GESU’
CONFIDO IN TE
Beato
Michael Sopocko
direttore
spirituale di Santa Faustina Kowalska e apostolo della Divina Misericordia
"Ripercorrendo la mia vita fin dai tempi dell'infanzia vedo una scia d'infinita Misericordia Divina", scriveva don Michal Sopoéko ormai anziano.
Proclamato beato il 28 settembre 2008, è conosciuto soprattutto come confessore e direttore spirituale di santa Faustyna Kowalska (1905-1938) e come colui che diede un importantissimo contributo alla diffusione del culto della Divina Misericordia, cui dedicò tutta la sua vita. Sacerdote pio e zelante, esperto formatore di seminaristi, docente universitario e cappellano militare: tutta la sua vita è caratterizzata da una sconfinata fiducia nel Signore, incrollabile, anche di fronte alle difficoltà più grandi. "Chi ha fiducia nella Divina Misericordia non perirà mai", insegnava don Sopocko, e questa verità la ricorda oggi a ciascuno di noi. Non si tratta di un sentimento pietistico, che a volte può apparire umiliante. La Misericordia Divina rivelata in Cristo ci consente di vedere Dio "particolarmente vicino all'uomo, soprattutto quando questi soffre, quando viene minacciato nel nucleo stesso della sua esistenza e della sua dignità" (cf. Giovanni Paolo II, Dives in Misericordia, 2). Schiacciati dalle nostre miserie e dai mali del mondo, ne abbiamo bisogno più di qualsiasi altra cosa perché in essa è la nostra salvezza.
Giovinezza
e vocazione - Terzo e ultimo
figlio di Wincenty Sopocko e Emilia Pawlowicz, nacque il l ° novembre 1888,
solennità di Ognissanti, nella piccola tenuta di Juszewszczyzna di cui suo
padre era affittuario. Quella regione, posta tra Minsk e Vilna e situata
nell'odierna Bielorussia, era allora sotto l'Impero Russo che, cent'anni prima,
insieme all'Austria e alla Prussia, aveva partecipato alla spartizione del
Regno di Polonia. I genitori del futuro beato trasmisero ai figli ciò che
avevano di più prezioso: la profonda fede cattolica e il patriottismo.
Purtroppo, nonostante le nobili origini, si trovavano in una difficile
situazione economica che non permetteva loro la possibilità di assicurare ai
bambini l'educazione che avrebbero voluto. I primi insegnamenti, Michal
Sopocko li ricevette dal padre, poi frequentò la scuola elementare a Wolozyn e
quella popolare a Zabrzezie; infine, la scuola municipale a Oszmiana.
Non
potendo continuare gli studi a causa della mancanza di mezzi, accettò
l'incarico d'insegnante nella scuola polacca di Zabrzezie, aperta per iniziativa
del parroco don Aleksander Loszakiewicz. In quella scuola venivano insegnate
religione cattolica, storia, geografia e lingua polacca e per questo non era ben
vista dalle autorità zariste. Venne, perciò, chiusa e il giovane Sopocko e
il parrocco furono portati in giudizio davanti alla Corte regionale. La
condanna, che consisteva in una multa dei costi del processo, si può
considerare mite, ma nel futuro gli avrebbe complicato la vita.
A
questo punto il destino lo condusse a Vilna. Qui abitava nel famoso convitto per
i giovani di via Bakszta. Insegnava ai ragazzi la lingua russa, mentre lui
stesso studiava il latino e il tedesco.
La
chiamata al sacerdozio, che sentiva da anni, lo condusse alla decisione di
entrare nel seminario di Vilna. A dire il vero era in dubbio se rimandare questa
decisione per prestare aiuto alla sua famiglia in situazione di dolorosa povertà.
Alla fine affidò i familiari nelle mani di Dio, convinto che questa fosse la
Sua volontà. Superò gli esami necessari, tuttavia, a causa della condanna
avuta nel passato, il governatore bloccò la sua ammissione. Soltanto dopo altri
tentativi insistenti, durati più di un anno, ottenne il permesso di entrare in
seminario.
Vice
parrocco a Taboryszki -
Ricevette l'ordinazione sacerdotale il 15 giugno 1914 e, come primo incarico,
venne nominato vice-parroco a Taboryszki, un paese distante circa 40 km da
Vilna. Gli impegni ricevuti dal parroco gli sembravano troppo pochi. Doveva
celebrare la Santa Messa e qualche volta portare l'estrema unzione ai malati.
Inoltre quasi tutti gli uomini di lì a poco sarebbero partiti per la guerra.
Anche lui pieno di energia, si chiedeva: "Perché mi tengono qui? Avrei
potuto forse fare di più altrove". Ma subito rispondeva a se stesso
"Fiat voluntas Tua. Bisogna vergognarsi di pensieri simili! Grazie
Signore per la Tua luce!" Si buttò nel lavoro. Ne farà una relazione nel
suo diario un anno più tardi: "In chiesa cantavano malissimo, ho iniziato
quindi a radunare ragazze e ragazzi e insegnare loro il canto [...]. Ho messo su
una biblioteca popolare, che col passare del tempo si andava via via
sviluppando, cosicché adesso ha più di 300 volumi. Col permesso del parroco e
dietro consiglio del confessore, ho introdotto le lezioni del catechismo prima
della messa domenicale [...]. A maggio invece ho cominciato la catechesi per i
bambini. Angioletti miei di questa terra, quanti momenti bellissimi ho passato
con voi! Sentivo allora realizzarsi la mia missione, quando ogni giorno, per
cinque ore consecutive, circondato da 300 bambini, rimanevo in chiesa, o al
cimitero, all'ombra di betulle e aceri secolari. E la Prima Comunione, e poi i
loro calorosi ringraziamenti, e la gioia scintillante dai loro occhi ...o mio
Dio! Molte croci si stendono sotto i miei piedi, croci taglienti, che feriscono
spesso non soltanto i piedi, ma anche il cuore, ma lungo questa strada hai
piantato, Signore, un numero ancora più grande di rose, la cui vista ed il cui
profumo addolciscono i dolori della croce e rendono la strada piacevole, piena
di speranza in un lieto fine" (Diario Sopocko I, 1,3).
Riservava una particolare attenzione all'educazione dei giovani, memore delle difficoltà sperimentate personalmente. Quando giunse a Taboryszki, nell'esteso territorio della parrocchia esistevano soltanto due scuole, assolutamente insufficienti rispetto al numero dei bambini. In poco tempo ne aprì altre trenta, praticamente in ogni villaggio. Ciascuna accoglieva circa 40 bambini divisi in due classi. Fece venire gli insegnanti dalla vicina Vilna, contribuendo di tasca propria al loro mantenimento. L'amministrazione tedesca, stabilitasi nella regione dopo la cacciata dei soldati russi, inizialmente approvò l'attività educativa del sacerdote che ottenne perfino degli aiuti. Tuttavia quest'atteggiamento favorevole mutò presto perché il vice parroco godeva di troppa popolarità. Le Autorità gli obiettavano di "polacchizzare" la gente. Avvertito di un probabile arresto, d'accordo con la curia vescovile decise di trasferirsi a Varsavia. Quando, nel settembre del 1918, arrivò l'ora della partenza, tutti lo salutarono con le lacrime agli occhi e l'anziano parroco gli regalò la sua pelliccia. "Almeno avrai qualcosa per coprirti" - disse. Infatti il giovane sacerdote possedeva poche cose. Dava sempre tutto alla gente.
Tra
l'esercito, l'università e il seminario
- Arrivato a Varsavia si iscrisse alla Facoltà di Teologia. Fin da quando era
seminarista aveva desiderato continuare gli studi universitari ed ecco ora quel
sogno stava per avverarsi.
Conclusa
la prima guerra mondiale, scoppiò un nuovo conflitto bellico tra la Polonia,
proclamatasi indipendente, e la Russia sovietica, che voleva estendere ad
ovest la sua influenza. L'esercito polacco aveva bisogno di cappellani militari.
Don Sopocko era consapevole che si stavano giocando le sorti della sua Patria e
forse anche, come ritengono oggi alcuni storici, dell'Europa. Non a caso, il
futuro Papa Pio XI, allora Rappresentante Pontificio in Polonia, avrebbe fatto
dipingere nella Cappella della Villa di Castelgandolfo gli affreschi
raffiguranti quella guerra. Don Sopocko andò dal Vescovo militare Mons.
Stanislaw Gall e gli chiese di poter diventare cappellano. Venne accettato e
promosso com'era d'uso a capitano. Prese subito servizio presso l'ospedale
militare di Varsavia. Lui, però, voleva stare in prima linea, insieme ai
soldati, e dopo appena un mese chiese il trasferimento. Il Vescovo lo mandò al
fronte orientale. Rischiando ogni giorno la vita, confessava i soldati, portava
consolazione soprattutto ai feriti, dava una sepoltura cristiana ai morti. Si
accorse, ad un certo momento, che le sue condizioni di salute peggioravano. Il
medico che lo visitò non ebbe dubbi: si trattava di tifo esantematico. Venne
ricoverato all'ospedale ed iniziò una lunga cura. Non tornerà più in trincea.
Il
vescovo militare lo volle a Varsavia. Nella capitale assisteva con grande
dedizione i soldati e loro famiglie e aiutava materialmente i bisognosi,
solitamente di tasca propria. Ristrutturò i luoghi di culto e istituì una
scuola per i bambini orfani di guerra. Mentre il lavoro con i soldati semplici o
i sotto-ufficiali non presentava particolari difficoltà, non era sempre
facile penetrare i circoli degli ufficiali che vivevano in un mondo tutto loro,
ignorando spesso i principi morali. Cercò allora di influire sulla loro
condotta guadagnandosi grande rispetto. Una volta incontrò in città un plotone
che tornava in caserma dalle esercitazioni. I militari cantavano una
canzonetta oscena. Il cappellano Sopocko, vestito da maggiore, fermò il
gruppo. Quando il tenente a capo del plotone si mise a rapporto, Sopocko gli
ordinò di cambiare il repertorio dei canti. Il giorno dopo il tenente presentò
una protesta al colonnello, superiore di tutti e due, ma questi diede ragione al
cappellano e l'ordine fu confermato. D'altronde egli godeva di grande
prestigio. Il Ministero della Guerra pubblicò le sue conferenze, dando ordine
agli ufficiali di farle conoscere alle reclute in tutti i reparti.
Don
Sopocko alternava il lavoro pastorale con i militari allo studio. Conseguì il
dottorato di ricerca in teologia morale ed anche il diploma di specializzazione
in pedagogia. S'interessò particolarmente al problema dell'alcolismo, molto
diffuso tra i giovani. Tenne molte conferenze sulle conseguenze dell'abuso di
alcool, diventando persino consulente in materia del Parlamento polacco. Per
rendere la sua voce ancora più forte e veritiera, decise di diventare astemio
per sempre.
La
sua preparazione e le sue attività erano ben note al Vescovo di Vilna, il beato
Jerzy Matulewicz, che lo avrebbe voluto accanto a sé nella diocesi. Tuttavia il
Vescovo militare non voleva privarsi di un così prezioso collaboratore e si
arrivò quindi ad un compromesso. Nell'autunno del 1924 il sacerdote fu
trasferito a Vilna come cappellano militare, in modo da poter prestare servizio
anche nella diocesi e, allo stesso tempo, continuare la sua attività
scientifica nella rinomata Università Stefan Batory. Qui, come succede spesso
con le persone troppo brave, gli incarichi si accumulavano. Don Sopocko fu
dunque preposto alla regione militare di Vilna che contava diecimila soldati.
Oltre a questo, ad un certo momento si trovò ad essere contemporaneamente padre
spirituale del Seminario Maggiore, cappellano militare e responsabile del
cantiere per la chiesa di S. Ignazio. Organizzava anche l'Associazione della
Gioventù cattolica. Ogni giorno alle 4.30 di mattino si alzava e correva al
cantiere della chiesa di S. Ignazio per proseguire in Seminario con la
meditazione e la S. Messa ai seminaristi, poi si trasferiva in caserma oppure
teneva lezioni all'università, a mezzogiorno di nuovo nel Seminario, soldati
nei diversi posti della provincia, la sera tornava nel seminario, guidava le
preghiere e dopo, fino a notte fonda, preparava conferenze, omelie ed articoli.
Troppi incarichi, troppe responsabilità. Alla fine, d'accordo con il Vescovo
militare e il nuovo Arcivescovo di Vilna, Mons. Romuald Jalbrzykowski, prese
congedo dall'esercito. Per poter dedicarsi a tempo pieno agli impegni
universitari sarà in seguito anche esonerato dall'incarico di padre spirituale
dei seminaristi.
Suor
Faustyna - El'estate del
1933. Vilna è meno rumorosa del solito perché le scuole sono chiuse e la
maggior parte della gente è in vacanza fuori città. Don Michal Sopocko è
rimasto a casa, pur essendo libero dai suoi soliti impegni. Sta per terminare la
stesura della tesi di abilitazione per poter diventare professore ordinario di
teologia pastorale. E' difficile immaginare un periodo migliore di questo per
dedicarsi agli studi. Sopocko è anche il confessore di alcune Congregazioni
religiose della città, tra cui la Congregazione della Beata Vergine Maria della
Misericordia. Da due mesi è arrivata in quella Comunità una nuova sorella,
Faustyna Kowalska. Lavora in cucina e si occupa del giardino, mansioni piuttosto
semplici, ma la religiosa vive un serio problema. Non riesce a trovare un
confessore che la soddisfi. Da un certo tempo ha delle apparizioni di Gesù,
parla con Lui e si sente chiamata ad una maggiore perfezione dalle esortazioni
del Divin Maestro. Non è compresa dalle consorelle che la guardano con sospetto
perché troppo zelante e perché riferisce di strane apparizioni in cui Gesù le
chiederebbe di dipingere un quadro. La Superiora, per la verità, le compra
perfino il necessario per realizzare l'immagine di Cristo (colori, pennello,
carta), ma né lei né nessuna delle consorelle sanno dipingere. Faustyna non
è sempre compresa neanche dai confessori che di fronte alla sua esperienza
mistica assumono posizioni attendiste, se non diffidenti. E poi, appena trova un
confessore più disponibile, viene trasferita in un altro posto. Infatti, prima
di Vilna si trovava a Cracovia, a circa 700 km di distanza.
Un
giorno Faustyna va con altre suore a confessarsi. Appena entrata in chiesa, vede
in confessionale don Sopocko e si riempie di gioia. Racconterà nel suo Diario
che conosceva il sacerdote dalle visioni avute prima che fosse arrivata a Vilna.
"Allora ho sentito nell'anima queste parole: Questo è il mio servo fedele;
lui ti aiuterà a adempiere la volontà di Dio sulla terra" (Diario
Faustyna I, 263). Eppure Suor Faustyna, forse memore delle esperienze passate,
non gli rivela subito tutto delle sue apparizioni. Un giorno però sente la voce
del Signore: "Come ti comporterai con il Confessore, così io mi comporterò
con te. Se gli nasconderai qualcosa, anche fosse la mia grazia più piccola,
allora anch'io mi nasconderò e resterai sola" (Diario Faustyna I, 269). A
questo punto rivela a Don Sopocko il suo segreto.
Il
sacerdote era noto per la sua prudenza e saggezza nel dare i consigli. Non
aderisce subito in modo acritico alle rivelazioni di suor Faustyna né le
sottovaluta. Sottopone la religiosa a qualche prova e in particolare ad un
esame psichiatrico. "Escludo qualsiasi neuropatia o deviazione
psichica" - afferma con convinzione la dott.ssa Maria Maciejewska dopo la
visita.
Don
Sopocko capisce che si trova davanti ad un mistero. Prima di tutto sente il
dovere di aiutare la suora a progredire sulla strada della perfezione
evangelica, compito principale di ogni direttore spirituale. Nello stesso tempo,
quando la suora sostiene che Gesù le avrebbe chiesto di fare determinate cose,
lui deve assumersi la responsabilità di prendere posizione. Ma come capire se
è proprio Gesù che le si rivolge? Vuole perciò analizzare ogni parola di
Faustyna. Il problema sta nel fatto che lei ha sempre tante cose da raccontare e
ciò, a sua volta, desta perplessità nelle consorelle. Ordina dunque alla
religiosa di scrivere tutto, giorno per giorno, e poi di sottoporgli i suoi
scritti. Nasce così il famoso "Diario", oggi tradotto in diverse
lingue.
Subito
si presenta il problema del famoso quadro di Gesù da Lui richiesto nelle
visioni. "Guidato più dalla curiosità di come sarebbe stato questo
quadro, che dalla fede nella verità di queste visioni" - rivela Don
Sopocko - "chiesi a un artista, Eugeniusz Kazimirowski, di dipingere questa
immagine" (Ricordi). La scelta dell'artista è piuttosto casuale, dettata
dal fatto che questi abita nel suo stesso palazzo. Per sei mesi, a partire dal 2
gennaio 1934, la suora si reca nello studio del pittore almeno una volta alla
settimana. Lui la ascolta e dipinge. A volte chiama don Sopocko che abita appena
un piano sopra. Il sacerdote, che conosce bene la visione della suora, indossa
il camice per la Messa e fa da modello.
Durante
le sue visite allo studio, suor Faustyna corregge alcuni dettagli. Il pittore si
impegna come può ma la sua opera non soddisfa la santa. Una volta inginocchiata
in cappella dice al Signore: "Chi può dipingerTi bello come sei? -
All'improvviso udii queste parole: Non nella bellezza dei colori nè del
pennello sta la grandezza di questa immagine, ma nella mia grazia" (Diario
Faustyna, 313).
Il
quadro si differenziava da altre rappresentazioni di Cristo per i famosi
raggi, bianco e rosso, che uscivano dalla veste socchiusa sul petto. Per questo
motivo don Sopocko esitava a mostrarlo in pubblico. Alla fine, dietro le
insistenze di suor Faustyna, lo espose in una delle finestre del famoso
santuario mariano "Porta dell'Aurora" dal 26 al 28 aprile 1935. In
quei giorni vi si celebrava il triduo che chiudeva il Giubileo della Redenzione
e don Sopocko fu invitato a predicare. Parlò proprio della Divina
Misericordia, senza però rivelare la provenienza del quadro. Se si pensa che
il triduo finiva la prima domenica dopo Pasqua, celebrata oggi come Domenica
della Divina Misericordia, e che la Madonna venerata nel santuario è chiamata
"Madre della Misericordia", è difficile non vedere in tutto questo la
mano del Signore.
Sempre
più persuaso dell'autenticità dell'esperienza mistica della santa, il
sacerdote decide di dare basi bibliche, patristiche e liturgiche alla devozione
della Divina Misericordia, promossa provvidenzialmente da Faustyna, ma antica
quanto la Chiesa. Don Sopoéko scrive molto su questo argomento, pur senza
fare il minimo riferimento alle visioni della suora perché giustamente pensa di
dover prima preparare il terreno. Fa anche stampare una prima serie di santini
con l'immagine di Gesù Misericordioso insieme al testo della "Coroncina"
e la "Novena" alla Divina Misericordia.
Santa
Faustyna lascia Vilna nel marzo del 1936 per trasferirsi a Lagiewniki, vicino
a Cracovia. Qui ha un altro bravo confessore, ma il suo vero padre spirituale
rimarrà don Sopocko: si scambiano lettere e qualche volta il Sacerdote verrà a
trovarla. La sua figura può essere paragonata a quella di altri grandi
direttori spirituali di alcune anime elette da Dio, come Claude de la Colombière
affianco di S. Maria Margherita Alacoque: un ruolo importante, ma sempre in
ombra, non da protagonista, ma da accompagnatore nascosto, obbediente alle
ispirazioni dello Spirito Santo.
Intanto,
lo stato di salute della suora, malata di tubercolosi, si aggrava sempre di più.
Don Sopocko la vedrà per l'ultima volta nel settembre del 1938: Faustyna gli
fa alcune raccomandazioni. Annota nel proprio Diario: "Non devo stancarmi
di diffondere il Culto della Divina Misericordia, e specialmente di tendere ad
istituire la festa la prima domenica dopo Pasqua. Non posso mai dire di aver
fatto abbastanza. Anche se difficoltà più grandi dovessero ammassarsi, anche
se potesse sembrare che Iddio Stesso non lo vuole, non ci si può scoraggiare.
Anche se la sentenza della Chiesa in questa faccenda fosse negativa, non ci si
può stancare. Anche se dovessero mancare le forze fisiche e morali, non devo
cedere. Perché la profondità della Divina Misericordia è infinita e non
basta tutta la nostra vita per magnificarla" (Diario Sopocko II, 60s.). La
santa gli dice inoltre che l'iniziativa di fondare una nuova Congregazione
religiosa richiestale nelle visioni sarà presa da altre persone e inizierà
da piccole cose. Faustyna lascerà questa terra il 5 ottobre del 1938.
Che
tutti venerino la Divina Misericordia
- Dopo la sua morte, don Sopocko intensificò gli sforzi per una maggiore
dittusione del culto della Divina Misericordia, e in particolare per istituire
la festa la prima domenica dopo Pasqua. Lo fece non solo come esecutore del
testamento spirituale della santa. Ormai ne era personalmente convinto e si
sentiva chiamato a ciò dal Signore. Annoterà nel suo Diario: "La fiducia
nella Misericordia Divina, il divulgare questo culto e consacrare ad esso, senza
alcun limite, tutti i miei pensieri, parole ed opere, senza minimamente cercare
me stesso, sarà d'ora in poi un principio fondamentale della mia vita, con
l'aiuto della medesima Misericordia incommensurabile" (Diario Sopocko II,
54).
L'Arcivescovo
di Vilna, Mons. Romuald Jalbrzykowski, diede il suo permesso perché il quadro
di Gesù Misericordioso venisse venerato nella chiesa di San Michele di cui don
Sopoéko era rettore, ma appariva piuttosto dubbioso sulle visioni di santa
Faustyna, che pure aveva conosciuto personalmente. Di conseguenza non fu
entusiasta di questa nuova attività di Sopocko, che considerava comunque uno
dei migliori collaboratori. Il sacerdote, oltre che al proprio Ordinario,
presentò il memoriale concernente l'istituzione della festa della Divina
Misericordia alla Conferenza Episcopale Polacca, trovando molto ascolto presso
il Cardinale Primate August Hlond. Ne parlò anche al Nunzio Apostolico, Mons.
Filippo Cortesi, e alla fine andò a Roma. Non conoscendo i costumi della Curia
Romana, bussò alla porta del Palazzo Apostolico (in Vaticano) il Sabato Santo
del 1939. Quasi tutti erano in ferie ed un monsignore gli consigliò di
rivolgersi, dopo le feste pasquali, alla Sacra Congregazione dei Riti. Gli
impegni a Vilna però urgevano e tornò dunque a casa convinto che fosse
necessario studiare meglio la questione. Frutto dei suoi studi sarà il libro
"De Misericordia Dei deque eiusdem resto instituendo. Tractatus dogmaticus
ac liturgcus" (Della Misericordia di Dio e della sua festa da istituire.
Trattato dogmatico e liturgico).
Il
suo sogno era quello di costruire a Vilna una chiesa dedicata alla
Misericordia di Dio. D'accordo con l'Arcivescovo ottenne dal Comune il terreno
per la costruzione. Acquistò anche un gran numero di mattoni e di altro
materiale edile. Purtroppo le vicende successive impedirono la realizzazione
del progetto.
La
guerra - Il 1° settembre
del 1939 scoppiò la Seconda Guerra Mondiale. Dopo la sconfitta della Polonia,
Vilna cambiò per ben tre volte padrone. In un primo momento venne occupata dai
Sovietici che passarono l'intera regione alla Lituania. Poi la Lituania
divenne la quindicesima repubblica socialista dell'Unione Sovietica. Subito dopo
migliaia di persone furono deportate in Siberia. Intere famiglie morirono già
lungo la strada, altre nel luogo di destinazione a causa della fame e del
freddo. Don Sopocko, avvertito in tempo da un'impiegata dell'anagrafe, riuscì
ad evitare la deportazione.
Paradossalmente la tragedia delle deportazioni aiuterà la diffusione del culto della Divina Misericordia. Dai deportati in Russia nascerà infatti l'armata polacca che sotto il comando del generale Anders combatterà in Medio Oriente e in Italia. La maggior parte dei soldati andrà poi a vivere in America e in Australia portando con sé la devozione alla Divina Misericordia conosciuta in patria.
Il
22 giugno del 1941 Hitler attaccò il dominio di Stalin e a Vilna si stabilì
l'amministrazione tedesca. Fu questo un altro momento critico per l'intera
popolazione, in particolare per gli ebrei, per l'intellighenzia e per il clero.
Cosa faceva don Sopoéko? Predicava nelle chiese, invitando la gente ad avere
fiducia nel Signore nonostante tutto. Diceva che proprio nella Divina
Misericordia c'è la salvezza per il mondo, così invaso dal male. Molti
andavano in chiesa ad ascoltare le sue prediche e vi trovavano consolazione.
Intanto egli, con altri sacerdoti e laici, aiutava gli ebrei. Alcuni di loro
gli hanno espresso per lungo tempo la propria gratitudine, inviandogli lettere
commoventi.
Il
3 marzo 1942 la Gestapo procedette all'arresto di tutti i sacerdoti cattolici di
Vilna e degli alunni del Seminario Maggiore. Don Sopocko era tra i primi a
dover essere arrestato. Quando però andarono a casa sua a prenderlo, stava
celebrando la Santa Messa nella chiesa di S. Francesco. Finita la liturgia,
mentre stava facendo ritorno a casa, una donna gli chiese di pregare per il
marito gravemente malato. Ritornato perciò in chiesa, si inginocchiò in mezzo
alla gente davanti all'altare laterale di Sant'Antonio. Proprio in quel
momento i due funzionari della Gestapo entrarono in chiesa. Perquisirono la
sacrestia e i confessionali, senza però notarlo tra i fedeli. Qualche minuto
dopo giunse la sua donna di servizio per avvertirlo. Nonostante il rischio di
arresto, andò dall'Arcivescovo Jalbrzykowski, che era ancora libero, per
dirgli che doveva lasciare la città. Così fece, e per non essere riconosciuto
si travestì da suora, per la precisione da suor Michelina. Abitò in seguito
per circa 30 mesi dalle Orsoline a Czarny Bór. Qui si fece crescere la barba e
portava abiti borghesi. Di giorno girava per i boschi a raccogliere la legna,
faceva scope, cucchiai e piccoli mobili. La gente del luogo credeva che fosse un
falegname. Solo le Orsoline, per le quali celebrava la Santa Messa, sapevano chi
fosse veramente.
Nel
periodo della guerra, cominciò a realizzarsi la visione di Santa Faustyna circa
la fondazione di una nuova Congregazione religiosa. Jadwiga Osiiíska ed altre 5
giovani ragazze, tutte studentesse e figlie spirituali di Sopocko, pronunciarono
davanti a lui i voti religiosi. Il sacerdote scrisse per loro le prime
costituzioni e le assistette in tutti i modi, anche materialmente. Da questa
prima Comunità nascerà la Congregazione religiosa delle Suore di Gesù
Misericordioso, riconosciuta il 13 maggio 2008 come Istituto di diritto
pontificio.
Professore
a Bialystok - Nell'agosto
1944 i Russi, aiutati dai partigiani polacchi, liberarono Vilna dai Tedeschi. Si
trattava, tuttavia, di una libertà illusoria perché presto si fece sentire il
regime staliniano e gli esponenti della resistenza polacca furono tra i primi ad
essere arrestati. Nella città intanto confluiva molta gente di lingua russa
venuta dalle regioni più estreme dell'Unione Sovietica. Queste persone, tra
cui molti soldati, spesso non battezzati, trovarono una vivace Comunità
cattolica, che nei luoghi dove stavano prima non esisteva. Non capivano però né
il polacco né il lituano. Quando don Sopocko tornò dal suo rifugio si
interessò proprio di loro. Celebrava la S. Messa in russo, e soprattutto
insegnava il catechismo. Riprese anche a tenere lezioni nel Seminario Maggiore.
Intanto le Autorità sovietiche esercitavano pressioni sulla popolazione polacca
perché si trasferisse all'interno dei nuovi confini della Polonia, privata
della parte orientale, ma spostata verso ovest. Lo stesso Arcivescovo
Jalbrzykowski, la Curia, e il seminario furono costretti ed emigrare: si
stabilirono a Bialystok, l'unico capoluogo dell'Arcidiocesi di Vilna rimasto
entro i nuovi confini polacchi. Don Sopoéko si procurò il permesso per
rimanere a Vilna, dove era molto ricercato come predicatore nelle parrocchie. A
dire il vero, durante il giorno predicava ai fedeli e la sera guidava i ritiri
spirituali per i sacerdoti. Allo stesso tempo organizzava corsi per catechisti,
prevedendo che il regime avrebbe ostacolato la formazione dei nuovi sacerdoti.
Un giorno, però, ricevette un telegramma dall'Arcivescovo Jalbrzykowski:
"Vieni, il lavoro ti aspetta !" In spirito di obbedienza lasciò la
città di Vilna, prendendo con sé il necessario, soprattutto libri, circa
duecento (su duemila che facevano parte della sua biblioteca). A causa di un così
grande numero di volumi incontrerà problemi alla frontiera.
Il
5 settembre del 1947 arrivò a Bialystok. La città era semidistrutta in seguito
alle azioni belliche e la popolazione dimezzata. C'era comunque grande movimento
perché da Vilna arrivavano gli impiegati, i docenti universitari, gli attori,
insomma il fiore della intellighenzia polacca. Don Sopocko ritrovò molti
conoscenti. Per quindici anni, il suo impegno principale sarà l'insegnamento
nel seminario. Gli alunni ascoltavano con attenzione le sue lezioni di
pedagogia, catechesi, omiletica, teologia pastorale, storia della filosofia,
russo e latino. Le materie erano decisamente troppe, ma questo era dovuto al
fatto che alcuni professori del seminario erano divenuti nel frattempo,
Vescovi o erano stati trasferiti altrove e si doveva sostituirli. Ciò
nonostante don Sopocko era sempre ben preparato. Oltre che professore, i
seminaristi vedevano in lui un santo sacerdote ed esperto confessore. Il
Cardinale Henryk Gulbinowicz, allora seminarista, ricorda bene le sue
raccomandazioni: "Non temere di essere esigente con te stesso. Confida
nella Divina Misericordia!".
Gli
alunni del seminario sono una categoria molto sensibile. Ci tengono molto ad
essere perfetti sia dal punto di vista spirituale che intellettuale. Succede che
di fronte ad una bocciatura all'esame od un peccato commesso, nonostante la
lotta interiore, si abbattono. Don Sopocko indicava come aiuto in tutte le
difficoltà la Divina Misericordia. Introdusse una particolare usanza durante
le lezioni. A metà della lezione un seminarista a turno doveva alzarsi e
dire: "Ostende nobis Domine, misericordiam Tuam" (Mostraci Signore la
Tua Misericordia). Altri rispondevano: "Et salutare tuum da nobis" (E
donaci la Tua salvezza).
Disse
poi in una delle sue conferenze: "La Misericordia Divina è infinita. Non
la esaurirà mai né il numero né la pesantezza dei peccati. Non la può
limitare né la vigliaccheria, né la perfidia, né la debolezza umana. Essa è
come un oceano di cui non si riesce a vedere l'altra sponda".
Il
reverendo professore promuoveva tra i seminaristi uno stile di vita sano,
secondo il principio "mens sana in corpore sano" (una mente sana in un
corpo sano). Raccomanda loro per l'igiene tanta acqua (fredda però) e sapone,
una dieta adeguata, sonno sufficiente e molto, moltissimo sport. Comprò per i
seminaristi palloni per giocare a calcio e pallavolo, pesi da sollevare e
bastoni di legno per praticare la scherma. Data la sua età non poteva giocare
con loro, ma li assisteva volentieri e faceva il tifo.
Don
Sopocko non si limitava al lavoro in seminario. A partire dal 1955 cominciò a
celebrare la S. Messa e a tenere prediche nella cappella delle Suore
Missionarie della Sacra Famiglia (in via Poleska 42), confessava, organizzava
corsi di catechismo e lezioni per l'intellighenzia, predicava gli esercizi
spirituali. Nominato vice presidente del Comitato provinciale per la Lotta
contro l'Alcoolismo, visitava i villaggi più sperduti della regione.
Controllava l'osservanza della legge che proibiva la vendita di alcolici ai
minori e invitava calorosamente la gente alla sobrietà. Anche se quel
fenomeno era molto diffuso, in poco tempo il consumo di alcolici nella provincia
si dimezzò. Ciò non piacque ai governanti, che volevano solo combattere la
produzione illegale di vodka per difendere il monopolio di stato. Non si
preoccupavano minimamente del fatto che il vizio stava distruggendo la Nazione.
Allora la presenza del sacerdote nel Comitato divenne scomoda e alla fine lo
esclusero.
La
Divina Misericordia soprattutto
- Don Sopoéko tornò più volte sulla sua vecchia idea di costruire una chiesa
in onore della Misericordia di Dio. Purtroppo le Autorità municipali di
Bialystok resero impossibile questa iniziativa.
Il suo pensiero principale era comunque quello di istituire la Festa della Divina Misericordia. Non perdeva la minima occasione, nei contatti con i Vescovi e durante i simposi teologici, per rilanciare quest'idea. Il Culto della Divina Misericordia era ormai molto diffuso e si estendeva sempre di più. Purtroppo la religiosità popolare non teneva molto conto né della teologia e nemmeno delle visioni di Suor Faustyna raccolte nel suo Diario, peraltro tradotto male in varie lingue. Così la stessa immagine di Gesù misericordioso cambiava secondo la fantasia dei singoli pittori e si attribuivano alla futura Santa e al suo Direttore Spirituale affermazioni mai dette. L'entusiasmo, se non controllato, può a volte danneggiare i veri valori. Don Sopocko cercava di placare gli eccessi. Nel 1954 ottenne, da parte della Conferenza Episcopale Polacca, l'approvazione della versione ufficiale del quadro di Gesù Misericordioso. Criticò certe pubblicazioni, ma il danno era ormai fatto. I Vescovi polacchi proibirono alcune espressioni del culto della Divina Misericordia. E si arrivò alla notificazione della Suprema Congregazione del Sant'Offizio, emanata il 6 marzo del 1959, che vietava di diffonderlo nelle forme proposte da suor Faustyna Kowalska. Don Sopocko non si sorprese. "Suor Faustyna l'aveva previsto", dirà a qualche persona a lui vicina. Considerava del tutto provvidenziale la decisione della Santa Sede, per poter purificare il culto dagli elementi impropri. Il divieto verrà revocato il 15 aprile 1978, quando gli equivoci saranno chiariti alla luce dei documenti originari, mentre la devozione, grazie agli studi promossi nel frattempo, risulterà fondata sulle solide basi teologiche. Il merito principale lo ebbe in questo il Cardinale di Cracovia Karol Wojtyla. Il 5 ottobre 1966 dette inizio al processo diocesano per la beatificazione di Suor Faustyna. Poi, salito sulla cattedra di Pietro, la proclamerà beata e santa. Don Sopocko fu uno dei principali testi sentiti nell'inchiesta diocesana. Già nel settembre del 1948 aveva chiesto all'allora arcivescovo di Cracovia, il cardinale Adam Sapieha, di raccogliere la documentazione circa suor Faustyna in vista del futuro processo di beatificazione.
Grande
fu la gioia per l'apertura del processo di beatificazione di Suor Faustyna e
per lo sviluppo della Congregazione delle Suore di Gesù Misericordioso, nata in
tempo di guerra sotto altro nome.
Purtroppo
non mancarono le critiche dei teologi: in particolare si opponevano alla tesi
che la misericordia fosse il più grande tra gli attributi di Dio. "Tutti
gli attributi sono uguali tra di loro e non si può fare qui una
graduatoria", dicevano. Non volevano accettare che don Sopocko parlasse
dalla prospettiva dell'uomo, che sente i propri limiti, che si riconosce
peccatore.
Non
si sa se Papa Giovanni Paolo II abbia letto gli scritti di don Sopocko.
Conosceva certamente il sacerdote e forse, quand'era Arcivescovo di Cracovia,
aveva sentito qualche suo intervento durante i simposi o i congressi dei
teologi. In ogni caso, è molto interessante il riferimento che il Santo Padre
fa nella sua Enciclica Dives in Misericordia, 13: "Se alcuni teologi
affermano che la misericordia è il più grande fra gli attributi e le
perfezioni di Dio, la Bibbia, la tradizione e tutta la vita di fede del Popolo
di Dio ne forniscono peculiari testimonianze. Non si tratta qui della perfezione
dell'inscrutabile essenza di Dio nel mistero della divinità stessa, ma della
perfezione e dell'attributo per cui l'uomo, nell'intima verità della sua
esistenza, s'incontra particolarmente da vicino e particolarmente spesso con il
Dio vivo".
Oltre
alle discussioni con i teologi, don Sopocko dovette affrontare alcuni problemi
di salute. Nel 1958, predicando in un ritiro spirituale per i sacerdoti, subì
un danno al nervo facciale. Questo lo rattristò molto, perché dovette
limitare gli interventi in pubblico. Quattro anni dopo fu investito da
un'automobile a Zakopane, dove partecipava ad un convegno. Poi, con l'età che
avanzava non fu più in grado di conciliare l'insegnamento in seminario con gli
impegni pastorali nella vicina chiesa di Sant'Adalberto, come di solito facevano
i professori. Di conseguenza venne esonerato dall'uno e dall'altro incarico.
Cominciò
quindi, da pensionato, una nuova fase della sua vita. Osserverà nel Diario:
"Bisogna trattare la vecchiaia come la vocazione a un amore più grande
verso Dio e verso il prossimo. Dio ha dei piani nuovi nei confronti degli
anziani, vuole andare nel profondo dell'uomo attraverso la rivelazione della sua
vita interiore faccia a faccia. L'unico atto efficace che siamo capaci di
compiere è la preghiera. In questa passività attiva tutto si sta preparando,
tutto si decide, tutto si gioca. Il cielo sarà una recita del Padre
Nostro".
Tuttavia,
anche da anziano, continuava a lavorare. Fece ampliare la cappella in via
Poleska, presso la quale abitava, così che la domenica si poteva accogliere a
Messa un centinaio di persone.
Era
sempre convinto che il ministero pastorale fosse il ministero della
misericordia. "L'amore misericordioso di Dio illumina il volto della
Chiesa", ricorderà il Santo Padre Benedetto XVI in occasione della recita
del Regina Caeli il 30 marzo 2008. Dirà che esso "si manifesta sia
mediante i Sacramenti, in particolare quello della Riconciliazione, sia con le
opere di carità, comunitarie e individuali. Tutto ciò che la Chiesa dice e
compie, manifesta la misericordia che Dio nutre per l'uomo, dunque per
noi". Don Sopocko, animato dalla stessa convinzione, raccomandava ai
seminaristi e ai sacerdoti che adempissero con zelo i loro impegni pastorali,
avendo sempre un atteggiamento misericordioso nei confronti dei fedeli,
secondo il dettato evangelico "Siate misericordiosi come è misericordioso
il Padre vostro" (Lc 6,36). La misericordia ricevuta ed esercitata è
infatti uno spazio ideale per essere uomo secondo la volontà del Creatore.
Nonostante
l'età avanzata, Sopocko ha continuato la ricerca teologica circa la Divina
Misericordia indipendentemente dalle visioni di Suor Faustyna: nel 1959 uscì
a Londra il primo volume dell'opera "La Misericordia di Dio nelle Sue
opere". I successivi tre volumi furono stampati a Parigi negli anni
Sessanta.
Dalle
sue pubblicazioni si percepisce che egli per primo, praticava ciò che scriveva,
avendo fiducia assoluta in Dio e il cuore aperto ai bisogni del prossimo. Ciò
che riusciva a risparmiare lo utilizzava per aiutare i bisognosi, in primo
luogo i seminaristi, perché potessero diventare sacerdoti. Finanziava anche la
diffusione del culto della Divina Misericordia. Lui stesso abitò sempre in
dimore assai modeste, con arredamento indispensabile, vestendo con semplicità.
Lo circondava una fama di santità. Tutti gli volevano bene, a partire dalla
gente comune fino al Cardinale Primate di Polonia Stefan Wyszytíski, presso il
quale l'anziano sacerdote insisteva con perseveranza perché ottenesse da Roma
il permesso di istituire la Festa della Divina Misericordia. Sarà il Servo di
Dio Papa Giovanni Paolo II a istituire questa festa durante il Grande Giubileo
del 2000.
Intanto
a Bialystok arrivò il nuovo Amministratore Apostolico, Mons. Henryk
Gulbinowicz. Egli aveva già conosciuto don Sopocko in tempo di guerra:
Gulbinowicz gli consegnava dei messaggi quando egli si nascondeva presso le
Suore Orsoline a Czarny Bór. Inoltre, in seminario, don Sopocko era stato suo
professore e confessore. Adesso, da anziano sacerdote, apriva davanti al giovane
Vescovo il proprio cuore. La preoccupazione principale riguardava proprio il
problema del Culto della Divina Misericordia. "Chi dopo la mia morte
continuerà ad adoperarsi perché la gente conosca che Dio è Misericordioso?
Chi porterà avanti gli studi, scriverà articoli?" Dato che nessuno dei
professori del seminario si sentiva all'altezza di continuare la sua opera, don
Sopocko cercava di sensibilizzare le persone intorno a sé. Radunava i sacerdoti
e i seminaristi, per parlare della Divina Misericordia, sempre su basi bibliche,
patristiche e liturgiche, nel pieno rispetto della volontà della Santa Sede. Il
Vescovo Gulbinowicz lo nominò Canonico del Capitolo cattedrale, una dignità
tenuta in alta considerazione nell'Arciodiocesi. Era questa una conferma della
grande stima di cui godeva ovunque. Manifestò gratitudine al Vescovo per questo
riconoscimento, anche se in 66 anni di sacerdozio non cercò mai gli onori, al
punto che i familiari seppero solo dopo la sua morte della nomina a Canonico.
Il suo stato di salute intanto peggiorava di giorno in giorno e il 15 febbraio 1975 iniziò la sua agonia. Andarono a Bialystok anche le Suore della Congregazione della Beata Vergine Maria della Misericordia, avvisate della sua prossima fine. Suor Beata Piekut, che durante la sua lunga vita religiosa aveva incontrato Santa Faustyna Kowalska, racconta: "Dopo un momento di silenzio, il malato aprì gli occhi e senza far capire che era sorpreso di vederci accanto al suo letto, disse con una voce naturale -Sedetevi prego-. Noi esitavamo a sederci. Dopo un breve momento aprì di nuovo gli occhi e ripeté con una voce più decisa - Sedetevi prego-. Per non stancarlo passai una sedia alla Madre Superiora e mi misi in modo da vedere la faccia del malato. Non sapendo se parlare o no, ruppi il silenzio con la domanda - Padre, si ricorda che oggi è l'onomastico di Suor Faustyna? - Aprì gli occhi, mi guardò come se si fosse ricordato qualcosa.... All'improvviso la sua faccia diventò più chiara, sparì il segno del dolore e con gli occhi spalancati guardò lontano. Mi sembrò che in quel momento avesse una visione dell'aldilà. Non era lo stesso vecchietto sofferente. La faccia risplendeva di felicità". Poi di nuovo il dolore e la sofferenza, ma soltanto per qualche ora. Verso le 19.50 del 15 febbraio 1975, don Michal Sopocko tornò nella casa di Dio Padre Misericordioso.
Verso
la beatificazione - La fama
di don Sopocko come sacerdote del tutto eccezionale e della sua santità non
venne meno dopo la sua morte, anzi si consolidò con il passare del tempo. Per
questo motivo il vescovo Edward Kisiel, allora Amministore Apostolico a
Bialystok, ordinò di raccogliere i suoi scritti e le testimonianze delle
persone che lo conobbero. D'accordo con la Conferenza Episcopale Polacca chiese
ed ottenne dalla Congregazione delle Cause dei Santi il Nihil obstat
all'apertura del processo di beatificazione.
Il
tribunale diocesano, costituito dal Presule, ebbe la sua prima sessione il 4
dicembre 1987. Nel corso del processo, che si chiuse il 23 settembre 1993,
deposero 67 testi de visu, offrendo abbondanti argomenti circa la fama di santità
e l'eroico esercizio delle virtù. Il 22 settembre 1995, la Congrezione delle
Cause dei Santi, alla quale furono consegnati gli atti, emanò il decreto di
validità.
Con
Decreto del 20 dicembre 2004, ottenuta la previa approvazione di Sua Santità
Giovanni Paolo II, la Congregazione dichiarò l'eroicità delle virtù del
Servo di Dio Michal Sopocko. Lo stesso Dicastero, il 17 dicembre 2007, emanò il
decreto, approvato previamente dal Santo Padre Benedetto XVI, circa un miracolo
attribuito all'intercessione del medesimo Venerabile Servo di Dio. Si tratta
di un fatto, in cui appare in tutta la sua pienezza la Divina Misericordia. Un
giovane deluso degli insuccessi, tenta il suicidio, ingerendo una dose letale di
veleno. Di fronte a questa tragedia, invocata l'intercessione di don Sopocko,
il giovane esce dal coma e in breve tempo può lasciare l'ospedale.
La
solenne Beatificazione di don Michal Sopocko ha avuto luogo il 28 settembre 2008
a Bialystok in Polonia. (Roma 2008 – Krysztof Nitklwicz)