SANTUARIO
MARIANONell'anno
1936, una sera di primavera, un cielo rosso di fuoco richiama tutti nei
cortili. Gli scienziati lo definiscono un fenomeno straordinario e lo chiamano
"aurora boreale". In realtà è il segno preannunziato dalla Madonna
a Fatima: ".... Quando vedrete, in una notte, il cielo infuocato, sappiate
che questo è il segnale che Dio vi dà: è vicino il castigo per i troppi
peccati dell'umanità... " così riferiscono i veggenti. Dichiarazione di
guerra (1939) Nell'anno 1939, Hitler, invade la Polonia. Inizia così la seconda
guerra mondiale con il suo carico di distruzione e di morte: quaranta milioni di
vittime.
La
seconda guerra mondiale sottopone il Popolo Italiano a gravi privazioni e
sofferenze. Tutti gli uomini abili dai cinquant'anni in giù sono arruolati e
mandati ai fronti. Negli stabilimenti e nei campi li sostituiscono le donne:
dalla terra bisogna ricavare il massimo raccolto perché il regime proclama
l'autarchia. Ai contadini viene lasciata la parte del raccolto spettante secondo
il numero dei membri della famiglia: il rimanente deve essere consegnato
all'Annona per essere distribuito al popolo razionato mediante le tessere. Il
cibo è scarso, i prodotti scadenti. Si sviluppa il mercato nero a prezzi
altissimi: chi può vi ricorre per sfamare la famiglia, specialmente i
giovani.
L'obbligo
dell'oscuramento notturno è severissimo e controllato. Nelle prime ore della
sera si avverte nel cielo la presenza del ricognitore nemico: l'aereo,
soprannominato "Pippo", lanciando razzi illumina a giorno la città,
fotografa gli obiettivi che nei vari quartieri di Milano dovranno essere
bombardati nella notte: le caserme militari, gli stabilimenti bellici come
l'Alfa Romeo, la Fiat, la Falk, ponti, ferrovie dove si trovano in sosta
vagoni carichi di militari di materiale bellico. Alla comparsa di
"Pippo" tutti si tengono preparati: più tardi, verso mezzanotte,
suonerà la sirena dell'allarme e sarà necessario correre nei rifugi perché il
bombardamento potrebbe essere imminente. I rifugi sono quasi sempre delle
cantine puntellate con pali di legno che danno l'illusione di poter sfuggire
alla morte.
Le
mamme stringono al petto i piccoli addormentati e con una mano trascinano i più
grandicelli assonnati che mal sopportano di essere strappati al letto. I
giovani aiutano gli anziani disorientati e spauriti a scendere nelle cantine.
Qualcuno sfida il pericolo e si ferma nei cortili o raggiunge i campi per
osservare quello che sta per accadere.
Sui
volti di tutti è dipinta la paura: nessuno sa se sopravviverà e quando tutti
sono al riparo spesso si incomincia a recitare il Santo Rosario a cui molti
rispondono: solo Dio può essere d'aiuto!
Ad
un tratto si sente un boato: alcune bombe esplodono, a volte lontano, altre
volte più vicino e la paura aumenta. Solo quando il cessato allarme avverte che
il bombardamento è finito ognuno si avvia alla propria abitazione
ringraziando il cielo di essere ancora vivo.
I
bombardamenti avvengono anche di giorno e quando suona l'allarme ci si può solo
riparare sotto i portoni delle case nella speranza che tutto passi presto. Sono
molto probabili i mitragliamenti dei vagoni delle tradotte che viaggiano sulla
ferrovia e le linee varesine sono il bersaglio preferito.
Spesso
gli obiettivi sono mancati e allora le case crollano sotto il peso delle bombe e
la mattina dopo si possono ancora sentire le invocazioni disperate di persone
rimaste sepolte nei rifugi: e non sempre si riesce a salvarle dalla morte.
Quanti
si ritrovano senza più nulla: i famigliari morti, la casa distrutta con tutto
ciò che possedevano!
I
più fortunati sono sfollati nei paesi della provincia, in collina, in montagna,
lontano dai pericoli dei bombardamenti. Ogni giorno raggiungono in treno il
posto di lavoro a Milano. Quelli che non possono sfollare, nel tentativo di
mettere in salvo la vita, ogni sera lasciano la città, portando con sè
l'indispensabile e dormono in luoghi di fortuna nei paesi limitrofi. È una
lunga fila di gente povera e provata quella che al crepuscolo s'incammina
verso la periferia.
Il
25 Luglio 1943, destituito il Duce da Capo del Governo, il Re Vittorio
Emanuele III chiama il Generale Pietro Badoglio ad assumere la carica di Capo
del nuovo Governo e, mentre questo dichiara ufficialmente che la guerra contro
gli Alleati continua, segretamente iniziano le trattative per l'armistizio tra
l'Italia e gli alleati.
Nell'agosto
1943 i bombardamenti raggiungono il massimo della barbarie. Dopo aver
distrutto una buona parte della città, nell'intento di prostrare la resistenza
degli Italiani, gli Alleati effettuano bombardamenti a tappeto. Vengono
sganciate bombe contemporaneamente su tutta la città: Milano è un rogo. Dalle
colline circostanti, chi vede piange sui suoi morti, sulle sue rovine. Al
mattino sulle soglie dell'Arcivescovado semidistrutto, accanto al Duomo
gravemente lesionato, il Cardinal Schuster, solo, accoglie i suoi figli più
colpiti che a lui accorrono nella disperazione e li soccorre.
Chi
ha vissuto quei terribili giorni sa che cosa significhi essere stati preservati
dalla morte ed avere avuto risparmiati i propri cari e la propria casa!
L'8
Settembre viene dato l'annuncio che l'Italia ha firmato l'armistizio: la
guerra è finita. Il Re ed il Governo abbandonano Roma e con una nave
raggiungono Brindisi, zona già occupata dagli Alleati, che sbarcati in
Sicilia, risalgono la penisola. Il Generale Badoglio comanda l'esercito che
affianca gli Alleati nei nuovi combattimenti contro i tedeschi invasori.
Nella
situazione confusa gli ordini si intrecciano ai contrordini e, molti ufficiali e
soldati che non condividono le scelte del Governo, formano le prime bande di
ribelli che più tardi costituiranno il Movimento Partigiano capeggiato dal
Comitato di Liberazione Nazionale (CLN) con sede nelle più importanti città
dell'alta Italia.
Sul
fronte russo i nostri soldati muoiono in gran numero assiderati. In Germania,
finita la guerra, i sopravvissuti dai campi di sterminio, dopo disavventure
terribili, riescono a rimpatriare: sono denutriti e malati ed alcuni non
sfuggono alla morte.
Altri
soldati dell'Esercito Italiano, dopo aver dato un grande contributo di eroismo
e di sangue in questa guerra ingiusta, riparano in Svizzera, paese confinante
neutrale, dove, secondo gli accordi internazionali dell'Aia, possono ottenere
asilo politico fino alla cessazione delle ostilità. Quando i partigiani alla
macchia sulle montagne, escono dai nascondigli per raggiungere i paesi in
cerca di cibo, di armi e munizioni che vengono trafugate dalle caserme dei
carabinieri, i tedeschi incominciano i feroci rastrellamenti. I partigiani
fermati sui treni, scoperti nei casolari, nei campanili, nei boschi e i
cittadini che fanno da tramite tra questi e il CLN vengono imprigionati,
seviziati, spediti nei lager. Se in uno scontro armato un tedesco viene ucciso,
dieci sono i cittadini innocenti che, nella piazza del paese, davanti a tutta la
popolazione, vengono fucilati.
Tutti
collaborano con i partigiani contro la prepotenza tedesca: sacerdoti, semplici
cittadini, industriali, commercianti si adoperano per salvare ebrei e soldati
ricercati dai nazisti: il rischio è la morte nei lager. Così per aver aiutato
a fuggire in Svizzera un suo dirigente ebreo, il Cavaliere del lavoro
Alessandro Moneta è deportato a Mathausen dove muore nei forni a gas. Una stele
lo ricorda, con altri martiri, davanti alla Chiesa del Cimitero Monumentale.
Anche
i nostri giovani danno il loro contributo di sangue. Il giovane partigiano
Roberto Teravazzi di soli 20 anni, fermato dai nazisti sul treno, viene mandato
a morire a Mathausen. Aldo Sala e i fratelli Padovani muoiono in scontri con i
tedeschi. Una lapide sulla casa natale in via Mambretti ricorda il loro
sacrificio.
Intanto
i fascisti si riorganizzano nella Repubblica di Salò e affiancano i tedeschi
nella loro azione repressiva. Si assiste così ad un fatto orribile: i
fratelli uccidono i fratelli. I tedeschi al comando del Maresciallo Kesserling,
dopo aver saccheggiato l'Italia di molti tesori artistici, sono decisi a
distruggerla prima di abbandonarla.
Gli
Alleati sono ormai giunti alla linea gotica, dall'Adriatico al Tirreno sul
territorio Tosco-Emiliano. La Lombardia è tutta minata.
Intanto
gli Alleati da una parte ed i Russi dall'altra stringono in una tenaglia Berlino
e, nella lotta per occuparla, i Russi sono i primi ad entrare nella città.
Si
interrompono i collegamenti fra il Quartier Generale del Furer e l'Esercito
tedesco in Italia.
Il
25 Aprile 1945 il Cardinal Schuster riceve dal Comandante Wolf l'offerta di
resa dei tedeschi al CLN. La Lombardia è salva dalla distruzione e il
Cardinal Schuster negli anni 1948-49 indice una Missione Mariana. La
"Madonna Pellegrina" passa di parrocchia in parrocchia per tutta la
diocesi Ambrosiana: preghiere e ringraziamenti salgono a Dio per mezzo di
Maria Santissima.
Il
popolo insorge contro i tedeschi e lo stesso 25 Aprile i partigiani escono dai
loro nascondigli, invadono le città dove avvengono gli ultimi combattimenti
contro l'invasore. Qualche giorno dopo i carri armati alleati entrano in Milano.
Il
CLN assume il comando di tutta l'alta Italia sotto la responsabilità del
Commissario Alleato Italo-Americano, Colonnello Carlo Poletti. La radio
trasmette a ritmo continuato canti patriottici
"Chi
dei tuoi tormenti Patria mia contò le croci chi dei tuoi lamenti Patria mia
sentì le voci
ma
se a te nutrice santa, s'immolarono i più forti oggi il sangue dei tuoi morti
grida Italia e libertà, Italia e libertà!"
Scoppiata
la guerra, il Prevosto Monsignor Mario Svampa, sacerdote devotissimo della
Madonna, indice frequenti incontri di preghiera, vuole che la medaglia della
Madonna Miracolosa sia appesa sulle imposte di tutte le case ed invita i fedeli
a pregarla ogni giorno perchè ci protegga. L'anno dopo, il 10 Giugno 1940,
l'Italia, per volere di Benito Mussolini, entra in guerra a fianco della
Germania.
Nella
piccola cappella dell'asilo è sempre presente Gesù Eucarestia. La S. Messa
viene celebrata solo il sabato e il 16 Giugno 1940, è Don Lino Giussani,
coadiutore del parroco, che celebra, come di solito, la S. Messa e rinnova le
Specie Eucaristiche per l'adorazione delle Suore e per la benedizione
Eucaristica che ogni domenica il parroco impartisce alle ragazze, a chiusura
del pomeriggio trascorso nei giochi.
La
domenica seguente, nel pomeriggio, tutta la parrocchia è radunata all'asilo: i
bambini chiudono l'anno scolastico con una rappresentazione teatrale che
diventa per il popolo, raccolto attorno al suo pastore e ai bimbi innocenti, uno
dei momenti più belli dell'anno.
La
notte di quella domenica 17 giugno 1940 la Francia compie il primo bombardamento
sull'Italia.
È
notte fonda, l'una e venti minuti: un terribile boato, un rumore assordante ci
scuote nel sonno; un fuggire precipitoso nelle cantine e nei rifugi. Aerei
francesi sorvolano Milano e nell'intento di colpire le case minime di Vialba,
scambiate per caserme militari, sganciano numerose bombe sul territorio della
Parrocchia.
Alcune
bombe cadono sull'asilo parrocchiale. Le due ali dell'edificio sono rase al
suolo; della parte centrale, dove al piano superiore dormono le Suore, rimane
solo la parete esterna.
Le
Suore, svegliate dal tremendo scoppio, invocano: "Maria Ausiliatrice,
salvaci!" e sono salve, appendendosi alle finestre pericolanti perchè il
pavimento delle stanze è crollato. Solo il tratto di pavimento occupato dal
letto di Suor Rosa Panzeri, malata di cuore, resta inspiegabilmente attaccato
alla parete.
La
bomba che colpisce di striscio la cappella, ne provoca il crollo e scava una
voragine tra la Chiesetta e la colonnina del cortile su cui è posta la statua
della Madonna. Nonostante il terribile spostamento d'aria provocato dalla
bomba esplosa, la statua di Maria Ausiliatrice, collocata sulla colonna senza
alcun sigillo, non subisce il minimo spostamento. Blocchi di muro sfiorano la
statua e vanno a sfondare il muro della casa retrostante.
Dal
fienile della cascina adiacente all'asilo, viene invece scaraventato a terra,
dall'altezza di cinque metri, un uomo di fatica, che dopo aver prestato servizio
presso un contadino che lo assumeva a giornata, vi dormiva la notte. Luigi,
rialzatosi incolume, sente le invocazioni di aiuto delle Suore, prende una scala
a pioli e, oltrepassato il muro di cinta crollato, camminando pericolosamente
rasente alla voragine, mette in salvo le suore che sono terrorizzate, ma vive.
È il giovane soldato Guido Moretti, in congedo per motivi di salute, che
soccorre le Suora malata. Cessato il bombardamento, insieme ai sacerdoti, molti
parrocchiani si precipitano all'asilo.
Sotto
le macerie della cappella, Mons. Mario Svampa e Mons. Federico Tettamanti,
accorsi immediatamente, ricercano affannosamente l'Ostia Consacrata e la
ritrovano dopo più di un'ora di ricerche, intatta, sepolta tra i massi, lontano
dalla pisside che la custodiva, ridotta in frantumi...
Tremanti
di gioia e di meraviglia, la portano al sicuro nel tabernacolo della chiesa
parrocchiale.
La
Via Aldini è ricoperta di vetri che lo scoppio ha infranto in tutte le case. Ma
tutti sono salvi! Sono salvi anche gli abitanti delle Case Minime cui erano
destinate le armi micidiali.
Altre
bombe cadute nell'orto, dietro l'asilo, restano inesplose così pure quelle
capitate nel piccolo cimitero, situato al posto delle odierne piscine di Via
Graf e in Via Zoagli.
Tre
bombe cadono all'Ospedale Sacco, di fronte al terzo padiglione che ospita circa
trecento ammalati di tubercolosi. Restano conficcate nel terreno inesplose.
Un'edicola alla Madonna viene eretta sul luogo a ricordo. Tutti riconoscono
l'intervento miracoloso di Dio per intercessione della Madonna Ausiliatrice!
Vengono
indette celebrazioni di ringraziamento a Dio e alla Vergine Santissima e, la
domenica seguente ai fatti, la Superiora delle Suore del Preziosissimo Sangue,
cui era affidata la cura dell'asilo-oratorio, Suor Carmela Sala riceve, nella
S. Comunione, la piccola Ostia Miracolosa.
Dopo
lo scampato gravissimo pericolo di morte le Suore sono ospiti della famiglia
Angelo Veronelli in Via Aldini 37, dove nei locali messi a loro disposizione,
continuano ad accogliere i bimbi della parrocchia.
In
seguito allo spavento subito, Suor Rosa Panzeri è colpita da paralisi. A nulla
valgono tutte le cure prodigatele per riabilitarla. La mattina del 13 agosto di
quell'anno, circondata dalla Comunità in preghiera moriva offrendo il
sacrificio della sua giovane vita per la causa della pace. La protezione della
Madonna sulla nostra Parrocchia continua per tutto il periodo di guerra:
cadono altre bombe ma, o non esplodono, oppure causano qualche distruzione
senza morti né feriti.
Finita
la guerra, i nostri soldati reduci dai fronti, portano in trionfo, la Statua
Miracolosa di Maria Ausiliatrice, per le vie della parrocchia. La Statua
miracolosa della Madonna Ausiliatrice che si trovava nel cortile è ora
collocata sopra l'altare nella Cappella Santuario.
Nello
stesso anno, lo Stato provvede alla ricostruzione dell'asilo, così come era
prima della distruzione e 1'8 Dicembre 1940, festa dell'Immacolata Concezione,
Sua Altezza Reale il Principe Umberto di Casa Savoia interviene
all'inaugurazione delle attività. Lo accompagnano le autorità civili.
Il
Cardinale Ildefonso Schuster, Arcivescovo di Milano, il 12 Giugno 1941
rilascia il Decreto che dichiara la Cappella "Santuario Mariano".
Entrando
nel cortile dell'asilo, in fondo sulla sinistra dell'edificio, c'è la Cappella
Santuario. Il presbiterio è delimitato da una trabeazione (architrave con
fregio e cornice che introduce all'altare) appoggiata su due pilastri a ridosso
della parete laterale. L'altare è incorniciato da un arco e sovrastato da una
nicchia dorata che accoglie la statua miracolosa della Madonna Ausiliatrice. La
nicchia è racchiusa fra due lesene con capitelli corinzi che sostengono un
frontone in marmo di Carrara finemente lavorato.
Ai
lati della nicchia due affreschi: quello di destra rappresenta l'asilo devastato
dal bombardamento con la statua di Maria SS. Ausliatrice, sulla colonna, intatta
tra le macerie. A sinistra è raffigurato l'asilo ricostruito. Angeli
osannanti fanno corona alla statua della Madre di Dio. Il tabernacolo,
rassomigliante a un tempio, racchiude fra due colonnine la porticina sulla
quale, in sbalzo, appaiono un calice sovrastato dall'Ostia con attorno una
corona di angeli.
L'altare
è abbellito da una pala in marmo bianco con bassorilievi: al centro lo stemma
di Maria SS. Ausiliatrice e decorazioni angolari. Due balaustre finemente
lavorate chiudono l'altare.
Recentemente
nell'intento di adeguare l'altare alle nuove esigenze liturgiche le balaustre
sono state tolte e l'attuale parroco Padre Alberto Filippi, per la
celebrazione della S. Messa provvede con una piccola mensa rivolta al popolo,
così da privilegiare la presenza dell'altare originale. Il soffitto della
cappella è decorato con affreschi: corone di fiori si intrecciano e simboli
liturgici eucaristici e mariani si alternano.
Entrando
nel santuario, a sinistra, alta sulla parete, una lapide in marmo ricorda i
fatti del 17 giugno 1940: sulla parete opposta si può leggere il decreto del
Cardinal Ildefonso Schuster che dichiara la cappella Santuario Mariano.
Una
scheggia di bomba è affissa ad un legno.
Nei
primi decenni del dopoguerra grande è la devozione dei fedeli verso Gesù
Eucaristico e Maria Ausiliatrice e numerose grazie sono state elargite ai
fedeli.
Instancabile
apostolo è il successore di Monsignor Svampa, Don Franco Rimoldi che dedica
l'ultima domenica del mese di maggio a particolare ricordo degli avvenimenti
miracolosi. In quella sera nel cortile dell'asilo dinanzi alla statua della
Santa Vergine, ornata di lumi e fiori viene recitato con grande solennità il
S. Rosario alla presenza di tutti i parrocchiani. Il coro dei giovani guidato
prima da Don Ernesto Riva e poi da Don Paolo Giavini eleva a Dio e alla Vergine
devoti canti.
La
lettura di questi fatti, che ancora sopravvivono nel ricordo di molti
parrocchiani della Chiesa Madre del Quartiere, dedicata ai SS.MM. Nazaro e
Celso di Via Aldini, 33, possa suscitare in tutti riconoscenza e amore a Gesù
Eucaristico e alla Vergine Ausiliatrice.
Il
Santuario richiama e collega i due aspetti fondamentali della devozione
popolare: Maria Madre di Dio e il suo Figlio Gesù Cristo: la Madonna e
l'Eucaristia.
Anche
oggi, a buon diritto, il piccolo Santuario di Via Aldini può essere considerato
il Santuario Mariano del Decanato Quarto Oggiaro.
Ogni
giorno feriale, nelle prime ore del mattino, nella Cappella Santuario viene
celebrata la Santa Messa; le Suore ed alcuni fedeli innalzano a Dio e alla
Madonna la lode di gloria e di ringraziamento.
Ogni
terza domenica del mese i fedeli si raccolgono per adorare Gesù Eucaristia e al
quarto venerdì per innalzare alla Madre di Dio la preghiera a lei gradita: il
Santo Rosario.
Tratto da: “NOTTE DI MIRACOLI A MILANO” dell’autrice
Narcisa Boniardi.