UNA
SPADA TI TRAFIGGERA L'ANIMA
Ora a
Gerusalemme c'era un uomo di nome Simeone, uomo giusto e timorato di Dio, che
aspettava il conforto d'Israele; lo Spirito Santo, che era su di lui, gli aveva
preannunziato che non avrebbe visto la morte senza prima aver veduta il Messia
del Signore. Mosso dunque dallo Spirito, si recò al Tempio; e mentre i genitori
vi portavano il bambino Gesù per adempiere la Legge, lo prese tra le braccia e
benedisse Dio: «Ora lascia, o Signore, che il tuo servo vada in pace secondo la
tua parola; perché i miei occhi han visto la tua salvezza, preparata da te
davanti a tutti i popoli, luce per illuminare le genti e gloria del tuo popolo
Israele».
Il
padre e la madre di Gesù si stupivano delle cose che si dicevano di lui.
Simeone li benedisse e parlò a Maria, sua madre: «Egli è qui per la rovina e
la risurrezione di molti in Israele, segno di contraddizione perché siano
svelati i pensieri di molti cuori. E anche a te una spada trafiggerà l'anima».
(Lc 2,25-35)
Quella
spada che Simeone aveva profetizzato nel tempio di Gerusalemme, quando Gesù
Bambino era stato presentato al Tempio, stava per brandire il suo colpo fatale.
Così aveva predetto il sacerdote trentatré anni prima: «Egli
è qui per la rovina e la risurrezione di molti in Israele, segno di
contraddizione perché siano svelati i pensieri di molti cuori. E anche a te una
spada trafiggerà l'anima».
La
Madre stava ai piedi della Croce. Quale dolore più grande al mondo può
esistere se non quello di vedere il proprio figlio torturato e condannato a
morte a causa della giustizia e della verità? Scandalo della Croce (Gal 5,11)
è sì infierire e assassinare il Figlio unico di Dio, ma anche e in particolare
sottrarre il bene più grande ad una Madre.
La sofferenza che sgorgava dal cuore puro e immacolato di Maria era grande, senza misura. Quel giorno, quando il mondo commise la nefandezza più spregevole di tutta la sua storia di peccato e di salvezza, ci furono due Vie Crucis, l'una parallela all'altra: quella di Cristo, l'agnello immolato per il riscatto di tutti gli uomini, e quella di Maria che accompagnava il Figlio alla morte senza poter impedire l'azione di chi alzava le mani sull'Emmanuele, sul "Dio con noi".
C'è
dunque un altro Calvario - di dolore non inferiore a quello già conosciuto -
che le cronache evangeliche non hanno riferito, il Calvario della Madonna, che
nascondeva con dignità e nella propria anima il suo strazio.
Racconta
l'Evangelista Giovanni: «Stavano
presso la croce di Gesù sua madre, la sorella di sua madre, Maria di Clèofa e
Maria di Màgdala. Gesù allora, vedendo la madre e lì accanto a lei il discepolo
che egli amava, disse alla madre: "Donna, ecco tuo figlio!". Poi disse
al discepolo: "Ecco tua madre!". E da quel momento il discepolo la
prese nella sua casa».
Giovanni, l'apostolo che aveva reclinato il capo sul petto di Gesù durante l'ultima Cena, rappresenta il cristiano che impara ad amare Maria: la Madre alla quale venne donato un Figlio dallo Spirito Santo e le venne strappato crudelmente dagli uomini. Quando pensiamo alla morte di Cristo e all'indicibile tristezza di Maria, davanti ai nostri occhi, molto spesso, ci si staglia l'immagine michelangiolesca della "Pietà". Non c'è un'altra opera d'arte più espressiva di questa scultura marmorea che porta in sé tutto il dolore muto della morte e del martirio. Gesù abbandonato nelle braccia amorevoli di sua Madre è forse, l'atto d'amore più grande in assoluto.
Molto
probabilmente Maria, essendo stata la Madre del "Re dei giudei"; venne
schernita e derisa, beffeggiata e vilipesa come suo Figlio. Ma anche per lei
valevano le parole pronunciate dal Cristo poco tempo prima dell'ignobile, ma
salvifico sacrificio: «Se
il mondo vi odia, sappiate che prima di voi ha odiato me. Se foste del mondo, il
mondo amerebbe ciò che è suo; poiché invece non siete del mondo, ma io vi ho
scelti dal mondo, per questo il mondo vi odia. Se hanno perseguitato me,
perseguiteranno anche voi. Se non fossi venuto e non avessi parlato loro, non
avrebbero alcun peccato, ma ora non hanno scusa per il loro peccato. Chi odia
me, odia anche il Padre mio. Questo perché si adempisse la parola scritta
nella loro Legge: «Mi hanno odiato senza ragione».
L'ingiustizia,
che tocchiamo ogni giorno, è assenza di ragione. Perciò, a distanza di due
millenni, Cristo muore ancora e Maria sua Madre continua a piangere per quella
spada che dal suo cuore non è stata ancora sfilata.
•
Addolorata, in pianto, la Madre sta presso la croce da cui pende il Figlio.
Immersa in angoscia mortale geme nell'intimo del cuore trafitto da spada. Quanto
è grande il dolore della benedetta fra le donne, Madre dell'Unigenito. Piange
la Madre pietosa contemplando le piaghe del suo Figlio. Chi può trattenersi dal
pianto davanti alla Madre di Cristo in tanto tormento? Chi può non provare
dolore davanti alla Madre che porta la morte del Figlio? Per i peccati del
popolo suo ella vede Gesù nei tormenti del duro supplizio. Per noi ella vede
morire il dolce suo Figlio, solo, nell'ultima ora. O Madre, sorgente di amore,
fa' chi'io viva il tuo martirio, fa' ch'io pianga le tue lacrime. Fa' che arda
il mio cuore nell'amare il Cristo-Dio, per essergli gradito.
• Ti prego,
Madre Santa: siano impresse nel mio cuore le piaghe del tuo Figlio. Uniscimi al
tuo dolore per il Figlio tuo divino che per me ha voluto patire. Con te lascia
ch'io pianga il Cristo crocifisso finché avrò vita. Restarti sempre vicino
piangendo sotto la croce: questo desidero.
O
Vergine Santa tra le vergini, non respingere la mia preghiera, e accogli il mio
pianto di figlio. Fammi portare la croce di Cristo, partecipare ai suoi
patimenti, adorare le sue piaghe sante. Ferisci il mio cuore con le sue ferite,
stringimi alla sua croce, inebriami del suo sangue.
•
Nel suo ritorno glorioso rimani, o Madre, a1 mio fianco, salvami dall'eterno
abbandono. O Cristo, nell'ora del mio passaggio fa' che, per mano a tua Madre,
io giunga alla meta gloriosa. Quando la morte dissolverà il mio corpo,
aprimi, Signore, le porte del Cielo, accoglimi nel tuo regno di gloria. Amen.
(Jacopone da Todi, Stabat Mater)