BEATA IMELDA
LAMBERTINI
Padre
santo, che hai accolto in cielo la beata Imelda nella gioia del primo incontro
eucaristico, per sua intercessione fa che sperimentiamo nella fede la presenza
del tuo Figlio operante nel mirabile Sacramento del suo amore.
Egli
è Dio, e vive e regna con te, nell'unità dello Spirito Santo,
Per
tutti i secoli dei secoli. Amen.
Dopo
la celebrazione della S. Messa, Don Venanzio era sempre avvicinato da persone
che avevano bisogno di aiuto, consigli, conforto e benedizioni.
Aveva
il dono particolare di saper entrare subito in comunione con le anime,
comprendere le loro pene, le loro difficoltà e sofferenze e di vedere in tutto
un disegno di Dio voluto e disposto da Lui con amore di Padre.
Le
sue brevi, ma illuminate parole davano speranza, infondevano fiducia perché vi
era la certezza di parlare con un sacerdote tutto di Dio, con un uomo di preghiera
continua.
Ci è caro ricordare Don Venanzio nei suoi incontri, e volte casuali, con i piccoli, specialmente nel periodo estivo: un breve sorriso e poi parlava subito di Gesù.
I
bambini lo guardavano dapprima stupiti, forse intimoriti da quel sacerdote
austero in quella scura telare, poi attratti e attenti lo ascoltavano ed
entravano subito in confidenza con lui, rispondevano con prontezza alle sue
domande e così quasi senza accorgersene, imparavano a conoscere Gesù e ed
amarlo.
Una
bambina in particolare si intratteneva spesso con Don Venanzio, voleva essere
aiutata a "voler tanto bene a Gesù", lui la invitava ad essere sempre
buona per far contento Gesù, a ringraziarlo per tutto l'amore che ha per noi, a
parlare con lui presente nel Tabernacolo e anche nel suo cuore. Silvia ha
scritto e lasciato vicino al Tabernacolo le letterina che riproduciamo. Quanta
semplicità e bellezza in queste parole piene di affetto, di fiducia e di fede
vera!
I
bambini sono molto sensibili e aperti per ricevere il bene come il male, noi
grandi dovremmo ricordarcelo.
A voi cari bambini, che vi preparate a ricevere Gesù e a quanti l'hanno ricevuto, ricordando il giorno più importante della vostra vita.
Le
parole del Papa:
"Cari
bimbi e bimbe della 1° Comunione che ancora recate il profumo del primo
incontro con Gesù. Nessuna chiesa al mondo è bella e santa come voi che
siete diventati i Tabernacoli viventi di Dio. Vi auguro che nessun vento possa
rapirvi i doni portati nel vostro cuore da Gesù". Giovanni
Paolo II ai bambini romani che avevano ricevuto per la prima volta l'Eucaristia
- Udienza del 16 maggio 1979.
S.Teresina
di Gesù Bambino, ricordando il giorno della sua prima Comunione, scrisse:
"Ah come fu dolce il primo bacio che Gesù diede alla mia anima, io mi
sentivo amata e dicevo a mia volta: Gesù ti amo e mi dono a Te per
sempre".
Gesù ha detto: "Lasciate che i piccoli vengano a me". Gesù li ama, con amore grande perché sono innocenti, perché la loro anima è pura e bella e i loro occhi trasparenti e luminosi rispecchiano il Cielo. Guai a chi butta fango nel cielo limpido della loro anima e oscura la luce del sole divino che splende nel loro cuore.
Come
è edificante vedere le mamme che sono le prime catechiste, quando accompagnano
i loro bambini in Chiesa e, indicando il Tabernacolo, li invitano a salutare
Gesù dicendo: "Gesù è là, ti vede, ti guarda, ti vuole bene" e
mentre accendono nel loro piccolo cuore l'amore a Gesù, accompagnano la manina
a fare il segno della S. Croce: "Nel nome del Padre, del Figlio e dello
Spirito Santo".
Lo
sapete chi è Gesù?
Gesù
è Dio, uguale al Padre e allo Spirito Santo. Scende dal Cielo, si fa piccolo
bambino, nasce nella grotta di Betlemme, cresce buono e ubbidiente nella casa di
Nazaret con la sua Mamma, la Madonna, e S. Giuseppe.
Dal
Cielo è venuto sulla terra per farci buoni come Lui, si è fatto Maestro con il
suo esempio e il suo insegnamento: il Vangelo.
Non
solo ci ha insegnato a essere buoni, ma per dimostrarci il suo grande amore è
morto sulla croce per cancellare i nostri peccati e riaprire le porte del
Paradiso, e poi, per restare sempre con noi, si è fatto piccola Ostia.
Quell'Ostia
che riceviamo nella Comunione è un piccolo pezzo di pane che, alle parole del
Sacerdote al momento della Consacrazione nella S. Messa, si trasforma e diventa
il Corpo, il Sangue, l'Anima e la Divinità di Gesù: è Gesù vivo e vero.
Cari
bambini, quale grande dono vi fa Gesù
Oh Maria, mamma di Gesù e mamma mia, apri le tue braccia, stringimi forte al cuore, fammi sentire la tenerezza del tuo amore. Metti nel mio cuore tutto l'amore che tu hai per Gesù, perché anch'io lo sappia amare come lo ami tu. Fa che io sia sempre buono come Gesù desidera. Non permettere che il peccato mi allontani da Lui. Fa che io sia felice stando sempre in vostra compagnia. Lo chiedo a Te che tutto puoi e così sia o Maria, mamma mia.
Se
siamo veramente cristiani dovremmo sentirci responsabili di custodire la purezza
e l'innocenza dei nostri bambini. Non lasciamoci travolgere dalla mentalità
comune che considera un bene, una conquista sociale, ciò che è male agli occhi
di Dio. "Chi scandalizza uno di questi piccoli che credono, è meglio per
lui che gli si metta una macina d'asino al collo e venga gettato nel mare".
(Mc 9, 42) A te, Imelda, pura e santa creatura, rivolgiamo la nostra preghiera:
Quando la tempesta si scatena e le onde malefiche rischiano di travolgere le
nostre anime, quando ci sentiamo assaliti da ogni parte e la tentazione rischia
di superare le nostre deboli forze, ottienici la grazia di saper correre ai
piedi di Gesù Sacramentato per trovare la forza, sostegno e coraggio per
vincere le nostre passioni, sedare la tempesta, recuperare la calma. E se la
prova continuerà, ottieni di aumentare la nostra preghiera, perché solo con la
preghiera avremo la grazia di superare ogni assalto diabolico. Tu che hai saputo
scegliere la "parte migliore", vieni in nostro aiuto, ottienici la
grazia di comprendere che il silenzio del Tabernacolo è la scuola di ogni virtù
e di imprimere nel nostro cuore l'amore che implora per renderci degni delle
grazie che incessantemente si irradiano dall'Ostia Immacolata.
La
campanella della chiesa vicina al castello dei Signori Lambertini, illustre
famiglia bolognese, suona e festa per annunciare che è sbocciato un piccolo
fiore, una nuova creatura è venuta al mondo, una bella bambina.
La
piccola è accolta come una benedizione del cielo, in questa famiglia così
provata da tante sventure, e le viene dato il dolce nome di Imelda.
Il
padre, nobile cavaliere di nome Egàno, si distingueva come uomo di grande
fiducia ed umanità. I suoi concittadini lo onoravano sempre con alti uffici e
cariche nel governo della Città e dei dintorni.
La
madre, Castora Glluzzi, era molto devota al Culto divino soprattutto alla SS.
Eucaristia: nel suo testamento lasciò una notevole somma di denaro per
l'acquisto di ceri e lampade che dovevano essere accese durante le S. Messe e
fece dono di un altare, per onorare il Santissimo, alla Chiesa dei Carmelitani
di S. Martina.
Dall'esempio
della mamma, raccolta in preghiera davanti al Tabernacolo, nella chiesa dove
andava a fare la visita eucaristica, Imelda cominciò a capire la presenza reale
del Signore e ad amare Gesù nell'Eucaristia.
A
quei tempi non c'erano ancora le scuole di catechismo, perciò era impegno dei
genitori spiegare i doveri fondamentali della vita cristiana. Della mamma, sua
prima maestra, Imelda imparò le preghiere che sempre reciterò con
particolare devozione, con lei partecipava alla S. Messa domenicale,
ascoltava attenta le spiegazioni sul Vangelo e soprattutto, nelle grandi Feste
dell'anno, la narrazione del mistero che veniva celebrato.
Il
racconto dell'Ultima Cena, nella quale veniva istituita l'Eucaristia, la colpiva
profondamente. Allora il suo piccolo cuore si accendeva dal desiderio di
ricevere questo Gesù che prima di morire ha dato se stesso per noi. Con le
parole della Consacrazione, il pane ed il vino diventano Suo Corpo e Sangue
perciò ora, nella piccola Ostia, c'è questo Gesù che ci ha tanto amato da
restare sempre con noi.
Era
una famiglia benestante, quella dei Lambertini, e i poveri mendicanti, che
spesso bussavano alla loro porta, venivano amorevolmente rifocillati.
I
genitori insegnarono ben presto, alla piccola Imelda, che sotto le sembianze del
povero si nasconde sempre Gesù. Spesso andavano a chiedere l'elemosina anche
i Monaci addetti alla questua giornaliera per il Convento; erano sempre ben accolti
e la piccola, desiderosa di sapere, si intratteneva volentieri e parlare con
questi uomini di Dio.
Per
la sua semplicità e naturalezza, non si distingueva dalle altre bambine del
suo tempo, era sempre obbediente ai suoi genitori e questi la amavano e vedevano
in lei un fiore del cielo.
L'innocenza dei bambini attira lo sguardo di Dio. Egli li circonda di attenzioni divine e li guida con particolare predilezione verso il suo amore.
"Una
cosa sola ho chiesto al Signore, abitare nella sua Casa, tutti i giorni della
mia vita"
Sal.
27, 4-5
La
piccola Imelda, spinta dall'amore verso Gesù Eucaristia racchiuso nel S.
Tabernacolo e desiderosa di vivere solo per Lui, chiese ai genitori il
permesso di entrare nel Monastero delle Suore Domenicane di Voldipietra, situato
sulla collina vicino a Bologna.
Per i pii genitori fu una dolorosa sorpresa, si vedevano privare della loro gioia, ma non si opposero alla Divina Volontà e permisero alla loro bambina di entrare nel Monastero a soli dieci anni (a quei tempi anche le bambine erano accolte nei monasteri).
Accompagnata
dai suoi amati genitori fino alla soglia del Monastero, fu presentata alla
Priora e generosamente offerta al Signore, come fu per Maria Bambina dai suoi
santi genitori Anna e Gioacchino al Tempio di Gerusalemme. Varcata la porta del
Monastero, Imelda lasciò dietro di sé il mondo "con tutte le cose del
mondo", suo unico desiderio fu quello di cercare Dio, di amarlo nella S.
Eucaristia e vivere una vita santa alla sua presenza.
La
sua anima era in festa! Le Suore, cantando in processione, condussero la nuova
aspirante in Cappella e Imelda, inginocchiata davanti alla Priora, chiese di
essere ammessa tra le Suore.
Con
quanta emozione indossò l'abito di lana bianca simbolo di appartenenza a Dio e
di verginale offerta. Come fu felice della nuova divisa candida, così come
voleva fosse la sua anima per tutta la vita. Iniziò la vita monastica con lo
stesso regolamento delle Suore, eccetto qualche permesso accordato per la
sua giovane età. Era di edificazione alle Religiose per il suo comportamento e
osservanza alla Regola e e tutte di esempio per la sua intensa vita di
preghiera.
La
giornata del Monastero era scandita dal suono della campana che richiamava le
Suore alle diverse mansioni quotidiane. Per la piccola novizia, il suono della
campana che invitava alla preghiera era sempre accolto con gioia: dal suo posto
nel coro rivolgeva a Gesù ardenti preghiere d'amore.
Il
desiderio di ricevere Gesù fu certamente nutrito dalla quotidiana presenza
alla celebrazione della S. Messa e dalle lunghe soste davanti al Tabernacolo.
Grande era la sua pena nel vedere le sue Consorelle accostarsi alla S. Comunione
mentre lei ne era ancora privata (a quel tempo la prima Comunione si riceveva
all'età di 13 o 14 anni) e dal suo cuore scaturiva un'ardente supplica:
"O
Gesù, tu stesso hai comandato ai piccoli di venire a Te; perché ora ti fai
tanto aspettare?
Io
ti amo Gesù, e sai quanto ti desidero, perché non vieni?
Perché
ti chiudi tanto presto nel Tabernacolo e non mi ascolti?
Quante
volte avvicinò le Suore e il Cappellano ripresentando loro la sua ardente
richiesta, ma sempre si sentiva rispondere che era troppo piccola, piccola per
ricevere la S. Comunione.
Povera
piccola! Imelda non era compresa, nel suo grande amore a Gesù Ostia.
Il
suo fu un lungo martirio interiore!
"L'anima mia ha sete di Dio, del Dio vivente. Quando potrò venire a contemplare il volto di Dio?" Sa1 42.3
In
quell'anno 1333, il 12 maggio era la vigilia dell'Ascensione. Nei giorni che
precedevano la festa, tutta la comunità era in fervore per i preparativi.
Anche la piccola Imelda vi partecipò, il suo cuore era triste; aveva chiesto
ancora una volta alla Superiora il permesso di ricevere la S. Comunione, ma le
era stato risposto che, pur essendo una buona novizia, doveva attendere ancora
un po'.
La
Cappella, ornata a festa, profumava di fiori. Durante la Funzione, la novizia
sentiva nel suo cuore un ardente desiderio di ricevere Gesù:
"Vieni
Gesù! Vieni nell'anima mia. Te solo voglio e tutta tua voglio essere per
sempre".
E
lo ripeteva con accento di accorato amore e di piena fiducia da strappare la
grazia a viva forza. Con lo sguardo e il cuore non riusciva a staccarsi dal S.
Tabernacolo ed era così assorta da non accorgersi che le Suore, terminata la
Funzione, l'avevano lasciata sola nella penombra della Cappella.
Tutto
ad un tratto una grande luce illuminò la Cappella. In alto si librava un'Ostia
luminosa che si fermò a distanza sul capo della fanciulla la quale,
inginocchiata, piangeva in un'estasi beata.
Intanto
le Suore, raccolte in refettorio, notarono la sua assenza; la Priora mandò a
cercare la novizia, una delle Religiose, dopo aver trovato vuota la sua cella,
si diresse verso la Cappella. Dalla porta socchiusa intravide una luce misteriosa
e trovò davanti a se il prodigio: la piccola Imelda, inginocchiata davanti al
Tabernacolo in estasi, era avvolta nello splendore dell'Ostia radiosa sospesa
in alto.
La
Suora corse trafelata in refettorio, raccontando eccitata ciò che aveva
visto. Fu chiamato subito il Cappellano e tutti insieme entrarono in Cappella
disponendosi attorno alla novizia, mentre il Sacerdote, in cotta e stola, si
inginocchiò con la patena in mano e, pregando, attese.
L'Ostia
discese lentamente e si posò sulla patena. Oramai non potevano più negare a
quel cuore ardente il suo grande amore: Gesù Eucaristia.
Ella
aveva tanto desiderato accogliere il Dio nascosto e allora, malgrado le
resistenze umane, Dio stesso aveva risposto al suo struggente desiderio. Il
Cappellano, con le mani tremanti per la venerazione e commozione, proferì le
parole della formula rituale:
"Il
Corpo di nostro Signore, Gesù Cristo, custodisca l'anima tua per la vita
eterna"
poi,
pose l'Ostia sulle labbra di Imelda.
La
novizia chiuse gli occhi e strinse al suo cuore verginale il grande dono;
immobile, assorta, nella contemplazione divina, adorava in sé il suo Gesù,
colma di gioia e di felicità:
Oh,
finalmente! Il Pane degli Angeli diventava Pane Eucaristico per un'angelica
creatura! Le Suore attendevano ansiose che si muovesse, ma Imelda appariva
sempre più assorta; la chiamarono, la scossero leggermente e alla fine si accorsero
che non dava più alcun segno di vita, era morta in un'estasi di amore. Il suo
cuore si era infranto per la forza dell'amore e la sua anima, come bianca
colomba, era volata al Cielo per sempre.
Gesù
Eucaristia aveva raccolto per Sé questo candido giglio introducendolo nella
schiera delle Vergini.
La
campana del Monastero, con i suoi tristi rintocchi, annunciò una notizia
grave che in breve tempo si sparse per tutta la città di Bologna. Numerose
persone accorsero al Monastero, mosse dal desiderio di sapere e di vedere.
I
genitori di Imelda, chiamati d'urgenza al Monastero, si trovarono di fronte al
corpo senza vita della loro figliola. Mesti, ma confortati dal dono della fede e
dalla venerazione per il prodigioso avvenimento, non trovarono altre parole:
"Sia fatta, Signore, la tua volontà".
Ora
non avrebbero più sentito la voce argentina della loro bambina nel coro,
insieme a quelle gravi delle Suore anziane. La loro prediletta li invitava e
guardare in alto, oltre la terra dove tutto passa e a credere che il valore di
un'anima consiste unicamente dal suo possesso di Dio.
Lassù,
nel Cielo, li attendeva a ricevere il premio dei loro sacrificio generoso, per
averla offerta al Signore nella freschezza dei suoi anni innocenti e
rinunciando alla gioia della sua presenza nella casa.
Nel
Tabernacolo, con Gesù presente nell'Ostia, i genitori l'avrebbero incontrata
spiritualmente ogni giorno e nella S. Comunione avrebbero incontrato ancora
lei, che dal Cielo, trasmetteva loro l'amore e la riconoscenza a Dio che si era
degnato di scegliere e far partecipare la loro bambina al Convito Celeste.
Mio
Signore!
Ti
ho consacrato tutta la mia vita,
ora
vengo a Te con la lampada accesa.
Vieni
figlia mia la luce del tuo Signore sarà sempre su di te.
cara
protettrice dei fanciulli, guarda con tenerezza noi piccoli amici di Gesù, fa
che nel primo incontro con Lui abbiamo lo stesso ardente amore che avevi tu. Tu
che hai attirato Gesù con la purezza della tua anima e l'ardore dei tuoi
desideri, dacci la tua semplicità, la tua innocenza, la tua ubbidienza e il
fervore della tua preghiera. Presentaci tu a Gesù, rivestici delle tue virtù,
così saremo cari al suo cuore e potremo godere le sue predilezioni divine. O
Gesù, che dal Cielo verrai nel nostro cuore, scendi con il tuo Cielo nella
nostra anima, cresci in noi, conservaci piccoli per poter accogliere e
comprendere le meraviglie del Regno dei Cieli che Tu sei venuto a portare sulla
terra. Gesù, predici per mano, portaci da Maria per ricevere la sua dolce
carezza materna, Lei ci renderà attenti alle insidie del demonio, e ci guiderà
sulla strada del bene, la sola che conduce al bel Paradiso; là sarà festa per
sempre e saremo con Te e la tua Mamma nella gioia senza fine. Amen
Nel
Convento di Voldipietra la memoria del fatto prodigioso viene custodita con
venerazione e tramandata a voce o in racconti, quale esempio di virtù e di
amore eucaristico.
Subito,
attorno alle reliquie della novizia, fiorisce una tenera devozione: il corpo,
deposto in un'arca di marmo, viene collocato nel chiostro affinché le monache
possano sostare in raccolta preghiera.
Viene
composta anche un'antifona che le consorelle cantano nell'anniversario della
nascita al Cielo di Imelda e una semplice ma profonda preghiera.
Nel
1566 il Monastero di Volpietra si trasferisce in via Golliera: le monache si
affrettano a chiedere l'autorizzazione per la traslazione del corpo di Imelda,
ma la ottengono solo molto più tardi, nel 1582.
Nello
stesso anno, il nome di Imelda viene iscritto nel catalogo dei Santi e Beati
Bolognesi e, alcuni anni dopo, viene autorizzato il culto e l'esposizione delle
reliquie della Beata Imelda nel giorno festivo di S. Maria Maddalena, patrona
del Monastero.
Dopo
i fatti della rivoluzione francese e la confisca del Monastero, il corpo di
Imelda fu preso in custodia dal marchese Malvezzi e consegnato, più tardi,
alla chiesa di S. Sigismondo, dove si trova attualmente in un'urna di
cristallo.
Nel
1826, il Papa Leone XII, riconoscendo le sue virtù, elevò Imelda Lambertini
agli onori degli Altari con il titolo di Beata.
Il
Papa S. Pio X, chiamato il Papa dell'Eucaristia, con una lettera del 26.11.1908,
la dichiarò patrona dei Bambini che ricevono la Prima Comunione, indicandola ai
piccoli come modello di fede e amore ardente a Gesù Eucaristico.
LETTERA DI GIOVANNI PAOLO II AI
BAMBINI NELL'ANNO DELLA FAMIGLIA
Cari
bambini!
Tra
pochi giorni celebreremo il Natale, festa intensamente sentita da tutti i
bambini in ogni famiglia. Quest'anno lo sarà ancora di più, perché è
l'Anno della Famiglia. Prima che esso finisca, desidero rivolgermi a voi,
bambini del mondo intero, per condividere con voi la gioia di questa
suggestiva ricorrenza.
Il
Natale è la festa di un Bambino, di un Neonato. E perciò la vostra festa! Voi
l'attendete con impazienza e ad essa vi preparate con gioia, contando i giorni
e quasi le ore che mancano alla Santa Notte di Betlemme.
Mi
pare di vedervi: voi state preparando in casa, in parrocchia, in ogni angolo del
mondo il presepe, ricostruendo il clima e l'ambiente in cui il Salvatore è
nato. È vero! Nel periodo natalizio la stalla con la mangiatoia occupa nella
Chiesa il posto centrale. E tutti si affrettano a recarvisi in pellegrinaggio
spirituale, come i pastori nella notte della nascita di óesù. Più tardi
saranno i Magi a venire dal lontano Oriente, seguendo la stella, fino al luogo
dove è stato deposto il Redentore dell'universo.
Ed
anche voi, nei giorni di Natale, visitate i presepi, fermandovi a guardare il
Bambino deposto sulla paglia. Fissate sua Madre, San Giuseppe, custode del
Redentore.
Contemplando
la Santa Famiglia, pensate alla vostra famiglia, quella in cui siete venuti al
mondo. Pensate alla vostra mamma, che vi ha dato alla luce e al vostro papà.
Essi si prenderanno cura del mantenimento della famiglia e della vostra educazione.
Compito dei genitori infatti non è soltanto quello di generare figli, ma anche
di educarli sin dalla loro nascita.
Cari
bambini, vi scrivo pensando a quando anch'io, molti anni fa, ero bambino come
voi. Allora anch'io vivevo l'atmosfera del Natale e, quando brillava la stella
di Betlemme, andavo in fretta al presepe insieme con i miei coetanei per
rivivere cià che avvenne 2000 anni fa in Palestina. Noi bambini esprimevamo
la nostra gioia prima di tutto con il canto. Quanto erano belli e commoventi i
canti natalizi, che nella tradizione di ogni popolo si intrecciano attorno al
presepe! Quali pensieri profondi vi sono contenuti, e soprattutto quale gioia
e quale tenerezza essi esprimono verso il divino Bambino venuto al mondo nella
Notte Santa!
Pure
i giorni che seguono la nascita di Gesù sono giorni di festa: così, otto
giorni dopo, si ricorda che, come voleva la tradizione dell'Antico Testamento,
al Bambino fu dato un nome: fu chiamato Gesù. Dopo quaranta giorni, si
commemora la sua presentazione al Tempio, come avveniva per ogni figlio
primogenito di Israele. In quell'occasione ebbe luogo un incontro straordinario:
alla Madonna, giunta al Tempio con il Bambino, venne incontro il vecchio
Simeone, che prese tra le braccia il piccolo óesù e pronunciò queste parole
profetiche: "Ora lascia, o Signore, che il tuo servo vada in pace secondo
la tua parola; perché i miei occhi hanno visto la tua salvezza, preparata da te
davanti a tutti i popoli, luce per illuminare le genti e gloria del tuo popolo
Israele" (Lc 2, 29-32). Poi, rivolgendosi a Maria, sua madre, aggiunse:
"Egli è qui per la rovina e ld risurrezione di molti in Israele, segno di
contraddizione perché siano svelati i pensieri di molti cuori. E anche a te
la spada trafiggerà l'anima" (Lc 2, 34-35).
Così
dunque, già nei primi giorni della vita di Gesù, risuona l'annuncio della
Passione, alla quale un giorno sarà associata anche la Mamma, Maria: il Venerdì
Santo Ella starà silenziosa sotto la Croce del Figlio. Del resto non dovrà
trascorrere molto tempo dalla nascita prima che il piccolo Gesù si trovi
esposto ad un grave pericolo: il crudele re Erode ordinerà di uccidere i
bambini al di sotto dei due anni, e per questo egli sarà costretto a fuggire
con i genitori in Egitto.
Voi
conoscete certo molto bene questi eventi legati alla nascita di óesù. Ve li
raccontano i vostri genitori, i sacerdoti, gli insegnanti, i catechisti, ed ogni
anno li rivivete spiritualmente nel periodo delle feste natalizie, insieme a
tutta la Chiesa: voi quindi sapete di questi aspetti drammatici dell'infanzia di
Gesù.
Cari
amici! Nelle vicende del Bimbo di Betlemme potete riconoscere le sorti dei
bambini di tutto il mondo. Se è vero che un bambino rappresenta la gioia non
solo dei genitori, ma della Chiesa e delfintera società, è vero pure che ai
nostri tempi molti bambini, purtroppo, in varie parti del mondo soffrono e
sono minacciati: patiscono la fame e la miseria, muoiono a causa delle malattie
e della denutrizione, cadono vittima delle guerre, vengono abbandonati dai
genitori e condannati a rimanere senza casa, privi del calore di una propria
famiglia, subiscono molte forme di violenza e di prepotenza da parte degli
adulti. Come è possibile rimanere indífferenti di fronte alla sofferenza di
tanti bambini, specialmente quando è causata in qualche modo dagli adulti?
Il
Bambino che a Natale contempliamo deposto nella mangiatoia, col passare degli
anni crebbe. A dodici anni, come sapete, si recò per la prima volta, insieme a
Maria e Giuseppe, da Nazaret a Gerusalemme in occasione della festa della
Pasqua. Li, confuso fra la folla dei pellegrini, si staccò dai genitori e,
insieme con altri suoi coetanei, si pose in ascolto dei dottori del Tempio,
quasi per una "lezione di catechismo".
Le
feste in effetti erano occasioni adatte per trasmettere la fede ai ragazzi
dell'età, più o meno, di Gesù. Avvenne però che, durante tale incontro,
l'Adolescente straordinario, giunto da Nazaret, non solo pose delle domande
assai intelligenti, ma egli stesso cominciò a dare delle risposte profonde a coloro
che lo stavano ammaestrando. Le domande e più ancora le risposte sbalordirono i
dottori del Tempio. Era lo stesso stupore che, inseguito, avrebbe accompagnato
la predicazione pubblica di Gesù: l'episodio del tempio di Gerusalemme non
era che l'inizio e quasi il preannuncio di ciò che sarebbe avvenuto alcuni anni
più tardi.
Cari
ragazzi e ragazze, coetanei di óesù dodicenne, non vi tornano in mente, a
questo punto, le lezioni di religione che si svolgono in parrocchia e a scuola
lezioni alle quali siete invitati a prendere parte? Vorrei allora porvi alcune
domande: qual è il vostro atteggiamento di fronte alle lezioni di religione? Vi
fate coinvolgere come óesù dodicenne al tempio? Siete diligenti nel
frequentarle a scuola e in parrocchia? Vi aiutano in questo i vostri genitori?
Gesù
dodicenne fu così preso da quella catechesi nel Tempio di óerusalemme che, in
un certo senso, dimenticò persino i propri genitori. Maria e óiuseppe,
incamminati insieme ad altri pellegrini sulla strada del ritorno verso Nazaret,
si resero conto ben presto della sua assenza. Lunghe furono le ricerche.
Ritornarono sui loro passi e soltanto il terzo giorno riuscirono a trovarlo a
Gerusalemme nel tempio. "Figlio perché ci hai fatto così? Ecco, tuo padre
ed io, angosciati, ti cercavamo" (Lc 2, 48) Com'è strana la risposta di
Gesù e come fa riflettere! "Perché mi cercavate? - egli disse - Non
sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio?" (Lc 2, 49).
Era
una risposta difficile da accettare. L'evangelista Luca aggiunge semplicemente
che Maria "serbava tutte queste cose nel suo cuore" (2, 51). In
effetti, era una risposta che si sarebbe resa comprensibile solo più tardi,
quando Gesù, ormai adulto, avrebbe iniziato a predicare, dichiarando che per il
suo Padre celeste era disposto ad affrontare ogni sofferenza e persino la
morte sulla croce.
Da
Gerusalemme, Gesù tornò con Maria e Giuseppe a Nazaret, ove visse loro
sottomesso (cf. Lc 2, 51). Circa questo periodo, prima dell'inizio della
predicazione pubblica, il Vangelo nota soltanto che Gesù "cresceva in
sapienza, età e grazia davanti a Dio e agli uomini" (Lc 2, 52).
Cari
ragazzi, nel Bambino che ammirate nel presepe sappiate vedere già il ragazzo
dodicenne che nel tempio di Gerusalemme dialoga con i dottori. Egli è lo stesso
uomo adulto che più tardi, a trent'anni, comincerà ad annunciare la parola
di Dio, si sceglierà i dodici Apostoli, sarà seguito da moltitudini assetate
di verità. Egli confermerà ad ogni passo il suo straordinario insegnamento
con i segni della potenza divina: restituirà la vista ai ciechi, guarirà i
malati, risusciterà persino i morti. E tra i morti richiamati alla vita ci sarà
la dodicenne figlia di Giairo, ci sarà il figlio della vedova di Nain, restituito
vivo alla madre in pianto.
È
proprio così: questo bambino ora appena nato, una volta diventato grande, come
Maestro della Verità divina, mostrerà uno straordinario affetto per i bambini.
Dirà agli Apostoli: "Lasciate che i bambini vengano a me e non glielo
impedite", e aggiungerà: "Perché a chi è come loro appartiene il
Regno di Dio" (Mc 10, 14). Un'altra volta, agli Apostoli che discutevano su
chi fosse il più grande, metterà davanti un bambino e dirà: "Se non vi
convertirete e non diventerete come i bambini, non entrerete nel Regno dei
cieli" (Mt 18, 3). In quella occasione pronunzierà anche parole
severissime di ammonimento: "Chi scandalizza anche uno solo di questi
piccoli che credono in me, sarebbe meglio per lui che gli fosse appesa al collo
una macina girata da asino, e fosse gettato negli abissi del mare" (Mt 18,
6).
Quanto
importante è il bambino agli occhi di óesùl Si potrebbe addirittura osservare
che il Vangelo è profondamente permeato della verità sul bambino. Lo si
potrebbe persino leggere nel suo insieme come il "Vangelo del
bambino"
Che
vuol dire infatti: "Se non vi convertirete e non diventerete come i
bambini, non entrerete nel Regno dei cieli"? Non pone forse óesù il
bambino come modello anche per gli adulti? Nel bambino c'è qualcosa che mai
può mancare in chi vuol entrare nel Regno dei cieli. Al cielo sono destinati
quanti sono semplici come i bambini, quanti come loro sono pieni di fiducioso abbandono,
ricchi di bontà e puri. Questi solamente possono ritrovare in Dio Padre, e
diventare a loro volta, grazie a óesù, altrettanti figli di Dio.
Non
è questo il principale messaggio del Natale? Leggiamo in San óiovanni: "E
il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi" (1, 14); ed ancora:
"A quanti l'hanno accolto ha dato il potere di diventare figlio di
Dio" (1, 12). Figli di Dio! Voi, cari ragazzi, siete figli e figlie dei
vostri genitori. Ebbene, Dio vuole che tutti siamo suoi figli adottivi mediante
la grazia. Sta qui la vera fonte della gioia del Natale, della quale vi scrivo
al termine ormai dell'Anno della Famiglia. Rallegratevi di questo "Vangelo
della divina figliolanza". In questa gioia portino abbondanti frutti le
prossime feste natalizie, nell'Anno della Famiglia.
Cari
amici, incontro indimenticabile con Gesù è senz'altro la Prima Comunione,
giorno da ricordare come uno dei più belli della vita. L'Eucaristia, istituita
da Cristo la vigilia della sua passione durante l'Ultima Cena, è un sacramento
della Nuova Alleanza, anzi, il più grande dei sacramenti. In esso il Signore si
fa cibo delle anime sotto le specie del pane e del vino.
I
bambini lo ricevono solennemente una prima volta, nella Prima Comunione
appunto, e sono invitati a riceverlo in seguito il più spesso possibile per
rimanere in intima amicizia con Gesù.
Per
accostarsi alla Santa Comunione, come sapete, occorre aver ricevuto il
Battesimo: questo è il primo dei sacramenti e il più necessario per la salvezza.
È un grande avvenimento il Battesimo! Nei primi secoli della Chiesa, quando a
ricevere il battesimo erano soprattutto gli adulti, il rito si concludeva con
la partecipazione all'Eucaristia ed aveva la solennità che oggi accompagna la
Prima Comunione. Successivamente, quando si incominciò a dare il Battesimo
soprattutto ai neonati - è il caso anche di molti fra voi, cari bambini, che
infatti non ricordate il giorno del vostro Battesimo - la festa più solenne fu
spostata al momento della Prima Comunione.
Ogni
ragazzo e ogni ragazza di famiglia cattolica conosce bene questa consuetudine:
la Prima Comunione è vissuta come una grande festa di famiglia. In quel
giorno, insieme con il festeggiato, in genere si accostano all'Eucaristia i
genitori, i fratelli, le sorelle, i parenti, i padrini, talora anche gli insegnanti
e gli educatori.
Il
giorno della Prima Comunione è inoltre una grande festa della parrocchia.
Ricordo come fosse oggi quando, insieme ai miei coetanei, ricevetti per la prima
volta l'Eucaristia nella chiesa parrocchiale del mio paese. Si suole fissare
quest'evento nelle foto di famiglia, perché non venga dimenticato. Tali
istantanee seguono in genere la persona per il resto degli anni. Col passare del
tempo, si rivive, sfogliandole, l'atmosfera di quei momenti; si torna alla purezza
e alla gioia sperimentate nell'incontro con óesù, fattosi per amore Redentore
dell'uomo.
Per
quanti bambini nella storia della Chiesa l'Eucaristia è stata fonte di forza
spirituale, a volte addirittura eroica! Come non ricordare, ad esempio, ragazzi
e ragazze santi, vissuti nei primi secoli ed ancora oggi conosciuti e venerati
in tutta la Chiesa? Sant Agnese, che visse a Roma; sant'Agata, martirizzata in
Sicilia; san Tarcisio, un ragazzo ben a ragione chiamato martire
dell'Eucaristia, perché preferì morire piuttosto che cedere óesù, che
portava con sé sotto le specie del pane.
E
così lungo i secoli, sino ai nostri tempi, non mancano bambini e ragazzi tra
i santi e i beati della Chiesa. Come nel Vangelo óesù manifesta particolare
fiducia nei bambini, così la Mamma sua, Maria, non ha mancato di riservare ai
piccoli, nel corso della storia, la sua materna premura. Pensate a santa
Bernardetta di Lourdes, ai fanciulli di La Salette e, nel nostro secolo, a
Lucia, Francesco e Giacinta di Fatima.
Vi
parlavo prima del "Vangelo del bambino": non ha avuto esso in questa
nostra epoca un'espressione particolare nella spiritualità di santa Teresa di
Gesù Bambino? È proprio vero: óesù e la sua Mamma scelgono spesso i
bambini per affidare loro grandi compiti per la vita della Chiesa e
dell'umanità. Ne ho nominato solo alcuni universalmente conosciuti, ma quanti
altri meno noti ne esistono! Il Redentore dell'umanitàsembra condividere con
loro la sollecitudine per gli altri: per i genitori, per i compagni e le
compagne. Egli attende tanto la loro preghiera. Che potenza enorme ha la
preghiera dei bambini! Essa diventa un modello per gli stessi adulti: pregare
con fiducia semplice e totale vuol dire pregare come sanno pregare i bambini.
Ed
arrivo ad un punto importante di questa mia lettera: al termine ormai dell'Anno
della Famiglia, è alla vostra preghiera, cari piccoli amici, che desidero
affidare i problemi della vostra e di tutte le famiglie del mondo. E non
soltanto questo: ho ancora altre intenzioni da raccomandarvi.
Il
Papa conta molto sulle vostre preghiere. Dobbiamo pregare insieme e molto,
affinché l'umanità, formata da diversi miliardi di esseri umani, diventi
sempre più la famiglia di Dio e possa vivere nella pace. Ho ricordato
all'inizio le indicibili sofferenze che tanti bambini hanno sperimentato in
questo secolo, e quelle che molti di loro continuano a subire anche in questo
momento. Quanti, anche in questi giorni, cadono vittime dell'odio che imperversa
in diverse regioni della terra: nei Balcani, ad esempio, ed in alcuni paesi dell
Africa.
Proprio
meditando su questi fatti, che colmano di dolore i nostri cuori, ho deciso di
chiedere a voi, cari bambini e ragazzi, di farvi carico della preghiera per la
pace. Lo sapete bene: l'amore e la concordia costruiscono la pace, l'odio e la
violenza la distruggono. Voi rifuggite istintivamente dall'odio e siete
attratti dall'amore: per questo il Papa è certo che non respingerete la sua
richiesta, ma vi unirete alla sua preghiera per la pace nel mondo con lo stesso
slancio con cui pregate per la pace e la concordia nelle vostre famiglie.
Lodate
il nome del Signore!
Permettete,
cari ragazzi e ragazze, che al termine di questa lettera ricordi le parole di
un Salmo che mi hanno sempre commosso: Laudate pueri Dominum! Lodate, fanciulli
del Signore, lodate il nome del Signore. Sia benedetto il nome del Signore, ora
e sempre. Dal sorgere del sole al suo tramonto sia lodato il nome del Signore! (cf
Sal 112/113, 1-3). Mentre medito le parole di questo Salmo, mi passano davanti
agli occhi i volti dei bambini di tutto il mondo: dall'oriente all óccidente,
dal settentrione al mezzogiorno. E a voi, piccoli amici, senza differenza di
lingua, di razza o nazionalità, che dico: Lodate il nome del Signore!
E
poiché l'uomo deve lodare Dio prima di tutto con la vita, non dimenticatevi di
ciò che Gesù dodicenne disse a sua Madre e a óiuseppe nel Tempio di óerusalemme:
"Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio?" (Lc. 2,
49). L'uomo loda Dio seguendo la voce della propria vocazione. Dio chiama ogni
uomo e la sua voce si fa sentire già nell'anima del bambino: chiama a vivere
nel matrimonio oppure ad essere sacerdote; chiama alla vita consacrata o forse
al lavoro nelle missioni ... Chi sa? Pregate, cari ragazzi e ragazze, per
scoprire qual'è la vostra vocazione, per poi seguirla generosamente.
I
bambini di ogni Continente, nella notte di Betlemme, guardano con fede al
neonato Bambino e vivono la grande gioia del Natale. Cantando nelle loro lingue,
lodano il nome del Signore. Così per tutta la terra si diffondono le suggestive
melodie del Natale. Sono parole tenere, commoventi che risuonano in tutte le
lingue umane; è come un festoso canto elevato da tutta la terra, che s'unisce a
quello degli Angeli, messaggeri della gloria di Dio, sopra la stalla di
Betlemme: "Gloria a Dio nel più alto dei cieli e pace in terra agli uomini
che egli ama" (Lc 2, 14). Il figlio prediletto di Dio si presenta tra noi
come un neonato; intorno a Lui i bambini di ogni Nazione della terra sentono su
di sé lo sguardo colmo d'amore del Padre celeste e gioiscono perché Dio li
ama. L'uomo non può vivere senza amore. Egli è chiamato ad amare Dio e il
prossimo, ma per amare veramente deve avere la certezza che Dio gli vuole
bene.
Dio
vi ama, cari ragazzi! Questo voglio dirvi al termine dell'Anno della Famiglia e
in occasione di queste feste natalizie che sono in modo particolare le vostre
feste.
Vi
auguro che esse siano gioiose e serene; vi auguro di fare in esse una più
intensa esperienza dell'amore dei vostri genitori, dei fratelli delle sorelle
e degli altri membri della vostra famiglia. Questo amore poi si estenda
all'intera vostra comunità, anzi a tutto il mondo, grazie proprio a voi, cari
ragazzi e bambini. L'amore allora raggiungerà quanti ne hanno particolare
bisogno, specialmente i sofferenti e gli abbandonati. Quale gioia è più grande
di quella portata dall'amore? Quale gioia è più grande di quella che tu, Gesù,
porti a Natale nell'animo degli uomini, e particolarmente dei bambini?
Alza
la tua manina, divino Bambino, e benedici questi tuoi piccoli amici, benedici i
bambini di tutta la terra! Dal Vaticano, 13 dicembre 1994
GIOVANNI PAOLO II
FAMIGLIA
MARIANA - 12082 FRABOSA SOPRANA
(CN)