BEATA MARIA MADDALENA MARTINENGO

QUESTO INSOFFRIBILE AMORE

(clarissa Cappuccina 1687-1737)

I. La contessina Margherita

Una primavera presto bruciata

Noi la conosciamo ufficialmente "beata", questa donna, chia-mata dapprima Margherita, poi suor Maria Maddalena. Passò la sua vita a Brescia, dov'era nata il 4 ottobre 1687 e dove morì il 27 luglio 1737. Figlia del conte Leopardo Martinengo da Barco e della nobile Margherita Secchi d'Aragona, dalla mamma prese il nome che annunciava in sé l'umile candore di quel fiore a primavera.

 

E una primavera fu, quella di Margherita, presto bruciata dalla brina, se a cinque mesi dal parto sua madre morì. Era stato un parto difficile, per cui la bambina fu subito battezzata da don Giorgio Bartoletti; mentre le solenni cerimonie del sacramento furono rimandate quando essa aveva quattro anni, al battesi-mo cioè della sorella Cecilia arrivata in seconde nozze del pa-dre con Elena Palazzi. Era il 21 agosto 1691 e il rito fu celebra-to nella chiesa parrocchiale di Sant'Afra da don Giovanni Ma-ria Cavallo.

 

All'inedia della bambina non valsero le cure di diverse nutrici che si avvicendavano in quei primi anni, per cui una debolezza di stomaco l'accompagnò per tutta la vita. Davanti a questi sintomi come verrà delineandosi a noi il tratto del suo volto, la complessione fisica della sua persona? Alle cappuccine, che l'accolsero diciottenne nel loro mònastero, apparve con volto "come di cera", in un "corpicino da conservarsi sotto vetro", piuttosto che una robusta ragazza della terra lombarda. Eppu-re la rosea freschezza del volto confermava il fiorire normale di donna: media statura, portamento signorile e semplice allo stesso tempo.

 

Un affetto sincero e tenerissimo la lega e la legherà alla nuova mamma, dalla quale per lettera Margherita, ormai suora, si congederà "con mille e mille saluti e baci". Leopardo nel 1689 aveva introdotto la moglie Elena nella propria famiglia, già rallegrata da due maschietti e una fanciulla: Nestore di cinque anni, Gianfrancesco di quattro e Margherita. La famiglia vive nel nuovo palazzo che il nonno Francesco aveva fatto costrui-re, collocandovi, secondo la tradizione culturale dei Martinengo, una ricca biblioteca, apparecchiature scientifiche e opere d'arte.

 

Il nome tutto bresciano del nobile casato Martinengo è intrec-ciato con le antiche e recenti vicende della città di Brescia, allora territorio della serenissima Repubblica di Venezia, del cui esercito il conte Leopardo era capitano e da cui aveva ricevuto il titolo di patrizio veneziano.

Avevo tutto il mio contento nel leggere

Aveva sei anni Margherita quando prese a frequentare come esterna la vicina scuola delle orsoline. All'insegnante Isabella Marazzi si rivelò di intelligenza precoce, tanto da fare del bre-viario la lettura preferita. Da questa venne educata "nelle mas-sime di una dama veramente cristiana". In casa i familiari la ricordavano fanciulla "con l'Officio e la corona in mano".

 

Può sorprendere il comportamento di questa ragazzina che cresce troppo in fretta e che - come dirà poi di se stessa -"non appilcandomi ai giochi fanciulleschi, avevo tutto il mio con-tento nel leggere". Forse che andava già riponendo la sua gioia in certe cose più grandi di lei? Margherita veniva così manifestando il suo particolare orientamento alla devozione e alla vigilanza interiore, divenendo "di certe vogliette natu-rali capital nemica"; "per divina misericordia!" soggiunge,

rievocando quegli anni con un sospiro: "Ah, dovrò rendere pur-troppo conto al Signore di tali prevenzioni della sua grazia!".

La mano invisibile

n episodio, a dir poco singolare, registra la prima fanciullezza di Margherita. Capitò quando, come ogni anno, si stava recan-do con la famiglia in villeggiatura a Barco, feudo vicino a Orzinuovi. Lasciata Brescia, in aperta campagna la carrozza procedeva con forte andatura: una pariglia di sei cavalli la trainava. Appoggiata allo sportello - racconta la sorella Cecilia, in comitiva con la cuginetta Eleonora - Margherita gusta-va la festa dei colori ottobrini: l'erba e il granoturco dei campi, i filari di vite, le bestie al primo pascolo d'autunno, la terra dal sapore umido e forte della nuova aratura: colori che il tramon-to accendeva prima della rigida pace invernale.

 

"Cascai fuori - riferisce lei stessa - e dovevo senz'altro restar offesa e divisa dalle ruote... Una mano invisibile subito mi pigilò e allontanò il pericolo. Questo lo so per certo, e sentii il tocco ma non vidi". Fermata la carrozza, accorsero tutti, gridando e piangendo, credendola morta. La ragazza subito si riebbe e si rialzò. "Oh, è niente, è niente!", li rassicurò. E giunsero in villa. Come Margherita rievocherà più tardi, quella mano invi-sibile era il suo angelo custode.

 

Convittrice in Santa Maria degli Angeli

Secondo la consuetudine della nobiltà veneziana, Margherita fu affidata dal padre alle agostiniane del monastero di Santa Maria degli Angeli: lì doveva proseguire la sua formazione intellettuale e spirituale. Aveva appena passato i dieci anni, quando il 14 ottobre 1698 vi entrò, accolta da quelle monache insegnanti, fra le quali due zie materne, suor Ottavia e suor Felice.

Qui Margherita ci apre la prima volta al mistero affascinante di tutta la sua esistenza, il rapporto con Dio, la sua preghiera. Così lei ricorda la vicenda interiore vissuta all'ingresso in con-vitto: "Dopo i dieci anni principiò il Signore a farsi sentire con l"Ascolta, o figlia! Dimentica il tuo popolo e la casa di tuo padre'.

Allora, lasciando la casa paterna, entrai nel sagro chiostro per darmi in preda totalmente a Dio, sgombrando il mio cuore d'ogni affetto terreno, per renderlo atto ad udir la loquela di Dio".

 

Margherita ci offrirà uno spiraglio di quella luce nella quale ella stessa arderà, non consumandosi, come il roveto di Mosè. Vi fu introdotta - o non già segretamente vi si trovava? - da un avvenimento conturbante, la sua prima Comunione. La particola presentatale dal sacerdote le cascò di bocca. Emozio-ne? Imperizia del momento? "Mi inginocchiai e lo ricevetti in terra". Un forte sentimento di spavento la assalì, un timore riverenziale le si impresse ripercuotendosi "in tremore fred-do" per le membra. Che le rimase sempre, ma congiunto ad un intenso amore e da questo sempre superato in uno slancio di affetto filiale. Timore e amore, timore di indegnissima creatura, amore di amatissima figlia.

Nel convitto di Santo Spirito

Orazione mentale: due parole in voga a quel tempo e che Mar-gherita nel suo mondo interiore non saprà o potrà mai delinea-re con un metodo e qualificare in formulazioni di alcuna scuola spirituale. Semplicemente lei dice: "Facevo molta orazione".

"E la mia solita orazione in quegli inizi era di sempre o parlare o ascoltare Dio". Questa intimità conobbe sviluppi e appro-fondimenti quando due anni dopo Margherita passò al mona-stero delle benedettine di Santo Spirito. Ve l'aveva spinta l'in-discreto e geloso affetto delle due zie di Santa Maria degli Angeli.

 

è in questo convitto che la vicenda di Margherita registrerà le pagine più inquietanti e appassionate della sua ricerca vocazio-nale. Qui l'attendevano altre due zie materne, suor Lavinia e suor Maddalena, le quali meno se la contesero l'un l'altra; tuttavia offrirono alla fanciulla un contesto umano di difficol-tà, di timori, di dissuasioni, per cui lì pure "delusa fu la sua flducia". Le buone zie si mostravano infatti più preoccupate per la sua salute e per il futuro inserimento nell'alta società, che per la maturazione spirituale della nipote. "Dalla tirannia delle signore zie io ero tanto annoiata, che non mi sarei fatta religiosa colà per tutto l'oro del mondo". E' rivelatrice questa insoffe-renza psicologica di una adolescente che non conosce certi sapienti compromessi o prudenti acquiescenze all'ambiente, purtroppo così umano di un monastero.

 

L'orizzonte interiore che tingerà di appassionati colori taluni episodi della sua vita di convittrice, è l'intimità con Dio che si conferma in lei sempre più con una decisione risoluta, con l'accoglienza sempre più stupita e riconoscente di quanto a lei il Signore comunicava. Anche in Santo Spirito le zie la desidera-vano dama di società, destinata al matrimonio; non vedevano perciò di buon occhio le sue preghiere prolungate, i colloqui con religiose esemplari, le comunioni frequenti.

 

Anche le comunioni!... "E io mi sentivo morire di desiderio di riceverLo". Margherita in questo giocava d'astuzia. Scrive:

"Aspettavo che le signore zie si fossero comunicate, e poi così in fretta mi vestivo ancor io e, andando dietro l'uscetto del coro, ricevevo il mio Signore". Poi risaliva nella sua cameretta, "stan-do però - lei aggiunge - unita con tutta l'applicazione al mio Dio, che dentro il mio cuore tenevo". E conclude: "Nonostante però, il timore che esse lo sapessero mi rendeva molto angustiata".

Si andava delineando in convitto una profonda affinità spiri-tuale tra la fanciulla e un'ottima religiosa, suor Giulia Albani. La reciproca confidenza di quelle conversazioni e soprattutto la testimonianza di una vita umile e lieta avevano confermato la ragazza nel suo cammino spirituale. Margherita confiderà più tardi che suor Giulia "le fu di grande aiuto per l'interiore sua condotta". La reciproca fiducia proseguì in relazioni episto-lari, quando ormai Margherita condivideva con l'antica mae-stra la grazia della stessa consacrazione.

Margherita sapeva animare il ritmo esigente della giornata di collegiale con squisite attenzioni di carità. Fu osservata con quale sollecitudine assistesse una suora ammalata "come se fosse all'occasione provetta infermiera".

 

Adolescenza di fuoco

Niente in lei tuttavia manifestava la ricchezza e la vivacità del mondo interiore; anzi, un'allegra disinvoltura accompagnava i vari impegni di convittrice e gli svaghi con le compagne. Una di queste, Costanza Lena, ricorderà Margherita in quegli anni al Santo Spirito come "di spirito assai vivace ed estroso; e con tutto ciò soleva dirle che voleva farsi santa". Padre Pietro Parma, direttore spirituale delle ragazze, così osservava: "Sembrava che attendesse a ingannare il mondo, dimostrandosi allegra e gioviale con le figliole sue pari".

 

Avvertiamo però, accostandoci allo scenario interiore di questa esuberante adolescenza, avvertiamo la presenza di movimenti e di note che gli anni successivi si riveleranno come potente sin-fonia d'una personalità cristiana eccezionale, d'una autentica vocazione carismatica: l'identificazione a Gesù Cristo e la par-tecipazione alla sua missione di salvezza. Tali movimenti e note sono modulati sul registro di una preghiera incandescente:

"Talmente mi applicavo all'orazione, che non desistevo mai dal farla. Sin da allora mi ingolfai, per così dire, in questo mare senza rive della divina misencordia".

 

Dio andava riversando fuoco al suo cuore, "impiagandolo coi suoi dardi d'amore". Come poteva sostenerlo l'ancor incerta psicologia di adolescente? Come poteva tenervi dietro quel fra-gile e fragrante corpo di fanciulla? Margherita si ammalò. "Le suore non sapendo quel che passava in me, con repilcate medicine mi rovinavano sempre più, non avendo io bisogno di medicine. Quel che mi aveva ferita era Dio, e solo Lui poteva risanarmi. A Lui dunque ricorrevo, perché sempre più mi infiammasse, essendo queste le medicine di Dio". Il fuoco di Dio medicava, e medi-

cando ancor più feriva e piagava. Era la grazia che, penetran-do, partecipava a Margherita la passione stessa del Cristo. E di questa passione lei condivide la fecondità redentrice. Come Cristo, lei ha il cuore piagato dall'amore del. Padre, ha il cuore trafitto dal male degli uomini, "i di cui peccati erano anche al mio cuore tante ferite".

 

Dar la vita per la santa fede

Margherita sigilla questa partecipazione redentiva con il voto di verginità, maturato ai raggi d'una segreta attrazione: "Tra le altre virtù, quella che mi innamorò sin da piccolina, fu la purità di cuore". Del Cristo lei diviene la sposa e lo vuole secondo quel mistero di nuzialità che la consacra, per vocazione e missione, tutt'una con lo Sposo.

 

"In questa età di tredici anni votai la mia verginità a Dio".

Annotazione rapida, che Margherita ci consegna con luminoso pudore, mentre infonde al suo gesto di offerta un significato e una certezza: la certezza dell'Amore che le si dona fino in fondo e della risposta, che sarà in lei combattutissima ma senza riserve. Si precisa per Margherita il contrassegno della miste-riosa appartenenza, che ardentemente ha improntato la sua adolescenza e tutta la sua vita.

Testimonianza di questa sincera offerta è un ingenuo piano di fuga dal collegio con due sue compagne, "per dar la vita tra mille tormenti per la santa Fede". "Andammo - lei scrive - in un luogo dove m'era stato detto che si poteva fuggire. Ma non ci fu mai possibile aprir la porta, onde tutte dolenti desistemmo dall'impresa'.

 

avventura. Uscita di mattino dalla sua città di Avila, Teresa de Ahumada con il fratello Rodrigo voleva anda-re nella Terra dei Mori, "elemosinando per amor di Dio, nella speranza che là ci decapitassero, tanto era il coraggio che il Signore infondeva nella nostre tenere anime se ne avessimo trovato il mezzo. Ma la difficoltà più grave era di avere i genitori!" (Vita scritta da lei stessa, I, 4). Divenne poi Teresa di Gesù, carmelitana e santa, con la quale Margherita condividerà - lei cappuccina a Brescia - la grazia di un altro martirio, incruento ma non meno drammatico e consumante dell'amore di Dio.

 

Due secoli prima anche un'altra fanciulla spagnola aveva ten-tato una simile Anche le escursioni sulle montagne bergamasche, dove il padre aveva possedimenti, accendevano il desiderio di Margherita a raccogliersi tutta in Dio fra quei boschi, lontana da tutti. Ma il solo timore d'incappare nei lupi la fece desistere anche da que-sti pensieri. Ingenuo e fragile candore di fanciulla, se bastò la paura dei lupi o l'ostinata serratura d'una porta a farla rinun-ciare a propositi così grandi e sinceri! Propositi e desideri che attendevano ancora in Margherita adolescente l'alveo di una maturità ferma e sicura, nel quale scorrere dilagando in vampa e calore!

 

Il demonio in tentarmi e io a resistergli

Nel battesimo al fiume Giordano Gesù venne consacrato dal Padre per gli uomini da salvare; lo Spirito lo spinse nel deserto ad una solidarietà di pene e di peccato con gli uomini: con loro condivide le stimmate della tentazione di satana. Anche Mar-gherita, consacrata al suo Signore la verginità, venne introdotta con la violenza amorosa dello Spirito di Gesù nel deserto della tentazione: "Dopo aver fatto il voto, subito incominciò il demo-nio a suggerirmi tentazioni..." Erano tentazioni "d'impurità, di disperazione, di bestemmia e di odio contro Dio e i santi". Così per tre anni, cioe sin passati i sedici".

 

Il suo cuore avverte lo spasimo della lotta e l'asprezza del combattimento: "Il demonio in tentarmi e io con la divina grazia a resistergli, ricorrendo sempre a Dio, né lasciando perciò mai l'orazione né la frequenza dei sacramenti, benchépiù non vi an-dassi con desiderio, ma anzi con avversione". Sopraggiunsero i timori e le titubanze di un incauto confessore che "diedero all'anima mia una scossa terribile".

E questa non fu la sola. Margherita è ora sedicenne. è donna e i suoi progetti ancor più appartengono alla famiglia. Anche per lei i familiari guardano al matrimonio. Davanti alla richiesta del padre, in verità piuttosto formale, circa le sue intenzioni, Margherita rimane sorpresa e sgomenta: a ben altri inviti, seppur non ancor definiti e corrisposti, inclinava il suo cuore.

"Io ero ricercata da molti cavalieri", ci rivela con stupita semplicità. Anzi, a sua insaputa, il papà l'aveva promessa sposa al figlio di un senatore della Serenissima. Acconsentirvi? E il voto di verginità fatto? Di più, "si sparse la voce del vici-no mio matrimonio e io, fieramente tentata, quasi quasi ade-rivo".

 

Premure e insistenze da ogni parte, anche dall'ambiente mona-cale, la sollecitavano. Anche Nestore e Gianfrancesco, suoi fratelli, insistevano. Le portarono dei romanzi amorosi: forse - pensavano - quei felici e drammatici amori cavallereschi l'avrebbero appassionata, dando voce ai segreti sogni di ragaz-za e di contessina. "Libri d'inferno!". "Ed in questi mi tratte-nevo sin la metà della notte, leggendo con offesa di Dio. Piangevo però ogni giorno la mia disavventura, benché fosse da me volu-ta". "O scellerata che fui! Mio Dio, pietà, perché mi sento struggere dal dolore".

 

I fratelli le presentarono un giorno in parlatorio alcuni giovani amici. Margherita dominò l'importuna emozione che neppure li guardò. Né valse, perché fosse ammirata negli occhi, il burle-sco invito di uno di loro: "Guardi, guardi, contessina, che bel-l'uccellino vola per la sala!".

 

L'estro galante di quei giovani preluse ad un altro e più ango-sciante incontro con Nestore e Gianfrancesco, i quali "mi disse-ro che già stava aggiustato tutto per le nozze, e che di giorno in giorno dovevo essere levata dal convento. Mi fu questa una saetta al cuore. Ero totalmente sconvolta".

 

Supplicò e pianse che il Signore la illuminasse, non avendo che

"brama d'incontrare la sua volontà, quando però l'avessi conosciuta".

 

Più mi piaceva il manto bianco, che il ruvido bigello

"Subito divenni un altra: si pacificò il mio cuore, le tentazioni si quetarono e una luce divina irradiò totalmente l'anima, che mi pareva d'essere in paradiso". Avanti negli anni confiderà a suor Veronica: "Vidi nello stesso tempo con indicibil chiarezza tutto il tenore di vita che dovevo fare. Nel punto stesso altresì mi vidi attorniata di croci". Erano croci di fuoco che la trasfigu-ravano tutta. "Luminosa in volto", fu vista in quei giorni dalle suore e dalle compagne. "Alla vista di Margherita che scendeva dalle scale", Vittoria Averoldi rivolta alle circostanti esclamò stupita: "Vedete che viene un serafino dal cielo!"

E di cielo è la luce che in quei giorni illuminò Margherita, delineando i tratti umani e divini della sua vocazione, con una graziosità che incanta. Ascoltiamo lei stessa. "La vocazione nelle capuccine la conobbi in questa maniera: vedevo in un trono di gloria la Madre di Dio, e vicino a lei la madre santa Chiara, e santa Teresa. Santa Teresa mi porgeva il suo nastro candido, dicendomi che me ne vestissi, e sarei stata sua diletta figlia. Santa Chiara poi non solo mi porgeva il suo bigello, ma lei con le sue mani me ne vesti, e disse a santa Teresa: - Cedi, sorella, perché questa è già destinata ab aeterno dal supremo Signore per mia cara ed amatissima figlia. Si farà capuccina ed osserverà pun-tualmente le mie regole -. Mi pareva di vedere che santa Teresa non aggradisse l'azione di santa Chiara, dicendole: - Ella ha sempre desiderato prendere il mio abito, e non il vostro -. E questo era vero, poiché sin da piccola mi piacevano le teresine, e se allora mi fossi osata avrei detto alla gran Madre di Dio che più mi piaceva il manto bianco, che il ruvido bigello, perché io delle capuccine non ne sapevo niente. Dissemi allora la suprema Regi-na: - Figlia, non teresina, ma capuccina ti vuole mio Figlio -. All'udir questa risoluzione ambo le sante si diedero uno stretto abbraccio. E si partì la visione'.

 

Più volubile del vento, più leggera d'una fronda

Margherita manifestò subito al padre il desiderio di incontrar-lo. Leopardo in quel tempo - era il 1704 - si trovava al comando delle truppe veneziane che in territorio veronese af-fiancavano l'esercito francese e spagnolo contro i tedeschi. Lo sollecitò con lettera e lo attese in quei quattro giorni immersa in una luce così pacificante ed accesa che alle sue educatrici "pa-reva tramandasse raggi di luce dal volto". Ma un'improvvisa e spessa nuvola di tentazioni la avvolse. "Quando venne il padre, ero già tutta mutata. Mi pareva uno sproposito il dirgli di volermi fare capuccina: non ne avevo più la volontù"

Sua figlia cappuccina? Leopardo energico e risoluto reagì, s'in-furiò. L'opposizione, col pretesto di ponderazione, fu netta. Davanti alla perentorietà del padre si manifesta trasparente e sicura la risoluzione di Margherita. Non si impuntò: possedeva bene il suo cuore e "costante e generosa", Margherita gli confermò la decisione.

 

L'uomo d'arme cedette e un comune fremito di commozione e di pianto li unì: insieme e di fronte due diverse saggezze, due tenaci volontà per un'unica trafiggente offerta. E come per Margherita fosse trafiggente, sono rivelatrici di quel colloquio alcune sue impressioni: "Ma io però agonizzavo dentro il mio cuore, né so con quale spirito potessi dirgli queste cose, stante che ne ero più aliena che non è il cielo dalla terra".

 

Non l'opposizione del padre, ma la propria interiore opposi-zione tinge di colori intensamente drammatici l'orizzonte uma-no della vocazione di Margherita. "Io capuccina? io capuccina? questo non sarà mai vero!" le urlava dentro il cuore. Marghe-rita raccoglierà nella raggiunta maturità spirituale la eco di quelle lotte, di quei dissidi interiori e ce li manifesterà con una profondità psicologica acuta e stupefacente.

 

Così lei rievoca a don Giambattista Moretti, suo confessore:

"Si pensi, vostra paternità, in che spasimo io mi trovava... E per maggior tormento mi convenne in questo stato far l'altima risolu-zione di mia vocazione, avendo i miei parenti gran premura. O Dio, in quali angustie io ero mai, senza un minimo aiuto! Mi butta i ai piedi di un crocifisso e quivi esclamai con grande pianto:

- Eì possibile, o mio Dio, che m'abbiate abbandonata? Che debbo io risolvere, o mio Dio? Il lasciarmi collocar in matrimonio nol farò mai: lo sposarmi con Voi in religione santa mi sembra nol gradiate. Deh, per pietà, mio Dio, illuminatemi. Ciò che volete io faccia, lo farò"

 

Intervenne pure il suo confessore, il quale ritenne la decisione di Margherita "una spinta diabolica", a cui solo il matrimo-nio poteva sottrarla. Anche le sue educatrici, amareggiate e risentite manifestarono il loro disappunto, il pentimento anzi d'averla avuta tra loro, "e molte volte mi gettavano, piangendo, le braccia al collo, chiamandomi disamorata e crudele". Di fronte a queste pressioni esterne "mi feci come colonna immobi-le, - dirà - entro però il mio cuore mi sentivo più volubile del vento e più leggera d'una fronda". Non poteva più reggere e pregò il padre di condurla a casa. Era il 21 dicembre 1704.

 

Né a casa smisero le ostilità. Monaca i fratelli potevano accet-tarla, cappuccina no! E poi i domestici. Questi conoscevano l'attenzione privilegiata della contessina per i poveri: come avrebbe potuto ancora aiutarli e servirli alla mensa che casa Martinengo aveva loro aperto? Fu questa la tentazione più forte, se Margherita confidava in quei giorni: "Mi rincresce andar capuccina solo per questo, perché non potrò più far carità".

Vi s'aggiunsero infine i confessori che "mi gettarono a terra col disapprovare la mia vocazione". Proprio loro! Eppure si era-no anche reciprocamente consultati. Non percepivano che l'eco umana della lotta che Margherita confidava loro. Era l'eco di interiore stordimento, il quale non permetteva l'emergere lim-pido d'una più riposta certezza. "Oh, se fossero potuti Li confes-sorii entrare nel fondo dell'anima! Ma io non potevo dir loro, se non quel tanto che sentivo...". Più profonda del suo sentimento risuonava la voce del Signore. Lui solo infondeva costanza e fortezza: "Mi bastava leggere l'evangelo per assicurarmi della mia vocazione, della quale non avevo alcun dubbio...". "Che mi lascessero libera!", dunque - era l'umile e decisa risposta della giovane Margherita ai confessori.

 

Quattro giorni dopo l'uscita dal convitto di Santo Spirito - era Natale -, Margherita si presentò alle madri cappuccine del convento cittadino di Santa Maria della Neve. Era il primo incontro. Le suore raccolsero, tra le pieghe dei veli che le cela-vano agli occhi della postulante, le parole di Margherita: "Vo-glio farmi santa!".

 

Noi conosciamo da quale contrastato terreno germinasse tale proposito; e lei pure ricordava quello "sproposito" che, ormai suora in mezzo a loro, la faceva tutta arrossire e le faceva dire con umile ironia: "Io non so che avessi in corpo quando dissi tali parole alle madri", quasi a coprire con l'altissimo velo del pudore quelle parole scappatele al parlatorio del convento!

 

Inconsiderate parole!

Era consuetudine che le ragazze desiderose di vestire l'abito cappuccino, prima di compiere il gran passo, trascorressero un periodo di prova presso il collegio cittadino detto "delle signo-re Maggi". Margherita con altre due postulanti vi rimase tutta la quaresima del 1705, sotto la guida dell'orsolina Eleonora Marasini, donna "di saviezza e pietà singolari". Lì "prova" ad essere cappuccina; presto lo sarà davvero. Presto sì, ma in tempo che si addensassero altre tentazioni, nuovi combatti-menti e nuove lacrime.

Passate le feste pasquali, il conte Leopardo condusse la figlia per alcune città della Serenissima, finché giunsero a Venezia dove abitava il fratello, conte Giambattista. Vi restarono alcuni mesi, trascorsi in visite, in gite e trattenimenti di società. E questo - riferisce suor Veronica - "a titolo di cavalleresco divertimento, ma in realtà per distor la medesima dalla vocazione religiosa".

 

Vi s'aggiunse anche lo zio. Il quale del dramma della nipote sollevò solo il lembo agitato di superficie. "Io gli dissi candidamente il cuore, cioè ch'io non avevo volontà alcuna di farmi capuccina e che vi andavo per averlo detto".

"Inconsiderate parole!...", riconoscerà poi lei stessa, che rive-larono ancora una volta la fragilità di un cuore così vergine nelle sue insufficienze e nelle sue sofferenze, e che Margherita impegnerà poi nel sacrificio nudo della vocazione.

 

Vi è un episodio del soggiorno veneziano che è rivelatore del-l'agitazione interna della giovane postulante cappuccina. "Es-sendo in gondola sull'imbrunire della sera, stando lontani un poco da Venezia, si levò una tempesta di mare così terribile che ci credevamo tutti sommersi: e tanto più che il barcarolo era pieno di vino né sapeva adoperar i remi. Tutti gridavano ad alta voce, chiamando misericordia. I venti scuotevano la piccola barchetta, che essendo gravata da persone ch'erano dentro, pareva che ad ogni momento affondasse. Io però ero talmente agitata nell'inter-no, che non so nemmen se ricorressi a Dio. Stettimo mezza notte in questo travaglio insorto solamente in castigo dei miei peccati, per darmi cognizione acciò mi ravvedessi".

 

Ad un trattenimento il padre fece incontrare Margherita con il figlio del senatore della Serenissima. La contessina e il giovane patrizio si parlarono. Rientrata, Margherita indirizzò a questi una lettera ma non poté finirla che Caterina, domestica a lei carissima, sopraggiunse. Di quella indiscreta provvidenziale in-terruzione ascoltiamo la testimonianza.

 

"Margherita ricercata fino con importunità dalla donzella fedele a chi designasse scrivere, le fece la confidenza che era in procinto di cedere alla tentazione e di restarsene nel mondo. La buona donna persuase la padrona a non precipitare la soluzione, e a differire tale lettera sino alla mattina seguente; che tanto si rac-comandasse al Signore per avere lume. Al quale partito appi-gliandosi con docilità, dopo cena ragitata contessina si ritirò con sollecitudine nella sua stanza e a vista della confidente si pose in ginocchio a fare orazione. Nella quale situazione e nel quale esercizio la ritrovò il mattino seguente. Levatasi la contessina dalrorazione, le andò incontro, rabbracciò con tenero affetto e fervoroso trasporto; mille volte la ringraziò del suggerimento da-tole, in grazia del quale era stata illuminata e confortata nella risoluzione di abbandonare il mondo"

 

Sarò la consolazione del parentado

La vigilia dell'Assunta erano di ritorno a Brescia. Il padre non tardò a richiedere delle "inconsiderate parole" rivolte da Mar-gherita allo zio Giambattista.

 

Qui il dialogo ce lo mostra mutato, affettuoso, condiscendente. La figlia gli aprì il cuore: manifestò la sua incerta e combattu-tissima sensibilità, la tentazione diabolica, "ma che però - disse - la mia volontà era più che mai risoluta di voler essere capuccina... e che sarei passata in mezzo alle lance per entrarvi, tanto ero certa di fare la volontà di Dio". E terminò dicendo:

"Vedrà, signor padre, ch 'io sarò la consolazione di tutto il paren-tado". "Chissà che un giorno non abbia la consolazione di sentire che abbia una figlia santa!".

 

Questa è Margherita, la diciassettenne figlia del conte Leopar-do. Lo stemma dei Martinengo ormai cedeva all'umile saio delle cappuccine e madonna Povertà saliva per lo scalone d'o-nore del nobile palazzo.

 

Nella pacificante composizione di quel dramma familiare resi-sterà tuttavia in Margherita, segreta e nascosta dalla naturale giovialità, la tensione psicologica della lotta e la opprimente oscurità della prova: "Come agonizzava la mia povera umanità al saper chefra pochi giorni dovevo racchiudermi in un luogo che a me sembrava un inferno!". L'abbandono in Dio, "Padre amoroso", trasfigurerà lentamente, senza eliminarli, i segni del combattimento. Ne raccogliamo l'eco purificata e struggente nella sua protesta: "O mio Dio, ho ingannato il mondo, ho in-gannato me stessa, ma non già ho ingannato Voi!".

 

Gli otto giorni di esercizi spirituali nel collegio delle signore Maggi disposero Margherita all'ingresso in convento, che fu l'otto settembre 1705. Erano stati quelli, giorni di luce e di amabilità divina, nei quali la postulante si confermò "risoluta di diventare santa". Formulò il proposito che getta un fascio di luce viva su tutto il seguito della sua vita: "O religiosa perfetta o niente, questo il mio unico intento, non essendomi mai piaciute quelle mezze religiose che amano Dio sì ma con cuore smezza-to". Gli stessi direttori spirituali, che tanto avevano contra-stato la sua scelta, ora confermano "ch 'io dovevo diventar santa".

 

Si avvicinava per Margherita l'ora della nascita e della morte.

"Andata a casa, rimiravo ormai tutte le cose come se per me non fossero, e già mi pareva d'essere morta". Momento per mo-mento ella vive il commiato - dai suoi cari, da tutta la vita trascorsa - che le costa, sì, le costa lacrime e lacrime. Alla dote aveva già rinunciato; le restava solo qualche effetto personale: tutto diede in carità.

 

L'ultima sera l'addio più appassionato e struggente al padre. Gli chiese perdono e benedizione. Si rivedranno altre volte: ma questo - essi lo sanno - non è un arrivederci: è un addio. "Lo rimirai affogarsi in un dirottissimo pianto... ed io per non aggiun-gere dolore sopra dolore mi ritirai sola nel mio appartemento... In mezzo a si grande angoscia col crocifisso stretto al cuore slama-vo: - Eccomi, o divinissimo mio Redentore, giunta alla fine del mio sacrificio che con cento e mille cuori ve lo dò più che volentieri!".

 

In questa offerta si distende e si unifica l'intera realtà, umana-mente complessa, senza foschie, della giovane Martinengo. Margherita è pronta: la risoluzione trema nell'intimo, così co-me ha vacillato di fronte all'assalto accorato dei familiari; la sensibilità geme, la fiducia in Dio è ancor più dilatata. La vigilia si è consumata.

 

Il. La cappuccina suor Maria Maddalena

 

Diedi quel passo con tanta violenza

La festa della Natività di Maria, di mattino Margherita entra finalmente fra le cappuccine di Santa Maria della Neve. Un inatteso e festoso corteo di carrozze l'accompagna alla chiesa del convento. Questa è la sua festa ma anche il suo commiato. Con altre tre compagne venne accolta nella cornice austera della cerimonia e nell'abbraccio lieto delle suore.

 

Gioia, gioia schietta traspare dal suo volto, mentre Margherita varca la soglia che la introduce nel coro della clausura. "Tutta allegrezza e giubilo" fu notata dai presenti; segreto a lei sola rimaneva lo spasimo dell'agonia: "Che spasimo provai quando feci l'ingresso! Diedi quel passo con tanta violenza che credo di certo non sarà più grande quella del separarsi l'anima dal corpo"

 

Madre Elisabetta, l'abbadessa, le vestì il saio marrone, il velo bianco di novizia e le cinse di corda i fianchi. Maria Maddalena è il nome nuovo che le viene dato. E Margherita accetterà di trasfigurare il proprio nome natale alla luce del nome che Dio pronunciava su di lei: nome nuovo che lo Spirito Santo verrà incidendo sulla "pietruzza bianca" della sua vita. Margherita comprenderà la sua vita nella splendente semplicità e concisio-ne di quel nome - Maria! -, che rivela, come all'appassionata di Magdala, la missione e l'adempimento, l'impegno e la misericordia.

Ora è figlia di santa Chiara: nel seno luminoso della Sorella d'Assisi, Maria Maddalena partecipa la grazia della confor-mazione a Cristo secondo i lineamenti di povertà e umiltà che san Francesco aveva scolpito nella vita di Chiara, sua "pianticella". Margherita, suor Maria Maddalena, è cap-puccina.

 

Chi erano le cappuccine? Un ramo di quella "pianticella" d'As-sisi. Costoro si distinguevano per una più accentuata osservan-za della Regola delle Clarisse, in contemplazione, in semplicità e letizia. Erano sorte a Napoli nella prima metà del Cinquecen-to e presto avevano raggiunto tutta l'Italia, fino a toccare - ai tempi di suor Maria Maddalena - il numero di sessantacinque conventi. A Brescia erano giunte nel 1586.

 

Le cappuccine sono claustrali: invisibili dietro la grata, separa-te entro mura inviolate, attendono insieme alla contemplazione di quell"'Unico necessario" che dice Gesù. "E questo è l'unico necessario - commenta suor Maria Maddalena - cioè aver Dio, piacer a Dio, contentar Dio, rassegnarsi in Dio, e morire a tutto ciò che non è Dio".

 

è unico il loro amore, non carico di esclusione ma sorgente di comunione con tutti gli uomini, con tutto l'universo. E mentre fuori, dalla nostra parte, il servizio dell'amore prende spesso la forma dei nostri desideri e progetti, là dentro è vergine, è essen-ziale: a Lui, l'Unico e, paradossalmente - in Lui - a tutto e a tutti.

 

A Santa Maria della Neve Maria Maddalena trova una comu-nità abbastanza numerosa, oltre una trentina di suore. Il tempo trascorre scandito dai momenti della preghiera comune, dal raccoglimento e dal lavoro; sei-sette ore vengono concesse per il riposo. In convento il lavoro occupa un posto importante: vi si trova una grande stanza, detta "lavoriero"; le religiose vi si riuniscono mattino e pomeriggio, ricevono il loro compito e attendono ad esso ascoltando qualche lettura. A volte rimane spazio per parlare di argomenti che non disdicano l'atmosfera raccolta.

Il lavoro dalle cappuccine è importante elemento di vita comu-nitaria, ma l'anima delle giornate rimane la preghiera: tre ore di notte e, variamente distribuite, cinque ore di giorno. Sono la preghiera liturgica dell'Ufficio, le due Messe e la meditazione.

 

La novizia Maria Maddalena vi si trovò a suo agio. Non del tutto, in verità, per il suo cuore generoso, non "smezzato", come confidava a suor Eleonora: "Se io facessi semplicemente secondo l'uso ordinario la vita capuccina, mi sembrerebbe di vive-re rilassata".

 

Sarebbe stata la rovina del monastero

Con le sue compagne novizie, suor Ottavia, suor Stella e suor Giustina, Maria Maddalena trascorre l'anno di noviziato sotto la direzione di madre Vittoria. Era costei una suora "rigida, austera e alquanto stravagante", depongono le consorelle; "ed io - dice Maria Maddalena - a lei non avevo un neo di confi-denza". La maestra non seppe intuire il mondo interiore della novizia, le tentazioni, le lotte, gli struggimenti, nei quali si rivelarono una volta di più l'affettività veemente e l'ombrosità d'una coscienza delicata all'eccesso.

Nella relazione alla comunità, che mediante votazione doveva ammettere le novizie alla professione religiosa, madre Vittoria si dichiarò sfavorevole alla vocazione di suor Maria Maddale-na; che, anzi, "sarebbe stata la rovina del monastero". Inetti-tudine della giovane? Fragilità della salute? O non piuttosto antipatie di consorelle che portarono la maestra a "interpretare al rovescio" le azioni della novizia?

Tale fu comunque il giudizio di suor Vittoria e le madri con-cordemente approvarono: rimandarla in famiglia. La testimo-nianza delle suore ci confermerà - nella notte successiva alla "ballottazione" o votazione - il furore goliardico del diavolo, il quale 'fu udito" da Maria Maddalena costernata "andarsene or qua or là per il convento, suonando una trombetta e zuffolando".

 

In un commovente colloquio con suor Vittoria la novizia do-mandò "come mai avesse potuto dir tali cose alle madri". La rigida austerità della maestra si sciolse e in lacrime costei le confessò "che non aveva avuto altro fondamento, se non il timore che ciò far dovessi". A cui la novizia: Madre cara, doveva prima interrogarmi sopra ciò e sentire il mio sentimento, e poi parlare". è l'accorato sgomento di un cuore limpido, che non dà spazio al risentimento ma esprime in consapevolezza e libertà la passione delle scelte profonde.

 

Con il rinnovo degli uffici di comunità l'incarico di suor Vitto-ria passò ad altra.

La nuova maestra diede della novizia relazione favorevole, ma le riserve rimasero nell'animo delle consorelle. Fu fatta la "bal-lottazione": Maria Maddalena venne accettata all'unanimità. Stupore di tutte, che uscendo dal coro - riferirà una di loro, suor Giacinta - "si guardavano l'un l'altra con ammirazione, perché in realtà entrarono quasi tutte disposte a dare il voto contrario". "Il Signore, non si può dir altro, la vuole con noi"!

fu la conclusione che suor Anna raccolse dalla bocca delle madri. E nella semplicità della sua fede Maria Maddalena commenterà: "Sua divina Maestà manifestò anch 'egli la sua volontà, illuminando la mente delle sue spose"

 

Con amore ardente a sposarvi con Gesù

Erano le nove del mattino, a un anno dal suo ingresso, l'otto settembre 1706. Maria Maddalena si trova nella gioia dei santi voti appena pronunciati che la uniscono a Cristo - quanto ha atteso quel momento! - con un triplice legame. Un'eco delle parole pronunciate ci giunge dalla lettera di Maria Maddalena alla cugina Eleonora, giovane novizia: "Andate pure, anzi dirò, volate con un amore ardente a sposarvi con Gesù, a medesimarvi con Gesù, a trasformarvi con Gesù, a deificarvi tutta in Gesù!..."

Un panno nero copre la sua persona distesa a terra davanti al celebrante. Maria Maddalena inciderà in quel gesto pasqua-le di morte con Cristo una sua personale, originalissima nota:

al risorto Signore chiede - ed otterrà! - di "apparire" d'ora in avanti in comunità "sana e robusta nella faccia, nelle mani e nei piedi". è la sua volontà di nascondimento, che par-tecipa dell'annientamento di Cristo, rivestendosi di un tocco squisitamente femminile, quello del non manifestare, nascon-dendo le tragiche bellezze della propria conformazione corpo-rale al Crocifisso. La sua vita verificherà giorno dopo giorno lo spessore di questo segreto; suor Veronica potrà così testi-moniare di Maria Maddalena che "con la carnagione che mo-strava avere nelle predette parti ingannò le madri e i me-dici"

 

Servendo tutte con tutto l'affetto

La pace dell'unione l'assorbe: una pace ilare sul volto ma trafit-ta nel cuore. I turbamenti infatti continuano: un sentimento d'indegnità le teneva Dio lontano; si direbbe che lo Sposo volesse estrarre dal cuore di Maria Maddalena tutta la potenza di desiderio di cui l'unione nuziale l'aveva fatto capace.

 

Nessun servizio particolare fu assegnato alla giovane professa in comunità, nulla che la distinguesse nel denso e fervido ritmo di vita claustrale. Anche la esuberante vivacità di ragazza -"quando era giovane - depone suor Geltrude - era di natura assai vivace e spiritosa" - si compone ora in un' armonia diversa, più placida, più incandescente, sorretta com'è da un ideale condiviso in fratellanza d'amore.

 

Maria Maddalena ha un nuovo segreto: non eccettuarsi in al-cun modo, sforzarsi di vivere la vita comunitaria nel senso più delicato, nella carità quotidiana verso tutte le sorelle, nei gesti furtivi della generosità. "Ancorché la mia natura si risentisse nelle fatiche, ne sono nonostante sempre avida e desiderosa, né mai ch'io sappia che ho schivata alcuna"

 

Per lei, come per le sue giovani compagne professe, l'occupa-zione era di vangare l'orto e coltivare erbaggi, fare il pane, fornire di legna la cucina, curare le galline, spazzare e fare il bucato. A nessuna fatica Maria Maddalena si sottraeva, alle altre bensì ne alleggeriva il peso. Gli agi domestici - "ero a puntino servita" - ebbero modo di manifestare l'umiliante e divertente impaccio di povera cappuccina. Ridevano le suore quando Maria Maddalena sollevava le pentole dal camino, af-ferrandole con le mani per i fianchi o sul fondo annerito e rovente. Così, sotto i palmi delle mani, pieni di vesciche, l'ine-sperta cuciniera poteva nascondere ben più profonde ustioni, quelle del bruciante desiderio di partecipare umilmente e con-cretamente al suo Signore piagato e crocifisso.

 

I suoi primi passi sono dunque scanditi da un umile realismo:

Maria Maddalena s'impegna ad acquistare alcune abitudini, nelle quali rigore d'ascesi e apertura fraterna si sostengono e si contemperano.

 

Maria Maddalena lavora "con fedeltà e prestezza"; si affatica accaldandosi, diventando "come di fuoco"; i lavori più pe-santi sono per lei, sì da dirle un'anziana sorella: "Eh, suor Maria Maddalena, lavorate, lavorate, che siete più delle altre robusta e sanissima". "Lavorava sodo - attestano le conso-relle - mettendovi sin l'arco dell'osso". La chiamavano la "fac-china del convento".

 

La coltura del proprio interno

Ma il lavoro che più l'appassiona e l'accalora è un altro, il lavoro degli spazi inattingibili, dei tempi insonni dello spirito, quello che Maria Maddalena chiama "la coltura del proprio in-terno", dove "lasciar che il Signore mi lavori a modo suo".

Un'occupazione che non la sottrae al mondo circostante, al contatto con le sorelle. E in questa occupazione, è in questo mondo vero che ci è dato di conoscere suor Maria Maddalena.

I suoi trentadue anni di convento ci riserveranno lo spazio più grande per il taciuto, che per il detto e il conosciuto. Non possiamo "indovinare" come siano andate le cose; dobbiamo solo "sperimentare" insieme con lei, all'interno di quel "lascia-re che il Signore lavori a modo suo". La cronistoria, attenta ad ogni avvenimento della sua vita, diventa per noi il riconosci-mento della presenza di vicende interiori, di intuizioni, di doni, di chiamate soprannaturali alle quali lei unicamente obbedisce.

 

La "distributione dell'hore"

Ce ne offre un saggio lei stessa, ormai giunta al meriggio della sua esperienza spirituale. Lo chiama "distributione dell'ho-re". E il contenuto della relazione al proprio confessore, don Giuseppe Onofri, del 1725. Maria Maddalena descrive la sua vita in comunità, nella quale lei non viene toccata né dalla tentazione della singolarità, né tantomeno da un supino appiat-timento: ovunque e sempre è fuoco e fiamma che fa incande-scente la monotona coralità dei gesti e illumina gli angoli più oscuri del mondo claustrale.

 

Sì, perché Maria Maddalena ama la comunità, vi si identifica, "avendo a questa - lei scrive - particolar devozione". Quale religioso rispetto, quale tenerezza d'affetto dicono queste sem-plici parole! E del resto l'amore umile e disponibile alla comu-nità delle sorelle che, ricercata da suor Veronica intorno alla nobiltà del suo casato, le fa rispondere: "Quando siamo qui capuccine, non v'ha da esser altro".

 

Ascoltiamola.

"Per tutto l'anno si leva a mezzanotte: si dice mattutino e le lodi. E poi immediatamente si fa un 'ora di orazione mentale... e poi si torna a riposare. Come spendo io questo tempo della notte, lo dirò per la gloria di Dio e per seguire i comandi di vostra reveren-za. Per ordinario mi sveglio un 'ora avanti mattutino e levata mi apparecchio a lodare il Signore. Il mio apparecchio si è il levarmi perché, per altro essendo le mie facoltà tutte ingolfate in Dio, non ho a che fare per unirle e trasfonderle in Lui".

Neppure più il sonno le appartiene. La percezione psicologica, così periferica, del riposo è come assorbita nell'attualità per-manente del rapporto che Dio ha stabilito con Maria Madda-lena. A Dio non deve innalzare il primo pensiero: Egli già l'ha attirata a Sé, già lei è tutta "ingolfata" in Dio, al di là d'ogni avvertenza temporale del giorno e della notte. Dirà altra volta:

"La mia orazione non ha mai principio perché non ha mai fine, vivendo sempre unita a Dio nel mio interno".

 

Come vivrà allora i momenti della preghiera comunitaria, a cui la campana del convento la chiama? "Incomincio con la voce più alta e devota che posso le divine lodi. Sento in Dio una consonan-za divina nelle lodi infinite che dà Dio a Dio stesso. E perché la corte celeste sta tutta trasfusa e assorbita, identificata e deificata in Dio, ne viene in conseguenza a farsi una lode sola in Dio: Dio stesso è la lode laudata e laudante. Oh, come alcuna volta si dilegua il mio cuore e per impeto d'amore resta lassù con gli spiriti celesti, né più si inclina alle cose della terra!"

 

Sono le quattro del mattino e la comunità torna a riposare, fino alle sette. E che fa Maria Maddalena? "Giunta in cella, spendo quelle tre ore in orazione, stando seduta... Quando il Signore mi fa la carità di tenermi unita a Lui, in Lui ancora con tutta quiete riposo e non so cosa sia sonno, e le ore mi sembran momenti".

 

è l'aurora: "Vado a recitar Prima e Terza con le altre; ascolto le sante Messe, ricevo il sacramentato Signore e da ogni comunione sento l'anima mia immedesimarsi sempre più in Dio e più annien-tarsi l'essere di creatura". Maria Maddalena è nel cuore della preghiera, vive il puro rapporto con Dio, dove la distanza infinita tra la creatura e il Creatore viene colmata nella comu-nione più intima del dono reciproco.

 

Continua: "Uscite che siam di coro la mattina, che son le nove e mezza, si suona il "lavoriero" nel quale si lavora secondo l'obbe-dienza che tutte hanno... Io spendo questo tempo sempre unita con Dio nel mio interno e procuro di lavorare con fedeltà e pre-stezza. Ho l'officio di cantiniera quando Maria Maddalena stende questo programmai e mi affatico volentieri nel servir tutte: desidero il vino buono per reficiar le mie care madri. E quando mi si porta alcuna gerla di vino che abbia del forte o del guasto, vado tra me stessa brontolando, che par che non abbia ad acquietarmi. Il Signore per sua bontà mi perdoni, che non lo fo per util mio". Maria Maddalena s'inquieta e brontola: uma-nissima, simpatica pennellata di questa donna, premurosa di "reficiar" con vino buono le sue sorelle!

La recita di Sesta e Nona corona la fatica del mattino. Poi la suora più giovane "prende la croce e a due a due in processione si va al refettorio. Si siede poi a tavola mangiando quanto la santa obbedienza ci dà: e sempre mentre si mangia si fa la lettura un pochetto per una. Io dico con giusta verità non esservi esercizio alcuno per me più penoso del mangiare. Patisco ed ho sempre patito una gran fame, né so mai d'essermela tolta mangiando a sufficienza. Nei primi anni la grande fame mi faceva molte volte piangere, stante che il nostro digiuno non ha mai termine, e sempre è quaresima per me, ma questo a me non importa..."

In questo "penoso" mangiare, bagnato di pianto, le testimo-nianze inseriscono un particolare rivelatore del temperamento di Maria Maddalena. Il silenzio austero della refezione viene interrotto talvolta dalla "ricreazione". Ed è lei, Maria Madda-lena, la prima a ricreare le commensali. "Recitava certe compo-sizioni giovanili - erano poesie e canzonette -, ma decentissime allo stato nostro", s'affretta ad aggiungere con pio scrupolo una testimone. Cosa non sa sprigionare la giovinezza del cuore, che trasfigura in allegria anche le pungenti indisposizioni dello stomaco!

"Dopo pranzo v'è un 'ora di libertà, almeno in questo tempo che son corti i giorni, perché l'estate vi son due ore, una delle quali si spende nel riposo;... e si può anche parlare, volendo, ma io lo faccio più poco che posso, perché il silenzio mi piace assai, e se parlo lo fo per carità, essendone ricercata".

E ricercata lo era suor Maria Maddalena, specialmente dalle giovani che preferivano la sua conversazione piena di brio, il tratto schietto, intriso di amabili facezie e di buon umore. Ri-cordano queste: "Stavamo volentieri con lei, né mai alcuna sa-rebbesi staccata per raffabilità e soavi maniere del suo diportarsi con tutte, anche con quelle che erano di natura stravagante"

Dirà poi lei stessa: "Tutte le madri, ma massime la gioventù, mi dimostrano senza alcun mio merito grande amore e stima', e se ne lamenta con Dio: "Dicono che son mansueta, caritativa, umi-le, osservante: queste virtù io certo non le ho, ma mi sono però sempre piaciute".

 

Segue la "distributione dell'hore": "Un'ora dopo il pranzo si suona il Vespro, dopo il Vespro si dice il rosario e poi si suona il lavoriero... A tutto io concorro stando sempre con la mia mente unita a Dio". Il lavoro si conclude - sono le 17 - con la recita di Compieta, "e dopo si fa un 'ora di orazione mentale e poi si dice l'officio dei morti e alle diciannove si va in refettorio a far colazione. Si danno cinque once di pane e qualche frutto. Io mangio poco perché più facilmente sto sveglia di notte. Si torna poi in coro a prender l'indulgenza per i poveri morti".

 

Prima di ritirarsi ciascuna nella propria cella, le suore "vanno a scaldarsi". C'è una grande stanza attigua al coro, con una grande cappa nel mezzo: lì d'inverno la comunità si congeda per il riposo. Una corona di facce che il fuoco accende, il rapido stropiccio di mani e i piedi nudi sollevati uno dopo l'altro intorno a quella danza di brevi fiamme. Maria Madda-lena disinvolta e sicura avvicina un piede e poi l'altro al fuoco, se ne lascia lambire, o meglio scottare; la reazione dolorosa, per contatto poi col freddo pavimento, era una delle "minuve" di penitenza nascosta.

 

"E poi al riposo": sono le venti. Com'era il riposo di Maria Maddalena? "Io dormo sopra la nuda asse, né quasi mai mi distendo, ma o seduta o rannicchiata dormo. Ma é un riposo talmente interrotto da un interno amore e dall'esterno tormento dei cilici e piaghe, che penso non arrivi a tre ore. Mi rincresce però di tanto dormire, e vorrei poter non dormir niente per star-mene sempre fissa in Dio"

 

Così suor Maria Maddalena "distribuisce" le ore: un tessuto fin troppo esile al suo ardore incontenibile e divorante. E se ne scusa con Dio, supplicandolo che la perdoni "del nulla che fo per amor suo", e "se così oziosamente spendo la vita".

 

Non ho voglia di morire!

"Starmene sempre fissa in Dio", è la continua, e vera occupa-zione di Maria Maddalena. "In quel tempo - è ancor giovane religiosa - io tendevo ad amarLo con tutta la diligenza possibile, né mai mi scordavo di Lui nel mio interno... E così pernottavo quasi tutta la notte sentendomi molte volte languire per suo amore"

 

Il cielo segreto della "dolce rimembranza di Dio" è improvvi-samente attraversato da una "apprensione veemente dei divini giudizi che mi faceva quasi impazzire". L'occasione venne dal corso di esercizi spirituali, predicati alla comunità da un padre gesuita. Costui parlava "con tanto rigore ch'io non potevo più udirlo e mi sentivo morire... ed esclamavo a Dio: - O bellezza infinita, perché mai mostrarmi tante delle vostre finezze d'amore, se poi volevate da voi scacciarmi per tutta l'eternità? Mio Dio, potrà soffrire il mio cuore a distaccarmi da voi, poiché voi solo amo e adoro?".

 

Maria Maddalena finì per ammalarsi: una forte febbre la pren-de a bruciare. è la prima delle grandi malattie di Maria Madda-lena, nella quali il movente psichico appare associato al fatto patologico. "Il male faceva tutta la sua furia nella testa nel sempre rintronarmi questa sentenza: pochi giorni avrà di vita, di questo male morirà". I medici si sentono cadere le braccia di fronte a un male che resiste ai più sicuri rimedi.

 

Il confessore la conforta, animandola a confidare in Dio, "ma - lei scrive - tutto era vano". Il vescovo, cardinale Giovan-ni Badoaro, sopraggiunto per una visita alla comunità, le porta la benedizione e l'incoraggiamento: "Figliola, tra poche ore andrete a godere il vostro celeste Sposo!". "Io gli risposi che non ne avevo voglia". Le diede l'indulgenza plenaria e se ne andò. "Ma si legò al cuore la risposta che data gli avevo di non aver volontà di morire...". Più tardi ristabilitasi, Maria Maddalena rassicurò il vescovo dicendogli "che io non avevo altra opposi-zione se non la mia scellerata vita che mi faceva temere il giudizio di Dio".

"La notte in cui dovevo morire - erano ormai trascorse tre settimane - fu quella in cui migliorai". Maria Maddalena è risanata. Improvvisamente, come l'aveva ghermita il male, la salute torna e cominciano a tornare le forze della giovinezza nel suo corpo di ventenne. Parabola gentile, il miracolo? Interven-to soprannaturale? Sono domande senza risposta. Quale rela-zione esiste tra la guarigione di Maria Maddalena e l'eccesso di quella "apprensione dei divini giudizi", configurato sotto l'a-spetto psico-fisico come una crisi d'estrema violenza? "Eppure non avevo fondamento di che temere, perché se avevo peccato, me ne ero anche addolorata e confessata interamente. Eppure nono-stante io sudava".

 

Sì, aveva fatto una confessione generale, lunghissima e interrot-ta da pianti, "che il confessore - il gesuita padre Antonio Contarini - esercitò molta pazienza in ascoltarmi".

 

Pregò la Vergine "a pacificarla con il suo divin Figlio" e davanti al tabernacolo le sue lacrime brillarono di luce improv-visa: Maria Maddalena vide "l'amorosissimo Padre" stenderle la mano sul capo e dirle: "Ti dò, o figlia, una plenaria assoluzio-ne dei tuoi peccati". Questo dono di riconciliazione, confer-mato dal confessore al quale lei s'era poi confidata, si rinnoverà anche sul letto di morte: è suor Eleonora a riferirne.

 

Consolazione, pace grandissima che stimola Maria Maddalena a inoltrarsi nel meriggio dell'esperienza di Dio attraverso un battesimo di fuoco e di misericordia. Il beneficio che ricevette da quella prova fu immenso, se a distanza di anni così Maria Maddalena annoterà: "Fra tutti i lumi, la verità infallibile dei quattro novissimi, questo è stato utilissimo all'anima mia ed è stato l'unica cagione della mia perfetta conversione a Dio".

 

Adesso conviene che facciamo davvero

"Suor Ottavia, adesso conviene che facciamo davvero!": così Maria Maddalena si era congedata dalla consorella dopo la cerimonia della professione. E la giovane professa fa proprio davvero, se come scrive qualche anno più tardi: "Rinnovai sul sodo l'anima mia e diedi principio ad una nuova vita, tutta d'amore e di mortificazione ripiena". Ce lo confermano i numerosi "proponimenti" da lei stesi su foglietti volanti. Sono come umili e lucenti cristallizzazioni d'una cascata d'acqua, scaturita dalla tenace personalità di Maria Maddalena. Ne fissiamo uno.

 

"Umiltà profonda, pazienza continua, indifferenza, sottomissio-ne, carità, obbedienza, presenza di Dio, distacco da tutte le cose, distacco da me stessa, abnegazione della volontà; orazione fer-vente fruttuosa umile indifferente profonda continua amorosa; paziente, rassegnata, sottomessa, senz 'amor proprio.

Imitazione di Gesù Cristo vera e continua cordiale soda perpetua, amando come Lui i disprezzi e i patimenti le agonie e le morti sino alla morte, senza intermissione alcuna.

Amore ardentissimo a Dio intenso e continuo, che abbruci ogni difetto ogni imperfezione ogni neo di colpa ogni ombra non solo d'imperfezione ma tutto ciò che non è più perfezione, più santità più trasformazione più deificazione. Estoteperfecti sicut et Pater vester coelestis perfectus est »

 

Vi è anche un "libretto piccolino" che Maria Maddalena ave-va deposto per le sorelle fra le mani della statua di sant'Alessio. è il "Libro della vita, cioè imitazione di Gesù Cristo nella pratica di tutte le sante virtù". Ne riteniamo i titoli, come registri privi-legiati delle inclinazioni di Maria Maddalena. "Amor di Dio, ma vero, ma sodo, ma continuo. Umiltà profonda, cioè cognizione vera del nostro niente, ma in pratica. Orazione continua, ma vera, mafruttuosa. Odio di se stessa. Mortificazione generale in tutte le cose, sì nell'interno come nell'esterno, dando morte alle nostre passioni. Osservanza delle Regole, questo è il fondamento di tutta la nostra perfezione. L 'ubbidienza puntuale, l'annegar la nostra volontà e far quella delle altre. Prontezza nelle fatiche. Carità fraterna".

 

Questa vigorosa impostazione ascetica, che suor Maria Madda-lena si dà, traspare anche dalle lettere che lei indirizzava ai suoi familiari e alle persone religiose di altri monasteri. Umile magi-stero di un'umilissima suora, che nella essenzialità del dettato rivela gli orientamenti profondi della vita. Il realismo della sequela evangelica diviene per Maria Maddalena, giorno dopo giorno, testimonianza incarnata e trasparente della Parola, vi-vente pagina di Vangelo: lei stessa, quindi, "libro della vita".

 

In questo "libro" raccogliamo il frutto della sua preghiera, del suo "star fissa in Dio"; esso ci mostra in atto una profonda e reciproca connessione tra contemplazione e vita, propositi ed esperienza: "La vita mia, le mie operazioni, le mie parole sono la perfezione evangelica".

 

I voti, vincoli d'oro, vincoli d'amore

"Ogni immagine deve rassomigliarsi al suo Originale", dice suor Maria Maddalena. E l'Originale - Cristo nei suoi atteg-giamenti esistenziali di Dio e uomo - è davanti a lei. Tutta la forza di attrazione e di trasformazione da lì parte e lì torna, perché la grazia filiale dell'Unigenito del Padre e Salvatore del mondo in lei pienamente viva: "Questa è tutta l'eccellenza e somma nostra gloria: nel renderci simili a Gesù nostro amoroso Redentore. Lui ci guida e ci invita alla sua sequela... Tutta la perfezione di un'anima sta nel seguire Gesù Cristo".

 

Maria Maddalena è con Gesù. Dell'anima umile lei dice: "In-comincia a fissare i suoi sguardi nella sacratissima Umanità di Gesù Cristo, Dio e uomo; propone d'imitarla, mette mano e l'opera, riforma l'interno e l'esterno sul modello di Gesù Cristo:con questo divin esemplare davanti agli occhi e scolpito nel cuore, a poco a poco si fa santa"

 

L'ascesi della conformazione mistica a Cristo manifesta in lei profonda sollecitazione e straordinaria aderenza. Scrive:

"Mirate con attenzione le eroiche virtù di Gesù Cristo, di tutte ne volli far voto, per obbigarmi con maggior assiduità ad imitarle e di praticarle in grado eroico, secondo però il mio stato di capuccina "Questa perfezione m'ha da obbligare non solo alla pratica delle virtù, ma al midollo di esse virtù". "Si, mio Dio, tutte le virtù in me saranno tanti voti d'amore, vincoli eterni, catena d'oro che in perpetuo mi legheranno a Voi, sommo ed eterno mio Bene"

 

La storia della spiritualità conosce dalla vita dei santi queste forme singolari e arditissime dell'unione con Dio. Maria Mad-dalena le assume con una radicalità, che non sembra trovar simile riscontro altrove. Non un voto, ma più voti - almeno sedici - nella loro dettagliata configurazione e irrevocabilità di impegno. Non ve la spinge una sorta di atletismo ascetico, ma l'umile coerente risposta di fedeltà al Signore che la ispira. E lei stessa a confermarcelo in una relazione a padre Antonio Salvi-ni, suo confessore: "Il voto è di grande aiuto, perché non mi lascia cadere in tepidezza alcuna, e mi è un continuo svegliarino per esser fedele a Dio".

è Dio che lo chiede, lo vuole anzi: "Eccomi, dunque, o mio Dio:

arresa obbedisco nonostante gli strepiti e le disperazioni dell'u-manità mia, che vedendosi da tutte le parti incatenata tutta si sconvolge, agonizza e par che spiri. Ma non importa: con superio-rità la miro". Ai confessori, esitanti davanti a queste scelte estreme, assicura: "Dio mi darà aiuto. Con la sua grazia potrò farlo, sì lo potrò". Essi finiscono per approvarla e il vescovo, mitigando alquanto, acconsente.

 

Vi è un voto, ed è "di operare e pensare quello che conoscerò esser di maggior perfezione, e di più gusto a voi, mio Dio; di star sempre amando Vi, adorando Vi e conformandomi di momento in momento ai vostri adorabili voleri". Quando fa questo voto Maria Maddalena ha ventun anni.

 

Frutto di una giovinezza incandescente, questo sigillo di sposa testimonia - nella personalissima configurazione a Cristo - la fruttificazione dei carismi battesimali dello Spirito. Se per la sua viva sensibilità le sono catene durissime, i voti nella loro più profonda incisione le sono "vincoli d'oro, vincoli d'amore" che legandola al Signore le "servono d'ali per volare nel suo seno"

Altri voti formulerà Maria Maddalena, finché nella raggiunta maturità spirituale il Signore le chiede: "Senti, figlia: da te voglio un altro voto, nel quale saranno eminentemente compen-diati tutti gli altri voti. Il voto che da te voglio, o figlia, si è che ardi sempre del mio divin amore, e questo tanto infocato che mi sembri una serafina vivente". E Maria Maddalena, lei che "tutto gelo ha il cuore", lo compie e lo offre. Poi annota: "In quell'istante parve mi si mutasse il cuore, dandomi Gesù il suo divin Cuore, vera fornace di sempiterno amore. Sento avvampare dentro di me questo divin fuoco e se persevero con fedel osservan-za dei miei voti questo incendio fiammeggia tanto che mi pare si consumi la vita e non posso soffrirlo onde vado esclamando: - Mio Dio, non posso più! -. Questo voto è tutto di Dio; io non vi ho parte se non per estinguerlo con le mie infedeltà".

 

La sensibilità vivissima di Maria Maddalena ne sentì il contrac-colpo. Fu "il timore di non usare quella continua diligenza e fedeltà che - lei scrive - sono obbligata a usare". Il timore è come una spina confitta nella sua carne che penetra ben adden-tro quanto più il Signore la incatena con questi vincoli di fuo-co. E il martirio del cuore, fuoco purificante. è la sua pena, ma "una pena pacifica e quieta che non toglie, anzi aumenta l'unione con Dio, perché se seriamente rifletto al mio operare, pensare e parlare, non trovo avvertitamente in me cosa che agli occhi divini dispiaccia. Certo che qualche negligenza vi è ma non però avvertita"

 

è la sovrumana, paradossale esperienza dei santi, uomini e donne, che sono divorati dall'insaziabile fame di amore e dal consumante ardore di corrispondenza. Esperienza di Maria Maddalena ieri, e oggi di suor Veronica di Ferrara (+1964), sua consorella, che esclama: "L'Amore è un martirio, che più si sente, più il cuore sospira che aumenti".

 

Son cose da niente

Al martirio interno s'andava accompagnando quello esteriore, corporale, il quale - se lo possiamo con più agio osservare - è nondimeno rivelatore della tensione umana e spirituale di Maria Maddalena. Il mondo claustrale, dove è negato ogni spazio alla superficialità e alla distrazione, offre infinite occa-sioni di crocifiggente martirio, che solo una delicatissima co-scienza può avvertire. E questo il terreno umano sul quale Maria Maddalena verificherà, coltivandole, le migliori stagioni spirituali della sua vocazione. Una sensibilità squisita le ha insegnato a soffrire al di là delle ragioni reali della sofferenza. L'amore stesso ha maturato in lei una smisurata capacità di gioire e di soffrire e lei porta nell'esistenza quotidiana, nella relazione con le sorelle, il fardello di questa ricchezza, di questa erompente vitalità.

 

Dagli insetti che ronzano fastidiosi attorno alla sua persona al sole cocente mentre vanga nell'orto. Al riguardo, consigliata a ritirarsi da quel caldo, risponde: "Lasciate che mi asciughi l'u-midità dei miei peccati". Dalle pungenti e furiose parole di qualche consorella ai rimproveri di talune badesse, le quali, non avendo coraggio in capitolo di riprendere le suore man-chevoli, "riprendevano lam lor colpa nell'innocentissima nostra serva di Dio": è la testimonianza di suor Geltrude e di suor Francesca. "Son cose da niente - andava dicendo suor Maria Maddalena -. Mi danno però anch 'esse qualche noia e perciò mi sono care"

 

Tentanta di giustificare la sua innocenza nei contrattempi della vita comunitaria, Maria Maddalena non reagisce. Un delizioso quadretto domestico ci ritrae Maria Maddalena a dire un mat-tino la colpa - non sua - in mezzo a mille cocci di scodelle che, maldestramente riposte da una sorella, si erano rovesciate per terra. L'anonima colpevole non aveva il coraggio di mani-festarsi. "M'inginocchiai - dice Maria Maddalena - e non dissi ch 'io le avessi rotte, ma solamente che si erano rotte..." Sorridiamo di questa per altro veritiera distinzione che traluce di umiltà e di carità fraterna. Fu imposto a Maria Maddalena di forgiarsi con quei cocci una collana e far, così inghirlandata, il giro davanti alle suore sedute a mensa.

 

Dolori di capo, mal di denti, estrema debolezza di stomaco, il tendine stirato sotto un ginocchio: "sono minuzie, è vero, ma - lei dice - di gran cose il Signore non ce ne dà". La compo-stezza della persona, la voce sommessa, gli occhi vigilatissimi, "suor Teresa, queste sono le mortificazioni care a Dio - dice Maria Maddalena alla consorella -: di queste nessuna sa nien-te... Sono stata per dieci anni senza alzar gli occhi tal che in quel tempo non sapevo se le finestre del coro erano aperte o serrate"

 

Di queste minuzie Maria Maddalena s'innamora, l'occhio fisso in "Gesù Cristo agonizzante per amore su una croce". Cristo, Cristo crocifisso è la segreta attrazione di Maria Maddalena, nella dinamica d'una risposta nuziale a Colui che si dona tutto piagato per amore. Se lei è la sposa, come non condividere il destino dello Sposo? "Che rossore in una sposa del Crocifisso non portar né nel corpo né nel cuore le pene del suo Sposo!". Come è la sua vita, così sarà anche il suo insegnamento: "Sorel-le mie - dice alle novizie - vi vorrei innamorate di patimenti, e che non foste mai sazie di più e più patire per rassomigliarvi in tutto al vostro divin Sposo crocifisso: uno Sposo crocifisso vuol la sua sposa crocifissa".

 

La canzone che di giorno e di notte io cantavo

Ma il martirio bruciante dell'anima è infinitamente più grande, il martirio dell'amore: "L'amore è a me un vero martirio: questo è l'unico carnefice che mi svena, taglia abbrucia e di continuo dà la morte a tutto ciò che ha dissimilitudine a Lui". è l'interno martirio divino che Maria Maddalena chiama "le operazioni di Dio". Erano queste "tanto gagliarde e impetuose per l'estrema soavità e dolcezza, che mi sembrava avere il corpo fatto di pasta, e sempre esclamavo: - Mio Dio, non posso più; non posso più mio Dio, non posso più! Questa era la canzone che di giorno e di notte io cantavo". "In quell'età poi di ventidue anni vivevo come fuori di me per il continuato incendio interno, e non trovavo rimedio alcuno che mi sollevasse, fuor che sempre più ardere. Pensai che l'alimento dell'amore fosse il patire. Mi accinsi con animo generoso ad intraprenderlo".

 

La vocazione alla sofferenza, la grazia del patire avvolge di trafiggente dolcissima luce anche il corpo di Maria Maddalena, svelandone le stimmate plasmatrici di donna e di cappuccina. Qui ci accostiamo al fenomeno, così sconcertante per la nostra sensibilità, delle penitenze volontarie e fisiche di Maria Madda-lena Martinengo.

 

Le immagini pie amano mostrarla che guarda il crocifisso, e un flagello sul tavolo. Semplice allegoria. Per essere esatti, biso-gnerebbe rappresentare Maria Maddalena con decine e decine di flagelli, di cilizi, di fasce di spine, di temperini e tenaglie, di chiodi e di aghi a centinaia e fuoco di zolfo... Con questi marti-rizzava il suo corpo. Maria Maddalena le diceva "industrie suggeritemi dall'amore, che mai cessa di chiedere questo alimento del patire, per sempre più amare e patire, patire e amare". "Soffro di non soffrire" arriva a dire Maria Maddalena, quasi a raggiungere il grido di santa Teresa d'Avila: "O morire o patire", e quello di santa Maria Maddalena de' Pazzi: "Non morire ma patire".

 

Con occhio attento noi potremmo situare le "orribili" espres-sioni penitenziali e gli atteggiamenti dolorifici di Maria Madda-lena tra le forme di "barocchismo" ascetico proprio del suo tempo, il Settecento; ma dovremmo nondimeno arrestarci sgomenti davanti ad una così crocifiggente passione d'amore, a così insaziabile mortificazione nel cuore d'una aspirazione con-sumante, Maria Maddalena lo prova nella sua interezza: "Non esservi cosa più severa e rigorosa dell'Amore". Del resto - e ben lo avvertiva! - erano ferite dolorose nella sua carne. Più che le singole forme penitenziali, è il movimento stesso della sua vita, la sua corsa, che risponde alle intime esigenze d'una chiamata: "Mio Dio, voi lo volete! - Questi sono impulsi di Dio che mi spingono a fare tali penitenze". I confessori e i direttori la confermano. "Dio la vuole così - conclude il cardinal Ba-doaro -: lasciamola fare!". E noi accettiamo di non capire in un silenzio pieno di stupore e di acconsentimento.

 

"Sembrano spropositi queste ed altre penitenze"dice, come prevenendoci, suor Maria Maddalena; ma illuminandoci sog-giunge: "Questi erano sfoghi d'amore, e perciò li facevo con grande impeto. Alcune volte l'amore mi spinge a fare degli eccessi in genere di penitenze". Infine lo riconosce lei stessa: "E come potrei avere tanta generosità di sempre crocifiggere la mia carne, se l'amore non mi invigorisse? L'amore, l'amore si è quello che perfeziona ogni cosa"

 

Tutta la mia vita è uno sproposito

Maria Maddalena porta sempre con sé la morte di Gesù, per-ché si manifesti in lei anche la Sua Vita. La morte di Gesù è nel cuore della vita di Maria Maddalena, trascinandola in un vorti-ce infuocato dove emozioni, pensieri e volontà si fondono nella grazia di identificazione corporale al Cristo immolato sulla croce. Tutta ansimante e riversa sul tavolo di lavoro, così fu scorta un mattino dopo la messa da suor Caterina: "Che avete, suor Maria Maddalena?". "Ah, non avete fede? - le rispose - Un Dio morto, un Dio morto!". Comprendiamo allora il suo grido: "Non posso vivere senza patire!". E l'altro: "La mia vita è tutto uno sproposito! "

 

Se fossimo tentati di squalificare come superficiali o inutili le penitenze esteriori di Maria Maddalena, puntuale e illuminante sarebbe la sua risposta: "Le penitenze corporali sono piccoli tributi che la misera umanità concetta in peccato dà alla divina giustizia. E se le creature conoscessero quanto aggrandiscono a Dio queste penalità, non si fabbricherebbero altro al mondo che cilizi e catene. Ma non si capisce questa verità, e perciò sono aborrite, anche dalle persone spirituali che non stimano necessa-rie queste penitenze esterne, ma solo le interne. Mio Dio, voi a me le mostrate utili e necessarie e a voi gradite, e perciò io le abbrac-cio! Ma come avrò forza di tanto patire? Lo dirò con parole da me tanto usate e che tanto mi piacciono di Paolo santo: - Omnia possum in Eo qui me confortat".

 

Le minuziose e raccapriccianti descrizioni che Maria Maddale-na ci fa delle sue penitenze - "bagatellucce" le chiama - potrebbero rivelare una certa attenzione a sé e a quello che offre a Dio. No, nessun malsano compiacimento in lei e ce ne as-sicura: "Tante volte l'amor proprio spirituale vi fa dentro (nelle penitenze) il suo nido". La grazia del patire è come custodita dalla grazia del nascondersi, del non apparire. Solo qualche confidente intuì l'impietosa risolutezza con cui Maria Madda-lena si martirizzava. Suor Anna, raccogliendo il coro delle te-stimonianze, dirà dopo la morte della santa consorella: "Di tante e sì strepitose penitenze e mortificazioni che suor Maria Maddalena ha fatto, io non mi sono mai accorta di niente".

 

La presenza del Signore, nella figura del "Servo sofferente" del profeta Isaia non è solo l'oggetto delle sue meditazioni. Maria Maddalena ha espresso anche nel corpo l'atteggiamento di Co-lui che "si è caricato delle nostre sofferenze e si è addossato i nostri dolori" (Is 53,4). Ella vuol "provare" veramente ciò che Gesù ha sofferto. La contemplazione dell"'Uomo dei dolori" faceva nascere con la gioia della partecipazione anche lo spa-simo di una insufficiente corrispondenza: "O adorabile Gesù, quanti spasimi patiste per mio amore! Ed io che faccio per voi? O mia confusione! Posso con verità dire: non patisco niente, niente opero, niente faccio per amor vostro. Pietà, mio Dio, misericordia! "

 

Chi più è amato da Dio più è da Lui crocifisso

Perché Maria Maddalena vuol soffrire, "avendola - lei dice - da durare su questa croce fin che l'anima spira?". Vi è un iniziale motivo: "Fare penitenza dei miei peccati". E di quali peccati, se lei stessa riconosce in sé solo imperfezioni per lo più inavvertite? Lei sa - i santi sanno! - che quanto più l'uomo viene assorbito nella luce di Dio, tanto più viva è l'esigenza di infinita purezza, di suprema trasparenza. Nello specchio tersis-simo della divinità anche il pulviscolo oscura, il soffio più lieve appanna.

 

Alla personale consapevolezza: "Dio sa il fondo senza fondo delle mie miserie", risponde la volontà di riparazione: "Le mie offese si pagano con eccessi d'amore"; risponde l'ansia di purificazione: "I patimenti danno quest'utile all'anima, che la purgano sempre più e la rendono più bella agli occhi del sommo Bene e rendono il sommo Bene più bello agli occhi dell'ani-ma"

 

Dall'imperioso personale bisogno di purificazione emerge il motivo sacramentale ed ecclesiale delle penitenze di Maria Maddalena: la comunione con Cristo e la partecipazione alla sua missione di salvezza, ossia - come lei si esprime - "l'imi-tazione di Gesù Cristo e dei santi e la conversione dei peccatori". "Mirando Gesù appassionato per me, ho avuto sempre un deside-rio estremo di seguitarlo per la via dei patimenti e di morire con Lui crocifisso... Il mio Gesù spira amore, provoca ad amare". è viva in lei la consapevolezza che "chi più è amato da Dio, più è da Lui crocifisso" e che "quanto più Dio ama un 'anima, più la crocifigge"

 

In questa dinamica di partecipazione nuziale, tutto quanto èdello Sposo viene condiviso dalla sposa, le appartiene. Non una individuale santità, non un personale ascetismo; la persona e la missione del Cristo è, per progressiva identificazione mistica, la vocazione e la missione di Maria Maddalena.

 

Anche attraverso il suo corpo, anzi nel suo stesso corpo. Scrive ad un suo confessore: "Ho veduto diversi misteri della passione di Gesù Cristo, sentendo anche nel mio corpo sensibilmente le di Lui pene, e massime nei giorni di venerdi"~"4~. La realtà di tutta la sua vita era il Cristo nel sacrificio redentore di Lui, era la partecipazione a Lui. Maria Maddalena non è accanto al Cristo immolato ma, attirata da Lui e da Lui posseduta, si identifica a Lui stesso.

 

Era come un sole fra le stelle

Ah, la Martinengo, la santa delle grandi penitenze! Così nella timida e insufficiente notizia popolare è ricordata questa splen-dida figura di donna e di claustrale. Ma noi sappiamo di essere di fronte non ad una suora camuffata di cilizi, ad una vita sminuita dalla mortificazione. Siamo davanti alla vita nella sua effusione originaria.

 

Noi, poveri nomadi, addestrati a disputare al deserto delle quo-tidiane esperienze un sottile filo d'acqua melmosa, noi stentia-mo a credere che ci sia sempre un paese di fontane e che ci sarà di nuovo per le nostre labbra e le nostre mani uno zampillo d'acqua fresca (Bernanos). Quali fontane, quanti zampilli d'ac-qua fresca le nascoste regioni della Chiesa ci riservano! Chiostri d'uomini e di donne, sotto tutti i cieli e ad ogni stagione, ci riservano il dissetante ristoro! Maria Maddalena la troviamo lì.

 

Se ci limitassimo ad una rigorosa esattezza cronologica e de-scrittiva, ben poco apprenderemmo della vita di lei. Le ingenue e fervide testimonianze delle sue consorelle ci dicono molto di più, perché traspongono in simboli realtà profonde. "Era come un sole fra le stelle", dicevano di lei. Ne avevano subito il calore, ma i raggi e le vampate di fuoco rimanevano celati sotto la tonaca, da lei scelta la più logora; sotto i sandali, da lei rattoppati all'inverosimile, sui quali spuntavano chiodi; capric-ciosi e insanguinati. Così la vediamo avanzarsi nell'umile e trasfigurato realismo della vita d'ogni giorno.

 

"Sempre composta e di occhio lieto" la vedono muoversi fra le incombenze della comunità, suscitando "rispetto e devozio-ne" in coloro che le vivevano accanto. Sempre pronta al segno della campana, questa una volta suonò mentre Maria Maddalena si stava lavando i piedi alla fontana; suor Geltrude la vide interrompersi per correre alla preghiera comunitaria. Sempre disponibile, dalla cella un giorno udì una sorella batte-re le coperte al sole: accorse ad aiutarla. Vi era un grande sacco di paglia da riporre in solaio: l'impaccio delle suore fu subito sciolto. "Carichiamo questa - indicarono Maria Maddalena che passava di là - che ha buone spalle". Essa "lo levò come un fuscello e il sacco fu portato agevolmente al suo posto" China sul pavimento del coro, aiutava la sagrestana a lavarlo con energia e "tutta accesa in volto". Suor Ottavia la pregò di desi-stere. "Ah, patisco niente - le rispose Maria Maddalena -: son gagliarda e robusta di forze. Voi sì, poveretta, patite assai!"

Troppo lavoro per le cuciniere? Lei si ritirava dopo mattutino dietro i fornelli a grattuggiare il pane o il formaggio e prepara va la legna.

 

Alle scadenze annuali degli incarichi, passò per tutti gli uffici della comunità: fu cantiniera, cuciniera, fornaia, ortolana, cal-zolaia, laniera, lavandaia, guardarobiera, sarta, segretaria. Le testimonianze sono concordi: "Si vide sempre sveltissima nel travagliare e aveva il lavoro continuamente nelle mani". Stava insegnando alle novizie a impastare un certo dolce "cappuccino"; la videro applicarvisi "con tanta lena che sembrava volesse far volare il mattarello". Giovane religiosa, lei sola s'addossò il pesante trasporto della legna sul loggiato del convento. Suor Antonia conclude per tutte, stupita: "Non so come sia possibile che quel corpacino possa fare tanto".

 

Avida di penitenze individuali, Maria Maddalena le avrebbe troncate subito se anche per un momento le avessero impedito il servizio nella comunità. Stupiva quella sua attenzione alle cose e alle persone, quell'appassionarsi delicato e discreto alle fatiche e alle pene delle altre.

 

Dov'era il suo segreto? Nella capacità di raccogliere nell'adorazione e nel servizio amoroso a Cristo le molteplici attività, le varie situazioni e momenti. Maria Maddalena tutto unifica e tutta si unifica nell'attualità della divina Presenza in semphcità e pienezza. Una volta, "mentre le pignatte bollivano" fu udita esclamare: "Mio Dio, non permettete mai che vi perda un mo-mento di vista!". Era nell'orto a innaffiare gli erbaggi; suor Giacinta la vide "fuor di modo raccolta" e le chiese: "Che avete mai, suor Maria Maddalena?". "Oh, - le rispose - se si sentis-se quel che passa in questo cuore!"

 

Il servizio della carità non la toglieva al colloquio interiore, il colloquio interiore non le impediva il servizio della carità.

"Niente mi impediscono le occupazioni esterne, perché l'anima mia sta così sola con Dio, come se Dio non avesse creato cosa alcuna fuori di me". Con naturalezza interrompeva la pre-ghiera comunitaria: "Lascio Dio per Dio, per trovarLo più mvi-scerato in me". Confidava a suor Eletta: "Oh, sorella, sap-piate che ogni esercizio può servire di raccoglimento, perché vi confesso che le maggiori misericordie fattemi dal Signore, le ho ricevute appunto negli impegni addossatemi che mi sembravano più distrattivi, come l'ufficio di cantiniera e di cuciniera".

 

Quali erano le "maggiori misericordie" fatele dal Signore? Il velo del silenzio si solleva appena su questo orizzonte inconta-minato dell'esperienza spirituale di Maria Maddalena: grazie straordinarie, carismi personali, frutto gratuito della sua identi-ficazione al Cristo.

 

è maestra delle novizie

Ancor giovane per l'incarico, Maria Maddalena a trentasei an-ni - è il 16 giugno 1723 - viene fatta maestra delle novizie. E' uno degli impegni più gravi e delicati che vi siano nella vita di una comunità religiosa: plasmare le giovani che entrano in convento, sbozzare dal loro blocco informe il volto di vere cappuccine. Con colloqui personali, con istruzioni, e soprattut-to con la sua testimonianza di vita, suor Maria Maddalena accompagnerà nella vita claustrale dieci ragazze vivaci, genero-se, estrose perfino, nella loro impulsività giovanile.

 

Le verrà affidato l'incarico altre due volte, nonostante le lacri-me che lei versa in comunità perché la esentino. La risposta delle suore è commovente e risoluta: "Se non si eleggeva a tal carico di maestra di novizie la serva di Dio, non volevano accettar novizie per verun conto". Non così il demonio. Rientrata in cella dopo l'elezione, Maria Maddalena lo vide seduto allo sgabello, compiacersi sarcastico del prestigioso incarico. "Gli soffocò le parole in bocca - è la confidenza riportata di Maria Maddalena -, dicendogli: - Tu vieni nel mio luogo e io verrò al tuo nell'inferno". Il demonio scomparve.

 

Qui l'umilissima suor Maria Maddalena matura e compie la sua vocazione di sposa, dilatandosi in una maternità che è il contrassegno della sua partecipazione all'amore fecondo dello Sposo. Maternità che dà luogo ad una circolazione di amore, ad una comunicazione di grazia, spezzando ella quotidiana-mente alle figlie il pane della parola, dell'esempio, dell'immo-larsi dinanzi a Dio.

 

Le sue novizie si chiamano Giacinta Averoldi, Eletta Odoasi, Ancilla Zappetti, Angela Martinelli, Veronica Albani, Paola Celeste Rossa, Chiara Francesca Passivani, Angela Gioseffa Regazzi, Eleonora Bodeni e Serafina. Un minuscolo drappello traboccante di vitalità: tanto amor di Dio; ma anche tanta diversità di carattere e anche qualche testolina bizzarra, capace di impennate ribelli. A Maria Maddalena pare di affondare le mani in una ricchezza palpitante cui occorre dare una forma per offrirla al Signore e alla comunità delle sorelle.

 

Come dosare con le giovani novizie la dolcezza e la fermezza, l'incoraggiamento e il rimprovero, il gesto amorevole e quel-lo severo? Maria Maddalena è duttile, flessibile e segue volta per volta la condizione particolare di ciascuna. L'intuizione della maestra va al cuore della storia e della vocazione delle novizie, cogliendone i più sottili movimenti psicologici e spirituali.

 

Una novizia è ripiegata sul suo turbamento interiore? Vede aprirsi la porta della cella e la maestra sorridente: "State quie-ta, suor Ancilla, state quieta!". Null'altro. E il cuore turbato si colma di pace. Suor Angela Gioseffa trema e piange dal freddo? Maria Maddalena "le scalda i piedi persino col proprio fiato". Suor Celeste le confida certi dissapori dei propri fa-miliari. Si uniscono allora madre e figlia nella preghiera. Maria Maddalena si rivolge al Signore: "Questa grazia la voglio e se volete castigo, castigate me per essi". Suor Celeste rimane per-plessa, non vorrebbe condividere simile richiesta e offerta, ma Maria Maddalena a lei rivolta: "Ditelo, ditelo, ed impegnatevi con Dio sopra di me: non temete!". C'è suor Veronica, capace di uscite inattese ed impulsive. è lei a sbottare un giorno di fronte al comportamento della maestra: "Io non so, madre: ella fa delle cose che proprio mi fanno venir collera!". "Con tutta quiete e gravità" Maria Maddalena risponde: "Eh, maccona (sempliciotta), e che sapete mai voi?".

 

Se ammalate, Maria Maddalena assiste le novizie anche la not-te; "se poi la stanchezza la obbligava a prender un po' di riposo, stendevasi in terra presso il letto, appoggiando la testa ad un sottile traverso di scranno".

 

La diuturna convivenza con le giovani la obbliga a nascondere ancor più certi assorbimenti interiori che la fanno apparire come estraniata, "di torpore insolito" e "andare in giro come una statua". Con stratagemmi "le divote e astute novizie la pro-vocavano a dire i suoi favori divini"; cercavano di conoscere, di carpire i segreti e le effusioni di quell'incessante colloquio con il Signore. Se qualcosa strappavano alla maestra, ecco il doloroso stupore di Maria Maddalena: "O Signore, io ho detto tal cosa? Non so niente!", oppure la supplica: "Vi prego a non dirlo mai ad alcuna. Per la gran semplicità nella quale mi trovo, non so quel che mi dica. Ma perché il Signore con voialtre mi palesa per mia confusione di qualche cosa, vi prego di usarmi una grande e perpetua segretezza".

 

Per custodire l'insegnamento di Maria Maddalena, alle novizie rimangono non solo "il rammentarsi che la madre maestra così insegnava, così operava epensava così", ma anche l'infuocata espressione del suo volto, l'ardente comunicazione della sua parola: "Le sue istruzioni erano tutte piene di santo fuoco", deposero le novizie; e ancora: "Udivala parlarci di Dio e dei misteri della santa fede, ed esprimersi con parole inflammate e penetranti che sembrava un apostolo". Suor Veronica è testi-mone d'una lettura fatta in noviziato da Maria Maddalena:

"Divenuta tutta fuoco in faccia, dovette desistere, dicendo a noi con un sospiro: - A voi leggo, ed io la pagherò" E il prezzo era la bruciante luce della verità che la infiammava nel riverbe-ro interiore di quelle letture.

 

Una nota vediamo distendersi sul volto delle novizie: è la gioia, l'allegria. è la gioia che si raccoglie nel volto e nella voce e irradia nel tratto della loro maestra. Era una gioia semplice la sua, un'allegria schietta che Maria Maddalena compone come perla nel tessuto umile della vita fraterna. "Mi piace servir Dio con allegrezza! ripeteva spesso. Nessun ripiegamento su se stessa, nessuna tristezza: "L'inimico pessimo che ruba tutta la quiete dell'anima si è la malinconia: con questa s'affratella il demonio"

 

Anche il silenzio, che tanto qualifica il mondo claustrale, si riveste nella voce, nel tratto, nell'insegnamento della maestra, di piacevolezza e di carità: "Sia il vostro silenzio allegro, affabi-le, benigno". Una curiosa annotazione viene lasciata al ri-guardo: "Dal confessore (Maria Maddalena) chiese quale virtù praticare. Il comando fu di mai ridere in tutto il triennio. Una tal cosa - confermò ella stessa - le fu di sommo peso in riguardo del suo naturale, avendo detto a suor Elisabetta un giorno che se non si avesse fatta continua violenza, sarebbesi veduta a ridere. Eseguì il comando che non pareva più essa".

 

Il mio desiderio, che siate anime di orazione

Le giovani si trovavano come tutte avvolte e penetrate dall'a-morosa intelligenza che Maria Maddalena aveva dei loro cuori: è un raggio appuntato nell'intimo di ognuna, non curioso ma discreto e casto. "Sapeva opportunamente valersi del rigore" ricordano le sue figlie. Tronca con soavità e fermezza la vanità di una novizia che preferisce "panni puliti e candidi" per il capo, assegnandole uno "allongato con benda grossa e vile". Se vede un'altra che "con qualche affettazione si rassettava l'abito", le provvede di un "abito dei più logori e rappezzati, con una fune lacera e sfilata". Ogni compiacenza femminile viene bandi-ta: "Vi raccomando il fuggire quella frivola diligenza di andar attillate".

 

Con saggezza e vigore accompagna i primi passi delle figliole sulla via dell'unione con Dio, della preghiera: ne indica le tap-pe, i pericoli, le lentezze: "Sodezza di virtù, figliole, senza tante fermarelle"; preserva dai facili fervori e consolazioni sensibi-li: "Non attaccatevi a questi lecchetti spirituali ma ricavatene il midollo, cioè la pratica delle virtù sode e massicce"; distoglie da "ispirazioni" soggettive: "O sì, ci vuole sante Iddio, ma senza i nostri modi di santità"; premunisce contro le aridità del cuore: "Sapete perché siamo aride? Perché non si usa fedeltà nel custodire l'interiore raccoglimento, e perché subito si vorrebbe entrar nell'orazione senza fatica. O se sapeste quante violenze convien farci, avanti che d'ordinario il Signore operi nell'anima, quante agonie e morti convien che si soffra! Ma se l'anima è fedele in tali tempi, stando salda senza cercar sollievi, usando tutta la fedeltà possibile, oh! che Dio la fa poi da quel Dio che è! E nelle aridità dove l'anima più manifesta l'amore che porta al suo Dio. Non perdetevi di coraggio per i difetti che commettete: ci vuole pazienza, a poco a poco...".

 

La preghiera è dono di Dio, è responsabilità della persona. Lo scoraggiamento è sempre alle porte per le giovani novizie. Pun-tuale allora è la parola della maestra: "Io non capisco questo dire: Non posso far niente nell'orazione. Ma chi v'impedisce che esclamiate al vostro Dio con sospiri, con giaculatorie, e con atti che son propri per tirar la grazia del Signore? Il male è che si sta là così, insonnate, e non si fa quell'avvertenza che si deve alla divina Presenza". E ribadiva: "Riflettete bene che l'avverten-za a Dio è necessaria, altrimenti è tempo perso, è tempo

 

Incontrando le novizie al lavoro, inattesa era la sua domanda:

"Amate, ma amate grandemente il nostro buon Padre?", o anche: "A che cosa pensate in questo momento? Dov'é il vostro cuore?"; "O sorelle, con Dio, con Dio unicamente! State at-tente a Dio! O quanto è mai intenso il mio desiderio che siate anime di orazione!". "Non dovete pensare che l'affaticarvi tutto il giorno vi possa impedire lo star con Dio; il cuore può starsene amando Dio incessantemente... e Dio è contento d'essere amato così, alla buona, ma con tutto il cuore".

 

La maestra sollecitava poi, nella concretezza del vivere frater-no, a verificare la bontà della preghiera: "Non vi stancate mai di fare tanta orazione, mafruttuosa, vedete, perché a che gioverebbe far orazione, se nell'uscir di quella non fossimo mortificate, pa-zienti, umili, caritative, di silenzio amanti, vogliose di patire, e di addossarci ogni fatica per sollevar le altre, senza scusarci delle riprensioni ancor che fossimo innocenti?..."

 

Maria Maddalena trasmette, com'è naturale, alle novizie la tematica svolta con la propria vita. C'è come un'osmosi pro-fonda tra il suo insegnamento e il modello che offre di sé alle sue piante novelle. Così conclude gli "Avvertimenti spirituali" che loro lascia: "In tutto questo tempo di noviziato ho atteso, con tutta la diligenza a me possibile, d'insinuarvi tutte le virtù... Ho procurato d'instradarvi sul vero e sodo cammino della perfezione acciò diventiate perfette e sante religiose, perché so quanto im-porti dar buon principio. Voialtre vi siete diportate assai bene onde ho buone speranze di vo".

 

Alle novizie Maria Maddalena ha insegnato fattivamente e pra-ticamente l'integralità dell'amore; ha prospettato insistentemente la vita religiosa come vita di comunione e di fraternità. La vocazione e la storia di Maria Maddalena così si ramifica, si espande e si salda a quella delle sue "care figliole": le coinvolge e trascina, le accende del suo stesso fuoco e fà ardere questo in loro; e in ciò la sua maternità raggiunge il compimento.

 

Pillole cordiali per la vita eterna

Si inserisce in questo periodo di maestra delle novizie il dram-ma penoso delle avversioni che Maria Maddalena ha vissuto in comunità e che la accompagnerà fino alla morte. Sono le perti-naci invidie e gelosie di alcune sorelle, che non mancheranno occasione per pungere e umiliare con "grossolane viilanie" suor Maria Maddalena.

 

Conosciamo i loro nomi: sono Rosa Avogadri, Anna Soriani, Stella Ranieri e Ottavia Merici, queste ultime compagne di Maria Maddalena. Conosciamo pure le loro sfuriate improvvi-se, le loro "invenzioni, calunnie e falsità", tali che, al dire di suor Vittoria e suor Francesca, "si sarebbero voltati e restati sedotti persino i santi"~. Tanto più intorbidire il quieto per-corso d'una pur fervida comunità!

 

Vorremmo stendere sul loro comportamento - come i figli di Noè sul padre - il manto del pudore e del silenzio; ma forse ci priveremmo del denso e luminoso spessore di umiltà nel quale Maria Maddalena vuol nascondere le grandi opere di Dio in lei.

 

Già non avevano gradito l'elezione di Maria Maddalena a maestra; ora poi criticano la formazione che dà, accusandola presso i confessori e lo stesso superiore monastico di "condurre le novizie per vie straordinarie e illusorie di santità", di trattener-le "ad ogni ora della notte nella sua cella, facendo combricole con esse loro", di "promuover fazioni per procurar voti", e che infine "insinuava di non dipender dall'abadessa". Una di loro giunse ad insultarla "d'aver allevato nelle novizie tanti giumenti, per sua incuria". Questa fu la disarmante e sentitissima risposta di Maria Maddalena: "Ha ragione, madre, io sono lo scandalo del monastero!". L'affrontarono un giorno dicendole "che sa-rebbesi ben andata all'inferno con tutti i suoi dieci diavoli". "Con lacrime" Maria Maddalena disse ad una di esse: "Cara sorella, ditemi in che vi offendo, che con l'aiuto del Signore mi emenderò".

 

Coinvolsero anche un confessore, don Antonio Sandri, figura sconcertante e bizzarra; da giovane fu vittima di un grave infor-tunio "nel quale - attesterà egli stesso ai processi - ebbi a fendermi il cranio, percui ne ho dovuto sentire gravissimi incomo-di nella testa". Don Sandri "pensò si scoprir il male di lei, così che le avversarie gogolanti dicevano: - Oh, adesso sì, che si ha da scoprire un gran diavolone!".

Il confessore giunse a "rinfacciare alla serva di Dio che in certi suoi scritti aveva trovato delle espressioni eretiche". Maria Maddalena ne rimase sgomenta e ferita. La vide suor France-sca portarsi davanti ai tabernacolo ove, "battendosi il petto", diceva: "Ecco qui, Signore, la vostra eretica! Abbiatene, ve ne prego, misericordia!". E alle novizie: "Povere figlie, che vi ho tutte ingannate! Andate dal padre confessore e raccontategli tutto ciò che vi ho insegnato e pregatelo che egli vi disinganni!".

 

Con diverso registro, ma con non minore carità e umiltà così, di questo confessore, scriveva a monsignor Francesco Marti-nengo, vicario monastico: "Dio ha permesso così per mio bene, e l'ho conosciuto nell'orazione, onde mi sto affatto quieto; solo mi è spiaciuto il modo... Ci vuole pazienza!".

 

Non un lamento, mai una recriminazione avanzò Maria Mad-dalena di fronte alle "contrarie". Le altre consorelle concordi attestano: "A queste usava finezze e cordialità maggiori, com-mendandole, e facendo a proprio costo ogni servizio ad esse". E di tutte le contrarietà che toccavano e coinvolgevano anche le novizie, diceva loro la maestra: "Son pillole cordiali, che dànno sostanza per la vita eterna". Suor Celeste raccolse questa conclusiva ed emblematica parola di Maria Maddalena: "In ogni opposizione, contrarietà o sinistro accidente, bisogna opera-re all'eroica!".

 

Ma la vicenda delle "contrarie" non terminerà con Maria Maddalena maestra; proseguirà, riservando altre "pillole cor-diali", non meno amare per lei un giorno abbadessa. "Quattro monache non sono poi tutto il convento!", conclude saggia-mente un contemporaneo della Martinengo. Quante, infatti, di quelle trentaquattro suore desideravano tornar novizie per ave-re lei guida così illuminata e santa!

 

Come ad una scuola divina

Per tre volte a Maria Maddalena fu affidata la responsabilità del noviziato: la prima dal giugno 1723 al giungo 1725, la seconda dal giugno 1727 all'aprile 1729 e l'ultima dal 1731 al giugno dell'anno successivo, quando le si "mutò l'uffizio e fu fatta rotara", responsabile cioè dei rapporti della comunità con il mondo esterno.

 

Dietro la "ruota" e la grata velata del parlatorio dover acco-gliere i parenti delle suore, i laici e gli ecclesiastici, i fornitori del convento e i poveri che venivano per la carità: ufficio prestigio-so e assai delicato, dunque, per un convento di clausura. E in questo servizio di comunicazione domestica con la gente che noi possiamo raccogliere le testimonianze forse più significative della carità apostolica di Maria Maddalena.

 

Molte persone ricorderanno quegli incontri alla ruota, che Ma-ria Maddalena sapeva animare con le ricche risorse della sua umanità: piacevolezza di tratto, garbo squisito, intuizione e immediatezza, e soprattutto passione per il soprannaturale che contagiava, scuoteva, rinnovava i visitatori. Questi dicevano "di venir essi alla ruota come a scuola divina". Gruppi di persone, terminata la dottrina e i vespri della domenica, dalla chiesa esterna del convento passavano alla portineria: "Andia-mo a vedere se ci è possibile di sentire la santa!". Le stesse suore che assistevano, com'è d'uso, la madre rotara, erano concordi: "I suoi discorsi ben servivano di lezione spirituale". E suor Colomba concludeva ammirata: "O che madre è mai questa! I suoi discorsi penetravano nell'intimo dei cuori".

Ogni anno, prevista dalle Costituzioni cappuccine, si teneva la giornata di visita dei parenti: i familiari delle suore potevano incontrarle. Anche i genitori, i fratelli e i parenti di Maria Maddalena si portavano al parlatorio del convento per intrat-tenersi con lei. Riversavano nel suo cuore le loro gioie e i loro dolori, la mettevano a parte dei loro progetti.

Maria Maddalena condivideva dei genitori le sofferenze che loro recavano i figli per la condotta. Alla mamma Elena diceva:

"Basta che lei, madre, sopporti con eroica virtù la gioventù dei fratelli, dissimulando con prudenza tutte le sinistre" mentre per sé tratteneva tutto il dolore, specialmente per uno di loro: "Io me ne vivo trafitta da un'acuta spada per il fratello... Più gradita mi sarebbe stata la morte". A costoro è tutto il suo sfogo appassionato di sorella: "Sono tante le lacrime che per voi spargo avanti a Dio, che basterebbero per annegarmi"; mentre così confermava particolare affezione a Cecilia: "Oh, non sapete, sorella, che vi ho piantata nel cuore?". Gioiva dei "buoni propositi" di Nestore, il maggiore: "Goda, fratello, che desideriate di raffrenare la vostra natura proclive al male".

Nel ricordo di Nestore rimarranno quegli incontri, che così egli riassume: "A me stesso in occasione che andava a visitarla mi faceva un mondo di prediche!"

L'effusione cordiale di Maria Maddalena, la sua partercipazio-ne alle vicende domestiche erano contenute dal forte richiamo di distacco e di solitudine della vita claustrale. Ai fratelli, che pensavano già alla successiva visita annuale, Maria Maddalena disse che "riguardo a lei non facessero conto di farla". Sor-prendenti parole che sgomentarono le suore presenti. Queste le ingiunsero di chiederne immediatamente scusa. Non minore sgomento aveva suscitato la risposta di Maria Maddalena al-l'abbadessa che la sollecitava a richiedere ai familiari la visita.

A costei disse: "Madre, che i miei parenti vengano da sé a farla, pazienza, perché così si pratica da tutte; ma che si abbiano ad invitare - o Dio! - non posso soffrirlo!". Risentito e umi-liante seguì il rimprovero della superiora.

 

è eletta abbadessa

Il 2 giugno 1732 Maria Maddalena fu eletta abbadessa. L'avve-nimento registra nella cronaca della comunità e nella vicenda interiore di Maria Maddalena un drammatico scontro di sen-timenti, una intensità di reazioni da stupirci e commuoverci allo stesso tempo.

 

Quanto rifuggisse da "offici d'onore", incarichi di responsabili-tà, già Maria Maddalena ne aveva dato prova alcuni anni pri-ma, quando arrivò perfino a scrivere al Papa, Benedetto XIII, una lettera, nella quale lo supplicava "d'una carità la più grande che far possa all'anima mia. Questa si è, che mi esenti da tre offici, cioè di abadessa, di vicaria e di rotara". Ne espone poi i motivi e conclude: "Beatissimo Padre, consideri in quali spasimi io mi trovo al sol pensare di dover comandare alle altre: Dio mi liberi da tal carica!". La lettera è del 30 ottobre 1728. Il confessore, padre Cristoforo Balestra, al quale Maria Madda-lena affida l'incarico di trasmettere la lettera, "non approvò tale ricorso - scrive un autore contemporaneo della Martinengo - per cui si astenne dal mandare il memoriale a Roma".

 

All'avvicinarsi della elezione Maria Maddalena ne presagiva il dramma, se un giorno le scappò detto: "Preferirei marcire in un letto, piuttosto che essere superiora" La consapevolezza del-la propria incapacità, quel sentire di sé umile ed espropriato la spingevano "a scongiurare le sorelle a darle il voto contrario: - Io non sono buona a nulla; e se mi facessero badessa crederei di far andare in rovina il monastero". "Ma la comunità - riferi-sce suor Veronica - piegava afavore di lei"; ne conosceva la matura virtù ed era ogni giorno stupita testimone della sua vita così integrale e appassionata di cappuccina.

 

Le suore "contrarie" facevano ogni sforzo "per troncarle la strada". Arrivato il giorno della votazione, prevennero il cardinal Angelo Maria Querini, che doveva presiedere il capitolo, perché non accettasse la elezione di Maria Maddalena ad ab-badessa, ma invano. Un particolare commovente: mentre le suore più giovani, già novizie di Maria Maddalena, si avviava-no al coro, "essa tutta dolente diceva loro: -Andate, andate pur anche voi a tradirmi...". La fiducia delle sorelle fu piena:

affidarono a lei l'incarico più alto del monastero. Il cardinale accolse, insieme alle lacrime, l'obbedienza di Maria Maddalena.

 

Alcune note contraddistinsero il servizio di autorità di madre Maria Maddalena: la passione per l'integrità dello spirito e della vita cappuccina, la carità squisita verso le suore inferme e la sapiente, comprensiva attenzione alle persone. Affidando a consorelle d'altro monastero il ricordo dei lineamenti morali della loro abbadessa, madre Gabriella, ritrae un po' come se stessa: "Ella é stata uno specchio di obbedienza da suddita e una torcia accesa di carità da superiora".

 

Con fermezza e soavità rimediò abusi infiltrati in comunità o finora tollerati, recidendo talune innocenti vanità proprie del mondo femminile anche claustrale. Le stava molto a cuore la povertà che voleva brillasse in tutta la sua semplicità. Raccolse un giorno - così lei stessa confidò - il lamento di san France-sco che prese a condurla per le "officine del monastero", qui e là indicando la mancanza di povertà, specialmente nella sacrestia:

ivi l'eccedente il "puro stretto bisogno" di biancheria e para-menti fu mandato alle cappuccine di Venezia. Nelle sue pa-role la povertà si rivestiva di trasparente dipendenza, di obbe-dienza fiduciosa: "Non siate tanto sollecite - diceva - nel far procurare, dicendo: - Madre, madre, manca questo, vi abbiso-gna quello, provveda, cerchi, compri. Sorelle, la povertà!... Dite semplicemente il bisogno con schiettezza e sincerità e quietatevi nella divina Provvidenza... Siate povere: é d'ùopo sentire le pun-ture della santa povertà".

 

Con le inferme poi era traboccante di attenzioni e premure; spesse volte al giorno le visitava e se ne prendeva cura, affian-cando l'infermiera. Ad una nuova incaricata disse: "Ricordatevi bene che nell'infermeria non vi ha da essere altro che carità pura!"

 

Suor Eleonora era rimasta senza incarichi alla "mutazione degli uffizi". "La ringrazio, madre - disse all'abbadessa - che non mi ha impiegata: così avrò più tempo di far orazione". Interior-mente illuminata, Maria Maddalena rispose: "Non vi ho impe-gnata, perché m'àvete d'abbisognare in certo impiego fra poco".

Era l'assistenza ad un'anziana inferma, suor Francesca, colpita da tumore diffuso. "Questa é l'obbedienza alla quale vi avevo destinata" concluse la madre.

Suor Francesca morì quando Maria Maddalena si era appena allontanata dal capezzale. Corse suor Elisabetta ad avvertire l'abbadessa. Con voce di pianto Maria Maddalena la prevenne:

"Lo so, lo so ben io che é morta, ed é stata da me a lamentarsi, che non le ho assistito come avea promesso!". Ma pochi giorni dopo alla stessa: "Ho visto suor Francesca che é in paradiso et era più splendente del sole. Oh, com'éra bella!". Parole dalla fragranza dei Fioretti, dove il soprannaturale è così spontaneo e familiare, da non più stupire: tale è il mondo umano, trasfigu-rato e unificato in Dio, di Maria Maddalena!

 

Amabile e serena, "mostrava sempre un sembiante giulivo", ricordano le suore. Le parole e il solo sguardo di Maria Madda-lena quietavano le facili increspature della convivenza. Così ci consegnano i suoi lineamenti le suore: "Il suo naturale tratto aveva in certo modo del serio e del grave; nondimeno, trattando, sempre lo faceva con amorevolezza e affabilità". Trasparente d'animo, Maria Maddalena inculcava "che lo spirito vero di religiose esige una piena e pura schiettezza in tutte le occasioni".

 

L'animazione spirituale delle sorelle aveva un punto di riferi-mento opportuno e stimolante: la lettura spirituale e il relativo commento dell'abbadessa. Ebbene, presiedendo questo mo-mento comunitario, Maria Maddalena sapeva offrire come un contenuto nuovo ai testi, i quali "in realtà erano i soliti libri, quelli che la madre leggeva"; ma "ciò era per l'unzione di spirito e la vivacità della fede con cui essa li leggeva", dice suor Veronica, testimone dell'ammirazione delle ascoltatrici.

 

Anche oltre le mura della clausura andava la carità dell'abba-dessa. La città ne era l'ammirata testimone. Maria Maddalena scongiurò una pestilenza che in quegli anni minacciava di dila-gare per le case di Brescia. Memorabile fu il suo zelo per il costume morale dei suoi concittadini.

 

Ecco un fatto, credo il più significativo. I nobili si accingevano ad aprire in città "un casino di divertimento". L'inaugurazione era ormai imminente, il 15 febbraio 1734, festa dei patroni bresciani Faustino e Giovìta martiri. Venutane a conoscenza, Maria Maddalena tanto pregò e pianse al Signore per impedire l'apertura di quello che lei chiamava "laberinto d'inferno per le povere anime". Sollecitò l'intervento di persone autorevoli, supplicò la promotrice, contessa Clarina Allegri Martinengo. Non ebbe ascolto. Congedò costei dalla grata dicendole, come ispirata: "Ella vedrà cosa farà il Signore e cosa ha da succede-re!". Alla serata inaugurale uno degli organizzatori fu colpito da infarto. Arrivò il prete che lo riconciliò con i sacramenti. Ricevuto il Viatico, il morente si rivolse alla dama promotrice:

"Veda, contessa, come va a finire il mondo!". E il "casino" fu chiuso

 

III. La storia vera di Maria Maddalena

 

Il mio interiore, cioè l'orazione

Il 27 giugno 1734, al rinnovo degli uffici in comunità, Maria Maddalena ebbe l'incarico di vicaria. Ancora tre anni di vita, per inoltrarci in quei deserti interiori di ghiaccio e di fuoco, di dolore e di amore, di Maria Maddalena: entro e al di là d'ogni sua capacità di soffrire e di amare lei vive Dio e ce lo fa incontrare.

 

Accostiamo ora la vita più piena, gli spazi profondi di Maria Maddalena, il rapporto con Dio, la sua preghiera, che è la sua storia vera. Nessuno di noi è capace di scrivere questa storia. E Dio che la scrive e sembra scriverla solo per scoraggiare gli interpreti.

 

La preghiera, la contemplazione di Maria Maddalena, è la sua vita umana totale. Avvertiamo subito che la progressiva conna-turalità del vissuto quotidiano di Maria Maddalena con il mondo di Dio è già di per se stessa testimonianza e messaggio per noi. Lei ci sollecita e ci rinvia sempre più "oltre", a quel mondo divino in cui - lei dice - "trovavasi inviluppata abi-tualmente come un pulcino fra la stoppa". Inoltre la vicenda personalissima del suo rapporto con Dio ci avverte di una delicatezza e pudore inviolabili, non disponibili per la curiosità, di quello che lei vive.

 

Nell' ambiente spirituale del Settecento

Tuttavia, accingendoci ad ascoltare qualcosa dell'esperienza di questa grande anima, vorremmo rilevare come Maria Madda-lena viva inserita nell'ambiente culturale del suo tempo, il seco-lo diciottesimo. Sbrigativamente squalificato come scettico e fatuo, il suo era un secolo di grande e poliedrica cultura spiri-tuale: si ponevano problemi di orazione, di vita interiore e di via di perfezione.

 

L'esperienza e la dottrina mistica ci hanno lasciato testimo-nianze altissime dello spirito che animava il Settecento italiano:

sant'Alfonso de Liguori (1696-1787), vescovo e fondatore dei Redentoristi; san Paolo della Croce (1694-1775), fondatore dei Passionisti; santa Maria Margherita Redi (1747-1770), giovane carmelitana di Firenze; san Giangiuseppe della Croce (1654-1734) e san Leonardo da Porto Maurizio (1676-1751), france-scani; il cappuccino venerabile Gesualdo da Reggio (1721-1803); le clarisse Chiara Isabella Fornari (1697-1744) e Chiara Isabella Gherzi (1742-1800); infine le cappuccine santa Veroni-ca Giuliani (1660-1727) e Diomira del Verbo Incarnato (1708-1768).

 

Maria Maddalena è, sì, inserita nella corrente spirituale della sua famiglia francescana, ma attinge ispirazione ai grandi mae-stri carmelitani, santa Teresa d'Avila (1515-1582) e San Gio-vanni della Croce (1542-1591) e soprattutto - per affinità spi-rituale - allo scrittore mistico francese Giovanni Moulin di San Sansone (1571-1636), pure carmelitano.

 

Suor Maria Maddalena ci consegna la sua esperienza spirituale attraverso numerosi scritti autografi: la Vita scritta da lei stessa, gli Avvertimenti spirituali e la Spiegazione delle costituzioni cap-puccine, un Trattato sull'umiltà, i Dialoghi mistici, il commento alle Massime spirituali di fra Giovanni di San Sansone e infine le lettere e le relazioni ai suoi confessori e direttori spirituali.

Maria Maddalena scrive senza preoccupazioni letterarie, con uno stile sobrio, tutto spontaneità e immediatezza. Dicendo di sé parla a se stessa, discorrendo con le sorelle si rivolge a Dio, con una vivacità di accento e arditezza d'espressione che incan-tano e sgomentano.

 

I suoi scritti incominciati per obbedienza (la Vita scritta da lei stessa), continuati per la pressione delle novizie (gli Avvertimen-ti spirituali) e per impulso interiore (i Dialoghi mistici), si pre-sentano così poco sistematici; possiedono però una unità vitale:

"Il mio interiore, cioé l'orazione'. Gli scritti di Maria Madda-lena erano agli occhi del suo confessore, il dotto Onofrio Ono-fri, "non inferiori di carattere agli scritti di santa Teresa"; e il vicario generale di Brescia, monsignor Chizzola, "aveva mag-gior credito del commento Falle Massimei che d'ogni altro libro".

 

Queste cose me le ha insegnate Dio!

Se nei suoi scritti Maria Maddalena si rivela tributaria dell'am-biente spirituale e della formazione religiosa del suo tempo, essa non è tuttavia che testimone di se stessa, dell'esperienza personale e diretta di Dio. E testimone di quel magistero inte-riore che lei - come altri santi - così qualifica: "Son tutte cose quelle che ho scritte, non lette né udite, non avendo io mai studia-to se non ai piedi del Crociflsso". Suo maestro è lo Spirito santo, "maestro divino che senza strepito di parole insegna dot-trina celeste". E con la sicurezza degli umili conclude: "Que-ste cose me le ha insegnate Dio!"

 

Nulla trasmette nel colloquio con le sorelle o nelle relazioni ai confessori che non sia frutto di personale esperienza. Le cose di cui Maria Maddalena parla "sono meravigile di Dio - essa dice - intese dall'anima per esperienza e non per scienza". A suor Veronica conferma " di non aver mai insegnato a voce o in scritto cosa alcuna che prima non avesse provato o praticato."

Ed era così abbondante la luce di questa esperienza che - come confidava a suor Francesca - "nello scrivere le abbondavano i lumi, come fiocchi di neve nel tempo d'inverno, e che la mano non poteva tener dietro a scriverli". Più volte sorpresa dalle novizie scrivere all'oscuro, con semplicità si giustificava:

"Il Signore comunica il suo divino amore in più maniere". "Né circa di ciò - conclude la testimone - volle dir altro".

 

Maria Maddalena non tradisce alcun intimismo ripiegato su se stesso, quasi una compiaciuta auscultazione interiore: "Scrivo a momenti, attenta mentre scrivo alle opere di Dio in me". "Parlo, é vero, della mia anima come più vicina a me, ma però con un total distacco e scordanza di me, come se realmente non fussi me, trovando e gustando Dio più vicino e identificato in me, che non sono me a me". Confessa, come scusandosi, una particolare simpatia: "Ho molte volte detto parole latine, cosa non confacevole alla mia sempilcità. Dio mi perdoni! ma il latino mi piace, perché spiega in poche parole molti sentimenti".

 

Maria Maddalena non scrive neppur per inconscia ostentazio-ne di sé: l'obbedienza e la carità reggevano la sua penna veloce; l'umiltà formava il registro delle sue comunicazioni: "Tante cose le intendo, ma non so spiegarle; e tante le spiego, ma dico spropositi perché non le pratico". Suor Eletta poté attestare:

"Fu sentita da me chiedere piangendo al confessore di esimerla dal scrivere la vita". E a suor Celeste Maria Maddalena con-fessò: "Non ho scritto mai cosa veruna, se non per obbedienza e perché spero sarà gloria di Dio e profitto di molte anime".

 

Noi, leggendo gli scritti di Maria Maddalena, sentiamo di en-trare in comunione con un' anima immensa. Non tanto impa-riamo qualcosa, quanto piuttosto ci nutriamo di una vita che rende testimonianza di sé e di Dio che in lei vive. Una tale testimonianza esige da noi sobrietà di lettura, discrezione umile e saggia; ci introduce così a quelle intuizioni sublimi e ci apre a quegli orizzonti meravigliosi che non sono ancora i nostri, ma che possono accendere in noi il desiderio di vivere in quell'at-mosfera nella quale Maria Maddalena respira.

 

Conclusivo alle sue indicibili esperienze è il ritornello: "Sono cose impossibill spiegarsi e chi le prova capirà: o mio Dio, 'tibi silentium laus', queste son cose da lodar in silenzio". Rimane l'invito: "Chi vuol capirle, in Dio sempre viva, spiri e respiri, in Lui si trasformi e deiformi, che subito come in lucido specchio verrà a conoscere le vie secretissime per le quali il Signore guida i suoi fedeli amanti".

 

Il nulla di sè e il Tutto di Dio!

Com'è l"'interiore", l'orazione di Maria Maddalena? Quale la sua vita vera e totale? Si, perché di vita si tratta, di tutta la vita di Maria Maddalena, che si rivela abitata dal Mistero personale di Dio e si esprime in una dinamica di chiamata e di accettazio-ne, di trasformazione e di immersione in Dio. Lei stessa ci delinea in un memorabile "Dialogo tra l'anima e il corpo, tra l'anima e lo spirito, tra lo spirito e l'Amore" l'esperienza del Mistero nel quale vive: "La nobiltà dell'anima, la purità e sem-pilcità dello spirito unito con Dio, e finalmente le secretissime vie dell'Amor divino che desidera trasformare in Sé lo spirito umano e consumarlo tutto in Se stesso".

Padre Antonio Contarini, direttore spirituale di Maria Madda-lena, alla morte di lei potrà testimoniare: "L'ho trovata sempre guidata da Dio, ma per una via piana e andante. La sua strada era piana e sicura, tutta tendente a questi due oggetti: di amor di Dio e di santo odio verso se stessa". Il sentimento di Dio e il sentimento del proprio io, cioè il sentimento della propria po-vertà e il bisogno di misericordia e d'altra parte la coscienza viva di una presenza che salva, il Cristo. Quale semplificazione e unità di vita in questo duplice sentimento, che è poi la sua preghiera, "specchio - lei dice - nel quale si mira Dio e l'ani-ma si specchia e rispecchia".

 

Maria Maddalena avverte queste "due vivissime cognizioni: una, dell'Esser di Dio; e l'altra, del nulla di sé: - che io ti conosca, o Dio, che io mi conosca, diceva sant'Agostino". Il sentimento di Dio assorbe e sostituisce progressivamente il sentimento che Maria Maddalena ha di sé, nella dinamica pasquale di morte e resurrezione: "Odio verso se stessa e trasformazione in Dio la tengo una sol cosa". "Quanto più mi profondo nel mio niente tanto più mi perdo in Dio e mi scordo del tutto di me. Dio vuole questa continua perdita di me in Lui senz'altra operazione delle mie facoltà già sommerse nell'abisso della sua divina Essenza".

Paradossalmente, lei si ritrova in questo lasciarsi possedere da Dio, che è più intimo a lei di lei stessa. Ora il suo lavoro consiste nel non riprendersi più.

 

In linguaggio biblico, è la dimenticanza di sé e il ricordo di Dio, che vive Maria Maddalena. Sentimento, realtà ed esperienza teologale che in lei si esprimono con i termini di "il nulla di sé e il Tutto di Dio", dove il "nulla" e il Tutto" non sono semplici parole ma soggetti di un dramma infinito: "Quanto più un 'ani-ma si abbassa e si sprofonda nel suo niente, cioé in un perfetto conoscimento del suo non essere, tanto più si innalza in Dio".

Maria Maddalena si sente un nulla; solo così Dio diviene il Tutto per lei. La coscienza del nulla di sé è in lei apertura totale all'Amore, all'unione perfetta con Dio.

 

"Non c'é modo più facile per unirti a Me - le aveva detto un giorno il Signore - quanto il conoscere te". E il "tu" della creatura è un nome: il niente, il nulla. "Non c'é altra parola più efficace per inabissarsi in Dio quanto il dire questa parola: nien-te!"..."O nulla beato, o niente feilce! di te é invaghita quest'a-nima": questa sillaba dunque é tutta la mia orazione, il nulla di me e il Tutto di Dio. Questa é una vista sola che spiega all'anima i più reconditi misteri essendo in lei sola compendiato il Tutto e il nulla, il nulla mio e il Tutto di Dio. E in questo suo nulla quasi infinito l'anima trova l'infinito suo Tutto, trova la sua eter-na vita"

Questa è allora la conclusione di Maria Maddalena: "La mia vera vita sarà una continua introversione in Voi, che siete la mia vera vita!", questo il suo incessante anelito: "Viva da qui avanti talmente sommersa e annegata in Te, o Dio, che questo me più non si veda, senta o odi, ma solo l'Esser tuo viva!... Divora, o Abisso infinito, questo abisso quasi infinito!"

 

Definitiva e illuminante è l'affermazione che Maria Maddalena raccoglie dalla profondità del sentimento di Dio, nel quale è come annientata: questa è la sua vita, la sua preghiera: "La perfetta orazione é la vera esinanizione". Esinanita con Cri-sto, assimilata in Dio, che infinitamente la trascende, Maria Maddalena è pienamente se stessa, se stessa in Colui che tutta in Sè la trasforma.

 

Mirabile contrappeso salvifico è questa esperienza del Tutto divino che si riversa nel nulla dell'uomo; contrappeso al nulla esistenziale, a quella morte di Dio che tormenta l'uomo, al quale risponde con tempestiva attualità l'umile claustrale cappuccina.

 

Cos'è allora la preghiera di Maria Maddalena? è il semplificar-si, unificarsi sempre più nell'atto onde ella contempla il Cristo e si trasforma in Dio. Ancor più: è l'immergersi di Maria Madda-lena nel cuore di Cristo per vivere l'unica offerta, l'unica lode e domanda che l'Unigenito fa al Padre, associando a Sè tutta l'umanità e tutto l'universo. In lei Cristo prega, ringrazia, si offre al Padre, nella misura in cui Maria Maddalena nulla di sé trattiene ma tutta si dilata, tutta si trasforma e si identifica al Cristo; come è in lei che Cristo vive la sua missione di salvezza e di integrazione dell'umanità nel suo Corpo glorioso.

 

Tale è il contenuto teologale dell'esperienza di Maria Madda-lena. Ed è questo il contenuto della sua vocazione cristica che suscita e stimola un prorompente bisogno di purificazione inte-riore e di corporale mortificazione, da renderla tutta disponibi-le, tutta capace del mistero di vita e di morte, di salvezza e di redenzione, di cui il Signore la rende partecipe.

 

- Mio Dio, son tutta vostra! - Ed Io son tutto tuo!

Da quando il Signore rivolse a Maria Maddalena tredicenne l'invito: "Ascolta, o figila!..." ed essa entrò in Santa Maria degli Angeli "per darmi - come scrive - in preda totalmente a Dio", il rapporto di Maria Maddalena con il Signore conob-be le confidenze dell'amicizia, le effusioni dell'intimità filiale:

"Il Signore per sua infinita bontà mi corrispondeva internamente con parole dolcissime, di modo che se io dicevo trafitta dal dolore:

- Mio Dio, vi chiedo dei miei peccati umil perdono -, Egli mi rispondeva dall'intimo del cuore: - Figlia, nel mio sangue già sei tutta abbellita -. Se gli chiedevo il suo santo amore, vedevo il suo divin Cuore qual fornace d'amore ricever dentro di sé il mio e subito restavo infiammata. Se gli dicevo: - Mio Dio, son tutta vostra -, Egli mi rispondeva: - Ed Io son tutto tuo -. Se me gli offrivo per perpetua serva e schiava, Egli mi abbracciava qual tenera figila..."

 

Nel sigillo dell'amore divino, accolto e corrisposto, si rivelano ben presto le stimmate brucianti del dolore, quale imperiosa esigenza di partecipazione alla vita e al destino del suo Signore, Sposo crocifisso: "Mi sento spinta a rendere amore per amore ed in questo sacro Amore lascio che si consumi affatto il mio cuo-re". Maria Maddalena vive l'immolazione consumante del-l'Amore che rigenera la grazia del patire della sposa crocifissa:

"L 'amor di Dio non ha qui in terra altro allmento che il patire:

l'amore e il patire non vano mai disgiunti"

 

La triplicata morte

La parola di Gesù: "Se qualcuno vuol venire con me, rinneghi se stesso" introduce e accompagna Maria Maddalena nella "mor-te mistica" che di quell'invito evangelico è la compiuta realiz-zazione. Fedelissima ne è l'eco in queste parole: "La strada del patire e del l'annegar se stessi é la più breve per giunger al possesso del sommo Bene". Questa strada Maria Maddalena percorre con assoluta passione e coerenza, senza scomposta ansietà o furore ascetico. Lei propone alle altre quanto in sé va sperimentando, cioè quello "sforzarsi dolcemente e generosa-mente di vincere se stessi", quel "patire con secretezza e disinvoltura".

 

Una forte volontà di risposta sorreggere l'itinerario: "Occorre sudare e con la spada alla mano generosamente combattere se stesse"; una fervida e fiammante volontà la accompagna che così - lei maestra - raccomanda alle novizie: "Voi mi chiedete perché tante volte vi vado replicando il fervore e la generosità, et io vi rispondo che sinché la pignatta è tepida le mosche vi vanno svolazzando attorno; ma subito ch 'ella bolle, non ne vedete com-parir pur una... Così accade a un 'anima fervente, con i moschigli d'inferno che sono i demoni: se ella del fuoco dell'amor di Dio bollirà tutta, essi fuggiranno da lei con gran spavento"; fino alla decisiva e radicale "morte a tutto il visibile, cioè a tutto ciò che ha odor di mondo; morte di tutto il sensibile e dilettevole, cioè la fuga d'ogni sensibil sollievo, tanto nei cinque sensi, quanto nello sradicamento d'ogni amor proprio e nel soffocamento di tutte le passioni. La terza morte, cioè lo staccamento totale dalle divine operazioni in quanto alla dolcezza che in esse portano. Queste tre morti sono il principio della vera beatitudine dell'anima, perché morta che l'anima sia a tutto il visibile, sensibile e spirituale (in quanto godibile) resta poi tutta trasformata in Dio, divinizzata in Dio e Dio in essa divinamente opera". Così Maria Maddalena si dispone, si adatta all'azione di Dio, con "rissoluta volontà", con "invitta generosità" e "diligenza infinita" per questa "tri-pilcata morte".

 

Tale morte non è effetto di sforzo proprio; scavalca, trascinan-dolo con sé, qualunque impegno ascetico: è dono gratuito del-l'Amore che toglie tutto. E una pena terribile, è la grazia più grande. E anche il motivo di fondo della purificazione e della trasformazione che rendono Maria Maddalena atta a ricevere l'amore dello Sposo e a consumare così le tappe dell'unione: "Terminate queste morti, sono levati tutti gli ostacoli impeditivi alle sublimi operazioni divine; e d'indi in avanti incomincia il Signore l'opera sua, principiando a trattar l'anima a suo piacere".

 

La tua orazione, o per meglio dire la Mia operazione

"L'opera del Signore". Le sublimi operazioni di Dio! Maria Maddalena ne parla con il fervore incontenibile eppur sobrio di creatura ferita come da una luce che squarciando in lei, rivela più profondi abissi. "Sono cose ineffabili, indicibili. Solo Dio che le opera sa che cosa sono", lei dice, e immersa nella fruizione di un Mistero di vita, "vive in continua ammira-zione"

 

Maria Maddalena non avverte, non "fa" la sua preghiera; la consapevolezza psicologica del rapporto con Dio è come as-sorbita nell'attualità della Presenza divina, della divina opera-zione: "Il modo dell'orazione - le dice il Signore - saranno tutte operazioni del mio amore: questa sarà la tua orazione, o per meglio dire la mia operazione". In Maria Maddalena il lin-guaggio della fede è trapassato da intùiti di luce e di tenebra della visione. La sua parola prende la temperatura del fuoco: èil fuoco in cui ella arde, il fuoco di Dio che la trasforma e le partecipa la propria natura.

 

Come nel bacio...

La vocazione dell'uomo è vivere in comunione con Dio, è diventare Dio per partecipazione di amore. Questa è la radicale esperienza della fede cristiana. Maria Maddalena vi aderisce con la coraggiosa accettazione degli umili e con l'intrepida coerenza dei grandi. Il suo è un cammino di conformazione e di partecipazione a Cristo, così che "il Padre, veduta un'immagine vivente del suo divin Figilo, esclama: - Questa è la mia diletta figlia nella quale mi compiaccio!" Maria Maddalena ha ascoltato quella parola: "Tu sei mia, o figlia!" e "riceve ad extra in se la "soprabeatissima generazione" del Figlio: nel seno del Padre lei partecipa "la luce inaccessibile" del Verbo, nell'ab-braccio dello "Spirito d'amore". La vita di Dio Trinità si effon-de in lei e crea gli spazi infuocati di desiderio e di accoglienza della propria anima "che diviene ogni giorno più dilatata e capa-ce di nuova generazione".

 

Simbolo stupendo della generazione del Verbo in Maria Mad-dalena è l'intimità del bacio sponsale: "Mi baci con il bacio della sua bocca!" (Ct 1,1). Nel linguaggio dell'esperienza cristiana "il bacio rappresenta l'unione spirituale che si compie con la reci-proca comunicazione delle anime", scrive san Francesco di Sales (Trattato dell'amor di Dio, L.1, c. 10). E nel bacio la reciprocità dell'accoglienza e del dono propri dell'amore, lo scambio profondo delle anime. "Mi baci!". All'aspirazione di Maria Maddalena risponde l'aspirazione di Dio: alito di desi-derio della sposa, soffio di effusione dello Sposo nella unità di un'unica vita, di uno stesso amore. Nell'immagine del bacio è l'unione consumata della creatura con il suo Signore: unione feconda, generazione senza fine.

 

Maria Maddalena è tutta racchiusa in questo gesto di effusione trinitaria. La casta bellezza del simbolo così si riverbera nell'e-sperienza sponsale di lei: "Come nel bacio vi sono tre operazioni: il moto delle labbra, il tocco della persona baciata, il calore che si sente nel darsi il bacio; così tre cose io sento in questa subilme generazione: il Padre si inchina a baciar l'anima... Ma ditemi, o Padre celeste, cosa avete nella vostra divina bocca, che bacian-domi sento tutta liquefarmi?...""Il Verbo, questo tocco deilca-tissimo ma insieme potente, attrae l'anima a Dio, facendola di-ventare una cosa sola con Dio. La terza operazione poi è tutta fuoco, tutta ardore che spira nell'anima il Padre e il Verbo, spi-randovi lo Spirito d'amore".

 

L'anima come accoglie, come ricambia? "Non riflette a nulla, ma essa vive in continua ammirazione di sì grande Maestà, in una prostrazione, umiliazione ed annichilazione di sé" Pratica le virtù evangeliche, "ma non le avverte, perché non può vedere altro che Dio, non può far altro che mirar semplicemente Dio e dolcemente amarLo. Ma in questi atti così sublimi vi stanno inviluppate tutte le virtù in modo eminente". In totale acco-glienza di sposa, Maria Maddalena trasfigura il dinamismo di imitazione del Cristo e delle Sue virtù: "Come l'anima sta unita con Dio porta in conseguenza la pratica di tutte le virtù, perché di continuo l'anima si specchia in quell'abisso di santità e purità infinita, onde vede bene quanto le manca e quanta fretta si deve dare ad acquistar tutte le virtù per conformarsi in tutto e per tutto al suo celeste Sposo"

 

Negli splendori del Sole eclissato

Ma ecco emergere da "quegli splendori irradianti della genera-zione eterna del Verbo" la Sua generazione temporale "negli splendori del Sole eclissato tra mille spasimi sul Calvano".

Innalzata all'abbraccio delle divine Persone, Maria Maddalena sperimenta - nel movimento dell'Incarnazione redentrice - l'abbraccio del Verbo crocifisso, il bacio dello Sposo morente. Attrazione veemente, non per vibrazione emotiva ma per pla-smazione di sguardi profondi: "I misteri della sua santissima vita e passione e morte li ho tutti scolpiti nel cuore, non per averli meditati, ma per averli veduti".

 

La preghiera di Maria Maddalena, tutta la sua vita, è nel Cri-sto, Uomo e Dio: "Tutti gli stati di orazione - lei dice - si racchiudono in questi divini misteri". è soprattutto la passione di Cristo, quale suprema testimonianza d'amore, che la attira:

amore di redenzione e di riconciliazione: "Il termine della vita di Gesù furono puri spasimi, nello spazio dei quali tanto piacque all'eterno Padre, che si pacificò con il genere umano". L'assi-milazione contemplante di Maria Maddalena prende i tratti esteriori di commozione e di spasimo, di lacrime e di sangue.

 

La parola traduce l'intima esperienza: "In che consiste la buona e perfetta orazione? In una vera imitazione di Gesù Cristo... e la vita di Gesù Cristo qual'è stata se non una continua esinanizione di se stesso, abbracciando ogni patimento, ogni disprezzo? Qui ha da batter il punto l'anima orante: esaminar se stessa".

 

Anche il corpo ne rimane colpito, perché nell'integralità del suo essere sponsale Maria Maddalena tutta si offre al sigillo della passione del Cristo. I "dolori di capo", "i nodi della schiena", gli "stiramenti di nervi" e "slogamenti d'ossi", la "dilatazione di petto": tutti questi mali - lei dice - "non m'abbandonano mai!". Questa drammatica litania di crocifissione non era forse la risposta di Dio al grido di Maria Maddalena, udito da suor Chiara: "Signore, io non sarò mai contenta fino a tanto che non mi fate in tutto simile a Voi"? Questa è la sua preghiera che per noi diventa invito: "L'anima si immerga tutta nelle pene del divin Redentore, e in Lui si offra vittima sacrificata".

 

Le misericordie del Signore

L'intimità trinitaria nella quale Maria Maddalena vive, rifrange anche nella vita personale alcuni "favori" soprannaturali, che lei chiama "le misericordie del Signore". Essi ci testimoniano concretamente come la penetrazione della Grazia divenga in Maria Maddalena fruizione vitale. è l'esperienza della sposa che si offre alle conseguenze dell 'unione e della partecipazione allo Sposo, il Signore crocifisso. "Favori" che scandiscono le tappe interiori di Maria Maddalena, più intuite che raggiunte dall'occhio delle consorelle e degli stessi confessori. Cercano questi di rincorrere come folgorati i favori di Dio; il silenzio di Maria Maddalena li attira e li respinge.

 

Nel 1719 Maria Maddalena è cuciniera della comunità. Un giorno suor Geltrude entra in cucina e vede Maria Maddalena piegata sul tavolo con la mano serrata al petto. Le si avvicina e - lei stessa riferisce - "come annoiata di tal suo silenzio e positura, strappolle dal petto la mano, dicendole: - Che cosa avete voi qui? E con suo orrore vide che tutta era intrisa di sangue, che cadeva in terra. Al che (Maria Maddalena) rispose con voce bassa e dolente: - Il Signore mi ha ferita!".

 

Il fatto subisce una verifica e un rinnovamento decisivi; ne étestimone suor Ancilla. E una notte del 1724. "Trovandosi in noviziato sotto la direzione della serva di Dio in tempo di comune riposo, udilla dare improv-visamente un alto grido, per cui portossi nella cella della medesi-ma e dimandolle istantemente cosa avesse. Dalla quale ebbe in risposta queste parole: - "Mi hanno ferito il cuore!"

 

Se le ripercussioni fisiche del fenomeno mistico ci sfuggono -come sfuggirono ai medici nella ricognizione del corpo -, ancor più ci sfuggono le dimensioni spirituali. Al confessore dirà semplicemente che la ferita al cuore è "cosa così delicata che è impossibile spiegarla. Gliela manifesti Iddio col fargliela provare, perché in queste cose la sola esperienza insegna".

 

Il Signore ha sposato con Sè questo nulla

La meditazione del Cristo "appassionato" si ripercuote in mo-do veemente nella vita di Maria Maddalena. Le stagioni liturgi-che, soprattutto la quaresima, scandendo i ritmi, ne ribattono i colpi, aprendo nell'esperienza intima di lei squarci sanguinanti. Nella settimana santa Maria Maddalena si raccoglie sui suoi motivi preferiti: la sofferenza del Cristo che salva, il peccato che ostacola il Suo sacrificio redentore, l'impegno dell'anima a riparare in corredenzione. Maria Maddalena rivive il fatto della passione nella sua unità e interezza, seguendone le tappe, pene-trando e soffrendo il senso del tutto, come folgorata da una soprannaturale crudeltà. E il suo consegnarsi alle esigenze tota-li dell'amore dello Sposo. è - come lo chiama Maria Madda-lena - il "sacramento di trasformazione e matrimonio spiritua-le", in cui l'esperienza dell'unione raggiunge pienezza di si-gnificato e di intensità. Così nel "Dialogo tra l'Amore che parla e lo spirito che risponde", Maria Maddalena sente dire: "Questo è uno dei Sacramenti de' più subilmi, il quale si celebra nell'istes-sa Verità increata, e l'istessa Verità increata è lo Sposo. Io poi come Vincolo d'indissolubile Amore, lego e annetto insieme lo Sposo con l'anima sposa, facendoli un sol Spirito, una sol Anima e un sol Cuore".

 

Ed ecco il fatto. è il venerdì santo del 1721. Maria Maddalena ha trentatré anni. Ce ne parla lei stessa nel dialogo figurato con una sorella.

 

- "Già lo sapete, sorella, che io sono il nulla di Dio, e Dio è il mio tutto. Egli ha sposato, con solennità grande e in faccia di tutto il Paradiso, con Sé questo nulla, di modo che è di già stabilito il matrimonio con autentici testimoni, che sono tutti gli abitatori della celeste Gerusalemme...

- "Ma perché mai nel giorno di venerdì santo, che è giorno di mestizia, tutto consacrato ai funerali del Divin Redentore?"

 

"Per questo appunto, perché allora si ritrovarono al colino le mie pene, angoscie e agonie, ed ero anch'io su quel monte Calvario, tutta crocifissa col mio Gesù; e mentre con Lui agonizzavo si fece questa congiunzione di spiriti, che è il matrimonio spirituale che vi sto dicendo, il quale si celebrò nel 'plus ultra' di tutte le mie pene."

 

- "O Dio, che bel matrimonio fu questo non più udito da me! O Dio, quanto siete mirabile!"

 

"Sì' sorella, il Tutto e il nulla, il nulla e il Tutto, sono un 'istes-sa cosa, e non vi sarà più in eterno separazione".

 

Altrove Maria Maddalena scrive: "O che bel matrimonio del Tutto col niente e del niente col Tutto. E con tal sicurezza può star il niente che il Tutto mai romperà questo vincolo fin che egli starà nel suo niente".

 

L'evento mistico del matrimonio di Maria Maddalena con Cri-sto riflette ed esprime una stupenda intuizione di fede, già presente nella contemplazione della Chiesa: nella morte di cro-ce - il venerdì santo - Cristo realizza l'unione nuziale come supremo atto di amore con il quale Egli si dona alla Chiesa, ad ogni anima, la quale consente e risponde con il dono totale di sé. Davvero il venerdì santo è il giorno di nozze del Cristo con la Chiesa, del Cristo con ogni anima fedele, con Maria Maddalena.

 

Cinque anni dopo quel venerdì santo Maria Maddalena offre la sensibile testimonianza dell'evento mistico. A raccoglierla è suor Caterina. Costei aveva incrociato Maria Maddalena lungo le scale che portano alle celle superiori. Presa la mano di Maria Maddalena, "le sentii - dice - reale ma invisibile un cerchio d'anello; seguendo a tastare con ammirazione e commozione di spirito, mirai la mami e, che con amabil sorriso mi disse: - Via, fatevi animo a mortificarvi: vedete che belle cose sa fare il Signore?

Questo supremo favore mistico viene così a suggellare una stagione contemplativa fecondissima di Maria Maddalena. Non vi è grazia mistica che non sia per lei dono di conforma-zione al Cristo crocifisso. Nel simbolo nuziale ella ingloba ed esprime la totalità dei misteri della carne di Cristo. Raccolta nel mistero dello Sposo, Maria Maddalena vive ormai l'indissolu-bile destino e l'inappagabile rispondenza di umile creatura:

"Che farò io mai per corrispondere a tante grazie?", è la do-manda della sposa; e Cristo le risponde: "Io da te non chiedo altro che amore e fedeltà"

"Impressioni straordinarie", Maria Maddalena chiama i frutti della sua partecipazione nuziale. Padre Antonio Salvini in una conversazione le chiese "se tali impressioni erano interne o esterne". "Le provo 'intus et foris' - nell'anima e nel corpo", è la risposta misteriosa e inappagante di Maria Maddalena.

 

Maria Maddalena non si sottrae all'obbedienza del raccontare se stessa o - come lei dice - "la mia orazione". Le costò moltissimo del resto l'obbedienza data dal confessore don Onofri di scrivere la storia della propria vita: "Non avrei mai creduto che questo religioso mi avesse avuto a comandare tal cosa". Ma le parole le scottano sulle labbra e la sua ostinata umiltà le fa sembrare impossibile il narrare se stessa, protago-nista di cose tanto grandi: "Mi sembra un ardimento parlare io, donnicciola ignorante, di queste subilmi cose". Rimane sempre lo stupore dell'indicibile: "O Dio, chi potrebbe mai dire gli im-mensi tesori di ricchezze divine che Egli infonde in un 'anima, che si è votata a Lui? Che dolce sazietà ella gusta! Che ineffabile esperienza di Dio!".

Davanti all'indiscreta curiosità delle consorelle, che intuivano l'eccezionale vicenda interiore di Maria Maddalena, pronta era la sua risposta: "Pensate un po' se il Signore vuol fare a me miserabile tali favori!". E un altro favore, indagato un gior-no, era la risposta del Signore al desiderio infocato di Maria Maddalena di riceverLo nel cibo eucaristico. Don Giambatti-sta Moretti mentre comunicava le suore si sentì sparire la parti-cola dalla mano. Senza accedere al "finestrino" della comunio-ne, là al suo posto in coro, Maria Maddalena si era comunicata. Ma come? Lo confidò poi lei stessa al sacerdote: "Padre, il Signore si degnò di volare dalle sue mani nella mia bocca!".

Semplicità e incanto di espressione, rapidamente coperti dal pudore di Maria Maddalena!

 

La serena disinvoltura, la vigilatissima prudenza arginava così, incanalandolo, questo "diluvio di grazie" nella sua vita clau-strale. Eppure, "dopo tutto è una cappuccina come le altre!": era l'inutile freno della badessa suor Rosa all'ammirazione che il medico Roncalli aveva raccolto entro e fuori convento per Maria Maddalena.

 

La vera Pasqua dell'anima

In Maria Maddalena il patire alimenta l'amore e germina dal-l'amore: un amore che la devasta secondo le infinite esigenze dell'unione, così che il Tutto incommensurato di Dio avvolga e penetri il nulla della creatura. E l'effondersi e il fondersi reci-proco di Dio e dell'anima, la quale "dal suo nulla rissalta nel Tutto e dal Tutto nel nulla... Queste entrate e uscite sono la vera Pasqua ddl'anima". Maria Maddalena con il proprio morire "entra" nella morte di Cristo e nella luce del Risorto "esce" a nuova vita.

 

La Pasqua di Cristo è la Pasqua di Maria Maddalena, "di modo che posso dire - lei scrive - nuovo cielo e terra nuova! O mio Dio, cadano le cose vecchie e nuove siano tutte le cose, i cuori, le voci, le opere!". Maria Maddalena si identifica, nella fornace ardente del Mistero pasquale, al Cristo morto e risorto: "Il suo spirito si vede rinnovato, generato, abbellito, santificato, e per vero figlio di Dio adottato, e la sua dote è Dio stesso incarnato, morto e risuscitato, pienezza di pace"

 

L'orizzonte pasquale dell'esperienza di Maria Maddalena ha i contrassegni sacramentali della trasformazione eucaristica:

"Questa mattina dopo essermi comunicata, annientata tutta in me stessa e seppellita in Dio, ho provato questa rinnovazione e risurrezione nuova: nuova memoria mi donò il Padre, nuovo intelletto il Figlio, nuova volontà lo Spirito Santo, di modo che tutta l'anima restò rinnovata e risorta a una nuova vita. E questa è stata una morte mistica a tutto il passato, a tutto il sensibile e a tutto lo spirituale della stessa anima"

 

Avvertiamo qui, come l'esperienza spirituale di Maria Madda-lena si configuri essenzialmente, per il mistero del Cristo morto e risorto, al dono sacramentale dell'Eucarestia. Maria Madda-lena è immersa in quella Morte, vive quella Risurrezione: "Così morta, vive vita divina: oh, felice morte, principio d'eterna vi-ta!". L'unità in Cristo di morte e vita, dolore e gioia, svuo-tamento di sé è pienezza di Dio, trova nella vita di Maria Maddalena luminosa verifica e precisa coerenza: "Odio di se stessa e trasformazione in Dio la tengo una sol cosa". Alla fine, come la gioia del Signore risorto trasfigura le piaghe del Suo corpo crocifisso, anche la gioia pacificante di Maria Mad-dalena assorbe e trasfigura, nella divina Presenza, le agonie della sua immolazione: "Il puro godere ha ormai inghiottito il nudo patire".

 

Mio Dio, anime vi chiedo!

Nell'offerta nuziale di Maria Maddalena, "vittima sacrificata" in Cristo, noi possiamo cogliere il segreto della sua illimitata fecondità: essa si concentra in quella di Gesù e diventa per gli altri canale di vita. Il sigillo cristico di quella "rinnovazione ovvero risurrezione nuova" non impone forse a Maria Maddale-na di condividere dello Sposo anche la missione di grazia e di salvezza?

 

Lei cappuccina, cancellata dalla vita che scorre fuori dalla clau-sura, consegnata tutta a una silenziosa disponibilità riparatrice, riconosce e vive la pienezza apostolica della sua vocazione. Di "un 'anima giunta che sia all'anione con Dio", dice "ch 'ella sem-pilcemente Lo mira, e in questo sguardo L'ama e in questo stesso sguardo ama tutti i suoi prossimi".

 

Lei non si isola dal mondo, dagli uomini: li raccoglie in sé, ne riassume la vita e li abbraccia secondo la misura della sua carità; tutti gli uomini - giusti e peccatori - vivono in quel-l'umile vita, vivono di lei, ignorata ai loro occhi, non ignorati al suo cuore. Gli avvenimenti esterni, cittadini o nazionali, sem-brano non toccarla, come sembrarono non toccare la sua con-cittadina sant'Angela Merici. Maria Maddalena agisce ed ope-ra davanti agli occhi di Dio; risale giorno dopo giorno il ver-sante dell'immolazione silenziosa e al vertice della crocifissione si fa in Cristo mediatrice dell'Amore che salva. Mediatrice per condivisa implorazione: "Mio Dio, nient'altro anime vi chie-do!"; e le sue parole hanno tutta l'urgenza dell'annuncio: "O mortali, che fate? O creature tutte, perché non correte ad amare sì smisurata bontà di Dio?". "In che vi trattenete? Dio vuol comunicarsi a voi, e voi non Lo volete? Capitela una volta che quel sommo Bene infinitamente ricco è costretto a tenersi le sue grazie quasi direi oziose, perché non trova a chi comunicarle".

 

A suor Celeste confidò che da abbadessa, nella benedizione di congedo serale alla comunità, "formulava l'intenzione di benedi-re assieme le quattro parti del mondo, vivamente desiderando che tutte queste adorassero il Crocifìsso, che teneva nelle mani".

 

Riferimenti a persone concrete vi sono - nobili e parenti per la cui conversione immolarsi; il suo orizzonte è però sempre la realtà della Chiesa, dell'umanità. Nella "nudità del puro pati-re". Maria Maddalena vive la pienezza del Sangue redentore, di cui Cristo l'ha fatta canale per gli altri. Non solo gli scritti di Maria Maddalena, ma anche le testimonianze delle consorelle rivelano questa sua passione di salvezza con Cristo per gli altri: "Appassionata e premurosa dei peccatori" la dicono le conso-relle; con loro pregava e per loro si immolava, "esibendomi - lei scrive - a soffrire qualsivogila martirio, purché si ravvedesse-ro". I loro peccati "erano al cuore tante ferite", per cui "sentivasi come schiacciare il cuore fra due pietre", ovvero "pas-sare da acuta spada" per il dolore. Ma se nel Crocifisso Maria Maddalena vede il frutto dell'umano peccato, "mistero di ini-quità", ancor più vede il frutto dell'Amore che salva, "mistero di pietà", del Sangue redentore: "L'amore e il dolore furono i carnefici che Gli trassero dalle vene in abbondanza il Sangue".

In Cristo Maria Maddalena vive la responsabilità dei peccati degli uomini davanti al volto del Padre; prende su di sé la loro miseria e la distrugge nel suo amore. Qui la preghiera di Maria Maddalena raggiunge il Sacrificio stesso di Cristo. In questo Sacrificio ella ripara e redime in un abbraccio di carità: vive la morte degli uomini, la loro pena e comunica a loro la vita che le partecipa il Cristo. Maria Maddalena si fa una, solidale - non per connivenza ma per assunzione - con il peccato, con il male del mondo e nel suo amore lo espia e lo vince: "Vi doman-do, o Dio, questa carità: che tutto il rigore della divina vostra giustizia lo scarichiate sopra di me".

 

In questa luce è la sconcertante espressione di Maria Maddale-na: "Sono, è vero, la più povera ingrata e scellerata peccatrice sopra la terra... sono un abisso senza fondo di miserie e dipecca-ti!". Maria Maddalena è la più grande peccatrice non perché ha commesso più peccati degli altri, ma in quanto i peccati degli altri sono - nell'amore - i suoi peccati.

Giovane suora, Maria Maddalena aveva avuto una visione del-l'inferno. Più che descriverne le agghiaccianti sequenze, ne rive-la l'esperienza spirituale vissuta. Al centro della visione è la potenza del peccato, potenza che affonda l'anima nella dispe-razione, mentre le immagini fissano per noi questa drammatica percezione. E, sì, la visione di quello che è il peccato, ma ancor più la visione vivissima dell'amore infinito con il quale Dio libera la creatura nel suo stesso peccato. Visione che sollecita la condivisione di questo amore, di questa intimità di redenzione. In questo amore condiviso Maria Maddalena sente alla fine l'invito di Cristo: "Sorgi, Maria, ritorna nelle mie piaghe! "

Solidarietà di peccato e di pena, solidarietà di tentazione. An-che la tentazione avvolse di tenebrosa luce la sua vita, afferran-do Margherita fanciulla con i morsi della disperazione, la quale "era tanto grande che mi faceva desiderare di uccidermi"; e spingendo la giovane suor Maria Maddalena nei deserti dell'a-ridità, della lacerante percezione dell'assenza di Dio, "che par più non le sia Padre".

Scriveva un giorno a don Moretti: "Vivo come una creatura esiliata e dal cielo e dalla terra, tanto arida e desolata, senza sentimento di Dio", e altrove: "Alcuna volta mi sembra d'es-sere un 'aninia dannata, tanto sono abbandonata". Gli abban-doni di Dio! Sostenuti però da una tenacissima fede che glieli faceva accogliere come "scherzi del Padre per provar la fedeltà dei figli". Così Maria Maddalena attraversava lo spessore delle solitudini e delle disperazioni degli uomini, trasfigurando in umile fiducia il loro grido di smarrimento. Con loro e per loro è il suo abbandono alla misericordia del Padre: "Più di tutti V'ho offeso, più di tutti voglio confidare in Voi. Sarò io sola il troféo più glorioso della vostra infinita misencordia!"

 

Dall'età di cinque anni vi elessi per madre

La presenza di Maria Vergine nella vita di Maria Maddalena si riveste della stessa luce del Cristo. L'orizzonte della Redenzio-ne ha con sé le luci dell'aurora della Vergine di Nazareth, i colori di lacrime e di sangue dell'Addolorata presso la croce, i fulgori della Madre dei Risorto.

 

Come la Madonna, anche Maria Maddalena vive immersa nel-la Redenzione di Gesù. Come in Maria, l'esperienza di Dio in lei è più che semplice esperienza di sequela del Cristo; attinge le stesse misteriose profondità dell'incarnazione del Verbo: Maria Maddalena partecipa nel suo cuore il concepimento e la gene-razione del Figlio di Dio in Maria. Proprio perché vive in sé il mistero di un Dio comunicato, Maria Maddalena può dire della Vergine: "Dio talmente s'inviscerò in lei, che si può dire che Dio si incarnò in Dio, non tenendosi ella in conto veruno"

Espressiuoni, queste, arditissime che fanno riscontro ad altre, sgorgate dalla penna di Maria Maddalena per mirabile sintonia d'animo e di esperienza: nell'Incarnazione del Verbo "sentì Maria in sé una fragranza di paradiso, un calore vitale d'infinito contento; sentissi tutta divinizzata: tutte le sue potenze e sensi interni santificati e raccolti intorno a quel sommo Bene". Per Maria Maddalena il seno del Padre e il seno della Vergine unica potenza di divina generazione: "Attonita per lo splendore dell'infinita grandezza, Maria tutta estasiata esclamava: - O Padre, dunque l'Unigenito vostro Figlio, è ancor Figilo mio!"

 

La partecipazione della Vergine Immacolata all'opera di Gesù si dilata nella maternità della Grazia, nella maternità degli uomini. Perché Madre di Gesù, Maria è anche nostra Madre. E tale la sente Maria Maddalena, quando ascolta le parole di affidamento del Cristo morente alla Vergine presso la croce. "Nella persona di Giovanni Gesù consegnò tutti noi per figli alla sua santissima Madre, come se dicesse: - Madre mia, tu sarai qui avanti vera madre ed avvocata dei peccatori; le tue suppliche saranno da me esaudite a favor loro; ogni grazia passerà per le tue mani; tu sarai tesoriera delle mie infinite misericordie -. Intese la purissima Vergine nelle brevi parole l'intenzione del Figli, e subito entro il cuore accettò l'incombenza, e con tutto il materno affetto abbracciò per figli tutti i figlioli di Adamo".

 

Come vive Maria Maddalena il suo rapporto con la Vergine? Maria Maddalena è intima alla Vergine, ne subisce l'azione plasmatrice, riproducendo in sé quei lineamenti di discepola che han fatto di Maria la prima dei credenti e generosa socia del Cristo sofferente. Così lei prega: "Degnatevi di ricevermi in vostra compagnia sotto quel duro tronco di croce... Versate nel-l'anima e nel corpo mio qualche stilla delle vostre angosciose pene". Sarà infine Maria che "la condurrà al Calvario per esser ivi crocifissa col suo divin Figlio".

 

Maria le è madre: da tutta la sua tenerezza Maria Maddalena si sente avvolta, suscitandole accenti di appassionato amore di figlia: "Madre mia dilettissima, che sin dall'età mia di cinque anni vi elessi per tale, adesso è tempo di mostrarmisi tale". La sua fiducia è contagiosa: "E la Madre santissima pregatela, mettetevi sotto il manto della sua celeste protezione", è l'invi-to alla nipote Lavinia; e a suor Adelaide Roncalli: "Andiamo a Maria tesoriera di tutte le grazie, ella ci aiuterà! "

 

L'affidamento filiale di Maria Maddalena alla Madonna ha il contrassegno dell'imitazione costante e generosa della sua vita. In una lettera che indirizzò a suor Maria Maddalena Pasini, cappuccina a Parma, scrive: "La devozione che più gradirà la Madre santissima si é d'imitarla nelle sue virtù" Suor Veronica poté testimoniare: "La devozione più massiccia, che io con mia edificazione somma ho ammirato nella venerabile madre ver-so la santissima Vergine, fu quella di imitare le sue sante virtù veracemente"

 

Io sono il demonio del Signore!

Le effusioni di Dio Trinità nella vita di Maria Maddalena, l'esperienza pasquale di morte nel nulla di sé e di vita nuova nel Tutto di Dio, la fecondità mariana della sua partecipazione al Cristo redentore: queste realtà del mistero cristiano ci introd-cono all'esperienza suprema e consumata dell'itinerario spiri-tuale di Maria Maddalena.

 

Già l'unione con Dio aveva trovato espressione stabile e com-piuta il venerdì santo del 1721. Ora nel silenzio di date non registrate Maria Maddalena vive le conseguenze estreme dell'Amore a cui si è donata. Le stagioni interiori fruttificano al sole segreto delle "operazioni di Dio". L'impegno ascetico non vien meno, gli eccessi penitenziali non recedono: Maria Madda-lena li vive e li modula però su ben altri registri, i cui suoni ci trovano smarriti e affascinati, i cui inviti ci fanno sobri e insa-ziati per un cibo che ci è offerto ma al quale il nostro palato èincapace di adattarsi.

 

Maria Maddalena ci appare sempre più "penetrata da Dio", come la vedono le consorelle, sempre più abitata, immersa, perduta in questo personale ed effuso Mistero di Vita, nell'im-mutabilità dell'Amore. La storia di Maria Maddalena ci appare quantomai fatta di Presenza di Dio. Una Presenza che strappa l'uomo a se stesso per trasferirlo e inabissarlo nel cuore della Trinità. E il supremo desiderio di Maria Maddalena: "Viva qui avanti totalmente sommersa e annegata in Te, che questo me più non si veda! Per il passato solevo dire: - Dio e anima, anima e Dio -, ma al presente dico solamente: - Dio -, e questo mi basta per tenermi in orazione".

 

Già la configuravano così gli iniziali impegni di fanciulla e di adolescente. Di quegli anni ricorda: "La mia mente si era assue-fatta vivere sempre alla divina Presenza, a contemplare le sue divine bellezze nelle quali restavo quasi rapita". Ben sapeva e viveva l'esigente risposta di purezza e di raccoglimento. Un voto particolare vincolerà Maria Maddalena, per ispirazione di Dio: è quello "di stare attentissima a Dio nel mio interno". Le aveva detto un giorno il Signore: "Maria, da te voglio somma attenzione!". Confidava a suor Veronica che lei, giovane suora "non numerava neppur le ore che udiva battere per non distrarsi dalla divina Presenza".

 

Anche la vita del mondo circostante, dell'universo, si raccoglie allo sguardo unificato di Maria Maddalena: "L 'anima annichi-lata in sé mira semplicemente in Dio; in questo sguardo di fede se pur alcuna cosa vede, in Dio la vede". Così Maria Maddalena traduce nel linguaggio della propria esperienza la celebre esclamazione: "Deus meus et omnia" e dice: "Dio mio e tutte le cose in Dio!". Si, tutto nella realtà di Dio, nel Suo amore che avvolge e riempie di Sè ogni cosa: "Non v'è angolo o sito che non sia pieno di Dio!" è il grido estasiato di Maria Maddalena, il quale raggiunge un altro grido che erompeva - quattro secoli prima - dal cuore della beata Angela da Foligno: "Tutto il mondo è pregno di Dio!". "Per via di immensità - obiettò un confessore a Maria Maddalena - Dio sta anche nel demonio".

Ebbene, "Ed io sono il demonio del Signore! - è l'audace e stupenda risposta - Egli sta in me, et io sto in Lui: chi vive nell'amore é unito a Dio e Dio è presente in lui".

 

"Gaudium Domini intrat in te!"

La visita suprema, la suprema comunicazione di Dio è accolta da Maria Maddalena come un torrente di luce e di gioia: "Fi-glia cara, 'gaudium Domini intat in in te!' ", le dice Dio. E tutta la sua vita rimane come devastata dalla luce, trafitta dalla gioia e dalla pace dell'unione. Struggimento e dolcezza estrema di queste ferite, corrisposte con il vigore della mortificazione e l'impegno dell'attenzione, per cui "il tormento più atroce e pene-trante si è l'applicazione interna che non mai s'interrompe, quel fissamento in Dio che mi leva il respiro".

 

Non fuggiva in comunità quel suo assorbimento, quel continuo vivere "come immersa in Dio". "Il suo camminare alla divina Presenza - testimonia suor Veronica - era ammirato da tut-te". "Né mai saziavasi di raccomandarci - ricordano le no-vizie - di stare attente interiormente alla divina Presenza in ogni momento e in ogni situazione". Un giorno suor Ancilla, scorgendo Maria Maddalena tutta assorta fra il tramestio del lavoro comunitario "le chiese come potesse starsene con Dio". Ri-spose: "Credetemi, sorella, che mi par di essere in un deserto attorniata da molti uccelletti che nulla mi danno impaccio".

Molte volte tornano nella conversazione con le novizie o nella corrispondenza epistolare gli inviti di Maria Maddalena alla "dolce rimembranza di Dio", come atteggiamento abituale dell'animo. "Tutto batte qui - scrive -: raccoglimento. Vi raccomando questa attenzione a Dio. Chiedete questa grazia di poter star sempre alla sua divina Presenza".

 

Le ripercussioni umane della Presenza di Dio sono così indica-te da Maria Maddalena alle sue novizie: "Un 'anima subito che cammina alla divina Presenza, non si vede più, perché se era impaziente altera superba, dura di capo, indivota e poco osservan-te delle Regole, subito diventa umile mansueta, senza propria volontà ed osservantissima d'ogni benché minima Regola" "Qui tutte le virtù si fanno una sola, che consiste in un 'avvertenza amorosa in Dio senza mai da Lui distogliere gli occhi" somma nostra felicità aver Dio dentro di noi e poter giorno e notte trattenerci con Lui, amarLo, adorarLo, ed esser tutte sue e Lui tutto nostro". Parole, quest'ultime, che sono la gaudiosa eco della giaculatoria più frequente udita dalle consorelle: "Dio mio, tu sei tutto, tutto mio!", oppure: "O mio Dio, io son tutta vostra e Voi tutto mio!".

 

Tutto è più soffribile che il puro Amore

Dio, Presenza d'amore, è una Presenza di fuoco consumante. Registriamo qui gli accenti più appassionati, le esperienze più singolari della vicenda interiore di Maria Maddalena. Lei è una creatura di fiamma, è una donna di fuoco. Sperimenta ora in sé delizie ineffabili, insoffribili tormenti, non come opposte alter-nanze bensì come stati di grazia unificati nell'incendio dell'a-more di Dio e nella purezza del desiderio inappagato della creatura. "L 'effusione deifica dell'Amore si fa per parte dell'ani-ma che ne è capace, molto illimitatamente, onde cagiona una fame insaziabile e un divoramento intrinseco d'apprender tutto il som-mo Bene, ma non può perché ancor viatrice. Sente l'inviti potenti: - Figlia cara, rsguarda in Me e resterai sazia -. O Dio, che spasimi intollerabili prova qui l'anima mia! Se non mi volete, o sommo Bene, perché mi chiamate?... O mio Dio, quando verrò e comparirò dinnanzi al tuo volto? 'Cupio dissolvi et esse cum Chré sto': bramo lasciar questa vita ed essere con Cristo! O mio Dio, che spasimi provo! O, 'trahe me post te!', ma subito, o mio Dio!". In un colloquio figurato con una sorella, esclama: "Sono priva di Dio, non Lo posso vedere: questo è il mio tormen-tosissimo purgatorio!"

 

Non sono più i patimenti fisici, i quali "mi sembrano molto grossolani e comuni a tutte le anime", dice Maria Maddalena, ma "una pena intima e penetrante" con la quale ora Dio ferisce la sua anima e la impiaga, incendiandola d'amore: "Sembra all'anima d'esser separata da Dio, che sì intimamente ama, onde va struggendosi in amore e dolore. Qui in terra non trova confor-to e nemmen lo vuole, perché fuor di Dio tutto è croce insoppor-tabile... O Dio, che pena!" è il grido veemente e dolcissimo di Maria Maddalena. Per lei, infatti, "la brama di vedere Dio e possederLo è la pena più grande che possa sostener l'anima"

Sono le supreme purificazioni che Maria Maddalena patisce. "Datasi in preda a Dio", lei sperimenta tutta la violenza del fuoco consumante: "L'amor di Dio è un continuato purgatorio in questa vita: 'Jgnis consummens est'..." "beatissimo purgatorio dell'amor di Dio! O fortunatissime anime che di tal in-cendio son investite!".

 

Non v'è spazio dell'anima, né movimenti delle sue facoltà che possano sottrarsi a questa bruciante devastazione. "Dove entra il divin fuoco, subito consuma ogni ruggine, ogni ombra di difetto e lascia l'anima come un limpido cristallo. Questa è l'opera sua, cioè purgare, illuminare ed infiammare. O beatissimo fuoco di cui mi sento totalmente investita! è vero che la condizione umana porta seco della polvere di molte imperfezioni, ma l'anima aman-te vive in un continuato purgatorio d'amore, nel quale fuoco amo-roso e penoso restano di giorno in giorno tutte purgate". La verità e l'esperienza di quel fuoco è così raccolta: "Tutto è più soffribile di quel che sia il puro Amore!".

Un giorno mentre si cuoceva il pane per la comunità, suor Celeste la udì esclamare: "O quanto è più crucioso il fuoco che si patisce per il vivente Iddio!", e indicando le fiamme del forno, concludere: "Crederei di trovar rose in quel fuoco ardente". Lo conferma altrove lei stessa: "Posso con giusta verità dire, che è molto più ardente il fuoco dello Spirito Santo che arde nell'a-nima comunicandolo anche al corpo, di quello che sia il fuoco materiale".

 

Sarai la mia serafina sulla terra

Il mistero della rinascita pasquale manifesta in tutta la sua potenza che le stimmate dell'anima sono - come nel Cristo risorto - il frutto dell'amore vittorioso e trasfigurante di Dio. Maria Maddalena sperimenta ora in pienezza la missione a cui il Signore l'aveva chiamata adolescente: "Arriverai ad amarmi con amore molto intenso e perfetto, e sarai la mia serafina sulla terra". Missione che le era stata confermata: "Dai confessori mi fu poi detto non voler Dio altro martirio che quello dell'amore e che questo sarebbe stato il mio carnefice". Nel meriggio incandescente della sua esperienza spirituale - ha 39 anni - Maria Maddalena sigilla e consacra la sua risposta con queste parole: "Faccio voto, o Dio, di sempre ardere del vostro amore... e quale amore più ardente io posso avere, o mio amorosissimo Gesù, quanto l'amarVi col vostro divinissimo Cuore?"

 

Se prima diceva che "il patire è alimento all'amore", ora nella fiamma di quel Cuore può affermare che "solo l'amore è alimento per l'amore". E lei tutta s'è offerta a questo fuoco divino divenendo trasformata in amore. Davvero poteva dire che "tutte le operazioni e comunicazioni divine sono terminate in un incendio d'amore". Ebbene, come potrà il corpo, tenue diaframma, sostenere tanta invasione di fuoco, tale delizioso tormento? "Questo stato - lei dice - è penoso, ma non penoso però: è penoso in quanto e estremo il godimento". "L'anima mia prova un martirio inespilcabile perché, sebbene questi godi-menti son celesti, provati però da un 'anima ancor viatrice, sono intollerabili". E altrove dice: "Nel patire l'ineffabile dolcissi-ma pena, l'amore si aumentava ed ero molte volte costretta andar correndo abbracciandomi con le colonne, invitando ancor esse ad amare il sommo Bene".

 

Maria Maddalena si rivela a noi come "grazia del patire" e nella pienezza pasquale dell'amore crocifisso di Cristo diviene a noi dono di sé come "gioia della sofferenza". Maria Maddalena soffre non la sua povertà, non la sua miseria: soffre la pienezza e il godimento di Dio, soffre Dio! Tutta s'è ormai raccolta - per usare un'espressione di santa Teresa d'Avila - in quel "martirio spasmodico e delizioso" dell'amore. Essa è come affranta, "fracassata" - dice - dalla violenza dell'amore. La sua fragile costituzione non può sopportare tale irruzione di grazia ed esclama: "Non posso più! Non posso più! O Trinità suprema, non v'èpiù luogo in questo petto per patir un sì immenso diletto!"

 

Tante vampe di fuoco, tanta pienezza d'amore non possono non riversarsi anche all'esterno. Alla domanda di suor Ancilla, come sentisse l'amor di Dio, Maria Maddalena risponde: "Parmi di esser un'ampolla tutta ripiena diprezioso liquore, nella quale volendo porvisi altra cosa, non può stare e si versa". "E che è mai questo prezioso liquore?", replica suor Ancilla. Un sorriso pieno di silenzio fu la risposta di Maria Maddalena.

Scrive un anno prima di morire a padre Balestra: "Il male che più mi dà pena, perché non lo posso dissimulare né nascondere, si è la gola che sempre mi duole e si secca. Io non so se proceda dal voto che ho fatto di sempre ardere d'amor divino che dentro il mio cuore lo stesso Amore increato acceso tiene senza alcuna inter-missione. Il cuore lo partecipa al suo modo sensibile e tramanda all'insù fiamme come di fuoco che abbruciano la gola... e le viscere ancora partecipano di questo calore". Scrive ancora: "Mentre l'anima soavemente arde, cade una stilla di questo. fuoco anche nel cuore. E subito da questo fuoco riscaldato manda il calore anche a tutto il corpo".

 

Ai confessori non poteva dir altro che "era tutta fuoco" e che "sentivasi bruciar viva", riferisce suor Veronica. Ed era tale il calore naturale, che Maria Maddalena "era costretta anche d'inverno a tenere talvolta le braccia nella fontana", oppure a "mettersi nel seno più fazzoletti cavati dalla fonte ed inzuppati d'acqua fredda per refrigerio": così la videro le consorelle.

 

Alla confidente suor Francesca "che la vide tutta fiamma in volto tornando dal confessionale, disse come ricresciuta: - padre confessore si è messo a parlare del divino amore, ed io non ho potuto trattenermi dal battere la grata fortemente, per dargli segno che desistesse e che più non potevo star salda", concluden-do: "Gran fatto che nessuno sappia darmi rimedi opportuni per trattenere gli impeti". Don Moretti poté a sua volta attestare che "suor Maria Maddalena a tale eccesso avvampava d'amor divino che egli ben sapeva venir da questo costretta di nottetempo ad abbracciar le colonne del chiostro, per sfogo d'amore, escla-mando: - Satis, Domine, satis est!"

Quando suor Celeste, richiesta da Maria Maddalena di un suo sandalo per la necessità del momento, lo riprese, "non mi fu possibile soffrirlo - dice -, tanto era diventato come di fuoco nel poco tempo che essa lo ebbe al piede". Davanti allo stupo-re delle novizie che un giorno videro la loro maestra fare passi di danza, Maria Maddalena semplicemente disse: "Quando si è ubriaca si fa così!". Era la danza travolgente del fuoco sul ritmo incontenibile degli amanti, era la sobria ebbrezza di una grande passione che tutto trascina purificando, semplificando in nuda essenzialità. Per questo Maria Maddalena è come stret-ta nel gemito: "Trattenete, o mio Dio, il torrente impetuosissimo delle vostre consolazioni, perché l'essere viatrice non mi permette soffrirne di più: è impossibile vivere così!" "Non trovo mai, mai alcun sollievo a questa mia agonia d'amore...". "Questo puro godimento fracasserà di più e darà più morte".

 

Un altro Me camminare in terra

Maria Maddalena è ormai nell'unione piena e stabile del suo Dio. Tutta si sente raccolta, unificata in un abito di pace. E la composta incandescente bellezza del ferro, tutto penetrato e forgiato dalla fiamma. "Quanto più l'amore si approssima al-l'oggetto amato, tanto più divien quieto e tranquillo. Quanto più Dio tira a Sè l'anima, tanto più quieta la rende e nella Sua sempilcissima natura la trasforma".

 

La conformazione dell'immagine all'Esemplare è compiuta, l'identificazione a Cristo è consumata, così che "Gesù Cristo parla in lei, si vede vestita di Gesù Cristo e immedesimata in Lui: non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me Maria Mad-dalena raggiunge qui e vive la misteriosa divina identità a cui Gesù un giorno l'aveva chiamata: "Questo è il mio fine, o Ma-ria, cioè di vedere un altro Me camminare in terra, essendomi questa per le continue scelleratezze divenuta abominevole' Se l'identificazione a Cristo è ora totale, totale è anche la parteci-pazione alla Sua missione di salvezza. Per Maria Maddalena il dinamismo di trasformazione in Cristo rifugge da ogni intimi-smo e vive l'apertura feconda agli uomini da amare con lo stesso amore del suo Sposo redentore. Così, "annullata in se stessa e sempilcemente unita a Dio", Maria Maddalena vive l'operosità della vita quotidiana, l'umile trasfigurato servizio alle sorelle.

 

Non mi ritrovo più se non perduta in Dio

"Dio assorbisce l'anima e la fa santa della sua stessa santità. Quivi l'anima partecipa la santità divina: santi sono i suoi pensie-ri, sante le parole, sante le operazioni: ella è tutto un vero compo-sto della santità", poiché "Dio è tutto dell'anima e l'anima è tutta di Dio". "Deus meus et omnia! - Mio Dio, e tutte le cose in Dio", dice Maria Maddalena ed ha la risposta del Signore:

"Anima tua est mihi omnia! - La tua anima è tutto per me!".

 

Dio, Dio solo "si fa vita e santità dell'anima". L'intelligenza, la memoria e l'intelletto sono come assorbiti in quella luce, in quella vita: "Non v'è più memoria, intelletto e volontà, ma sola-mente Iddio vive e regna nell'anima già annullata". Ma in questo annullamento della creatura, in questo supremo assor-bimento in Dio, quelle facoltà acquistano un potenziamento immensamente superiore, purissimo, poiché son fatte in certo modo partecipi delle stesse operazioni della Trinità. Al di là della consapevolezza psicologica, "l'anima immedesimata in Dio vive e viene a possedere tutte le virtù con somma soavità senza nemmen avvertirle". "Qui l'anima non si muove se non e mossa da Dio, e sempre sta in Dio, in Dio conosce Dio, in Dio ama Dio. Ovvero per megilo dire, Dio si conosce e si ama in lei". Lo stesso agire umano, sia nelle occupazioni domesti-che come nei rapporti fraterni, riflette la luminosa perfezione "di modo che rette e governate da questa luce (le facoltà umane) non errano nelle operazioni loro: tutto ciò che vo operando con i sensi riesce molto bene".

 

Veramente la vita di Dio è la vita totale di Maria Maddalena e tutta la sua libertà si realizza nella perfetta adesione al Signore, trovando in Lui la sua più alta determinazione. "Qui l'anima - conclude Maria Maddalena - è propriamente fatta deifor-me". Sigillo di questa divina identificazione e un lume tanto chiaro" che avvolge Maria Maddalena di 'Pace infinita". Le dice Dio: "Non aspettar dunque da qui avanti d'intender più umanamente cosa veruna, né sperimentarla, ma solamente nel fondo senza fondo della Divinità imperscrutabile ti annichilerai senz 'annichilarti. All'infinito tenderai nell'in-terno tuo, non ponendo mai termine in cosa alcuna. Le potenze tue vivranno per sempre spogliate dei propri atti in infinito in Me assorte ed identificate al di sopra dello spirito nell'Unità divina, con perpetua fruizione della divina Essenza al di sopra d'ogni lume o comunicazione. Questo sarà amore consumante tutto l'es-ser umano, alimentando l'Esser divino l'anima tua fatta già mia diletta sposa".

La risposta di Maria Maddalena attinge e raggiunge l'infinità stessa del dono: "Già che il Signore m'ha introdotta in quest'a-bisso infinito, in questo m 'inabisserò, mi sommergerò, mi annichi-lerò e tutta consumata resterò. All'infinito dunque tendiamo, anima mia: infinita umiltà, infinita carità, infinita pazienza ed obbedienza, infinito amor di Dio e rassegnazione alla Sua divina volontà, infinita perdita di tutto l'esser tuo nell'infinito mare del-l'Esser divino. Così sia!".

 

L'umile sentire di sé è divenuto suprema trasparenza di Dio. Maria Maddalena si è come sciolta in quel Mare infinito, vi si è identificata e in ciò stesso la sua perfezione è compiuta: "Posso dire con giusta verità ch 'io non mi ritrovo più se non perduta in Dio. Onde se vogilo riflettere come l'anima mia sia santa in Dio, altro non ritrovo se non un abisso senza fondo, un mare senza riva, una smisuratezza infinita di santità. E in questa ritrovo l'anima mia senza ritrovarla, tutta perduta e sommersa in Dio".

 

Umile semplicità

L'esperienza di Maria Maddalena raggiunge l'esperienza stessa dei grandi mistici della Chiesa, il suo linguaggio è il loro lin-guaggio. "Partecipazione", è la parola che più risuona a queste supreme altezze della vita spirituale. "Tutti i santi - ella di-ce - non sono santi se non per partecipazione". Non c'è san-tità cristiana o divinizzazione che non sia partecipazione alla vita trinitaria. E tanto l'uomo partecipa di questa vita in quanto in essa si trasforma: "E noi tutti, a viso scoperto, riflet-tendo come in uno specchio la gloria del Signore, veniamo trasformati in quella medesima immagine, di gloria in gloria, secondo l'azione dello Spirito del Signore" (2 Cor 3,18).

 

Ma come Dio è presente e vive nell'anima? Lo dicono i suoi divini attributi, dei quali l'anima è fatta partecipe. "Tra gli innumerabili attributi di cui ella partecipa ne dirò solamente cin-que, cioè la Santità, la Bontà, la Sapienza, l'Immutabilità e la Fortezza. In Dio son tutti una cosa sola, ma noi il distinguiamo per le diverse operazioni che 'ad extra' vanno operando". In Dio dunque, l'anima "si fa santa della santità stessa di Dio"; "diventa veramente buona: buona nell'esterno, più migliore nel-l'interno perdendosi affatto nella divina Bontà, in tutto spogliata d'ogni amor proprio e ricerca di sé" apprende dalla Sapienza "la scienza dell'amore saporosa e soave"; "ben stabilita in Dio, con il fondo d'un perfetto annichilamento di se stessa, non più si muta: è immutabile nella sua stessa mutabìlità"; con la Fortezza "s'impadronisce dei sensi, assoggetta le passioni, signo-reggia il mondo, vince l'inferno col vincere se stessa". "Quivi tutto passa alla divina, merito di creatura non c'è, bensì debito di sprofondarsi nel suo niente; e quanto più Dio sublima l'anima, tanto più ella deve annichilarsi, e questo è il mezzo che l'anima può mettere da sé per non impedir le divine Grazie"

La risposta della creatura nella conformazione a Dio è quan-tomai modulata su questo radicale "annientamento". La parte-cipazione dell'anima alle qualità divine è la meta di quel cam-mino di unione che ha conosciuto i vertiginosi sentieri di mor-te, quei sentieri di ghiaccio e di fuoco che ella ha dovuto attraversare. "'Dio è Spirito, dunque chi si unisce al Signore forma con Lui un solo Spirito'. O felicissima adesione, quando l'anima umile, dato un ultimo addio al mondo e con la perfetta mortificazione morta affatto a se stessa, si dà in preda a Dio! In quella Dio la fa da Dio, magnificamente operando e ingrandendo chi cotanto s'impiccioli per Lui"

La fusione dell'anima con Dio è compiuta: più ella non cono-sce, più non ama se non nella pura unità e semplicità di Dio:

Così persa in Dio quivi l'anima umile partecipa dell'Immutabili-tà divina. E sommersa nel suo nulla quivi la virtù dell'umiltà si semplifica talmente che divien semplicità" "Questa umile sempilcità è a mio credere il più alto stato a cui giunger possa un'anima viatrice". "In questo grado di semplice umiltà è pienissimo il gaudio dell'anima. Questo gaudio amoroso è lo Spi-rito Santo nel quale ella vive ed è immedesimata e identificata, avendo però prima atteso indefessamente alla mortificazione d'o-gni passione"

 

Avvertiamo però che, secondo la dottrina cristiana, non è l'an-nientamento sostanziale della creatura nel suo Creatore: è inve-ce la suprema rivelazione della sua identità. Lo dice molto bene Maria Maddalena: "In questi scritti io parlo di un 'anima unita e trasformata in Dio. Parlo, è vero, della mia come più vicina a me, ma però con un total distacco e scordanza di me, trovando e gustando Dio più vicino e identificato in me che non sono me a me; anzi questo me non v'è più per me. Non si creda però ch 'io creda che l'anima unendosi a Dio, perda il suo essere naturale e passi nell'Esser divino per via di cangiamento della propria so-stanza. So che questo è impossibile, per esser Dio un'Essenza semplicissima e immutabilissima che non può ricever mescolanza alcuna; nemmen penso che l'unione dell'anima con Dio sia un 'u-nione personale che le faccia perder la propria sussistenza per farla sussistere in Dio: questo so che è privilegio solo dell'Umani-tà sacrosanta di Gesù Cristo. Questa unione ch'io dico e provo si e un assistenza specialissima di Dio nel fondo dell'anima, ma con una chiarezza meravigilosa, attraendo a Sè tutte le potenze, che strettissimamente aderiscono a questo amabile Oggetto di modo che l'anima non vive più in sè ma tutta in Dio che reciprocamente si lega a lei con una dolcezza indicibile, di modo che tra Dio e l'anima v'ha una mutua presenza, uno sguardo mutuo, un mutuo amore, una mutua compiacenza d'ana maniera tutta mirabile. O Dio, questi son pascoli di paradiso!'

 

Stupisce la descrizione teologica di questa esperienza di fede in Maria Maddalena. Frutto della fede, l'esperienza mistica di Maria Maddalena interiorizza il Mistero, lo attualizza coscien-temente in una vita che è pura contemplazione della Realtà di Dio e - in Dio della verità dell'uomo.

 

La vocazione di Maria Maddalena è la vocazione dell'uomo, la sua legge suprema: diventare Dio per partecipazione di amore. Dio stesso è nell'uomo termine e cammino, esaudimento e preghiera, sazietà perfetta e fame infinita: "Questa è la vera sazietà dell'anima: aver Dio, stringere Dio e farsi una sola cosa con Dio". "Dio è cibo di Dio - dice ancora Maria Maddale-na - e l'anima essendo incorporata in Dio diviene cibo di Dio, è Dio in Dio". L'anima è Dio in Dio! Quale senso di gaudiosa trasfigurazione e divinizzazione dell'uomo ci rivela Maria Maddalena!

 

Maria Maddalena tocca qui i vertici espressivi della rivelazione cristiana dell'uomo, il contenuto stesso dell'esperienza umana di Dio, la divina Realtà trinitaria. L'intuizione della mistica bresciana del 1700 si congiunge allo smarrimento dell'estasi di un grande monaco russo del 1300. San Sergio di Radonez:

"Nessun uomo, nessuna creatura, nulla nel cielo e sopra la terra ti adori più: nessuno ti conosca o ti ammiri, nessuno ti serva, ti ami. Illuminato dallo Spirito, battezzato nel fuoco, chiunque tu sia: monaco, vergine, sacerdote, tu sei trono di Dio, sei la dimora, sei lo strumento, sei la luce della Divinità. Tu sei Dio. Sei Dio... Dio... Dio... Dio nel Padre, Dio nel Figlio, Dio nello Spirito Santo; sei Dio... Dio... Dio..."

 

IV. Il tramonto come il mattino

 

Il dono di sé nella morte

Maria Maddalena ha raggiunto l'età di quarantasei anni e mo-rirà tre anni dopo. Le testimonianze raccolte delle consorelle riservano a questi ultimi anni un'attenzione più viva; non molte parole ma la trasparenza di una vita che già si volge nella pienezza di quell'antica parola, già in tanti modi incarnata da Maria Maddalena: "Se il chicco di grano, caduto in terra, non muore, rimane solo; ma se muore, porta molto frutto" (Gv 12, 24). La minuziosità dei particolari potrebbe non farci avvertire lo slancio così prodigioso degli ultimi suoi anni. L'esperienza del "purgatorio d'amore", nel nuovo clima di "umile sempilci-tà", rivela il significato in qualche modo riassuntivo della ricer-ca di Maria Maddalena del "nudo e puro patire", di inabissa-mento nell'annichilazione", di trasformazione e di assorbi-mento in Dio.

 

Maria Maddalena vive in totale trasparenza la manifesta-zione suprema dell'amore, il suo dono più alto: il dono di sé nella morte. E la consumazione dell'unione con Dio. E una pienezza di fuoco che assorbe ogni residuo di umana fragilità e spoglia l'anima in un martirio senza confronti: "L'anima vien da Dio invitata: 'Affrettati, sposa mia, lascia questo povero esilio e vieni da me!...'. Sente l'anima l'invito, vorrebbe subito uscire e volarsene al suo Dio. Ma non può ciò eseguire, perché quel Dio che la sta chiamando, la sta ancora trattenendo nel suo corpo. Dà certi salti impetuosi la poverina, che pare le scoppi nel petto per l'ansia che ha d'andarsene, eppure non può: e Dio non resta di chiamarla... Per l'anima l'uscire era paradiso, e il non uscirne terribile purgatorio" è l'agonia d'amore.

 

Martire dell'Amore, Maria Maddalena è vittima di amori e di una immolazione dai contorni sempre più sobrii, dove tutto è vissuto nell'essenziale: desiderio, unicamente. Si ha come il ti-more di guastare con troppe parole la purezza di quest'ultima stagione, l'incanto della vigilia.

 

Il 27 giugno 1734 Maria Maddalena è eletta vicaria. Il 18 tuglio, festa del Redentore, la prima emottisi. Solo alle intime confida l'accaduto, per la comunità il silenzio. Del resto le consorelle, dopo essersi lungamente meravigliate per tanta capacità di resi-stenza, ormai non fanno più caso; anzi, - come depone suor Veronica - ai loro occhi Maria Maddalena "sembrava nulla affatto patisse in modo che, sentendo dire che era un miracolo potesse vivere a lungo, una religiosa rispose: - Son miracoli questi della scodella, volendo dire che era sana e ben nutrita".

 

Le persistenti emicranie, il suo lungo stato febbrile, il sovracca-rico di lavoro, i digiuni: in tutto questo Maria Maddalena ha finito col passare inosservata. Da sempre abituata ad esigere da sé al di là d'ogni misura di equilibrio, abituata a dimenticarsi, Maria Maddalena crolla in una sola volta.

 

Ogni settimana di quella fine estate ha sbocchi di sangue, "ac-compagnati eziandio da febbre e gagliarda tosse", fino a che, dopo l'ultimo più insidioso, è costretta a letto nell'infermeria. E il 21 ottobre. Da lì assiste al succedersi delle stagioni attraverso quel po' di sole che entra. Fra pause di ripresa, lì Maria Madda-lena passa l'ultima fase della sua vita.

 

I due medici del convento, Paolo Guadagni e Francesco Ron-calli, faticano attorno a quel corpo minato dalla tisi inarrestabi-le. Dopo alcuni mesi permangono ancora tosse e febbre; la go-la è "accesa come un fuoco", le viscere sono "quasi essicate dal gran calore". Le 'frivole" penitenze degli aghi sotto la cute cranica si rendono insopportabili "con mio, dirò, dolcissimo dolore, poiché tengono di continuo il mio capo unito al santissimo capo di Gesù Cristo". A tale devastazione fisica "tanti rimedi non gioverebbero" - scrive a padre Balestra nel febbraio 1735 - non potendosi levar la causa' E quale sia la causa noi ben sappiamo!

 

Mi trovo così persa in Dio

Dolcemente, spontaneamente, mentre le forze si disfanno e il corpo va verso l'annientamento, Maria Maddalena vive ed of-fre la sua malattia come segno e conseguenza della sua unione con lo Sposo crocifisso: al di là di essa non ci sono conquiste da raggiungere, tappe da percorrere. Maria Maddalena vive la pura disponibilità al Mistero, raccolta sotto le ali della soffe-renza. Don Moretti è il destinatario delle ultime confidenze:

"Al presente non so che mi si faccia: non rifletto a niente, non penso a niente; e mi pare anche di non potere, perché mi trovo così persa in Dio, che non so più ritrovarmi... Io mi profondo nell'abisso del mio niente, ma quanto più mi profondo, tanto più mi perdo in Dio. Vedo, a me pare chiaramente, che Dio vogila da me questa continua perdita di me in Lui, senz'altra operazione di mie potenze, già sommerse nell'abisso di sua divina Essenza". "Insomma, sento che vive più Dio in me, di quel che faccia io. E già sono tutta sua ed Egli è tutto mio".

 

I segni della malattia si fanno sempre più evidenti: il pallore diffuso, il volto scavato sotto gli zigomi, i tratti marcati da una magrezza febbricitante, la spossatezza continua, l'inappetenza. Maria Maddalena cancella tutto con la soavità del sorriso. A vederla, non ha età; forza e attrattiva naturale appaiono spente, sostituite di stagione in stagione da un trasparire dell'anima. In quella trasparenza si raccoglie e si concentra la verità delle sue parole: "La parola che a me pare più proporzionata nelle nostre infermità si è dire: - Fiat voluntas tua, o Dio " Così aveva detto a suor Celeste, mentre alla mamma ammalata aveva scrit-to: "In questa infermità Dio l'ama e tutti i suoi dolori sono effetti del suo infinito amore; né mai Dio l'ha tanto amata come al presente tenendola con Lui crocifissa". Parole di un magistero che si distende ora silenzioso sul proprio corpo che va configu-randosi a quello di Cristo. Nella sua carne ferita traspariva la verità di un prezioso insegnamento: "I flagelli e le prove che Dio manda in questa vita sono tutti effetti del mio amore - le aveva detto un giorno lo Spirito-: per svegliar chi non m'ama, per più accender chi m'ama, e per perfezionar chi di cuore m 'ama".

 

Aveva governo più divino che umano

In una delle tregue del male Maria Maddalena è di nuovo abbadessa. Era il 12 luglio 1736 quando venne eletta. Sempli-cemente dimentica di sé, Maria Maddalena non conosce più resistenze: accetta, aderendo al consiglio del suo direttore don Giambattista Moretti. Eletta a pieni voti, ha contro il risenti-mento, il disappunto delle suore "contrarie".

 

Questo "officio d'onore" per Maria Maddalena è segno d'im-molazione, sigillo di appartenenza alle sorelle: è obbedienza di carità. Obbedienza, di cui l'ombra meschina delle "contrarie" non contaminerà lo splendore, neppure quando la investiranno buttandole in faccia: "Godasi pure questo mondo, che due para-disi non potrà avere!". Maria Maddalena non si scompone, sempre "serena e quieta". Suor Veronica, presente alla scenata, si rivolse poi alla badessa: "Madre, gliene hanno dette quattro, nevvero, là in coro, che abbiamo sentito?". Maria Maddalena confessò, sì, l'istintivo turbamento, ma per concludere "con pace e ilarità: "E niente, è niente!".

 

Ma proprio da una delle "contrarie" viene l'attestazione, since-ra e alla fine commovente, della bontà della elezione: "La no-stra serva di Dio - dichiarò ai processi - aveva un governo più divino che umano".

 

L'ufficio della abbadessa è per Maria Maddalena il servizio più genuino della carità. Così se lo assume e così ne manifesta le esigenze di disponibilità: "La superiora aiuta con vera carità, con buoni avvertimenti: alletta con soavi esortazioni, spinge con sante mortificazioni. Insomma con perpetua gelosia tiene le pupil-le sopra di questa, per il bene di questa vigilia al mantenimento corporale non lasciando mancare alle suddite cosa alcuna biso-gnevole. Questa è vera carità. Ma soprattutto è necessario che sia universale, cioè che abbracci tutte con viscere materne senza eccettuarne pur una, perché se una sola ne eccettui, non è vera carità. Dunque carità, carità!... Errore grande si è d'aver scrupo-lo di contravvenire ai rigori della santa povertà nel provvedere alle necessità dei sudditi. La carità è la regina di tutte le virtù, e s'affratella con tutte, le quali la seguono come br regina. O santa, divina cantà!".

 

Né so più in questa vita che bramare

Nella primavera del 1737 Maria Maddalena è definitivamente ritirata nell'infermeria. Il suo corpo è arso dalla febbre e inter-namente minato dalla tisi che prosegue la sua opera di distru-zione. Consorelle e medici si affannano intorno a lei; solo come da lontano le giungono le loro voci di premura, ne avverte la somministrazione di medicine. Scrive a don Onofrio Onofti:

"Questa infermità di rottura di vena sperano i signori medici di rinsaldarla, ma io spero di aver presto a morire per tante cose ch 'essi non sanno. Sono tutta in Dio, non penso ad altro".

 

Ella vive ormai in totale trasparenza l'aspetto supremo dell'a-more nuziale, il dono più alto, la fruizione di Dio: "Il mio continuo esercizio è di godermi il sommo Bene, fruirLo e strin-gerLo al mio cuore. Né so più in questa vita che bramare, perché tutte le cose si riposano quando sono giunte al loro centro; ed essendo Dio l'unico centro dell'anima mia, il mio fine, l'unico mio bene, non mi resta altro da bramare che solo di possederLo in cielo. Non ho più tentazioni: si son quietate le passioni e le distra-zioni. Perché questo Sole di giustizia ha abbracciato il tutto con il potente fuoco del suo divin amore".

Se è difficile parlare della sofferenza, terribile è profanarne il mistero. Ebbene, Maria Maddalena subì anche questa conta-minazione. Alle suore che pregavano per la salute dell'inferma, suor Rosa, a lei contraria, uscì di botto: "Fate pure ciò che volete! Adesso si riducono i groppi al pettine", aggiungendo - riferisce suor Veronica - che "il frutto era maturo e che già conveniva crodasse". E quando in uno stato di assopimento Maria Maddalena ricevette la Comunione, tale fu la conclusio-ne di un'altra: "Oh, guardate che bella santità! Non sapeva nemmeno cosa facesse quando comunicossi! "

 

Gli estenuanti colpi di tosse non le permettevano più di ritenere il cibo. "Si aggiunse un'affannosa ansia con mancamento di re-spiro massime di notte, che pareva di quando in quando spiras-se". Sopravvennero dolorosissime contrazioni di nervi, "sì che talvolta si vide fuor di modo rannicchiata". Un improvviso fenomeno di strabismo all'occhio destro, "onde non si vedeva più se non il bianco", la fece molto soffrire. Osservandola le consorelle, si stringeva il cuore: "Povera madre, - disse una - ha gran male a quest'occhio, vero?". "E via, tante chiacchere!

- rispose Maria Maddalena - Andate, andate!' Inoltre per le gambe edematose, "le coscie le diventarono così gonfie che sembrava non poter più reggersi"

 

Fra i colpi di tosse la si udiva dire con un fil di voce: "Signore, se mi lasciate respirare un poco!... ", ma subito aggiungere: "No, Si-gnore! Vi ringrazio. Fatemeli venire di più, centomila volte!".

 

Ah, madri, morirò pure una volta!

Nella cella il caldo pesante, pur temperato dal fresco che scende dal monte della Maddalena, aumenta l'affanno del respiro; il sudore intride il velo e l'abito monacale di cui Maria Maddale-na è sempre vestita. Sono i primi giorni di luglio e davanti alla gravità della malattia così Maria Maddalena si esprime a suor Antonia e ad alcune suore anziane presenti: "Ah, madri, morirò pure una volta! Morirò pure! -, esultando in maniera che sem-brava fuori di se stessa, tutta accesa in volto".

 

Maria Maddalena è come aggrappata, giorno dopo giorno, alla Eucarestia, facendo più che mai dell'incontro il motivo centrale della sua giornata tutta risucchiata nella partecipazione all'olo-causto. Un giorno suor Maria Celeste le si avvicina come per chiederle qualcosa; Maria Maddalena le dice: "Ora non è tempo di parlare. Lasciatemi quieta per prepararmi a ricevere il mio Dio sacramentato".

 

Le suore, già sue novizie, non vorrebbero mai allontanarsi dal letto dell'inferma: ne raccolgono i supremi insegnamenti. A suor Genoveffa Maria Maddalena, pregata di lasciarle un ri-cordo, dice: "Fatevi, sorella, sentir care le umiliazioni e state sotto i piedi di tutte, servendo a tutte". E alla vivace impetuosa suor Veronica: "Mettete in esecuzione quello che vi ho insegnato e lasciatemi in pace, perché questi pochi ritagli di tempo sono molto per me preziosi". Maria Maddalena ha donato tutto, parole, esempio, vita; ora sembra tenersi il tempo. O non lo chiedeva il Signore, perché la consumazione del sacrificio fosse unicamente a Lui riservata nel segreto delle ultime effusioni?

 

Ma anche allora il sibilo della tentazione sembra lacerare la pace dell'attesa. Maria Maddalena "fece segno di paura, addi-tando con la mano la sponda del letto e nascondendo la testa sotto il braccio dell'infermiera; per cui tosto spargendosi in quella parte l'acqua santa, ritornossene lieta e ridente". Maria Maddalena è ancora nel dramma, vive la lotta. Come nell'agonia di Cristo, anche nell'agonia di Maria Maddalena l'ora suprema dell'amo-re di Dio e l'ora tenebrosa dell'odio di satana coincidono. E la tentazione è opera di satana.

 

Eppure, nonostante le insinuazioni diaboliche, la morte e il giudizio non sono per lei motivo di terrore. Il confessore le chiese: "Ha timore?". "No, padre, - è la risposta - anzi ho speranza di andare in Paradiso". Una suora presente inter-venne: "O si, madre, lei andrà in Paradiso!"; come rammari-candosi Maria Maddalena sospirò: "Dopo che sarò morta mi crederanno in Paradiso, e così mi lasceranno in Purgatorio sin al di del giudizio, senza suffragarmi!"

 

Come se fossi ora solamente nata

Passano i giorni. Il 17 luglio Maria Maddalena riceve il sacra-mento degli infermi. Segue un fatto inatteso, che affonda le radici in un desiderio a lungo coltivato da lei e che fiorisce nella luce del tramonto: diventare bambina! Maria Maddalena en-tra nella morte con lo sguardo dell'infanzia. Terminato il rito dell'Unzione, - riferiscono le suore - Maria Maddalena "si mutò tosto in un'altra, divenendo tutta giuliva, rasserenata e di una tale amabilissima graziosa semplicità, che ricreava al sol mirarla, facendola apparire come un'amabil bambina di pochi anni". E l'avverarsi di quanto giorni prima Maria Maddalena diceva alle sorelle: "E non sapete quello che dice il Signore, che non si entra in Cielo se non ci facciamo fanciulli?". "Dunque, madre - replicò una di loro - ella vuole farsi bambina?". "Sì, lo spero dal Signore, che prima di morire mi faccia questa grazia!"

 

Il passato - quel passato che converge verso la "nudità" della sua condizione attuale - è come cancellato alle sue spalle; l'enigma della rinascita a "resurrezione nuova" si compie: Ma-ria vive in pienezza originaria "il benefizio e maggior bene fatto-le dal Signore: sempre mi diporto in maniera come che adesso incominci, e come se fossi ora solamente nata". Maria Madda-lena alla sera della vita ha tutta la freschezza del primo matti-no: "Sto come bambina nelle Sue divine braccia, in tutto e per tutto abbandonata nella sua divina provvidenza".

 

Le consorelle raccolgono, strappate dal cuore una ad una e articolate con stento, parole scarne, essenziali; l'interlocutore è solo Dio ormai. Anche le parole sono di Dio: "L'anima mia ha sete di Dio, fonte viva!... Quando verrò e vedrò il volto di Dio?... Le lacrime sono il mio pane giorno e notte... La forza della tua mano mi sostiene... Dammi forza, Signore!... Che io viva e ti dia lode!"

 

Sono le sette del mattino, 26 luglio. Sul volto di Maria Madda-lena, enfiato e quasi irriconoscibile, si distende improvvisamen-te una bellezza nuova: gli occhi sono "sani, belli e lucenti, quello eziandio già perduto" e il pallore si accende di una gioia piena di stupore. Maria Maddalena incomincio a "mirar in alto fis-samente, girando gli occhi da un lato all'altro, dimostrando di vedere meraviglie sorprendenti". L'infermiera le dice: "Madre, ella vede qualche cosa di bello, è vero? e noi non vediamo nien-te!". L'inferma "graziosamente sorridendo, diede segno col gesto e con la testa di si.

 

L'ultima cena di Maria Maddalena

Poche ore dopo le consorelle assistono ad un gesto di Maria Maddalena, affettuoso nella sua semplicità, stupendo nel suo significato. Come san Francesco, come Gesù Cristo lei celebra l'ultima cena. Racconta suor Veronica: "Le fu esibito un cane-strino con entro alquante more ed essa, presele una alla volta, le esibiva in bocca a ciascuna delle astanti, per cui suor Ancilla le disse: - Madre, ci dà ella forse il pasto del padre san Francesco, che prima di morire diede un po' di pane a ciascun de' suoi frati presenti? -. Al che giubilando diede segno di sì.

 

Maria Maddalena è tutta in quel gesto di addio e di comunio-ne, di esodo pasquale: come Cristo! Distribuisce le more, come Francesco divise il pane. Anche Maria Maddalena fa "eucare-stia": raggiunta dall'Atto supremo del Signore che si dona nella morte, ora rivela nella semplicità conviviale del gesto la sua immedesimazione a quell'Atto: per le sorelle, come Cristo per i suoi!

 

Un'ultima parola le viene rivolta. è di don Marco Saiani: "Ma-dre, vuoi ella andare in Paradiso?". "Con ciera fuori di modo giuliva diede segno di sì". è' l'ora del congedo. Nessuna pre-ghiera le suggeriscono né le sorelle né il confessore, "perché conosceva egli che anzi distratta l'avrebbe e non raccolta poiché era immersa in Dio".

 

è' notte, come la notte della Risurrezione di Gesù Cristo: tutta la storia di Maria Maddalena termina nel silenzio e nel segreto della Risurrezione, si nasconde inabissandosi nella luce della Pasqua; entra nel mistero di Dio. Sommesse, solo le preghiere della Chiesa che l'accompagna nel transito. Le si accosta il crocifisso alle labbra: è il bacio dell'addio e dell'incontro.

 

"Intra in gaudium Domini tui!"

Vorremmo entrare in quella scia di luce e di soavità che è la sua agonia, ma l'umile semplicità della vita è ora umile semplicità nella morte. Maria Maddalena tace. Nella spoglia bellezza del momento lei ci rimanda alla verità di quanto ha scritto, antici-pando l'esperienza dell'agonia. Ascoltiamola.

 

"Che giubili, che contenti per un 'anima nel mirare il crocifisso che le sarà posto nell'ultima agonia in mano! Allora, parlandogli amorosamente al cuore, gli dirà: - Mio Dio, mio creatore, mio tutto, mio centro, mia vita, mio sposo, mio padre, mio bene, mio esemplare, mio specchio norma e vita: eccomi giunta a queste ultime agonie. Già licenziata dal mondo che giammai seguitai: abbandonata dalle madri e sorelle, che servii e riverii come vostre spose; licenziata dalla santa Chiesa, nella quale sino al presente sono stata abbondantemente nutrita e allmentata con i santissimi sacramenti, che sono stati in questa valle di lacrime l'unico mio refrigerio; finalmente, mio Dio, mi assento da Voi, crocifisso mio bene, che siete stato il mio esemplare, nel quale mi sono sempre specchiata e ho procurato con tutta la diligenza possibile d'asso-migliar Vi... Mio Dio, mi spiace di non averVi amato di più e più patito per vostro amore... Sacre pene, vi abbandono, vi dò l'ultimo addio per mai più rivedervi in eterno. Vi ringrazio che mi siete state sempre individue compa-gne; vi godrò, vi stringerò nei frutti. E tu, corpo mio, rimànitene in pace sino al giorno del giudizio universale. Ti ringrazio che mi sei stato da tanti anni in qua sempre obbediente e sottomesso, lascian-doti mortificare e stracciare: tutto ho fatto per bene comune di te e di me, acciò poi ci godessimo con giubilo tutta una eternità.

Finalmente, o mio Dio, per le viscere pietosissime della vostra misericordia ricevete in pace il mio spirito: in manus tuas, Domi-ne, commendo spiritum meum!".

 

"Oh, chi spirasse in questa maniera l'ultimo fiato, oh, che antici-pato paradiso sarebbe per quest'anima l'ultima agonia! Questa santa e feilce morte sarebbe principio d'eterna vita, perché senza dubbio il crocifisso Redentore con interna sicurezza rispondereb-be all'anima spirante: - Vieni, figlia da me cotanto amata, perché imitasti le mie virtù, perché abbracciasti le mie pene, perché ti stringesti con disprezzi e disonori. Vieni! Perché tu baci l'ultima volta le mie piaghe, Io do a te l'osculo di eterna pace. Intra, dunque, in gaudium Domini tui - Qui l'anima amante si addormenta nel seno del suo Dio, per non svegliarsi più in eterno".

Tutto è possibile a chi ama

è da poco passata l'una di notte. L'infermiera solleva il capo di Maria Maddalena per comporre meglio il cuscino. La vede impallidire. Dalla cella vicina viene il confessore che "le diede subito l'assoluzione "in articulo mortis". Dopo la quale Maria Maddalena "senz'altro moto che di stringersi un pochettino nelle spalle, soavemente e con quiete mirando verso il cielo, esalò lo spirito, li 27 di luglio dell'anno 1737, venendo di sabato".

 

Alle quattro pomeridiane del giorno successivo il corpo di Ma-ria Maddalena venne sepolto. L'intervento della guardia civica disciplinò l'incomposto fervore dei bresciani che accorrevano, arrampicandosi fin sui finestrini che davano sul coro dov'era de-posta la salma. Di ammirazione o di insofferenza le parole della vicaria, suor Rosa, a lei contraria: "Sorelle, non diventate mai san-te in tal maniera, essendo impossibile il soffrirsi tanto disturbo"?.

Il ritratto, eseguito da Angelo Paglia per disposizione dei fratel-li Nestore e Gianfiancesco, reca queste ardite parole: "Effigies divinae caritatis, patientiae et poenitentiae", proposte dal suo confessore, don Marco Saiani. Il dipinto fu collocato poi nella stanza di lavoro della comunità.

La grazia del patire l"'insoffribile Amore" aveva ora la sua compiuta testimonianza. Perché "tutto è possibile a chi ama!", aveva riassunto di sé Maria Maddalena. E la Chiesa confermerà questa "grazia", dichiarando "beata" la cappucci-na di Brescia il 18 aprile 1900. Ora Maria Maddalena, la beata Maria Maddalena, con il suo umile altissimo magistero e ancor più con la sua umilissima vita è nostro modello ispirativo, è dono di comunione e di intercessione!