BEATA
EUROSIA FABRIS BARBAN MAMMA ROSA (1866-1932)
Il santo nella Chiesa Cattolica, è colui che si lascia guidare dallo Spirito Santo e corrisponde alla sua chiamata. Lo Spirito ne plasma l'anima e quando vuole dare un messaggio alla sua Chiesa, lo presenta come esempio agli altri.
Questo
è il senso della beatificazione e canonizzazione nella Chiesa Cattolica. E la
santità si manifesta in ogni età, condizione sociale e luogo; così si mostrò
anche nella vita e nella casa della madre di famiglia Eurosia Fabris Barban, la
quale nacque il 27 settembre 1866 a Quinto Vicentino, grosso Comune ad 8 km da
Vicenza.
I
suoi genitori Luigi e Maria Fabris si trasferirono nel 1870 a Marola (Vicenza) e
qui Rosina, come era chiamata in famiglia, frequentò solo le prime due classi
elementari, perché poi dovette aiutare i genitori nei lavori dei campi; in quel
tempo in cui l'analfabetismo femminile superava il 75%, fu una fortuna per lei
che poté imparare a leggere, scrivere e fare i conti e la lettura fu la sua
passione.
Crebbe
nel clima cristiano della famiglia, ogni sera ci si riuniva per recitare il
rosario; si prefisse sempre la ricerca della volontà di Dio per il suo futuro.
Le
sue devozioni furono il Crocifisso, il Presepio, lo Spirito Santo, il
Tabernacolo, la Vergine Maria, le anime del Purgatorio; condusse la sua
adolescenza e giovinezza nella preghiera, nel lavoro, nella semplicità e
nell'innocenza, completò la sua formazione con la lettura di libri utili
studiando il catechismo e la Storia Sacra.
Insegnò
il catechismo nella parrocchia di Marola alle fanciulle e in seguito insegnò
nella sua casa l'arte del taglio e cucito alle giovani.
Nel
1885 quando Rosina aveva 19 anni, accadde una disgrazia nella casa dei suoi
vicini, una giovane sposa moriva di un male incurabile, lasciando vedovo Carlo
Barban di 23 anni, con due figliolette Chiara Angela e Italia di 20 e 4 mesi;
assieme a loro convivevano il nonno Angelo anziano e ammalato e il fratello di
Carlo ancora minorenne, Benedetto.
Una
situazione tragica che colpì profondamente la giovane Rosina e quando le fu
chiesto di accudire la casa come domestica, accettò ben volentieri,
concentrando soprattutto le sue cure alle piccole bisognose di affetto.
La
sua opera continuò per sei mesi, poi dietro richiesta del giovane vedovo,
seguendo il consiglio dei parenti e del parroco, accettò di sposarlo
soprattutto per poter accudire come una mamma le piccole orfane; vide in questo
matrimonio la volontà di Dio, tante volte chiesto di manifestarsi.
Il
matrimonio venne celebrato il 5 maggio 1886 nella loro chiesa parrocchiale di
Marola, frazione di Torri di Quartesolo (VI); il suo matrimonio fu considerato
da tutti uno squisito gesto di carità.
Entrando
nella famiglia Barban, Eurosia Fabris era cosciente che non andava a fare la
'signora' come si dice; il marito Carlo, è vero possedeva dei buoni e
produttivi campi, ma il padre Angelo si era lasciato truffare lasciando il
figlio in una pesante situazione debitoria.
Rosina
aveva capito il valore della povertà; anche Gesù era stato povero, eppure era
il padrone del mondo. Amava che la casa fosse pulita e in ordine, si percepiva
che si trattava di una povertà dignitosa; erano tempi di una forte crisi
economica e sociale, ma Eurosia confidò sempre nell'aiuto di Dio.
Intanto
la sua famiglia aumentava, ebbe sette figli propri, così come le aveva
preannunciato la Madonna apparendole nel Santuario di Monte Berico; a loro si
aggiunsero nel 1917 altri tre orfani di una nipote, Sabina, morta mentre il
marito era al fronte nella Prima Guerra Mondiale; nessuno dei parenti voleva
occuparsene, per cui Eurosia e il marito Carlo, non ebbero tentennamenti e
l'accettarono in casa.
Al
marito preoccupato di come si poteva andare avanti, lei rispondeva: “Coraggio
Carlo, pensiamo che il Signore ci vede e ci ama; penserà lui a toglierci dalle
necessità; ci soccorrerà di certo, almeno per i nostri bambini, egli che ama
tanto l'innocenza”.
Rosa
era molto generosa, faceva da balia spesso a bambini le cui madri non potevano
allattarli, a volte si trovò con tre bambini contemporaneamente, distribuiva ai
più poveri, latte, uova, minestra, che portava personalmente di nascosto, si può
dire che se lo toglieva di bocca per donarlo.
In
effetti Eurosia visse nei primi decenni del Novecento, che furono caratterizzati
da una forte crisi economica, da tanta povertà, con l'emigrazione e con le
conseguenze della guerra del 1915-18; il denaro era scarso e le famiglie
bisognose numerose, non esisteva ancora la Previdenza Sociale e mamma Rosa
faceva quello che poteva, non con i soldi che mancavano, ma con i prodotti
dell'orto e del pollaio.
Persuase
spesso il marito ad alloggiare i pastori o i pellegrini di passaggio e quasi
ogni notte, nel fienile o nella stalla, c'erano persone che dormivano e alle
quali Rosina forniva anche la cena; una volta una donna partorì anche un
bambino nella stalla e lei si attivò per aiutarla, i coniugi Barban accolsero
quella famiglia per tre giorni nella loro casa.
Della
sua numerosa famiglia, tra figli suoi e adottati, due morirono in tenera età,
altri due scelsero il sacerdozio don Giuseppe e don Secondo Barban, un altro
Angelo Matteo, fu francescano con il nome di padre Bernardino Barban; Chiara
Angela, la prima adottata, entrò fra le Suore della Misericordia di Verona; un
altro morì seminarista e un altro fu francescano con il nome di frate Giorgio;
gli altri sei dei complessivi tredici figli, scelsero la via del matrimonio; a
tutti mamma Rosa insegnò a cercare senza sosta la volontà di Dio, se volevano
salvarsi l'anima.
Durante
gli studi dei due figli sacerdoti, dovette convincere Carlo il marito, di
lasciarli andare, specie il primo destinato a dare una mano in famiglia
lavorando i campi.
Non avendo denaro per la retta, i due giovani frequentarono il ginnasio da esterni, quindi tutte le mattine mamma Rosa si svegliava presto, per preparare la colazione ai due figli, che poi si recavano a piedi da Marola al Seminario di Vicenza; poi usciva per assistere alla Messa, al ritorno preparava la colazione per tutti gli altri, nel frattempo svegliati; oltre le faccende domestiche, dedicava il resto del tempo libero al lavoro di sarta fino a tarda sera, per contribuire al vacillante bilancio familiare.
In
questa missione di madre cristiana, arricchita dalla spiritualità francescana
del Terz'Ordine di cui Eurosia, sin dal 1916 era iscritta e frequentava
assiduamente, si sacrificò e consumò, senza divertimenti di sorta, con un
lento e continuo logorio, giorno per giorno, come una candela sull'altare della
carità.
Morì
l'8 gennaio 1932 circondata dall'affetto dei suoi cari; il 3 febbraio 1972 iniziò
presso la Curia vescovile di Padova, il processo informativo per la sua
beatificazione, conclusasi il 23 aprile 1977.
Il
22 giugno 2004 la competente Congregazione Vaticana, alla presenza del papa
Giovanni Paolo II, ha riconosciuto la validità di un miracolo ottenuto grazie
alla sua intercessione; ciò ha aperto la porta della beatificazione.
E'
stata beatificata il 6 novembre 2005 a Vicenza sotto il pontificato di Benedetto
XVI.
Si
realizza così l'auspicio di Pio XII: Bisogna far conoscere quest'anima bella,
ad esempio delle famiglie di oggi.
La
diocesi di Vicenza la ricorda il 9 gennaio.