GESU’ CONFIDO IN TE

Beato Michael Sopocko

direttore spirituale di Santa Faustina Kowalska e apostolo della Divina Misericordia

"Ripercorrendo la mia vita fin dai tempi dell'infanzia vedo una scia d'infinita Misericordia Divina", scriveva don Michal Sopoéko ormai anziano.

Proclamato beato il 28 settembre 2008, è conosciuto soprattutto come confessore e direttore spirituale di santa Fau­styna Kowalska (1905-1938) e come colui che diede un impor­tantissimo contributo alla diffusione del culto della Divina Misericordia, cui dedicò tutta la sua vita. Sacerdote pio e zelante, esperto formatore di seminaristi, docente universitario e cappellano militare: tutta la sua vita è caratterizzata da una sconfinata fiducia nel Signore, incrollabile, anche di fronte alle difficoltà più grandi. "Chi ha fiducia nella Divina Misericor­dia non perirà mai", insegnava don Sopocko, e questa verità la ricorda oggi a ciascuno di noi. Non si tratta di un sentimento pietistico, che a volte può apparire umiliante. La Misericordia Divina rivelata in Cristo ci consente di vedere Dio "partico­larmente vicino all'uomo, soprattutto quando questi soffre, quando viene minacciato nel nucleo stesso della sua esistenza e della sua dignità" (cf. Giovanni Paolo II, Dives in Miseri­cordia, 2). Schiacciati dalle nostre miserie e dai mali del mondo, ne abbiamo bisogno più di qualsiasi altra cosa perché in essa è la nostra salvezza.

Giovinezza e vocazione - Terzo e ultimo figlio di Wincenty Sopocko e Emilia Pawlowicz, nacque il l ° novembre 1888, solennità di Ognis­santi, nella piccola tenuta di Juszewszczyzna di cui suo padre era affittuario. Quella regione, posta tra Minsk e Vilna e situata nell'odierna Bielorussia, era allora sotto l'Impero Russo che, cent'anni prima, insieme all'Austria e alla Prussia, aveva par­tecipato alla spartizione del Regno di Polonia. I genitori del futuro beato trasmisero ai figli ciò che avevano di più prezioso: la profonda fede cattolica e il patriottismo. Purtroppo, nono­stante le nobili origini, si trovavano in una difficile situazione economica che non permetteva loro la possibilità di assicurare ai bambini l'educazione che avrebbero voluto. I primi inse­gnamenti, Michal Sopocko li ricevette dal padre, poi frequentò la scuola elementare a Wolozyn e quella popolare a Zabrzezie; infine, la scuola municipale a Oszmiana.

Non potendo continuare gli studi a causa della mancanza di mezzi, accettò l'incarico d'insegnante nella scuola polacca di Zabrzezie, aperta per iniziativa del parroco don Aleksander Loszakiewicz. In quella scuola venivano insegnate religione cattolica, storia, geografia e lingua polacca e per questo non era ben vista dalle autorità zariste. Venne, perciò, chiusa e il gio­vane Sopocko e il parrocco furono portati in giudizio davanti alla Corte regionale. La condanna, che consisteva in una multa dei costi del processo, si può considerare mite, ma nel futuro gli avrebbe complicato la vita.

A questo punto il destino lo condusse a Vilna. Qui abitava nel famoso convitto per i giovani di via Bakszta. Insegnava ai ragazzi la lingua russa, mentre lui stesso studiava il latino e il tedesco.

La chiamata al sacerdozio, che sentiva da anni, lo condusse alla decisione di entrare nel seminario di Vilna. A dire il vero era in dubbio se rimandare questa decisione per prestare aiuto alla sua famiglia in situazione di dolorosa povertà. Alla fine affidò i familiari nelle mani di Dio, convinto che questa fosse la Sua volontà. Superò gli esami necessari, tuttavia, a causa della condanna avuta nel passato, il governatore bloccò la sua ammissione. Soltanto dopo altri tentativi insistenti, durati più di un anno, ottenne il permesso di entrare in seminario.

Vice parrocco a Taboryszki - Ricevette l'ordinazione sacerdotale il 15 giugno 1914 e, come primo incarico, venne nominato vice-parroco a Tabory­szki, un paese distante circa 40 km da Vilna. Gli impegni rice­vuti dal parroco gli sembravano troppo pochi. Doveva celebrare la Santa Messa e qualche volta portare l'estrema unzione ai malati. Inoltre quasi tutti gli uomini di lì a poco sarebbero par­titi per la guerra. Anche lui pieno di energia, si chiedeva: "Per­ché mi tengono qui? Avrei potuto forse fare di più altrove". Ma subito rispondeva a se stesso "Fiat voluntas Tua. Bisogna ver­gognarsi di pensieri simili! Grazie Signore per la Tua luce!" Si buttò nel lavoro. Ne farà una relazione nel suo diario un anno più tardi: "In chiesa cantavano malissimo, ho iniziato quindi a radunare ragazze e ragazzi e insegnare loro il canto [...]. Ho messo su una biblioteca popolare, che col passare del tempo si andava via via sviluppando, cosicché adesso ha più di 300 volumi. Col permesso del parroco e dietro consiglio del con­fessore, ho introdotto le lezioni del catechismo prima della messa domenicale [...]. A maggio invece ho cominciato la cate­chesi per i bambini. Angioletti miei di questa terra, quanti momenti bellissimi ho passato con voi! Sentivo allora realiz­zarsi la mia missione, quando ogni giorno, per cinque ore con­secutive, circondato da 300 bambini, rimanevo in chiesa, o al cimitero, all'ombra di betulle e aceri secolari. E la Prima Comunione, e poi i loro calorosi ringraziamenti, e la gioia scin­tillante dai loro occhi ...o mio Dio! Molte croci si stendono sotto i miei piedi, croci taglienti, che feriscono spesso non sol­tanto i piedi, ma anche il cuore, ma lungo questa strada hai piantato, Signore, un numero ancora più grande di rose, la cui vista ed il cui profumo addolciscono i dolori della croce e ren­dono la strada piacevole, piena di speranza in un lieto fine" (Diario Sopocko I, 1,3).

Riservava una particolare attenzione all'educazione dei giovani, memore delle difficoltà sperimentate personalmente. Quando giunse a Taboryszki, nell'esteso territorio della par­rocchia esistevano soltanto due scuole, assolutamente insuffi­cienti rispetto al numero dei bambini. In poco tempo ne aprì altre trenta, praticamente in ogni villaggio. Ciascuna accoglieva circa 40 bambini divisi in due classi. Fece venire gli insegnanti dalla vicina Vilna, contribuendo di tasca propria al loro man­tenimento. L'amministrazione tedesca, stabilitasi nella regione dopo la cacciata dei soldati russi, inizialmente approvò l'atti­vità educativa del sacerdote che ottenne perfino degli aiuti. Tut­tavia quest'atteggiamento favorevole mutò presto perché il vice parroco godeva di troppa popolarità. Le Autorità gli obietta­vano di "polacchizzare" la gente. Avvertito di un probabile arresto, d'accordo con la curia vescovile decise di trasferirsi a Var­savia. Quando, nel settembre del 1918, arrivò l'ora della par­tenza, tutti lo salutarono con le lacrime agli occhi e l'anziano parroco gli regalò la sua pelliccia. "Almeno avrai qualcosa per coprirti" - disse. Infatti il giovane sacerdote possedeva poche cose. Dava sempre tutto alla gente.

Tra l'esercito, l'università e il seminario - Arrivato a Varsavia si iscrisse alla Facoltà di Teologia. Fin da quando era seminarista aveva desiderato continuare gli studi universitari ed ecco ora quel sogno stava per avverarsi.

Conclusa la prima guerra mondiale, scoppiò un nuovo con­flitto bellico tra la Polonia, proclamatasi indipendente, e la Rus­sia sovietica, che voleva estendere ad ovest la sua influenza. L'esercito polacco aveva bisogno di cappellani militari. Don Sopocko era consapevole che si stavano giocando le sorti della sua Patria e forse anche, come ritengono oggi alcuni storici, dell'Europa. Non a caso, il futuro Papa Pio XI, allora Rappre­sentante Pontificio in Polonia, avrebbe fatto dipingere nella Cappella della Villa di Castelgandolfo gli affreschi raffiguranti quella guerra. Don Sopocko andò dal Vescovo militare Mons. Stanislaw Gall e gli chiese di poter diventare cappellano. Venne accettato e promosso com'era d'uso a capitano. Prese subito servizio presso l'ospedale militare di Varsavia. Lui, però, voleva stare in prima linea, insieme ai soldati, e dopo appena un mese chiese il trasferimento. Il Vescovo lo mandò al fronte orientale. Rischiando ogni giorno la vita, confessava i soldati, portava consolazione soprattutto ai feriti, dava una sepoltura cristiana ai morti. Si accorse, ad un certo momento, che le sue condizioni di salute peggioravano. Il medico che lo visitò non ebbe dubbi: si trattava di tifo esantematico. Venne ricoverato all'ospedale ed iniziò una lunga cura. Non tornerà più in trincea.

Il vescovo militare lo volle a Varsavia. Nella capitale assi­steva con grande dedizione i soldati e loro famiglie e aiutava materialmente i bisognosi, solitamente di tasca propria. Ristrut­turò i luoghi di culto e istituì una scuola per i bambini orfani di guerra. Mentre il lavoro con i soldati semplici o i sotto-uffi­ciali non presentava particolari difficoltà, non era sempre facile penetrare i circoli degli ufficiali che vivevano in un mondo tutto loro, ignorando spesso i principi morali. Cercò allora di influire sulla loro condotta guadagnandosi grande rispetto. Una volta incontrò in città un plotone che tornava in caserma dalle eser­citazioni. I militari cantavano una canzonetta oscena. Il cap­pellano Sopocko, vestito da maggiore, fermò il gruppo. Quando il tenente a capo del plotone si mise a rapporto, Sopocko gli ordinò di cambiare il repertorio dei canti. Il giorno dopo il tenente presentò una protesta al colonnello, superiore di tutti e due, ma questi diede ragione al cappellano e l'ordine fu con­fermato. D'altronde egli godeva di grande prestigio. Il Ministero della Guerra pubblicò le sue conferenze, dando ordine agli ufficiali di farle conoscere alle reclute in tutti i reparti.

Don Sopocko alternava il lavoro pastorale con i militari allo studio. Conseguì il dottorato di ricerca in teologia morale ed anche il diploma di specializzazione in pedagogia. S'inte­ressò particolarmente al problema dell'alcolismo, molto diffuso tra i giovani. Tenne molte conferenze sulle conseguenze dell'abuso di alcool, diventando persino consulente in materia del Parlamento polacco. Per rendere la sua voce ancora più forte e veritiera, decise di diventare astemio per sempre.

La sua preparazione e le sue attività erano ben note al Vescovo di Vilna, il beato Jerzy Matulewicz, che lo avrebbe voluto accanto a sé nella diocesi. Tuttavia il Vescovo militare non voleva privarsi di un così prezioso collaboratore e si arrivò quindi ad un compromesso. Nell'autunno del 1924 il sacerdote fu trasferito a Vilna come cappellano militare, in modo da poter prestare servizio anche nella diocesi e, allo stesso tempo, continuare la sua attività scientifica nella rino­mata Università Stefan Batory. Qui, come succede spesso con le persone troppo brave, gli incarichi si accumulavano. Don Sopocko fu dunque preposto alla regione militare di Vilna che contava diecimila soldati. Oltre a questo, ad un certo momento si trovò ad essere contemporaneamente padre spirituale del Seminario Maggiore, cappellano militare e responsabile del cantiere per la chiesa di S. Ignazio. Organizzava anche l'As­sociazione della Gioventù cattolica. Ogni giorno alle 4.30 di mattino si alzava e correva al cantiere della chiesa di S. Igna­zio per proseguire in Seminario con la meditazione e la S. Messa ai seminaristi, poi si trasferiva in caserma oppure teneva lezioni all'università, a mezzogiorno di nuovo nel Seminario, soldati nei diversi posti della provincia, la sera tornava nel seminario, guidava le preghiere e dopo, fino a notte fonda, preparava conferenze, omelie ed articoli. Troppi incarichi, troppe responsabilità. Alla fine, d'accordo con il Vescovo militare e il nuovo Arcivescovo di Vilna, Mons. Romuald Jalbrzykowski, prese congedo dall'esercito. Per poter dedicarsi a tempo pieno agli impegni universitari sarà in seguito anche esonerato dall'incarico di padre spirituale dei semina­risti.

Suor Faustyna - El'estate del 1933. Vilna è meno rumorosa del solito per­ché le scuole sono chiuse e la maggior parte della gente è in vacanza fuori città. Don Michal Sopocko è rimasto a casa, pur essendo libero dai suoi soliti impegni. Sta per terminare la ste­sura della tesi di abilitazione per poter diventare professore ordinario di teologia pastorale. E' difficile immaginare un periodo migliore di questo per dedicarsi agli studi. Sopocko è anche il confessore di alcune Congregazioni religiose della città, tra cui la Congregazione della Beata Vergine Maria della Misericordia. Da due mesi è arrivata in quella Comunità una nuova sorella, Faustyna Kowalska. Lavora in cucina e si occupa del giardino, mansioni piuttosto semplici, ma la reli­giosa vive un serio problema. Non riesce a trovare un confes­sore che la soddisfi. Da un certo tempo ha delle apparizioni di Gesù, parla con Lui e si sente chiamata ad una maggiore per­fezione dalle esortazioni del Divin Maestro. Non è compresa dalle consorelle che la guardano con sospetto perché troppo zelante e perché riferisce di strane apparizioni in cui Gesù le chiederebbe di dipingere un quadro. La Superiora, per la verità, le compra perfino il necessario per realizzare l'immagine di Cristo (colori, pennello, carta), ma né lei né nessuna delle con­sorelle sanno dipingere. Faustyna non è sempre compresa neanche dai confessori che di fronte alla sua esperienza mistica assumono posizioni attendiste, se non diffidenti. E poi, appena trova un confessore più disponibile, viene trasferita in un altro posto. Infatti, prima di Vilna si trovava a Cracovia, a circa 700 km di distanza.

Un giorno Faustyna va con altre suore a confessarsi. Appena entrata in chiesa, vede in confessionale don Sopocko e si riempie di gioia. Racconterà nel suo Diario che conosceva il sacerdote dalle visioni avute prima che fosse arrivata a Vilna. "Allora ho sentito nell'anima queste parole: Questo è il mio servo fedele; lui ti aiuterà a adempiere la volontà di Dio sulla terra" (Diario Faustyna I, 263). Eppure Suor Faustyna, forse memore delle esperienze passate, non gli rivela subito tutto delle sue apparizioni. Un giorno però sente la voce del Signore: "Come ti comporterai con il Confessore, così io mi comporterò con te. Se gli nasconderai qualcosa, anche fosse la mia grazia più piccola, allora anch'io mi nasconderò e resterai sola" (Diario Faustyna I, 269). A questo punto rivela a Don Sopocko il suo segreto.

Il sacerdote era noto per la sua prudenza e saggezza nel dare i consigli. Non aderisce subito in modo acritico alle rive­lazioni di suor Faustyna né le sottovaluta. Sottopone la reli­giosa a qualche prova e in particolare ad un esame psichia­trico. "Escludo qualsiasi neuropatia o deviazione psichica" - afferma con convinzione la dott.ssa Maria Maciejewska dopo la visita.

Don Sopocko capisce che si trova davanti ad un mistero. Prima di tutto sente il dovere di aiutare la suora a progredire sulla strada della perfezione evangelica, compito principale di ogni direttore spirituale. Nello stesso tempo, quando la suora sostiene che Gesù le avrebbe chiesto di fare determinate cose, lui deve assumersi la responsabilità di prendere posizione. Ma come capire se è proprio Gesù che le si rivolge? Vuole perciò analizzare ogni parola di Faustyna. Il problema sta nel fatto che lei ha sempre tante cose da raccontare e ciò, a sua volta, desta perplessità nelle consorelle. Ordina dunque alla religiosa di scrivere tutto, giorno per giorno, e poi di sottoporgli i suoi scritti. Nasce così il famoso "Diario", oggi tradotto in diverse lingue.

Subito si presenta il problema del famoso quadro di Gesù da Lui richiesto nelle visioni. "Guidato più dalla curiosità di come sarebbe stato questo quadro, che dalla fede nella verità di queste visioni" - rivela Don Sopocko - "chiesi a un artista, Eugeniusz Kazimirowski, di dipingere questa immagine" (Ricordi). La scelta dell'artista è piuttosto casuale, dettata dal fatto che questi abita nel suo stesso palazzo. Per sei mesi, a partire dal 2 gennaio 1934, la suora si reca nello studio del pit­tore almeno una volta alla settimana. Lui la ascolta e dipinge. A volte chiama don Sopocko che abita appena un piano sopra. Il sacerdote, che conosce bene la visione della suora, indossa il camice per la Messa e fa da modello.

Durante le sue visite allo studio, suor Faustyna corregge alcuni dettagli. Il pittore si impegna come può ma la sua opera non soddisfa la santa. Una volta inginocchiata in cappella dice al Signore: "Chi può dipingerTi bello come sei? - All'improv­viso udii queste parole: Non nella bellezza dei colori nè del pennello sta la grandezza di questa immagine, ma nella mia grazia" (Diario Faustyna, 313).

Il quadro si differenziava da altre rappresentazioni di Cri­sto per i famosi raggi, bianco e rosso, che uscivano dalla veste socchiusa sul petto. Per questo motivo don Sopocko esitava a mostrarlo in pubblico. Alla fine, dietro le insistenze di suor Faustyna, lo espose in una delle finestre del famoso santuario mariano "Porta dell'Aurora" dal 26 al 28 aprile 1935. In quei giorni vi si celebrava il triduo che chiudeva il Giubileo della Redenzione e don Sopocko fu invitato a predicare. Parlò pro­prio della Divina Misericordia, senza però rivelare la prove­nienza del quadro. Se si pensa che il triduo finiva la prima domenica dopo Pasqua, celebrata oggi come Domenica della Divina Misericordia, e che la Madonna venerata nel santuario è chiamata "Madre della Misericordia", è difficile non vedere in tutto questo la mano del Signore.

Sempre più persuaso dell'autenticità dell'esperienza mistica della santa, il sacerdote decide di dare basi bibliche, patristiche e liturgiche alla devozione della Divina Misericor­dia, promossa provvidenzialmente da Faustyna, ma antica quanto la Chiesa. Don Sopoéko scrive molto su questo argo­mento, pur senza fare il minimo riferimento alle visioni della suora perché giustamente pensa di dover prima preparare il ter­reno. Fa anche stampare una prima serie di santini con l'im­magine di Gesù Misericordioso insieme al testo della "Coron­cina" e la "Novena" alla Divina Misericordia.

Santa Faustyna lascia Vilna nel marzo del 1936 per tra­sferirsi a Lagiewniki, vicino a Cracovia. Qui ha un altro bravo confessore, ma il suo vero padre spirituale rimarrà don Sopocko: si scambiano lettere e qualche volta il Sacerdote verrà a trovarla. La sua figura può essere paragonata a quella di altri grandi direttori spirituali di alcune anime elette da Dio, come Claude de la Colombière affianco di S. Maria Margherita Alacoque: un ruolo importante, ma sempre in ombra, non da protagonista, ma da accompagnatore nascosto, obbediente alle ispirazioni dello Spirito Santo.

Intanto, lo stato di salute della suora, malata di tuberco­losi, si aggrava sempre di più. Don Sopocko la vedrà per l'ul­tima volta nel settembre del 1938: Faustyna gli fa alcune rac­comandazioni. Annota nel proprio Diario: "Non devo stancarmi di diffondere il Culto della Divina Misericordia, e specialmente di tendere ad istituire la festa la prima domenica dopo Pasqua. Non posso mai dire di aver fatto abbastanza. Anche se diffi­coltà più grandi dovessero ammassarsi, anche se potesse sem­brare che Iddio Stesso non lo vuole, non ci si può scoraggiare. Anche se la sentenza della Chiesa in questa faccenda fosse negativa, non ci si può stancare. Anche se dovessero mancare le forze fisiche e morali, non devo cedere. Perché la profon­dità della Divina Misericordia è infinita e non basta tutta la nostra vita per magnificarla" (Diario Sopocko II, 60s.). La santa gli dice inoltre che l'iniziativa di fondare una nuova Congre­gazione religiosa richiestale nelle visioni sarà presa da altre per­sone e inizierà da piccole cose. Faustyna lascerà questa terra il 5 ottobre del 1938.

Che tutti venerino la Divina Misericordia - Dopo la sua morte, don Sopocko intensificò gli sforzi per una maggiore dittusione del culto della Divina Misericordia, e in particolare per istituire la festa la prima domenica dopo Pasqua. Lo fece non solo come esecutore del testamento spi­rituale della santa. Ormai ne era personalmente convinto e si sentiva chiamato a ciò dal Signore. Annoterà nel suo Diario: "La fiducia nella Misericordia Divina, il divulgare questo culto e consacrare ad esso, senza alcun limite, tutti i miei pensieri, parole ed opere, senza minimamente cercare me stesso, sarà d'ora in poi un principio fondamentale della mia vita, con l'aiuto della medesima Misericordia incommensurabile" (Diario Sopocko II, 54).

L'Arcivescovo di Vilna, Mons. Romuald Jalbrzykowski, diede il suo permesso perché il quadro di Gesù Misericordioso venisse venerato nella chiesa di San Michele di cui don Sopoéko era rettore, ma appariva piuttosto dubbioso sulle visioni di santa Faustyna, che pure aveva conosciuto perso­nalmente. Di conseguenza non fu entusiasta di questa nuova attività di Sopocko, che considerava comunque uno dei migliori collaboratori. Il sacerdote, oltre che al proprio Ordi­nario, presentò il memoriale concernente l'istituzione della festa della Divina Misericordia alla Conferenza Episcopale Polacca, trovando molto ascolto presso il Cardinale Primate August Hlond. Ne parlò anche al Nunzio Apostolico, Mons. Filippo Cortesi, e alla fine andò a Roma. Non conoscendo i costumi della Curia Romana, bussò alla porta del Palazzo Apo­stolico (in Vaticano) il Sabato Santo del 1939. Quasi tutti erano in ferie ed un monsignore gli consigliò di rivolgersi, dopo le feste pasquali, alla Sacra Congregazione dei Riti. Gli impegni a Vilna però urgevano e tornò dunque a casa convinto che fosse necessario studiare meglio la questione. Frutto dei suoi studi sarà il libro "De Misericordia Dei deque eiusdem resto instituendo. Tractatus dogmaticus ac liturgcus" (Della Mise­ricordia di Dio e della sua festa da istituire. Trattato dogma­tico e liturgico).

Il suo sogno era quello di costruire a Vilna una chiesa dedi­cata alla Misericordia di Dio. D'accordo con l'Arcivescovo ottenne dal Comune il terreno per la costruzione. Acquistò anche un gran numero di mattoni e di altro materiale edile. Pur­troppo le vicende successive impedirono la realizzazione del progetto.

La guerra - Il 1° settembre del 1939 scoppiò la Seconda Guerra Mon­diale. Dopo la sconfitta della Polonia, Vilna cambiò per ben tre volte padrone. In un primo momento venne occupata dai Sovie­tici che passarono l'intera regione alla Lituania. Poi la Litua­nia divenne la quindicesima repubblica socialista dell'Unione Sovietica. Subito dopo migliaia di persone furono deportate in Siberia. Intere famiglie morirono già lungo la strada, altre nel luogo di destinazione a causa della fame e del freddo. Don Sopocko, avvertito in tempo da un'impiegata dell'anagrafe, riu­scì ad evitare la deportazione.

Paradossalmente la tragedia delle deportazioni aiuterà la diffusione del culto della Divina Misericordia. Dai deportati in Russia nascerà infatti l'armata polacca che sotto il comando del generale Anders combatterà in Medio Oriente e in Italia. La maggior parte dei soldati andrà poi a vivere in America e in Australia portando con sé la devozione alla Divina Misericor­dia conosciuta in patria.

Il 22 giugno del 1941 Hitler attaccò il dominio di Stalin e a Vilna si stabilì l'amministrazione tedesca. Fu questo un altro momento critico per l'intera popolazione, in particolare per gli ebrei, per l'intellighenzia e per il clero. Cosa faceva don Sopoéko? Predicava nelle chiese, invitando la gente ad avere fiducia nel Signore nonostante tutto. Diceva che proprio nella Divina Misericordia c'è la salvezza per il mondo, così invaso dal male. Molti andavano in chiesa ad ascoltare le sue predi­che e vi trovavano consolazione. Intanto egli, con altri sacer­doti e laici, aiutava gli ebrei. Alcuni di loro gli hanno espresso per lungo tempo la propria gratitudine, inviandogli lettere commoventi.

Il 3 marzo 1942 la Gestapo procedette all'arresto di tutti i sacerdoti cattolici di Vilna e degli alunni del Seminario Mag­giore. Don Sopocko era tra i primi a dover essere arrestato. Quando però andarono a casa sua a prenderlo, stava celebrando la Santa Messa nella chiesa di S. Francesco. Finita la liturgia, mentre stava facendo ritorno a casa, una donna gli chiese di pregare per il marito gravemente malato. Ritornato perciò in chiesa, si inginocchiò in mezzo alla gente davanti all'altare late­rale di Sant'Antonio. Proprio in quel momento i due funzio­nari della Gestapo entrarono in chiesa. Perquisirono la sacre­stia e i confessionali, senza però notarlo tra i fedeli. Qualche minuto dopo giunse la sua donna di servizio per avvertirlo. Nonostante il rischio di arresto, andò dall'Arcivescovo Jalbrzy­kowski, che era ancora libero, per dirgli che doveva lasciare la città. Così fece, e per non essere riconosciuto si travestì da suora, per la precisione da suor Michelina. Abitò in seguito per circa 30 mesi dalle Orsoline a Czarny Bór. Qui si fece crescere la barba e portava abiti borghesi. Di giorno girava per i boschi a raccogliere la legna, faceva scope, cucchiai e piccoli mobili. La gente del luogo credeva che fosse un falegname. Solo le Orsoline, per le quali celebrava la Santa Messa, sapevano chi fosse veramente.

Nel periodo della guerra, cominciò a realizzarsi la visione di Santa Faustyna circa la fondazione di una nuova Congregazione religiosa. Jadwiga Osiiíska ed altre 5 giovani ragazze, tutte studentesse e figlie spirituali di Sopocko, pronunciarono davanti a lui i voti religiosi. Il sacerdote scrisse per loro le prime costituzioni e le assistette in tutti i modi, anche mate­rialmente. Da questa prima Comunità nascerà la Congregazione religiosa delle Suore di Gesù Misericordioso, riconosciuta il 13 maggio 2008 come Istituto di diritto pontificio.

Professore a Bialystok - Nell'agosto 1944 i Russi, aiutati dai partigiani polacchi, liberarono Vilna dai Tedeschi. Si trattava, tuttavia, di una libertà illusoria perché presto si fece sentire il regime staliniano e gli esponenti della resistenza polacca furono tra i primi ad essere arrestati. Nella città intanto confluiva molta gente di lin­gua russa venuta dalle regioni più estreme dell'Unione Sovie­tica. Queste persone, tra cui molti soldati, spesso non battez­zati, trovarono una vivace Comunità cattolica, che nei luoghi dove stavano prima non esisteva. Non capivano però né il polacco né il lituano. Quando don Sopocko tornò dal suo rifu­gio si interessò proprio di loro. Celebrava la S. Messa in russo, e soprattutto insegnava il catechismo. Riprese anche a tenere lezioni nel Seminario Maggiore. Intanto le Autorità sovietiche esercitavano pressioni sulla popolazione polacca perché si tra­sferisse all'interno dei nuovi confini della Polonia, privata della parte orientale, ma spostata verso ovest. Lo stesso Arcivescovo Jalbrzykowski, la Curia, e il seminario furono costretti ed emi­grare: si stabilirono a Bialystok, l'unico capoluogo dell'Arci­diocesi di Vilna rimasto entro i nuovi confini polacchi. Don Sopoéko si procurò il permesso per rimanere a Vilna, dove era molto ricercato come predicatore nelle parrocchie. A dire il vero, durante il giorno predicava ai fedeli e la sera guidava i ritiri spirituali per i sacerdoti. Allo stesso tempo organizzava corsi per catechisti, prevedendo che il regime avrebbe ostaco­lato la formazione dei nuovi sacerdoti. Un giorno, però, rice­vette un telegramma dall'Arcivescovo Jalbrzykowski: "Vieni, il lavoro ti aspetta !" In spirito di obbedienza lasciò la città di Vilna, prendendo con sé il necessario, soprattutto libri, circa duecento (su duemila che facevano parte della sua biblioteca). A causa di un così grande numero di volumi incontrerà pro­blemi alla frontiera.

Il 5 settembre del 1947 arrivò a Bialystok. La città era semidistrutta in seguito alle azioni belliche e la popolazione dimezzata. C'era comunque grande movimento perché da Vilna arrivavano gli impiegati, i docenti universitari, gli attori, insomma il fiore della intellighenzia polacca. Don Sopocko ritrovò molti conoscenti. Per quindici anni, il suo impegno prin­cipale sarà l'insegnamento nel seminario. Gli alunni ascolta­vano con attenzione le sue lezioni di pedagogia, catechesi, omi­letica, teologia pastorale, storia della filosofia, russo e latino. Le materie erano decisamente troppe, ma questo era dovuto al fatto che alcuni professori del seminario erano divenuti nel frat­tempo, Vescovi o erano stati trasferiti altrove e si doveva sosti­tuirli. Ciò nonostante don Sopocko era sempre ben preparato. Oltre che professore, i seminaristi vedevano in lui un santo sacerdote ed esperto confessore. Il Cardinale Henryk Gulbi­nowicz, allora seminarista, ricorda bene le sue raccomanda­zioni: "Non temere di essere esigente con te stesso. Confida nella Divina Misericordia!".

Gli alunni del seminario sono una categoria molto sensi­bile. Ci tengono molto ad essere perfetti sia dal punto di vista spirituale che intellettuale. Succede che di fronte ad una boc­ciatura all'esame od un peccato commesso, nonostante la lotta interiore, si abbattono. Don Sopocko indicava come aiuto in tutte le difficoltà la Divina Misericordia. Introdusse una parti­colare usanza durante le lezioni. A metà della lezione un semi­narista a turno doveva alzarsi e dire: "Ostende nobis Domine, misericordiam Tuam" (Mostraci Signore la Tua Misericordia). Altri rispondevano: "Et salutare tuum da nobis" (E donaci la Tua salvezza).

Disse poi in una delle sue conferenze: "La Misericordia Divina è infinita. Non la esaurirà mai né il numero né la pesan­tezza dei peccati. Non la può limitare né la vigliaccheria, né la perfidia, né la debolezza umana. Essa è come un oceano di cui non si riesce a vedere l'altra sponda".

Il reverendo professore promuoveva tra i seminaristi uno stile di vita sano, secondo il principio "mens sana in corpore sano" (una mente sana in un corpo sano). Raccomanda loro per l'igiene tanta acqua (fredda però) e sapone, una dieta adeguata, sonno sufficiente e molto, moltissimo sport. Comprò per i semi­naristi palloni per giocare a calcio e pallavolo, pesi da solle­vare e bastoni di legno per praticare la scherma. Data la sua età non poteva giocare con loro, ma li assisteva volentieri e faceva il tifo.

Don Sopocko non si limitava al lavoro in seminario. A par­tire dal 1955 cominciò a celebrare la S. Messa e a tenere pre­diche nella cappella delle Suore Missionarie della Sacra Fami­glia (in via Poleska 42), confessava, organizzava corsi di catechismo e lezioni per l'intellighenzia, predicava gli esercizi spirituali. Nominato vice presidente del Comitato provinciale per la Lotta contro l'Alcoolismo, visitava i villaggi più sper­duti della regione. Controllava l'osservanza della legge che proibiva la vendita di alcolici ai minori e invitava calorosa­mente la gente alla sobrietà. Anche se quel fenomeno era molto diffuso, in poco tempo il consumo di alcolici nella provincia si dimezzò. Ciò non piacque ai governanti, che volevano solo combattere la produzione illegale di vodka per difendere il monopolio di stato. Non si preoccupavano minimamente del fatto che il vizio stava distruggendo la Nazione. Allora la pre­senza del sacerdote nel Comitato divenne scomoda e alla fine lo esclusero.

La Divina Misericordia soprattutto - Don Sopoéko tornò più volte sulla sua vecchia idea di costruire una chiesa in onore della Misericordia di Dio. Pur­troppo le Autorità municipali di Bialystok resero impossibile questa iniziativa.

Il suo pensiero principale era comunque quello di istituire la Festa della Divina Misericordia. Non perdeva la minima occasione, nei contatti con i Vescovi e durante i simposi teo­logici, per rilanciare quest'idea. Il Culto della Divina Miseri­cordia era ormai molto diffuso e si estendeva sempre di più. Purtroppo la religiosità popolare non teneva molto conto né della teologia e nemmeno delle visioni di Suor Faustyna rac­colte nel suo Diario, peraltro tradotto male in varie lingue. Così la stessa immagine di Gesù misericordioso cambiava secondo la fantasia dei singoli pittori e si attribuivano alla futura Santa e al suo Direttore Spirituale affermazioni mai dette. L'entusia­smo, se non controllato, può a volte danneggiare i veri valori. Don Sopocko cercava di placare gli eccessi. Nel 1954 ottenne, da parte della Conferenza Episcopale Polacca, l'approvazione della versione ufficiale del quadro di Gesù Misericordioso. Cri­ticò certe pubblicazioni, ma il danno era ormai fatto. I Vescovi polacchi proibirono alcune espressioni del culto della Divina Misericordia. E si arrivò alla notificazione della Suprema Con­gregazione del Sant'Offizio, emanata il 6 marzo del 1959, che vietava di diffonderlo nelle forme proposte da suor Faustyna Kowalska. Don Sopocko non si sorprese. "Suor Faustyna l'aveva previsto", dirà a qualche persona a lui vicina. Consi­derava del tutto provvidenziale la decisione della Santa Sede, per poter purificare il culto dagli elementi impropri. Il divieto verrà revocato il 15 aprile 1978, quando gli equivoci saranno chiariti alla luce dei documenti originari, mentre la devozione, grazie agli studi promossi nel frattempo, risulterà fondata sulle solide basi teologiche. Il merito principale lo ebbe in questo il Cardinale di Cracovia Karol Wojtyla. Il 5 ottobre 1966 dette inizio al processo diocesano per la beatificazione di Suor Fau­styna. Poi, salito sulla cattedra di Pietro, la proclamerà beata e santa. Don Sopocko fu uno dei principali testi sentiti nell'in­chiesta diocesana. Già nel settembre del 1948 aveva chiesto all'allora arcivescovo di Cracovia, il cardinale Adam Sapieha, di raccogliere la documentazione circa suor Faustyna in vista del futuro processo di beatificazione.

Grande fu la gioia per l'apertura del processo di beatifi­cazione di Suor Faustyna e per lo sviluppo della Congregazione delle Suore di Gesù Misericordioso, nata in tempo di guerra sotto altro nome.

Purtroppo non mancarono le critiche dei teologi: in parti­colare si opponevano alla tesi che la misericordia fosse il più grande tra gli attributi di Dio. "Tutti gli attributi sono uguali tra di loro e non si può fare qui una graduatoria", dicevano. Non volevano accettare che don Sopocko parlasse dalla pro­spettiva dell'uomo, che sente i propri limiti, che si riconosce peccatore.

Non si sa se Papa Giovanni Paolo II abbia letto gli scritti di don Sopocko. Conosceva certamente il sacerdote e forse, quand'era Arcivescovo di Cracovia, aveva sentito qualche suo intervento durante i simposi o i congressi dei teologi. In ogni caso, è molto interessante il riferimento che il Santo Padre fa nella sua Enciclica Dives in Misericordia, 13: "Se alcuni teo­logi affermano che la misericordia è il più grande fra gli attri­buti e le perfezioni di Dio, la Bibbia, la tradizione e tutta la vita di fede del Popolo di Dio ne forniscono peculiari testimonianze. Non si tratta qui della perfezione dell'inscrutabile essenza di Dio nel mistero della divinità stessa, ma della perfezione e del­l'attributo per cui l'uomo, nell'intima verità della sua esistenza, s'incontra particolarmente da vicino e particolarmente spesso con il Dio vivo".

Oltre alle discussioni con i teologi, don Sopocko dovette affrontare alcuni problemi di salute. Nel 1958, predicando in un ritiro spirituale per i sacerdoti, subì un danno al nervo fac­ciale. Questo lo rattristò molto, perché dovette limitare gli interventi in pubblico. Quattro anni dopo fu investito da un'automobile a Zakopane, dove partecipava ad un convegno. Poi, con l'età che avanzava non fu più in grado di conciliare l'insegnamento in seminario con gli impegni pastorali nella vicina chiesa di Sant'Adalberto, come di solito facevano i professori. Di conseguenza venne esonerato dall'uno e dall'altro incarico.

Cominciò quindi, da pensionato, una nuova fase della sua vita. Osserverà nel Diario: "Bisogna trattare la vecchiaia come la vocazione a un amore più grande verso Dio e verso il pros­simo. Dio ha dei piani nuovi nei confronti degli anziani, vuole andare nel profondo dell'uomo attraverso la rivelazione della sua vita interiore faccia a faccia. L'unico atto efficace che siamo capaci di compiere è la preghiera. In questa passività attiva tutto si sta preparando, tutto si decide, tutto si gioca. Il cielo sarà una recita del Padre Nostro".

Tuttavia, anche da anziano, continuava a lavorare. Fece ampliare la cappella in via Poleska, presso la quale abitava, così che la domenica si poteva accogliere a Messa un centinaio di persone.

Era sempre convinto che il ministero pastorale fosse il mini­stero della misericordia. "L'amore misericordioso di Dio illumina il volto della Chiesa", ricorderà il Santo Padre Benedetto XVI in occasione della recita del Regina Caeli il 30 marzo 2008. Dirà che esso "si manifesta sia mediante i Sacramenti, in particolare quello della Riconciliazione, sia con le opere di carità, comuni­tarie e individuali. Tutto ciò che la Chiesa dice e compie, mani­festa la misericordia che Dio nutre per l'uomo, dunque per noi". Don Sopocko, animato dalla stessa convinzione, raccomandava ai seminaristi e ai sacerdoti che adempissero con zelo i loro impegni pastorali, avendo sempre un atteggiamento misericor­dioso nei confronti dei fedeli, secondo il dettato evangelico "Siate misericordiosi come è misericordioso il Padre vostro" (Lc 6,36). La misericordia ricevuta ed esercitata è infatti uno spazio ideale per essere uomo secondo la volontà del Creatore.

Nonostante l'età avanzata, Sopocko ha continuato la ricerca teologica circa la Divina Misericordia indipendente­mente dalle visioni di Suor Faustyna: nel 1959 uscì a Londra il primo volume dell'opera "La Misericordia di Dio nelle Sue opere". I successivi tre volumi furono stampati a Parigi negli anni Sessanta.

Dalle sue pubblicazioni si percepisce che egli per primo, praticava ciò che scriveva, avendo fiducia assoluta in Dio e il cuore aperto ai bisogni del prossimo. Ciò che riusciva a rispar­miare lo utilizzava per aiutare i bisognosi, in primo luogo i seminaristi, perché potessero diventare sacerdoti. Finanziava anche la diffusione del culto della Divina Misericordia. Lui stesso abitò sempre in dimore assai modeste, con arredamento indispensabile, vestendo con semplicità. Lo circondava una fama di santità. Tutti gli volevano bene, a partire dalla gente comune fino al Cardinale Primate di Polonia Stefan Wyszytíski, presso il quale l'anziano sacerdote insisteva con perseveranza perché ottenesse da Roma il permesso di istituire la Festa della Divina Misericordia. Sarà il Servo di Dio Papa Giovanni Paolo II a istituire questa festa durante il Grande Giubileo del 2000.

Intanto a Bialystok arrivò il nuovo Amministratore Apo­stolico, Mons. Henryk Gulbinowicz. Egli aveva già conosciuto don Sopocko in tempo di guerra: Gulbinowicz gli consegnava dei messaggi quando egli si nascondeva presso le Suore Orso­line a Czarny Bór. Inoltre, in seminario, don Sopocko era stato suo professore e confessore. Adesso, da anziano sacerdote, apriva davanti al giovane Vescovo il proprio cuore. La preoc­cupazione principale riguardava proprio il problema del Culto della Divina Misericordia. "Chi dopo la mia morte continuerà ad adoperarsi perché la gente conosca che Dio è Misericordioso? Chi porterà avanti gli studi, scriverà articoli?" Dato che nessuno dei professori del seminario si sentiva all'altezza di continuare la sua opera, don Sopocko cercava di sensibilizzare le persone intorno a sé. Radunava i sacerdoti e i seminaristi, per parlare della Divina Misericordia, sempre su basi bibliche, patristiche e liturgiche, nel pieno rispetto della volontà della Santa Sede. Il Vescovo Gulbinowicz lo nominò Canonico del Capitolo cattedrale, una dignità tenuta in alta considerazione nell'Arciodiocesi. Era questa una conferma della grande stima di cui godeva ovunque. Manifestò gratitudine al Vescovo per questo riconoscimento, anche se in 66 anni di sacerdozio non cercò mai gli onori, al punto che i familiari seppero solo dopo la sua morte della nomina a Canonico.

Il suo stato di salute intanto peggiorava di giorno in giorno e il 15 febbraio 1975 iniziò la sua agonia. Andarono a Bialystok anche le Suore della Congregazione della Beata Vergine Maria della Misericordia, avvisate della sua prossima fine. Suor Beata Piekut, che durante la sua lunga vita religiosa aveva incontrato Santa Faustyna Kowalska, racconta: "Dopo un momento di silenzio, il malato aprì gli occhi e senza far capire che era sorpreso di vederci accanto al suo letto, disse con una voce naturale -Sedetevi prego-. Noi esitavamo a sederci. Dopo un breve momento aprì di nuovo gli occhi e ripeté con una voce più decisa - Sedetevi prego-. Per non stancarlo passai una sedia alla Madre Superiora e mi misi in modo da vedere la faccia del malato. Non sapendo se parlare o no, ruppi il silenzio con la domanda - Padre, si ricorda che oggi è l'onomastico di Suor Faustyna? - Aprì gli occhi, mi guardò come se si fosse ricor­dato qualcosa.... All'improvviso la sua faccia diventò più chiara, sparì il segno del dolore e con gli occhi spalancati guardò lontano. Mi sembrò che in quel momento avesse una visione dell'aldilà. Non era lo stesso vecchietto sofferente. La faccia risplendeva di felicità". Poi di nuovo il dolore e la sof­ferenza, ma soltanto per qualche ora. Verso le 19.50 del 15 febbraio 1975, don Michal Sopocko tornò nella casa di Dio Padre Misericordioso.

Verso la beatificazione - La fama di don Sopocko come sacerdote del tutto ecce­zionale e della sua santità non venne meno dopo la sua morte, anzi si consolidò con il passare del tempo. Per questo motivo il vescovo Edward Kisiel, allora Amministore Apostolico a Bialystok, ordinò di raccogliere i suoi scritti e le testimonianze delle persone che lo conobbero. D'accordo con la Conferenza Episcopale Polacca chiese ed ottenne dalla Congregazione delle Cause dei Santi il Nihil obstat all'apertura del processo di beatificazione.

Il tribunale diocesano, costituito dal Presule, ebbe la sua prima sessione il 4 dicembre 1987. Nel corso del processo, che si chiuse il 23 settembre 1993, deposero 67 testi de visu, offrendo abbondanti argomenti circa la fama di santità e l'eroico esercizio delle virtù. Il 22 settembre 1995, la Congre­zione delle Cause dei Santi, alla quale furono consegnati gli atti, emanò il decreto di validità.

Con Decreto del 20 dicembre 2004, ottenuta la previa approvazione di Sua Santità Giovanni Paolo II, la Congrega­zione dichiarò l'eroicità delle virtù del Servo di Dio Michal Sopocko. Lo stesso Dicastero, il 17 dicembre 2007, emanò il decreto, approvato previamente dal Santo Padre Benedetto XVI, circa un miracolo attribuito all'intercessione del mede­simo Venerabile Servo di Dio. Si tratta di un fatto, in cui appare in tutta la sua pienezza la Divina Misericordia. Un giovane deluso degli insuccessi, tenta il suicidio, ingerendo una dose letale di veleno. Di fronte a questa tragedia, invocata l'inter­cessione di don Sopocko, il giovane esce dal coma e in breve tempo può lasciare l'ospedale.

La solenne Beatificazione di don Michal Sopocko ha avuto luogo il 28 settembre 2008 a Bialystok in Polonia. (Roma 2008 – Krysztof Nitklwicz)