PADRE GAETANO CATANOSO

 La strada da Chorio a Reggio Calabria, nel 1889, era lunga e accidentata. Papà Antonio era partito presto da ca­sa per accompagnare il figliolet­to Gaetano, di dieci anni, in Se­minario, ma ad un certo punto il ragazzino non ce la faceva più. Lo mise nella gerla e lo caricò sull'asino. Verso sera arrivarono finalmente alla meta. Gaetano disse: «Sono venuto per farmi prete». E’ per Gesù so­lo che si possono vivere avven­ture così: fragile di salute, ma ardente di cuore per il suo idea­le, prese a impegnarsi con se­rietà, a crescere nell'amore di Dio e del prossimo. Di tanto in tanto, ritornava in famiglia per ristabilirsi in salute, ma gli era impossibile scoraggiarsi. A 16 anni, già vestito l'abito talare, tenne la prima predica al­la gente del suo paese natìo, me­ravigliando tutti per il fervore con cui parlò di Gesù presente nel Santissimo Sacramento e della Madonna. «E’ stato un episodio molto bello, un anticipo della mia futura missione sacerdota­le», dirà un giorno.

 Parroco, padre, riparatore Era nato, Gaetano Catanoso, a Chorio di San Lorenzo (RC), il 14 febbraio 1879. I suoi genitori erano proprietari terrieri con coloni a lavorare nelle loro ter­re. Il ragazzo crebbe in una fa­miglia ricca di fede e di figli. In Seminario, i superiori temono però che non arrivi all'altare, ma lui, stupendo tutti, cresce in mo­do brillante così che dirà di se stesso: «L'asinello ce l'ha fatta». È ordinato sacerdote a Reg­gio Calabria il 20 settembre 1902. E così contento quel giorno che esclama: «O parenti e amici, chiamati a prender parte alla mia festa, pregate il Cuore di Gesù che mi renda santo». Giura di non commettere mai alcun pec­cato né mortale, né veniale deli­berato e di stare alla presenza di Dio ogni istante della sua vita. Nel 1904, a soli 25 anni, va parroco a Pentadattilo, un pic­colo borgo sull'Aspromonte, do­ve rimarrà fino al 1921. E’ inna­morato di Dio e trascorre gran parte del suo tempo, in chiesa, in adorazione a Gesù Eucaristico, dopo aver celebrato ogni matti­na la Santa Messa, centro della sua giornata e della sua vita, co­me un angelo. Confessa a lun­go, ogni giorno e presto si rive­la un ottimo direttore spirituale: non vengono soltanto i parroc­chiani al suo confessionale, ma molti dai dintorni e poi da lon­tano, anche molti confratelli sa­cerdoti. Si dedica con amore di padre alla sua gente, ai bambini e ai ragaz­zi, agli anziani e ai malati, ai più po­veri. Istruisce i gio­vani con una scuo­la serale gratuita, chiama i suoi fe­deli a prender par­te alla Santa Mes­sa, in modo consa­pevole e fervoroso. E’ inviato a predi­care missioni e a confessare in altre parrocchie della diocesi e fuori diocesi. Diventa la guida di tanti sacerdoti e reli­giosi, di suore, di anime consa­crate. Nel silenzio della sua chiesa, Don Gaetano matura una grande missione. Nel 1915, quando già gode fama di santità, per i con­sacrati senza escludere nessuno, cominciò a stampare un periodi­co: L'ora eucaristica sacerdota­le. Nel 1918, incontra Don Luigi Orione, che nel 1908 si era di­stinto per la sua opera di carità du­rante il terremoto di Messina e di Reggio Calabria e si infiam­ma di nuovo zelo apostolico. Si avvicina la sua "ora". Nel­l'agosto 1843, Papa Gregorio XVI a Roma aveva istituito la Confraternita del Volto Santo di Gesù, al fine di riparare le offe­se contro di Lui, soprattutto la bestemmia. Nel medesimo mese, al Carmelo di Tours, in Francia, Gesù si rivelava all'umile porti­naia, Suor Maria: «Il mio Cuore è bestemmiato ovunque: i fan­ciulli stessi bestemmiano. Con la bestemmia il peccatore mi ma­ledice in faccia, mi investe apertamente e pronuncia lui stesso il suo giudizio e la sua condanna. Io cerco delle Veroniche per a­sciugare il mio divin Volto, poi­ché esso ha pochi adoratori». Co­sì il 27 ottobre 1845, nasceva a Tours il movimento della ripara­zione al Volto Santo di Gesù. Don Gaetano ne viene a co­noscenza e nel 1918 si iscrive al sodalizio dei Missionari del San­to Volto a Tours. L'anno seguen­te erige nella sua parrocchia la Confraternita del Santo Volto: «Uniamoci nella devozione al Volto Santo, per riparare i nostri peccati, in primo luogo la be­stemmia e la profanazione della festa, per la conversione dei pec­catori. Vogliamo diventare ani­me riparatrici, contribuire al trionfo della Chiesa, partecipare alle sublimi ricompense pro­messe da Nostro Signore».

 Come Veronica per Gesù Dal 1921, è parroco di Santa Maria della Purificazione a Reg­gio Calabria. Nella sua parroc­chia, realizza un centro irradian­te di vita eucaristica, divulgando con ogni mezzo l'amore al Vol­to Santo di Gesù, adorato nella Santissima Eucaristia, sua pre­senza reale e Sacrificio al Padre, servito nei fratelli più poveri. Continua la sua itineranza di pre­dicatore per la diocesi e per la Calabria. Attorno a lui, nasce un vasto sodalizio di anime. E’ cappellano delle carceri e dell'ospedale di Reggio, direttore spirituale del Seminario diocesano, poi cano­nico penitenziere in cattedrale. Nelle sue predicazioni attraver­so l'Aspromonte, incontra nu­merosi ragazzi che non possono realizzare la loro vocazione sa­cerdotale per mancanza di mez­zi: Don Gaetano, dal 1921, fa na­scere l'Opera vocazionale per i chierici poveri e ne conduce di­versi al sacerdozio. Nel medesi­mo tempo, progetta un'altra grande opera. Nel 1934, benché già minato nella salute, ma indomabile per il suo amore a Dio e per il suo zelo per la salvezza delle anime, fonda una Famiglia religiosa vo­tata alla preghiera riparatrice, al­l'evangelizzazione e all'assi­stenza all'infanzia, alla gioventù e agli anziani, raggiungendo pae­si sperduti di montagna privi di strade e abbandonati sotto ogni aspetto. Nascono così le Suore Veroniche del Volto Santo, per­ché «come la Veronica asciugò il Volto piagato di Gesù sulla via del Calvario, esse lo adorino e lo amino perdutamente nell'Eu­caristia e gli asciughino le lacri­me e le piaghe nei più poveri e più soli». Tutti ormai lo chiamano Pa­dre: è davvero il Padre delle a­nime, dei sacerdoti, dei consa­crati e dei peccatori. Lo leggono con attenzione sul suo Bolletti­no il Volto Santo, da cui imparano la sua spiritualità e il suo stile di vita. Lo ascoltano nella sua pre­dicazione semplice e ardente. Trovano consolazione e corag­gio dalla sua affezione alla Ma­donna, da lui amata e seguita so­prattutto nel messaggio da lei ri­velato a La Salette, nel 1846, con l'invito forte alla conversione dal peccato, alla riparazione dei pec­cati dell'umanità, al ritorno con­tinuo a Dio. Anche i suoi Arcivescovi, da quello che lo ha ordinato a Mons. Giovanni Ferro giunto in dioce­si nel 1950, lo guardano con am­mirazione e venerazione, come a guida e Padre amabile e autore­volissimo: sarà Mons. Ferro ad approvare il 25 marzo 1958, le Suore Veroniche e ad accogliere l'ultimo progetto di Don Gaeta­no: la costruzione del Santuario del Volto Santo che dovrà di­ventare, secondo le sue parole, «il centro dell'adorazione perpetua e della riparazione contro la be­stemmia e la profanazione della festa».

 Tabernacolo vivente La sua predicazione, i suoi scritti sono un mare di luce e di amore più splendente del mare che circonda la sua terra. «Se vo­gliamo adorare il Volto Santo di Gesù e non solo la sua immagi­ne, questo Volto noi lo troviamo nella divina Eucaristia, dove con il Corpo e il Sangue di Gesù, si nasconde, sotto il bianco velo dell'Ostia santa, il Volto di No­stro Signore». «Non lasciate passare un gior­no, senza aver parlato del Volto Santo. Fate comprendere il do­vere della riparazione e la vostra parola sia come il lievito che fer­menta la farina». «Amate Gesù Sacramentato. Non lo dimenticate mai. Non lo lasciate solo nel Tabernacolo, an­date a visitarlo. Non è l'imma­gine di Nostro Signore come è l'immagine di un Santo, ma è la realtà: Gesù Sacramentato vivo in Corpo, Sangue, anima e divinità. Andate, parlate con Gesù, di­scorrete con Gesù, vivete di Ge­sù, consolate Gesù, fate tutto con Gesù, allora porterete Gesù alle anime». «Pregate la Madonna. Quan­do la Madonna si volle manife­stare afflitta e amareggiata, com­parve sempre con il Rosario in mano. Non dimenticate Lourdes, La Salette, Fatima. La Madonna parla anche di grandi castighi e chiede preghiere e penitenza. Consoliamo il Cuore della Mam­ma. Amate la Madonna e nella vostra vita sarete felici». Nella sua lunga esistenza, le difficoltà e le umiliazioni non gli erano mai mancate, ma lo so­stiene una fede eroica nel Signore Gesù, ogni giorno più amato e vissuto, fino all'identificazione con Lui: «Non scoraggiatevi, il Signore ci vuole tanto bene, le sofferenze passano, il premio per il Cielo rimane. Coraggio e avanti nel Signore». Padre Gaetano Catanoso va incontro a Dio al sorgere del 4 a­prile 1963, giovedì della Passio­ne del Signore. Chi lo conosce lo definisce una luce che brillava, la bontà in persona, un tabernaco­lo vivente di Dio, un tempio pal­pitante di Dio. «Lo trovavo sem­pre con il Rosario in mano», dirà di lui il suo Arcivescovo Mons. Ferro. La sua fama di santità dilaga, confermata da una prodigiosa guarigione da gravissima malat­tia di una sua Suora, avvenuta il giorno stesso della sua morte. Il 4 maggio 1997, il Santo Padre Giovanni Paolo Il lo iscriveva tra i Beati. Il bambino partito sul­l'asinello per farsi prete, è giun­to alla gloria degli altari e a una straordinaria irradiazione di ve­rità e di luce sul nostro tempo: an­che oggi, più che mai, siamo as­setati di Dio e cerchiamo il Vol­to Santo di Gesù, il Figlio suo, nostro Salvatore.

Paolo Risso

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