"ACQUA VIVA"

BEATA MARIA DI GESU DELUIL-MARTINY

nel centocinquantesimo della sua nascita

Presentazione

Nel prolungamento dell'evento ecclesiale della Beatificazione di Madre Maria di Gesù Deluil-­Martiny, il 22 ottobre 1989, il centocinquantesimo an­niversario della sua nascita (28 maggio 1841), si in­serisce come momento provvidenziale. Ne consegue infatti, l'opportunità di riflettere di nuovo su quello che fu, ed è tutt'ora il suo messaggio e la sua spiri­tualtà.

"Acqua viva", 1'opuscoletto che pubblichiamo per ricordare questo anniversario, ci propone una rilettura dell'ultima circolare scritta dalla nuova Beata e inviata alle sue figlie, poco più di un anno prima della sua morte tragica. Per questo viene considerata dalle reli­giose, come il suo "testamento spirituale", tanto lo spi­rito del carisma pervade il testo. La scrisse 1'8 dicem­bre 1882, in uno scorcio di storia irrequieto e premoni­tore di prgfondi mutamenti sociali e religiosi. E' inte­ressante constatare, come questa "lettera", che ritenia­mo per tanti aspetti "profetica ", rispecchi dopo cen­t'anni, le tensioni del nostro tempo. Infatti fa intravve­dere le ombre ben delineate, di quelle teorie seduttrici che hanno contribuito a sconvolgere il cuore dell'uo­mo, conducendolo così lontano da Dio, suo Creatore. Tuttavia, conclude con viva fede la nostra Beata, sarà ancora Lui, il Cuore misericordioso di Cristo che riu­scirà a trarlo in salvo. Sarà Lui, il buon Samaritano, a curare e a dar da bere all'umanità, assetata dell'acqua viva scaturita dal suo costato trafitto. Con Cristo c'è Maria Santissima e la schiera di tante anime, come la Beata Maria di Gesù, che fedeli all'amore fino in fon­do, offrono la loro vita per quest'opera divina di sal­vezza e collaborano con Cristo, nella Chiesa di Dio, quali sorgive nascoste d'acqua viva.

Ancora oggi, sulla terra assetata di Dio, scorre ve­loce come acqua viva, la parola della Beata Fondatrice, apostola instancabile del Sacro Cuore e grida a tutti la sua esperienza sul Dio-Amore:

"... vorrei comunicarvi la celeste passione di Gesù Cristo: Egli è venuto a portare il fuoco dell'amore sul­la terra; che posso desiderare se non che esso infiam­mi le vostre anime... L'Amore non è conosciuto, l'Amore non è amato!... Quando ho visto l'odio del mondo per Colui che è Padrone di ogni potere in cielo e in terra; quando ho visto l'armata di Satana devasta­re il campo delle anime per le quali il mio Salvatore ha versato il suo sangue "il mio cuore si è liquefatto come cera nel mio petto" (salmo 21).

Ascoltiamola e lasciamoci bagnare, rinfrescare, dissetare, rinvigorire nella fede e nell'amore al nostro Dio e così proseguire più spediti il nostro cammino di cristiani dell'ultimo scorcio del XX secolo.

Figlie del Cuore di Gesù.

 

CENNI BIOGRAFICI

Maria di Gesù Deluil-Martiny, fondatrice della Congregazione delle Figlie del Cuore di Gesù, nacque a Marsiglia il 28 maggio 1841 dall'avvocato Paolo, noto esponente del foro marsigliese, e da Anaide Maria Francesca de Sollier. Educata cristianamente, ebbe fin da piccola momenti di particolare fervore in occasione della prima Comunione (22 dicembre 1853) e della Cresima (29 gennaio 1854).

Sua madre l'iniziava alla devozione al Sacro Cuore, considerata un po' patrimonio di famiglia (una prozia visitandina aveva consigliato nel 1720, durante una pestilenza, la consacrazione di Marsiglia al Sacro Cuore).

Maria aveva un carattere vivace. Quando le Visitandine di Marsiglia, presso cui essa compiva i suoi primi studi, sottolineavano questo aspetto all'Arcivescovo di Marsiglia, il Beato Eugenio de Mazenod, questi rispondeva con lungimiranza profeti­ca: «Non ve ne preoccupate... sono cose da bambi­ni... vedrete che sarà un giorno la santa Maria di Marsiglia».

A 17 anni, terminati gli studi superiori al S. Cuore della Ferrandière a Lione, cerca il suo orientamento nella vita, avvertendo la sua vocazione religiosa. Si reca per consiglio ad Ars, dal Santo curato Vianney, ma questi le fa prevedere tempi lunghi nella realizzazione della sua vocazione. Rifiutato il matrimonio propostole dai genitori, si vede sempre più impegnata nella loro assistenza, perché vengono a morte succes­sivamente le sorelle Clementina, Margherita, Amelia ed il fratello Giulio. Nonostante questo impegno fami­liare, Maria pensa a sostituire la madre, malata, in tut­te le opere di carità. Invitata dalla fondatrice della Guardia d'Onore del Sacro Cuore di Gesù, suor Maria del S. Cuore Bernaud, del monastero della Visitazione di Bourg-en-Bresse, diviene la prima zelatrice e pro­pagatrice dell'opera, sorta nel 1863 ed eretta il 26 no­vembre 1878 in arciconfraternita.

Nel nome del S. Cuore è in relazione con la Congregazione di N. Signora del S. Cuore che sorge a Issoudun e con il Servo di Dio Daniele Comboni, l'Apostolo dell'Africa del Nord.

Postasi sotto la direzione spirituale di Padre Jean Calage S. J., fa voto di verginità perpetua. Con varie mozioni interiori a Bourg, a S. Giniez, il Signore le fa comprendere la sua vocazione: fare della sua vita una continua immolazione in unione all'immolazione di Gesù Eucaristia. Gesù desidera un'Opera: l'adorazio­ne della SS.ma Trinità attraverso il suo Cuore Eucaristico. Le anime di quest'Opera si uniranno a Lui, sacerdote e vittima, in una sola oblazione per ot­tenere alla S. Chiesa, al ministero sacerdotale, alle a­nime, i frutti della Redenzione. Il loro modello sarà la Vergine Maria associata con cuore materno al sacrifi­cio di Gesù sul Calvario.

Incoraggiata dal suo direttore spirituale, il P. Calage, risponde all'invito di Mons. Van den Berghe, con cui era in relazione da tempo, che la esorta a fondare la sua opera in Belgio. Così il 19 giugno 1873, Mons. Van den Berghe le impone il velo insieme a qualche compagna in una modesta casa di via della Vecchia Giustizia (oggi viale De Merode) a Berchem, Anversa, in Belgio.

Ha inizio una nuova famiglia religiosa claustrale e Maria riceve il nome di Madre Marie de Jésus. Come regola la Fondatrice adottava la regola di S. Ignazio a­dattandola tuttavia alle esigenze della vita contempla­tiva e claustrale. Le Costituzioni, così redatte, ebbero la prima approvazione dal Card. Dechamps, arcive­scovo di Malines, il 2 febbraio 1876.

Il 17 agosto 1878 veniva consacrata a Berchem (Anversa) la Basilica-santuario del S. Cuore, affidata alle Figlie del Cuore di Gesù, e il 22 agosto dello stes­so anno la Fondatrice emetteva i voti perpetui. Il 15 giugno 1877 veniva aperta un'altra casa ad Aix.

Nello spirito di mortificazione e di riparazione del suo istituto, la Fondatrice insistette fin da principio, più che sulle penitenze corporali, sulla mortificazionie interiore e la rinuncia per mezzo dell'obbedienza.

Per fare unire intimamente le sue figlie alla pre­ghiera espiatrice della Chiesa, dispose che si succe­dessero ogni mezz'ora nelle loro Case davanti al SS.mo Sacramento esposto, unendosi in spirito al di­vin Sacrificio che, ad ogni istante, in qualche punto del globo, si rinnova misticamente sull'altare per le mani del Sacerdote.

Nel 1876 Madre Maria di Gesù Deluil-Martiny per­deva a breve distanza il padre e la madre. Aderendo al desiderio di quest'ultima, il 24 giugno 1879 apriva u­na terza casa nella proprietà materna della Servianne, nelle vicinanze di Marsiglia, dove fondava il novizia­to.

Come suprema prova d'amore al Cuore di Gesù, Ella offriva la sua vita. Scrivendo a Leone XIII lo pre­gava di offrirla come vittima secondo le sue intenzio­ni. Il Signore mostrò di gradire l'offerta. Il 27 feb­braio 1884, mercoledì delle Ceneri, nella residenza di «La Servianne» Maria di Gesù Deluil-Martiny veniva assassinata da certo Luigi Chave, giardiniere del Convento, in odio alla religione, alimentato in lui da letture di giornali anarchici. Morente fu udita mormorare: «Gli perdono... per l'Opera!... per l'Opera ... ».

Le sue spoglie deposte prima nella tomba di fami­glia al cimitero di San Pietro, furono trasferite l' 11 novembre 1899 in quella delle Figlie del Cuore di Gesù, e più tardi, il 21 ottobre 1906, trasportate nel Belgio, dove riposano in un'urna-altare del Sacro Cuore, nella Basilica di Berchem.

L'Istituto da lei fondato ebbe l'approvazione defi­nitiva nel 1896. La causa di beatificazione, introdotta il 25 maggio 1921, si è conclusa con la dichiarazione dell'eroicità delle virtù il 23 ottobre 1987 e con l'ap­provazione del miracolo il 6 giugno 1989. Il 22 ottobre 1989 fu beatificata in S. Pietro da Giovanni Paolo II.

 

La Servianne, 8 Dicembre 1882

Carissime Figlie in Cristo,

siamo giunte al primo giubileo della Fondazione del nostro piccolo Istituto!

Gloria a Dio nell'alto dei Cieli e pace in terra agli uomini di buona volontà!

Gloria al Cuore Divino di cui abbiamo la gioia di essere le umilissime Figlie!

Gloria a Maria Immacolata che ci ha formate nella nostra santa vocazione!

I vostri cuori traboccano di gioia e di riconoscenza; che potrei aggiungere ai vostri sentimenti e alla vostra religiosa commozione? Lasciatemi almeno lanciarvi il grido che errompe dal profondo della mia anima: Amore, amore!

Amore a Dio che ha tanto amato il mondo da man­dare il suo unico Figlio per salvarlo!

Amore all'Agnello che ci ha lavati nel suo Sangue adorabile e si è immolato per redimerci!

Amore a Gesù Ostia che da dieci anni si degna di rimanere esposto sui modesti altari dei nostri mona­steri!

Amore al Cuore divino che ha conquistato i nostri cuori!

Sorelle e Figlie carissime, vorrei comunicarvi la ce­leste Passione di Gesù Cristo. Egli è venuto a portare il fuoco dell'Amore sulla terra; che posso desiderare se non che esso infiammi le vostre anime? Vorrei ve­dervi divorate da questo amore; ma non di un amore di desideri e di sentimenti infecondi, bensì di un amo­re in opere e verità che va fino all'estrema dedizione e si lascia portare dall'Amato fino all'estrema immola­zione.

Per aggiungere fiamme al vostro fuoco di amore vi ricordo e vi metto al vivo come è odiato in questo tempo infelice Colui che amiamo; quanto è disprezza­to Colui che adoriamo; quanto è oltraggiato Colui che serviamo in ginocchio.

L'Amore non è conosciuto, l'Amore non è amato, Sorelle mie! Quando ho visto l'odio del mondo per Dio che è Amore; il disprezzo e gli oltraggi del mon­do per Colui che è Padrone di ogni potere in cielo e in terra; quando ho visto l'Armata di Satana devastare il campo delle anime per le quali il mio Salvatore ha versato il Suo Sangue, «il mio cuore si è liquefatto co­me cera nel mio petto», e per mezzo dell'amore che desidera fare di più di quanto è in suo potere e crede che tutto gli sia possibile, ho osato chiedere al Divino Amore di formarsi una piccola falange di Vergini che siano i Serafini della terra, anime pronte alla sofferenza ardenti nella dedizione e che nulla, all'infuori dell'obbedienza guidata dalla prudenza che spetta all'Autorità, possa arrestare sulla via del sacri­ficio; anime completamente abbandonate alla sua a­zione divina, nelle quali si compiano interamente i suoi disegni di misericordia; anime eucaristiche ripa­ratrici e apostoliche; anime ostie unite a Lui, trasfor­mate in Lui, offerte e sacrificate da Lui; che non vivo­no più, ma nelle quali Egli viva, la cui vita sia nasco­sta con Lui in Dio; ostie vive nelle quali Egli comple­ti, in un certo modo, la sua Passione, e di cui Egli di­sponga secondo il suo beneplacito per la sua gloria.

Sorelle, è un sogno il mio? A voi la risposta, a voi il provare a Gesù con lo slancio e la generosità dei vo­stri cuori, che Egli non vi ha chiamate invano nel suo santuario e attorno al suo altare!

Nella pace dei vostri monasteri, a malapena vi giunge l'eco lontana delle bestemmie del mondo. Senza dubbio, però, prima di entrare in religione e an­che dopo, dall'aspetto esterno della società, dagli av­venimenti compiutisi sotto i vostri occhi, e grazie all'istinto delle vostre anime cristiane avete intravve­duto qualche cosa degli errori dei tempi attuali; addo­lorate per gli oltraggi fatti a Dio, voi avete deciso di consacrarvi tutte a Lui nella preghiera e nella ripara­zione.

Ma lasciate che ve lo dica, mie care Figlie, voi ri­parate ciò che ignorate; il male è assai più grande di quanto supponete; maggiore e più incalzante è quindi la necessità, più imperioso il dovere che s'impone ad ognuno di voi di controbilanciare questo male, alme­no nella misura delle sue deboli forze.

Mi sembra opportuno invitarvi a volgere con me u­no sguardo più attento sul nemico del Divin Maestro, perché, conoscendo meglio le sue astuzie e i suoi dise­gni, il vostro zelo si accresca e il vostro amore procuri di elevarsi, se è possibile, al livello degli oltraggi; ma che dico! «...affinché quando il Sangue di Gesù Cristo "offerto sull'altare grida misericordia al cospetto del Padre, le vostre anime, associate alle divine impetra­zioni di Gesù, confondano "con ardore ancora più grande" la loro voce e la loro penitenza, con la voce e il sacrificio di quel Sangue che riscatta il mondo».

Del resto, voi siete nate precisamente per i tempi in cui ci troviamo: la vostra vocazione è appunto la lotta spirituale fatta con le armi della preghiera e dell'im­molazione, contro Satana e la forma attuale dei suoi assalti; ciò che voi dovete fare è contribuire a riparare il male che egli fa in questo secolo; ciò che voi avete da ottenere è l'esaltazione di ciò che egli si sforza ab­bassare, rovesciare e distruggere; ciò per cui voi dove­te sacrificarvi, è ciò che egli ha preso ora di mira con una rabbia che non conosce limiti. Ricordate queste parole delle Costituzioni dell'Istituto:

«Questa umile Congregazione è sorta, come un fio­re dal Calvario, da un pensiero di dedizione e di amo­re per i Sacri Cuori di Gesù e di Maria, per la santa Chiesa e il Sacerdozio; e da un pensiero di riparazione per gli innumerevoli oltraggi, che, in questi tristi tem­pi, sono fatti alla Maestà divina e alla nostra santa Religione.

«L'inferno e il mondo attualmente dicono: Tutto senza Gesù Cristo! Essi vogliono scacciarlo dai cuori, dalle famiglie e dalle nazioni. Noi invece dobbiamo rispondere come la Chiesa e con la Chiesa: tutto per Gesù Cristo» [...].

Dovrei citare quasi per esteso le nostre Costituzioni, se volessi dimostrarvi ciò che i vostri cuori commossi sanno già!

Ma capirete maggiormente quanto sia necessario e opportuno realizzare questo scopo, quando cono­scerete la portata dei mali della Società attuale. Quando Dio creò il mondo e l'uomo, concepì un piano degno del suo amore e della sua saggezza: l'uo­mo fu destinato a glorificare e ad amare Dio sulla ter­ra, e a possederlo un giorno nella gloria del cielo. Tutto il resto fu creato per l'uomo, per aiutarlo a con­seguire il suo fine ultimo che è Dio.

Perciò tutto nell'uomo e nella società umana, atti, pensieri, uso delle facoltà, delle forze e delle creature, doveva tendere a questo fine supremo.

Ma, spinto dal demonio, l'uomo ha peccato, e dopo la sua colpa, egli è continuamente tentato da quello spirito malvagio che odia Dio e la sua creatura; il suo cuore corrotto è diventato complice del suo nemico, portato ormai a insorgere contro Dio e a far di se stes­so un fine.

Dio, che è la misericordia infinita ha riparato con la Redenzione questa terribile caduta; tutto fu rinnovato in Gesù Cristo. Egli è nato, ha sofferto ed è morto per redimere e salvare l'uomo colpevole. Ha fondato la Chiesa, la cui missione soprannaturale è di distribuire alle anime, con i Sacramenti, i meriti infiniti del Salvatore, di insegnare al mondo la verità, di sma­scherare l'errore, di combattere il male, di condurre le anime alla felicità eterna e anche di custodire il depo­sito delle verità naturali, misconosciute dalle passioni, ma che sono la base dell'ordine civile.

Il male morale è la ribellione dell'uomo contro l'ordine che Dio ha stabilito; la negazione pratica del­la subordinazione di tutte le cose al loro vero ed ulti­mo fine.

Senza dubbio, dopo il peccato originale, il male è sempre esistito: l'antico nemico del genere umano, che è pure e soprattutto il nemico di Dio, ha in ogni tempo cospirato alla perdita delle anime; ma mai co­me oggi ha osato far guerra con tanta audacia, tanto cinismo e tanta perfidia. La lotta riveste da un secolo e mezzo in qua un carattere particolare che deve ispi­rare le più serie riflessioni. Non si tratta più, come una volta, di un attacco a qualche punto del dogma o della morale cattolica, di un errore che, dopo funeste agita­zioni, non riuscendo ad impadronirsi, come avrebbe voluto, di una società le cui fondamenta non erano an­cora scosse alla loro base, era costretto a contenersi sopra dati punti; e neppure di una rivolta accidentale e locale contro qualche principio. Si tratta ora di un va­sto movimento generale contrario a tutti i dogmi reli­giosi, a tutti i principi della morale e a tutte le basi della società religiosa e civile.

Questo male è universale, esso si estende a tutti i popoli del mondo, senza differenza di clima, di razza, di governo, avviluppando le intelligenze in una vasta rete di menzogne, coperte da parole seducenti. Nella mente di moltissimi tutte le verità sono mini­mizzate; le più strane aberrazioni accreditate; gli erro­ri più evidenti acclamati, i principi più sovversivi pro­clamati e accettati.

Di fronte alla Chiesa di Cristo si erge quasi svelata, resa ardita dalle sventure dei tempi, l'infernale chiesa di Satana, che per lungo tempo ha ordito le sue con­giure nell'ombra e ha coperto col segreto più profon­do i suoi abominevoli errori, i suoi ignobili misteri e i suoi odiosi disegni. Essa cerca pazzamente di annien­tare i diritti di Dio in questo mondo, di rovesciare la Chiesa e ogni base dell'ordine sociale cristiano; di e­saltare la pretesa perfezione naturale dell'uomo e la sua indipendenza da Dio, la distruzione di ogni autori­tà, il dominio della materia, del disordine, dell'empie­tà; infine la negazione stessa di Dio: né Dio, né padro­ne! Ecco, care Sorelle, il riassunto delle dottrine di questa scuola infernale.

E se volete conoscere la causa di questi fatti doloro­si e strani, la santa Chiesa stessa vi risponde con la vo­ce di Pio IX: "Colui che avrà ben compreso il caratte­re, le tendenze, lo scopo delle sette segrete, massoni­che o altre, la natura e lo svolgimento della lotta uni­versale dichiarata alla Chiesa, non potrà mettere in dubbio che la presente calamità va attribuita principal­mente, come propria causa, alle astuzie e alle macchi­nazioni delle medesime, di cui la sinagoga di Satana è composta».

Causa agente di questo male immenso sono dunque specialmente le Società Segrete, la cui diffusione è di­ventata prodigiosa, e che, in un modo o nell'altro, sembrano far capo alla massoneria; e a questo male si dà, sia pure con interpretazioni diverse, il nome di Rivoluzione sociale e religiosa.

E notate bene, care Sorelle, che qui non si tratta di politica; la politica è una maschera per le sette; esse accettano qualsiasi forma di governo, purché possano guidarlo, corromperlo e raggiungere per suo mezzo il loro scopo infernale. Stolta ed empia utopia! Hanno persino creduto, dicono, dimenticando l'intervento di­vino e le promesse fatte da Gesù Cristo alla sua Chiesa, di poter un giorno metter le mani sul Papato e collocare uno dei loro sulla cattedra di Pietro per ren­dere la rivoluzione padrona del mondo, e sostituire il regno di Gesù Cristo con quello di Satana.

Questi infami disegni sono costantemente sventati dall'assistenza soprannaturale che Dio dà alla sua Chiesa. Governare le anime per il trionfo del male, ta­le è lo scopo delle sette segrete. La Chiesa sola ha il diritto e il potere di governarle per condurle a Dio, la setta invece si sforza di compiere il disegno di Satana e dell'uomo insieme uniti nella ribellione a Dio.

Il disegno infernale, che è l'attuazione della dottri­na della massoneria, sostituisce i pretesi diritti dell'uomo ai diritti e alla legge di Dio, e, sconvolgen­do ogni principio di ordine, pone l'uomo fine a se stesso. E' l'empia e satanica apoteosi dell'umanità, ossia l'uomo sacrilegamente messo al posto di Dio. Persino l'idea religiosa deve scomparire; tutto diventa umano, cioè indipendente dalla legge divina e da ogni fine soprannaturale, l'organizzazione, il potere, i mez­zi e lo scopo.

La ragione ribelle e una falsa scienza soppiantano la fede e la verità; l'idea, impropriamente chiamata laica, e che si dovrebbe invece chiamare satanica, è sostituita all'idea religiosa.

La setta segreta assale, insegue e vuol distruggere insieme la religione, la morale, la famiglia, la proprie­tà, l'educazione cristiana, ogni onesto governo, la ve­ra libertà ed infine il Papato, che essa considera come il centro e la garanzia di tutte queste grandi cose che costituiscono la società, e che le fanno da base. La setta mira a tutto distruggere per arrivare a ciò che es­sa chiama lo stato di natura, che è in realtà l'anarchia, la forza selvaggia, la barbarie; non più culto a Dio, ma l'autoadorazione dell'uomo; non più doveri, ma egoi­smo sfrenato e la soddisfazione degli istinti più mo­struosi, con qualsiasi mezzo.

Essa fa entrare i suoi addetti nei consigli delle na­zioni, perché vi combattano con trame segrete e astu­te, ciò che è contrario ai suoi fini; quando può, sale al sommo del potere sociale per realizzare con leggi em­pie, lo scopo tremendo che si prefigge, scopo che ai nostri giorni, a motivo del numero considerevole dei suoi membri, nasconde a mala pena sotto veli traspa­renti e falsi, incapaci di ingannare le persone oneste. Noi ne siamo addolorati testimoni.

Che sono quelle leggi che opprimono le giuste li­bertà della Chiesa? Perché la violazione del domicilio dei Religiosi e la dispersione delle loro Comunità? Perché quelle misure contro le vocazioni Sacerdotali? Perché quelle scuole delle ragazze? quegli attentati sa­crileghi ai santuari cattolici, quelle scuole senza Dio, quegli ospedali senza Preti? Perché quelle leggi di­sgreganti la famiglia, quel togliere il Crocifisso dai ci­miteri e dovunque, quell'odio a Dio inculcato nei fan­ciulli innocenti? Quella libertà sfrenata concessa a pubblicazioni corruttrici e alla propaganda di dottrine sovversive e scandalose? Quella violazione dei più sa­cri diritti, perché?... Non è forse tutto questo il realiz­zarsi a faccia scoperta, con mezzi che fanno credere legali, delle dottrine accettate e dei piani da tanto tem­po deliberati nei conciliaboli massonici, già tante vol­te segnalati dai Sommi Pontefici, come distruttori di ogni morale, di ogni società e di ogni religione?

A vedere il trionfo dell'errore, quasi padrone del mondo, o almeno di quanto è forza materiale e potere, quella apparente legalità con la quale si vuole legitti­mare tanto male, dovremmo noi disperare del presente e dell'avvenire? No, Sorelle, no mai! Gesù Cristo ha vinto Satana e il mondo!

A Gesù Cristo appartiene ogni potenza; al Nome di Gesù Cristo ogni ginocchio si piega anche negli abissi. Le nazioni gli furono date in retag­gio. Mentre Egli lascia che il mostro infernale si dibatta ai suoi piedi in fugaci e falsi successi, Egli vince e trionfa. Gli Angeli cantano già la sua vittoria definitiva!

L'azione della rivoluzione e delle sette segrete è es­senzialmente satanica: tutto in esse è menzogna, fatale sequela di errori, cieche tendenze verso la distruzione, unite ad una radicale incapacità di edificare qualcosa di durevole per la felicità, anche solo temporale, dei popoli. Le loro idee e le loro massime portano il mar­chio della bestia infernale; è l'eco della rivolta dell'angelo decaduto che cerca di trascinare con sé l'uomo che Dio ha tanto amato.

Ma, chi è come Dio, Sorelle? Le porte dell'in­ferno non prevarranno contro la Chiesa da Lui fondata. Il trionfo finale non è per coloro che portano l'in­segna del dragone, ma per noi che portiamo il nome di Gesù Cristo sulle nostre fronti e il suo amore nei nostri cuori!

La Provvidenza procede per vie incomprensibili al­lo spirito umano; solo lassù avremo la gioiosa sorpre­sa, l'ammirazione del grande disegno divino, di cui ora si scorge soltanto qualche linea, senza vederne l'insie­me. Bisognò che Gesù soffrisse ed entrasse così nella sua gloria; bisogna che la Chiesa e le anime pas­sino per la stessa via. La Chiesa non vive soltanto un giorno: quando i Martiri cadevano come fiocchi di ne­ve d'inverno, sembrava che tutto fosse perduto, invece il loro sangue fecondava l'avvenire. Non viviamo per noi, ma dobbiamo vedere tutto attraverso i disegni di Dio. I nostri dolori, quand'anche raggiungessero il col­mo e dovessimo essere noi stesse sacrificate nella cata­strofe, acquistano e preparano i trionfi futuri della Chiesa. Noi lavoriamo per quelli che verranno dopo di noi; essi raccoglieranno, ad majorem Dei gloriam, il frutto delle nostre lacrime e forse del nostro sangue.

La Chiesa procede di lotta in lotta, di conquista in conquista, sino all'eternità beata. Sbaglierebbe chi vo­lesse, nel momento presente giudicare l'insieme delle cose. Noi abbiamo la promessa e la sicurezza della vi­ta eterna e, quel che conforta, Dio trionfa tanto più grandiosamente quanto più a noi è costata la vittoria.

Torna più comodo vivere in un tempo di pace relati­va; ma il vivere in tempi turbolenti è più stimolante, più nobile e meritorio. Il nostro compito è di dissodare, lavorare e smuovere faticosamente il terreno; altri rac­coglieranno la messe... ma questa, feconda e copiosa, sarà certamente collocata nei granai del Padre celeste.

Gli sforzi di Satana si faranno perciò sempre più furibondi e disperati, e la santità dei giusti sempre più fulgida, sino a che il tempo non sarà più e Satana sarà ricacciato per sempre nell'abisso.

Modesti operai di questa grande opera, lavoriamo nel silenzio e nella speranza. Preghiamo: è la condi­zione del successo: ripariamo, poiché il dolore supre­mo è il vedere Dio oltraggiato e bestemmiato; soffria­mo, lottiamo, moriamo se occorre, sicure che lassù u­na Provvidenza veglia, l'Onnipotenza ci assiste e riu­scirà vittoriosa; la Bontà tiene conto di tutto, l'Amore infinito si china verso di noi per condurci ai suoi fini divini. Noi siamo della stirpe di Maria, che Dio stesso ha posto nell'inimicizia perpetua con la razza di Satana, stirpe alla quale Egli ha dato la vittoria per mezzo di Gesù Cristo, senza però esimerci dalla fati­ca, né privarci dell'onore e del merito della lotta.

Speriamo dunque! Lavoriamo fiduciose e intrepide. Che faremo noi deboli donne? Che faremo? L' abbia­mo appena detto: pregheremo, ripareremo, ameremo, soffriremo! Altri saranno apostoli, combattenti attivi nella mischia; noi, con la dolcissima Vergine Maria, saremo olocausti, nascoste in Gesù Cristo, immolate con Gesù Cristo, e con Lui, per Lui e in Lui, otterre­mo la salvezza del mondo.

La nostra esistenza, la nostra vita sono già per se stesse una protesta contro le opere attuali di Satana. La divina Provvidenza, secondo i bisogni dei tempi, fa nascere i diversi Ordini religiosi che devono, cia­scuno secondo il proprio carisma e le proprie forze, aiutare la Santa Chiesa.

Nel silenzio dei nostri monasteri, aiutate dalla gra­zia divina, cammineremo in senso opposto a Satana; all'empietà e all'odio opporremo l'amore.

Lo scopo di Satana, l'ideale delle sette è di scaccia­re Gesù Cristo dal mondo, di abolire perfino la memo­ria della sua dottrina e di strappargli le anime; bisogna dunque, Sorelle, amare Gesù Cristo, unirsi a Gesù Cristo, imitare Gesù Cristo, conquistare anime a Gesù Cristo.

Bisogna amare Gesù Cristo e unirci a Gesù Cristo. Amiamolo da Vergini e da spose; gettiamo ai suoi pie­di adorati i nostri gigli che Egli stesso ha fatto cresce­re, bagnandoli col suo Sangue prezioso, e il cui profu­mo sarà respirato da Lui solo.

L'Istituto è innanzitutto un'opera di amore; perciò esso non accoglie che anime ripiene di un amore ge­neroso, delicato, ardente. Ecco perché ci siamo consa­crate al Cuore di Gesù, centro dell'amore; ecco perché ci siamo strette attorno all'Eucarestia, capolavoro dell'Amore. L'Eucarestia è Dio con noi e ci da la con­sumazione dell'Amore, l'unione reale con Gesù Cristo.

Dobbiamo esaltare Gesù Cristo con l'adorazione, con immenso rispetto, fede viva e la virtù di religione portata al suo più alto grado, attinta in Gesù Cristo e che dalle nostre anime risalga a Lui e, per Lui all'ado­rabile Trinità.

Consacriamo i nostri cuori ad estinguere, per quan­to possibile, la sete ardente che ha Gesù Cristo di es­sere conosciuto e amato dalle sue creature (16). Alle raffinatezze dell'odio infernale, vogliamo donare a Gesù Cristo tutte le delicatezze dell'amore che com­patisce, che ripara, che tutto condivide e nulla rifiuta; dell'amore che strappa al Cuore del Diletto i segreti della sua carità ardente, dello zelo che lo divora, delle sue agonie, dei suoi dolori, dei suoi sacrifici; dell'a­more che dà vita per vita e che per la gloria di Dio, è pronto anche a dare il suo Sangue.

Ecco perché ci sforziamo di attuare i desideri del Cuore di Gesù. Ecco perché cerchiamo nel Cuore Immacolato di Maria, fonte di tenerezza e di amore, e negli ultimi anni della sua vita consumati dal martirio d'amore, il modello dei nostri sentimenti e della no­stra vita. Ecco perché noi offriamo tutto e noi stesse per ciò che il Cuore di Gesù ha maggiormente amato.

Bisogna imitare Gesù Cristo. L'inferno vuole abo­lire la dottrina di Gesù Cristo? Noi lo seguiremo e lo imiteremo il meglio possibile, proprio in ciò che si oppone alla dottrina infernale delle sette. Esse predi­cano l'orgoglio, la ribellione, l'indipendenza; noi im­pareremo alla scuola del Cuore di Gesù, per praticarle con sforzo continuo, «le virtù della mitezza e della profonda umiltà che con l'ubbidienza e il sacrificio, formano le basi del nostro Istituto». Tenderemo a fare della perfezione dell'ubbidienza il carattere di­stintivo della nostra società.

Le sette insegnano l'edonismo, il materialismo e il più gretto egoismo; noi vi opporremo la ricerca della totale abnegazione, il vigore della perfezione interiore e una incessante mortificazione in ogni cosa, per quanto sarà possibile; vi opporremo un amore genero­so della croce, lo spirito di sacrificio, d'unione a Gesù immolato, che non è altro che lo spirito stesso del cri­stianesimo; vi opporremo una squisita purezza, le ca­ste delicatezze della verginità, l'oblio dei nostri inte­ressi personali, e infine, l'intero sacrificio di noi stes­se per la maggior gloria di Dio.

E infine, essendo l'ideale delle sette il disordine, la discordia, l'odio, l'anarchia, noi, con tutte le nostre for­ze, tenderemo a realizzare l'ultima preghiera di Gesù: «Siano essi una sola cosa!». Vi riusciremo con il rispetto dell'autorità, la subordinazione alla gerarchia, l'amore alle tradizioni e alle regole; con una carità squisita e una sì intima unione, che faranno di noi un cuore solo e un'anima sola nel Cuore di Gesù.

Bisogna conquistare anime a Gesù Cristo. Agli sforzi infernali per strappare le anime a Gesù Cristo, opporremo lo zelo e la dedizione dell'amore. Quanto sbaglierebbe l'anima che venisse a cercare in questo Istituto esclusivamente la propria perfezione! Una Figlia del Cuore di Gesù deve essere non solo un altro Gesù Crocifisso per lo spirito di sacrificio e di volonta­ria penitenza, o come un altro Gesù Ostia per lo spirito di oblazione e di immolazione perpetue, ma deve esse­re anche un altro Gesù Redentore compiendo in se stessa «ciò che Gesù Cristo deve soffrire in noi, per la formazione del suo corpo che è la Chiesa», per le stesse intenzioni del sacrificio di Nostro Signore, che sono la gloria di Dio e la salvezza delle anime. «Questa umile Società non è fondata soltanto per la salvezza e la santità dei suoi membri, ma perché i suoi membri si adoperino, con l'aiuto della grazia e con tut­te le loro forze, alla salvezza delle anime, per il servi­zio dei sacri interessi del Cuore di Gesù, della santa Chiesa e del Sacerdozio cattolico, per mezzo della pre­ghiera, del sacrificio, della diffusione della devozione verso il Cuore adorabile di Gesù e verso la Vergine Immacolata, Regina e ausiliatrice della Chiesa».

E come potremo noi dal profondo della nostra mise­ria elevarci a cose tanto sublimi? Sorelle faremo tutto per mezzo di Gesù Cristo; mediante la nostra unione al suo Cuore e al suo sacrificio, l'offerta dei suoi meriti infiniti e del preziosissimo calice del suo Sangue ado­rabile. Faremo tutto per Maria, l'Associata al divin sa­crificio, per la quale venne sempre l'aiuto divino alla Chiesa contro i suoi nemici, e che, dopo aver an­nientato tutte le eresie, distruggerà certamente anche la grande apostasia sociale dei tempi presenti» [...].

E poiché ad ogni errore è seguito sempre il trionfo spirituale di ciò che esso combatteva, è certo che la Chiesa godrà in futuro di una meravigliosa fioritura di Ordini religiosi e di uno splendido risveglio di vita cristiana.

O Sorelle! ... umiltà profonda, ma fiducia illimitata; abbandono senza riserva all'azione della grazia, per­ché «poche anime comprendono ciò che Dio operereb­be in esse, se si abbandonassero completamente nelle sue mani e lasciassero agire la grazia divina».

Capirete facilmente come un Istituto che ha simili scopi, non può accettare anime ripiegate su se stesse, meschine, pusillanimi, che cercano le dolcezze della pietà, invece di cercare il sacrificio e la perfezione; esso ha bisogno di anime generose, ardenti nell'im­molazione, dimentiche di se stesse e soprattutto piene di quella dedizione amorosa che va dritta al Cuore del Diletto!

O Gesù, in questo giorno di amore e di riconoscen­za lascia che cantiamo le tue lodi e proclamiamo le tue misericordie! Divin Cuore di Gesù, vieni nei no­stri cuori e accendi un amore che corrisponda, se è possibile, all'obbligo che abbiamo di amar Dio.

O mio Signore, o Amore così poco amato anche se l'inferno e il paradiso non esistessero noi ti seguirem­mo per la tua bontà, per te stesso!.

Tu sei il nostro Diletto, Tu solo sei veramente desi­derabile, Tu sei il fratello, l'amico, lo sposo delle ani­me nostre.

Tu sei lo splendido giglio dei cieli, il Dio vergine che rapisce i vergini, Tu sei l'Agnello pieno di dolcez­za, l'Agnello immolato che ha salvato il mondo! Tu sei il dono sublime del cielo e l'Ostia della terra! Tu sei tutto nostro e noi siamo tutte tue per l'eternità!

O Dio amore, il tuo Cuore è la sorgente d'acqua vi­va, della quale abbiamo sete. Ecco che i nostri cuori vengono a te con un ardore che è gaudio e martirio. Ti scongiuramo di estinguere con il Sangue e l'Acqua che sgorgano dal tuo Cuore questa sete che ci divora.

Ti offriamo i nostri cuori incapaci e deboli, come altrettante coppe di nettare, nelle quali Tu berrai la tua stessa dolcezza, in tutto ciò che ti degnerai di compie­re in noi.

Aprici, Signore, al tuo amore perché impariamo a gustare quanto è dolce l'amarti, il fondersi, l'immer­gersi nell'amore!

No, con la tua grazia, né il ferro né il fuoco potran­no separare i nostri cuori dal tuo amore. In tale unione non c'è separazione; le sofferenze e la morte non pos­sono raggiungere le cime ove l'anima innamorata elevata al di sopra di ogni cosa, è trasportata per la sua intima unione con lo Sposo.

O Dio vergine, somma purezza, fuoco di amore che purifichi le anime crea in noi, misere creature an­nientate ai tuoi piedi, dei cuori vergini! Fa che vivia­mo nel tuo amore, e che l'amore faccia tutto in noi, perché ci hai create solo per questo.

O Agnello del Padre celeste, accettaci come tue Agnelle; segnaci per essere immolate; uniscisi a Te sulla croce e sull'altare; forma i nostri cuori a modello del tuo Cuore Vittima!

O Sacerdote eterno e ostia di amore, fa di noi le tue umili ostie! O Verbo mio Dio, pronuncia sopra di noi quella parola che è Te stesso; che essa ci trasformi in Te, per quanto è possibile, affinché noi non viviamo più, ma Tu viva in noi; poi, offrici, uniscici a Te nel tuo sacrificio; infine consumaci e fa che vivendo in Te, nascoste nel tuo Cuore, rendiamo per Te, con Te e in Te, per quanto lo permette la nostra debolezza, ogni onore e gloria all'infinita Trinità!

O Cuore trafitto per noi, che nella gloria conservi la tua Ferita perché è ferita d'amore; Cuore abbeverato d'angoscia, se vi è stato in te qualche segreto dolore che hai comunicato soltanto alla Madre tua, versalo nei nostri cuori e rendili capaci di portarlo, affinché noi siamo ferite d'amore per Te!

Tu che puoi tutto, compi in noi ciò che il tuo Cuore ha desiderato; opera Tu stesso in noi ciò che chiedi, e fa che il nostro nulla sia il trionfo del tuo amore mise­ricordioso!

E se la mia povera vita può servire a condurre a te le anime di cui il tuo Cuore ha sete e a coprire di ostie vive i tuoi sacri altari, prendila te ne supplico o amore mio, ma almeno trionfa come Sposo sulle anime dell'Istituto e come Re su tutti i cuori!

E Tu Vergine Immacolata che trascini le vergini dietro l'ardore dei tuoi profumi, Tu nostro modello e nostra Regina, fatti nostra avvocata e mostrati Madre nostra.

O esemplare ammirevole della vita riparatrice ed eucaristica alla quale abbiamo la gioia di essere chia­mate, Tu che brami di vedere Gesù amato, Tu che hai voluto dargli con questo umile Istituto altrettante co­pie di Te stessa, per quanto lo permette la nostra mise­ria, svelaci i tuoi segreti d'amore!

Nessuno come Te ha conosciuto la vita intima di Gesù, la vita del suo Cuore, la sua vera vita. Per Te quel Cuore fu trasparente; Tu ne penetrasti tutti i pensieri, gli affetti e i sentimenti; il tuo cuore fu lo specchio nel quale si è riflessa l'immagine del Cuore del Tuo divin Figlio. Ah! per rivelarci il Cuore di Gesù, rivelaci il tuo stesso Cuore!.

Tu hai rapito il Cuore di Gesù per darlo a noi, rapi­sci ora i nostri cuori per darli a Gesù.

O Vergine purissima, Tu che per prima volasti, co­lomba immacolata, entro le sacre Piaghe di Gesù, pre­ga il Figlio tuo di ammetterci con te nel profondo della Ferita del suo Cuore!

Poi, ricordati, o Vergine dolcissima, ricordati del Calvario e del Cenacolo. Ricordati dei desideri del Cuore di Gesù, e dei disegni che Egli ha concepito nel fondare questa piccola società. [...].

Ricordati delle anime volate al cielo prima della fondazione dell'Opera, e che ti pregano per noi! [...]. Ricordati di tutte quelle che ne continuano il cam­mino... ricordati di noi nel regno del Tuo Figlio. Vergine Immacolata, donaci Gesù, donaci l'amore! Amen.

MARIA DI GESU