SANTUARIO SANTA CLELIA BARBIERI

LE BUDRIE DI S. GIOVANNI IN PERSICETO (BOLOGNA)

Creatura umile e fragile anima Eucaristica nella famiglia e nella parrocchia alimentò il suo impegno ecclesiale e sociale "Santa Clelia parla ai giovani, per dir loro che si può essere santi nonostante l'età nella quale le passioni sono più vivaci. Basta volerlo tenacemente e pregare senza stancarsi". "Esemplare figura di donna consacrata, essa parla alle religiose per invitarle ad essere coscienti delle ricchezze spirituali della loro femminilità, mediante le quali esse possono e devono dare un contributo insostituibile all'edificazione della chiesa e della società.

“La nuova Santa parla a tutti i cristiani, per richiamarli alla stima della famiglia e della parrocchia, le due istituzioni sulle quali si regge - nell'ambito naturale e in quello soprannaturale - la vita del popolo di Dio”. (dall'omelia di Giovanni Paolo 11)

 

Profilo di Clelia Barbieri

Clelia Barbieri nacque il 13 febbraio 1847 a Le Budrie di S. Giovanni in Persiceto - Bologna (Italia), da Giuseppe Barbieri, bracciante di seconda classe, e da Giacinta Nanetti, che, pur benestante di origine, volle condividere la condizione operaia.

I due coniugi sottoscrissero l'atto di matrimonio con la croce, facendo parte di una maggioranza che trae la loro umile sapienza dalla tradizione orale e dall'esperienza della vita.

Sono questi i due canali attraverso cui la piccola Clelia fece il suo apprendistato esistenziale. Le sue mani conoscono precocemente la fatica del telaio domestico.

L'11 luglio 1855 Giuseppe muore a 33 anni, colpito dal colera che nel persicetano miete oltre 400 vittime.

La durezza degli eventi acuisce la fame e la sete di Dio. Fra il cucire e il tessere si innesta il dialogo con mamma Giacinta:

"Mamma, come posso farmi santa?':

La prima comunione a 11 anni, segna, a conclusione dell'itinerario sacramentale dell'iniziazione cristiana, la prima esperienza mistica, proprio davanti all'immagine della Madonna della sua casa.

La mamma si chiede cosa vuole il Signore. Clelia cerca e trova una guida nel parroco don Gaetano Guidi, che ha il dono del discernimento congiunto a uno straordinario rispetto per l'opera creativa dello Spirito. Sarà il testimone privilegiato di ciò che il Signore andrà compiendo nella ragazza delle Budrie e, per mezzo di lei, in tutta la comunità parrocchiale.

A 14 anni Clelia entra a far parte degli "operai della dottrina cristiana". Insieme ad altre ragazze che attingono dal catechismo memorizzato, insegnato e vissuto, le radici del colloquio con Dio e dell'impegno missionario.

In un'epoca di spiritualità alfonsiana anche la Pratica di amare Gesù Cristo diventa un testo base.

Il periodo storico acuto e travagliato per il passaggio dal dominio pontificio allo Stato unitario italiano non fa che accentuare il senso di responsabilità.

I Vescovi senza "exequatur"; i parroci spesso inquisiti e imprigionati, richiamano i fedeli ad assumere un ruolo di comunione e di partecipazione alle sofferenze di tutto il popolo di Dio.

È in questo clima che si delinea nella mente di Clelia un progetto di vita comune, semplice ed essenziale: "Noi siamo molto povere - dice - non potremo mai essere accettate in nessun Istituto per la nostra povertà. Riuniamoci insieme, per vivere una vita raccolta e fare del bene". L'estensione delle leggi Siccardi del 1866-67 a tutto il Regno con la soppressione degli Ordini e delle Corporazioni religiose, rende più realistica questa intuizione, che inizialmente era apparsa quasi temeraria e sproporzionata e superiore alle forze.

Il l ° maggio 1868 Clelia con tre compagne, Orsola Donati, Teodora Baraldi e Violante Garagnani, varcano la soglia della cosiddetta "casa del maestro", dove esperimentano, fin dalla prima sera, la delicata attenzione della Provvidenza con i quattro pani, dono della carità paesana. Nasce così, nella povertà e nell'abbandono fiducioso al Padre, una piccola comunità che si caratterizza per il senso comunitario, lo spirito contemplativo, il servizio di carità a tempo pieno, e una straordinaria irradiazione di semplicità e di gioia.

La figlia del bracciante e le sue compagne restano quello che sono, dove sono, come sono, pur sotto l'obbedienza e in un quadro di vita comune.

L'esperienza di tre anni nella "casa del maestro" non smentisce nulla del progetto iniziale; se mai ne precisa sempre più la matrice eucaristica, il nesso vitale con Cristo e con la Chiesa, la dedizione ai piccoli, ai poveri, ai malati.

L'anno 1869 si apre con il trauma dei moti del macinato. La tassa sul pane, sulla polenta, sulla segala, scuote le plebi rurali. Anche il borgo delle Budrie ne è coinvolto: alcuni abitanti, prevalentemente giovani, sono arrestati, mentre escono di chiesa. Fra le misure di emergenza adottate dal governo, vengono tolti i battacchi delle campane.

Clelia avverte profondamente il monito che sale dalla situazione e, il 31 gennaio 1869, mentre si trova in chiesa, "di domenica" a udire la santa Messa, è afferrata da quella che lei chiamerà "una ispirazione granda".

Inizia così l'arco di tempo, anche liturgicamente qualificato, da Sessagesima a Pentecoste, in cui Clelia è come una freccia nelle mani di Dio. L'unico autografo, che conserviamo della ragazza delle Budrie, fissa su un foglio di quaderno l'ardente illuminazione del 31 gennaio.

È una vicenda tutta interiore e silenziosa.

Le sorelle ne prenderanno consapevolezza dopo la sua morte.

Il Giovedì santo, 25 marzo dello stesso anno, coincide con l'Annunziata, titolare della parrocchia, registra un altro momento carismatico.

Carmela Donati riferisce nel Processo Ordinario: "Il Giovedì santo mi ordinò di cercare dodici ragazze di 16-17 anni, le fece sedere e, postasi alla cintura un grembiule, lavò loro i piedi. Quindi si sedette con loro ad una specie di cena, fatta di radicchi e di una bevanda amara con erbe bollite, che somministrò dentro dei bicchieri a forma di calice.

Poi, inginocchiatasi sopra una sedia fra due armadi, parlò per quasi mezz'ora della Passione del Signore.

Nessun predicatore aveva mai parlato così...". È un gesto ardito, se si pensa all'atmosfera dominante, ma è anche l'indice di una pienezza spirituale che fa di questa fanciulla una "madre" riconosciuta e chiamata tale dalle sorelle.

L'anno 1870 è segnato dalla sofferenza e da un progressivo silenzio interrotto di quando in quando da bagliori profetici.

Clelia muore la sera del 13 luglio 1870, all'ora del Vespro, consunta da una tisi fulminante, a soli 23 anni.

Prima di morire rassicura le sue compagne: "State di buon animo, perché io me ne vado al cielo, ma sarò sempre con voi ugualmente e non vi abbandonerò mai".

Una promessa che è risuonata come profetica. II 13 luglio 1871, nel primo anniversario della morte, le compagne odono la sua voce accompagnare le loro preghiere. Un fatto che continua ancora oggi, quale segno di una presenza continua e sensibile.

C'è un'altra parola profetica, sul labbro di Clelia morente. Riguarda la sua famiglia religiosa che lei - come Mosè - contempla dalla piccola finestra della casa del maestro:

"Voi crescerete di numero e vi spanderete per il piano e per il monte a lavorare la vigna del Signore. Qui a Le Budrie, per il Ritiro, verranno carrozze e cavalli...".

Sono l'India, l'Africa e il Brasile che si affacciano alle Budrie, con i loro volti giovani, segno di una famiglia che ha allargato i confini alla chiesa intera.

Oggi Clelia è pregata in tutte le lingue e le Minime dell'Addolorata di colore sono il segno più evidente della parola profetica di Clelia Barbieri.

Luciano Cherardi

LETTERA MEMORIALE ALLO SPOSO GESÙ

Caro il mio Sposo Gesù Una memoria voglio scrivere per averla sempre in memoria. Grandi sono le grazie che Iddio mi fa il giorno 31 del mese di Gennaio 1869. Nel mentre che io mi trovava in chiesa a udire la Santa Messa, mi sentii una ispirazione grande di mortificare la mia volontà in tutte le cose, per piacere sempre più al Signore. E io mi sento la volontà di farlo, ma le mie forze non ne ò bastanza grandi. Oh grande Iddio, voi vedete la mia volontà che è quella di amarvi e di cercare sempre di stare lontano dalla vostra offesa: ma la mia miseria è tanto grande che sempre vi offendo. Signore, aprite il vostro cuore e buttate fuori una quantità di fiamme d'amore; e con queste fiamme accendete il mio. Fate che io bruci d'amore. Oh, cara la mia buona figlia tu non puoi credere quanto sia grande l'amore che ti porto, il bene straordinario che ti voglio, la speranza che ho di vederti santa è straordinaria. Dunque coraggio nei combattimenti, Sì, fatti pure coraggio che tutto andrà bene. E quando tu hai delle cose che ti disturbano fatti coraggio a confidarmelo e io con l'aiuto del Signore cercherò di chetarti amate Iddio e non ti dimenticare di me povera peccatora. Sono la tua serva Clelia Barbieri

 

DECRETO DI CONFERIMENTO DEL TITOLO DI «SANTUARIO DI SANTA CLELIA BARBIERI» ALLA CHIESA PARROCCHIALE DI S. MARIA DELLE BUDRIE

Con viva soddisfazione, e con profonda gratitudine a Dio datore di ogni bene, abbiamo assistito al crescente sviluppo della devozione a S. Clelia Barbieri, dopo il solenne riconoscimento della sua santità, proclamata dal Sommo Pontefice Giovanni Paolo II nel corso di una indimenticabile liturgia nella Basilica Vaticana il 9 aprile 1989.

Tale devozione, che ha prodotto e continua a produrre frutti abbondanti di grazia e di rinnovato fervore di vita cristiana, si manifesta in modo particolare nel crescente numero di pellegrinaggi ai luoghi della nascita e della breve, ma straordinaria vita terrena di S. Clelia. I momenti più intensi di questi pellegrinaggi, con la celebrazione dell'Eucaristia e del sacramento della Penitenza, e con altre forme di preghiera personale e comunitaria, si svolgono nella chiesa parrocchiale di S. Maria delle Budrie, dove S. Clelia è rinata alla vita divina nel sacramento del Battesimo, e dove ha vissuto i momenti più intensi della sua unione con Dio, compreso quello della "ispirazione granda" del 31 gennaio 1869, consegnata all'unico suo manoscritto a noi rimasto: e nell'attiguo Oratorio di S. Giuseppe, che ne custodisce i resti mortali.

Ben volentieri pertanto, accogliendo il desiderio manifestato da numerosi fedeli, di cui si sono resi interpreti il Parroco di S. Maria delle Budrie e il Consiglio Generale della Congregazione delle Suore Minime dell'Addolorata, vogliamo dare la nostra formale approvazione a questo pio peregrinare, auspicando che esso abbia ad avere ulteriori incrementi e a portare sempre più vasti e ricchi frutti spirituali.

A tale fine con il presente nostro Decreto attribuiamo alla Chiesa parrocchiale di S. Maria delle Budrie, con il contiguo Oratorio di S.Giuseppe, il titolo di SANTUARIO DI SANTA CLELIA BARBIERI, dichiarandola a tutti gli effetti Santuario diocesano, ai sensi dei cann. 1230 e 1232 del vigente Codice di Diritto Canonico.

Ci riserviamo di approvare e promulgare con altro nostro Decreto gli Statuti del medesimo Santuario, ai sensi del citato can. 1232; e di emanare opportune direttive per l'ordinamento delle celebrazioni liturgiche e sacramentali nonché dei pii esercizi che si svolgono in tale Santuario.

Dato a Bologna, dalla Residenza Arcivescovile, questo giorno 31 gennaio dell'anno 1993, quindicesimo del Pontificato del Santo Padre Giovanni Paolo II.

+ Giacomo Card. Biffi Arcivescovo 

SANTA SEDE

CONGREGAZIONE PER IL CULTO DIVINO E LA DISCIPLINA DEI SACRAMENTI

DECRETO DI PROCLAMAZIONE DI S. CLELIA BARBIERI A PATRONA DEI CATECHISTI DELLA REGIONE EMILIA ROMAGNA

I catechisti della Regione Emilia Romagna venerano con particolare devozione Santa Clelia Barbieri, vergine, che si spese generosamente come "operaia della dottrina cristiana" nell'annunciare le verità della fede ai fedeli suoi concittadini nella parrocchia dove ha abitato. Essi hanno anche chiesto con insistenza che Santa Clelia fosse dichiarata Patrona di tutti i catechisti della predetta regione. L'Eminentissimo Sig. Cardinale Giacomo Biffi, Arcivescovo di Bologna e Presidente della Conferenza Episcopale di quella regione, accogliendo il comune desiderio, ha regolarmente approvato insieme a tutti i Vescovi la scelta di Santa Clelia Barbieri, vergine, a celeste Patrona dei catechisti della regione.

Egli stesso poi, con lettera in data 12 aprile 1990, ha chiesto che tale scelta ed approvazione siano confermate secondo le Norme per la costituzione dei Patroni e l'Istruzione «per la revisione dei Calendari particolari e dei Propri della liturgia delle Ore e delle Messe», n.30.

Pertanto la Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti, in forza delle facoltà attribuitele dal Sommo Pontefice GIOVANNI PAOLO II, considerato quanto sopra esposto, e constatato che la scelta e l'approvazione sono state compiute secondo le prescrizioni del diritto, accoglie la richiesta e conferma SANTA CLELIA BARBIERI, vergine, celeste PATRONA dei catechisti della regione Emilia-Romagna, con tutti i conseguenti diritti e privilegi liturgici, secondo le rubriche. Nonostante qualsiasi cosa in contrario.

Dalla sede della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti, 12 maggio 1990.

Eduardo Card. Martinez Prefetto

+ Lajos Kada Arciv. tit di Tibica Segretario

 

Centro di Spiritualità Don Gaetano Guidi

Chi è don Gaetano Guidi?

E' una figura inseparabile da Clelia Barbieri e dall'Istituto delle Minime dell'Addolorata che ha sorretto e guidato fino alla sua morte avvenuta il 4 aprile 1900.

Le stesse "Memorie di suor Imelde" scrivono di don Guidi:

"Con tanto amore, operosità e zelo aveva iniziato e favorito con ogni sorta di aiuti il novello Istituto. Egli era riuscito a vederne crescere lo sviluppo anche quando una sorda e sleale persecuzione e calunnie di ogni sorta, tentava di sopprimerlo". Don Guidi era nato a Bologna il 12.01.1822.

Era stato ordinato sacerdote il 21.09.1844. Venne come parroco a Le Budrie il 12.03.1857, dopo la morte di don Setanassi, e vi rimase per tutta la vita.

In quello stesso anno 1857, tra i bambini che preparò alla Prima Comunione c'era anche Clelia Barbieri. Ha inizio da questo momento il cammino spirituale che don Guidi e Clelia compiono insieme.

Dice suor Imelde Becattini nelle sue memorie:

“Il confessore e parroco cominciò a far caso delle sante disposizioni della pia giovinetta e procurò di averne cura speciale, parendogli che il Signore preparasse quest'anima ad essere uno strumento della Divina Provvidenza e misericordia”.

Nel decennio 1860-70 un giovane drappello di "operaie della dottrina cristiana" darà origine ad un progetto di vita comune calato nella realtà del paese. Don Guidi le ha innestate ancora adolescenti nei ruoli attivi della catechesi. Le ha aiutate a sviluppare la loro potenzialità. Ha individuato in Clelia il leader naturale e carismatico.

È lui che si sobbarca il peso delle grandi contraddizioni e che ottiene il permesso per la fondazione del "Ritiro della Provvidenza" in un momento in cui gli ordini religiosi vengono soppressi.

Dopo la morte di Clelia continua a guidare la piccola comunità.

Don Guidi dirà di Clelia:

"E' un'anima, tutta di Dio, venuta al mondo per fare quello che ha fatto. Io lo posso ben dire".