SANTUARIO
DI SAN GERARDO MAIELLA - MATERDOMINI (AV)
Breve
vita di san Gerardo MaiellaSan
Gerardo Maiella nacque a Muro Lucano (PZ) il 6 aprile 1726 da Domenico e
Bendetta Galella. La sua era una famiglia assai modesta; il padre era sarto.
Venne
proclamato Santo l’11 dicembre 1904. La sua vita è stata quasi un seguito
ininterrotto di prodigi e d'interventi straordinari di Dio, tanto da poterla
definire "una vita meravigliosa ".
Era
la primavera del 1732. Una sera mamma Benedetta vide irrompere Gerardo in casa,
gridando: "Mamma, guarda!...". Aveva in mano un bianco panino
regalatogli, disse, dal bambino di una bella signora. A Capodigiano, frazione di
Muro Lucano, si venerava una statua della Madonna con il Bambino Gesù fra le
braccia. Gerardo raggiungeva la chiesetta, si inginocchiava e rimaneva a lungo
in preghiera; infine Gesù Bambino scendeva e gli regalava un bianco panino,
che portava a casa. L'episodio si ripeté per molte volte. Da religioso
redentorista, a Deliceto (FG), dirà alla sorella Brigida: "Ora so che quel
bambino era Gesù". "Vieni di nuovo a Muro così lo potrai
rivedere", replicherà la sorella. "Non c'è bisogno, dovunque io sto
lo trovo dappertutto", risponderà Gerardo.
All'età
di sette anni desiderava ardentemente ricevere Gesù Eucaristia, e un giorno si
accostò all'altare per ricevere la Comunione, ma il sacerdote, vedendolo così
piccolo, conforme all'usanza del tempo, gli rimandò la Prima Comunione a
tempo opportuno. Al mattino seguente, Gerardo confidò a Caterina Zaccardo:
"Sapete, ieri il parroco mi ha rifiutato la comunione; questa notte,
invece me l'ha portata l'Arcangelo S. Michele".
A
dodici anni moriva il padre e Gerardo dovette dedicarsi al lavoro per portare
pochi spiccioli in casa. Presso la bottega di mastro Pannuto apprese il
mestiere di sarto.
A
sedici anni troviamo Gerardo che presta servizio in qualità di cameriere a
Lacedonia, presso Mons. Claudio Albini, un uomo intransigente e severo. Il
palazzo vescovile invece fu testimone di un Gerardo servizievole e dolce,
silenzioso e dimesso. Un giorno nell'attingere acqua, la chiave dell'episcopio
gli sfugge di mano cadendo nel
pozzo. Gerardo non si scoraggia, prende una statuina di Gesù Bambino, la cala
nel pozzo... tira la corda... dalla manina pende miracolosamente la chiave
smarrita.
Nell'aprile
del 1749 arriva a Muro una compagnia di Missionari Redentoristi per predicarvi
una missione. Gerardo ne rimane affascinato e decide di farsi anche lui
Redentorista. La mamma, alla partenza dei Missionari, prevedendo le intenzioni
del figlio, lo chiude a chiave nella sua stanza, ma lui non resiste. Con le
lenzuola fa una corda e si cala dalla finestra, lasciando un biglietto:
"Mamma, vado a farmi santo!". Raggiunse i missionari.
"Ricevetemi" pregò, insistette; "mettetemi alla prova",
supplicò di nuovo. Il padre Cafaro, scorgendo un segno del cielo, davanti
alla sua insistenza, lo accettò.
Era
il 17 maggio 1749, Gerardo aveva 23 anni. Quando dopo tante insistenze, venne
accettato in prova dai Redentoristi nella Comunità di Deliceto (FG), diede
subito prova della sua santità.
"Che
bel regalo ci ha fatto il padre Cafaro!", ironizzò il Superiore scrutando
la sua debole salute. Il nuovo arrivato, invece, sotto lo sguardo materno
della Mamma della Consolazione e col cuore calamitato dall'Eucaristia, sbalordì
i religiosi. Infaticabile ad ogni lavoro: "Lasciate fare a me, - diceva -
io sono più giovane". Camminava verso la perfezione riproducendo in sé
l'immagine di Cristo. Il suo cuore viveva di amore di Dio, era alimentato
dalla preghiera, viveva nella sofferenza. Soffrire per amore di Dio, soffrire
con Gesù, soffrire come Gesù: era il suo programma.
Iniziò
la sua vita apostolica seguendo i sacerdoti nelle missioni, oppure in cerca di
elemosine per il poverissimo Istituto. Egli passerà ovunque facendo del
bene, come Gesù, scuotendo anime e cuori induriti, seminando grazie e miracoli
e trascinando con la sua fede folle avide di vederlo, di sentirlo, di essere
guidate nella via della perfezione. "Andate a parlare con fratello
Gerardo", dicevano i Missionari ai peccatori più recalcitranti. E i
peccatori venivano - puntualmente - trasformati in felici penitenti.
La
prova più grande della sua vita fu la "calunnia" ordita ai suoi
danni da una certa Nerea Caggiano, che lo accusava ai suoi superiori di
un'affezione morbosa con Nicoletta Cappucci. Fu chiamato dallo stesso sant'Alfonso
de Liguori, fondatore dell'Istituto, per una spiegazione di quell'accusa. Ma
lui tacque. Venne punito severamente con l'interdizione dell'abito religioso e
della Comunione. Quando finalmente la calunnia venne ritrattata, a sant'Alfonso,
che gli chiedeva perché non si era discolpato, rispose: "Come avrei potuto
farlo se la regola proibisce di scusarsi e vuole che si soffra in silenzio
qualunque mortificazione?".
Riconosciuta
la sua innocenza, dopo la calunnia, fu mandato a Napoli insieme al padre
Margotta che doveva sbrigare delle pratiche. Si poté così dedicare
maggiormente alla preghiera e a un apostolato più intenso. Cominciò a prodigarsi
visitando gli ammalati all'ospedale degli Incurabili. Dall'ospedale passò ai
marciapiedi, dove incontrò i poveri. Dai marciapiedi passò alle botteghe degli
artigiani e si fece artista anche lui: modellava crocifissi esercitando il suo
apostolato.
La
sua fama crebbe di giorno in giorno, finché raggiunse la vetta per un
miracolo strepitoso. Una barca di pescatori non riusciva a raggiungere la
riva. Dal lido, temendo la tragedia, le donne piangevano ed urlavano disperate.
Gerardo si fece un segno di croce e si buttò in mare, raggiunse la barca,
l'afferrò con due dita e la portò a riva.
Verso
la fine di giugno… Gerardo arrivò a Materdomini. Gli restavano pochi mesi di
vita. Ebbe di preferenza l'ufficio di portinaio. "Padre mio, con queste
chiavi spero di aprirmi le porte del Paradiso". Questo incarico lo amò più
degli altri perché gli dava la possibilità di venire in aiuto dei poveri.
A
Materdomini, finiti i soldi per pagare gli operai della costruzione del
convento, Gerardo intensificò le preghiere davanti alla porticina del
Tabernacolo per sollecitare l'intervento di Gesù. E mentre lui era raccolto in
preghiera sui gradini dell'altare, suonò il campanello della portineria:
due sacchetti di soldi erano davanti al portone senza sapere chi li avesse
lasciati.
Durante
l'inverno del 1754, a Materdomini, per le abbondanti nevicate, molta gente,
rimasta senza lavoro e senza pane, ingrossò la fila dei poveri abituali
bussando alla portineria del convento, dove Gerardo fungeva da portinaio. A
questi poveri, Gerardo faceva trovare all'interno della portineria grandi
bracieri accesi, poi dispensava il
cibo
e parlava loro di Dio, rimandandoli alle loro case rifocillati nel corpo e nello
spirito. Si inteneriva per i bambini per i quali aveva un'attenzione
particolare. Si commoveva per i poveri vergognosi e per le ragazze tentate di
barattare il proprio onore per un pezzo di pane. In tanta miseria vuotò
guardaroba, dispensa, cucina. Dio manifestò la santità del suo servo con i
miracoli, moltiplicando spesso i pochi viveri a disposizione. Sarà chiamato
in Caposele "Padre dei poveri".
Consumato
dalla tubercolosi, il letto divenne per lui un altare su cui si sacrificava per
la salvezza del mondo. Sulla porta della stanza aveva fatto scrivere:
"Qui si fa la volontà di Dio, come vuole Dio e per tutto il tempo che
vuole Dio". Sul punto di morire, al medico Santorelli che gli chiedeva se
voleva vivere o morire, disse: "Né vivere, né morire; voglio solo ciò
che vuole Dio".
Sorridendo
alla Madonna che gli era apparsa ed esclamando: "Oh la Madonna, quanto è
bella!" la sua anima volò al cielo.
Erano
circa le due del mattino del 16 ottobre 1755.
Il
Santuario vanta una storia antica. Risalgono all'anno 1200 le prime confuse
notizie dell'esistenza di una piccola chiesa dal titolo "Sancta Maria de
Silere", a picco sopra Caposele e di fronte al monte Paflagone, la quale
custodiva la statua della Madre del Signore "Materdomini". La
Vergine è in ginocchio, come in attesa di un evento misterioso: l'annunzio
dell'Incarnazione del Verbo di Dio.
Le
prime notizie certe risalgono all'anno 1527 e le forniscono le Cronache della
diocesi di Conza. Esse parlano già del tempio come meta di continui
pellegrinaggi, provenienti dai paesi vicini e anche dalla Basilicata.
Nel
1746 S. Alfonso Maria de Liguori, fondatore dei Redentoristi, invitato dal
vescovo di Conza per una missione popolare a Caposele, salì - il 4 giugno - su
questa collina con gli altri missionari per venerare la Madonna, pregò e ne
rimase estasiato, tanto da accettare la fondazione di un collegio dei
Redentoristi per la cura pastorale del piccolo Santuario e l'evangelizzazione
di questa zona dell'Irpinia.
In
questo nuovo collegio, nel giugno del 1754 arriva fratel Gerardo Maiella, che vi
muore il 16 ottobre 1755.
Nel
1968 iniziano i lavori per l'edificazione di una nuova e più ampia chiesa per
l'accoglienza dei pellegrini sempre più numerosi; si concludono nel 1974.
La dinamica del suo disegno vuole ricordare la biblica "Tenda per il
Tabernacolo", costruita da Mosè nel deserto per ordine di Dio. Al suo
interno svetta la poderosa figura bronzea del Cristo Risorto, opera dello
scultore Tommaso Gismondi. Dello stesso autore sono anche i pannelli di bronzo
dell'altare e dell'ambone, il leggio della sede del celebrante e il Tabernacolo.
La
storia della salvezza si sviluppa poi nella zona sottostante con la Parola
annunziata e notificata dagli Apostoli. Gli Apostoli costituiscono il
fondamento su cui Gesù ha costruito la sua Chiesa. I mosaici dei dodici
Apostoli sul presbiterio sono - disegno e colore - opera del Prof. Giuseppe
Antonio Lomuscio di Trani (BA); l'esecuzione in mosaico del "Centro d'arte
musiva" di Scandicci (FI).
Il
23 novembre 1980, un terribile sisma distrusse l'antica Basilica e l'annesso
collegio.
Oggi,
i lavori di ricostruzione non sono ancora terminati. La Basilica di stile
neoclassico, era lunga m. 29 e larga m. 16, a croce latina con tre navate a
doppio sistema di archi, rivestita di marmi policromi e granito, volta a stucchi
carichi d'oro, le pitture in ogni riquadro e con le vetrate istoriate con
episodi della vita del Santo.
delle
mamme e dei bambini San Gerardo è invocato "Patrono delle mam.
me
e dei bambini " avendo più volte operato prodigi in loro favore,
specialmente delle donne partorienti per via di un episodio particolare. Ad
Oliveto Citra, in occasione di una visita alla famiglia Pirofalo, dimenticò
un suo fazzoletto. Per strada lo raggiunse una ragazza mandata a restituirglielo.
Gerardo come sempre sorrise, ma non lo prese: "No, no - disse alla ragazza
- tienilo pure; un giorno ti potrà servire". Qualche anno dopo, ormai
sposa, l'attesa del primo figlio la portò in fin di vita. Si ricordò di fratel
Gerardo e chiese il fazzoletto. Il miracolo fu immediato e una felice nascita
allietò la famiglia. La notizia si diffuse immediatamente valicando i confini
cittadini e regionali. Ad Oliveto il fazzoletto venne fatto a pezzi sempre più
piccoli poiché tutti volevano in casa la preziosa reliquia.
Il
padre Tannoia scriverà dopo la morte di Gerardo: "Questo fratello viene
invocato specialmente come il protettore delle partorienti in pericolo".
Ecco
perché si diffuse la tradizione di avere in casa il fazzoletto benedetto con
l'immagine di san Gerardo.
Ovunque
le mamme hanno continuato a invocare il suo nome ricevendo sempre una grazia e
un sorriso. San Gerardo continua certamente dal cielo a benedire mamme e bambini
che a lui ricorrono con fiducia.
Alla
morte di san Gerardo le campane di Materdomini suonarono a festa. Oggi l'eco di
quelle campane continua a richiamare presso il suo Santuario oltre un milione di
pellegrini all'anno. L'afflusso maggiore si riscontra nei mesi estivi, quando
si esprime anche il turismo religioso. Ma sono le ricorrenze devozionali e storiche
a richiamare il maggior afflusso di devoti. Ne ricordiamo alcune.
25
aprile
Giornata
degli ammalati: Celebrazione eucaristica (ore 11.00) e benedizione degli infermi
(ore 16.00).
Incontro
dei giovani con san Gerardo.
E’
dedicata al Protettore delle Mamme e dei Bambini. Dopo la processione con le
rose, le mamme affidano i loro bambini alla protezione della Vergine e di san
Gerardo.
Giornata
di spiritualità per i medici.
1
agosto
Solennità
di sant'Alfonso Maria de Liguori. Celebrazione della Cresima. Processione. Per
l'occasione si svolge una caratteristica Fiera e una Sagra paesana di prodotti
tipici locali.
Festa
esterna di san Gerardo Maiella con processione della statua per Materdomini e
Caposele.
8
settembre
Festa
della Madonna di Materdomini, processione per il paese.
16
ottobre
E'
il giorno liturgico di san Gerardo.
La
celebrazione del Transito di san Gerardo alla vigilia vede ogni anno una Comunità
gerardina offrire l'olio per la lampada sulla sua tomba. Nel giorno della
solennità - dopo la solenne Concelebrazione in Basilica - è caratteristica la
popolare "Benedizione delle sementi". Gli agricoltori si procurano
il sacchetto di grano benedetto che, mescolato con quello per la semina,
propizia un abbondante raccolto.
-
Il Santuario è aperto tutti i giorni dalle ore 7.30 alle 13.00; dalle ore 15.00
alle ore 20.00.
-
Le celebrazioni delle SS. Messe sono ad ogni ora, dalle ore 8.00 alle ore 13.00;
alle 16.00 e alle 19.00.
-
I gruppi vengono guidati nella visita al Santuario a loro richiesta. I
Sacramenti si celebrano:
Battesimo
- Tutte le Domeniche durante la S. Messa delle ore 12.00, previa prenotazione
(anche telefonica). Sono necessari i seguenti documenti: certificato di nascita,
nullaosta del parroco e certificato d'idoneità dei padrini. I documenti devono
essere consegnati in Sacrestia almeno un'ora prima della celebrazione.
Prima
Comunione - Tutte le
Domeniche durante la S. Messa delle ore 11.00, previa prenotazione (anche
telefonica). Sono necessari i seguenti documenti: nullaosta del parroco e
certificato di battesimo.
Cresima
- 1 agosto e il 16 novembre durante la S. Messa delle ore 11.00, previa
prenotazione (anche telefonica). Sono necessari i seguenti documenti:
certificato di battesimo, nullaosta del parroco e certificato di idoneità del
padrino o madrina. I documenti devono pervenire al Santuario almeno dieci giorni
prima della data stabilita.
Matrimonio
- Nei giorni feriali consentiti durante la S. Messa delle ore 12.00, previa
prenotazione, che va fatta di persona con il responsabile del Santuario. E'
necessaria l'autorizzazione del parroco e la documentazione preparata nella
propria parrocchia di origine.