VIVIAMO GIUGNO COL SACRO CUORE
VENITE A ME, VOI TUTTI
La
devozione al Sacro Cuore di Gesù in verità è antica quanto la Chiesa che,
come ben sappiamo, è "nata dal Cuore trafitto del Redentore" (Haurietis
aquas, n. 39). Il Signore per donarci il suo immenso amore, non solo si è
fatto uomo, ma ha patito ed è morto per noi sulla croce, versando sangue dalla
ferita del suo cuore. Quando i primi cristiani baciavano il costato aperto di
Gesù Crocifisso, come potevano non rivolgere un pensiero a quel Cuore che
aveva sofferto e donato tutto sino all'ultima stilla del suo sangue per redimere
l'umanità? "Venite a me, voi tutti, che siete affaticati e oppressi, e io
vi ristorerò... Imparate da me, che sono mite ed umile di cuore e troverete
ristoro per le vostre anime" (Mt 11, 28-29).
Il
ricordo vivo dell'amore di Cristo per noi ha trovato un'espressione nella devozione
del suo Cuore. Da questo Cuore squarciato viene a noi tutto: l'amore
infinito del Padre, la grazia e la salvezza. In tal modo possiamo esclamare
con l'apostolo Giovanni: "Abbiamo conosciuto e creduto alla carità che Dio
ha per noi". San Giovanni aveva sentito palpitare quel tenero cuore,
nell'ultima cena, ma non lo aveva potuto vedere in quanto non si era ancora
rivelato.
San
Bonaventura da Bagnoregio (1221-1274), cardinale e dottore della Chiesa, con
fine dottrina, nell'opera immortale "Vigna mistica" descrive le
mirabili sorgenti di grazia che scaturiscono dal cuore adorabile del Salvatore
e così annota: "Il ricordo vivo dell'amore di Cristo per noi ha trovato
un'espressione nella devozione del suo Cuore. Da questo Cuore squarciato viene
a noi tutto: l'amore infinito del Padre, la grazia e la salvezza. Quante consolazioni
possiamo provare quando pensiamo che siamo infinitamente amati dal Cuore del
Dio Salvatore; che in ogni momento è pronto ad ascoltare le nostre suppliche;
che in ogni istante prega per noi; e che ci invita ad andare da lui, a riposare
sul suo Cuore! "Venite a me voi tutti che siete stanchi e oppressi: Io vi
farò riposare". Apriamo
dunque il cuore alla confidenza e alla fiducia, poiché non c'è un bene e una
gioia più grande che abitare in questo Cuore". Questa
stupenda devozione deve servire a farci conoscere e amare Gesù, a svelarci i
misteri della sua misericordia e i sentimenti di amore che nutre per ciascuno
di noi. Non può e non deve essere un privilegio esclusivo di alcune anime pie
in quanto tutti siamo stati redenti dal suo sangue e colmati dai suoi benefici.
Per tutti noi quel Cuore fu aperto sulla croce; tutti noi lo abbiamo ferito
con i nostri peccati, tutti e senza distinzioni
di razze, siamo l'oggetto della sua carità e delle sue attenzioni ed è per
questo che dobbiamo essergli fervidamente devoti e riconoscenti. Sotto tale
luce questo Cuore diventa il centro, l'anima, la vita di tutta la Chiesa per
cui in terra o in cielo non si forma un santo pensiero, non si compie un atto
virtuoso, non si gusta una gioia celeste, di cui non sia esso la vera sorgente
ed origine di ogni bene.
SE
Se
brami guarire dalle tue ferite, Gesù è il medico.
Se
il bruciore della febbre ti asseta, Egli è la fonte.
Se
le colpe ti rimordono, Egli è il perdono.
Se
hai bisogno di aiuto possente, Egli è la forza.
Se
la morte ti fa paura, Egli è la vita.
Se
aneli alla patria celeste, Egli è la via.
Se
le tenebre ti sgomentano, Egli è la luce.
Se
hai fame di certezza, Egli è la verità.
Se
ti occorre il cibo che sazia, Egli è il pane che nutre in eterno".
(S.
Ambrogio)
1 Giugno
AI PIEDI DELLA CROCE
Sul
Calvario, dopo l'ultimo grido, Gesù aveva reclinato il capo, nell'abbandono
completo della morte. Aveva dato tutto, ma non aveva ancora svelato tutto.
"Ma uno dei soldati gli colpì il costato con la lancia e subito ne uscì
sangue ed acqua" (Gv 19, 34). L'evangelista S. Giovanni
contempla quel corpo trafitto, nel commosso silenzio del tramonto, e una acuta
sensazione di mistero gli scende nell'anima: Ricordava le parole che Dio aveva
fatto pronunciare al profeta Zaccaria: "Riverserò uno spirito di grazia
e di consolazione: guarderanno a colui che hanno trafitto" (Zc 12, 10). Dieci
giorni dopo quel Venerdì Santo, nel fascino di Gesù risorto, Giovanni parla
ancora di quel petto ferito. E questa volta la fede vi scorge orizzonti
sconfinati, tanto che l'incredulo Tommaso, cadendo in ginocchio esclama:
"Signore mio e Dio mio".
Tutta
la tradizione cristiana sosterà ai piedi della croce dalla quale pende Gesù
col petto aperto, e cercherà di penetrare in quella sanguinante ferita sulla
quale tanto insiste l'apostolo. Sarà proprio questa amorosa attenzione che
guiderà le anime alla scoperta del "Cuore amante di Gesù". Nei primi
secoli della Chiesa la devozione al Sacro Cuore non è ben distinta dal culto
delle Sacratissime Piaghe di Gesù, e specialmente da quello tributato alla
ferita del Costato. Soltanto gradualmente venne fatto oggetto di culto speciale
il Cuore come immagine dell'Amore del Verbo Incarnato.
Fioretto:
Porterò con me l'immagine di Gesù e con affetto dirò: Dolce Cuore di Gesù,
guidami tu.
Giaculatoria:
"O Cuor dolcissimo, t'amo sì poco ma vorrei struggermi del tuo bel
foco".
2 Giugno
OLTRE QUELLA PIAGA
Il
desiderio di vita interiore portò anime elette a penetrare oltre la piaga del
costato di Gesù, fino a scoprire il Cuore, trafitto d'amore. Padre Tessarolo
scj, storico della devozione e della teologia del Sacro Cuore, afferma che, con
tutta probabilità Giovanni di Ravenna, vescovo di Fècamp in Francia, morto nel
1078, fu il primo ad associare queste due idee: "Cuore ferito e Amore
redentore, in modo da vedere proprio nel Cuore di Gesù il simbolo di tutto il
suo Amore". Così dopo di lui sorge uno stuolo di anime che gravitano
attorno al Cuore di Gesù.
Nel
Medioevo S. Bernardo di Chiaravalle, Guglielmo di Saint-Thierry,
Riccardo di S. Vittore, S. Francesco d'Assisi, e più tardi S. Matilde, S.
Geltrude, S. Antonio di Padova, S. Bonaventura; poi ancora il Ven. Giovanni di
Taulero, il B. Enrico Susone e S. Bernardino da Siena, i quali parlano del Cuore
di Cristo come un rifugio, un ricovero offerto al povero cuore degli uomini.
Santa Lutgarda, S. Angela da Foligno, S. Margherita da Cortona, S. Caterina da
Siena insistono sulla necessità di comprendere sempre più quel Cuore per
conformare la propria vita a quella del Maestro divino.
Dal
secolo XVI, la devozione al Sacro Cuore corre quale fiume sotterraneo a
fecondare la spiritualità cattolica, e affiora nel Ven. Lodovico Blosio, in S.
Ignazio di Loyola, S. Pietro Canisio, S. Francesco Borgia, nel Ven. Luigi da
Granata, in S. Teresa d'Avila e Sant'Alfonso de' Liguori, spingendoli alle
vette della perfezione.
Fioretto:
Farò un
atto di generosità, considerando quanta sofferenza hanno provocato i miei
peccati.
Giaculatoria:
"O
fiamme splendide, o croce, o spine, grazia in voi sfolgora senza confine".
3 Giugno
UNA TENERA DEVOZIONE
S.
Francesco di Sales nutriva una tenera devozione al Cuore di Cristo, cui volle
consacrare l'Istituto della Visitazione che aveva fondato. Alle Figlie
infondeva l'amore al Cuore di Gesù e parlava in termini che già
preannunciavano il grande apostolo S. Giovanni Eudes. Questi, nato a Rye il 14
novembre 1601 fu davvero l'araldo del Sacro Cuore. "Con un approfondimento
della sua fede, una illuminazione interiore, dice Daniel Rops, egli arriva a
vedere chiaramente nel cuore di carne del Dio fatto uomo il simbolo dell'Amore
increato dell'Onnipotente per la sua creatura". Tutti i grandi misteri
del cristianesimo: la creazione, l'incarnazione, la redenzione li scopre nel
Cuore del Cristo, persino il Mistero eucaristico. Con folgorante intuizione il
Santo compone un mirabile Ufficio del Sacro Cuore nel 1670; trent'anni prima
aveva istituito la festa del Cuore Purissimo di Maria.
Nel
breve pontificio per la sua Beatificazione si legge questo
altissimo riconoscimento: "Ardente di un amore singolare verso i Cuori di
Gesù e di Maria, ebbe per primo, e non fu senza una speciale ispirazione
divina, l'idea di un culto pubblico in loro onore. Si deve dunque considerarlo
come il promotore di questo culto, il Dottore per i suoi scritti, l'apostolo per
la sua infaticabile opera di diffusione". Con S. Giovanni Eudes il cuore
umano compie il massimo sforzo per incontrarsi col Cuore divino; infatti la
grande epifania si ebbe a Paray-Ie-Monial con le rivelazioni a S. Margherita
Alacoque.
Fioretto:
Penserò
a Gesù... lavorerò con Gesù... soffrirò per Gesù... ecco la vita dei
cuori che amano!
Giaculatoria:
"Dolce
Cuor del mio Gesù, fa' che t'ami sempre più!"
4 Giugno
AMORE E RIPARAZIONE
Fra
tutti i promotori di questa nobilissima devozione viene subito dopo - scrive
Pio XII - S. Margherita Maria Alacoque, poiché al suo zelo, illuminato e
sostenuto da quello del suo direttore spirituale, S. Claudio de la Colombière,
si deve indubbiamente se questo culto così diffuso raggiunse lo sviluppo che
desta l'ammirazione dei fedeli, e rivestì le caratteristiche di "omaggio
d'amore e di riparazione", che lo distinguono da tutte le altre forme di
pietà cristiana". Questa devozione non sarebbe uscita dai "circoli
limitati di alcuni Terz'Ordini del Sacro Cuore", se poco dopo una semplice
Visitandina di Paray-Ie-Monial, non fosse stata favorita di grazie singolari:
Cristo le apparve, le parlò e ordinò a lei "abisso d'indegnità e
d'ignoranza, di diffondere la fiamma della sua carità. Il Cuore di Cristo
"cinto da una corona di spine, sormontato da una croce" doveva essere
esposto alla venerazione dei cristiani, come "l'ultimo sforzo del suo amore
per la salvezza del mondo".
Le
apparizioni furono quattro: dal
1673 al 1675. Tutta la Chiesa cattolica mediterà lungo i secoli la struggente
dichiarazione di Gesù all'umile suora: "Ecco quel Cuore che ha tanto amato
gli uomini!". Ma non subito. L'epoca si mostrò ostinatamente incredula a
quella rivelazione. La Veggente fu considerata come esaltata dalle sue
Superiore. P. de la Colombière, che proclamava le visioni
"autentiche", fu trasferito. P. Croiset, professore a Lione, che aveva
adottato l'insegnamento della Santa, fu esonerato e mandato altrove, e il suo
libro sul Sacro Cuore fu posto all'Indice, Tanto si diffidava dei mistici e di
tutto ciò che si riferiva al "puro amore".
Fioretto:
Durante
la giornata farò frequenti atti d'amore verso quel Cuore che tanto ama noi
tutti.
Giaculatoria:
"Per
me, Cuor tenero, tu langui ed ardi: il cor ti dedico, benché sì tardi".
5 Giugno
UNA NUOVA DEVOZIONE
Margherita
Alacoque senza aver cessato di ripetere che Cristo l'aveva incaricata di una
missione e che il Cuore adorabile doveva regnare sul mondo, morì il 17
settembre 1690 a 43 anni di età, senza potere vedere il trionfo di quel culto,
al quale aveva consacrato la vita. Tutti i rigoristi si erano coalizzati contro
questa devozione; i Giansenisti soprattutto, perché essi conoscevano solo la
giustizia di un Dio inaccessibile e volevano che le anime vivessero nel freddo
timore della divina Maestà. Le ostilità culminarono nel conciliabolo di
Pistoia che voleva bandire dall'Italia e dalla Chiesa la devozione al Sacro
Cuore. Le polemiche avevano ormai portato la Santa Sede da una posizione di
riserbo a un atteggiamento di difesa. Anzi il 25 agosto 1856 il Papa Pio IX
accolse con gioia la richiesta dell'episcopato francese di estendere la festa
del Sacro Cuore alla Chiesa universale.
Leone
XIII approva le Litanie del Sacro Cuore, e promulga il 25 maggio 1899 la prima
Enciclica sul Cuore di Gesù, "Annum Sacrum", con la quale annuncia al
mondo la sua decisione di consacrare tutto il genere umano al Cuore di Cristo
Redentore che, per diritto di nascita e di conquista, è Re non solo dei fedeli,
ma anche di tutti coloro che ancora non hanno la fortuna di vivere sotto il
suo dolce impero di grazia. Il Grande Pontefice, persuaso che tale consacrazione
aprirebbe un'era nuova alla Chiesa, chiama la devozione al Sacro Cuore:
"Vessillo di carità e di pace, pegno di sicura vittoria contro i nemici.
Fioretto:
O
Signore, voglio impegnarmi in modo che possa diventare anch'io un araldo del tuo
Cuore.
Giaculatoria:
"Gesù
dolcissimo, eterno Amore, Tu sei l'amabile Dio del mio cuore". I
6 giugno
LA NOVELLA PRIMAVERA
Nel
giardino della Chiesa, ecco allora un sorgere e fiorire di sodalizi, istituti
e congregazioni che si fregiano del titolo del Sacro Cuore. La Beata Teresa
Verzeri (1801-1852) diede avvio alla sua istituzione ponendola sotto l'egida
del Cuore divino denominandola: Congregazione delle Figlie del Sacro Cuore di
Gesù. Il Beato Daniele Comboni, (1831 - 1881) missionario in Africa prima e
Vicario Apostolico poi, volle che i suoi membri si chiamassero: Figli del Sacro
Cuore di Gesù. Il nostro Ven. Padre Leone Dehon (1843-1925) fondò la
Congregazione dei Sacerdoti del Sacro Cuore di Gesù il cui fine è la
speciale devozione al Cuore di Gesù in spirito di amore e di riparazione,
la diffusione di questa spiritualità riparatrice, l'apostolato missionario e
sociale.
Sue
queste massime: "Tre sono le vie che possono condurre a Dio: La via del
timore; la via della speranza; la via della carità. Ma la via certa è quella
del Cuore di Gesù". Con animo aperto alla fiducia diceva: "Com'è possibile
che il mondo resista all'amore di Dio se i suoi ambasciatori ne saranno
intimamente convinti e si lasceranno conquistare e guidare dall'amore di Gesù
Cristo? Infiammati da Lui infiammeranno il mondo". Per illuminare le
menti ed educare i cuori alla conoscenza del grande mistero d'amore fondò la
rivista: "Il Regno del Sacro Cuore". Dietro ispirazione del Ven. Giuseppe
Toniolo, per opera di P. Agostino Gemelli che ne fu il primo rettore, sorgeva in
Milano all'ombra della basilica di S. Ambrogio (25.12. 1920) l'Università
Cattolica del Sacro Cuore.
Fioretto:
Cercherò
di essere mite e umile di cuore secondo il beneplacito divino.
Giaculatoria:
"Per
me ingratissimo tu afflitto sei, detesto e rigetto gli errori miei".
7 Giugno
UN GRANDE IMPULSO
San
Pio X, il Papa dell'Eucaristia, promosse la consacrazione delle famiglie al S.
Cuore, ne compose la formula, e accordò preziose indulgenze a coloro che
praticano il mese di giugno. Benedetto XV, Il Papa della Pace, emanò tre
documenti pontifici per diffondere ancor più il culto del Sacro Cuore, ed elevò
all'onore degli altari, canonizzando la B. Margherita Maria Alacoque, alla
quale eresse pure un altare nella Basilica Vaticana. Pio XI, il Papa della
Conciliazione, il 5 maggio 1926 con l'enciclica "Miserentissimus
Redemptor", si ricollega al magistero di Leone XIII, e indica i
fondamenti e la finalità della devozione verso il Sacro Cuore, soprattutto
insistendo sulla riparazione all'Amore offeso.
Per
la festa del Sacro Cuore fece preparare i nuovi testi liturgici
e vi aggiunse la formula di Riparazione, da recitarsi in tutte le chiese del
mondo cattolico. Lo stesso Pontefice (l'11 dicembre 1925) aveva istituito la
Festa della Regalità di Cristo. Pio XII, il Pastore angelico, ha lasciato
orma incancellabile nei solchi fecondi della Teologia; ci diede molti documenti
circa il Sacro Cuore; il principale è la lettera enciclica "Haurietis
aquas" del 15 maggio 1956 nella quale espone ampiamente la natura l'oggetto
e la legittimità di tale culto. Giovanni XXIII non tralasciava occasione per
invitare tutto il popolo di Dio all'esercizio della vita e della pietà
cristiana sotto l'egida del Sacro Cuore. Così ricordava: Gesù è amore! Nell'amore
è la soluzione di tutte le questioni sociali, di tutti i contrasti politici.
Fioretto:
O
Signore, allarga gli orizzonti del mio cuore in modo che possa donarlo anche a
chi è lontano da me.
Giaculatoria:
"Ti
offesi, o amabile bene infinito... ma accogli i gemiti d'un cuor contrito".
8 Giugno
DIO E’ AMORE
La
devozione al Sacro Cuore di Gesù rivolge ai fedeli un duplice invito. Primo:
conoscere Cristo in profondità, intimamente. Bisogna approfondire i suoi
misteri. "Quando - dice Paolo VI - col catechismo alla mano siete
arrivati a dire: "È
Figlio di
Dio", non arrestatevi; bisogna andare avanti, esplorare intimamente e
giungere fino in fondo e troveremo: Dio è amore".
Secondo:
non basta più una religione puramente esteriore, fatta di sole
pratiche, forse frettolose! Dobbiamo penetrare fino in fondo e concluderemo:
il Vangelo è amore, l'incarnazione è amore, la passione è amore,
l'Eucaristia è amore, la Chiesa è amore, la grazia è amore. E’ proprio vero
che: la carità di Cristo incombe sopra di noi, ci preme, ci perseguita. E
allora? Dobbiamo rispondere alle sollecitazioni dell'Amore. Sapevamo -
prosegue il Papa - che l'amore è un comandamento, cioè una cosa che ci
obbliga; il Signore è stato tanto buono da esigere da noi, come prima cosa, il
sacrificio del nostro cuore al suo tanto attraente, gioioso, amoroso.
Il
Signore si è voluto servire di questa predisposizione nostra naturale per
farci suoi soci, per attirarci a sé, per stringere questo nodo definitivo della
vera religione. Vuole da noi niente altro che il cuore. Cuore chiama cuore,
amore chiama amore. Per esprimere l'amore bisogna essere almeno in due, l'amore
per essere fecondo ha bisogno di due che si amino, altrimenti è egoismo.
Fioretto:
Onorerò
il Sacro Cuore di Gesù con atti di fiducia e di speranza nella sua bontà
infinita.
Giaculatoria:
"O
Cuor santissimo, specchio di Dio... buono e ognor fervido rendi il mio".
9 Giugno
CERCO UN CUORE…
In
un papiro egiziano di circa 4000 anni or sono troviamo l'espressione della
comune nostalgia d'amore: "Cerco un cuore su cui appoggiare la mia testa
e non lo trovo; non ci sono più amici!" (esclama il poeta sconosciuto).
Noi più fortunati l'abbiamo questo Cuore e questo Amico. E possiamo avere piena
fiducia in un simile Amico. Egli vivendo in perfetta intimità col Padre, sa e
può rivelarci tutto ciò che serve per il nostro bene; avendo poi un Cuore mite
e umile e conoscendo le miserie dell'umanità, non si espone al pericolo di
schiacciare le anime sotto il peso di un giogo troppo pesante. Così
l'eccellenza della legge nuova, che viene contrapposta non solo al giogo dei
Farisei, ma anche alla incompiutezza della legge antica, ha la sua origine nel
Cuore stesso di Cristo, cuore di un uomo perfettamente mite e umile, cuore del
Figlio di Dio Incarnato.
Secondo
il profeta Isaia egli è l'umiliato per eccellenza, uomo dei dolori, e proprio
per questo, strumento di salvezza. Colui che è Figlio di Dio si mette al
livello dell'ultimo uomo nella categoria degli umili. Egli si è presentato
agli uomini e li ha invitati a sé, al suo Cuore perché ritrovassero fiducia,
forza e coraggio: voi tutti che siete affaticati, venite a me. L'itinerario
dell'amore è dunque: da Dio, in Cristo, a noi e attraverso noi agli altri.
Possa questo amore e questo cuore ridare all'umanità quella fratellanza e
concordia che inutilmente va cercando altre fonti.
Fioretto:
Voglio
offrire a Gesù le pene e le sofferenze che vorrà mandarmi in questo periodo
della mia vita.
Giaculatoria:
"Di
amor sei vittima, o amante Cuor; e anch'io sol vivere voglio di amor"
10 Giugno
DILEXIT: CI HA AMATI
Un
padre missionario domandò ad un povero lebbroso: "Credi in Dio Padre
onnipotente?". La risposta del lebbroso: "Io non credo in Dio, io lo
amo". Proprio così: più ci si accosta a colui che è Amore e più si ama.
E se amo Dio, non posso stare tranquillo nelle mie comodità. So di non poter
aggiungere niente a Dio, ma devo portare qualche cosa ai miei fratelli
nell'umanità. Non posso amare Dio, se le miserie del mondo non mi hanno invaso
e penetrato il cuore. Un autore moderno ebbe questa idea un po' strana: voleva
esprimere in una parola tutto lo scibile umano. Cerca e ricerca: invano. Nel
vocabolario umano non c'è una parola che tutto dica e tutto esprima... Ma se
apriamo il Libro di Dio troviamo questa parola che dice e compendia tutto ciò
che Dio ha fatto per noi: dilexit, ci ha amati. Dio è Padre che ama, non
solo, ma è l'Amore stesso. Prima di Cristo qualcuno aveva detto: "L'amore
è Dio"; S. Giovanni invece dice: "Dio è amore". Tra queste
due affermazioni - è stato giustamente osservato - vi è tutto un mondo.
L'inversione del soggetto e del predicato basta a evocare una rivoluzione
religiosa di una portata infinita: il cielo è intervenuto nella vita dell'uomo,
il dio del mito ha ceduto il posto al Dio vivo. Dio quindi non vive ad una altezza
lontanissima, beato in se stesso e indifferente alle tribolazioni della umana
esistenza. Dio è così buono che è lui ad avvicinarsi. "Non ti ho amato
per scherzo", diceva Gesù ad Angela da Foligno. "Sono io - disse
Gesù agli apostoli - io che vi ho scelti, non voi"... Lo crediamo
questo? E allora quale sarà la nostra risposta?
Fioretto:
Devo
ricordarmi che l'amore chiede amore, senza egoismi, senza calcoli e senza
ripensamenti.
Giaculatoria:
"Cuore
umilissimo, mi umilio anch'io; son fango e polvere
innanzi a Dio".
11 Giugno
NEL “CUORE” DI OGNI COSA
“Ecco,
disse la contadina, qual è la gioia della madre quando per la prima volta nota
il sorriso del suo piccino, tale è anche la gioia di Dio ogni volta che egli
dal cielo vede che un peccatore si inginocchia per pregare, dal profondo del
cuore” (Dostoijevskij). Cristo è stato il grande realizzatore
dell'amore di Dio. Egli ha portato Dio sulle nostre strade, nelle nostre case,
nelle nostre riunioni. Egli è stato un osservatore acuto del mondo e di tutto
ciò che ci circonda. Attraverso le parabole ci ha fatto capire non il freddo
dell'universo, ma le pulsazioni di un Cuore paterno. Nelle parabole egli ci vuol
far scoprire Dio, suo Padre e farci penetrare nel "cuore" di ogni
cosa. Gesù si serve delle immagini del nostro mondo, immagini alle volte
assai commoventi, per darci la certezza che Dio non si trova in un
inaccessibile aldilà, ma mette tutto ciò che ci circonda in relazione con il
suo Cuore: non soltanto il grano, i frutti, ma anche il paese straniero e la
casa paterna, l'estate e l'inverno, la lucerna e la notte, il denaro, il
vestiario, lo sposalizio e la morte.
Leggendo
le parabole si è continuamente circondati dalle quinte di un mondo assai
vicino: il nostro mondo. Non si tratta di un libro illustrato qualunque, ma del
libro illustrato da Dio. Dio ha stabilito con i suoi amici un linguaggio
convenzionale. Ogni avvenimento della vita è una parola di questo linguaggio.
"Dio, scrive Simone Weil, è come una donna attaccata al suo sposo, che gli
sussurra all'orecchio: ti amo, ti amo". Dio non ha parole per dire alle sue
creature: ti odio. Egli è Amore.
Fioretto:
In questa
giornata devo ricordarmi di salutare il Cuore di Gesù con un "Gloria al
Padre..."
Giaculatoria:
"O
Cuor purissimo, rendi il cuor mio qual giglio candido gradito à Dio".
12 Giugno
DOVE TROVEREMO CRISTO?
nota
l'espressione di un operaio all'Abbè Pierre: "Io non so se Dio esiste, ma
se esiste è ciò che fate voi!". I Santi sono la migliore prova
dell'esistenza di Dio, e del suo amore. La miglior cosa è la testimonianza.
Perché la nostra fede sia credibile non occorrono tanti maestri, ma molti
testimoni. Papa Giovanni disse ai carcerati: "Eccomi tra voi, ho messo il
mio cuore vicino al vostro". "La bontà, diceva, ha reso serena la mia
vita". L'uomo ha fame di pace. Ma ha più fame di sorriso, di comprensione,
di disponibilità. Dio che è amore per eccellenza, non dà dei doni, dà delle
persone. Il Padre sacrifica suo Figlio. Il suo Figlio Gesù sacrifica se stesso
sulla croce e si dà a noi nell'Eucaristia dopo aver promesso di mandare lo
Spirito Santo. Il dono più grande che io possa dare agli uomini è Dio.
Il
mistico russo Tikon Zadonsky scrive: "Dove troveremo Cristo? Dove
cercheremo la nostrà luce? Signore: dove abiti?". Egli ci risponde:
"Venite e vedete". Si. Noi sentiamo la voce del Maestro: "Dove
due o tre sono riuniti nel mio nome, io sono in mezzo a loro". Ecco che
ci ha risposto, ecco dov'è la sua abitazione, ecco dove si trova la nostra
luce. Ora ci resta soltanto di sapere come possiamo far venire Cristo nelle
nostre case. Egli va da tutti, peccatori compresi. Egli viene a cercare riposo
e trova riposo nell'amore. Avvolgiamolo perciò d'amore: nell'affamato, assetato,
nell'ignudo, nel malato, nel carcerato... con grande gioia potremo esclamare:
"Abbiamo trovato il Messia!". E don Primo Mazzolari: "Chi prende
sulle spalle il dolore degli altri è un salvatore... L'uomo buono vale
infinitamente più dell'uomo che crede di sapere tutto e di potere tutto.
Fioretto:
Mi
sforzerò di vedere Cristo in ogni persona che incontrerò oggi e di aiutarla se
mi sarà possibile.
Giaculatoria:
"Gesù,
Giuseppe e Maria vi dono il cuore e l'anima mia".
13 Giugno
LASCI CHE IO LO IMITI…
Nichel
Quoist scriveva: "Tu sei un pensiero d'amore di Dio. La tua vita dev'essere
una risposta d'amore. La grande rivelazione di Gesù Cristo è che Dio è
Amore, che la grande avventura del mondo e degli uomini è una storia d'amore e
che la riuscita finale non può essere se non frutto dell'amore. Tu puoi
condurre gli altri verso Dio, aiutandoli ad amare in modo concreto i loro
fratelli". Madre Teresa, la fondatrice delle Missionarie della carità,
che ha compiuto miracoli di bontà a favore dei poveri in tutto il mondo,
interrogata da un giornalista: "Qual è il messaggio che intende
portare?". - "L'amore, rispose, non ha altri messaggi che se
stesso...". Parliamo poco; piuttosto cerchiamo di predicare il Vangelo
coi fatti. Praticando l'amore cristiano, avviciniamo noi e gli altri a Dio.
Geneviève
de Gaulle (nipote del generale) racconta che una suora nell'ultima guerra
si offrì senza esitazione al posto di una donna che era stata scelta per la
camera a gas. Quando la suora sentì la donna che tra le lacrime diceva:
"Non uccidetemi, ho un marito, dei bambini... in un attimo balzò davanti
a quella donna e con tono che non ammetteva repliche disse: "Nessuno ha
un amore più grande di colui che dà la vita per la persona amata. Gesù l'ha
detto e l'ha fatto. Lasci che io lo imiti"; e salì al suo posto. In ogni
fratello palpita il cuore di Cristo. L'immagine di Dio alle volte può essere
deturpata dalle passioni, ma è sempre il volto di Dio che viene alla luce dopo
ogni bufera della vita.
Fioretto:
Rendimi
forte, o Signore, specialmente nelle difficoltà della vita di ogni giorno.
Giaculatoria:
"Cuore
Divino di Gesù, fa' che trionfi la giustizia e l'amore fra gli uomini".
14 Giugno
UN DONO MERAVIGLIOSO
Padre
Dehon ha lasciato a noi Sacerdoti del Sacro Cuore, nel suo testamento
spirituale questo meraviglioso dono: il Cuore di Gesù. Nel testamento infatti
leggiamo: "Vi lascio il tesoro più meraviglioso: il Cuore di Gesù. È
di tutti, ma ha
tenerezze particolari per i Sacerdoti che si sono consacrati a lui e si dedicano
interamente al suo culto e alla sua riparazione... offro ancora una volta e
consacro la mia vita e la mia morte al Sacro Cuore di Gesù per suo amore e
secondo le sue intenzioni". Nella sua vita aveva sempre contemplato il
mistero del costato trafitto, che S. Giovanni aveva intuito come la grande realtà
umana e divina. La liturgia delle ore esprime questo pensiero nell'antifona:
"Ora si compie il disegno del Padre: fare di Cristo il cuore del
mondo".
Quando
il 28 giugno 1878 festa del Sacro Cuore il P. Dehon emise i voti
religiosi scrisse: "Mi donai completamente senza riserve al Sacro Cuore.
La mia emozione fu molto profonda. Sentivo di prendere la croce sulle spalle
donandomi a Nostro Signore come riparatore e fondatore di un nuovo
Istituto". Questa devozione è una eredità preziosa e impegnativa che ci
ha lasciato il P. Dehon e che noi vorremmo trasmettere a coloro che incontriamo
sul cammino del nostro apostolato di Sacerdoti. E nello stesso tempo vorremmo
chiedere l'aiuto della preghiera perché i Sacerdoti siano all'altezza della
loro missione: essere cioè come Cristo il Cuore del mondo. "Vi è un cuore
nel mondo... e questo cuore è il Cuore di Cristo" (Teilhard de
Chardin).
Fioretto:
Voglio
ricordarmi che chi si inebria alla sorgente dell'amore di Cristo diventa fonte
di carità.
Giaculatoria:
Cuore di
Gesù ardente di amore per noi, riempi il mio cuore del tuo amore.
15 Giugno
SIA FATTA LA TUA VOLONTA’
Fadre
Dehon è un precursore dei tempi moderni", disse Papa Luciani (Giovanni
Paolo I) nel commemorarlo alcuni anni prima del suo pontificato. L'umiltà e la
mitezza del Cuore di Gesù lo hanno attirato in modo particolare. E così
scriveva: "Nostro Signore si impossessò ben presto del mio intimo e vi creò
quelle disposizioni che dovevano essere le note dominanti della mia vita,
malgrado le mie infedeltà: la devozione al Sacro Cuore, l'umiltà, l'abbandono
alla sua volontà, l'unione con lui, la vita d'amore" (Memorie). Ancora da
seminarista scriveva: "Ho notato che generalmente i santi avevano un
motto, che serviva per animarli al combattimento spirituale. Per S. Ignazio era:
"Per la maggior gloria di Dio"; per S. Luigi Gonzaga: "Serve questo
per l'eternità?"; per S. Teresa: "Un'anima, un'eternità"; per
S. Francesco Saverio: "Vinci te stesso". Quanto a me ho adottato
questo: "Signore, cosa vuoi che io faccia?"". Questo
atteggiamento lo ebbe sempre in tutta la sua vita. "Cosa vuoi da me, Signore?". Scriveva
libri, teneva conferenze, organizzava congressi. E poi confesserà: "Quante
colpe ho commesso (scrive a 82 anni) vorrei poter mettere insieme tutto
l'amore penitente della Maddalena e la tenera amicizia di S. Giovanni per il
Cuore di Gesù. Il Signore mi ha lasciato vivere a lungo per riparare". È
di attualità
quanto scrisse nel 1877: "Ogni sacerdote e religioso deve vivere fino a un
certo punto la vita di vittima: se i sacerdoti fossero più santi e le loro
debolezze meglio riparate, saremmo noi dove siamo?".
Fioretto:
"Cosa
vuoi dalla mia vita, o Signore?". Ecco ciò che dico: Sia fatta la tua
volontà, oggi e sempre!
Giaculatoria:
"Sacro
Cuore di Gesù, donami conforto e forza nei momenti di scoraggiamento e
debolezza".
16 Giugno
PER LA NOSTRA SALVEZZA
Altro
segno dell'amore di Cristo, il più carico di mistero, ma anche il più
consolante per noi: Gesù che si fa pane e vino nell'Eucaristia; è il segno di
vita che Cristo ha lasciato in mezzo a noi, "ci ha promesso di rimanere
in noi e noi in lui come innesto di tralcio sulla vite" (Gv 15,5). "Chi
mangia la mia carne e beve il mio sangue dimora in me ed io in lui". Ha
scelto il pane perché si è fatto cibo e nutrimento per la vita, un dono totale
di sé e assimilabile da chi ha la fortuna di riceverlo. E venuto per la
salvezza di tutti e questa salvezza l'ha fissata in una festa di amicizia: il
banchetto, il pasto in comune.
Nell'Eucaristia
ci troviamo tutti uniti. In quel disco di ostia candida palpita la vita di Dio.
Gli occhi non vedono, ma la fede va oltre il segno: è il Gesù risorto e vivo
che ci invita ogni domenica a condividere con lui il sacrificio.
È
il centro e culmine di tutti i sacramenti. Le parabole di Gesù
finiscono sempre in feste attorno ad una tavola; la donna che trova la moneta
invita le vicine a far festa, il padre del figliol prodigo organizza un grande
banchetto; il Padre che è nei cieli indice un banchetto invitando amici e
conoscenti, e al rifiuto di questi, chiama sconosciuti, poveri e zoppi e
ciechi. Dio ci vuole sì commensali nella vita eterna, ma ci prepara a quel
banchetto dopo aver spezzato il pane con Gesù: "Ho desiderato tanto di
mangiare questa Pasqua con voi".
Fioretto:
O Gesù,
io credo al tuo infinito amore per me. Tutto quello che ho e quello che sono lo
devo a te!
Giaculatoria:
"O
Gesù, mansueto ed umile di cuore, rendi il mio cuore simile al tuo".
17 Giugno
IN COMUNIONE CON I FRATELLI
La
Santa Messa si fa col pane e col vino. Pane e vino frutto della terra e del
nostro lavoro. Non frutti spontanei come quelli selvatici, ma ottenuti dal
lavoro dell'uomo. Fermiamoci a pensare alla catena di persone che hanno
collaborato a fare quel pane e quel vino, per quante mani sono passati quel pezzo
di pane e quella ampolla di vino. Ci possono raccontare una storia ricca di
sacrifici, di imbrogli, di preoccupazioni, di profitti illeciti, di
agricoltori che consumano la vita sotto un sole cocente e altri invece che
seduti comodamente in un ufficio con telefonate risolvono tutti i problemi e ne
ricavano tanti benefici. Quanti stratagemmi per arricchirsi! Allora questo
pezzo di pane e quell'ampolla di vino sono passione di uomini prima ancora di
essere sacrificio di un Uomo-Dio. Palpitano di vita di uomini prima ancora della
vita di un Dio. Sono pezzi di vita e Gesù si propone di farci fare
"comunione" prima della "comunione".
L'Eucaristia,
il pane, il vino, la messa sono lì per fare comunione, perché siamo divisi,
nemici, ci odiamo, ci ignoriamo. Quante lacerazioni, quante barriere, quanti fili
spinati, quanti muri, quanto non amore! Gesù ci dice: questi beni che vi
dividono e avvelenano la vostra amicizia e rompono ogni rapporto umano, li
faccio mio corpo e mio sangue perché facciate comunione tra voi. Dice un
autore: la comunione con Dio, l'amicizia con lui si fa come in un triangolo:
comunione con i fratelli, comunione con le cose, comunione con Cristo.
Fioretto:
Il vero
cristiano è la testimonianza viva che Gesù ha avuto ragione nel credere
nell'amore.
Giaculatoria:
"Sacro
Cuore di Gesù, Redentore del mondo, in te poniamo la nostra vita:
salvaci!".
18 Giugno
AMARE NON A PAROLE…
Nel
brano della "lavanda dei piedi" dell'evangelista S. Giovanni leggiamo:
"Io vi ho dato infatti l'esempio, perché come ho fatto io, facciate
anche voi" (13, 15). Questo "facciate" si riferisce alla
vita, mentre il "fate questo" si riferisce alla memoria del
sacrificio, cioè si deve passare dalla memoria alla imitazione, dalla
contemplazione eucaristica, alla prassi eucaristica. S. Giovanni, ci presenta
Gesù che pur "sapendo che il Padre gli aveva dato tutto nelle mani e che
venuto da Dio a Dio ritornava", si spoglia delle sue vesti, si cinge di
un grembiule, (che è la veste del servo!) e si mette a lavare i piedi degli
apostoli. Quella lavanda, quel gesto è un "servire gli uomini". Gesù
istituisce la diakonia, cioè il servizio elevandolo a legge fondamentale,
o, meglio, a stile di vita e a modello di tutti i rapporti della Chiesa.
S.
Pietro ricorda: "Ciascuno viva la grazia ricevuta, mettendola a servizio
degli altri" (1Pt 4,10). Un carisma che non si esercita in servizio è come
talento sotterraneo che si trasforma in titolo di condanna. Servire è propriamente
- come dice S. Giovanni "amare non a parole né con la lingua, ma coi fatti
e nella verità" (1Gv 3,18). Il servizio, secondo il Vangelo, è
proprio di chi è posto in alto, di chi più ha! Io allora non posso
disinteressarmi del fratello, non posso rifiutarlo senza rifiutare Cristo
stesso. Non posso adorare Cristo, capo, e disprezzarlo nelle membra, altrimenti
Gesù Cristo ci grida: "Tu mi onori a vuoto" (S.
Agostino).
Fioretto:
Signore,
fa' che ti possa amare sempre non a parole, ma coi fatti e nella verità.
Giaculatoria:
Mio Dio,
mia gloria, delizia mia è amar con gli angeli Gesù, Giuseppe e Maria.
19 Giugno
GRAZIE, PER AVERCI GUARITI
Un
giorno il Signore, guarì dieci lebbrosi. La miseria, la malattia aveva unito al
gruppo un samaritano, uno straniero. I dieci si incontrarono con Gesù e
chiesero la guarigione. "Di essi uno solo ritornò a dire grazie a Gesù.
Ed era lo straniero, il samaritano, il reietto, l'incivile. Gesù fu commosso e
chiese: "E gli altri nove?". Noi non vogliamo essere come gli altri
nove. Abbiamo seguito le promesse che facesti per noi a S. Margherita Maria
Alacoque. Ti diciamo con tutto il cuore: grazie, Signore. Grazie per il dono di
Te che l'amore infinito del Divin Padre ci ha fatto. Grazie per l'amore che ti
ha portato ad incarnarti per noi, a vivere per noi, a soffrire, morire,
risorgere per noi. Grazie, o Signore, per il dono dello Spirito Santo che ci
unisce a te, come tralci alla vite, come membra al Capo... Grazie per ogni tua
parola, ogni tuo gesto, ogni tuo miracolo compiuti per noi, soprattutto per il
grande miracolo della Eucaristia.
Grazie,
Signore, per averci dato come Madre la tua mamma. Con lei ci sentiamo meno
orfani, con lei si aprono i nostri cuori ad accogliere con rinnovata fede e
con purificato amore i tuoi doni le promesse generose del tuo Cuore. Grazie,
Signore. Santifica le anime nostre, unisci le nostre famiglie nell'amore
scambievole, rendi la patria nostra fedele al tuo insegnamento e alla parola del
Papa, fa' che si uniscano nella concordia tutti i cittadini; riversa sul mondo
intero l'abbondanza della tua misericordia, la tua luce, la tua pace, la tua
salvezza.
Fioretto:
O
Signore, allarga gli spazi del mio cuore in modo che ti possa ringraziare per i
doni elargitimi.
Giaculatoria:
"Cuore
Sacratissimo di Gesù, Cuore pieno di bontà, in te solamente confidiamo".
20 Giugno
AMA IL PROSSIMO TUO…
Gesù
nella risposta al dottore della legge (Mc 12,28-31) ci dà la chiave vera
per ridurre la nostra vita "ad unum": l'Amore. Potrebbe essere oggi un
argomento scontato. Tutti ne parlano, tutti hanno una ricetta. Alle volte
succede che, parlandone troppo, si mette in pericolo il vero ideale e si perde
il valore genuino. Tutto ciò che non porta ad una crescita del senso di
comprensione, di umana solidarietà, di accettazione reciproca, ma che invece
favorisce l'individualismo egoista che rompe l'unione tra gli uomini e le
cosiddette razze, diventa un cancro che divora e un fuoco che distrugge. In tal
modo giungiamo al punto di eliminare l'amore tra gli uomini e quindi non si ama
più Dio: facendo così, si pensa di amare il prossimo che ci piace, e tutto
ciò chiediamo a Dio diventa a senso unico, non secondo l'amore di Dio... ma
secondo l'amor proprio.
Alcuni
scrittori marxisti negano Dio perché... è un intruso, è un Qualcuno che fa
riflettere, e l'uomo diventa una marionetta o un robot nelle sue mani. Gesù ci
insegna di amare in una prospettiva di fede: amare Dio nel nostro prossimo e
amarlo perché prima di noi lo ama Dio. Separato dall'amore di Dio il buon
cuore rischia di trasformarsi in debolezza se non è sorretto e purificato dalla
divina carità... Ciò che è radicalmente diverso, di profondamente
rivoluzionario, non è solo il modo, l'intensità con cui il discepolo ama, ma
la natura stessa di tale amore: è un amore divino - perché è partecipazione
dell'amore stesso con cui Dio ci ama e ci ama in Cristo.
Fioretto:
Devo
ricordarmi una famosa frase: "Ama il Signore Dio tuo e fa' tutto ciò che
vuoi".
Giaculatoria:
"O
Cuor amabile, sempre a te unita, pia santa ed umile sia la mia vita".
21 Giugno
GRAZIE, MADRE SANTA
Sulla
croce Gesù non è pago di donare se stesso per nostro amore. C'è ancora il
testamento da integrarci, è la parte più cara al suo cuore, il tesoro più
prezioso: la sua Madre. Con questo estremo distacco il suo sacrificio è
veramente completo. "Donna: ecco il tuo figlio" dice alla Madre.
"Ecco la tua Madre" dice a Giovanni. Eravamo tutti presenti in quel
momento ai piedi della croce insieme a Giovanni. "La Beata Vergine avanzò
nella peregrinazione della fede e serbò fedelmente la sua unione al Figlio
fino alla croce, dove, non senza un disegno divino, se ne stette sofferente
profondamente col suo unigenito e associandosi con amore materno al sacrificio
di lui, amorosamente consenziente alla immolazione della vittima da lei
generata" (Conc. Vat. Il). "La
Beata Vergine per il
dono esplicito
della divina maternità che la unisce al figlio Redentore, e per le sue
singolari grazie e funzioni, è pure intimamente congiunta con la Chiesa. La
Madre di Dio è figura della Chiesa... - nell'ordine della fede, della verità,
della perfetta unione con Cristo" (Conc. Vat. Il). Maria coopera
alla rigenerazione e alla formazione dei fedeli con amore di Madre. La sua
missione materna è di condurre al suo Gesù tutti i suoi figli. "Grazie, o
Madre, per la tua donazione. Rivolgi lo sguardo su di noi, gloriosa Sovrana,
Madre del nostro Signore, guida e svolgi il nostro destino perché ti sia
gradito. Spegni gli impulsi delle passioni. Conduci il nostro cammino al porto
e ottienici la felicità futura" (S.
Giovanni Damasceno).
Fioretto:
Offrirò
il mio cuore a Maria in modo che lo renda puro e innocente come quello di un
bambino.
Giaculatoria:
"Verso
chi si smarrisce, sii clemente e pia, Vergine Santa, dolcissima Maria".
22 Giugno
LASCIATE CHE I FANCIULLI…
Il
S. Cuore ama tutti, ma ha un amore tutto speciale per i fanciulli. Un giorno
alcune madri si fanno largo tra la folla e vogliono a tutti i costi che Gesù
benedica i loro bimbi. Gli apostoli sono infastiditi, ma Gesù dolcemente li
rimprovera e dice: "Lasciate che i fanciulli vengano a me". Gesù
vede intorno a sé delle madri addolorate e piangenti, ha un pensiero ben più
alto che le proprie sofferenze e dice loro: “O figlie di Gerusalemme, non
piangete su di me, ma su voi stesse e sui vostri figli”. Hai tu dei figli, dei
fratelli, dei nipoti? Vedi come oggi cresce la gioventù! I tempi sono cambiati:
non sono più le figlie 'modeste e caste' di un tempo, dedite al lavoro ed alla
pietà, amanti della riservatezza e della modestia. Oggi, salvo buone eccezioni,
c'è più leggerezza, vanità, volubilità, pretese, inclinazione all'arroganza,
alla frivolezza e alla libertà spesso fuori delle righe. Quanto pianto in tante
famiglie e, non di rado, c'è il disonore e l'angoscia della casa.
Il
negozio, l'officina, il lavoro, i campi, lo studio, diventano una necessità
di vita, ma anche un evidente e grave pericolo. Il contatto con compagni già
immersi nel vizio, l'accendersi delle passioni, gli incentivi provocatori di
certe letture e di certi divertimenti, a poco a poco offuscano tutta la
bellezza della virtù. Genitori troppo permissivi e deboli, incapaci di un
atto di fermezza e di fierezza cristiana, genitori sempre pronti a difendere e
ad accontentare i propri figli, che non sanno mai vedere un difetto nei loro
figli, pronti a magnificarne le virtù ad ogni passo e ad ogni costo! talvolta
anche pietra di scandalo alle loro stesse creature...
Fioretto:
Le
tentazioni sono tante nel mondo... bisogna difendersi con la preghiera e un
cuore puro.
Giaculatoria:
"Amor
di Gesù, infiamma il mio cuor. Sapienza di Gesù, ammaestra il mio
cuor".
23 Giugno
PERSEVERARE NEL BENE
Chi
più pesante, chi più leggera, tutti abbiamo una croce personale; ma ve n'è
una comune a tutti quanti i buoni cristiani: la croce predetta da Gesù.
Quando salì la montagna delle Beatitudini, ebbe due parole che furono una vera
rivelazione per i suoi discepoli: - Beati voi quando vi oltraggeranno, vi perseguiteranno
e, mentendo, diranno di voi ogni male per causa mia. Come? L'essere perseguitati
per amore di Gesù è dunque una beatitudine? Rallegratevi allora ed esultate
perché grande è la vostra ricompensa nei cieli. Quando il padre tuo, il
fratello, la sorella e forse anche la madre, escono con una parola pungente, non
abbandonarti all'ira o all'avvilimento, ma sorridi nel tuo cuore, manda uno
sguardo al cielo, offri la derisione ricevuta a Gesù e ripeti con tutta la tua
fede: - Grazie, o Gesù, converti questa spina in una gemma per la mia corona.
Pazienta sempre con calma, con gioia, ma anche con santa fermezza nelle tue
opere di pietà. Alla
tua perseveranza nel bene, alla tua dolcezza, Dio tiene forse legata la
conversione di quell'anima che ti fa crudelmente soffrire. Ed il mondo? Rammenta
le parole d'inferno che tante volte ti si gettano in faccia, rammentale
frecciate, i disprezzi, le ironie, le imprecazioni, la canzonatura, a cui sei
fatto segno. Fatti venire in mente il Divin Cuore coronato di spine e
disprezzato; ricordati di Gesù sulla croce beffeggiato dai carnefici, e i
tuoi patimenti ti sembreranno rose.
Fioretto:
Concedimi,
Signore, la forza di sopportare con pazienza e serenità tutte le contrarietà
della vita.
Giaculatoria:
"Dolce
Cuor di Gesù, porta sulla retta via tutti coloro che si smarriscono".
24 Giugno
SEMINA A LARGHE MANI IL BENE
Quando
S. Giovanni Battista dal fondo della prigione mandò due dei suoi discepoli a
Gesù per domandargli se fosse veramente il Redentore promesso, Gesù per tutta
risposta si appellò ai frutti del suo zelo: "Andate e riferite a Giovanni
che i ciechi vedono, gli storpi camminano, i morti risorgono, i poveri sono
evangelizzati". Gesù vuole la nostra salvezza: Egli vive e opera per noi;
per noi muore sulla croce. Non ci sentiamo infiammati da queste parole di
Gesù? Gesù brucia di zelo. E noi? Guardiamo il mondo. Non ci sentiamo il
cuore preso da una morsa, di fronte a tanto male dei nostri giorni? Non
piangiamo al vedere intorno a noi tanta rovina di anime, tanto scempio dell'innocenza?
Non sentiamo il fremito imperioso di seguire l'invito di Gesù e di unirci
alle anime buone e generose per far argine a tanto male, per offrire le nostre
forze e la nostra vita per la gloria di Dio e la salvezza delle anime?
E’
forse troppo piccolo il campo che Gesù ha affidato al nostro zelo? Quante
anime intorno a noi sono piene di mille pregiudizi sulla religione e sulle
eterne verità. Ci impegniamo nel dir loro una parola di fede, nel cancellare
i loro errori? Ricordiamo la parola di Gesù che il buon seme presto o tardi
germoglierà? Seminiamo molto, seminiamo a larghe mani il bene; non andrà perduto
in terra, fruttificherà sempre per il cielo. Quanti difetti nelle persone che
conosciamo, che amiamo! Quante cattive inclinazioni, e forse quanti scandali!
Sappiamo però che la carità obbliga tutti alla fraterna correzione e
all'aiuto vicendevole.
Fioretto:
Eserciterò
qualche opera di misericordia spirituale o corporale per la mia e altrui
salvezza.
Giaculatoria:
"Cuore
di Gesù, converti i peccatori, salva i moribondi, libera le anime del
Purgatorio".
25 Giugno
UN CUORE CHE PREGA
Se
comprendessimo la necessità e la potenza della preghiera! Se sapessimo che la
preghiera è la debolezza di Dio e la forza dell'uomo! Gesù invita, raccomanda,
impone la preghiera, lega ad essa ogni grazia, ogni benedizione, perfino
l'eterna salvezza. Egli stesso prega dovunque e sempre; nel Tempio e nell'Orto
degli ulivi, sul monte e sulle acque, sulle piazze e nelle sinagoghe. San
Tommaso d'Aquino non comprende una questione molto difficile: prega e la
preghiera lo illumina. La Maddalena ha l'anima coperta di peccati: prega ai
piedi di Gesù e la preghiera la purifica. San Pietro corre il pericolo di
sommergersi nelle acque e prega; la preghiera lo fortifica. Marta e Maria
pregano piangendo dinanzi a Gesù nell'ora del dolore e la preghiera le
consola. Pregano gli Apostoli nel Cenacolo e la preghiera fa scendere lo
Spirito Santo con i suoi doni celesti.
E
noi quando preghiamo? Preghiamo quando abbiamo bisogno di aiuti speciali,
nelle tentazioni, nei pericoli, nelle cadute? Preghiamo per noi, per la nostra
famiglia, per chi ci vuol bene e chi ci vuol male? Preghiamo per tanta povera
gioventù, per i peccatori, per i moribondi, per le anime sante del Purgatorio?
Non dimentichiamo mai nelle nostre preghiere il Papa, i sacerdoti, i
missionari di qualche Istituto di nostra conoscenza e le vocazioni religiose.
Nelle preghiere diamo largo campo anche alla meditazione. "E’ il
principio di ogni bene" (S. Agostino). "È la via più facile e più spedita per l'acquisto
della perfezione" (S. Ignazio). Che importa a te se la
medicina è amara quando produce il suo effetto benefico?
Fioretto:
Rivolgiamoci
al Cuore di Gesù affinché ci insegni a ben pregare per noi e per il
prossimo.
Giaculatoria:
"Ti
adoriamo, o Cristo, e ti benediciamo perché con la tua santa croce hai redento
il mondo".
26 Giugno
E’ ACCANTO A OGNUNO DI NOI
Quando
fai l'elemosina, ricordati che il Padre tuo vede nel segreto: non sappia la tua
sinistra quello che fa la destra. Quando preghi, entra nella tua camera e chiudi
l'uscio poiché il Padre tuo vede in segreto. Quando digiuni, il tuo digiuno
non si manifesti agli uomini, ma al tuo Padre celeste il quale vede ogni cosa.
Dio vede tutto intorno a te... dentro di te. Anche le minime cose nascoste agli
uomini non sfuggono al suo sguardo divino. Nessuno può penetrare nei segreti
del tuo cuore. Dio sì. Quando crediamo di essere soli, vi è sempre un occhio
che vede i nostri pensieri. Un orecchio che sente le nostre parole, una mano che
scrive le nostre azioni. Dio ci vede! Dio ci vede dappertutto, anche quando
facciamo il male! E un pensiero che spaventa e insieme consola!
Il
mondo non si cura di noi, talvolta ci disprezza; Dio no. Egli vede le nostre
mortificazioni, i nostri piccoli sacrifici, gli atti di zelo, di umiltà, di
carità, di pazienza. Consoliamoci dunque: ogni azione, ogni giaculatoria è
scritta in cielo. Ogni lacrima è una gemma per la nostra corona. Com'è
bella, com'è divina questa vita d'unione con Gesù! Al mattino, appena ci
svegliamo, mandiamo il nostro primo pensiero al Cuore di Gesù e alla Vergine
Immacolata; vestiamoci con modestia e riflettiamo: siamo alla presenza di Dio.
Pensiamo che ci sta vicino per santificare le nostre fatiche quando lavoriamo;
per santificare ogni nostro respiro, ogni palpito del cuore. Ed alla sera
l'ultimo nostro pensiero sia per Dio.
Fioretto:
Spesso
richiamerò alla mente il pensiero che Dio mi vede e lo saluterò con devote
invocazioni.
Giaculatoria:
"Signor
mio e Dio mio! Mia forza e mio rifugio! Mia gioia e mio sostegno!".
27 Giugno
GESU’ CI DONA LA MADRE
Vicino
al cuore della Madre, Gesù compie l'estremo sacrificio. Prima di morire detta
il suo testamento. In mezzo agli strazi dell'agonia, contempla il discepolo
prediletto e gli dice: "Eccoti tua Madre". Il solenne testamento è
dunque sigillato dal sangue di Gesù. Per ultima sua volontà, Maria diventa la
Madre di tutti. Maria è la Regina del cielo e della terra. L'ha arricchita di
tutti i doni di natura, di grazia e di gloria. L'ha fatta Immacolata e Vergine
Madre, perché sua Madre. E perché tale, la volle in cielo, anima e corpo. Di
lassù come Madre di Dio tutto può, come Madre tua adottiva tutto vuole. Ricorda
le nozze di Cana. Maria si interessa del caso e Gesù si decide a operare il
miracolo. Tutte le grazie del Signore vengono a noi per mezzo della Madonna. E
se la stimiamo, come cerchiamo di amarla?
Un
figliolo che dice di amare la sua mamma e poi - l'offende, non è sincero; è un
cattivo figliolo. E noi non offendiamo forse la Madonna col peccato? Quando commettiamo
un peccato... soffre per noi, per noi invoca sempre la Divina Misericordia. Le
offriamo ogni giorno il nostro cuore? La onoriamo al mattino ed alla sera con
la recita almeno dell'Ave Maria? Riusciamo a salutarla tre volte al giorno
con la preghiera dell'Angelus? E prima di metterci a letto, prendiamo fra le
mani la corona del Rosario? Ricordiamoci che il santo Rosario è il termometro
della nostra devozione a Maria.
Fioretto:
Ama la
Madonna; è l'amore più bello e più santo dopo quello di Dio (S. Massimiliano
Kolbe).
Giaculatoria:
"Gesù,
quest'anima solo in te spera: per Te abbia merito la mia preghiera".
28 Giugno
PER ESSERE FELICI
La
felicità è l'aspirazione di tutti gli uomini, un fenomeno universale. S.
Tommaso d'Aquino analizza questa ricerca e riconosce che non si trova nelle
ricchezze, negli onori, nella fama, nel potere, nel piacere, né in alcun bene
creato: nulla appaga questa sete incoercibile di felicità. Scrive un convertito
dei nostri tempi: "Ho girato il mondo alla ricerca della felicità, ma
non l'ho trovata. Ho attraversato deserti e montagne, campagne e pianure.
Invano. Sono entrato in una chiesa, un primo Venerdì del mese; vi era Gesù
esposto. Sono stato folgorato: ecco la sorgente della vera felicità, il Cuore
Eucaristico del Salvatore". La fede risolve l'enigma: la felicità sta
nella visione di Dio quando "lo vedremo così com'egli è". Allora si
comprendono certe espressioni dei santi: S. Francesco d'Assisi: "È tanto
il bene che m'aspetto, ch'ogni pena m'è diletto"; S. Margherita Maria
Alacoque passava intere notti in adorazione: notti di Paradiso...
Gesù
dice: "Rallegratevi ed esultate perché grande è la vostra ricompensa nei
cieli" e ancora: "Nessuno vi potrà rapire la vostra gioia".
Eva Lavallière, ballerina, attrice, cantante, al colmo degli onori tentò il
suicidio gettandosi nella Senna. Fu salvata e dopo un lungo travaglio si
convertì. Scriveva a un'amica: "Ora sono così felice! Tu non puoi
immaginare come io sono felice! Ho scoperto l'amore di Dio". S. Camillo de
Lellis, ai piedi del crocifisso, vide un braccio di Gesù staccarsi dalla
croce per attrarlo al petto, accostando le sue labbra alla ferita del costato.
Il Santo ne restò ebbro di felicità.
Fioretto:
Oggi
entrerò in chiesa e ai piedi del Sacro Cuore di Gesù metterò ogni mia
aspirazione, desiderio".
Giaculatoria:
"O
Cuore di Gesù, pieno di amore per noi, infiamma il cuor nostro d'amore per
Te".
29 Giugno
SOLO L’AMORE CI SALVERA’
Giovanni
Paolo Il può essere considerato un grande apostolo del Cuore di Gesù. Ha
pienamente manifestato di possederne lo spirito nelle due encicliche "Redemptor
e Dives in Misericordia"; in vari discorsi occasionali ed omelie
festive. Il Papa ha praticamente centrato il suo messaggio al nostro mondo sul
rispetto della persona umana, sulla promozione di una vita più dignitosa per
tutti, sulla solidarietà verso ogni essere umano, senza distinzione di razza e
di paese, di lingua e di cultura. Al di sopra della conquista della scienza e
della tecnologia, c'è la dignità della persona umana, i cui diritti non
possono essere forzati né ostacolati da nessuna ideologia e ambizione umana, da
nessun potere politico e sociale, da nessuna cultura imposta con la forza o con
l'inganno.
Giovanni
Paolo II difende questi principi umanitari, appellandosi alla
legge dell'amore, qualità propria di Dio ma anche dell'uomo, essendo stato
fatto a sua immagine e somiglianza, redento dall'amore di Cristo, elevato alla -
dignità di figlio di Dio dall'amore misericordioso del Padre che è nei
cieli. Nell'enciclica "Redemptor hominis", il Papa ha
riferimenti espliciti al Cuore di Gesù. "La Redenzione del mondo è,
nella sua più profonda radice, la "pienezza della giustizia" in un
Cuore umano: nel cuore del Figlio primogenito, perché essa possa diventare giustizia
dei cuori di molti uomini... chiamati all'amore" (RH 9). L'enciclica
"Dives in Misericordia" ci mette di fronte all'amore infinito
del Padre, un amore di misericordia verso l'uomo, sempre bisognoso di perdono
e di redenzione.
Fioretto:
Farò una
visita al Cuore di Gesù in modo da rafforzare i miei buoni propositi di queste
mese.
Giaculatoria:
Cuore
amatissimo, non altro anelo, che darti gioia in terra e in cielo".
30 Giugno
SI PRENDE CURA DI NOI
Si
usa spesso la parola consacrazione anche nei rapporti umani: un medico
si consacra ai suoi malati, un insegnante alla formazione dei suoi alunni, una
mamma all'educazione dei suoi figli... non vivono per sé ma per coloro ai
quali si sono donati, facendo della loro professione una vera missione. La
parola "consacrazione" implica dunque l'idea di servizio e
dedizione. La consacrazione è di natura religiosa. Dio solo è il
Signore degno della totale sottomissione dell'uomo. Egli solo merita che gli
offriamo la nostra libertà, il nostro impegno quotidiano, il nostro essere.
Nella Bibbia in generale e nel Vangelo in particolare si leggono promesse
meravigliose della bontà di Dio a coloro che si impegnano con Lui.
Il
Salmo 90 esalta la sicurezza data da Dio a colui che si mette sotto la sua
protezione. Un salmo pieno di serenità, fa intravedere la pace e la gioia di
chi consacrandosi all'Amore di Dio si lascia guidare da Lui. Ecco le espressioni
conclusive: "Lo salverò perché a me si è affidato, lo esalterò perché
ha conosciuto il mio nome. Mi invocherà e gli darò risposta, presso di lui
sarò nelle sventure, lo salverò e lo renderò glorioso. Lo sazierò di
lunghi giorni e gli mostrerò la mia salvezza" Salmo 90,14-16.5. Margherita
Maria Alacoque così scriveva a Madre de Saudeilles: "Egli riparerà
tutto ciò che vi può essere di imperfetto nelle vostre azioni e santificherà
le buone azioni se vi unite in tutto ai suoi disegni". La veggente di
Paray-le-Monial scrive ancora: "abbandonandoci a Lui, egli si prende cura
di noi".
Fioretto:
Grazie o
Cuore di Gesù, per tutte le grazie elargitemi lungo questo caro mese a Te
dedicato.
Giaculatoria:
"Gesù,
Giuseppe e Maria assistetemi nell'ultima mia agonia".
LE PROMESSE DEL SACRO CUORE DI GESU’
Queste
“Promesse” costituiscono un piccolo Codice dell’amore e della misericordia
di Dio. Nello stesso tempo sono una sintesi di quanto Gesù ci dice nel Vangelo.
Ne elenchiamo dodici, raccolti negli scritti dell’apostola del S. cuore:
Margherita Maria Alacoque.
1. Darò loro tutte le grazie necessarie al loro stato.
2. Metterò la pace nelle loro famiglie.
3. Li consolerò in tutte le loro afflizioni.
4. Sarò il loro sicuro in vita e specialmente in punto di morte.
5. Spanderò le più abbondanti benedizioni sopra tutte le loro imprese.
6. I peccatori troveranno nel mio Cuore la fonte e l’oceano della
misericordia.
7. Le anime tiepide diventeranno fervorose.
8. Le anime fervorose s’innalzeranno rapidamente a grande perfezione.
9. Benedirò le case dove l’immagine del mio Sacro Cuore sarà esposta
e venerata.
10. Darò ai sacerdoti il dono di commuovere i cuori più induriti.
11. Le persone che propagheranno questa mia devozione avranno il loro
nome scritto nel mio Cuore e non ne sarà mai cancellato.
12. A tutti quelli che per nove mesi consecutivi si comunicheranno al
primo Venerdì di ogni mese, Io prometto la grazia della penitenza finale;
essi non moriranno in mia disgrazia, ma riceveranno i sacramenti, e il mio
Cuore sarà loro sicuro asilo in quel momento estremo.
Consacrazione
del genere umano al
S. CUORE di GESU'
O
Gesù, dolcissimo, o Redentore del genere umano, guarda a noi, umilmente
protesi dinanzi al tuo altare. Noi siamo tuoi, e tuoi vogliamo essere; e per
essere a Te più strettamente congiunti, ecco che ognuno di noi oggi
spontaneamente si consacra al Tuo Sacratissimo Cuore. Molti purtroppo
non ti conobbero mai, molti, disprezzando i tuoi comandamenti, Ti ripudiarono.
O benignissimo Gesù, abbi misericordia e degli uni e degli altri; e tutti
quanti attira al tuo Cuore Santissimo. O Signore, sii il Re non solo dei
fedeli che non si allontanarono mai da Te, ma anche di quei figli prodighi
che Ti abbandonarono, fa che quanto prima ritornino alla casa paterna, per
non morire di miseria e di fame. Sii il Re di coloro che vivono nell'inganno
dell'errore o per discordia da Te separati; richiamali al porto della verità
e all'unità della fede, affinchè in breve si faccia un solo ovile sotto un
solo Pastore.
Largisci, o Signore, incolumità e libertà sicura alla tua Chiesa;
largisci
a tutti i popoli la tranquillità dell'ordine; fa che da un capo all'altro
della terra risuoni quest'unica voce:
Sia lode a quel Cuore Divino da cui venne la
nostra salute; a Lui si canti
gloria e onore nei secoli. Amen.
(un dolcissimo, tenerissimo,
amorosissimo atto di amore verso Gesù da Elisaesse)
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Dalla
rivista mensile religiosa “PAPA GIOVANNI” n. 5, realizzata dai ‘Sacerdoti
del S. Cuore’ (Dehoniani) Collegio Missionario Via Barletta – 70031 Andria
(Bari) Tel.: 0883.592345 – Fax.: 0883. 592014. c.c.p.: 5702
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Collegio Missionari succitati.