La solennità di Pentecoste

La festa di Pentecoste risale ai tempi apostolici, - e fu sempre dal­la Chiesa celebrata colla maggior pompa possibile nei fervidi secoli del medio evo: secoli incompren­sibili pel nostro tempo di glaciale freddezza. Nel giorno di Penteco­ste si rappresentava nelle Chiese in qualche modo anche material­mente la venuta dello Spirito Santo: ed all'intonarsi della Se­quenza: Veni, Sancte Spiritus, un fragor di trombe echeggiava sotto le volte di quelle spaziose basili­che per imitare il veemente suo­no di cui parla san Luca. Intanto piovevano dalla volta maggiore fiammelle miste a fiori d'ogni spe­cie, tra i quali però primeggiava­no le rose, simbolo di santa leti­zia; e infine molte colombe in quell'istante disciolte, svolazzava­no per la Chiesa: immagini tutte di quello Spirito che è ardore, for­za, soavità, purezza... e così quelle anime di fede ardente s'identifica­vano deliziosamente (retrocendo di qualche secolo) con quei Disce­poli, con quegli Apostoli, con quelle sante Donne e con Maria Madre di Gesù nel Cenacolo di Gerusalemme. Può egli immagi­narsi di quali prodigi di divozio­ne e di sacrifizio fosser capaci ani­me così commosse, così vivifica­te? In quell'istante di santo esal­tamento il cristiano del decimo­ terzo secolo non trovava cosa im­possibile all'amor suo. (E la storia ne offre sorprendenti prove). Effetti operati dalla venuta del­lo Spirito Santo negli Apostoli (il medesimo). Questi consistono in un doppio miracolo: miracolo interiore e mi­racolo esteriore. - Interiore: tut­te le facoltà degli Apostoli furo­no arricchite dei doni di Dio. Il loro intelletto rischiarato da luce divina penetrò senza fatica il sen­so delle profezie e dei libri santi, come pure tutti i misteri della Fede e le verità rivelate; la ma­gnifica economia del Cristianesi­mo, il suo scopo, i suoi mezzi, il suo fine, la dolcezza sorprendente del loro Maestro, l'eccesso del suo amore per gli uomini; la profon­dità dei consigli di Dio, e il suo potere illimitato nelle diverse elargizioni della sua grazia: tutti questi abissi impenetrabili alle più perfette creature si rischiara­rono mirabilmente per gli Apo­stoli. Quanto al loro cuore l'amor divino lo penetrò talmente che ne bandì tutto ciò che poteva esservi rimasto di impuro, e lo riempì delle più abbondanti grazie e del­le più sublimi virtù. Per dire tut­to in una parola: lo Spirito San­to cangiò gli Apostoli in uomini nuovi. La prova autentica di questo interno cangiamento è il miracolo esteriore della loro codotta. Udite voi quei dodici Galilei, quei pescatori incolti e illetterati, che parlano e scrivono con un'elo­quenza, dignità e profondità am­mirabile?... E' chiaro ch'essi non parlavano nè scrivevano per pro­pria virtù. Egualmente maravigliosa è la prova del loro coraggio e del loro zelo per la gloria di Dio. - Ecco alcuni pescatori, il più audace dei quali pochi giorni prima sbigot­tito alla voce di una fantesca, ave­va rinnegato il buon Maestro. Ma dopo ricevuto lo Spirito Santo, ec­coli quei poveri pescatori affron­tare intrepidi i magistrati, i filo­sofi, i regnanti... Eccoli trionfar d'ogni ostacolo come il fuoco trionfa della paglia in cui s'incon­tra. Città e nazioni si levano con­tro di essi; belve, ferro, fuoco, tor­menti d'ogni maniera li minac­ciano, ma invano... Sono disar­mati, e fanno fronte a tutto il mondo armato contro di loro!... E per rendere a tutti i secoli te­stimonianza di questo doppio mi­racolo operato dallo Spirito Santo negli Apostoli, ecco il Giudaismo e il Paganesimo che cadono, mentre il Cristianesimo s'innalza sulle loro rovine. La Pentecoste dunque è quella che segna l'epoca di que­sta rivoluzione morale: la più sorprendente di cui la storia con­servi le ricordanze. E questo avve­nimento sussiste tuttavia sempre vivo, sempre parlante; consolazio­ne di chi ha fede, disperazione de­gli increduli... predicando a tutti l'amore d'una religione che ha cambiato la faccia della terra. E per nostro maggior conforto le maraviglie che lo Spirito Santo operò nel giorno memorabile del­la sua venuta, Ei le opera tuttora nelle anime ben disposte, e sebbe­ne sieno cessati i doni esteriori, perchè non sono più necessari, i doni interiori ogni fedele li può ottenere nella misura a lui conve­niente, purchè si disponga a rice­verli. Concludiamo dunque con S. Giovanni Crisostomo che: Mai nel giro dei secoli non spuntò giorno più fautsto di quello della venuta dello Spirito Santo, nè più ricco di beni compartiti dal Cielo all'uman genere. (T. 5, ser. 36, de s. Pent.).