, la fede e la grazia divina ha costruito il suo essere senza alcuna dispersione, facendo così della vita un " permanente capolavoro " elaborato nello stile sollecitante di Gesù che ha detto: « E' sufficiente per il discepolo essere come il maestro » (Mt. 10, 25). Pertanto il giovane studente Passionista Pio Campidelli si presenta alla gioventù contemporanea di tutto il mondo nelle pulite linee della ragione, nell'agile guida della libertà, nella verità anche ardua, nelle assolute garanzie della Chiesa di Gesù Cristo: è un modello non solo da guardare e studiare attentamente, ma è anche un forte provocatore a rivedere il giusto senso della vita.