"VIENI TI RIPORTO DAI TUOI CARI"

La testimonianza preziosa di Andrea Alberton, in coma per 3 lunghi mesi all'ospedale di Cittadella (PD) vissuti come un lungo viaggio assieme a Gesù Bambino di Praga.

"Caro Padre, è con immensa gioia che ritorno quest'anno dal Piccolo Re che molto amiamo e a cui dob­biamo tanto per la grazia che ci ha concesso. Siamo venuti qui oggi al Santuario dalla pro­vincia di Padova per portare la nostra testimo­nianza: Andrea, nostro figlio di 23 anni due anni fa ha avuto un gravissimo incidente... ".

È lo stesso Padre Marco Cabula che rivive - nel racconto di queste parole - l'incontro con la mam­ma di un giovane ragazzo che, in un pomeriggio estivo di quasi un anno fa, gli racconta l'inattesa guarigione del figlio. Sembra quasi l'inizio di una delle tante lettere che, ogni giorno, arrivano sulle cattedre della nostra direzione eppure, questa, è u­na testimonianza che ha davvero dell'incredibile.

Così, a distanza di 10 mesi da quel primo incon­tro, ci siamo ritrovati ancora qui oggi, attorno a un tavolo, per mettere insieme, pezzetto dopo pezzet­to, i tasselli di un mosaico bellissimo: quello di un "sogno" durato tre mesi. Assieme a me e a P. Marco, direttore del Messaggero, ci sono anche loro: Romi­na Cogo, mamma di Andrea, e suo figlio, colui che assieme a Gesù Bambino può raccontarci meglio di chiunque altro cosa ha vissuto in quei 3 mesi tra­scorsi "mano per mano" col Piccolo Re.

Insieme ci aiuteranno a ripercorrere le tappe di questo miracolo che parte proprio da quell'incidente. Sono le circa 6 del mattino del 13 Luglio 2008, Andrea è di ritorno a casa alla guida della sua mac­china quando, a causa di un colpo di sonno, sbatte violentemente contro un muro di una recinzione. L'impatto è violentissimo. I vigili del fuoco lo tirano fuori dalle lamiere della macchina quando ormai è già in coma e rimarrà così per tre lunghi mesi.

Eppure quella che, umanamente, è stata una gran­de prova per lui e i suoi familiari, improvvisamente, si trasforma in una splendida testimonianza di Amo­re, di grazia inattesa, per merito della fedeltà di Dio.

CI RACCONTA COSA È SUCCESSO?

"Certo: mentre era in rianimazione un'amica, a me molto cara, mi ha dato l'olio di Gesù Bambino. Ricordo come se fosse oggi quelle parole: "Romina - mi disse - mi raccomando; mettigli continuamente l'olio più volte al giorno e vedrai che Andrea starà be­ne!". S'immagini, io non conoscevo né Gesù Bambino di Praga né avevo mai sentito parlare di Arenzano...

EPPURE...

Eppure, per la stima e l'amicizia che avevo per que­sta persona, cominciai a ungere mio figlio con quel­l'unguento benedetto.

MA RIUSCIVA IN QUEL MOMENTO A PARLARE CON DIO, A PREGARE?

Le dico solo questo: l'unica preghiera che riuscivo a rivolgere al Signore era proprio la Novena del Pic­colo Re. Non mi chieda il perché. Non glielo saprei dire. La paura e il dolore in certi frangenti sono tal­mente forti che non riesci proprio a pensare. Ma questa preghiera è stata la mia lampada accesa da­vanti a Dio e alla Madonna per Andrea.

E POI?

Dopo tre mesi mio figlio si svegliò: era il 14 otto­bre 2008.

E COSA SI RICORDA DI QUEL GIORNO?

Semplicemente che eravamo in giardino all'ospecla­le di Cittadella. Io e mio figlio Andrea sulla carroz­zina. Gli chiesi: "Andrea, lo vuoi un caffè?" era una domanda che gli facevo spesso. Gli parlavo e gli facevo le domande più banali ma giusto per intera­gire continuamente con lui. Solo che, quella volta, dopo tre mesi che non sentivo più la sua voce lui rispose: "sì".

Ci fu un fremito di gioia così grande che non riu­scirei a descriverglielo. Cominciai a piangere ma facevo di tutto per non farmi accorgere da Andrea. Subito provai a fargli un'altra volta quella domanda per avere la certezza che quel "sì" non fosse il frut­to di una mia impressione o di una mia illusione.

E LUI?

Lui, prontamente rispose ancora: "si".

Salimmo insieme in reparto e Andrea salutò di sua iniziativa l'infermiere. Si può immaginare la scena: subito esplose la gioia per tutto il reparto. Tutti coloro che lo seguivano e lo conoscevano accorrevano di corsa verso di noi dicendo "Andrea s'è svegliato! Andrea si è risvegliato dal coma!"'.

NON SONO UN MEDICO MA HO SAPUTO CHE TALVOLTA, RISVEGLIANDOSI DAL COMA, IL PAZIENTE PUÒ CAMBIARE IL CARATTERE. È’ VERO?

Sì, i medici avevano avvisato sia me che mio mari­to. Ma per lui non fu così. Anzi, il dono più prezio­so che ho riscoperto in lui è proprio la serenità che questo mio figlio, da allora, ha sempre conservato. E la comunica a tutti. Lo guardi...

Poi, la domenica successiva, lo portai a Messa nella cappellini dell'ospedale ed era un vero pia­cere, per tutti noi, vedere che partecipava a voce alta rispondendo a tutte le domande della litur­gia, tanto che Don Francesco disse: "mamma mía, oggi abbiamo il nostro miracolo vivente in cbiesa!".

È RIMASTO TANTO IN OSPEDALE?

É stato dimesso il 31 dicembre.

Poi il giorno dell'Epifania, dopo la santa cele­brazione, Andrea mi chiese di poter prendere in braccio il Bambino Gesù perché lo vedeva che, con le Sue manine, gli faceva gesto di avvicinarsi. Il Parroco Don Roberto glielo fece subito baciare e, dopo, mio figlio mi disse: "mamma, è questo il bimbo che mi ba salvato ma non era vestito così!". Io e mio marito ci guardammo senza dire nulla. Non capivo perché mi avesse detto questo. Tornata a casa gli ho chiesto il perché di quella frase...

E FU COSÌ CHE ANDREA GLI RACCONTÒ IL "SOGNO"?

Sì, mi spiego il "sogno" che aveva fatto. Infatti in quei 3 mesi di coma, mio figlio aveva vissuto tutto questo tempo come un'unica a lunga visione. Un "sogno" come lo chiama sempre lui...

CE LA RACCONTA?

Dopo l'incidente si ritrovò in un atmosfera tutta buia e offuscata ma - all'improvviso - ha visto illuminar­si tutto quanto di azzurro. Il buio intenso, in cui prima era immerso, divenne di colpo chiaro e gli venne incontro un bimbo. Non riusciva a dargli un età, non l'aveva mai visto prima di allora, ma lo col­piva per la bellezza e la dolcezza che traspariva da quel Suio visino.

MA COM'ERA QUESTO BAMBINO, GLIELO HA MAI DESCRITTO?

Come altezza gli arrivava grosso modo. alla vita ed aveva una luce che gli attorniava il viso.

COME QUELLO? (gli indico l'immagine del Piccolo Re?)

Non esattamente (ora è Andrea stesso che parla quasi ad assicurarsi che la spiegazione sia senza imperfezioni!): aveva un vestito bello ma molto semplice. Come una tunichetta sull'azzurro.

Come posso spiegarvelo? È esattamente come Gesù Bambino nella sua Statuina di Arenzano ma senza il vestito tradizionale rosso. E senza nemme­no la corona: è così (indica nuovamente la foto che abbiamo in redazione) ma senza tutti gli abbelli­menti e i monili che richiamano la regalità.

MA ALLORA NON È IL PICCOLO RE...

Aspetta (mi ferma subito P Marco quasi folgora­to da una intuizione...) Andrea ha ragione e la soluzione può essere molto più semplice di quanto ora ci possa sembrare!

- E mentre esprime ad alta voce queste parole prende per mano Andrea e la mamma Romina por­tandoli nel suo studio. Incuriosito mi alzo e vado anch'io col Padre che nel frattempo si è messo già a cercare sul computer le foto scattate 2 anni fa in seguito al restauro della Statuina di Gesù Bambino -.

"Eccolo, era esattamente così" lo ferma Andrea quando vede l'anteprima della terza immagine. L'emozione è palpabile e ci pervade il cuore, mentre il ragazzo continua a ripetere "Era proprio questo il bambino che mi ha parlato!"

E COSA TI HA DETTO? (Lo incalza la mamma quasi a voler risentire ora, con l'immagine davanti agli occhi di Colui e che gli ha custodito il bene più grande)

Questo bimbo mi ha detto: "Andrea, cosa ci fai tu qui? Non è questa la tua ora. Vieni che ti riporto dai tuoi cari!". E mentre mi accompagnava lungo la via, mi teneva per mano e mi accarezzava amorevol­mente la mano.

QUASI A TRASMETTERTI LE SUE CURE?

Sì, certamente risponde prontamente Romina, e continua lei il racconto di quel miracolo, che ha già sentito più volte, quasi a voler aggiungere una parte importante È stata grande l'emozione di sapere che sia io che Andrea stavamo insieme per­correndo la stessa via spirituale accomunati entrambi da Gesù Bambino. Dopo che per la prima volta ho sentito questo racconto gli ho fatto vedere l'immagi­ne del Bambino Gesù di Praga perché mi ero ricor­data che mentre lui stava "sognando" tutto questo, io gli mettevo continuamente l'olio benedetto della lam­pada e pregavo il Piccolo Re con la sua Novenina.

AVEVA MAI SENTITO PARLARE DEL SANTUARIO DI ARENZANO?

No. Ho scoperto del Santuario di Arenzano leggen­do la provenienza dal foglietto che accompagnava il flaconcino dell'olio. Da allora, mia cugina - cui de­vo tantissimo -, mi ha fornito non so nemmeno io quanti bottiglini di olio. Me li faceva pervenire pun­tualmente per lui (indica Andrea). E ha fatto prega­re tantissime volte i frati con Sante Messe e Novene per chiedere la guarigione.

Poi l'anno scorso son venuta di persona ma, que­sta volta portando anche Andrea. E sa qual è il pri­mo frate che ho incontrato?

NO...

Proprio Padre Marco Cabula; era di turno lui quel giorno in confessionale! Ed è lui che ha tanto insisti­to affinchè questa testimonianza andasse a lode del Piccolo Re. I Padri ci hanno subito donato una bella statuina. Ora sono diventata zelatri­ce di Gesù Bambino e, pensi, verremo addirittura a festeggiare il comple­anno di Andrea il prossimo 18 settembre, proprio qui ad Àren­zano con un bel pellegrinaggio.

È il nostro modo per ringraziare tutte quelle persone che in questa lunga esperienza ci sono stati vicini. In quest'anno, ho portato la Sua immagine a Cittadella (PD), a S. Croce Bogolina (PD) a Laghi (PD), e a Longa di Schiavon (VI)...

Non ringrazierò mai abbastanza Gesù Bambino per questo immenso dono che mi ha concesso riportan­domi mio figlio a casa. Lo affido a Lui affinché lo mantenga sempre in salute e sereno e custodisca tutti noi. (Tratto da: “Messaggero di Gesù Bambino di Praga” 7-8/2011)