BEATA
TERESA BRACCO
Martire
delle Langhe
Teresa
Bracco, ventenne, affermò col sacrificio della vita la fedeltà del suo amore a
Cristo
-
La Chiesa l'ha proclamata Beata nel 1998 come martire della fede e della
purezza.
Il 28 agosto 1944, nelle Langhe, tre ragazze vennero sequestrate da alcuni soldati nazisti. Due di loro, dopo la violenza subita, tornarono alle loro famiglie; la terza venne trovata due giorni dopo, nel bosco, in un lago di sangue. Aveva appena vent'anni e si chiamava Teresa Bracco.
La
mattina di quel 28 agosto del '44, dopo aver partecipato alla S. Messa, Teresa
aveva trovato un carico di letame preparato dalla sorella Maria da andare a
spargere nel campo della Braia. Si era incamminata perciò verso il lavoro che
l'attendeva, ma dopo un po' l'aveva raggiunta la notizia dell'arrivo delle
truppe tedesche al suo paese, la frazione di Santa Giulia. Pensando allora alla
mamma rimasta sola sul posto (il papà era venuto a mancare appena due mesi
prima), aveva abbandonato i suoi attrezzi di lavoro per correre verso casa.
Nel
rastrellamento nazista donne e bambini avevano trovato rifugio nella forra del
Rocchezzo. Qui i tedeschi fanno purtroppo irruzione sequestrando le donne più
giovani, fra cui pure Teresa, come bottino di guerra. Ma lei non ci sta, per
amore degli insegnamenti evangelici la ragazza rifiuta energicamente di sottostare
alle voglie dell'ufficiale nazista che l'ha presa con sé, e cerca di scappare
attraverso il bosco; lui però la raggiunge e, preso dal furore, la strangola,
quindi le spara un colpo di rivoltella al cuore e, poi, non pago di tanta
ferocia, col suo scarpone le sferra un calcio alla tempia sinistra fino a
sfondarle il cranio.
La
dinamica del barbaro assassinio risulterà chiaramente nell'esame dei suoi
resti mortali fatta il 10 maggio 1989 per ordine del Tribunale Ecclesiastico.
Fu veramente un delitto orrendo; e quello della giovane Teresa Bracco, che la
Chiesa ha proclamato Beata quattro anni fa, fu un sacrificio davvero eroico,
compiuto per fedeltà a Cristo e al Vangelo.
Penultima
di sette figli, Teresa Bracco era nata il 24 febbraio 1924 nel piccolo paese di
Sanvarezzo-Santa Giulia, Comune di Dego (Savona) e diocesi di Acqui Terme.
Mamma Angela ogni giorno apriva un grande libro di preghiere e la domenica,
dopo la Messa, papà Giacomo interrogava le figlie più grandi sulla Parola
ascoltata e sulla predica del sacerdote.
Mamma
Angela e papà Giacomo, profondamente pii, furono il primo esempio di fortezza
cristiana, soprattutto quando, nel 1927, seppellirono nel giro di soli tre
giorni due figli di nove e quindici anni, Giovanni e Luigi. Una fede, la loro,
duramente sottoposta al crogiolo della prova.
Teresa
poté frequentare la Scuola fino alla quarta elementare, perché a Santa
Giulia non c'erano altre possibilità; con il suo lavoro di pastorella cercava
di contribuire al sostentamento della numerosa famiglia. Una sua compagna di
quel tempo ha testimoniato come lei cercava di portare sempre il suo gregge dove
era sistemata Ginin (così era chiamata in famiglia Teresa). Perché? Perché
Ginín sapeva recitare il Rosario. La corona l'aveva sempre con sé e al pascolo
il lavoro quotidiano era scandito dall'alternarsi delle Ave Maria.
Chi
l'ha conosciuta afferma che Teresa era una ragazza estremamente riservata,
modesta, delicata nel rapporto con le persone, sempre pronta ad offrire il suo
aiuto. Dotata di non comune bellezza, due grandi occhi scuri e vellutati che
risaltavano sul bel viso serio e pensoso incorniciato da grosse trecce brune,
Teresa però non è affatto incline alla vanità femminile, neppure la più
innocente, tipica dell'età giovanile, e sa attirarsi l'ammirazione rispettosa
di tutti i suoi compaesani, tanto che uno di essi allora ebbe a dire: "Una
ragazza così io non l'avevo mai vista prima e non l'ho mai più vista
dopo".
C'era in Teresa qualcosa di diverso dalle altre
ragazze, ricorda una sua amica; dimostrava serietà, onestà e rettitudine in
tutto. Era la migliore di tutte noi, confida la sorella Anna; al pascolo non
faceva che pregare.
Con la complicità di papà Giacomo, Ginín
sacrificava volentieri delle preziose ore di sonno pur di potersi comunicare.
La chiesa, infatti, non era tanto vicina e la Messa si celebrava sempre
all'alba. Ma per nulla al mondo lei avrebbe rinunciato all'Eucarestia
quotidiana.
Teresa era un'anima estremamente ricettiva e
accogliente verso il mistero di Dio. La sua maturazione spirituale si realizzò
sotto la guida del parroco, don Natale Olivieri, nella semplicità della vita
dei campi e delle faccende domestiche. Un cammino di santità, il suo, molto
feriale, dal tono quasi dimesso, ma dove la fedeltà al Vangelo era totale, e
senza cedimenti. Una fedeltà senza compromessi. Invero, come sostiene
efficacemente Madre Anna Maria Canopi, benedettina e autrice di testi di
profonda spiritualità, "poiché il genio di Dio è l'amore, è nell'amore
che egli plasma i Santi mettendo in essi il proprio sigillo di fuoco".
In casa Bracco arrivava regolarmente il Bollettino
Salesiano: sulla copertina della rivista, nel 1933, campeggiava in primo
piano il ritratto del piccolo Domenico Savio, di cui la Chiesa aveva appena
riconosciuto le virtù eroiche. Il ragazzo era figlio di contadini, proprio come
lei, e alla scuola di don Bosco era arrivato all'impegnativo proposito:
"La morte ma non peccati".
Teresa, che aveva solo nove anni, ne fu affascinata:
ritagliò l'illustrazione, la pose sulla testata del letto ed il motto del
giovanissimo Santo diventò il suo programma di vita. Una decisione fermissima
che la piccola Bracco aveva voluto assumere solennemente il giorno della sua
Prima Comunione: "La morte ma non peccati", sull'esempio di Domenico
Savio. "Piuttosto, mi faccio ammazzare". Proposito a cui si dimostrò
fedele fino al martirio.
Il suo sacrificio, infatti, per mano di un ufficiale
tedesco, quel 28 agosto 1944, non fu che l'ultimo atto di una vita interamente
vissuta per il Vangelo.
Il suo corpo martoriato venne ritrovato
nell'atteggiamento della suprema difesa della sua integrità fisica, due giorni
dopo nel bosco. Qualcuno scrollò il capo di fronte alla sua fine eroica. Una
morte inutile, si disse. Avrebbe potuto sopravvivere alla violenza, come le
altre due ragazze, e tornare sana e salva alla sua famiglia. Perché opporsi
così strenuamente al male?
Ma soltanto pochi mesi dopo la sua morte, si
raccontava di qualcuno che aveva ricevuto benefici dall'intercessione di
Teresa. La fama del suo martirio si spargeva così nelle parrocchie confinanti
mentre la vox populi l'acclamava come la nuova Santa Maria Goretti delle
Langhe.
Don Egidio Viganò, già Rettore Maggiore dei
Salesiani, nel farsi promotore presso il Papa della beatificazione di Teresa
Bracco, scriveva: "Questo fiore stroncato dalla bufera dell'ultima
guerra è sorto nel grembo di una famiglia profondamente cristiana che può
servire di modello alle famiglie di oggi. La sua vita di fanciulla, di
adolescente, di giovane cristiana, tutta segnata di viva pietà eucaristica e
mariana, di esemplare riservatezza, di laboriosità e di obbedienza, a
prescindere dal martirio, è ricordata ancora oggi con vera edificazione dai
compaesani che l'hanno conosciuta. La zona del sud Piemonte (Acqua; Alba, Mondovì),
ricca di una sentita pratica cristiana, attende con ansia la voce ufficiale
della Chiesa che sarà insieme premio e incoraggiamento per una vita di fede
sempre più intensa".
Della ragazza di Santa Giulia della Langa si sono
istruiti i processi necessari per stabilire se la sua tragica morte fosse da
attribuire ad autentico eroismo cristiano e se si trattasse di martirio per la
difesa di quei valori oggi tanto disattesi: la virtù della purezza e la
verginità.
Il primo processo, presso la diocesi di Acqui Terme,
si concludeva il 18 novembre 1989 e l'indomani tutto il carteggio giudiziale
da Acqui veniva trasferito alla Sacra Congregazione per le Cause dei Santi in
Roma. II Tribunale romano, a sua volta, dopo tante sedute di giudizio,
concludeva l'assise in due preziosi momenti: l'esame dei Teologi e quello dei
Cardinali. Da essi risultò perfettamente chiaro il martirio di Teresa Bracco
come anche la santità della sua vita.
Giovanni Paolo II l'ha elevata alla gloria degli
altari il 24 maggio 1998, memoria di Maria Ausiliatrice, a Torino, nel corso
del suo pellegrinaggio alla Sacra Sindone. In quell'occasione il Papa ebbe a
dire: "In Teresa Bracco brilla la castità, difesa e testimoniata fino al
martirio. Quell'atteggiamento coraggioso era la logica conseguenza d'una ferma
volontà di mantenersi fedele a Cristo, secondo il proposito manifestato a più
riprese. Quando venne a sapere ciò che era accaduto ad altre giovani in quel periodo
di disordini e di violenze, esclamò senza esitare: "Piuttosto che essere
profanata, preferisco morire". Il martirio fu il coronamento di un
cammino di maturazione cristiana, sviluppato giorno dopo giorno, con la forza
tratta dalla Comunione eucarística quotidiana e da una profonda devozione verso
la Vergine Madre di Dio. Quale significativa testimonianza evangelica per le
giovani generazioni che si affacciano sul terzo millennio! Quale messaggio di
speranza per chi si sforza di andare controcorrente rispetto allo spirito
del mondo! Addito soprattutto ai giovani questa ragazza che la Chiesa proclama
oggi Beata, perché imparino da lei la limpida fede testimoniata
nell'impegno quotidiano, la coerenza morale senza compromessi, il coraggio
di sacrificare, se necessario, anche la vita, per non tradire i valori che
alla vita danno senso".