ANNA

LA MADRE DI MARIA

Di Romolo Sbrocchi 1957

I. LE FONTI CRITICHE

1) La Sacra Scrittura.

Della Madonna la Scrittura tesse certamente il più bel panegirico quando dice: «Maria de qua natus est jesus!» (MT., 1, 16). Noi ci aspetteremmo che an­che di Anna la Scrittura avesse a spendere almeno qualche parola, dicendo - ad esempio - « Anna de qua nata est Maria! » (S. Tommaso da Villanova).

Purtroppo noi non troviamo - in tutta la Scrittura - un solo accenno esplicito a S. Anna. Quindi è giu­stissima l'asserzione che essa non parla della Madre di Maria.

Comunque, anche se l'agiografia neotestamentaria non parla di Lei, noi la sentiamo viva e palpitante allorchè si magnificano le grandezze di Maria. Giu­seppe Flavio e gli alari scrittori di storie orientali, in genere, e della storia ebraica, in specie, ci fanno sa­pere che era mentalità del tempo di lodare spertica­tamente la madre, qualora il figlio o la figlia si faces­sero onore.

Questa asserzione storica viene confermata da una doppia comprova biblica: a) nel libro di Ezechiele si legge: « Talis filia qualis mater » (16, v. 14); b) nel Vangelo di S. Luca si legge di una donna la quale alla vista delle opere grandi che compiva Gesù, istin­tivamente esclamò: « Beatus venter qui Te portavit et ubera quae suxisti! » (11, v. 27 seg.).

Quindi se Anna è assente nelle righe del Nuovo Testamento, può dirsi presente fra le righe.

Ma un critico non si accontenta di constatare un fatto: egli vuol conoscere le ragioni di esso. E allora, di fronte al silenzio assoluto di Anna, egli si chiede quali sono i motivi che hanno impedito che nel sacro testo comparisse neppure il nome della Madre della Madonna?

Motivi falsi. - Non si deve attribuire, innanzitutto, a una volgare distrazione dell'agiografo. Noi ben sappiamo che l'Autore principale della Scrittura è Dio stesso. Quindi, asserendo una distrazione, la si dovrebbe logicamente attribuire a Dio.

Nè si può spiegare con una presunta bassa idea che gli agiografi avessero di Anna. Tale motivo ha già avuta la sua confutazione allorchè abbiamo accen­nato, a quanto scrive Giuseppe Flavio e a ciò che ri­ferisce Ezechiele e lo stesso S. Luca.

Motivi veri. - lo penso che i veri motivi del si­lenzio della Scrittura su Anna siano questi due:

a) L'indole della Scrittura. Gli agiografi neotesta­mentari non si sono mai posti lo scopo di scrivere una storia completa della vita di Gesù. Essi intesero solo di fissare, per iscritto, i principali detti e fatti della sua vita, in ordine - soprattutto - apologetico e relativi al fine soteriologico.

Ecco perchè tutti i necessari riferimenti storici e biografici del Nuovo Testamento, servono di pura e semplice cornice per l'agiografo, a cui importa in­nanzitutto e soprattutto, la dottrina da insegnare..

La stessa Madre di Dio appare, nel Vangelo, per lumeggiare Cristo e non per essere da Lui lumeggiata.

b) La destinazione. Il Nuovo Testamento (Sintesi dei detti e fatti di Cristo per fine apologetico circa la so­teriologia cristiana), venne scritto per coloro che do­vevano essere ammaestrati, o già lo erano stati, a viva voce dagli Apostoli, e loro successori. Di modo che tali scritti sintetici servivano non come trattati ad uso di autodidatti, ma come promemoria ad uso dei neo­fiti che venivano istruiti a viva voce. Erano come gli attuali sunti scolastici, in cui non si dice tutto e di ciò che si dice non si riportano i particolari non necessari. Così si spiega il silenzio della Scrittura su Anna, la Madre di Maria.

 

2) La Sacra Tradizione.

A cominciare dal II secolo esiste un documento sulla persona di Anna: si tratta di uno scritto falsa­mente attribuito all'apostolo Giacomo. Detto libro ha avuto - lungo i secoli - svariate denominazioni: Ori­gene, ad esempio, lo chiama «Liber Jacobi»; al­tri molti lo chiamano: Historia Nativitatis B Mariae, come asserisce P. Vannutelli. L'editore Postel, nel 1851, lo chiamò: Protoevangelium facobi, e questa denominazione "è restata presso tutti i moderni.

Come facilmente si desume dal titolo: « Protoevan­gelium Jacobi », in questo scritto l'autore tenta tutti i mezzi per farsi credere dal lettore l'apostolo S. Gia­como. Ciò per dare, naturalmente, più importanza al suo lavoro.

Aman dice, in proposito: « Nella forma completa che ha oggi, non può risalire oltre al V secolo; solo le prime due parti esistevano di già, unite o meno, nella prima metà del II secolo ».

Comunque la figura di Anna viene tratteggiata spe­cialmente in queste due prime parti. Quindi il docu­mento ha la sua grande importanza e il suo valore, anche criticamente parlando. Per capire tale importanza e tale valore, dobbiamo spendere qualche parola per dare un'idea esatta della espressione « apocrifo » e ri­chiamare la comune attenzione sulla valorizzazione che gli apocrifi hanno oggi nella Scienza teologica.

Concetto di apocrifo. - Si chiama « apocrifo » un libro che - pur non essendo ispirato - si pre­senta, nella sua veste esterna come se fosse ispirato.

Per questo motivo non viene ricevuto nel « Canone dei libri sacri. Quindi, per sè, la denominazione di ‘apocrifo’ significa soltanto «non canonico» ossia «non ispirato» e quindi «non ricevuto nel Canone».

Discredito nel passato. - Nel passato troppo spesso il termine “apócrifo” fu sinonimo di « ripu­diabile », anche presso autori venerandi per dottrina e pietà.

Citiamo qualche esempio: S. Girolamo si stacca de­cisamente da qualunque notizia attinta da essi, e giunge - per dirne una! - a battezzare il padre di Maria col nome di Cleofa, rigettando quello di Gioac­chino come ci fa sapere l'apocrifo dello pseudogio­vanni. Lo stesso S. Agostino si rifiuta di accettare qualunque notizia che si ricavi dagli apocrifi sui ge­nitori della Madonna; anzi, non vuole nemmeno « sen­tire il nome di apocrifi! ».

Tale diffidenza intransigente per questo genere di scritti sacri non ispirati permane immutata ancora verso il Mille. Ne fa fede, tra gli altri, S. Pier Damiani, il quale dice: a Alcuni, desiderosi di sapere, con amore di superflua curiosità, cercano chi sia stato il padre e la madre di Maria SS. Ma se vi è cosa inutile è pro­prio quella di voler sapere quello che il Vangelo ha creduto superfluo narrarci.

Eadmero continua questa intransigente opposizione, giungendo a dire: « Soltanto Colui che si scelse Ma­ria, prima ancora che Ella nascesse, per Madre, po­trebbe dirci le cose riguardanti i genitori della Ver­gine ». A queste voci si aggiunge - purtroppo - una voce molto autorevole, anche se di un Pontefice che scrive da semplice dottore privato; quella di Benedetto XIV, il quale dice: « A me piace somma­mente ciò che, a proposito di apocrifi, scrive An­selmo », (l'autore confonde S. Anselmo col citato Eadmero).

Valorizzazione nel presente. - Oggi questo discredito sugli apocrifi è - in gran parte - caduto. Molti li studiano e ne dànno anche i risultati su grandi riviste teologiche. Anzi se ne fanno anche delle lodevolissime raccolte, fino a costituirsi una specie di scienza quasi a parte: la scienza della « interpreta­zione degli apocrifi », molto difficile, ma utile sussi­dio per conoscere fatti e cose che altrimenti conoscerebbero mai o mai molto bene.

Questa moderna valorizzazione degli apocrifi è giustissima, specialmente quando si tratta dell'apocrifo dello pseudo Giacomo; il quale (come abbiamo detto) rimonta - almeno nelle due prime parti - al II se­colo. Evidentemente l'autore, che scriveva dati mira­bolanti, fantastici, pseudoispirati, ma anche storici e biografici, facilmente poteva esagerare ed esagerò di fatto, trattandosi dei primi tre, ma non facilmente potè falsare le cose e te notizie storiche.

Si trovava, infatti, a scrivere dirigendosi a lettori del II secolo, allorchè si conservavano tenacemente le Tradizioni apprese a viva voce dagli Apostoli; e, pro­porre delle novità in stridente contrasto con il risa­puto, sarebbe stato lo stesso che correre il rischio di cadere (apocrifo e suo autore) nel ridicolo.

Di conseguenza noi scartiamo tutte le notizie piene di avventure mirabolanti, specie se in aperto contrasto con la semplicità del Vangelo, con la scienza del pa­rallelismo biblico, della convenienza teologica, della coerenza; ma accoglierémo con una certa facilità - pur senza concedere il diritto di cittadinanza storica - quelle notizie storiche che tale apocrifo ci offre, specie se sono state accolte da tutta la Tradizione. Per­chè allora noi agiremo con doppia riverenza doverosa:

a) verso l'antichità dello scritto; e b) verso la Tradi­zione, alla quale « non facilmente si può e si deve contraddire ».

Ci sentiamo, dal fin qui detto, autorizzati a citare - sempre a queste condizioni - lo pseudo Giacomo, per ricostruire i lineamenti della Madre della Madonna.

 

3) La Sacra Teologia.

La documentazione della Scrittura (assente, quasi) e della Tradizione, viene corroborata anche dalla S. Teo­logia quando si tratta di conoscere la personalità mo­rale di S. Anna. Il parallelismo, le convenienze teolo­giche, ecc. possono aiutarci alquanto per schiarire tanti lati altrimenti oscuri di Anna. S. Tommaso dice che quanto magis aliquid appropinquai principio in quo­libet genere, tanto magis participat effectum illius». Di modo che non apparirà un inutile o esagerato sforzo applicare questo principio, trattandosi di Colei la quale si allaccia al “Principium” della nostra salvezza me­diante la sua sola Figlia, cioè la Madonna!.

 

II. LINEAMENTI SISTEMATICI

Il paese di Anna (Fonte: la S. Scrittura).

Anna certamente nacque in Palestina, perchè ivi nacque Cristo e ivi nacque la Madonna e di lì era la sua stirpe davidica.

Una striscia di terra quasi rettangolare, come la nostra Toscana ed estesa quanto il nostro Piemonte, che congiunge la Siria con l'Egitto.

Un angolino del mondo, geograficamente di nessuna importanza; ma, storicamente, di sommo interesse, perchè: 1) fu forse la culla dell'umanità; 2) fu il centro dell'attesa messianica; 3) fu il centro degli avvenimenti cristiani e della diffusione della nuova Religione di Cristo.

Politicamente, almeno negli ultimi anni della Madre di Maria, era divisa in due parti: a) la Perea (o Trans­giordania),  b) la Galilea, la Samaria e la Giudea lungo il litorale. Massima importanza aveva la Giudea, con centro Gerusalemme, dove governava Erode, detto ingiustamente ”il grande”; il quale aveva scalzato dal trono gli Asmonei (discendenti dei Maccabei), assoggettando - per brama di regno - la sua patria al giogo ròmano, pur di raggiungere lo scopo!

 

La città (Fonte: la S. Scrittura).

Purtroppo eccoci al primo interrogativo insolubile: dove nacque Anna? Dobbiamo dire che non possiamo determinarlo, perchè ci mancano i documenti. Con la Scrittura alla mano potremmo solo dire - approssi­mativamente - che, con una certa probabilità, il suo paese doveva trovarsi nei pressi della Città Santa. Ma anche questo è molto incerto.

Sappiamo soltanto che quattro città si contendono l'onore di aver dato i natali a Maria: Seforis, Nazareth, Betlehem, Gerusalemme. Ognuna di queste città viene raccomandata da una sua propria tradizione « vene­randa », per cui anche la critica moderna non può ancora pronunziarsi.

Il P. Roschini dice che fra le quattro città “par­rebbe” da preferirsi Gerusalemme, ma poi conclude dicendo che non lo si può nemmeno asserire con possibile probabilità.

Perciò, se ci è impossibile conoscere la città in cui è nata Maria, a maggior ragione ci sarà sconosciuta quella dove nacque Anna, sua Madre.

 

Quando nacque (Fonte: la Tradizione).

Data della morte di Cristo. Ogni studioso di Teologia sa quanto si discuta dai critici per stabilire la stessa età che aveva Cristo quando morì e l'anno della morte.

Come si ricava dall'Allocuzione che Pio XI tenne, la vigilia di Natale del 1932, al S. Collegio, due sono le date dell'era volgare, nelle quali sarebbe morto Gesù: il 30 ovvero il 33. C'è una doppia schiera di autori che stanno chi da una parte e chi dall'altra.

Pio XI faceva comprendere la massima incertezza che abbiamo nello scegliere l'una o l'altra di queste due date intorno alle quali si riuniscono difensori di uguale acume e indagine critica.

Onde ci sembra un poco esagerata e nervosa la presa di posizione dell'illustre mariologo Roschini, il quale scrive: « L'anno 33, dunque (!), pare che raduni in sè il maximum (!) delle probabilità.

Il P. Roschini (Marianum, 1942, pag. 167-182) loda il “diligente acume” con cui il ch.mo Professore dello Istituto Biblico A. Holzmelster ha esaminato « la spi­nósa questione » della Assunzione di Maria. Ora a noi sembra che lo stesso « acume critico a lo abbia anche messo in mostra nel suo studio ponderoso e molto interessante, sulla Chronologia vita Christi, Romae, 1933, pag. 159 e seg.

Certo la data « 33 » gode del favore della Tradizione - non completamente, però! - comunque lo stesso Sommo Pontefice citato dice espressamente: « l'anno 33 e l'anno 30 sono quelli intorno ai quali si raccol­gono argomenti di maggiore probabilità ». E noi non intendiamo essere più cattolici del Papa.

Nemmeno possiamo stabilite con certezza la data della nascita della Madonna. Una commissione speciale di Cardinali della S. Congregazione dei Riti, in data 31 maggio 1884, emanava questo decreto: “Non è espediente che nel prossimo anno 1885 venga cele­brato in tutto il mondo il Centenario della Natività della B. V. Maria”. La quale dichiarazione venne confer­mata dal S. Padre e inviata a tutti gli Ordinari.

Tanto meno è possibile stabilire la data della na­scita di S. Anna.

Solo delle semplici approssimazioni. Partia­mo da una data che « parrebbe, godere più i con­sensi: il 748 di Roma in cui sarebbe nato Cristo (non certa). Da tale data sottraiamo il numero degli anni che aveva la Madonna quando è diventata Madre di Gesù (secondo il costume ebraico le donne si sposano verso i 15, o 16 anni): 15. Da questo risultato dob­biamo sottrarre gli anni che aveva la Madre di Maria quando è diventata Madre (secondo il « Protovangelo di Giacomo »:  Qdest'ultimo risultato sarà l'epoca approssimativa dell'anno in cui sarebbe nata la Madre di Maria. Insomma, secondo questo studio personale, io darei il seguente breve prospetto:

a.748 di Roma (data Probabile della nascita di Gesù)

15 -,(o 16, o 17 ...?);

40 = (data incerta);

tot. a. 693 di Roma.

Più di questo noi ed' altri - salvo meliori judicio - non sappiamo dire.

 

Fu della stirpe di Davide (Fonti: Scrittura e Tradizione).

Gesù fu nipote carnale di Anna. Orbene è indiscu­tibile che Egli fu “ex semine David”: fu promesso così e fu atteso così. Ci dispensiamo dal riportare lun­ghe prove scritturistiche. Ci basti solo ricordare la risposta pronta e generale che gli uditori diedero a Cristo, il quale aveva loro domandato: «Che cosa pen­sate del Messia: di chi è figlio?»; essi, unanimemente risposero: « Di Davide! » (MT., 22). Inoltre S. Paolo aper­tamente si sofferma a parlare della discendenza davi­dica di Cristo « secundum carnera » (,Rom., 1, 3; 2 Tini., 2, 8). Altri luoghi evangelici sono MT., 21, 9; Mc., 12,35; Lc., 20, 41-42.

Noi che conosciamo come Cristo sia nato soltanto “ex semine Virginis”, potremmo facilmente dedurre: Cristo nato « ex semine David » - « Maria nata ex semine David », perchè Gesù è nato verginalmente da Lei.

Ma qualcuno potrebbe fare qualche riserva su questo modo di ragionare, soprattutto se si appoggia all'ar­gomento delle genealogie forniteci nel Vangelo.

Una notizia importantissima: il Diatessgron, di im­portanza non disprezzabile, dice espressamente che, sia Maria che Giuseppe erano “entrambi” della stirpe di Davide. Noi; basandoci sul fatto della Verginità della Madonna e della sicura discendenza di Cristo « ex semine David », riteniamo come pacifico che la Madonna sia della stessa stirpe del suo verginale ed unigenito Figlio.

Tra gli altri esimi autori che hanno messo a fuoco e risolto benissimo la questione citiamo:

LEHNER, Die Marienverehrung in den ersten fahrhund­erten, 11 edizione, Stuttgart, 1886, pag. 37 e seg.; FRIEDRicH, Die Mariologie des hl. Augustinus, Kolrì, 1907, pag. 19 e seg.;

NIESSENN, Die Mariologie des hl. Hieronimus, in Westfalien, 1913, pag. 65 e seg.; PAGNAMENTA, La Mariologia di S. Ambrogio, Milano, 1932, pag. 79 e seg.;

CAMPANA, Maria nel Dogma, Torino, 1945, pagina 794-798.

Munster.

Comunque questi autori si sforzano di dimostrare che anche dalle genealogie che recano gli evangelisti si può ricavare la discendenza davidica di Gesù dalla Mamma Maria.

Ma, a prescindere da questa tesi, il fatto della di­scendenza davidica di Maria da Davide è indiscutibile. Infatti, essendo certa da tutto il Vangelo la discen­denza di Gesù da Davide ed essendo questa non solo una filiazione legale, ma una filiazione propria e natu­rale, come dice S. Paolo: «Nato secondo la carne dalla progenie di Davide » (Rom., 1, 3), ne viene di conse­guenza che, perchè Gesù fosse vero discendente di Davide, era necessario lo fosse anche la Madre, dalla quale solamente prese la carne, essendo nato conce­pito di Spirito S. senza concorso di uomo.

Cristo fu della stirpe di Davide (di fede divina). Maria fu della stirpe di Davide (di fede divina). Ma perchè Gesù e Maria siano della stirpe di Davide bisogna che lo siano anche o Anna o Gioacchino. Per quanto riguarda Anna, la Tradizione è - ci sembra - molto propensa a questa asserzione. Ne fa fede S. Germano di Costantinopoli, il quale scrive: «Io sono Anna... ramo di Davide».

Incerta resta la stirpe di Gioacchino, che molte voci farebbero della famiglia sacerdotale di Aronne, come - fra le altre - lo stesso « Protovangelo » di Giacomo. Sembra, tuttavia, che sia più esatto asserire che entrambi furono della stirpe di Davide.

Comunque, se stiamo al Vangelo, noi apprendiamo solo che Elisabetta era « de Filiabus Aaron , ed era « parente » di Maria. Aronne fu sacerdote, e quindi Elisabetta era di stirpe sacerdotale. Anche Maria par­rebbe di stirpe sacerdotale. D'altra parte sembra che S. Germano voglia completare queste notizie evange­liche quando dice: «Io sono Anna, dal nome amabile, nata dalla stirpe sacerdotale, dalla tribù di Aronne, da una radice profetica e regia. Sono un ramo di Davide, di Salomone e dei loro discendenti, sono parente di Elisabetta ».

Di più non penso che si possa dire.

 

Si chiamava «Anna» (Fonte: Tradizione).

Il Protovangelo di Giacomo e, concordemente, tutta la Tradizione, ci informano che la Mamma di Maria si chiamava Anna.

Negarono la storicità di questo nome venerando i Centuriatori di Magdeburgo (Protestanti!), e alcuni cattolici, ma molto pochi. Fra gli altri ricordiamo il Tillemont, il Baillet e il Serry. Essi sostennero che questo nome sarebbe un semplice nome fittizio, al posto di quello vero - purtroppo! - sconosciuto. Significherebbe “la graziosa”, la « diletta », I' « aggra­ziata », ecc.

La sentenza unanime e la Vera (= Alastruey), ci dice che la Mamma di Maria si chiamava proprio così. Lo stesso Benedetto XIV, tanto rigido nella difesa del dogma, da accantonare in blocco tutte le notizie forni­teci dagli apocrifi, quando si tratta del nome in que­stione dice categoricamente: “Siccome per tanti secoli, nella Chiesa occidentale e in quella orientale, i geni­tori della Vergine si chiamarono Gioacchino ed Anna, non c'è nessun motivo di contraddire!”.

Lo stesso S. Epifanio ne fa espressa fede nel suo Adversus Haereses, 78, 17; M. G., 42, 728.

Così pure Giacomo di Edessa la chiama Madre di Maria SS. (Enc. Eccl., 1, 342).

 

Il volto di Anna (Convenienza Teologica).

Il volto di Cristo - secondo asserzioni di esperti - potrebbe essere approssimativamente ricostruito (ad esempio secondo le dotte dimostrazioni del Prof. Luigi Gedda, eseguite sulla S. Sindone).

Il volto di Maria - secondo l'asserzione di San Agostino, che resta ancora attuale oggi, nonostante tutto il fervore, della scienza mariologica - « Noi non conosciamo il volto della Vergine Maria! ».

Il volto di Anna - l'argomento è “a fortiori”- non ci è affatto conosciuto e nemmeno potrà esserlo nel futuro.

... e la « vecchia » della iconografia?

Già! Nella iconografia cristiana, Anna ci viene rap­presentata costantemente con una ben nota cascaggine: una vecchina che tiene sulle ginocchia (nemmeno nelle braccia!) la piccola Maria.

Perchè? Eppure - stando alle asserzioni del Pro­tovangelo di Giacomo, che teniamo sott'occhio - Anna divenne Mamma di Maria alla ancora verde età di 40 anni. Come spiegare questa specie di contrasto tra la iconografia e l'asserzione degli apocrifi che si rifanno al Protovangelo del falso Giacomo?

Io penso che la spiegazione non sia affatto difficile. Ecco quanto possiamo dire:

Come la grandezza di Maria dipende dal Figlio, Gesù, così la grandezza di Anna dipende dalla Figlia, Maria. Quindi l'iconografia, nell'esaltare Maria e Anna, non fa che la cosa più giusta di questo mondo. E pro­prio in questo sta la differenza, nella iconografia, tra le due mamme: Anna con Maria nelle braccia, e Ma­ria con Gesù nelle braccia.

Orbene:

a) Era conveniente che la Madre di Dio, l'appena quindicenne Maria, l'Immacolata, la Vergine - Madre, la Tutta Santa, fosse in Se stessa e nella sua icono­grafia di forme bellissime, allorchè diede alla luce il Figlio di Dio.

b) La Madre di Maria, la Nonna carnale di Gesù, la quarantenne Anna, doveva avere anche delle forme belle, ma inferiori a quelle della sua eccelsa Figlia. La iconografia - in partenza - aveva ragione.

Peraltro è giunta - troppe volte! - a presentarci un'Anna cascante, colma di rughe, dal volto raggrin­zito. Quest'ultima conclusione da noi non si può sottoscrivere.

 

Era povera (Fonti: Scrittura e convenienza teologica).

II Protovangelo di Giacomo ci dice che Gioacchino era straricco, e che, quindi, anche Anna non era di umili condizioni. Tutto questo non è stato accolto dalla tradizione posteriore, la quale insiste, concorde­mente, sulla povertà di Anna.

È il sensus Fidelium che ha reagito al racconto - questa volta non attendibile - degli apocrifi. Il Pa­

dre De la Broise ce ne dà il motivo: c Come poter am­mettere che una Maria povera, sposa del falegname Giuseppe, sia potuta nascere da una Madre ricca?.

 

Sposò Gioacchino (Fonti: Tradizione e, forse, Sacra Scrittura).

Secondo l'uso della Palestina, Anna dovette sposarsi all'età corrente, cioè fresca di una quindicina di anni, con un giovane della stessa taglia come età e condi­zione civile.

La Tradizione ci ha costantemente conservato il no­me di questo giovane fortunato: Gioacchino. Lo stesso Protovangelo è molto chiaro in proposito, e ne parla come di una cosa risaputa da tutti.

Ci sono - inoltre - svariati esegeti che ammettono che Luca, nel primo capitolo del suo Vangelo, abbia voluto riportare la genealogia degli antenati di Maria, (mentre Matteo avrebbe riportata quella di S. Giu­seppe). Ebbene, tra gli antenati di Maria figura anche Heli. Questo Heli (o Eli), secondo esegeti di grido, potrebbe identificarsi, con una certa facilità, con il padre della Madonna. Infatti Heli, deriva da Heliachim (o Eliachim), il quale nome è perfettamente uguale a joachim, perchè, in ebraico, Hel (o El) è perfettamente uguale a jeohva (o jahvè), essendo entrambi nomi divini. Nel libro di Giuditta - difatti - il sommo Sacer­dote viene chiamato joachim ed Eliachim, « indif­ferentemente ». Viene chiamato col primo nome in jud., 15, 9; e col secondo: in jud., 4, 5; 7, 11. 11 che come sottolinea ancora il ch.mo P. Sales – conferma la perfetta identità dei due nomi. Con il P. Sales concordano lo Schloege (in Das N. T.).

Nota. Tutta la forza di questa sentenza sta nella opinione che il « tu Eli » non debba riferirsi a « Ioseph » ma a « on uios », in LC., 3, 23. Purtroppo c'è una difficoltà: il « la » greco messo davanti ai nomi propri, non è un articolo determinativo, perchè non si usa nessun articolo determinativo davanti a tali nomi; perciò potrebbe anche riferirsi al nome precedente. Ossia: Gesù, figlio di Giuseppe (genitivo, in greco senza articolo), il quale (in greco genitivo) fu (figlio) di Heli. Gesù era creduto figlio di Giuseppe, il quale (Giuseppe) fu figlio di Heli. (Cfr. P. PRAT, «Jésús Christ », 1, 1933, pag. 509).

Altri ritengono che la doppia genealogia di MT. E Lc si possa riferire a Gesù, tramite il` padre legale Giuseppe. Così Knaben­bauer, J. Lagrange, S. Vosíé, Marchal, Durand, Brassac, Ceuppens. Perciò la questione, esegeticamente dal Testo Sacro, è difficile. Ci convince maggiormente la soluzione del Sales.

 

La sterilità di Anna (Fonte: la Tradizione).

Il citato Protovangelo ci informa che Anna fu ste­rile; e, solo miracolosamente, divenne madre di Maria alla rispettabile età di 40 anni. Tale notizia è stata sem­pre accolta, in tutta la Tradizione, con una certa in­discutibile riverenza, eccettuate le solite e, comuni in ogni campo, pochissime note discordanti!

Anche tra i moderni questa tradizione viene accolta con rispetto.

G. ALASTRUEV, (nella cit. Mariologia, 1945, pag. 31), dice espressamente: « È convinzione antichissima e costante fra tutti i Fedeli che Anna fu sterile... ».

G. ROSCHINI, O.S.M., (Vita di Maria, pag. 52), ripete la stessa convinzione antica e concorde dei Fedeli. E. CAMPANA, nell'insuperabile a Maria nel Dogma » (Torino, 1945, pag. 804), dice: « Comunemente, ai giorni nostri, si fa buon viso all'idea che la Madonna sia stata miracolosamente concessa ad Anna e Gioacchino, quando umanamente non potevano più sperare nes­suna prole ».

È interessante la « ragione teologica » che S. Gio­vanni Damasceno trova nel fatto della miracolosa na­scita di Maria da un'Anna sterile: « Maria nacque da una donna sterile, perchè conveniva che a Colei che doveva essere la grande novità sotto il sole e divenire principio dei prodigi, fosse aperta la via con prodigi, progredendo - a poco a poco - dal basso alle altezze più sublimi ».

Conveniamo in pieno con il Damasceno. L'Imma­colata Maria, che non avrebbe sentito in Sè nemmeno il soffio della concupiscenza, con veni entissimamente venne al mondo non cercata dalla concupiscenza dei genitori; ma, soprattutto, da un miracolo di Dio.

Lei che doveva essere il “miracolo vivo” del Si­gnore, giustamente venne alla luce cercata soprattutto dalla mano Onnipotente dell'Altissimo!

 

«Missus est angelus... ad Annam?» (Fonti: Tradizione e Teologia).

Una Tradizione antichissima, accettata anche dall'Ala­struey (1. c., pag. 33), riferisce che un angelo del Si­gnore fu mandato ad Anna per annunziarle la futura e miracolosa nascita dello Madonna. Tutto questo non è da prendersi alla leggera, perchè - oltre al fatto della tradizione veneranda che lo asserisce - ci sono molte convenienze per niente disprezzabili.

a) Si trattava innanzitutto di una convenienza verso la Madre della Madre di Dio. Anna avrebbe dovuto dare alla luce non una bambina qualunque, ma la Re­gina di tutte le bambine!; Non solo, ma anche nei ri­guardi della stessa Madre di Lei Dio doveva motivare quella improvvisa e miracolosa sospensione della ferrea sterilità, di cui Anna stessa era perfettamente convinta. Tutto ad un tratto Ella sarebbe diventata madre, e Ma­dre di tale Figlia, senza che nemmeno le si dicesse una sillaba!.... Questo non è secondo mil normale agire della divina Provvidenza.

b) Inoltre « conveniva alla dignità della Vergine, per­chè Ella non sembrasse inferiore a quelli che - come Isacco e Giovanni Battista - furono preannunciati ai loro genitori prima ancora che li concepissero ».

Maria, figlia unica di Anna e i cosiddetti K fratelli di Gesù ».

« Stavano presso la Croce di Gesù: sua Madre, la sorella della Madre di Lui, Maria di Cleofa e Maria Maddalena » (Jo., 19, 25).

Da questo brano giovanneo sembrerebbe che la Madonna avesse una sorella, almeno che - Scrittura ed esegesi alla mano - non si dimostri il contrario. Parimenti, molto spesso, nel Nuovo Testamento, si parla dei « Fratelli » e anche delle « sorelle » di Gesù (o del Signore): MT., 12, 46, 47; 13, 55; Mc., 3, 31, 32; 6, 3; Lc., 8, 19; Jo., 2, 12; 7, 3, 5, 10; Act., 1, 14; 1 Cor., 9, 5; Gal., 1, 19; MT., 13, 55, 56; MT., 6, 3, ecc.

 

Soluzioni gratuite - 1) 1 cosiddetti « Autori In­dipendenti » sostengono che la « sorella della Madre di Lui » era veramente la sorella germana di Maria Ver­gine. Così pure i « fratelli » e le « sorelle » di Lui, fossero veramente tali per Gesù.

Fra gli altri citiamo REINACH: « L'idée - dice - que ces frères et seurs étaint des cousins... est une subtilité des Théologiens », e Loisy: « C'est la croyance à la vir­ginité de Madre qui a obligé les auteurs ecclesiastiques à expliquer, on pourrait dire: à eliminer leur qualité ». Altrove lo stesso Loisy dice: « Il est évident que les frères de fésus sont les enfants de sa Mère!... ».

2) Tutti gli autori Cattolici, e qualcuno anche degli Acattolici, asseriscono che la risposta al quesito (se si tratta di veri fratelli o di cugini) abbia le sue diffi­coltà, ma che - da una critica spassionata - si possa giungere a ben altre conclusioni.

E' ben difficile seguire un criterio sobrio nelle pro­prie dimostrazioni, soprattutto quando il popolo - non abituato alle sottigliezze filologiche - interpreta a modo suo un'espressione biblica, anche senza contra­stare i dogmi della Chiesa. Specie se qualcuno degli scrittori ecclesiastici insegna la stessa cosa!...

Alcuni hanno dato al problema una soluzione troppo disinvolta e semplicistico, soluzione che entrò anche, ritratta pittoricamente, nel culto di qualche chiesa pur tanto veneranda per la sua antichità (cfr. l'affresco di S. Maria Antiqua, risalente al secolo VIII). Intendo parlare della cosiddetta  « Anna Metercia ».

Anna Metercia M.

Originariamente per Anna Metercia si intendeva il gruppo Anna, Maria, Gesù; così appare nell'affresco citato. E fin qui nulla da eccepire. Il goffo, peraltro, si ebbe in seguito.

Per impulso del sempre crescente sviluppo della fede nella Immacolata Concezione; e, forse, per impulso anche delle visioni di Colletta Boilet (1380-1447), il gruppo di sole tre persgne divenne addirittura « pano­ramico! ».

Ad Anna si affibbiarono tre mariti: Gioacchino, Cleofa, Salome. Evidentemente (i tre gratuiti mariti le si davano proprio per spiegare ciò che segue!) accanto ad ognuno di essi si poneva una figlia. Una figlia per marito e tutte e tre di nome Maria! Queste (e qui sta la confusione dell'imbroglio anagrafico!) erano rispet­tivamente poste accanto ai propri mariti: Maria SS: ac­canto a S. Giuseppe; una seconda Maria accanto ad Alfeo e la terza accanto a Zebedeo.

Inoltre: accanto a Maria, sposata a Giuseppe, si metteva il solo Gesù (ecco salvata la verginità di Maria!); accanto a Maria sposata ad Alfeo si poneva una vera « nidiata» di figli (ecco spiegato il termine plurale « adelfòi » = « i fratelli cugini » del Vangelo!...); accanto a Maria sposata a Zebedeo si ponevano Gia­como e Giovanni (e questo per spiegare il brano scritturistico dove Giacomo viene detto espressamente « frater Domini » = « fratello cugino » di Gesù...).

In verità, in questo goffo involucro, noi riusciamo a scoprire una sola cosa: la certezza della Verginità di Maria SS. Anna ha dovuto prestarsi ad apparire sposata per ben tre volte, perchè non ancora si era in grado di sciogliere esegeticamente la difficoltà dei « fratelli » e delle « sorelle » del Signore.

Ma oggi, che la critica testuale e la filologia possono risolvere, con una precisione definitiva, il problema, ritengo che si debba accantonare non solo il gratuito anti-partenismo (che sa di bava protestantica), ma anche il goffo di una sia pur veneranda apologia cattolica, niente affatto fondata sul Testo Sacro.

Soluzione Biblica.

1) Chi sono esattamente i « fratelli » di Gesù. Premetto che nel Vocabolario ebraico-aramaico non esiste un termine tecnico ben definito per indicare i cugini e gli affini. Comunemente, con la sola parola « ah », si solevano indicare gradi imprecisati di paren­tela. Perciò il senso deve determinarsi solo dal con­testo.

Inoltre, trattandosi della lingua greca, dobbiamo ben distinguere dalla lingua classica quella dei Set­tanta. Nella lingua greca classica ci sono tutte le de­nominazioni di parentela, fino alle più lontane. Ad esempio il cugino si dice solo « aiaepsiós »; il fratello carnale si dice « adelfòs ». Nella versione greca dei Settanta e nel greco neo-testamentario, non si trova questa precisione tecnica. Facciamo qualche esempio: vengono detti « adelfòi » anche dei semplici conna­zionali (Es., 2, 11; 16, 18; Deut., 17, 15; Levit., 10, 4; Num., T, 24, Rom., 9, 4); anche dei semplici amici (Gen.,     19, 7; jae., 5,       15; 2 Re, 1, 26; 20, 9; 3 Re, 9, 13).

Gesù chiama « adelfòi » i suoi Apostoli (MT., 18, 10; Jo., 20, 17) e anche coloro che faranno la volontà del Padre (MT., 12, 50; Ac., 3, 35); o i suoi correligionari si attribuiscono questo termine (Act., 1, 15).

Nella sola lettera di S. Paolo ai Romani, moltissime volte si usa questo termine « adelfòi » per indicare i Cristiani, i Discepoli, i Seguaci in genere di Gesù ,Rom.,12,10;1,13; 7,1,4;10,1;11,25;12,25;12,1; 14, 10; 13, 15; 10, 14, 30; 16, 15, 17; 16, 1. Inoltre cfr: 1 (,or., 1, 10; jac., 1, 2; 2 Petr., 1, 10; MT., 18, 21; Le., 6, 42; Act., 9, 17; 1 Cor., 8, 13; jac., 2, 15; ecc.

Ecco i luoghi biblici, donde desumiamo la vera in­terpretazione scritturistica dei « fratelli » e delle « so­relle » del Signore

1) 1 « fratelli » si chiamano: Giacomo e Giuseppe (cfr. MT., 13, 55); Simone e Giuda (cfr. 6, 3).

2) Tra le donne che seguono Gesù il Vangelo ricorda: «Maria (madre) di Giacomo e di Giuseppe a, MT., 27, 56; nei luoghi paralleli, Luca dice solo; « Maria (madre) di Giacomo », Le., 24, 10; Marco, invece, è più preciso di entrambi: « Maria, madre di Giacomo il Minore e di Giuseppe b, Mc., 15, 40.

3) S. Paolc, nella lettera ai Calati, dice che, venendo a Gerusalemme la prima volta, non vide « neminem (Apostolorum) nisi jacobum fratrem Domini », (Gal., 9).

Inoltre ricorda di aver visto, nel suo secondo viag­gio a Gerusalemme: « Giacomo, Cefa e Giovanni che sono le "colonne" della Chiesa n. (Gal., 2, 44-45).

Ed ecco il nostro ragionamento:

A) Giacomo, « fratello del Signore », è un Apostolo. a) Si deduce dal testo di Gal., 1, 19. In greco « ei mé », preceduto dalla negativa « ou », significa « visi, praeterquam » (Cfr. ZORELL, Lex. Graec., N. T., 1931, pag. 364). Convengono moltissimi esegeti, tra i quali M. J. Lagrange, Tobí}c, F. Prat, A. Charue, F. Amiot. Si fa anche notare da qualcuno che « ei mé » può avere anche un senso « solo avversativo » (« sed A comunque qui - almeno dal contesto - è chiaris­simo il senso « eccettuativo ». Il protestante italiano G. Luzzi traduce come semplice avversativa: « E non vidi alcun altro degli, Apostoli; ma solo Giacomo, il fratello del Signore », L'idea di voler negare che Gia­como sia Apostolo, Si deduce da quel solenne « punto e virgola » e dall'avversativo « ma », posti - mi sem­bra - gratuitamente dall'autore e traduttore.

M, J. Lagrange - dopo una dotta esegesi di Gal., 1, 10 - conclude dicendo che solo chi vuol negare assolutamente che Giacomo sia Apostolo può ammet­tere il senso avversativo della pericope, essendo chiaro proprio il contrario. (Cfr. « Aux Galates », 1918, p. 18).

B) Comunque, se dal solo Gal., 1, 19 non è chiaro (secondo alcuni!) la qualifica di Apostolo per Giacomo è stringe, l'argomentazione di Gal., 2, 9: « quando conobbero la grazia che mi era stata accordata, Gia­como, Cefa e Giovanni, che sono reputati colonne, det­tero a me e a Barnaba, la mano di associazione per­chè noi andassimo ai Gentili, ed essi ai Circoncisi » (Traduzione di G. Luzzi).

Di queste « colonne » (della Chiesa), due sono cer­lamente Apostoli (Cefa e Giovanni). L'altro deve es­serlo ugualmente, anche perchè lo si pone solenne­mente al primo posto. Unito a Pietro, lo si ritrova a Gerusalemme, dove' parla con grandissima autorità, dopo che ha parlato Pietro. Anzi, usa addirittura la parola « giudico » (Act., 15, 19). Ed è, del resto, pro­prio dal suo giudizio che - convinti per la sua au­torità - « parve bene agli apostoli di... mandare... » (Act., 15, 22).

San Paolo intende provocare all'autorità di Giacomo che approvava il suo ministero fra i Gentili.

Ora, tutta l'importanza che gli attribuisce e che gli attribuiscono gli Apostoli e i Cristiani, non possono lasciare nemmeno l'adito al dubbio che non sia un apostolo. Non si tratta di Giacomo di Zebedeo, il quale - all'epoca della venuta di Paolo a Gerusa­lemme, a. 44-45 d. C. - era già stato ucciso.

Perciò il Giacomo di Gal., 2, 9 è lo stesso di Gal., 1, 19 e di Act., 15, 13; 21, 18; 22, 17; 2. Ossia: è un vero Apostolo.

C) Giacomo di Gal., 1, 19 è lo stesso di MT., 13, 55 e di Mc., 6, 3.

Difatti Gal., - 1, 19 dice: « fàcobon tòn adelfòn tu Kirìu ». L'articolo - in questo caso - in greco si­gnifica che si deve trattare di una persona ben nota nelia comunità apostolica, o che si debba trattare dello unico « fratello del Signore ».

Orbene, dal Catalogo Evangelico degli Apostoli, ve­niamo a conoscenza che esiste un apostolo Giacomo, diverso dal « figlio di Zebedeo », che ha per padre Alfeo. Difatti viene detto « Giacomo figlio di Alfeo » (MT., 10, 3; Mc., 3, 18; Lc., 6, 15).

Da MT., 27, 56 e Mc., 15, 40 sappiamo che fu fra­tello di Giuseppe e figlio di Maria sposa di Alfeo.

Conclusione biblica.

Giacomo « fratello del Signore », è dunque figlio di Alfeo e Maria ed ha per fratello Giuseppe. Quindi non è figlio di Giuseppe Maria di Nazareth.

Egesippo (secolo 1,1), parlando di Simeone, asserisce che « si crede essere stato Simeone Anepsion tu soteros (= Cugino del Salvatore) ». Comunque, continua, « Tutti dissero sempre che Simeone era figlio di Cleofa, il quale era 'fratello di S. Giuseppe » (= He., 3, 11; M. 0., 20, 245-248).

Nei riguardi di Giuda « fratello del Signore », lo stesso Egesippo dice che fu « ex regia Davìdis stirpe » (= He., 3, 20; 1-6; M.G., 20, 254).

Simone e Giuda vengono citati sempre insieme. Si potrebbero dire fratelli? - Penso di sì: di entrambi si dice che erano della stirpe di Davide. Del resto il loro comune padre era fratello di S. Giuseppe, il quale era certamente della famiglia di Davide.

Nei riguardi di Giacomo, Egesippo dice che non fu in nessun modo della stirpe di Davide, ma della stirpe di Aronne (cfr. M.G., 20, 198).

Fino al IV secolo (Elvidio e Gioviniano) nessuno osò asserire che i «fratelli del Signore » fossero fi­gliuoli di Maria Santissima. Si deve eccettuare il solo Tertulliano, il quale - in questo - stona e scantona.

Per spiegare la dicitura evangelica, molti apocrifi ricorrono all'ipotesi che si debba trattare di figli di S. Giuseppe, avuti con una sua prima moglie.

Origene fa sua questa ipotesi e viene ciecamente seguito anche da alcuni Padri. San Girolamo, peral­tro, fece cadere questa strampaleria, definendola: Deliramenta apocryphorum!; e, dopo di lui, venne definitivamente abbandonata.

Tra i moderni molti concordano con Egesippo, ri­solvendo la questione in questi termini:

1) Simone e Giuda furono veri fratelli tra loro e fi­gli di Cleofa, fratello di San Giuseppe.

2) Giacomo e Giuseppe furono veri fratelli tra loro e figli della seconda Maria, sorella di San Giuseppe e di Cleofa.

Così riferisce T. CALMES, Evang. de St. Jean, 1904, pag. 175. Concorda con lui il DURAND, L'Enfance de Jésus-Christ, 1908, pag. 273-276; id. il VOSTÉ, De Con­ceptione virginali I. Ch., Excursus II, De Fratribus Domini; 1933, pag. 25, ecc.

 

Le sorelle di Maria SS. - Da tutta la questione non risulta che Maria SS. abbia avuto delle sorelle, perchè noi conosciamo le mamme dei quattro “fratelli” del Signore, le quali non erano sorelle di Maria SS.

La Madre di Giacomo e di Giuseppe era Maria, so­rella di San Giuseppe, e quindi non sorella di Maria Vergine.

La Madre di Simone e Giuda era Maria, moglie di Cleofa, ugualmente fratello di San Giuseppe. Impossibile, comunque, determinare dal Vangelo, il grado di parentela con Gesù. (Cfr. Huby, Lagrange).

1) Maria certamente non ebbe fratelli. Così asseriscono espressamente quotatissimi esegeti e cul­tori di Sacra Scrittura, come O. BARDENHEWER, Maria Verkîindigung, in Bibl. Stud., 10, 5, 1905; pag. 129; U. HOLZMEISTER, Ein èrklarungsversmeh der LI. genea­logie, Zkt, L 7, 1923,, 184-218.

2) Non poteva avere nè fratelli e nè sorelle, per una doppia ragione: a) Di « convenienza per Ma­ria » e per il fatto b) della « sterilità di Anna », che la Tradizione asserisce compatta e senza negazioni di sorta.

a) « Convenienza per Maria ». Davvero ci sembra contro la Sapienza e, Bontà munificentissima di Dio che la Madonna sia stata preceduta o seguita da fra­telli o sorelle! Singolarissima nelle sue grazie, mal con­veniva che condividesse la nascita con altre creature, ipoteticamente sue sorelle uterine.

Del resto una vera sorella o un vero fratello di una così grande Creatuia non sarebbe passato sotto silenzio sia dalla primitiva tradizione e sia dagli stessi Apocrifi.

b) La 4: sterilità di Anna ». È un fatto ricevuto, senza dubbi, dalla Tradizione antichissima, e anche da' mariologi moderni di grido come si è visto.

Il Vangelo, è vero, parla di « sorelle » sue; ma esse potevano anche essere semplicemente « cugine, » oppure sorelle o cognate di S. Giuseppe, e quindi cognate di Maria. Niente ci costringe ad interpretare quella qualifica di « sorella e nel senso che esse fossero figlie di Anna e di Gioaechino (E. CAMPANA, Maria nel Dogma, 1945, pag, 804-805).

Cadrebbe inoltre la stessa importanza della cele­brata sterilità di Anna, anteriore e posteriore alla na­scita di Marial

In conclusione:

l) I « fratelli », le «sorelle » del Signore non pos­sono essere assolutamente veri fratelli e sorelle.

2) Nemmeno cugini o cugine per parte di Maria.

3) E la « sorella della Madre di Lui  deve essere una semplice e imprecisabile parente di Maria.

Il termine adeifòs non forza ad ammettere l'esistenza di sorelle di Maria; e, quindi, di figli di Anna oltre Maria Vergine.

Dal contesto e dall'armonia dei postulati teologici; nonchè dalle notizie esistenti, diciamo che è più esatto negare l'esistenza di sorelle o fratelli di Maria. Maria fu - quindi - l'unica figlia di Anna.

 

Il vero e il falso nella nascita di Maria (Fonti: Tradizione e convenienza teologica).

Il falso. - G. Imperiali osò sostenere che la Ma­donna fu concepita da S. Anna verginalmente, come Ella, poi, ebbe a concepire Gesù Cristo. Questa as­serzione esagerata, venne condannata nel 1677, come ce ne assicura Benedetto XIV (De Festis... pag. 90).

S. Bernardo aveva, in anticipo, data la sua forte ri­sposta negativa a questa posizione esagerata, dicendo ­«Nessuno pretenda di venirci ad asserire che Maria fu concepita per opera dello Spirito Santo. Sarebbe una cosa inaudita! Io leggo che lo Spirito S. venne a Lei, ma non che venne con Lei. Infatti l'angelo le disse: "Lo Spirito Santo verrà sopra di Te!" (Le., 1, 35). Ora, se è lecito dire ciò che sente la Chiesa - e la Chiesa sente sempre, la verità - io dico che la glo­riosa Vergine concepì di Spirito S., ma non fu conce­pita di Spirito S. Diede alla luce - restando vergine, ma non fu data alla; luce da una Vergine! ».

Teofilo Raynaud bollava queste ed altre goffaggini, che una pietà incontrollata voleva attribuire ad Anna e a Maria, con le sue mordaci parole: « Furfur doc­trinae! »; ossia - diremmo in buon volgare - « la spazzatura della dottrina! ».

Il vero. - Il Protovangelo di Giacomo ci narra, a proposito della nascita di Maria, molte cose grandi e sublimi: troppo sublimi e manifestamente falsate, perchè a volte sconfinano nel grottesco. Si tratta della cornice nella quale l’apocrifo ha voluto inquadrare il fatto storico.

Il P. Roschini riferisce questo brano dell'apocrifo, scusandosi di non poter offrire di meglio, non pos­sedendo noi nulla che ci sappia coprire questa assenza di notizie storiche. Personalmente io preferisco fare a meno delle notizie troppo palesemente apocrife (nel senso di « inventate ») che doverle riferire, farle gustare al lettore e poi concludere dicendo: ma bada bene che tutto questo non è che parto della fantasia; qui si tratta di semplici leggende.

Comunque, se tra i lettori di questi brevissimi li­neamenti critici sulla Madre di Maria, vi fosse chi vo­lesse rifarsi a queste descrizioni fantastiche per pascere la fantasia (la devozione, penso di no, perchè 1'obse­quium deve essere rationabile) può leggere 1'apocrífo in questione, ovvero, se gli riesce più comodo, può leggere quel tratto nel volume stesso del Roschini (I. c., pag 52).

Una cosa è certa: la Madonna nacque da Anna e da Gioacchino, come ogni creatura umana nasce da papà e mamma. In Anna si può ammettere al più la ­mancanza di quella ”libido” propria della prima fre­sca giovinezza - e in questo conveniamo, avendo ammesso, con la Tradizione, il fatto della sua sterilità - e come conveniva alla grandezza sconfinata della sua dignità (la seconda dopo la Madonna) di Madre della Madre di Dio.

 

La chiamarono Maria (Fonte: Sacra Scittura)

Il giorno stesso della nascita della Madonna i suoi genitori le imposero il nome di « Maria », secondo il precetto della Legge. (Gen., 5, 29; 35, 18). E' molto incerto se questo nome fu rivelato dall'alto: certamente non fu imposto senza “speciale” ispirazione di Dio.

Il ”mare magnum” delle significazioni. Gli esegeti e i devoti di Maria hanno avanzate ipotesi su ipotesi per spiegare il significato e la derivazione del nome “Maria”, e ne hanno trovate ben 70! Commentando questo sforzo singolare il P. Lagrange si esprimeva: Ecco un monumento di Devozione! (in Lc., 1).

Peraltro le più belle, le più comuni e le meglio fondate interpretazioni di questo S. Nome, sono quat­tro: Bella, Amarezza, Signora e Prediletta di jahvè.

Difendono la prima: Berdenhewer, Furst, Gilde­meister, Schaefer, Lesetre, L. Janssens, ecc.  Difendono la seconda, tra gli altri, gli Antichi Rab­bini e, tra i moderni,' il 1Minocchi (2).

Difendono la terza, tra gli antichi, tra i moderni, l'Abate Ricciotti. Difendono la quarta, diversi autori moderni, lo Zorell.

Parrebbe da preferirsi questa quarta (come giustamente nóta il Roschini).

 

La presentazione ai Tempio (Tradizione).

Il Protovangelo di Giacomo asserisce chiaramente il fatto della presentazione al Tempio di Maria, nella tenera età di anni tre, e il conseguente episodio della permanenza colà fino al quattordicesimo anno di età. E' vero che l'episodio si legge solo nel capitolo 8°. Ora dallo studio critico di Aman risulta che sol­tanto i primi due capitoli di questo apocrifo rimonte­rebbero agli inizi del secolo II; ma, come fa notare il Roschini, dalla critica interna di detto episodio ri­sulta che apparteneva, in origine, ai primi detti capi­toli. Quindi la Tradizione della Presentazione e della permanenza della Madonna nel Tempio rimonterebbe, come scritto, ai primi anni del II secolo. Il che è da rispettarsi, senza dubbio, e non facilmente vi si può contraddire.

Anche nei secoli posteriori se ne parlò con favore, soprattutto in Liturgie antichissime (sec. VI per quella Orientale 1).

Per qualche moderno a discutibile b la permanenza della Madonna nel Tempio di Gerusalemme (Beaufays). Anche discutibile sembra 1',età di a tre e anni fornitaci dall'apocrifo, e, dopo di esso, dalla Tradizione.

Comunque Benedetto XIV dice: e La B. Vergine è stata presentata al Tempio, affinchè ivi venisse bene educata. E ciò lo facciamo per non allontanarci nep­pure di un apice dalla sentenza comune della Chiesa A. (De Festis B. V., c. 14, n. 6).

Posizione, anch'essa discutibile, se si vuole. Anche perchè Benedetto XIV parla come semplice dottore privato e non come pontefice. Se si riuscirà a dimo­strare la infondatezza delle notizie storiche forniteci anche da una Tradizione rispettabile, noi non saremo gli ultimi ad abbandonare delle posizioni insosteni­bili. Non si tratta di questioni dogmatiche da salvare, ma di questioni puramente storiche.

 

La data della morte di Anna.

Come, e più ancora di quella della nascita, non ci è nota la data della morte della Madre di Maria. Il Protovangelo tace dei tutto in proposito. Secondo un certo Epifanio, morto verso l'anno 910, e secondo il Cedreno, Anna sarebbe morta quando Maria aveva 12 anni; ossia (dicono) all'età di 79 anni.

Ma questa cronologia sarebbe in contrasto a quanto asserisce il Protovangelo di Giacomo, secondo il quale Anna divenne Madre di Maria alla età di 40 anni. Se è vero quello che dicono i due citati autori (che San­t'Anna sarebbe morto 12 anni dopo la nascita della Madonna), sarebbe morta non alla veneranda età di 79 anni, ma all'età di 52 anni, perchè 40 +12 = 52, non 79!

Quid dicendum? Una sola cosa: certamente quando Gesù Cristo svolgeva la sua vita pubblica, Anna e Gioacchino erano già morti da un pezzo.

 

II culto di S. Anna.

Il culto di Sant'Anna fu antichissimo. Sappiamo da Procopio che a Costantinopoli l'anno 550 fu costruita da Giustiniano I, una Chiesa in onore della Madre di Maria.

Il Tillemont reca uno studio per dimostrare la pro­vata antichità e autenticità di questi documenti del culto verso Anna. Lo stesso fa il noto Vigouroux.

L'epoca dell'inizio del culto per Anna, nella Chiesa Orientale, è antichissima, secondo il Trombelli, e nella Chiesa Occidentale è relativamente più recente.

Sappiamo che nel secolo XI tale culto non aveva ancora assunto un carattere universale nella Chiesa; anzi, non mancavano persino delle opposizioni rile­vanti, come riferisce S. Pier Damiani (Serm. III, in Nativit.).

Il vero riconoscimento ufficiale e liturgico si ebbe con Urbano VI, nel 1584 (Msi 26, 617; BR8, 455). Si fissò la data per tale festa al 26 di luglio, come « ab immemorabili A si faceva nelle diverse Chiese oc­cidentali (As, Iul., VI, 233, 297; Tillem., I, 266; Ricken­bach (1901); BHL, 80 ss.).

 

Universalità del culto e della devozione

Si capisce a volo che la Madre della Madonna, stac­candosi nettamente dalla schiera dei comuni Santi, ap­partiene al gruppo degli Attori stessi della nostra Re­denzione (Redentore e Corredentrice), perchè Madre della Corredentrice e Nonna del Redentore.

Assolutamente parlando, la Religione resterebbe sem­pre in piedi senza la presenza di uno o più santi, di qualunque portata essi siano; ma ci sembra che, al­meno nella presente economia di salvezza, la Religione più non potrebbe sussistere qualora venisse meno Anna, dalla quale dipende la nascita di Maria (in modo del tutto immediato ed organico) e la nascita di Cristo (in modo mediato).

Ciò spiega a sufficienza la popolarità somma del suo culto. Possiamo dire che non c'è un paese o villaggio che, come sente la particolare devozione alla Gran Madre di Dio, non senta anche un profondo rispetto verso la Madre di Lei.

Ed ogni anno, all'approssimarsi del 26 luglio, ogni campanile si appresta a lanciare tutti i suoi squilli più argentini, per rammentare al popolo la festa della Mam­ma di Maria: di Colei che, dopo la sua Figlia, è il Capolavoro più grande della Onnipotenza di Dio.

E Colei che rinchiuse nel suo seno, per nove lun­ghi mesi, l'Immacolata, passa attraverso le strade di numerosi paesi e insegna le virtù cristiane dell'umiltà, del nascondimento, della fortezza, della purezza, dello abbandono alla Provvidenza di Dio.

Finchè il Cristianesimo stenderà le sue « tende a dal­l'uno all'altro mare, anche il culto di Anna passerà nelle folle: un culto non fastoso, come la corolla di un fiore troppo sgargiante. No! Anna mi sembra la piccola violetta nascosta tra l'erbetta del prato: ne; senti il profumo delizioso e non sai dove si trovi perchè la natura l'abbia fatta così.

Stiamo nell'Era di Maria, preconizzata da Santi e scrittori sacri. E la Madonna trova la sua giusta riven­dicazione nella Teologia e nella vita quotidiana di tutti i suoi figli. Le pubblicazioni mariane sono diven­tate incalcolabili. Autori benemeriti delle rassegne bibliografiche mariane (tra gli altri il Rev.mo P. Besutti, O. S. M., da parte di Marianum) si riducono a com­porre dei fascicoli di mole abbastanza considerevole, per indicare le pubblicazioni mariane che continua­mente vedono la luce.

Anna sta ancora nel suo silenzio. Anna parla ancora in sordina.

Si innalzeranno alle stelle i santi giovani, e gli ul­timi arrivati troveranno nel cuore e nel culto dei fe­deli una eco più profonda di ammirazione e di giu­bilo. Anna ce l'hanno presentata da secoli sempre nella sua cornice buona di passato, di sorpassato, talvolta, ed ella non si offende: la Mamma della Madonna non può non nutrire gli stessi sentimenti di Lei! Ma poi Anna si prende una certa rivincita: la sua festa figura tra quelle soppresse. Che importa? (…)

 

Le Associazioni religiose di Sanf'Anna

1) I Fratelli di S. Anna. E' una società che rimonta al secolo XIII, con nascita in Germania. Fu istituita per i commercianti e per i minatori. Oggi è fiorente, specie nella Baviera e nell'Austria. Va sotto il nome di Confraternita di Sant'Anna.

2) Le Suore di S. Anna. (O Suore di S. Anna della Provvidenza). Sono relativamente sparse in Italia, molto di più nel Brasile. Vennero istituite nel 1834 a Torino, dalla contessa Falletti di Barolo. Furono destinate agli infermi e per l'istruzione dell'infanzia abbandonata. Ap­provate nel 1846, hanno la Casa Madre a Firenze.

3) Le Figlie di S. Anna. Istituite nel 1826 a Feuga­rolles (Francia) cori gli stessi scopi. Contano oltre 50 Case fiorenti nel Canadà e negli Stati Uniti. Nel 1866 vennero istituite anche a Piacenza (Casa Madre) da Anna Rosa Gattorno, a tutti nota per la meravigliosa esistenza di bene e bontà. La Congregazione è molto numerosa... La Casa Generalizia è in Roma.

 4) Le Suore indiane di S. Anna. Fondate nel 1877 in Trichinopoly (Indie) per convertire le indigene. E' destinata specialmente alle vedove delle alte classi della popolazione.

 

L'« Ave » di S. Anna

Al termine di questa disamina critica, quel volto ca­rico di grinze della vecchia Anna si stende in un magico sorriso; quella fronte; solcata da rughe innumerevoli, si allarga – rosata - al bacio di Dio; quegli abiti stinti in un giallo indefinibile, si colorano in rosa, al sole della più fresca gioventù.

Ave! - Sì, ora che ti abbiamo scoperta, gemma bellissima della Teologia, dopo averti disfatta la povera cornice, nella quale la tradizione ti teneva incastonata, per tenerti nascosta agli occhi nostri, noi sentiamo tutta la gioia dei caderti davanti in ginocchio, in profonda ammirazione, e di dirti: “Ave”! “Noi ti salutiamo!”

Anna «piena di grazìa». - Anna! Tu sei vera­mente « Anna », cioè - secondo la interpreazìone del vocabolo (Ene. Eecl., 1, col. 342) – “la donna graziosa!” Graziosa nel doppio senso di «bella» e anche di « ricca di santità ». Come il nome di Cristo ha il suo significato, rispondente alla missione che Dio gli assegnava; come la Madonna ha il suo nome con un significato non ben determinato, nemmeno oggi; Anna ha anche il suo già determinato senso: “Colei che è ricca di grazia”.

Perchè Anna fu « Anna », cioè « ricca di grazia? ».

1) Ogni creatura, che viene al mondo, riceve da Dio una missione particolare da compiere. Se una foglia non nasce o non si stacca da un ramo senza che Dio non lo sappia, non lo voglia e non abbia uno scopo, anche minimo; a maggior ragione non può comparire su questo mondo una creatura umana senza un pre­ciso scopo assegnatole da Dio.

2) In ogni missione delle creature sulla terra vi sono due precisi elementi la Gloria di Dio (elemento pre­cipuo e fine principale) e la Salvezza delle anime (ele­mento secondario). Da ciò si deduce che là dove la gloria di Dio o la salvezza delle anime sono più grandi, maggiore e più importante è la missione della creatura.

Perciò la missione di Cristo appare come la più importante; Perchè per Essa la Gloria di Dio fu incom­mensurabile e la salvezza delle anime fu effettivamente universale. Ecco Perchè Cristo si trova al centro di tutti gli esseri e la missione degli altri si incentra nella missione di Lui.

Egli - possiamo dire - è quasi la causa finale di tutte le altre missioni create, le quali hanno valore solo se ordinate alla sua ovvero se partono da essa. Il Vecchio Testamento ha la sua missione solo se ordinata a quella di Cristo; il Nuovo Testamento ha la sua missione solo se è la irradiazione di quella di Cristo.

Dove mettere la missione di Anna nella Chiesa?

Io penso che la missione di Lei sia nettamente superiore a quella di tutti i santi del Vecchio e del Nuovo Testamento e inferiore solo a quella di Maria. Difatti il massimo della Gloria di Dio è il procu­rargli la Madre (dopo quello del fornirgli la natura umana), e il massimo della salvezza degli uomini (dopo l'ufficio diretto del Redentore e dopo la missione su­bordinata della Corredentrice) è certamente concorrervi come madre della Corredentrice e come nonna carnale dello stesso Redentore.

3) L'amore che Dio porta a una creatura è diretta­mente proporzionale alla missione che questa creatura compie. Perciò Dio amerà più la pianta del semplice inorganico minerale; più l'animale del semplice vege­tale; più l'uomo del semplice animale.

A che posto si trova Anna, nell'amore di Dio? Prima di rispondere mi piace rammentare la scena biblica di Giuseppe l'Ebreo, venduto dai suoi fratelli e poi - per disposizione della Divina Provvidenza - diventato capo dell'Egitto. Durante la notissima care­stia, avvenne quella scena: fece nascondere nel sacco del suo prediletto fratello Beniamino i suoi tesori.

Spesso, nella tradizione, per spiegare l'immensa portata dell'amore di Dio per Anna, si riferisce questo episodio scritturistico. Quasi per dire che Anna fu la casa dove il Padre celeste depose la sua Potenza, il Figlio Unigenito nascose la sua Sapienza, lo Spirito Santo nascose il suo Amore (Riccardo da San Lorenzo).

4) La grazia che Dio dà a una creatura, nella pre­sente economia di salvezza, è direttamente proporzionale all'amore che Le porta Egli stesso. La Teologia insegna che, nella presente economia di salvezza, l'amore di Dio è inscindibile dalla sua grazia e che si trova sempre in strettissima proporzione con essa.

Per questo motivo possiamo salutare Anna la piena di grazia; perehè piena di amore di Dio.

Del resto Anna fu ricamata di grazia, non solo da Dio (Padre, Figliuolo e Spirito Santo), ma anche dalla sua stessa eccelsa Figlia.

Maria è stata concepita come strumento di santifi­cazione universale legato e subordinato all'Uomo-Dio ­Redentore. Ella dà la grazia quibus vult; quando vult; quomodo vult .

Diede, ad esempio, la grazia della santificazione a Giovanni Battista ancora rinchiuso nel seno della Ma­dre Elisabetta, e quindi ad una distanza da Lei e col solo suono della sua voce (Ecce ut Vox salutationis tuae fatta est in auribus meis...). Che cosa, quindi, non avrà fatto della Madre sua durante quei lunghi nove mesi della sua permanenza nel seno di Lei?

Se la Madonna è stata giustamente definita come l'aurora che fa nascere, all'oriente, il Sole della San­tità e della Giustizia, Gesù, io penso che l'aurora, prima ancora di illuminare gli altri (la terra e le cose che in essa sono contenute) deve illuminare quella porzione di cielo dove è sorta. Così se Maria tante grazie in­tercede per gli uomini, certamente ne avrà dovuto ipter­cedere delle più grandi per la stessa Madre sua Anna. Dunque: Ave, Anna, piena di grazia!

Il Signore è teco. - L'Imitazione di Cristo fa parlare Dio in questi termini: A che ti gioveranno le creature, se Dio non è con te? Rinunzia, dunque, ad ogni cosa e fa che,il Signore sia con te! (111, 1, v, 2).

La mamma di Colei a cui fu detto: “Il Signore è con te!”, non poteva non essere salutata con le stesse parole.

Qualcuno obbietterà che Anna aveva un marito, Gioacchino, e che quindi aveva il cuore diviso tra il Creatore e una creatura. S. Paolo stesso dice che co­lei che passa in nozze con un uomo divide il cuore tra Dio e una creatura. Ma io penso che per Anna il diventare Mamma di Maria, sia stata la condizione di un maggior legamento tra la sua anima e Dio.

Maria, infatti, non, è stata e non sarà mai un mezzo di distacco tra le anime e il Creatore: anzi, è proprio il contrario: Ella è un mezzo di unione e non di di­stacco. Non ostacolò, ma favorì in Anna l'unione con Dio, Colei che venne definita giustissimamente dal Montfort: « L'eco di Dio, e la copia perfetta di Lui! ».

Tu sei benedetta fra le donne. - La donna si presenta sempre con la sua innata doppia debolezza: la debolezza della carne, e la debolezza della volontà. Donde la giustissima definizione della donna, come il « sesso debole ».

Contro questa doppia debolezza si innalza la figura meravigliosa di Anna, con le due caratteristiche: la fortezza della carne, che noi chiamiamo purezza; la fortezza della volontà, che noi chiamiamo semplice­mente fortezza.

a) Contro la debolezza femminile la purezza di Anna. E' vero che Anna da quando concepì e diede alla luce nel modo normale la sua augusta Figlia, perdette per sempre i segni della verginità. Tuttavia nella verginità si distinguono due elementi: a) l'elemento materiale (la integritas carnis); b) l'elemento formale (la integritas cordis).

Ebbene: il primo elemento (integrità materiale) Anna lo perdette con la concezione della Madonna. Ma questo fatto puramente meccanico e il fatto stesso del suo sposalizio con Gioacchino, devono essere inqua­drati nel contesto storico in cui si trovava a vivere.

Difatti la mentalità corrente del popolo ebraico scac­ciava lo stesso concetto di verginità, come una doppia colpa: a) contro Dio, perchè Egli desiderava che na­scesse il Messia promesso; e una donna che si rifiu­tasse di aver figli, non conoscendosi quale donna avrebbe avuto l'ambitissimo onore di essere la Madre del Messia, poteva correre il rischio di negarsi a Co­lui che doveva nascere; b) contro il popolo, perchè era stato preannunziato che l'Unto del Signore doveva nascere dal seno del popolo ebraico. Orbene, la donna che si rendesse volontariamente impotente a dare, ipoteticamente, alla luce il Messia, certamente doveva passare per una nemica della grandezza della patria. Tanto più perchè, almeno secondo l'interpretazione di molti Israeliti, il Messia avrebbe ridata la libertà per­duta agli Ebrei.

Per questi due motivi noi sappiamo, dagli scritti storici extrabiblici del tempo, che si giungeva a ma­ledire quella donna il cui seno si fosse rifiutato di dare il suo frutto. Inoltre la sterilità sarebbe stata conside­rata, più che un fenomeno fisiologico di impotenza, una specie di palese, maledizione di Dio.

Anna andò al mattimonio tenendo presenti special­mente questi due motivi.

Capisco che la Madonna appaia veramente la Donna forte per antonomasia, perchè, poco curan­dosi del cosiddetto castigo di Dio e dell'ira del popolo contro coloro che si fossero votati a non aver figli, votò la sua perfetta verginità al Signore fin dalla più tenera età. E proprio in questo io noto la supe­riorità della Madonna sulla madre sua Anna!

S. Girolamo, pertanto, commenta che, subito dopo la Madonna, deve essere messa la Madre di Lei. Difatti, così ragiona: l'aver perduta la integrità materiale trova quasi il suo compenso nella sua fecondazione miraco­losa, a causa della sua risaputa sterilità.

Dio, in tal modo faceva comprendere che Maria non nasceva come il frutto di una volgare frattura della verginità materiale, ma soprattutto come una eccelsa creatura frutto di un miracolo di Dio; un miracolo che preparava quello della maternità verginale.

Di quanto splendore doveva rifulgere l'elemento formale della Verginità di Anna! Di quanta purezza doveva illuminare Maria Colei nel cui seno abitò per ben nove lunghi mesi! Di fronte a questo spetta­colo dell'Immacolata che se ne sta, come nel suo Ta­bernacolo, per tanto tempo, penso che passi addirit­tura in secondo ordine la verginità materiale di lei infranta; e noi restiamo incantati di fronte alla sua grandezza.

Del resto mi sembra che: 1) l'essere Madre della Vergine delle Vergini e della Immacolata, e 2) l'essere la Nonna carnale del Vergine dei Vergini e dell'imma­colato sia certamente di più che l'essere soltanto ver­gine. Questa grandezza di castità noi rivendichiamo giustamente ad Anna; la quale, così, ci appare come un angelo di purezza e di castità!

b) Contro la debolezza femminile la fortezza di Anna. Anna fu sterile: ecco un fatto assodato.

La mentalità del popolo ebraico - come abbiamo detto - condannava la verginità come un doppio delitto: religioso e civile insieme! La sterile era con­siderata come recante i segni più tangibili di questa doppia maledizione.

Quindi la Madre della Madonna passò come una donna ebrea doppiamente condannata: da Dio e dagli uomini.

Io ammiro la fortezza del martire, che offre la pro­pria vita e il proprio sangue per testimoniare la fede in Cristo; ma egli, poi, passa con il viso alto e con la fierezza della sua nobiltà, fra la benedizione e l'am­mirazione della gente devota.

Ma devo ammirare stracolmo di gioia e di mera­viglia la non comune fortezza di Anna, che offre non il sangue del corpo ma quello della sua stima, passando con il viso basso fra la maledizione e il disprezzo delle creature. Recava sul volto una maledizione che non aveva: che sentiva di non avere!

Perchè? Io ci vedo una convenienza meravigliosa. Anna doveva essere la Madre della “Virgo Perdolens” e di colei che avrebbe - con la sua compassione - cooperato alla salvezza del mondo; doveva essere la Nonna del Redentore Crocifisso che avrebbe dovuto salvare il mondo con il suo sangue.

Il disegno della Provvidenza si cominciava ad at­tuare, un pochino, anche se molto da lontano, in Anna.

Benedetto il frutto del tuo seno: Maria! - Dicono comunemente í Teologi, in genere, e i Ma­riologi in specie, che la Madonna non sarebbe nem­meno esistita se non doveva essere la Madre di Dio. Ella - dicono - è stata predestinata alla esistenza, e all'esistenza di Madre di Dio, la « intime cum Cristo coniuncta ».

Penso che lo stesso si debba dire anche di Anna che è la “intime cum Maria coniuncta”. Certo Gesù poteva nascere in età adulta, ma volle invece nascere da una Madre e quindi volle che questa madre fosse come tutte le altre mamme, e avesse anche lei una madre.

Insomma Dio stabilì l'ordine della Incarnazione se­condo questo prospetto: Cristo - Maria - Anna.

Da questo scaturisce la importanza di queste tre persone e la loro differenza di grazia. Comunque, sic­come sappiamo che l'ordine della esecuzione è tutto l'inverso di quello della intenzione, l'esecuzione di que­sto piano divino della Incarnazione si effettuò secondo quest'altro prospetto: Anna - Maria - Cristo.

In tal modo Anna - così penso, salvo meliori judicio! - è inscindibile, nella presente economia di salvezza, dall'Opera dell'Incarnazione, perchè si allaccia immediatamente alla Madonna e mediatamente alla stessa persona del Dio Umanato!

Qui confessiamo di trovarci all'apice della grandezza di Anna, e prendiamo in prestito dallo pseudo Ago­stino il suo notissimo effato:

Che riecheggia il detto del Vangelo: “Maria de qua natus est jesus!” (MT., 1, 16). Poi eontinuiano con una minore:

Caro Mariae = Caro Annae! E allora avremo una conclusione:

Caro Christi = Caro Annae!

Quest'ultima uguaglianza è alquanto imperfetta, per­chè è una dipendenza mediata e non immediata tra la carne di Cristo e quella di Arma, o comunque si può recare questo sillogismo per comprendere la ec­celsa grandezza della Madre di Maria.

Di modo che Anna appare imparentata con Dio stesso, perchè è mamma di Colei che diede alla luce il suo Unigenito Figlio.

Ecco il fondamento teologico delle grandezze di Anna! Per questo motivo essenziale Anna è al di sopra e al di fuori della pura Santoralogia e detiene un posto di onore fra tutta la schiera dei Santi del Vecchio e del Nuovo Testamento.

Ella si trova legata allo stesso Ordine della Unione Ipostatica per via della sua Figlia Maria, che è la vera Madre del Dio Umanato. E l'Ordine della Unione Ipostatica tende - ameno nella Presente Economia di Salvezza - alla Redenzione.

Il che dimostra quale posto singolarissimo debba avere Anna nella Chiesa. E, senza per questo farla erroneamente una seconda Corredentrice, possiamo dire che detiene il secondo posto, dopo Maria. (Posto inferiore solo a quello di S. Giuseppe).

S. Anna, Madre di Maria, prega per noi peccatori: adesso - Abbiamo tanto bisogno del tuo soccorso, o Mamma di Maria. E la tua Figliola è l'Onnipotente per grazia, la Mediatrice Universale, la Madre di Dio!

Vedi? Noi ti abbiamo invocata “ Piena di Grazia”... noi che siamo vuoti di Grazia tendiamo a te le nostre braccia in cerca del tesoro di cui siamo privi: dacci la grazia, o Anna, tu il cui nome significa appunto “grazia”!

Vedi? Noi ti abbiamo invocata “Dominus Tecum”... noi che ci attacchiamo alle creature e il Signore non è con noi, tendiamo a te le nostre braccia, in cerca del tesoro di cui siamo vuoti: del Signore! Dacci il Signore, o Anna, perchè il Signore è con te!

Vedi? Noi ti abbiamo invocata: “Benedetta fra le donne”: benedetta per la tua purezza e per la tua for­tezza; noi che sentiamo tutta la prepotenza della de­bolezza della carne e della debolezza della volontà, tendiamo a te le nostre braccia in cerca di questi due tesori di cui siamo vuoti: la fortezza della carne (la purezza) e la fortezza della volontà (la fortezza)... Spe­cialmente le nostre donne ti pregano, o “Benedetta fra le donne”! Esse sono donne come te, ma recano i segni della doppia debolezza della carne e della vo­lontà: tu che fosti la donna forte, rendi le tue sorelle forti come te... Specialissimamente, poi, ti pregano coloro che portano il tuo stesso nome. O Anna, prega per tutti, specie per le tue sorelle di sesso, specialis­simamente per le tue sorelle di nome!

E nell'ora della nostra morte. - E quando suonerà, per noi, l'ultima ora: quando gli ultimi istanti sfioreranno le nostre labbra smorte al bacio della morte vicina, che ci porterà all'ombra dei cipressi nel cam­posanto nero, stacci vicina, o Madre di Maria.

Tu che spirasti nelle braccia di Maria: Tu che ave­sti gli occhi chiusi dalle sue dita immacolate, fa che la morte ci incontri così, come la incontrasti Tu, con l'Immacolata.

Ave, Anna, piena di grazia, il Signore è con Te, Tu sei benedetta fra le donne e benedetto, è il frutto del seno tuo, Maria! - Sant'Anna, Madre di Maria, prega per noi peccatori, adesso e nell'ora della nostra morte. Così sia.

 

A Sanf'Anna madre di Maria ossia della “Poesia”

Ave, che rechi impresso nel tuo viso lo strépere (strepitare) d'eterno; e vien dal colle quel tuo passare giù, fra queste zolle, aride al sole e prive di sorriso?

Anna... e ti penso da la chioma al vento, serrata a un nastro e con la fronte rosa: che guardi lungi e l'aria è di mimosa, e rechi, accanto, tutto il firmamento.

Piena di Grazia... e nella voce è il pianto: ascoltalo che vien dalla pianura: la terra è trista; e intanto, si spaura e sogna l'alitar del camposanto!

Teco è il Signore... e Tu ripassi ancora, sotto questi occhi búi e senza vita; e dentro il corpo sta l'alma smarrita, e Tu la drizza nel color d'aurora.

E fra le donne Tu sei Benedetta, e rechi nelle mani il tuo Splendore: la palma e il giglio: a forza ed a candore... e fra le donne Tu sei benedetta!

Poi dal tuo seno è sorto il Paradiso: Colei che ha il manto fatto di cobalto, a grappoli di stelle; e splende in alto, e versa in terra il magico suo riso.

Tutto Tu sai, o Madre di Maria: il velo che s'indossano i piccini e gli abiti dei grandi... e se i mattini al vespro ci darari malinconia.

Volgi le palme verso l'orizzonte, donde sei scesa, e muovi la parola: T'ascolterà Maria! Quella sola tutto farà, con abbassar la fronte.

T'ascolterà la Vergine Maria!... E scenderà sul mondo quella pace: Attesa! Attesa!... E, intorno, tutto tace? Ed hai pregato? - Ed ora: così sia! Igino Giordani

 

APPENDICE

L'Autore non è responsabile di quanto è riportato in questa appendice, che, trovandosi egli a S. Severo (Foggia), leggerà co­me voi dopo che sarà stampata.. Ma non essendo egli nè metico­loso, nè geloso, nè ambizioso non se ne avrà a male. Del resto è giusto che dopo aver accontentati i dotti ci sia un po' di pascolo per i semplici e gli uomini della strada. Ho pubblicato questo dotto lavoro per rialzare la stima di S. Anna nella cerchia dei dotti, ma specialmente per farla più amare e in­vocare dai semplici che sanno, più di quelli, ricavare profitto e grazie dal culto dei Santi. Si degni S. Anna, la cui maggior gloria sta, come quella di sua figlia, nella sua maternità, nell'essere stata cioè degna Ma­dre della Madre di Dio benedire questa pubblicazione che di cuore le offro, e renderla feconda di bene. Si degni S. Anna, il cui parto non esito a credere indolore, (anche senza gli accorgimenti della terapia o psicologia odierna), perchè aveva da darci Colei « la cui nascita portò gaudio a tutto il mondo », concedere uno speciale gaudio interiore ai lettori di queste pagine e un aumento di amore verso la sua santa Figlia. P. Francesco M. Avidano C. M.

 

Iconografia di Sanht’Anna

La principale fonte di ispirazione degli artisti fu il Protovan­gelo di S. Giacomo. Massimo rilievo ebbe l'episodio dell'incontro di Anna e Gioacchino alla porta aurea: già noto alla miniatura bizantina, passò nel repertorio della scultura romanica (Chartres) e poi al celebre affresco di Giotto a Padova. In seguito l'icono­grafia di S. Anna si confonde con quella di Maria SS.: la Natività (Ghirlandaio, Andrea del Sarto, ecc.) e la Presentazione al Tempio di Maria Bambina (Cfr. Enc. Eccles., 1, 1360).

 

ANNE CELEBRI

1) Anna, madre di Samuele, moglie di Elcana, della tribù di Efraim. La sua storia è raccontata nel I libro di Samuele (c. 1-2). Era prediletta dal marito, perchè infelice per la sua ste­rilità. Subiva in silenzio le ingiurie della rivale feconda Phenenna.

Un giorno nel Tabernacolo (Tenda che racchiudeva l'Arca della Alleanza prima dell'edificazione del Tempio di Salomone) fece voto a Dio di consacrargli per tutta la vita il figlio che avesse potuto ottenere. Divenne madre di Samuele che offrì al servizio del Tempio a tre anni. In quell'occasione pronunziò un cantico ispirato divenuto famoso, e che fu echeggiato da Maria SS. nel suo Magnificat.

2) Anna, moglie di Tobia, madre di Tobiolo. Bel tipo di spo­sa fedele, benchè un po' irascibile. Chi legge ancora il bel libro sacro di Tobia?

3) Anna, moglie di Raguele, parente di Tobia, al cui figlio, Tobiolo, darà in isposa la figlia Sara, liberata da S. Raffaele dal demonio. (Cfr. lo stesso libro di Tobia).

4) S. Anna la Profetessa, figlia di Phanuel, della tribù di Aser. Rimasta vedova dopo 7 anni di matrimonio, si consacrò tutta al servizio del Tempio ove a 84 anni incontrerà e ricono­scerà il Messia nel giorno della sua Presentazione al Tempio. (Cfr. LUCA, 111, 36).

5) Anna di Gesù, venerabile, carmelitana cooperatrice di S. Te­resa di Gesù. Nel 1604 introdusse la riforma in Francia e poi in Belgio.

6) Anna di S. Bartolomeo, carmelitana nata presso Avila, morta ad Anversa (1626). Compagna inseparabile di S. Teresa nei suoi viaggi. Fu beatificata da Benedetto XV (1917).

7) Anna di S. Agostino, venerabile, carmelitana, discepola di S. Teresa (m. 1624). Scrisse un'autobiografia, importante docu­mento di vita mistica.

8) Anne profane:

a) Anna d'Austria figlia di Filippo III di Spagna, sposa di Luigi XIII, re di Francia (1615) di cui non ebbe nè la fiducia, nè l'amore, donde vari intrighi di corte. Nel 1638 dopo 23 anni di matrimonio ebbe finalmente un erede (Luigi XIV) e poi nel 1640 Filippo, capostipite del ramo d'Orléans.

b) Anna Bolena, dama di corte poi seconda moglie (o meglio concubina) dal 1533 di Enrico VIII d'Inghilterra, dopo il ripu­dio di Caterina d'Aragona. Tre anni dopo Enrico VIII la fece decapitare per sposare Giovanna di Seymour (m. 1636). Fu ma­dre della tristemente famosa regina Elisabetta. Enrico VIII è il Santo (!!!) fondatore della Chiesa anglicana!

c) Anna Perenna, o Perenne, antica divinità indigete romana, che si festeggiava il 15 Marzo al rinnovellarsi dell'anno.

9) Gli Anna: Anna è pure il nome di due Pontefici ebrei (I sec.) Il prinao è quello eletto il 6 di C. e deposto il 15. Conservò però molto potere per le sue ricchezze e per aver avuto 5 figli Pontefici. Era suocero del Pontefice Caifa e a lui presentarono Gesù dopo la sua cattura nell'Orto. Morì vecchissimo (Jo., 18, 19). Un altro Pontefice Anna II è il quinto figlio del precedente. Fu lui a condannare l'Apostolo Giacomo alla lapidazione. Fu de­posto e nella guerra giudaica fu ucciso dagli Idurnei.

 

CURIOSITÀ

1) Anna la Protettrice delle madri e delle vedove specialmente delle spose sterili e delle partorienti. È anche prottettrice delle ricamatrici e, non so perchè, anche dei naviganti e dei minatori.

« L'acqua di S. Anna » è usata, dalla fine del Medioevo, con­tro la febbre e varie malattie, per le partorienti e gli ossessi. Le lavandaie per divozione alla Santa si astenevano il 26 Lu­glio dal fare il bucato.

2) Ordine di S. Anna. Ordine cavalleresco russo, fondato nel 1339 dal duca Carlo Federico di, Hólstein-Góttorp.

3) Santuario S. Anna la Palud, ad Auray (Bretagna), a 24 Km. N-O di Quimper, ove si venera una sua statua in gra­nito (1548). La santa è seduta e tiene aperto il libro della Leg­ge sulle ginocchia mentre la Vergine sta leggendo. La statua fu coronata nel 1913. I Bretoni sono devotissimi della « Nonna di Gesù » che considerano anche la nonna dei Bretoni.

II Santuario (vasta chiesa neogotica del 1854) è in una posizione incantevole, presso la baia di Douarnenez (la Napoli del nord). L'ultima domenica d'agosto c'è il cosidetto « Perdono ». Vi in­tervengono da 50 a 60.000 pellegrini. Caratteristica la processione con croci d'oro e d'argento magnificamente cesellate, bandiere sontuose, costumi sgargianti di coloro che le portano, resi ancora più splendidi sotto il sole faggiante. Alla sommità della collina davanti alla baia, il Vescovo benedice il mare, campo di lavoro di tanti Bretoni e prega per coloro che vi hanno lasciato la vita. Poi la folla si disperde al canto: « Alla nostra mamma S. Anna... noi rimarremo sempre fedeli! ».

4) Basilica di S. Anna ad Apt (Vaucluse - Francia) sulla strada delle Alpi (l'antica via Romana che da Arles viene in Italia). Antica cattedrale del secolo XI, costruita su una cripta dell'epoca romana; splendido interno con « Cappella Reale » di S. Anna, ove sono conservate le sue Reliquie (sec. XVII). La cap­pella fu arricchita dalle offerte di Anna d'Austria venuta ad Apt a ringraziare la sua Patrona per la nascita di Luigi XIV. Nell'abside, vetrata di S. Anna con la Vergine Maria e il Bambino Gesù, dono del Beato Urbano V, Papa (1365). Pellegrinaggi la domenica seguente il 26 Luglio, con afflusso di fedeli da tutta

la regione; solennissima processione per le vie della città. Celebre è pure il Santuario di Beaupré nel Canadà.

S. Anna nonna di Cristo? Se legittimamente secondo il Van­gelo Gesù può e deve essere detto figlio (discendente) di Davide, sarà pure esatto (benchè di non frequente e non consigliabile uso) chiamarlo nipote di S. Anna.

Non ammissibile invece teologicamente è il termine Anna, non­na di Dio (benchè si trovi usato in Oriente. Cfr. la Messa) allo stesso modo che si dice Maria, Madre di Dio. I motivi sono esposti in una erudita e minuziosa polemica comparsa su « L'ami da Clergé », 1932, pag. 24 e 475.

 

Curioso Panegirico di S. Anna. (da un manoscritto inedito).

Vi sono santi che, non per colpa loro, sono entrati anche nel calendario del mondo: o perchè creduti specialisti nel far tro­vare le cose smarrite o... i mariti cercati (S. Antonio), o perchè protettori dei quadrupedi (S. Antonio Ab.), o dei bachi da seta (S. Felice da Cantalice, orinai fuori moda), o delle cause dispe­rate (S. Rita), o perchè le loro benemerenze artistiche (B. An­gelico) o scientifiche (S. Agostino, S. Tommaso) o umanitarie (S. Vincenzo) hanno fatto loro perdonare di essere i discepoli del Crocifisso.

S. Anna invece entra in quella assai più numerosa catego­ria di Santi che il mondo non può digerire, perchè non è in grado di capire e non ha nemmeno voglia di imitare.

S. Anna non gode più le simpatie di cui fu oggetto nei secoli più cristiani, che le eressero tanti altari e cappelle in quasi tutti i paesi della cristianità. Evidentemente S. Anna non è più di moda.

1) Perchè non bella, almeno non lo era più all'età in cui cominciò ad entrare nella storia. I mondani non vedono nella donna un'anima che vivifica un corpo, ma solo un corpo che fa da sepolcro ad un'anima.

2) Perchè vecchia. Non se ne vuol sapere di venerande canizie; e quando una donna non riesce più a colmare di cosmetici le valli delle sue guance o a mascherare la sua canizie col tagliarsi i capelli alla garçon o col tingerseli con l'acqua ossigenata al color barba di gran­turco, allora, odiosa a sé ed agli altri, si ritira dal mondo che non sa più che farsi di lei. Beata se allora troverà una chiesa, ove venire a piangere ai piedi di Gesù una gioventù sfiorita e trovare una gioventù spirituale, che non sfiorirà più.

3) Perchè desiderava esser Madre. Altra colpa che certe spose stile 900 non possono perdonare alla Santa è quella che, essendo nella felice condizione di go­dersi la vita senza pericolo che le venissero fra i piedi dei mar­mocchi ad impedirle di andare al... cine, tanto se ne rammari­casse ed addolorasse e facesse tanti piagnistei. Se vivesse ora quella povera donna andrebbe a rischio di es­sere lapidata o almeno battezzata di arretrata, antiquata e senza cognizione.

4) Perchè diventata madre in tarda età. Meno ancora certe mezze cristiane riescono a capire come quella senza testa potesse rallegrarsi d'esser madre alla sua età, mentre quando ad esse per isbaglio, accade un simile infortunio, dànno in ismanie e corrono dal farmacista... per evitare il... di­sonore d'aver rispettata la legge di Dio, incuranti delle scomuniche della Chiesa, della voce della coscienza che le accusa di tricidio. E quanti indulgenti giudici e solleciti complici trovano sul loro cammino!

5) Perchè allattò la sua figlia. Come se ciò non fosse bastato per rendere antipatica quest'an­ticaglia di nonna, commise un'altra violazione delle più elemen­tari esigenze di una donna moderna, quella di avere, lei nobile, lei ricca, allattato del suo latte e allevato con le sue cure la fi­glia. Pazienza allevare, imboccare, lavare, pettinare, condurre a passeggio e magari portare in braccio una cagnetta; ma una fi­glia... questo è troppo... è un degradare la propria dignità, è un essere affatto priva di tatto, un calpestare tutti i riguardi dovuti al proprio decoro, col rischio ancora di suscitare le ire di tutte le balie asciutte e bagnate, che vedono minacciati gli interessi della propria categoria e aumentata la disoccupazione.

6) Ultimo sproposito di S. Anna. Ma ciò non è tutto, anzi il peggio si è che S. Anna, dopo tanti errori di tatto, dopo tante violazioni delle convenienze mon­dane, dopo tante sfide all'opinione pubblica, fece l'ultimo spro­posito che solo si può spiegare col supporre il suo cervello rammollito dalla vecchiaia.

Sapete qual è il più grosso peccato della povera Anna, pec­cato che il mondo non le potrà mai perdonare?

È di aver sacrificato la sua figlia a Dio. Una figlia bella, in­telligente, buona; una figlia unica, un'ereditiera, andarla a chiu­dere nel Tempio.

È un atto così insensato, che pone Anna addirittura fuori della società moderna; la relega nel Medio Evo, anzi fra i fanatici po­poli pagani, che offrivano le loro figlie alle loro divinità.

Picchè si tratta di sacrificare una figlia alle esigenze della mo­cla; sacrificarla allo sfoggio della propria ambizione; sacrificarla all'interesse per aver un appoggio alla propria carriera politica o alla propria ascensione finanziaria, pazienza. Dio per il bigotto scrupolo d'un voto fatto in scienza! è inconcepibile.

Gettarla fra le braccia del primo malcapitato, che fra un mese forse la tradirà, e la lascierà in casa a piangere o consolarsi con..., pazienza; è la sorte purtroppo di molte ragazze d'oggi, ma sposarla a Gesù Cristo, questo no.

Che vada in America o al Polo per seguire lo sposo, è sop­portabile, anche se non la si potrà forse per chi sa quanto tem­po riabbracciare; ma vedefla uscir di casa per andarsi a goder la pace di una casa di Dio, oh, no. Meglio sia nella casa del diavolo a piangere e dannarsi; meglio sia coperta da un metro e mezzo di terra, piuttostochè imitare quella povera rimbambita di Anna che offre a Dio sua figlia, anche se col suo sacrificio la prepara a diventare Madre di Dio e Regina dell'Universo.

Ecco i perchè della irriconciliabile opposizione fra Anna e il mondo; ecco perchè S. Anna non è più di moda nel secolo XX; ma ecco proprio ciò che la deve rendere più cara ed amabile ai veri cristiani.

 

ESEMPI

La ven. suor Francesca del SSl. Sacramento, figlia spiri­tuale di S. Teresa, fu grande divota dei genitori della Madre di Dio. Rapita in spirito il 20: Marzo 1628 vide il Redentore in ap­parato di straodinaria maestà. Lo seguivano innumerevoli schiere di angeli, messi a leggiadri ornamenti di splendidissima comparsa. Più vicini al Redentore, come più familiari, vide i più prossimi parenti di lui, S. Anna e S. Gioacchino. Gesù le disse: Osserva, o Francesca, i miei avi, e la stima che io ho d'essi, per aver pre­so dalla loro figlia la veste della mia umanità. Quindi Anna e Gioacchino fecero molte amorevolezze alla divota, animandola al­l'esercizio dell'intima unione per mezzo di frequenti atti d'amore verso lo Sposo celeste che sì l'amava e favoriva per loro riguardo.

 

La Serva di baio Marina di Escobar avendo ottenuto da Gregario XV che si stabilisse la festa di S. Gioacchino, mentre un giorno pregava, vide con sua alta meraviglia appressarsele S. Anna circondata da incredibile splendore. « Figlia, le disse, il Signore mi manda a te per farti sapere come è stato di molto suo gradimento quanto hai fatto per procurare la festa del mio sposo, il quale è grande nel regno dei cieli. La mia gloria in tal congiuntura si è accresciuta con mio gaudio indicibile. Pensa dunque che cosa io possa fare per te in ricambio di quest'onore che mi hai dato, mentre sono prontissima a consolarti. » A sì ampia esibizione Marina rispose: « Signora mia, vi supplico di pregare per me, perchè Dio benedetto m'infonda lume alla mente, onde conoscere le sue verità, e per sempre uniformarmi al suo santo volere ». S. Anna benedicendola le disse: sarai consolata; e partì lasciandola piena di gaudio.

 

Un anacoreta assai divoto di Maria, trovan­dosi in grande mestizia, la Vergine con grande stuolo di santi gli si mostrò e gli disse: Torni su di te il sereno; giacchè i tuoi ossequi mi sono molto graditi. Rispose quello: O Signora che grazia è mai questa, venire a trovare un così gran peccatore? Ottenetemi, vi prego, dal vostro dolce Figliuolo il perdono dei miei peccati. «Non ne dubitare, rispose Maria, solo ti esorto a ono­rare di vero cuore i miei genitori, Anna e Gioacchino, assicuran­doti che ne avrai ricca mercede. Impérocchè il mio Gesù ha pro­messo a tutti i divoti di Anna, mia madre, di liberarli da ogni calamità e d'introdurli nella gloria beata. Tu dunque figlio mio osserva e predica agli altri questa salutare divozione».

La visione disparve lasciando nel tugurio un soavissimo odore. Il buon anacoreta ubbidiente zelò la divozione di Sant'Anna, ed ci per onorarla a ciascuna Ave Maria aggiungeva: « E bene­detta sia Anna tua madre dolcissima, dalla quale avesti la tua carne verginale ».

 

Il venerabile frate Riccardo di S. Anna, francescano fiammingo, morto martire nel Giappone nel 1622, ancor fanciullo un giorno vide muoversi alla sua volta un animale, che a lui parea cane, ma era lupo. Come gli fu vicino di slancio lo prese pel collo, e via lo portava con corsa veloce. Allora il fanciullo chiamò in suo aiuto S. Anna; a quel nome la fiera lo lasciò in­colume a terra, e andò a rintanarsi nei monti. Riccardo, grato alla santa genitrice di Maria, sin da quel giorno voll'esser chia­mato col nome di lei, e ne fu sempre divoto.

 

Nel secolo decimo un certo Emerico, figlio unico di ricco signore, mentre una volta facea viaggio per mare, fu sor­preso da grande tempesta. Già il vascello era in procinto di per­dersi, e i passeggieri, desolati invocavano i loro santi, quando Emerico alzatosi e fatto cuoce a tutti, inginocchiatosi esclamò con viva fede: Sant'Anna salvateci! E subito cessarono i venti, e venne la calma con ammirazione e giubilo di tutti. Egli, sempre grato alla sua patrona, fu costante nel promuoverne il culto, e cambiata la sua casa paterna in santuario di S. Anna l'arricchì con molte rendite perchè fosse ufficiato con ogni decoro.

Ricambiato da Sant'Anna con molti favori, finalmente in età di 60 anni ebbe la sorte di Chiudere i suoi occhi con l'assistenza di Gesù, di Maria e di S. Anna, che addolcirono la sua agonia con la sicurezza dell'eterna salute.

 

Il Venerabile Innocenzo da Chiusi, mentre navigava dalla Sicilia verso Roma, d'improvviso egli e i compagni di viag­gio si videro inseguiti da alcuni vascelli di pirati turchi. Grande fu il timore di tutti, quando fra' Innocenzo rincoran­doli « Su, disse loro, invochiamo concordi la gran madre S. Anna, la quale è sì benigna che tosto verrà in nostro soccorso». « Santa Anna soccorrici », ripeterono unanimi. Immantinente i vascelli pirati cominciarono ad affondarsi e rimasero assorbiti dall'acque, con ammirazione di tutti che magnificarono il potere e la cle­menza della eccelsa Matrona.

 

La beata Benvenuta di Forli, domenicana, ardeva nel desiderio di vedere la bellezza di Maria Bambina. Con infocati sospiri ne supplicava S. Anna, e quasi presaga della gra­zia vi si preparava con digiuni, vigilie ed esercizi divoti.

Una notte vede in un subito rischiararsi la sua stanza, e com­parirlo S. Anna con Maria Bambina fra le braccia alla quale di­ceva: Su, consola questa mia e tua devota! E Maria stendendo le sue manine sembrava voler esser accolta da Benvenuta, la quale prima si prostrò con la faccia a terra e poi con dolcissimo abbraccio la strinse al suo cuore. Quasi un'ora durarono gli am­plessi e i colloquii; in fine Benvenuta rendendo la pargoletta a S. Anna, magnificò di entrambi la benignità e la clemenza.

 

Il ven. padre Antero Maria di San Bonaventura, dello ordine degli eremitani scalzi di S. Agostino, fu in tutta sua vita gran divoto dei santi elle componevano la sacra Famiglia, quali solea invocare in ogni sua occorrenza con la seguente giacula­toria: Gesù, Giuseppe, Gioacchino, Anna e Maria, vi raccomando il cuore e l'anima mia. La sua carità indefessa lo portò spesso ad esporre la vita per la salute del prossimo, ma ripetendo la sua prediletta invocazione uscì sempre incolume da tutti i pericoli.

Con questa pia giaculatoria sulle labbra egli chiuse santamente i suoi giorni nella Morea l'anno 1686 nell'ufficio di confortatore delle milizie cristiane, che combattevano contro i Turchi.

 

Spuni su S. Anna.

Passi biblici applicabili a S. Anna.

1) «Dai loro frutti conoscerete chi sono» (Gesù). Sentenza che si può tradurre nel proverbio: Dai frutti si conosce l'albero.

2) «Ha fatto in me cose grandi Colui che è potente» (Maria SS.).

3) «Custodisci il grande deposito» che Dio ti ha affidato, dan­toti in consegna la Madre sua.

4) «Beato il seno che ha portato la Madre del Verbo eterno e che ha allattato la Vergine Madre di Dio».

5) «Goda ed esulti la Madre che ti ha generata» possiamo dire a Maria SS. (Arov, 23, 25).

 

L'aureola di S. Anna. - L'iconografia cristiana circonda la fronte dei santi della speciale aureola delle loro virtù o collo, al loro fianco. come titolo di gloria, gli strumenti del loro martirio o li circonda della rappresentazione dei miracoli da loro operati o dei benefici da loro impetrati.

Quando rappresenta S. Anna le mette accanto, come suo mag­gior titolo di gloria davanti a Dio e di maggior merito davanti a noi, la sua nobile Figlia, Maria.

 

Grandezza e santità di S. Anna. - La grandezza d'una madre la si misura più che da quella degli antenati da quella dei discendenti. La sur nobiltà e grandezza la si misura da quella di Maria e di Gesù.

La sua santità dalla Missione che Dio le affidava nel piano della Redenzione, dalla sua vicinanza con Gesù. Dio, che tanta cura pose nel preparare la Madre sua, con quale attenzione avrà prepa­rato la Madre a cui doveva affidarne la generazione e l'educazione?

La Chiesa applica a S. Anna ea S.Gioacchino l'elogio che San Luca (1, 6) fa dei genitori di S. Giov. Battista: “Erano entrambi giusti al cospetto di Dio, osservando in modo irreprensibíle tutti i comandamenti e le leggi del Signore”.

Il panegirico di S. Anna si riassume, come quello della sua Figlia, fn due parole: S. Anna fu degna Madre della Madre di Dio!

 

La più fortunata e la più addolorata delle Madri dopo Maria SS: - Chi può immaginare la felicità dei due sposi nel ricevere da Dio, dopo tanti sospiri, preghiere e sofferenze, un tale dono? La più bella, la più santa, la più intelligente di tutte le figlie. Che anni deliziosi dovettero passare!

Ma non è la felicità che fa i santi. Quindi Dio domanderà ad essi grande il sacrificio: privarsi di quell'unica figlia, di una tale figlia, senza speranza, data la loro età, di riaverla con loro. S. Anna fu la più desolata delle madri dopo d'essere stata la più fortunata.

Al ritorno da Gerusalemme, dove aveva lasciato tutto il suo cuore, come dovette sembrarle vuota la sua casa, come tutto doveva richiamarle il ricordo del suo tesoro e inasprire quella piaga che s'era aperta nel suo cuore! Viveva del pensiero di Maria. Sempre le sembrava vedersela ancora accanto, di udire la sua voce argentina, di sentire le sue carezze. Quante lacrime dovette versare! Quale martirio dovette sopportare! Ma così aveva voluto Dio ed essa adorava i divini disegni.

Dio gliel'aveva data: a lei sterile, a lei avanzata negli anni. Dio gliel'aveva chiesta ed essa generosamente, come l'antica Madre di Samuele, di cui portava il nome, gliel'aveva restituita.

La Madre della Regina dei Santi, colei nel cui seno s'era operato il prodigio dell'Immacolata Concezione, non fu indegna della sua grande Figlia. Maria SS. era stata la sua gioia, la causa dell'abbon­danza della sua grazia, fu anche lo strumento del suo martirio e la causa della sua gloria.

 

Nostri doveri verso S. Anna. - Ammirazione per la sua grandezza; venerazione per la sua dignità; imitazione per la sua santità; riconoscenza per averci dato la Madre di Gesù e la madre nostra; invocazione per la sua potenza; specialmente amore per l'amore che le ha portato Maria, per l'amore che, se anche non lo conobbe, le ha portato Gesù.

Imitiamola specialmente:

1) nel suo amore verso Maria. Essa visse per Maria, visse con Maria, lavorò e si sacrificò per Lei. La serviva, la studiava, la imitava: Essa formava il suo paradiso.

2) Nella generosità nell'obbedire a Dio e sacrificare ogni cosa per amor suo. La imitino in particolare le Madri nell'assecondare la vocazione sacerdotale o religiosa dei loro figli.

Imitiamola tutti nella sua fiducia in Dio e nella perseverante sua preghiera.

La invochino le madri per ottenere da Dio il dono della prole, le spose nelle difficoltà della maternità, i genitori per ottenere di educare santamente i figli. Chiediamole tutti di avere la fortuna di essere assistiti come Lei, e consolati sul letto di morte e di andarla a raggiungere nella sua gloria ove Dante ce la rappresenta tutta estasiasta nella contemplazione della sua beata figlia: « Di contro a Pietro vidi sedere Anna, Tanto contenta di mirar sua Figlia,

Che non muove occhio per cantare: Osanna ». (Pur cantando... - Paradiso, 32, 133).