ALDO MARCOZZI Servo di Dio 14 anni

Può un ragazzo, essere perfetto? Con la grazia di Dio, con la preghiera, con la Confessione e la Comunione frequente, può essere perfetto e radioso modello di vita.

Di lui, si parlò a lungo, dalla sua morte prematu-ra per diversi decenni. Bambini e ragazzi che ascolta-vano la sua storia, ne rimanevano estasiati e si senti-vano spinti a imitarlo nelle sue virtù. Poi anche su Aldo Marcozzi è stato steso un denso velo di silenzio - come su tanti altri ragazzi esemplari, come se la lo-ro vita non fosse né potesse essere più modello per al-tre giovani vite.

Si è detto persino che un bambino non può essere santo, che caso mai lo appaia, ciò è frutto dell'opera troppo invadente di adulti che l'avrebbero costretto quasi ad essere così... Altri sono stati presentati come modelli: attori, calciatori, cantanti e simili, dei quali non si sa spesso che cosa abbiano di esemplare.

Attraverso queste pagine vorremo di nuovo pre-sentare i veri modelli di vita, per i ragazzi e i giovani del Duemila. E Aldo Marcozzi è uno di questi.

Essere cristiani: la più grande grazia - Era nato il 25 luglio 1914 a Milano, in una buona e distinta famiglia. Educazione cristiana ottima dai geni-tori, dalla maestra nelle prime classi elementari, poi, a nove anni, la frequenza all'Istituto Gonzaga di Milano, tenuto dai fratelli delle Scuole Cristiane (fondati da S. Giovanni Battista de la Salle, nella Francia del '600).

Visse appena 14 anni. Uno studente di scuola me-dia, del quale è difficile trovare episodi eccezionali, ma tutto, nella vita comune, è straordinario in lui: l'intelli-genza, lo studio, il candore della vita, l'affezione inten-sa a ardente a Gesù e alla Madonna, la fedeltà ai doveri quotidiani. La preghiera, la bontà verso il prossimo. Anche la passione per lo sport, l'amor di patria, l'esi-stenza intesa come "Milizia" per Gesù Re.

"Quando la sera del 24 novembre 1928, dopo un mese di sofferenze e di martirio - attingiamo dal pro-filo scritto da Mons. Egidio Bignamini che lo conob-be di persona - si spegneva serenamente in Milano Aldo Marcozzi, quanti lo hanno conosciuto, amato e assistito, ebbero l'impressione sicura che la terra aves-se perduto un tesoro e il Cielo acquistato un angelo in più. Apparve subito trasfigurato dalla morte.

La sua breve esistenza, nascosta in Dio e trascor-sa nella sua casa, nella sua scuola, nella sua chiesa, si illuminò di celesti bagliori e irradiò fasci benefici di luce cristiana".

Alto, slanciato, vestito con eleganza, gentile di mo-di, intelligente, vera figura del ragazzo cristiano. Nei suoi occhi puri e festosi, si leggeva tutta la serenità del-la sua anima: in lui tutto viveva in perfetta armonia.

Mentre attendeva a un corso di esercizi spirituali, elencando nel suo diario i benefici ricevuti da Dio, in-dicava tra i primi quello di essere cristiano. Scriveva: "Quale grande disgrazia sarebbe per me il non esse-re cristiano!-. E cristiano lo fu davvero in ogni gior-no e in ogni circostanza della sua vita. La fede non so-lo l'ha professata con tranquillità e con gioia, ma inte-ramente e intimamente vissuta.

Il Vangelo non era solo il libro che leggeva quoti-dianamente, ma formava il codice della sua vita. A tutto anteponeva Gesù, la fedeltà a Lui. Quando alla domenica, veniva invitato dai suoi a una gita, doman-dava se avesse potuto partecipare alla Santa Messa... se la risposta era dubbia, diceva chiaro a chi lo voleva con sé: "Preferisco rimanere a casa ".

Il respiro della sua anima - Uno dei suoi grandi piaceri era servire all'altare, compreso dal grande ufficio che compiva.

Un giorno, dalla villa marina dell'Istituto Gonzaga, scriveva alla sua mamma: "Oggi ho avuto l'onore di servire alla Benedizione eucaristica".

In una delle ultime notti della sua esistenza, nella febbre che lo tormentava, si rivolgeva alla mamma: "Presto, dammi i vestiti, è già tardi, il Padre mi aspet-ta a servire la S. Messa ".

La sua preghiera non era a sbalzi, non soffriva "lu-ne": era il respiro, l'anima della sua anima. Era la dolce atmosfera in cui viveva, non solo in chiesa, ma a scuo-la, in ricreazione, in casa con i suoi, dappertutto, nella quale si tuffava a respirare boccate di aria purissima. Sapeva che Gesù vivo dimora nella sua anima in grazia di Dio e viveva in intimità con Lui: studiando per Lui, servendo il prossimo per Lui, impegnandosi a ras-somigliargli in ogni virtù: puro della purezza di Gesù, forte, deciso come Gesù, ribelle al mondo per amore a Gesù e come Lui, in colloquio con Dio Padre, come Gesù... obbediente come Lui, una cosa sola con Lui... Può essere una cosa più bella che così la vita?

Gesù-Ostia è tutto - Aldo era innamorato di Gesù Eucaristico. Non si può trovare espressione più adatta per dire quanto egli amasse Gesù nel SS.mo Sacramento dell'altare. Dall'età di dieci anni, partecipava alla S. Messa e riceveva la Comunione, ogni mattina, superando tutte le difficoltà che poteva incontrare. Si preparava con la Confessione, anche più volte lungo la settimana, per portare a Gesù un'anima particolarmente pura, pregava a lungo, prima e dopo la Comunione, in adorazione a Lui.

"L'Eucaristia - disse la sua mamma - fu il più grande desiderio del mio Aldo in vita e il suo supremo desiderio in morte. Ogni mattina si alzava alle sette, senza essere svegliato da nessuno. Pregato da me di stare ancora a letto, poiché nessuno a quell'ora era an-cora levato in casa, mi rispondeva: "Se è per ubbidir-ti, ritorno a letto, ma tu sai che il mio desiderio è di arrivare presto a scuola per fare, prima delle lezioni, la Santa Comunione".

"Quando io desideravo - continua la mamma - che per la sua salute si astenesse dalla Comunione, prendendo prima di partire, qualcosa di caldo (allora era richiesto per comunicarsi il digiuno dalla mezza notte), per affrontare senza danno il freddo del matti-no, Aldo mi rispondeva: "Dovrai rendere conto a Dio delle Comunioni che non mi lasci fare".

"Quando io gli esprimevo il timore che egli, facen-do la Comunione ogni giorno, si sarebbe abituato e non l'avrebbe più ricevuta come si conviene, mi rassicura-va che non temessi per questo motivo, perché lui sape-va benissimo che cosa volesse dire ricevere il Signore". "Altra volta lo scongiuravo a fare un sacrificio e un'obbedienza che, secondo me, valeva più di una Comunione fatta contro la volontà della mamma; lui mi rispondeva: "Sì, io ti obbedisco in tutto, ma la-sciami fare la Comunione".

Una giornata senza Gesù, era per Aldo Marcozzi, una giornata senza sole e piena soltanto di tristezza e di malinconia. L'ultimo giorno che andò a scuola, re-catosi già ammalato al suo Istituto, non poté comuni-carsi. Si avvicinò a un suo amico e gli confidò la sua grande amarezza: "Oggi per me è una brutta giorna-ta: non ho potuto ricevere Gesù".

Era davvero bello vederlo accostarsi all'altare, composto, raccolto, incurante da quanto avvenisse in-torno a sé, poi ritornava a mani giunte, a velarsi con le palme il volto e a raccogliersi in un intenso colloquio di amore. Un suo compagno che ebbe la possibilità spes-so di vederlo da vicino, nella preparazione e nel ringra-ziamento alla Comunione, scriveva: 'Ta sua fede mi avvinceva. A guardarlo bisognava pregare per forza".

Nella sua lunga agonia, non fece che sospirare Gesù. Grazie a Lui, la sua, più che una morte, fu un assunzione.

In modo singolare, Aldo adempì la profezia di Papa S. Pio X: "Vi saranno santi tra i fanciulli". Grazie all'Eucaristia, alla Confessione e alla Comunione regolari e frequenti. Grazie all'educa-zione davvero cristiana che genitori e sacerdoti de-vono tornare a trasmettere loro anche oggi. Diversamente è lo sfacelo, come ognuno può vedere.

Senza Gesù Cristo, c'è l'inferno di qui e nell'aldilà. Alla sequela di Gesù, in unità con Lui, la vita di Aldo si colorò di perfezione, così da essere chiamato l'adolescente radioso: irradiava la luce, la vita, la san-tità di Gesù Cristo, Lui stesso. Così sentirono i suoi compagni di scuola e gli adulti che lo incontrarono. Così egli fu per migliaia di ragazzi che lessero la sua biografia, scritta da fratel Leone o da Mons. Bignamini, la più bella.

E nessuno dei lettori dimenticò più, l'ultima ora della sua vita.

Ai suoi genitori stretti attorno al suo letto di dolo-re, con mesto sorriso, sforzando di aprire la bocca che la malattia gli serrava, mormorò: "Un saluto tutti".

Alla sera, si rivolse alla mamma e le fece intuire più con i gesti che con le parole: "Mamma, il quinto mistero glorioso: l'incoronazione della Vergine e la gloria di tutti i santi".

Il Rosario era la sua preghiera prediletta e, nel Rosario, quello era il "mistero" prediletto: il Paradiso. Il "mistero" che ora gli schiudeva il Cielo.

Era sabato, quel 24 novembre 1928, quando Aldo vedeva per sempre Dio. Sabato come quando era nato. Sabato, il giorno della Madonna: "La mia Madonnina".

(Tratto da: "In braccio a Gesù" - Paolo Risso)