BEATO PADRE PAOLO MANNA

Un cuore per il mondo:

P. FABIANO LICCIARDI - Profilo biografico PONTIFICIO ISTITUTO MISSIONI ESTERE Viale Colli Aminei, 36 - 80131 Napoli 

LA VITA: I PRIMI ANNI

Napoli 1881. Nelle tiepide mattinate del settem­bre di quell'anno i passanti e i pescatori di Mergellina vedevano spesso un ragazzo, di media statura e dallo sguardo volitivo, scendere verso la scogliera, sedersi e contemplare l'immensa distesa azzurra delle acque.

Paolo, incantato dal mare, sembrava di volerlo pos­sedere e rinchiudere nel suo cuore. Sapeva di doverlo lasciare per far ritorno alla sua città di origine: Avellino. Là era nato nel 1872, il 16 gennaio, da Vincenzo Manna e da Lorenza Ruggiero.

A due anni e mezzo Paolo era restato orfano di mamma, una mancanza che creò un vuoto incolma­bile nella sua vita. A Napoli era stato portato dagli zii perché, lontano dalla casa vuota della mamma, potesse frequentare le prime due classi elementari in un clima di serenità.

Erano passati sette anni. Ora ritornava ad Avelli­no per proseguire i suoi studi.

Nell'estate del 1887 ebbe ripetuti incontri con un sacerdote amico di P. Giovanni Battista Jordan, fondatore in Roma della «Società Cattolica Istrut­tiva», che aveva iniziato un largo giro di propa­ganda in Irpinia. Paolo che aspirava a una vita di donazione a Dio, fu attirato da quella propaganda e il 27 settembre entrava in quella Società Catto­lica.

Dopo un anno di probandato e uno di noviziato, il 15 ottobre 1889 emise i voti semplici e iniziò lo studio della filosofia all'Università Gregoriana. Ma il cuore del giovane Paolo non era soddisfatto.

Riandava col suo pensiero alle ore rubate alla scuo­la e trascorse in riva al mare... quel mare che sembrava portargli un invito pressante da parte di popoli lontani. La lettura di riviste missionarie gli acuiva sempre più il desiderio di dedicarsi all'apostolato tra gli infedeli. Un giorno lesse un numero di «Le Missioni Cattoliche» dell'Istituto per le Missioni Estere di Milano. Fu la scin­tilla che provocò l'incendio. Paolo scrisse al Direttore della rivista chiedendo informazioni sull'Istituto; nello stesso tempo si consigliava con bravi sacerdoti sul suo futuro. Quando ebbe assicurazione che la sua decisio­ne era «conforme alla Volontà di Dio» fece domanda per entrare nel Seminario delle Missioni Estere.

La risposta non tardò e fu affermativa, dando una grande gioia a Paolo che nel frattempo era stato sciol­to dai voti ed era partito per Napoli per salutare i familiari.

A casa sua però incontrò ostacoli gravissimi alla sua partenza. Il papà, specialmente, non riusciva a rasse­gnarsi a «perdere» il suo giovanotto. Ci voleva tutta la sua fermezza e l'intervento autorevole dello zio Arcan­gelo, sacerdote: il 16 settembre 1891 col permesso del papà, Paolo salutava Avellino diretto a Napoli. Di là, due giorni dopo s'imbarcava sull' «Assiria» per Geno­va da dove proseguì in treno fino a Milano. Alle 11 del 19 settembre entrava nella sede del Seminario delle Missioni Estere. La lettera di un canonico di Avellino, al quale il Superiore dell'Istituto di Milano si era rivol­to per informazioni, lo aveva preceduto. Vi era scritto: «...soprattutto, poi, è di buonissimi costumi; a mio credere il vostro seminario farà un buon acquisto».

Ed era vero. Paolo Manna sarà una delle glorie più fulgide dell'Istituto delle Missioni Estere di Mila­no e un suscitatore di forze nuove per la cooperazio­ne missionaria nella Chiesa...

Con l'ardore della sua anima iniziò la preparazione al sacerdozio missionario. I sentimenti che riempiva­no il suo cuore in quegli anni li troviamo descritti in un articolo della rivista «Venga il Tuo Regno». «La vita missionaria è la sintesi di ogni eroismo, è il di­stacco definitivo di quanto ci può distrarre da Dio; è la più radicale distruzione dell'egoismo, mentre dà il modo di darsi a Dio nella forma più perfetta e com­pleta... Tra tutte le vite possibili, la vita missionaria è la più nobile e perfetta... la più utile per il prossimo, la più gloriosa per Dio: è la vita che scelse per sé il Figlio di Dio quando si fece uomo: è la vita di Gesù».

Con queste convinzioni Paolo si preparava al Sa­cerdozio, alternando lo studio delle scienze teologiche con letture missionarie. Avidissimo di conoscere espe­rienze dirette della vita di apostolato, godeva quando poteva stare a colloquio con i Padri che già erano reduci dalle Missioni.

Non mancavano sacrifici di vario genere, anche la salute malferma gli dava dei disturbi. Ma l'interno lavorio spirituale non veniva meno.

Avvicinandosi il giorno della sua Ordinazione sacerdotale, intensificò lo studio delle missioni e volle imporre a se stesso la prova di distacco dalla famiglia distruggendo un pacchetto di «lettere care» e rinun­ziando a passare le vacanze tra i suoi familiari.

Il 19 maggio 1894 Paolo Manna venne ordinato Sacerdote nel Duomo di Milano dall'Arcivescovo mons. Ballerini. Cosa rappresentava per quell'anima ardente un Sacerdote-Missionario? Ecco le sue parole: «Esse­re sacerdote e non interessarsi in un modo o nell'al­tro, non solo della conservazione ma anche della Pro­pagazione della Fede, è non intendere il Vangelo».

Ai primi di giugno partì per Avellino, poi ritornò a Napoli. Contava di sostare qualche settimana, invece continui disturbi fastidiosi lo costrinsero a sottoporsi a un intervento chirurgico e dovette fermarsi a Napoli fino alla fine di ottobre.

Ritornò a Milano dopo 5 mesi di assenza. Il suo Superiore mons. Scurati gli affidò subito un incarico graditissimo: la traduzione della rivista «Les Missiones Catholiques» che si pubblicava a Lione in francese e a Milano in italiano. Questo lavoro di traduzione di scritti missionari tenevano sospeso il cuore del giovane Pa­dre Manna in attesa della destinazione alle Missioni che si sarebbe avuta in quell'anno. Finché il sogno di tutta la sua vita divenne realtà. Verso la fine di giugno del 1895 gli giunse la «destinazione» per l'Oriente e più tardi gli si specificò anche il luogo della sua Mis­sione: Toungoo, nella Birmania, oggi Myanmar.

P. Manna lietissimo scese al sud per dare l'addio definitivo ai suoi cari, agli amici e al Padre Jordan dal quale volle essere benedetto. 

Partenza per le Missioni

Il gruppetto dei missionari partì da Trieste il 3 ot­tobre 1895. Venti giorni di navigazione e due di treno e il 26 dello stesso mese P. Paolo Manna celebrava la prima messa su terra birmana.

A Toungoo fu accolto festosamente. Prendeva con­tatto con la realtà missionaria. Ciò che aveva letto nelle riviste, ciò che aveva sognato, ora, per lui, era vita vissuta.

- Ecco, questa è la sua stanza, Padre. - E il Fratello coadiutore della missione gli apriva la porta: una specie di cabina in legno con finestre e persiane senza vetro; un tavolino, una sedia, uno sgabello con un catino e un tavolaccio per letto. - Non si mera­vigli, Padre, riprese il Fratello come se leggesse sul volto di P. Paolo, qui dormiamo tutti così. Anche lei si abituerà presto -.

Doveva abituarsi! Un vero missionario non poteva pretendere di abitare nelle agiatezze. Del resto l'esem­pio di una vita povera veniva dal Vescovo. Quando il P. Manna fu accompagnato da S. Ecc. mons. Roc­co Tornatore, ebbe la prima grande lezione di vita apostolica. Non episcopio, né saloni, né segretari... Una cabina peggiore della sua, lo stesso sgabello col catino per l'acqua e lo stesso tavolaccio per letto.

- Lei è il benvenuto, Padre, diceva il Vescovo; in principio troverà la vita un po' dura ma vi si abitue­rà. Intanto starà qui in città, un anno, per imparare bene l'inglese e un po' di birmano. L'anno prossimo quando tornerò dai monti per i santi esercizi le asse­gnerò la destinazione -.

Così per un anno intero P. Manna si fermò a Toungoo, impegnando il suo tempo a studiare le lin­gue, i costumi e le tradizioni del popolo birmano. Spesse volte venne colpito dalle febbri malariche, malattia riservata a tutti i missionari in quei tempi. Di tanto in tanto, accompagnato dai missionari an­ziani, visitava dei villaggi cristiani, specie in occasio­ne di festività religiose.

Durante quelle cavalcate tra le foreste e i monti, e in quel contatto con la vita cristiana delle tribù dei villaggi, P. Paolo pregustava la vita missionaria di prima linea.

Finalmente il 17 ottobre il Vescovo lo inviò a Momblò tra i «Ghekhù». Anzi ve lo accompagnò egli stesso. La felicità del Padre Manna era al colmo: era pastore tra il suo gregge, per il quale aveva dona­to la sua esistenza.

Si diede al lavoro senza risparmio. Costruì una chie­sa più grande e più bella. Impiantò le prime scuole per primitivi, stampò un libro di catechismo nella lingua «ghekhù» in caratteri latini. Ma soprattutto viaggi e viaggi, per portare a ogni famiglia la parola di Dio e i sacramenti.

Il territorio affidato a lui era estesissimo: tutto montagne e boschi, dirupi e precipizi. Ma il suo cuore ardente scoppiava dall'ansia di far conoscere il nome di Gesù. E si prodigava senza risparmio offrendo a Dio per i suoi cristiani oltre al suo lavoro, le pene, le delusioni e le sofferenze fisiche, il tormento della febbre malarica che spesso lo porta­va ad uno stato di completa prostrazione.

Ma i frutti di quella vita apostolica erano palesi. Gli abitanti della missione di Momblò erano arrivati a gran­de perfezione cristiana. Tanti anni più tardi il Prefetto Apostolico di Kengtung mons. Bonetta affermava: «I cristiani formati dal P. Manna sono ancora i migliori della mia missione».

Il giudizio degli uomini avrebbe previsto e deside­rato, per una tempra di apostolo come il P. Manna, un avvenire pieno di conquiste per il Regno di Dio.

Ma spesso le vie di Dio non sono le vie nostre. Così il P. Manna, colpito ripetutamente e sfibrato dalle febbri, dovette per due volte tornare in Italia. Rimessosi in salute egli ritornò alla sua cara Missio­ne e cominciò a progettare nuove spedizioni. Ma il 4 luglio 1907 dovette arrendersi definitivamente. La malattia lo colpì con inaudita violenza. «Dopo una settimana di inutili speranze (scrisse egli stesso) sen­za né medici né medicine, mi feci portare in barca alla residenza di P. Pirovano. Poi, peggiorando sem­pre più, sopra una barella mi portarono per tre giorni interi, fino alla residenza di P. Massari».

Il 6 giugno 1907 s'imbarcava per la terza ed ultima volta per l'Italia. Per uno abituato alla fede poteva sembrare il fallimento di una vocazione. Agli occhi di Dio P. Manna iniziava la sua missione provviden­ziale per la Chiesa. 

IN PATRIA

Arrivava in Italia con la malattia nel corpo e la morte nel cuore. «Vedo molto fosco l'avvenire, scriveva, vedo distrutte tante speranze e disegni di opere buone: mi vedo a 35 anni pressoché inutile e di inciampo e fastidio, an­che in seminario, a me e agli altri...».

Passò tre mesi in un luogo di villeggiatura nella Brian­za per rimettersi in salute. Poi parti per Napoli per rive­dere i suoi familiari.

Cambiata la Direzione Generale nel suo Istituto, P. Manna fu eletto Consigliere Generale e gli venne affida­to l'incarico di Direttore della Rivista «Le Missioni Cat­toliche...». A capo del reparto stampa egli comprese che aveva tra le mani un mezzo efficacissimo per trasfonde­re negli altri i suoi ideali.

Migliorò la rivista, la rese settimanale, le diede una fisionomia tutta propria. Non poteva più svolgere il suo apostolato tra i boschi e nei villaggi..., si diede all'apo­stolato missionario attraverso la stampa.

Per il popolo pubblicò un opuscolo: I fedeli per gli infedeli. Per i giovani scrisse un libro di battaglia: «Ope­rarii autem pauci», col quale invitava giovani e semi­naristi all'apostolato nelle missioni.

Data la novità del contenuto e la contagiosità entu­siasmante della forma, per cui veniva letto di nascosto nei seminari, a questo libro devono la loro vocazione decine e decine di missionari.

Iniziò la pubblicazione annuale di un «Almanacco Missionario», mentre dava vita ad altri due periodici:

«Propaganda missionaria» (un foglio popolare a 4 pagi­ne) e «Italia Missionaria» una rivista agile e svelta con­cepita espressamente per i giovani.

Più tardi pubblicava altri due volumetti: Filotea Mis­sionaria e La conversione del mondo infedele.... Intanto nel suo animo e nella sua mente si faceva strada un progetto che sarebbe stato provvidenziale nella Chiesa: unire tutti i sacerdoti in una associazione per­ché fossero lievito di una più sentita cooperazione e for­mazione missionaria nel popolo di Dio.

Il 31 ottobre 1916 dal suo cuore di apostolo nasceva l'Unione Missionaria del Clero.

Un'altra sua realizzazione fu l'apertura di un Semina­rio Meridionale per le Missioni Estere in uno sperduto paesello a 20 Km. da Napoli. Egli, napoletano nell'ani­mo, voleva convogliare nell'animazione e nell'apostola­to missionario le energie e l'entusiasmo di bene che è innato nelle popolazioni del Sud. Così si aprì il nuovo Seminario in Ducenta a cui se ne affiancò un altro per le classi superiori, nella città di Aversa. In poco più di mezzo secolo, quel Seminario, parte integrante dell'Istituto di Milano, ha dato alla Chiesa centinaia di missionari.

Il 20 agosto 1924 si riuniva a Milano il primo Capi­tolo Generale dell'Istituto delle Missioni Estere e il P. Manna venne eletto Superiore Generale.

«Ho ubbidito - scriveva - piegando le spalle alla grande croce. Ho fiducia però che il Signore mi aiute­rà... Da parte mia tutto quanto ho di forze, di attitudini, di vita, consacro senza riserve, senza risparmio, al Si­gnore nel servizio della causa alla quale tutti noi abbia­mo votato la nostra esistenza».

Durante il suo superiorato il P. Manna cercò di in­crementare la vita dell'Istituto con la stesura delle nuo­ve Costituzioni, aumentando il numero dei Fratelli Co­operatori e aprendo nuove case apostoliche per il reclu­tamento e la formazione degli Aspiranti Missionari.

Intraprese un viaggio intorno al mondo, per visitare tutte le missioni dell'Istituto. Il viaggio durò 14 mesi. Fu un dono per i Missionari i quali per la prima volta vede­vano il Superiore recarsi nei loro villaggi e interessarsi dei loro problemi, portando a ognuno il conforto della sua presenza e della sua parola. Fu un dono di ricchis­sime esperienze per P. Manna. Del suo viaggio scrisse un quaderno di 86 pagine, in seguito pubblicato con il titolo: Osservazioni sul metodo moderno di evange­lizzazione, in cui esamina i problemi più spinosi delle Missioni e ne suggerisce il rimedio, la soluzione.

Dopo 10 anni del suo Superiorato, si celebrò a Hong­-Kong il 2° Capitolo Generale che egli diresse con com­petenza e nel quale dichiarò di non poter riaccettare l'in­carico di Superiore per il suo stato di salute.

Tornato in Italia come semplice membro dell'Istitu­to si dedicò alla sua «creatura» l'Unione Missionaria del Clero e scrisse articoli e opuscoli per diffonderne la conoscenza e la necessità.

Nel 1937 venne nominato Segretario internazionale dell'Unione e prese posto in un ufficio del Palazzo di Propaganda Fide a Roma.

Un problema connesso con la conversione degli in­fedeli era quello dell'ecumenismo. P. Manna lo affrontò con un voluminoso libro: I fratelli separati e noi, nel quale propugna una campagna di «conoscenza» prima e poi di «amore» verso i fratelli separati. 

GLI ULTIMI ANNI

Da Roma, nel lavoro gravoso del Segretariato In­ternazionale dell'Unione Missionaria del Clero, P. Manna rivolgeva spesso il suo pensiero al Seminario Meridionale di Ducenta, e spesso vi si recava in visita.

Il 7 luglio 1943, in piena guerra, la Direzione Ge­nerale eresse ufficialmente la Regione Meridionale del PIME che comprende il territorio del Sud Italia più le Isole, con i due Seminari già esistenti di Ducenta e Aversa. P. Manna ne veniva eletto primo Superiore. Aveva 72 anni e iniziò il nuovo lavoro con l'ardore di un neofita. Da Roma raggiunse il Seminario di Ducen­ta con un viaggio fortunoso: il treno su cui era venne ripetutamente mitragliato dagli aerei alleati e si rischiò una strage.

Poi venne l'armistizio e P. Manna aprì i due Semi­nari ai profughi, soldati sbandati e uomini ricercati dalle SS tedesche.

Il cibo era scarsissimo, la vita dura. Tuttavia egli riuscì a tenere in piedi una piccola comunità di 11 Padri, 10 alunni di teologia, 2 di liceo e 5 Fratelli Cooperatori. Poi anche la parte più cruda della guer­ra passò. P. Manna ideò una nuova rivista per le famiglie e la intitolò «Venga il Tuo Regno». Con l'aiu­to di Dio le Comunità aumentavano di numero. Oltre le due già esistenti, si ebbe la gioia di aprire un'altra Scuola Apostolica in Sassari. Alle scuole medie si aggiunsero il liceo e il corso teologico completo.

P. Manna, Superiore vigile e attento, scendeva spes­so tra gli alunni, si informava della loro vita e li se­guiva ad uno ad uno.

Chi scrive queste brevi note fu Vicerettore delle Medie e del Liceo, negli anni in cui P. Manna era Superiore Regionale e può testimoniare sulla veridi­cità di queste affermazioni. Furono, quelli, anni bel­lissimi di vita a contatto con P. Manna che edificava con l'esempio e formava con le sue parole. Un corso di conferenze tenute ai teologi nel Seminario di Aver­sa, restò memorabile.

Sempre con il cuore e la mente fissi sul problema della propagazione del Vangelo, P. Manna, che già sentiva il suo fisico minato dalla malattia, a 78 anni lanciò l'ultimo e più accorato appello alla Chiesa tutta scrivendo l'opuscolo Le nostre Chiese e la Propaga­zione del Vangelo che spedì a tutti i Vescovi e ai Cardinali.

Era stato l'ultimo messaggio della sua vita. Il male - ipertrofia prostatica - s'era aggravato. P. Manna, ormai quasi sempre a letto, soffriva pensando che potesse essere di peso e di impiccio alla Comunità.

Col consiglio del medici si decise per l'operazione di prostatectomia. Il 13 settembre 1952 P. Manna fu trasportato nella Clinica dei Fatebenefratelli di Napoli; fu operato il 15. Operazione riuscita. Ma dopo due ore un embolo postoperatorio stroncava il filo della sua vita dedicata esclusivamente a Dio e alle Missioni.

Il suo corpo fu sepolto nel cimitero di Lusciano. Ma i Padri del Seminario di Ducenta volevano le venerate spoglie accanto ad essi. Il 23 giugno 1961 furo­no collocate in un sarcofago posto in un mausoleo funebre costruito nel giardino del Seminario. Quel giorno 13 Vescovi e 400 Sacerdoti dell'Unione Mis­sionaria del Clero, riuniti a Roma per commemorare il 19° Centenario dell'arrivo di S. Paolo a Roma, ven­nero a Ducenta e fecero corona al loro amato Padre e Fondatore. Nel cuore di tutti c'era una grande spe­ranza, vedere il P. Manna venerato ufficialmente dalla Chiesa che egli aveva amato fino alla follia.

Il 22 gennaio 1971 aveva inizio il Processo per la sua Canonizzazione.

Il 10 gennaio 1989 dalla apposita Commissione dei Vescovi e Cardinali veniva dichiarata la "eroicità" delle sue virtù.

Il 18 febbraio dello stesso anno il P. Manna veniva dichiarato VENERABILE.

Il 4 novembre 2001 il Santo Padre Giovanni Paolo II proclamava il P. Paolo Manna Beato. 

L'EREDITA' DI PADRE MANNA: L'UNIONE MISSIONARIA DEL CLERO

P. Manna, dall'intelligenza profonda e acuta, cer­cava di andare sempre alla radice di un problema, «convinto che il Sacerdote è il tratto d'unione fra le nostre chiese e quelle nascenti delle missioni». Egli non poteva accontentarsi di riflessioni chiuse nel suo animo o, tutt'al più, espresse sulle colonne di qual­che rivista. Era un uomo pratico e si faceva soprat­tutto guidare dall'amore di Dio...

Pensò quindi, a un'associazione che doveva pro­muovere una vasta e ordinata opera di educazione e cooperazione missionaria tra i fedeli, sotto l'ispira­zione e la direzione del Clero, che per questo si sa­rebbe chiamata Unione Missionaria del Clero.

L'idea giustissima che la Chiesa non potrà mai essere un Popolo di Dio impegnato per le missioni, se i sacerdoti non hanno essi stessi un cuore ardente per l'apostolato, aveva ossessionato il P. Manna; perciò il 25 febbraio 1916 egli si recò a Parma per un abboccamento col Vescovo mons. Guido Maria Con­forti, che nel 1895 aveva fondato la Pia Società di S. Francesco Saverio (Padri Saveriani). P. Manna aveva steso un memoriale e voleva che mons. Conforti, anima ardente per le missioni, lo presentasse al S. Padre Benedetto XV che lo lesse e lo approvò.

È vero, il dovere particolarissimo dei sacerdoti di «occuparsi delle missioni» non l'ha «scoperto» il P. Manna. L'apostolato diretto o indiretto tra gli in­fedeli è nota integrante del sacerdozio cattolico. Gesù Cristo non ha istituito i sacerdoti e i missionari, una Chiesa per i credenti e una per i non credenti.

Dobbiamo, però, pensare a una mentalità di allo­ra. Oggi a nessuno verrebbe in mente di negare ciò che il Concilio Vaticano II ha solennemente dichia­rato: «La Chiesa è per natura sua Missionaria» e «tutti i Vescovi in quanto membri del Corpo Episcopale che succedono al Collegio Apostolico, sono stati consacrati non soltanto per una Diocesi, ma per la salvezza di tutto il mondo» (AG. 38).

Ma ai tempi di P. Manna le missioni erano ritenute compito esclusivo degli Istituti Missionari. In una parte del Clero regnava l'apatia o la mancanza assoluta di interesse per una causa così importante.

Ecco perchè, giustamente, l'opera del P. Manna è stata ritenuta provvidenziale e come un anticipato preludio ai Sacerdoti "Fidei Donum" di alcuni de­cenni più tardi.

Col suo messaggio ai Vescovi e ai Sacerdoti, egli volle distogliere il clero dal torpore e riportarlo alla contemplazione del dovere strettissimo di essere ani­ma dell'apostolato missionario tra i fedeli.

Il 31 ottobre 1916 la Congregazione di Propaganda Fide comunicava il compiacimento e la benedizione del S. Padre per il progetto dell'Unione. P. Manna esul­tò. Il 9 febbraio 1917 pubblica in «Le Missioni Catto­liche» lo Statuto e il programma, rivolgendosi a tutti i Vescovi e Sacerdoti perché favorissero e propagandas­sero l'iniziativa. L'appello non restò inascoltato. Cardinali e Vescovi scrissero mandando la loro adesione. Le riviste missionarie e i giornali cattolici pubblicaro­no scritti per diffondere l'Unione fra i lettori.

L'Associazione cominciò a diffondersi in Italia e all'estero. Per oltre un anno P. Manna, scrisse, parlò, tenne riunioni, viaggiando moltissimo per convincere i sacerdoti ad aderire all'Unione.

Il 31 agosto il Papa ne nominò primo presidente S. Ecc. mons. Conforti e segretario il P. Manna. Nel 1919 Benedetto XV pubblicava l'Enciclica «Ma­ximum Illud» in cui scriveva: «A questo scopo sappia­te che è nostro desiderio che sia istituita in tutte le Diocesi del Mondo cattolico l'Unione Missionaria del Clero e vogliamo che essa dipenda dalla S. Congrega­zione di Propaganda Fide». L'Unione diveniva una delle quattro Opere Missionarie fatte proprie dalla Chiesa, acquistando così un valore universale. Dopo dieci anni l'Unione era già operante in 19 Nazioni. Nel suo venticinquesimo anniversario di fondazione, il P. Manna ebbe la grazia di vedere l'Unione in 48 Nazioni con quasi 200 mila membri. Nel 1922 fu tenuto a Roma il 1° Congresso Inter­nazionale dell'Unione. In quel Congresso furono espressi due voti:

- che nei catechismi fosse introdotta la dottrina missionaria;

- che nei Seminari fossero istituite cattedre di missionologia.

Intanto l'Unione rinnovava sistematicamente le sue strutture e la Congregazione di Propaganda emanava nel 1926 i nuovi statuti. Dieci anni dopo si celebrò il II Congresso Internazionale che portò alla costitu­zione del Segretariato Internazionale dell'Unione. Primo Segretario internazionale, come abbiamo vi­sto, fu nominato il P. Manna. Nel 1949 la Congrega­zione di Propaganda Fide aggregò all'Unione anche. i religiosi laici e le suore.

Un'ultima tappa importante fu la elevazione a pontificia della Unione e formava così il quarto ramo dell'albero rigoglioso delle Pontificie Opere Missio­narie. Tale riconoscimento fu concesso da Pio XII il 28 ottobre 1956.

Attualmente l'Unione, definita l'anima delle Pon­tificie Opere Missionarie è presente in quasi tutte le nazioni dove c'è un clero cattolico.

 

TUTTA LA CHIESA PER TUTTO IL MONDO

L’altra grande idea che non dava riposo al P Manna fu l'impegno diretto che le Chiese organizza­te dovessero portare per la evangelizzazione del mondo non cristiano.

Sembra di leggere un paragrafo della Costituzione «Ad Gentes»: «Il comandamento di predicare il Van­gelo a tutti i popoli fu dato in solido a tutto il Col­legio Apostolico, del quale i nostri Pastori sono i legittimi successori». Sono parole, invece, di P. Man­na tratte dall'opuscolo Le nostre Chiese e la propa­gazione del Vangelo, opuscolo che egli scrisse negli ultimi anni della sua vita e che spedì come un ultimo infuocato appello a tutti i Vescovi perché prendesse­ro coscienza della realtà.

I primi Vescovi sono stati gli Apostoli, ai quali con a capo S. Pietro, nostro Signore Gesù Cristo ha affi­dato la missione della evangelizzazione del mondo. Questa tuttavia è diventata a poco a poco la preoccu­pazione, il lavoro quasi esclusivo di poche libere squa­dre di generosi volontari, che gli Ordini e gli Istituti possono offrire per l'immenso compito.

Questi Istituti per quanto approvati e autorizzati dalla suprema autorità, offrono sempre un lavoro di libera elezione e prestazione e non come di missione a loro affidata da Dio direttamente. In più questi Isti­tuti missionari «per quanto zelanti ed eroici, sono però affatto insufficienti per l'immane missione».

Ne segue allora, dalla logica di P. Manna, che «ogni Diocesi o ogni Provincia ecclesiastica del mondo cattolico abbia assegnata dalla Suprema autorità una corrispettiva e ben determinata parte del mondo non­cristiano da convertire, e si prepari al lavoro!».

«Quando ogni Provincia ecclesiastica, prosegue P. Manna, avesse il suo seminario di clero missionario e mandasse i suoi figli a portare per il mondo la luce e la grazia di Cristo, oh! allora quella provincia da­rebbe dimostrazione della sua vitalità e ricchezza spirituale».

Queste parole di P. Manna appaiono profetiche. Nell'affermazione, a volte esagerata dei diritti delle Chiese locali, ecco un compito che le Chiese locali non solo possono, ma devono accollarsi come un dovere imprescindibile: ad esse spetta in modo pri­mario muovere l'azione per la evangelizzazione del mondo.

Se la Chiesa ha riconosciuto nel 1989 le virtù eroiche di P. Manna è perché la sua aderenza ai valori genuini della spiritualità fu perfetta; è perché la san­tità di vita fu una realtà nel senso più vero. La vita interiore del P.Manna poggiava nella ricchezza di quattro cardini saldissimi: PREGHIERA-EUCARI­STIA-LA MADONNA-ATTACCAMENTO ALLA CHIESA.

Ai suoi missionari P. Manna ripeteva "Meditazio­ne e Preghiera: ecco la vostra forza. Seminate di Ro­sari i vostri viaggi apostolici!". Ai Sacerdoti: "Della S. Messa fate il vostro Paradiso!" Ai giovani: "Giova­ni, tra tutte le vite possibili, indubbiamente la vita missionaria è la più nobile e perfetta ... è la vita che scelse per sé il Figlio di Dio, quando si fece uomo: è la vita di Gesù".

Traducendo in realtà di vita, cristianamente vissu­ta, il messaggio ardente del P. Manna, noi tutti avre­mo realizzato la condizione prima e indispensabile per la evangelizzazione del mondo; cioè il regno di Cristo deve prendere posto nel nostro cuore e da noi - realtà luminosa - dovrà passare a quei popoli che aspettano la luce e la verità di una nuova Pentecoste.

Si realizzerà così il desiderio di P. Manna di vede­re TUTTA LA CHIESA impegnata per la conversione di TUTTO IL MONDO.

 

Preghiera per impetrare fedeltà alla grazia della propria Vocazione all'Apostolato.

(composta dal P. Paolo Manna)

Voi mi avete chiamato, amorosissimo mio Gesù, per vostra somma bontà e degnazione, alla grazia grande dell'apostolato, perché mi consacri a procu­rare la salvezza delle anime dei fratelli che non co­noscono ancora il vero Dio, con un impegno non privo di difficoltà, a volte lontano anche dalle perso­ne care, per imitare più perfettamente Voi che scen­deste dal cielo, vi faceste uomo, faticaste e moriste per salvare tutti quanti gli uomini.

Io profondamente vi ringrazio di tanta predilezio­ne che avete avuto per me. Fate, o Signore Gesù, che io corrisponda con fedeltà a questo insigne vostro dono, mi corregga dei miei difetti e mi formi alla scienza e alla pietà, per essere ogni giorno degno strumento delle vostre misericordie per le anime.

Gesù mio, io so che dal perseverare nello stato in cui mi chiamate dipende in gran parte l'eterna salvez­za dell'anima mia e di un gran numero di altre anime che volete salvare per mezzo mio. Concedetemi, ve ne prego, che io stimi sempre altamente la grazia della mia vocazione, e mi tenga sempre cari i sacrifici che vi sono congiunti. Fatemi forte contro ogni tentazione e debolezza mia, affinché io cresca e duri fino alla morte nello spirito apostolico e risponda in tutto e sempre ai misericordiosi disegni che avete su di me.

Maria Santissima, Regina degli Apostoli e Madre mia amorosissima, S. Giuseppe, S. Francesco Save­rio, Santi miei protettori, pregate, intercedete per me.

 

PREGHIERA AL BEATO

O Dio, grande e misericordioso, che hai suscitato nella Chiesa il Beato PAOLO MANNA, apostolo del Vangelo e promotore dell'unità dei cristiani, per sua intercessione rendici forti nella fede e operosi nella carità, moltiplica e santifica i missionari, affinché tutta la terra Ti adori e Ti glorifichi nei secoli dei secoli. Amen

Con approvazione Ecclesiastica

Chi ottenesse grazie per intercessione del Beato P. Manna è pregato di darne relazione al Vicepostulatore – P.I.M.E. Piazza Missioni Estere, 165 - 81038 Trentola Ducenta (Caserta)