BEATO CONTARDO FERRINI

FERRINI: UOMO DI SCIENZA

Nasce a Milano il 04/04/1859 e gli viene dato nome Contardo, un santo estense protettore di Broni, donde era oriunda la madre. Il papà Rinaldo era docente di Tecnologia al Politec­nico di Milano.

La madre Luisa Buccellati (24 fratelli) - sorella dell'abate Antonio Buccellati, docente all'Università di Pavia - morì nel 1905 di polmonite infettiva, contratta nell'assistere un'infer­ma, quale consorella di S. Vincenzo.

Contardo a Milano compie gli studi elementari e ginnasiali e nei momenti liberi studia ebraico, siriaco e sanscrito per me­glio conoscere le Sacre Scritture.

Nell'anno 1876 consegue la licenza liceale e si iscrive alla facoltà di Giurisprudenza dell'Università di Pavia, come con­vittore del collegio Borromeo. Nel 1880, a soli 21 anni, si laurea in Giurisprudenza elaborando la tesi "Quid conferat ad iuris criminalis historiam", ricerca critica sui poemi di Omero e di Esiodo. Ottiene, quindi, una borsa di studio per due anni di perfezionamento a Berlino.

Nell'ottobre 1883 - a 24 anni - ottiene la libera docenza e i suoi professori di Pavia, per averlo nella loro università, fon­dano una nuova cattedra: "Esegesi delle fonti del diritto ro­mano".

In soli vent'anni realizza duecento pubblicazioni e le univer­sità di Parma, Modena, Messina se lo contendono per anno­verarlo tra i docenti.

Nel 1890 Ferrini opta per Modena, poi nel 1894 torna a Pavia. E' ammirato in tutta Europa e nello studio del Diritto Roma­no e stato per l'Italia quello che era stato Momsem per la Germania; il dottissimo prof  Zacharia Lingental lo nomina erede di tutti i manoscritti e ancora oggi negli studi di giuri­sprudenza sono incluse le ricerche del prof. Ferrini.

Tra le sue intuizioni ci fu anche l'idea di una Università per i cattolici, progetto che andrà in porto 20 anni dopo la sua morte, per opera del prof Vico Necchi e di Padre Agostino Gemelli che, il 23 giugno 1942, fa traslare la salma di Contardo Ferrini dal cimitero di Suna alla cripta dell'Uni­versità Cattolica del Sacro Cuore di Milano.

Nel settembre 1947, mons. Leone Ossola consegna alla par­rocchia di Suna l'insigne reliquia del cuore.

 

FERRINI UOMO DI FEDE

La vita di fede ha inizio dal battesimo ricevuto il giorno stesso della nascita e il primo maestro sarà papà Rinaldo. Antonia, sorella di Contardo, ci attesta: "il papà era un san­to, come il fratello, e prendeva anche lui la S. Comunione tutte le mattine".

A Madonna di Campagna c'è ancora il banco "affittato Ferrini", dove Rinaldo e Contardo pregavano.

Il 20 aprile 1871, a 12 anni, la prima comunione segna il suo cambiamento radicale di vita. Ebbe la preparazione da suor Benigna, zia materna e dopo la prima comunione si manifestarono in lui segni di pietà vivissima, un raccogli­mento assai più intenso di quello che comportasse la sua età.

Scrivendo più tardi alla sorella Antonia, che stava preparan­dosi al celeste banchetto, Contardo ci svela il segreto di quel primo abbraccio con Dio: "Un patto eterno, ineffabile, per cui non vorremmo altro che il bene, sempre il bene e tutto il bene, una promessa di amore imperituro, che ci fa passare pel mondo senza poterci persuadere come sia possibile il male, dopo cui altro non ci resta che sospirare il compimento della nostra adozione in cielo".

Crescendo, Ferrini si trova in un ambiente massonico, anticlericale: "Clericali, paolotti, corvi, oscurantisti, nemici della patria" erano gli appellattivi più gentili con i quali i credenti venivano designati nei comizi e nei giornali politici. In quei tempi tutti erano contro il Papa e contro la Chiesa, con atteggiamenti non tanto di immoralità quanto di lotta alla fede.

Nel 1958 ho raccolto a Suna la testimonianza di una persona che aveva conosciuto personalmente il Ferrini e aveva 27 anni al momento della sua morte: "Non avete idea di come la fede fosse combattuta e come tanti la perdevano; al vedere invece i due Ferrini, il padre Rinaldo e il figlio Contardo, sereni, sicuri nelle loro convinzioni, valeva più di tutte le prediche. Il prof. Contardo era presente la domenica pomeriggio al canto dei Vespri.

Anzi, vi arrivava prima per assistere anche al catechismo te­nuto dalle donne di Suna, tra le quali c'erano anche maestre e ne rimaneva affascinato "perché - diceva - c'è sempre da im­parare.

Molti gli scherzi che "la canaglia" di allora gli faceva: sot­trargli il cappello a cilindro e usarlo come pallone sul sagrato della chiesa; riempirgli l'accappatoio di nodi e poi nascon­dersi dietro la siepe per vedere la sua reazione commentando "non c'è gusto a fargli gli scherzi perché lui non si arrabbia mai!". Contardo, con il papà aderiva alla Conferenza di San Vincenzo e padre e figlio si ritrovano spesso insieme nelle case degli assistiti. Anche la mamma partecipava alla Con­ferenza di San Vincenzo.

 

UMANESIMO CRISTIANO DEL BEATO FERRINI

Nel 1973 don Divo Barsotti ha scritto di Ferrini, mettendo in risalto le due caratteristiche del suo umanesimo cristiano: il sentimento della natura e il culto dell'amicizia. Ferrini è andato a Dio soprattutto attraverso queste due ali.

Ferrini vive la bellezza della natura, l'incontro con Dio nella contemplazione dei monti, del lago, del mare. Forse, fra i santi italiani, dopo S. Francesco, nessuno ha sentito la natu­ra come rivelazione di Dio quanto il Ferrini. L'unico suo riposo era, dopo aver studiato sui polverosi codici di diritto romano, lasciare tutto e salire sulle Alpi e vivere lassù di­nanzi allo spettacolo delle nevi eterne. La purezza del pae­saggio, la luminosità del cielo, tutto richiama Ferrini alla visione di Dio. La creazione è per lui il segno privilegiato della presenza divina, se non la più alta rivelazione di Dio. I suoi maestri nella scoperta della natura, della creazione come rivelazione di Dio, come elemento di elevazione spiri­tuale, sono stati - come egli ha scritto - gli autori dei Salmi. Nello scritto composto a Pavia nel 1879 per l'amico Paolo Mapelli, egli afferma: "Oh, quante volte dalle ardue vette della Zeda e del pizzo Marona ho mirato con infinito piace­re lo sterminato panorama che si distendeva ai miei piedi!

Con quanto diletto ho passato le lunghe ore sui ghiacciai di Macugnaga, tra gli abeti e le cascate alpine! Erano quei pa­norami, quegli abeti, quelle candide vette che si imporporavano al sole nascente, era il raggio mite della luna che scherzava nella tacita notte, riflesso dalla increspata su­perficie del lago, che risvegliavano in me il sentimento reli­gioso e l'odio e lo schifo per ogni bruttura". Al capitolo III del medesimo opuscolo scrive: "Il sentimento della natura dovrebbe avere una grandissima parte nella nostra educazio­ne".

Queste parole lapidarie sono importanti: l'anima religiosa si forma al contatto con la bellezza, più che sui libri. L'uomo sente respirare Dio in questa bellezza! Dio si fa vicino all'uo­mo e gli parla nello splendore dei monti, nella limpidezza delle acque, nella bellezza del cielo.

Alcuni anni dopo (1887), quando insegnava all'Università di Messina, scriveva: "Fra questi monti, in riva a questo mare, lungo i sentieri perdentesi tra i boschi di aranci illuminati dalla luna, avremmo parlato così dolcemente di tante speran­ze!".

La sua anima è aperta non soltanto alla bellezza dei monti ma anche a quella del mare, e aperta a ogni rivelazione di Dio attraverso la natura.

In Italia una spiritualità di questo tipo sembra del tutto singo­lare, giacché, indubbiamente, nei santi italiani scopriamo un umanesimo cristiano, ma in nessun altro è cosi scoperto.

Il secondo elemento della spiritualità del Ferrini, e costituito dall'amicizia. Il sentimento della natura e l'amicizia non sono elementi di una vita che può essere propria di tutti? Per lui il contatto con la natura è sempre stato una contemplazione di Dio. Per lui l'amicizia è stata sempre il sacramento della sua unione intima con il Signore: vivere in unione con gli altri l'unione con Dio, ecco quello cui egli ha ispirato, quello che ha cercato, quello che di fatto ha vissuto.

L'amicizia è un valore umano, uno dei valori umani più gran­di. E uno di questi valori era il rapporto umano. Come egli viveva il suo rapporto con gli altri?

Ancora studente scrive a Ettore Cappa: "Io pregherò arden­temente anche per tua sorella, e Lui che ci ha fatto stringere questo vincolo soave di forte amicizia, come potrà non ascol­tare la preghiera per l'amico del mio cuore? Egli non guar­derà la mia indegnità, ma i suoi meriti, Egli non ascolterà che la voce della tua ineffabile tenerezza. Tu mi raccomandi a Lui, amiamolo con tutto il cuore, che lo merita tanto!" (10 aprile 1878)

La virtù dell'amicizia in Contardo è forza che solleva imme­diatamente a Dio tutti quelli che ama e l'unità degli amici e il Cristo medesimo: il rapporto con l'altro è stabilito dal­l'unione dell'uno e dell'altro con Dio.

A Paolo Mapelli, che diverrà l'amico del cuore, scrive: Fatti dunque coraggio e offri al Signore questo calice, mentre noi non possiamo altro che dirti che ti vogliamo bene, e tanto, e che tu disponga di noi in tutto quello che credi" (10 marzo 1879). A Vittorio Mapelli, fratello di Paolo: "Sta sollevato, va fiducioso alle tue prove e non temere. Ricordati di me con tanto affetto. Lo sai, vero, che ti voglio bene? Contardo". Sono espressioni di amicizia tenerissima e si trovano fra le lettere della sua giovinezza. A distanza di anni egli sentirà ugualmente l'amicizia, la esprimerà in termini di dolcezza e intimità. I suoi amici saranno gli stessi: soprattutto Vittorio e Paolo Mapelli.

L'intimità pura e profonda e la fedeltà sono i caratteri distin­tivi di questi rapporti umani che ebbero tanta parte nella vita del Ferrini. Anche nei momenti più grandi di elevazione spi­rituale ritorna in lui l'immagine e il ricordo degli amici più cari: non può vivere l'unione più intima col Signore che nel ricordo di coloro che ama.

Egli sale a Dio, ma siccome ama i suoi amici e non li abban­dona; nel salire verso Dio li trascina tutti con sé.

Non è senza ragione che, quando egli parla dell'amicizia, non può farlo che parlando con Dio, parlando della preghiera, ricordando i momenti più felici e più grandi della sua vita; i momenti di più intima unione con gli amici sono stati mo­menti di intensa preghiera: insieme hanno pensato a Dio, in­sieme hanno contemplato nella bellezza dei monti le vestigia di Dio, insieme hanno aspirato ad un vivo desiderio del cielo. Nel mese di settembre dell'anno 1902, in compagnia di ami­ci, fece la salita di San Martino, in Valle Anzasca; stanchi e assetati sostarono e bevvero a una fonte le cui acque erano passate attraverso prati concimati: "Ci venne subito il sospet­to di un inquinamento - scrive l'avv. Albasini nelle sue me­morie - io non ne soffersi; a Contardo una quindicina di gior­ni dopo, si sviluppò il tifo".

Il cinque ottobre fu assalito da febbre molto alta che gli tolse la lucidità, eppure anche nel delirio appariva la santità di quel­l'uomo tutto di Dio, come attestano le suore dell'ospedale di Pallanza che gli prestarono costanti cure.

Negli intervalli di lucidità pregava continuamente; gli erano vicini il parroco di Suna che lo confortò con i Sacramenti ed il Prevosto di Pallanza, suo confessore.

Qualche ora prima di spirare, riacquistò conoscenza e quel­le furono le ore di vivissimo desiderio di abbracciare il suo Signore, amore e speranza di tutta la sua vita.

Mori il 17 ottobre 1902 alle ore 11 e mezzo, "virgineo fragrans odore".

Il volto conservò il sorriso che gli era abituale e apertamente venne detto: "E' morto un santo".

I funerali si svolsero a Madonna di Campagna il 20 ottobre e fu sepolto nel cimitero di Suna.

 

FERRINI: SPIRITUALITA' FRANCESCANA

Centro della pietà serafica è l'amore ardente verso l'umani­tà di Gesù Cristo e la devozione verso i suo misteri soprat­tutto il Natale, il nome di Gesù, il calvario e la Madonna. Anche il Ferrini sentì con ardore appassionato questa pietà cristocentrica; la sua giaculatoria preferita era questa: "Diligam Te, sicut diligor a te" (Che io ami Te come io sono amato da Te).

A Milano, sulla porta laterale della basilica di S. Antonio in via Farini, v'è una lapide che, nelle brevi parole, segna tutto il poema della vita del Ferrini francescano:

Qui Contardo Ferrini vestì le serafiche lane il 6 gennaio 1886 professò la regola del terz'ordine il 6 gennaio 1887 attingendo nello spirito del poverello d’Assisi il segreto della sua santità

 

L'ATTENZIONE AL PROSSIMO IN CASA FERRINI

La partecipazione alla Conferenza di San Vincenzo era fami­liare in casa Ferrini. Già praticata da papà Rinaldo, Contardo la scoprì, vi aderì mentre era a Berlino e la visse costante­mente in compagnia del padre. Anche la mamma Luisa li seguì in questo impegno.

 

SCELTE DI VITA

Di ritorno da Berlino si pose il problema della scelta di vita: sacerdozio o matrimonio. Aveva 23 anni. L'idea del sacerdo­zio si affacciava qualche volta alla sua mente e manifestava la sua preferenza per gli ordini religiosi dove sono in onore gli studi: benedettini e gesuiti.

L'elevatezza delle sue aspirazioni gli suggeriva di rinunciare alle nozze e d'altra parte il senso della sua modestia lo allon­tanava dalla vita sacerdotale. Si consigliò con il suo confes­sore, il prevosto Catena di S. Fedele, e sul finire delle vacan­ze autunnali del 1881 nella S. Comunione pronunciò il suo voto di castità perpetua, scegliendo Gesù unico oggetto del suo amore e a Lui donando tutto se stesso come a sposo dell'anima sua.

 

DEVOZIONE MARIANA

Abbiamo parecchie testimonianze nelle sue preghiere. Ter­minava spesso le sue lettere con la preghiera che il destinatario lo raccomandasse alla "cara, amorosissima mam­ma nostra" e provava un gaudio speciale nei giorni in cui si ricorda "Colei che è umile e alta più che creatura". Quotidianamente le faceva visita in qualche chiesa e recita­va la corona del Rosario. Qualunque azione o conversazio­ne egli la incominciava con l'Ave Maria.

 

LA PREGHIERA DI FERRINI

"Io non saprei concepire una vita senza preghiera: uno svegliarsi al mattino senza incontrare il sorriso di Dio, un reclinare la sera il capo, ma non sul petto di Cristo. Io supplico il Signore che la preghiera non abbia a uscire il mio spirito, perché il giorno che tacesse la preghiera sulle mie labbra, sarebbe finita in me ogni vita mortale) Se tacesse la mia preghiera, vorrebbe dire che Dio mi ha abbandonato)"

 

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Preghiera: O Dio, sorgente di verità e giustizia, che nel beato Contardo hai dato alla tua Chiesa uno splendido esempio di virtù e di scienza, fà che, imitandolo, possiamo resistere alle vane attrattive dei mondo, per camminare alla luce dei tuo verbo, nell'umile e paziente servizio dei fratelli. Per Cristo Nostro Signore. Amen

Preghiera: O Dio, sorgente di verità e giustizia, che nel beato Contardo hai dato alla tua Chiesa uno splendido esempio di virtù e di scienza, fa' che, imitandolo, possiamo resistere alle vane attrattive del mondo, per camminare alla luce del tuo verbo, nell'umile e paziente servizio dei fratelli. Amen.