BEATO GIUSEPPE TOVINI
Sposato,
dieci figli,sostenitore della libertà di insegnamento religioso nelle scuole,
fondatore di istituti e scrupoloso seguace di s. Francesco
E
vocare la figura e l'opera del camuno beato Tovini, non è proprio un'opera
facile. Mettere in risalto la sua testimonianza evangelica e indicare
l'esemplarità eroica della sua vocazione laicale e della sua fervida e
appassionata dedizione apostolica, ed evidenziare l'originalità e fecondità
delle sue geniali intuizioni, rappresenta anzitutto un atto vitale e corrisponde
ad una profonda esigenza morale.
Per
tutti questi motivi ricordarlo significa, per noi moderni, non evocare o
celebrare un morto, ma confrontarci con un vivo di quella vita che ha vinto per
sempre la morte.
Giuseppe
Antonio Tovini nasce a Cividate Camuno il 14 marzo 1841 da Mosè e Rosa
Malaguzzi, primo di sette fratelli. La prima educazione che Giuseppe riceve si
rivela particolarmente austera, come volevano le tradizioni religiose, e quindi
morali e educative del luogo, anche sottilmente influenzate dalla dottrina
giansenista, diffusa un pò dovunque in Valle Camonica e tanto più che Cividate,
paese dove fu arciprete Giovanni Battista Guadagnini, definito una delle
migliori menti del movimento giansenista. Si aggiunga poi la ferrea disciplina
adottata nelle scuole elementari, che frequentava nel paese natale e poi a
Breno.
Viene
affidato, nel 1852, come il nostro beato Innocenzo da Berzo, al collegio
municipale di Lovere, ove si trattenne per sei anni. 1 suoi compagni lo
ricordano come un ottimo studente, serio e impegnato. Di carattere aperto e
gioviale, era disponibile per tutti, prendendo parte ai giuochi, specialmente a
quello della palla, e ne divenne un vero campione, così che nel comporre le
partite egli era sempre ambito dalle due parti contendenti.
Le
disagiate condizioni economiche della famiglia minacciavano di fargli
interrompere gli studi, ma lo zio materno, don Giambattista Malaguzzi gli
ottenne un posto gratuito presso il collegio dei poveri fondato in Verona da don
Nicola Mazza. Leggiamo insieme alcuni brani di una lettera che Giuseppe scrive
al suo papà che ci aiutano a comprendere molte cose. "La mattina abbiamo
tre piccolissimi pani, a pranzo un piattello di minestra, un piccolo pezzo, ma
pochissimo, di companatico e polenta fin che si vuole; così la sera eccettuata
la minestra, di più ,tutto distribuiscono senza piatti e colle mani per cui con
grande fatica conviene che mi avvezzi a mangiare; l'istruzione poi è ottima, la
migliore che si possa avere».
Nel
luglio del 1859 la prematura morte del padre segna profondamente la sua
esistenza. A diciotto anni si trova orfano con cinque fratelli minori da
mantenere. Gli eventi dolorosi favoriscono nel giovane Giuseppe una precoce
maturità, acuendo il senso di responsabilità già particolarmente vivo. U anno
dopo si iscrive come privatista alla facoltà di giurisprudenza dell' Università
di Padova. Ancora un sacerdote, don Francesco Bricolo, gli viene in aiuto,
consentendogli di rimanere ospite del collegio "Mazza" e procurandogli
un lavoro come praticante presso lo studio dell'avvocato Vincenzo Sviderkoschi;
il modesto stipendio viene arrotondato con lezioni private a diversi studenti.
Il
31 marzo 1865 muore la mamma, accrescendone ancor più le responsabilità
familiari.
Il
7 agosto 1865 si laurea brillantemente all'Università di Pavia, ove si era
trasferito nell'autunno del 1864, al fine di conseguire il titolo dottorale
presso un Ateneo del Regno d'Italia che gli consentirà poi di esercitare la
libera professione sul territorio italiano.
Nel
1867 si trasferisce a Brescia, presso il pensionato per giovani studenti
cattolici fondato da monsignor Pietro Capretti, eminente educatore e teologo;
quindi consegue l'idoneità all'esercizio dell'avvocatura e si stabilisce presso
l'avvocato Giordano Corbolani.
Il
contesto familiare, le vicende che avevano segnato i suoi anni giovanili, gli
ambienti in cui si era formato, avevano contribuito in maniera rilevante a
definire e plasmare una personalità determinata, tenace, limpida e coerente.
Nel settembre 1867 conobbe Emilia Corbolani che sposerà il 6 gennaio 1875.
Emilia così descrive la decisione di sposarsi: "I suoi modi cortesi e
timidi, che rivelavano un'anima candida e semplicissima, m'ispirarono una stima
illimitata... M'accorsi di essere riamata. Letà nostra era assai discosta: io
avevo sedici anni e lui ventotto. Però questo nom metteva alcun intoppo
all'unione dei nostri cuori perché la sua giovinezza e il senno di cui era
fornito era necessario alla mia inesperienza".
Questo
grande amore sarà allietato da dieci figli, dei quali uno entrerà tra i padri
Gesuiti e altre due si faranno religiose. Nell'intimità della famiglia Giuseppe
mostra le sue grandi doti di cuore, di mente e di educatore. Era solito dire
alla giovane moglie: "I nostri figli senza la fede non saranno mai ricchi,
con la fede non saranno mai poveri". La sua brillante carriera lo porta
presto a vedere i disagi e i problemi dei poveri, dei contadini, e soprattutto
delle scuole. Oltre che strenuo difensore dell'insegnamento religioso nelle
scuole, è deciso propugnatore del principio della libertà d'insegnamento,
sostenitore della scuola libera privata, nella quale vede uno strumento efficàce
per la formazione delle nuove generazioni alle grandi responsabilità: civili,
religiose, amministrative e politiche. Fondò il primo "Giardino
d'infanzia" ; in seguito l'Istituto "Cesare Arici" che ancora
oggi dà prova della validità degli insegnamenti del Tovini. Fonderà poi 1'
"Istituto magistrale Leone XIII" per gli universitari, che con, vari
nomi ancora attualmente produce i suoi frutti. Soleva dire: "Le nostre
Indie sono le nostre scuole ". Fonderà poi la rivista per gli insegnanti
"La scuola Italiana moderna" che continua a diffondere i grandi
principi per la formazione degli insegnati e della gioventù.
Il
terz'ordine francescano apparve al Tovini, fin dal principio della sua attività,
come un provvido mezzo di santificazione e di apostolato. Non è esagerato
pensare che egli subisse un vero fascino di quell'antica istituzione fondata da
san Francesco. La vedeva e la sentiva come un mezzo facile di ricostruzione
sociale, una istituzione ancora giovane e rispondente ai bisogni dei nuovi
tempi. Si fece terziario nel 1882, e, nota la moglie: "da allora fu
fedelissimo ai doveri di questo stato. Era scrupoloso nella scelta degli abiti e
non li voleva troppo costosi o appariscenti, perché diceva che non stavano bene
a un terziario". Ed è noto che egli viaggiava sempre in terza classe,
appunto per spirito di povertà francescana.
Fu
per otto anni ministro e maestro dei novizi e attrasse molti a seguirlo su
quella strada, contribuendo ad aumentare il numero della già rigogliosa
famiglia. E dappertutto, in circostanze di convegni e conferenze, aveva una
parola suasiva per raccomandare caldamente quest'opera. Si legge nel Verbale del
Comitato Diocesano in data 20 dicembre 1885: "L'avvocato Tovini dice di
aver provato per esperienza come facendo parte del Terz'ordine
di
san Francesco si acquista la franchezza nella professione della religione;
esorta tutti a farsi terziari in omaggio specialmente alle raccomandazioni del
Santo Padre Leone XIII, invita tutti a venire alla solenne adunanza che si terrà
nella sacrestia di s. Francesco il giorno di Natale allo ore 2
pomeridiane".
Nell'
aprile del 1883 si celebravano in Brescia grandi feste per la consacrazione
della chiesa dei cappuccini dedicata al Sacro Cuore. Al termine del rito
celebrato il giorno 15, Tovini lesse l'atto di consacrazione al Sacro Cuore e
recò all'altare l'offerta del Comitato, consistente in un ex voto d'argento e
uno stendardo. Il 17 giunse, acclamatissimo, il celebre cardinal Guglielmo
Massaia, e il Tovini fu tra i primi ad accoglierlo: sedette nella sua carrozza
con monsignor Fè d'Ostiani e il padre superiore dei cappuccini. La prima pietra
di quella chiesa (la seconda in Italia dedicata al Sacro Cuore) era stata posta
il 17 luglio 1876.
Tovini
scrisse molto sulla stampa locale a favore di quest'opera. Oggi è divenuta una
fiorente parrocchia della città. Egli, come abbiamo visto, viveva l'ideale
francescano nella quotidianità e divenne un ottimo figlio di san Francesco.
Non
va dimenticato il suo geniale impegno di carattere economico e sociale che muove
i primi passi dall'esperienza delle cucine economiche per i poveri, delle società
operaie di mutuo soccorso delle classe rurali, per raggiungere poi la più ampia
comunità valligiana mediante il primo istituto di credito del 1872.
Rischieremmo
di non capire il dinamismo di questo avvocato, se non accennassimo all'uomo di
Dio, all'uomo di fede e all'apostolo. La sua pietà soda, il ritmo della sua
vita devota, il fervore eucaristico, la grande devozione alla Madonna, lo
spirito e la visione francescana della vita, sono le fondamenta necessarie per
poter costruire l'uomo e il cristiano.
Il
sabato 16 gennaio 1897 il Signore lo chiama al premio eterno.
La
sua salma viene solennemente traslata il 10 settembre 1922 nella chiesa di S.
Luca a Brescia. Papa Giovanni Paolo II lo proclama Beato il 20 settembre 1998.
Signore
Dio, origine e fonte di ogni santità, che nel tuo servo Giuseppe Tovini hai
effuso tesori di sapienza e di carità, concedi a noi che la sua luce ci inondi
a salvezza.
Tu
l'hai posto nella Chiesa come testimone fedele del tuo mistero, e l'hai reso nel
mondo apostolo ardente del Vangelo e costruttore coraggioso della civiltà
dell'amore.
In
lui, umile e integerrimo servitore dell'uomo, continui a rivelare il significato
eterno della vocazione cristiana e il valore celeste dell'impegno terreno.
Ti
imploriamo, glorificalo per il tuo Nome.
Fa'
che la sua e nostra terra ritrovi il gusto per la vita, l'amore per la
educazione della gioventù, il culto dell'unità familiare, un grande entusiasmo
per la pace universale e la volontà di cooperare al bene comune in campo
ecclesiale e sociale.
A
te, o Dio, la gloria e la benedizione nei secoli. Amen. Padre
nostro
Chi
ricevesse grazie per intercessione del Beato Giuseppe Tovini, è pregato di dame
notizia al seguente indirizzo: Postulazione della Causa di Canonizzazione del
Beato Giuseppe Tovini - Via Martinengo da Barco, 2 - 25121 Brescia
Tel.
030/295737 - 3774324 - Fax 030/ 3757498
Sito
internet: www.numerica. itltovini