LA SS TRINITA’
TRINITÀ
IN DIO. - «I cieli, canta
il Salmista, furono creati per mezzo della parola del Signore, e la loro potenza
e stabilità viene dal soffio della sua bocca» (Psalm. XXXII, 6). I
santi Padri vedono qui indicata la santissima Trinità: il Padre, nel Signore
che crea; lo Spirito Santo, nel soffio della sua bocca che dà consistenza alle
cose create. Un chiaro accenno della Trinità, pare ancora ai Dottori della
Chiesa di trovarlo, per ciò che spetta all'antico Testamento, in Isaia che dice
di avere udito in un'estasi i Serafini cantare nel cielo: «Santo, Santo, Santo
è il Dio degli eserciti» (ISAI. VI, 3). I Serafini ripetono tre volte la voce
Santo, perché adorano tre persone in un solo Dio.
Più aperta è la testimonianza del Nuovo Testamento. Qui si legge che Gesù, nell'atto di dare la missione ai suoi Apostoli, disse loro: «Andate, ammaestrate tutte le genti, e battezzatele nel nome del Padre e del Figliuolo e dello Spirito Santo» (MATTH. XXVIII, 19). E un'altra volta: «Io pregherò il Padre, ed egli vi darà un altro Paracleto, Spirito di verità, il quale dimorerà con voi in eterno» (IOANN. XIV, 16-17). Essendo Gesù stato battezzato nel Giordano, al suo uscire dalle acque i cieli si aprirono e fu veduto lo Spirito Santo, in forma di colomba, discendere e fermarsi sopra di lui, mentre una voce dal cielo disse: Questi è il Figliuol mio diletto, nel quale ho posto le mie compiacenze (MATTH. III, 16-17). Altri passaggi s'incontrano e nel Nuovo e nel Vecchio Testamento che non indubbiamente accennano alla Trinità.
UNITÀ
NELLA TRINITÀ. - Nella
prima Epistola di S. Giovanni, capo V, noi leggiamo testimonianza la quale
mentre prova chiaramente la Trinità delle persone in Dio, non meno chiaramente
stabilisce l'unità di natura o di essenza in queste tre persone: «Tre sono,
così si legge al verso 7°, che dànno testimonianza nel cielo; il Padre, il
Verbo, e lo Spirito Santo» - (ecco la Trinità), e questi tre sono una
cosa sola (ecco l'unità nella Trinità). E già il Salvatore aveva
detto: «Io e il Padre siamo una cosa sola» (IOANN. X, 30). Sono una cosa sola,
perché hanno tutte e tre la medesima natura ed essenza, ed eternità, ed
immutabilità, e scienza, e santità, ecc. «Vi sono in Dio tre persone, dice
Tertulliano, non per lo stato, ma per il grado; non nella sostanza, ma nella
forma: non nella potenza, ma nell'immagine; ed esse hanno una medesima età, una
medesima potenza: perché vi è un solo Dio nel quale si trovano questi gradi,
questa forma, questa specie, sotto il nome di Padre, di Figlio, di Spirito Santo
(In Apolog.)».
«Vi è nel Padre, scrive S. Agostino, nel Figlio e nello Spirito Santo
un'eterna ed incomunicabile unità; un solo Dio, una sola luce, un solo
principio. Io non trovo un nome che convenga a così grande eccellenza; ed ecco
che il meglio che a mio giudizio si possa dire: Questa Trinità è un solo Dio,
dal quale, per il quale e nel quale sono tutte cose, e queste tre persone non
hanno che una sola e medesima sostanza. Ciò nonostante, l'una non è l'altra;
vi è in tutte tre la medesima potenza, la medesima eternità, l'immutabilità,
e la maestà medesima; unità nel Padre; uguaglianza nel Figlio, accordo di unità
e di uguaglianza nello Spirito Santo. E queste tre persone sono una medesima
cosa per il Padre, eguali in tutto per il Figlio, unite fra di loro per mezzo
della Spirito Santo (De Doct. christ. lib. I, c. V)». Esclamiamo
dunque con S. Bernardo: «Gloria al Padre, dal quale sono tutte le cose; gloria
al Figlio, per il quale sono tutte le cose; gloria allo Spirito Santo, nel quale
sono tutte le cose» (Serm. in Cant.).
Le tre persone hanno una triplice sussistenza, e sono l'oggetto di un'adorazione
personale, poiché noi adoriamo il Padre, perché è Padre che genera il Figlio;
adoriamo il Figlio come generato dal Padre; adoriamo lo Spirito Santo, come
procedente dal Padre e dal Figlio. Così, benché l'adorazione essenziale di
Dio, come Dio, sia una, tuttavia l'adorazione personale è triplice; perché
l'adorazione personale che è propria al Padre, come Padre, non può essere
rivolta al Figlio, come Figlio; né allo Spirito Santo, come Spirito Santo;
sarebbe questo un confondere, con Sabellio, le persone realmente distinte le une
dalle altre; esse formano tre ipostasi e sussistenze reali. Bisogna adorare,
come canta la Chiesa nel Prefazio della Messa in onore della Santissima Trinità,
la proprietà nelle persone, l'unità nell'essenza, l'uguaglianza nella maestà.
«Il Padre è tutto nel Figlio e nello Spirito Santo, dice S. Agostino: Il
Figlio è tutto nel Padre e nello Spirito Santo: lo Spirito Santo è tutto nel
Padre e nel Figlio (Lib. II,
de Doct. Christ.
c. V)». Quindi il medesimo
Santo esclama nei suoi Soliloqui: «A te sola; o Trinità, tu sei
interamente nota; tu sola perfettamente conosci te stessa, o Trinità augusta,
ammirabile, inenarrabile, inaccessibile, incomprensibile, inintelligibile,
sopraessenziale, che superi sopressenzialmente ogni senso, ogni ragione, ogni
intelligenza, ogni sostanza degli spiriti celesti; Trinità della quale è
impossibile perfino agli intelletti angelici formarsi una perfetta idea, un
adeguato concetto, o pensarne, o dirne, o intenderne l'essenza». S. Tommaso
dice: «Quantunque le opere della SS. Trinità, non meno che la sua natura, la
sua potenza, il suo spirito e la sua volontà siano indivise, tuttavia per causa
dell'affinità che conviene alla proprietà di ciascuna persona, si attribuisce
con ragione l'onnipotenza al Padre, l'onniscienza al Figlio, perché è il Verbo
e l'idea del Padre, la suprema e immensa bontà allo Spirito Santo, perché è
l'amore cognizionale del Padre e del Figlio (2.a 2.ae q. art. 8)».
L'eternità è assegnata al Padre, la verità al Figlio, la carità allo Spirito
Santo.
Al Padre la provvidenza, al Figlio la speranza, allo Spirito Santo l'ordine e
l'unione.
Al Padre la creazione, al Figlio il governo, allo Spirito Santo la
conservazione.
Al Padre la predestinazione, al Figlio la redenzione, allo Spirito Santo la
santificazione.
Al Padre la vocazione, al Figlio la giustificazione, allo Spirito Santo la
glorificazione.
Al Padre la purificazione, al Figlio l'illuminazione, allo Spirito Santo la
perfezione.
Al Padre il passato, al Figlio il presente, allo Spirito Santo l'avvenire.
Al Padre il principio, al Figlio il mezzo, allo Spirito Santo la fine e il
termine.
La santa Trinità è l'eternità alla quale tutti i tempi sono presenti e
coesistenti: per conseguenza il passato non è passato per lei, ma è presente;
l'avvenire non è per lei avvenire, ma è presente. O Trinità Sacrosanta, o
triplice Unità, o immensità una, o carità immensa, o verità cara, o soavità
vera, o fedeltà dolce, o eternità felice, nostro Dio, nostro amore, nostro
onore, nostra gioia, nostro tutto!
I
Serafini ripetono tre volte: Santo, santo, santo, per indicare 1° la santa
Trinità nell'unità di essenza; 2° per denotare l'abisso di santità, dal
quale tanto gli uomini, quanto gli Angeli, e Gesù Cristo medesimo, come uomo,
derivano tutta la loro santità, a quel modo che i raggi escono dal sole e ne
traggono tutta la loro luce; 3° per significare che chi vuole andare a Dio nel
cielo, dev'essere santo... Dio è chiamato tre volte grande, tre volte beato,
tre volte santo, per indicare che la Trinità è santissima, felicissima,
grandissima; ch'essa è tutto, che contiene ella stessa tutti i beni
all'infinito.
Il
Padre e il Figlio, infiammati l'uno per l'altro di un immenso amore, producono
un torrente di fiamme, un amore personale e sussistente che la Scrittura chiama
Spirito Santo: amore che è comune al Padre e al Figlio, perché procede dal
Padre e dal Figlio... S. Bernardo chiama lo Spirito Santo il bacio della bocca
di Dio, torrente di gioia, fiume di vino schietto, mare di fuoco celeste, legame
che viene dai due e che unisce i due, legame vitale e vivente (Serm. in
Cant.) S. Agostino lo chiama il legame comune del Padre e del Figlio (Enchir.
c. LVI); e S. Basilio, il complemento della Trinità (De Spiritu l. V,
c. XXVIII).
Può un Dio venire da un Dio? Può un Dio trarre l'essere da altri che non sia
egli medesimo Dio? Sì, se questo Dio è figlio, risponde Bossuet (Mystères
2e élévation). Ripugna che un Dio venga da un altro, come da un creatore
che lo tragga dal nulla; ma non ripugna che un Dio venga da un altro, come da un
padre che lo genera della propria sostanza. Quanto più un figlio è perfetto,
tanto più è della medesima natura e sostanza del padre, tanto più forma una
cosa sola con lui; e più sarebbe figlio perfetto, se potesse essere della
medesima natura e sostanza individuale del padre. Ma quale natura può essere
così ricca, così infinita, così immensa, se non è la cosa infinita, la sola
immensa, cioè la sola natura divina? Così ci fu rivelato che Dio è padre, che
Dio è figlio, e che il Padre e il Figlio sono un solo Dio, perché il Figlio
generato della medesima sostanza del suo Padre, che non soffre punto divisioni e
che non può avere parti, non può essere niente meno che un Dio, ed un medesimo
Dio col suo Padre; perché chi dice sostanza di Dio la dice tutt'intera e dice
per conseguenza Dio tutto intero. Chi esce da Dio in questa maniera, cioè da
tutta la sostanza di lui, possiede nel medesimo tempo tutta la eternità di lui,
perché l'eternità è la sostanza di Dio: e chiunque è uscito da Dio e dalla
sua sostanza, ne esce necessariamente con una medesima eternità, una medesima
vita, una medesima maestà. Quindi il figlio di Dio è necessariamente coeterno
al Padre, non potendovi essere nel seno di Dio nulla di nuovo, nulla di
temporale. La mutazione e il tempo di natura sua mutabile, non si accostano a
quel seno augusto; quella medesima perfezione, quella medesima pienezza di
essere che ne esclude il niente, ne esclude pure ogni natura mutevole. In Dio
tutto è permanente, tutto è immutabile; niente si logora del suo essere,
niente vi sopravviene di nuovo; e quello ch'egli è in un dato punto (se di
punto può parlarsi in Dio) egli lo è sempre.
Considerate
quel raggio, quello splendore che è la produzione e, diremmo, il figlio del
sole; esso ne esce senza scemarlo, senza separarsene, senza aspettare il
progresso del tempo; tutto d'un tratto, appena formato il sole, il suo splendore
nasce e si diffonde con lui, e vi si scorge la bellezza di quest'astro. Così
dice Salomone, la sapienza (cioè il Verbo) uscita dal seno di Dio, è
il sottile vapore, la purissima emanazione, il vivo getto, lo splendore della
sua luce eterna (Sap. VII, 25). Dal punto in cui la luce è, essa
risplende; se il fulgore e lo splendore del sole non è eterno, questo avviene
perché neppure la luce del sole è tale e, per ragione contraria, se la luce
fosse eterna, sarebbero pure eterni il suo fulgore e il suo splendore. Ora Dio
è una luce in cui non vi sono mai tenebre; luce che non essendo fatta, sussiste
eternamente di per se stessa e non conosce né principio né tramonto. Perciò
il suo splendore, che è suo figlio, è eterno come lui e non si separa, né si
divide dalla sostanza di lui. Tutti i raggi, per così dire, aderiscono al sole,
il suo splendore non se ne stacca giammai; e così, senza staccarsi dal Padre,
il figlio di Dio ne esce eternamente; e immaginare Dio senza suo figlio, è
immaginare il sole o la luce senza raggi e senza splendore. Come Salomone si
esprime anche S. Paolo e le parole dell'Apostolo rischiarano quelle del Savio;
egli chiama il figlio, «splendore della gloria di Dio e immagine o impronta
della sostanza di lui» (Hebr. I, 3). Ora, quando si applica un
suggello su la cera, questa, senza che nulla stacchi dal suggello che in lei
s'imprime, ne ritrae però e ritiene tutta intera la rassomiglianza e se
l'incorpora, di guisa che non si può più separarnela: guardatela attentamente,
non gliene è fuggito alcun tratto, e tuttavia ogni cosa rimase nel sigillo
sotto cui prese la forma. Così il Figlio di Dio ha tutto preso al Padre, senza
togliergli nulla; ne è l'immagine perfetta, l'impronta assoluta, l'espressione
tutta intera, non della figura, perché Dio non ne ha, ma come parla S. Paolo,
della sua sostanza. Egli ne porta tutti i tratti, perciò dice: «Chi vede me,
vede il Padre mio» (IOANN. XIV, 9); di modo che se, per ipotesi impossibile, si
potesse vedere il Figlio senza, vedere il Padre, vedremmo questo tutto intero
nel Figlio il quale è, come dice il Savio, uno specchio tersissimo della maestà
del Padre e l'immagine della sua bontà (Sap. VII, 26).
Se il Figlio è generato, perché non lo è anche lo Spirito Santo? Non
cerchiamo, risponde Bossuet (Méditat. sur l'Evang., 71 jour), le
ragioni di questa incomprensibile differenza; diciamo solamente: Se vi fossero
molti figli, molte generazioni, il figlio sarebbe imperfetto e sarebbe
imperfetta la generazione. Tutto ciò che è infinito, che è perfetto, è
unico, e il figlio di Dio è unico, perché perfetto. La sua generazione
esaurisce, se così è lecito esprimersi parlando dell'infinito, tutta la
fecondità paterna. Che cosa rimane dunque ancora allo Spirito Santo? qualche
cosa di non meno perfetto, sebbene meno distintamente conosciuto. L'essere però
meno distintamente conosciuto, non fa sì che sia meno perfetto, anzi, questo
carattere non serve che a mettere la sua processione tra i misteri più
reconditi di Dio, i quali nessuno certamente vorrà asserire che siano i meno
perfetti. Basta sapere che egli è unica come è unico il Figlio; unico in
quanto Spirito Santo, a quel modo che unico è il Figlio in quanto Figlio, e
procedente tanto nobilmente e tanto divinamente come il Figlio, perché procede
per essere uguale a lui. Il Padre genera eternamente il Verbo, suo Figlio,
contemplando se stesso; col Padre e col Figlio noi conosciamo anche lo Spirito
Santo, amore dell'uno e dell'altro e loro eterna unione. Dio si conosce e si
ama, ecco il Figlio e lo Spirito Santo. Il Figlio è generato per intelligenza,
lo Spirito Santo procede per amore...
Notate,
scrive S. Bernardo, che come nella divinità vi è la Trinità nelle persone e
l'Unità nella natura, così nell'unione dell'umanità con la divinità
nell'incarnazione, vi è la Trinità di sostanza e l'Unità nella persona: poiché
il Verbo, l'anima e la carne si sono uniti in una medesima persona e queste tre
cose non ne fanno, che una, e quest'una ne forma tre, non per la confusione di
sostanza, ma per l'unità di persona (Serm., in Cantic.).
NOI
PORTIAMO IN NOI MEDESIMI L'IMMAGINE DELLA TRINITÀ.
- «Facciamo l'uomo a nostra immagine e somiglianza», disse la Trinità
santissima sul punto di creare Adamo (Gen. I, 26). L'anima, come
osserva il Cardinale Bellarmino, in quanto alla sua essenza è l'immagine di Dio
uno, ed anche, sebbene in modo più oscuro, quanto alla trinità delle persone;
infatti nell'anima, vi è l'intelligenza, come il Padre; vi è la conoscenza
prodotta, come il Verbo dal Padre; vi è l'amore prodotto dalla conoscenza, come
lo Spirito Santo. Oltre l'intelletto, vi è ancora nell'anima la memoria e la
volontà che sono la rappresentazione delle tre persone divine; e queste tre
facoltà non sono che un'anima sola (In Psalm.). E già prima di lui,
S. Agostino aveva notato che queste tre cose, memoria, intelletto, volontà, non
essendo tre vite, ma una sola vita, né tre menti, ma una sola mente, ne segue
che non sono tre sostanze, ma una sola sostanza. Perciò queste tre cose ne
formano una sola, perché non formano che una vita, un'anima, un'essenza, come
in Dio le tre persone sono una sola vita, un solo spirito, una sola essenza
divina (6).
Sono
belle le riflessioni che fa S. Bernardo su questo argomento. Nell'uomo si trova
la Trinità creatrice, Padre, Figliuolo, Spirito Santo. Questa Trinità
creatrice ha formato nell'uomo una trinità, dandogli la memoria, la ragione, la
volontà. Questa trinità creata decadde in una trinità disgraziata che è la
debolezza, la cecità, la sozzura. Vi è una trinità mediante la quale quella
risuscita ed esce da questa infelice condizione; e questa è la fede, la
speranza, la carità. Ogni membro di questa ultima trinità ne forma tre altre,
poiché nella fede vi sono i precetti, i miracoli, le promesse; nella speranza
vi è il perdono, la grazia, la gloria; nella carità si trova un cuore puro,
una buona coscienza, una fede sincera (Serm. in Cant.).
S.
Agostino ravvisa ancora l'impronta della Trinità nel nostro corpo ed in ciascun
senso; nella vista, per esempio, egli dice, vi sono tre cose: l'oggetto veduto,
la facoltà visiva e la percezione dell'anima. Insegna pure che solo nei giusti
si trova la perfetta immagine di Dio, perché essi soli vivono secondo la trinità
dell'uomo interiore, che consiste nella fede, nella speranza, nella carità (Enchirid.).
L'IMMAGINE
DELLA TRINITÀ SI VEDE DAPPERTUTTO.
- Bella immagine della Trinità scorgiamo nel sole; infatti, come il sole
diffonde i suoi raggi, e i raggi mandano il calore, così il Padre produce il
Figlio, e il Figlio col Padre producono lo Spirito Santo. Nel sole vi è la
materia, la luce, il calore, e tutto ciò non forma che un sole. Altra immagine
l'abbiamo nell'albero: l'albero produce il ramo per mezzo della radice; e il
ramo unito alla radice produce il frutto; come il Padre produce il Figlio, e per
mezzo del Figlio e col Figlio produce lo Spirito Santo.
Dappertutto
si trova la trinità. Il numero tre si presta a sciogliere ogni difficoltà,
perché contiene in sé il principio, il mezzo, il fine; queste tre cose sono
tutto... Tre cose s'incontrano nel culto di Dio: l'adorazione, l'incenso,
l'inno... Vi sono tre virtù teologali: fede, speranza, carità... Si contano
tre principali opere buone: preghiera, digiuno, limosina... L'aritmetica insegna
che s'incontra il numero tre in ogni operazione... Tre cose si trovano in tutto:
la larghezza, l'altezza, la lunghezza, ovvero l'essenza, la virtù,
l'operazione; ovvero l'essere, la figura, l'ordine... Nelle composizioni si
trova la materia, la forma, l'unione... Triplice è il mondo, cioè angelico,
umano, fisico... Tre sono le gerarchie degli spiriti celesti, composta ciascuna
di. tre ordini, i quali hanno tre doveri: purificare, illuminare, perfezionare;
ed una triplice conoscenza: quella del mattino che è nel Verbo; quella della
sera che è la cognizione delle cose in se stesse; quella del mezzodì, che è
la piena vista di Dio.
Vi sono tre regni: animale, vegetale, minerale... Tre operazioni vegetali: il
nutrimento, la crescenza, la generazione... Tre ordini di cose: l'ordine della
natura, della grazia, della gloria... Tre cause nell'arte: la causa efficiente,
la formale, la finale... Tre stati nel tempo: passato, presente, avvenire...
Triplice è la legge: la naturale, la mosaica, la cristiana... Triplice è la
castità: la verginale, la vedovale, la coniugale... Triplice è il bene:
l'utile, il dilettevole, l'onesto... Finalmente Dio ha tutto disposto e ordinato
in tre maniere: in numero, peso e misura (Sap. XI, 21).
Così
la santa Trinità ha messo in tutte le cose la sua somiglianza, affinché
ciascuno, a suo modo, la riconosca e le renda omaggio. E non vi è cosa più
ragionevole, perché noi dipendiamo interamente dalla Trinità santissima. Tutte
le creature dipendono dalla Trinità, come i raggi dipendono dal sole; perché
dal Padre viene ogni paternità, e in cielo e su la terra...; dal Figlio viene
ogni filiazione e generazione...; dallo Spirito Santo viene ogni amore, ogni
grazia, ogni liberalità, ogni dono... Dia Trinità, dice S. Agostino, viene a
noi quando noi andiamo a lui; egli viene a noi soccorrendoci, noi andiamo a lui
obbedendo; egli viene a noi illuminandoci, noi andiamo a lui guardandolo e
vedendo in tutto la volontà sua; egli viene a noi colmandoci di beni, noi
andiamo a lui ricevendo da lui questi beni medesimi (Tratt. LXXVI,
in Ioann.).