SANTUARIO
NOSTRA SIGNORA DI BONARIA
Il
santuario nei secoli
Nel
1324, sul colle di Bonaria (Cagliari), il re Alfonso di Aragona pose il suo
accampamento e vi fece costruire un castello fortificato, per conquistare la
città di Cagliari, e una chiesa.
Nel
1335 il re donò la chiesa ai frati dell'Ordine di Santa Maria della Mercede,
per costruirvi un convento, che tutt'oggi abitano.
L'Ordine
Santa Maria della Mercede fu fondato in Spagna, a Barcellona, nel 1218 da san
Pietro Nolasco per liberare gli schiavi. Tanti sventurati furono così
liberati e restituiti alle loro famiglie. In seguito l'apostolato dei Mercedari
si sviluppò secondo le esigenze dei tempi ma sempre in linea con il loro
impegno di liberazione integrale dell'uomo dalle schiavitù fisiche e
spirituali.
Anche
i religiosi di Bonaria, aiutati dai volontari e benefattori dell'epoca,
effettuarono varie redenzioni di schiavi. Il loro impegno è talmente grande, da
spingere molti a salire sulla collina, non solo per pregare la Vergine, ma anche
per chiedere aiuti e consigli ai religiosi, specialmente a fra' Carlo
Catalano. Un giorno venne a far visita a fra' Carlo un gruppo di genovesi, per
ascoltarlo e raccomandarsi alle sue preghiere. Ad uno di essi che gli chiedeva
aiuti particolari, per risolvere alcuni suoi problemi importanti, il pio religioso
rispose parlandogli di una misteriosa Signora che presto sarebbe venuta ad
insediarsi sul colle di Bonaria. Inizialmente le parole di fra' Carlo
sembravano oscure.
In
seguito esse apparvero ben chiare, quando una misteriosa cassa approdò sulla
spiaggia antistante Bonaria. Il suo contenuto era un meraviglioso Simulacro
della Madonna col Bambino tra le braccia.
Nel
marzo del 1370, un mercantile era salpato dalla Spagna diretto in Italia.
Durante la navigazione, all'improvviso, si era scatenata una paurosa tempesta.
La situazione era drammatica e l'equipaggio capì di non avere più speranze. Il
capitano, per alleggerire la nave, ordinò di gettare in mare il carico nella
speranza di salvare almeno la vita dell'equipaggio e dei viaggiatori.
All'improvviso,
la tempesta si placò, le nubi di diradarano e ricomparve il sole. Pieni di
sollievo per il pericolo scampato, i marinai, guardando verso il mare, si
accorsero che di tutta la merce gettata in mare solo una enorme cassa galleggiava:
nessuno sapeva cosa contenesse o a chi appartenesse. Incuriositi, cercarono di
recuperarla, ma non vi riuscirono.
Il
capitano cercò di rimettere il mercantile in rotta, ma inutilmente: la nave
seguiva misteriosamente quella grossa cassa che, dopo qualche tempo, approdò
dolcemente sulla spiaggia antistante il piccolo borgo di Bonaria, ai piedi di un
convento di frati Mercedari.
Scesi
a terra, i marinai cercarono di aprire la misteriosa cassa, ma non vi
riuscirono. Tentarono di spostarla, ma risultava impossibile per l'enorme peso.
Anche la gente che era accorsa dal borgo sulla riva guardava incuriosita. La
notizia ben presto si diffuse e della vicina città di Cagliari sopraggiunsero
anche l'arcivescovo Bernardo, il vicerè Alberto Satrillas e altre autorità
cittadine.
Tutti
erano sgomenti e non sapevano cosa fare davanti a quella cassa; ma a un certo
punto si levò dalla folla la voce di un bambino che invitava la gente a
chiamare i frati del vicino convento. I religiosi accorsero prontamente e, nel
silenzio incuriosito degli astanti, con molta facilità aprirono la cassa: agli
occhi increduli di tutti apparve una bellissima statua della Madonna con il
Bambino e con una candela accesa in mano. Era il 25 marzo del 1370, festa
dell'Annunciazione.
Una
volta approdato a Bonaria, il bel simulacro doveva essere adeguatamente
ospitato e ci si chiese dove collocarlo: si pensò di portarlo nella Cattedrale,
chiesa madre della città; i frati, però, si opposero e, sostenuti da tutta la
popolazione, portarono la statua nel loro convento. Si pensò, allora di
collocarla in una cappella laterale, poiché l'altare maggiore era già occupato
da un'altra prodigiosa statua, la Madonna del Miracolo.
La
statua della Vergine fu dunque posta in una cappella laterale, ma il mattino
seguente i religiosi videro che le due statue si erano scambiate di posto. La
Madonna venuta dal mare era sull'Altare maggiore. Pensarono che qualcuno avesse
onorato di nascosto, durante la notte, il nuovo simulacro e, perciò, rimisero
le statue al loro posto. Il mattino seguente verificarono lo stesso spostamento.
La terza notte decisero di vegliare per impedire che qualcuno effettuasse quello
spostamento, ma, senza rendersene conto, la Madonna venuta dal mare si spostò
ancora una volta sull'Altare maggiore. Era chiaro che la nuova venuta voleva
essere onorata come regina del Santuario; perciò i religiosi la lasciarono
nel posto che essa stessa si era scelta; e da allora venne venerata come Nostra
Signora di Bonaria.
Nessuno
ha mai saputo da dove venisse e dove fosse destinato il meraviglioso simulacro
racchiuso in quella cassa misteriosa. Sappiamo solo che il suo arrivo a Bonaria
fu una precisa volontà della Madre di Dio. Da quel fatidico 25 marzo 1370, la
piccola chiesa è diventata la casa di Maria, il Santuario di Cagliari e della
Sardegna, il maggior centro di devozione alla Vergine di tutta l'isola ed uno
dei più importanti d'Italia.
Il
simulacro della Vergine col Bambino, è stato ricavato da un unico pezzo di
legno di carrubo, misura un metro e 56 centimetri di altezza.
Ha
il capo scoperto con la lunga chioma, sparsa maestosamente sulle spalle. Il
volto è di color naturale tendente al bruno, di esatte proporzioni, maestosa
ad un tempo ed amorevole. Dal collo fino ai piedi veste un'ampia e lunga
tunica cremisi, da cui spunta appena il piede destro, bellamente dipinta, e
stretta ai fianchi da una elegante cintura ricamata. La copre un gran manto
azzurro con fiori dorati che si ripiega dal braccio destro sotto il sinistro con
molta grazia. Sporge dal manto la mano destra col braccio alquanto disteso; ed
il pollice è ravvicinato alle altre dita riunite quasi in atto di sostenere una
candela. Colla sinistra sostiene il Bambino di pari bellezza e nudo, il quale
ha i capelli alquanto ricciuti e discriminati sulla fronte, porta nella sinistra
un globo, e colla destra è in atto di benedire.
Sull'altare
maggiore del Santuario, come abbiamo detto in precedenza, vi era una piccola
statua della Vergine molto venerata in Cagliari e in tutta l'Isola sin dal 1336.
La devozione si fece più sentita in seguito ad uno strepitoso prodigio che le
meritò il titolo di "Nostra Signora del Miracolo".
Tra
i pochi superstiti abitatori del Castello di Bonaria, vi era un soldato, famoso
giocatore di carte, geloso di un suo commilitone altrettanto esperto nel gioco.
Volle perciò sfidarlo ad una partita a patto di non mettere termine alla
medesima sino a quando uno dei due non avesse perduto ogni cosa. Proposta ed
accettata questa condizione, il provocatore si recò nella chiesa dei Padri
Mercedari. Raggiunse frettolosamente l'altare maggiore e si pose dinanzi alla
statua della Madonna e così le parlò: "O Madre di Dio, a te io ne vengo
prima di affrontare il mio avversario. Non mi interessa di quanto possiedo, ma
ripongo nella vittoria tutto il mio onore. Perciò se, aiutato da te, riuscirò
a vincere, prometto di condividere con te il guadagno; ma qualora dovessi
perdere, stanne certa, che verrò a colpirti con questa spada".
Uscito
dal tempio gli si fece incontro l'avversario. Frementi entrambi di silenzioso
livore, si rifugiarono nella vicina "grotta" e iniziarono il gioco,
che si protrasse per tutta la notte con alterne vittorie e sconfitte. L'alba era
ormai vicina. Il temerario provocatore, dopo avere perduto tutto il denaro,
impegnò persino il suo vestito e quel che aveva, ma la vittoria non gli arrise.
Gli rimaneva così soltanto la spada con la quale aveva osato minacciare la
Vergine Santa e giocò anche questa con la speranza di rifarsi, ma
inutilmente.
Preso
dalla disperazione si avventò sull'avversario, gli strappò la spada e corse in
chiesa per sfogare la sua ira contro il simulacro della Vergine.
La
statua venne colpita al collo e da questo miracolosamente sgorgò all'istante
sangue vivo che cadde sui gradini dell'altare e macchiò le mani dello
scellerato. A quella vista egli restò immobile sino a quando non accorsero i
religiosi e i fedeli ai quali, piangendo, confessò l'orrendo delitto.
La
notizia del gesto sacrilego si divulgò subito ed un'onda di commozione e di
sdegno percorse tutto il paese. Sardi ed Aragonesi, in riparazione all'ingiuria
fatta alla Madre di Dio, presero a praticare un culto specialissimo verso il
Simulacro della Vergine.
Fino
al secolo XVI poteva vedersi, appesa all'altare, la spada con la quale il
soldato aveva ferito il simulacro della Madonna.
In
passato la Madonna indossava una veste in gallone d'argento che lasciava vedere
solo la faccia e le mani della Madonna e del Bambino. Nell'ottobre del 1866
venne svestita per ritrarla in fotografia e venne lasciata in quel modo perché
meglio risaltasse l'opera nel suo originale. Sino all'ultimo restauro si vedeva
chiaramente la ferita e il sangue del quale ne era spruzzato il capo del
Bambino.
Il
santuario di Bonaria è affiancato dalla grandiosa basilica costruita all'inizio
del secolo scorso e recentemente restaurata. I religiosi Mercedari, visto il
notevole aumento del numero di fedeli che, provenienti da ogni parte, salivano
ogni giorno il colle di Bonaria per venerare il simulacro della Vergine,
pensarono di erigere un nuovo tempio più grande e maestoso della piccola chiesa
fatta costruire nel 1325-26 dal re Alfonso d'Aragona.
Era,
allora, arcivescovo di Cagliari un mercedario spagnolo, Monsignor Bernardo de
Carignena, il quale incoraggiò e lodò l'iniziativa dei suoi confratelli, al
punto da scrivere a tutti i parroci della diocesi per invitarli a propagandare
l'iniziativa. Anche il governo piemontese, inizialmente, si mostrò favorevole
alla costruzione della chiesa, mettendo a disposizione i propri architetti per
l'elaborazione di un progetto per quello che, secondo il desiderio di padre
Matteo Contini, doveva essere "il tempio migliore e più grande di tutto il
regno".
La
Basilica di Bonaria è oggi il massimo Santuario cristiano della Sardegna, e
la sua opera di costruzione è durata parecchi secoli. La prima pietra fu
posta il 25 marzo del 1704. I lavori durarono a lungo e sono stati ostacolati da
problemi e difficoltà di ogni genere, come la mancanza di denaro, soprusi vari
commessi dai governanti che per pagare i militari requisivano il denaro messo da
parte dai religiosi. In seguito ci fu poi quella che pareva la sospensione
definitiva quando il Convento fu requisito sotto l'influsso delle ideologie
del XIX secolo. Finalmente, un religioso, padre Adolfo Londei, levò un grido
che risuonò per tutta la Sardegna: "Maria lo vuole!". A questo
religioso fece eco la voce dell'Arcivescovo, monsignor Pietro Balestra, che
appoggiò e incoraggiò con ogni mezzo la ripresa dei lavori. Da allora la
costruzione della Basilica andò avanti senza mai interrompersi, se non per
qualche piccolo periodo durante la guerra. Il tempio, anche se incompleto, fu
consacrato il 25 aprile 1926 dal Cardinale Bisleti, ricevendo il titolo,
concesso da Pio XI, di Basilica Minore.
La
guerra causò grossi danni alla Basilica, distruggendone la cupola, parte di
una navata e tutti gli affreschi e gli stucchi che l'adornavano. Con coraggio e
forza di volontà e con l'aiuto delle autorità civili, la Basilica è stata
rimessa a nuovo e completata.
Sul
colle di Bonaria, nel corso dei secoli, personaggi illustri, son saliti per
rendere omaggio alla dolce Regina dei Sardi. Imperatori, re, viceré,
arcivescovi, vescovi, santi e personaggi famosi, si sono inginocchiati ai piedi
di Maria, per affidarsi alla sua protezione, implorare il suo aiuto, ricevere
forza e coraggio per affrontare il mare spesso tempestoso della vita. Tra i
personaggi illustri che hanno avuto un ruolo importantissimo nella storia di
Bonaria, ci sono alcuni pastori della Chiesa universale.
Il
primo della lista è Pio IX che, in occasione dei solenni festeggiamenti del
quinto centenario dell'arrivo prodigioso del Simulacro di Maria, ne decretò
l'Incoronazione, che si svolse nella mattinata del 24 aprile 1870, alla presenza
di tutte le autorità religiose e civili della città.
Un
altro momento significativo nella storia del Santuario di Bonaria è la
proclamazione della Vergine a Patrona Massima della Sardegna. Il papa San Pio X
proclamò, il 13 settembre 1907, la Madonna di Bonaria, Patrona Massima della
Sardegna.
Il
22 aprile 1926 il Cardinale Gaetano Bisleri consacra la nuova Chiesa che potrà
fregiarsi, per volontà del Santo Padre Pio XI, del titolo di Basilica Minore.
In
quell'occasione fu ripetuta l'incoronazione della Madonna con nuove corone, in
quanto le prime erano state trafugate. Il Papa, ricevuta notizia del furto
sacrilego, aveva in precedenza offerto un anello prezioso che fu incastonato
nella nuova corona.
Nell'aprile
1958, durante il cinquantenario della proclamazione della Madonna di Bonaria a
Patrona Massima della Sardegna, l'avvenimento più importante fu il messaggio
di Pio XII trasmesso in diretta dalla Radio Vaticana. Oltre centomila persone
erano presenti nel piazzale della Basilica, in devoto ascolto della parola del
Vicario di Cristo. Era la prima volta nella storia della Sardegna che il papa
faceva giungere la sua voce in questo modo.
Il
7 dicembre 1960, dopo anni di restauro, si riapre al culto il Santuario, con la
benedizione del nuovo altare, alla presenza del Padre Generale dell'Ordine e di
tutte le autorità cittadine e regionali. Il giorno dopo, l'Arcivescovo, al
termine della Messa Vespertina e prima della solenne processione, lesse una
lettera del nuovo papa, Giovanni XXIII, il quale volle essere spiritualmente
presente in mezzo ai fedeli.
Il
25 marzo 1970, per il sesto centenario della venuta della Madonna, si preparano
solenni festeggiamenti, ma nel cuore di tutti c'è un desiderio, una sensazione,
quella di vedere il Santo Padre, fisicamente presente, ai piedi di Maria. La
conferma venne: il papa sarebbe venuto a Bonaria per presiedere i
festeggiamenti. Il 24 aprile 1970 Papa Paolo VI celebra l'Eucarestia nel
piazzale. Una frase contenuta nel suo lungo discorso, ha suscitato particolare
entusiasmo e interesse nei devoti di Maria: "Se vogliamo essere cristiani,
dobbiamo essere mariani, cioè dobbiamo riconoscere il rapporto essenziale,
vitale, provvidenziale che unisce la Madonna a Gesù, e che apre a noi la via
che a Lui ci conduce". Queste parole dovrebbero essere scolpite a lettere
d'oro nel cuore di ogni cristiano ed essere motivo di riflessione continua.
Un
altro grande momento di gioia è vissuto il 18, 19 e 20 ottobre 1985 quando il
papa Giovanni Paolo Il, visita la terra sarda: l'ultima giornata è riservata a
Cagliari e Bonaria è il centro di culminante di tutto il viaggio. Riportiamo
alcune frasi dei vari discorsi pronunziati: "Il mio predecessore Paolo
VI, venendo qui pellegrino, volle ricordare la funzione essenziale della Madonna
nel piano della salvezza: il consenso che essa dette alla volontà del Padre -
disse - fa parte essenziale del mistero della salvezza. Da Lei abbiamo ricevuto
Cristo e mediante Lei possiamo più facilmente andare a Cristo. È il pensiero
che anch'io voglio lasciarvi, come ricordo di questo mio pellegrinaggio: la
devozione alla Madonna fa parte essenziale dei doveri di un cristiano".
E,
infine, anche Sua Santità Benedetto XVI ha mostrato grande sensibilità nei
confronti della Madonna di Bonaria e della Sardegna intera.
Il
Santo Padre è stato pellegrino a Bonaria il 7 settembre 2008 quando, davanti
alla Basilica ha presieduto il Solenne Pontificale in onore della Regina dei
Sardi e Protettrice dei naviganti.
Papa
Benedetto XVI ha voluto far dono di una rosa d'oro alla Madonna di Bonaria. Si
tratta di un'antica e prestigiosa onorificenza vaticana donata finora in
Italia al Santuario di Loreto, al Santuario di Nostra Signora della Misericordia
di Savona e al Santuario della Guardia di Genova.
La
tradizione risale all'XI secolo, quando la rosa d'oro veniva offerta a re o
principi. Successivamente i destinatari di questo omaggio sono stati cambiati
ed oggi il dono viene offerto ai Santuari mariani.
Da
ciò si evince la singolarità di questo dono e l'importanza che assume per
Bonaria, santuario privilegiato tra i pochi (8 in tutto il mondo, dei quali 4 in
Italia e 4 all'estero: Fatima, Lourdes, Czestochowa e Aparecida) che hanno
ricevuto questo prezioso riconoscimento pontificio.
La
rosa è esposta all'interno del museo di Bonaria.