BEATO
GIOVANNANGELO PORRO 1451-1505
(Basilica di San Carlo al Corso – Milano)
BIOGRAFIA
Giovannangelo Porro nacque nel 1451, forse a
Barlassina presso Seveso (nel ducato di Milano), ove il padre Protasio risultava
residente alcuni anni più tardi. Morto il padre, verso i 18 anni
Giovannangelo lasciò la madre (Franceschina da Guenzate) e i fratelli, entrando
nel convento dei Servi di santa Maria di Milano, ove trascorse il noviziato ed
emise la professione monastica. Nell'estate del 1474 egli era a Firenze, nel
convento dell'Annunziata, ove sembra risiedesse per un triennio. In questo
periodo egli attese agli studi e divenne sacerdote. Nel frattempo maturò la sua
vocazione specifica: nel 1477 egli andò, rimanendovi per una ventina d'anni, a
Monte Senario (il luogo già aperto dai Sette santi padri dell'Ordine attorno
al 1240 e restaurato da un gruppo di ferventi religiosi agli inizi del
Quattrocento). Al termine del 1488, malaticcio, discese all'Annunziata e poi
passò, come priore, alcuni mesi all'eremo di santa Maria delle Grazie nel Chianti.
Prima di rientrare a Milano, quasi certamente dopo il 1495, sembra che
egli abbia temporaneamente vissuto a Cavacurta, un piccolo convento nel
lodigiano. A Milano venne inviato nel quadro di un programma di riforma. Qui morì,
nel convento del suo noviziato, il 23 ottobre 1505. Il suo corpo, quasi
incorrotto, si conserva in pubblica venerazione nel luogo stesso in cui sorgeva
l'antico convento dei Servi, ora chiesa di san Carlo: il Borromeo, del resto,
venne guarito da fanciullo per sua intercessione.
FISIONOMIA INTERIORE
Giovannangelo
ebbe una natura, forse, gracile (a giudicare dalle sue malattie), ma senz'altro
sensibile e fine, come la sua minuta grafia umanistica lascia intendere.
Caratteri principali della sua figura religiosa sono: la semplicità, la povertà,
l'austerità e l'assiduità nella preghiera; in una parola, egli incarna
soprattutto la migliore tradizione contemplativa dell'Ordine. La sua semplicità
e la sua povertà furono grandi; e ciò è dimostrato anche dall'inventario
dei panni del convento dell'Annunziata di Firenze nel 1474, quando il frate
guardarobiere nella sua cella non trovò nulla da annotare, se non un paio di
lenzuola strappate. Del resto, al dire di fra Filippo da Bologna, che l'ebbe
occasionalmente compagno di cella, preferiva dormire per terra. Per i vestiti,
poi, i pochi soldi che riceveva come tutti del convento li riteneva come
"limosina" di carità. Si trattò di un frate vero, senza alcun
desiderio di apparire o di diventare qualcuno: e questo è rilevabile dalla
scelta dell'eremo. Egli ebbe un'anima profondamente contemplativa e visse a
lungo nella scia dei primi Sette santi dei Servi. Il culto spontaneo e popolare,
subito sviluppatosi dopo la sua morte, venne approvato dal papa Clemente XII nel
1737. La sua festa è il 25 ottobre.
PREGHIERA
frate
Giovannangelo, uomo dalla vita lieta e contemplativa, pensarti in venerazione
nel cuore di Milano ci conforta ad essere - oggi, come ieri - sempre rivolti
verso l'Eterno e a farci compagni solidali - nelle trame della città - di ogni
cercatore affamato ed assetato d'Altro. Rendici custodi fedeli del silenzio e
dell'ascolto, entro un eremo interiore: solo spazio creativo di dialogo e di
comunione, tra le solitudini di ogni metropoli.
COMUNITA’ DEI
FRATI SERVI DI SANTA MARIA