IL SANTUARIO della BEATA VERGINE della FONTANA

CASALMAGGIORE (CREMONA)

CASALMAGGIORE

Casalmaggiore, la cittadina nel cui territorio si trova il Santuario della B.V della Fontana, è costruita sulla sinistra del Po, su probabili insediamenti romani.

Casale Majus così è citato nelle pergamene dell'VIII secolo, aveva già probabilmente, in tempi romani e longobardi, un presidio armato, che custodiva il porto sul Po, allora giungente sino ad Agoiolo, accentrando ben presto sotto la sua giurisdizione i villaggi e i casali circostanti.

Fortificato intorno al Mille, il Castrum col suo terri-torio, era già unità fiscale a sé, in comunicazione com-merciale con 1'Oltrepò, ed era unito all'entroterra e con Brescia da un itinerario romano, affiancato da un cana-le, che ancora nel sec. XVI, era navigabile dai burchielli.

Le sue vicende si intersecano nei sec. XI - XII con la storia di Brescia, di casa d'Este, e dei marchesi di To-scana, di cui di volta in volta divenne feudo.

La sua posizione geografica sul Po ne fece un centro di traffici e di commercio assai esteso, oltre che un luo-go di confine e di difesa, conteso dalle potenze italiane di Milano e Venezia, e dalle potenze straniere di Fran-cia e Spagna.

Ebbe una delle prime stamperie italiane che pubblicò nel 1486 il famoso libro ebraico Macazar (raccolta di preghiere della Sinagoga) di cui un prezioso esemplare su pergamena è conservato nella Columbia University Library di New York. Nel 1581 vi si stampò pure una delle prime edizioni della Gerusalemme Liberata di Torquato Tasso.

Il secolo XVI fu l'epoca del massimo splendore di Casalmaggiore. Aveva una popolazione di 20.000 abi-tanti, al suo porto attraccavano continuamente navi con varie mercanzie, tanto da essere chiamata Venezietta; possedeva biblioteche, scuole, accademie di scienze e di lettere, e uomini insigni nel sapere.

Di grande religiosità, ebbe 16 Chiese e numerosi Conventi di Religiosi, tra cui i Conventuali, i Servi di Maria, i Cappuccini, i Barnabiti e un monastero di Clarisse.

Divenuta dominio austriaco nel 1741 ebbe da Maria Teresa nel 1754 il titolo di Città. Nel 1848, con Milano e Cremona, insorse contro gli austriaci. A testimonianza della fervida attività artistica che illustrò attraverso i secoli, nelle sue Chiese e nei palazzi pubblici e privati vi sono numerose opere d'arte.

L'attuale Duomo fu costruito su disegno di Fermo Zuccari nel 1840, sull'antica Pieve del sec. XI.

Fra le tele che lo decorano vi è l'Ultima Cena di Gio-vanni Battista Trotti detto il Malosso, l'Adorazione dei Magi di Cristoforo Agosta (sec. XVI), Cristo nell'orto di Camillo Gavassetti (1628), le Quattro Virtù Cardi-nali di Guglielmo Caccia, detto il Moncalvo (1568-1625) e una tela attribuita a Palma il Giovane. Nel Duomo sono pure: le Stimmate di S. Francesco di Francesco Monti (1683-1768) e l'Immacolata di Cignaroli (sec. XVIII). Nella Sacrestia vi è pure un affresco del primo Quattrocento.

Vie spaziose convergono a Piazza Garibaldi, centro della città, nella quale domina la mole del Palazzo Co-munale, tipica imitazione ottocentesca dello stile goti-co, eseguito su progetto del palermitano Giacomo Misuraca. Nell'aula consiliare vi è la tela del Giuramento di Pontida di Giuseppe Diotti (1770-1848).

 

IL SANTUARIO

Sulla strada che da Casalmaggiore porta a Sabbioneta, attraversato il passaggio a livello della Ferrovia Bre-scia-Parma, e lasciato sulla destra il Cimitero, ci si inol-tra nel verde della campagna sino a che non si intravvede da lontano il Santuario della Beata Vergine della Fonta-na, circondato da alti ippocastani che ne fanno un'oasi di silenzio e di pace.

Le sue origini si perdono nei secoli.

La tradizione parla di un affresco della Madonna al-lattante il Bambino Gesù, dipinto su un muro e di un pozzo di acqua freschissima cui la gente andava ad at-tingere acqua. Questa antichissima tradizione, sembra appoggiarsi su un presunto strumento notarile del 878, esistente nell'archivio della Cattedrale di Cremona, in cui si parla di una permuta di terreni tra due sacerdoti nella zona di «un pozzo di S. Maria non lontano da S. Pietro di Mascano» (Vicomoscano).

è certo che i fedeli portavano grande devozione a quella antica Immagine e che attribuivano virtù taumaturgiche alla Fonte, perché si immergevano nel-l'acqua invocando la intercessione di Maria per essere liberati dalle malattie.

Il miracolo della guarigione di un cieco dalla nascita che riacquista improvvisamente la vista e che è citato da tutti gli storici, ne è la prova.

In un manoscritto anonimo del 1623 leggiamo:

«La Chiesa della Fontana, dedicata all'Annunziata della Madonna, è fuori di Casalmaggiore mezzo miglio. Vi è un Convento de' PP. Serviti. La Chiesa è la più bella di Casalmaggiore: grande, proporzionata, e col volto maestro assai stimato dagli architetti. è divisa in tre navi, nelle cui collaterali esistono le cappelle. Fu edificata nel 1463, secondo una nota di un libro, ma si crede più antica. Fu eretta in occasione di miracoli ope-rati da una immagine dipinta sopra un pilastro, vicino ad una fonte perenne di acqua, ove attualmente sono due bagni, uno per le donne e l'altro per gli uomini; nei quali quelli che vi entravano ricevevano la salute dalle loro malattie. Eravi una tavoletta, che tutti abbiamo ve-duta, la quale conteneva moltissimi miracoli e grazie, ma si è smarrita».

Preesistente allora al santuario attuale vi era già una Cappella.

Il Romani, che scrisse la storia di Casalmaggiore dice: «Questa Cappelletta ora sottoposta al Presbiterio del predetto Tempio, preesisteva già da molti secoli, ed io vidi, al di dietro di essa, in tempi di mia fanciullezza, dipinti del sec. XIII e XIV, di miracoli fatti da quella Immagine».

Tutte le più nobili e facoltose famiglie concorsero alla costruzione e all'abbellimento del Santuario. Gli stessi Gonzaga, della vicina Sabbioneta, che per alcuni anni furono Signori di Casalmaggiore (1517-1522) vi con-tribuirono. Ebbero anzi il privilegio di esporre nel Tem-pio il loro stemma gentilizio, visibile sino al secolo scor-so sul terzo arco della navata maggiore, a sinistra.

Nei momenti drammatici, di invasioni di truppe mercenarie straniere, di carestia, di siccità, peste, colera, alluvioni del Po, i cittadini hanno trovato nel loro San-tuario della Fontana un riferimento sicuro: la certezza che la Madonna li avrebbe salvati e protetti.

Tre volte la Bassa Padana fu ridotta quasi allo stermi-nio dalla peste: nel 1497, nel 1528, nel 1630.

Nella peste del 1497 perirono più di mille persone. Disperato per tale strage, il popolo ricorse con gran fede alla sua Madonna. La grazia fu ottenuta, perché il flagel-lo si allontanò. A memoria del fatto venne posta sulla facciata della Chiesa questa iscrizione, ora scomparsa:

VIRGINI MATRI TEMPLUM OLIM VOVIT CASALMAJUS ET PESTILENTIA LIBERATUM EST

 

L'ACQUA MIRACOLOSA

Il 1629-1630 fu un anno di lutto e dolore per la città di Casalmaggiore. La peste aveva colpito la cittadinan-za e mieteva vittime ogni giorno. Le misure sanitarie, adottate dai Decurioni, di isolare i colpiti dal male, evi-tare gli assemblamenti per non diffondere il contagio, bruciare le vesti e le suppellettili degli appestati, cele-brare la S. Messa sulle piazze per evitare contatti con i possibili colpiti, avevano ridotto la morìa, ma non l'ave-vano debellata. Un terzo solo della popolazione morì, mentre nel contado la mortalità fu assai più elevata.

Lo storico contemporaneo Ettore Lodi attribuisce questo alle acque salutari della Fontana e aggiunge: «Ma di ciò non contenta la Beata Vergine, grazie a grazie accumulando, fece di nuovo scoprire la miracolosa sua Immagine. Sotto confessione nella Chiesa della Fonta-na, risanò molte persone con quell'acqua salutare. Per la cui fama s'accrebbero la devozione e il concorso, così che riaperti i passi, vi confluivano da ogni parte, popoli interi, cantando processionalmente le di Lei laudi, fa-cendo generose oblazioni e compiendo con la maggior edificazione, i loro voti. Né di così pia devozione si oc-cupava soltanto il popolo minuto, ma con pari edifica-zione, vi accorrevano pure qualificati soggetti, conti e marchesi, e tutti con vasi, per seco loro, trasportare di quell'acqua miracolosa, cosicché ogni giorno miravasi, in gran copia, carri e somari di lontani paesi, mandati per levare di quell'acque benedette».

Ancora oggi sono numerosi i devoti, che, venendo a pregare la Madonna, si bagnano gli occhi e il viso e be-vono l'acqua miracolosa che tante guarigioni ha operato.

A ricordo dello scampato pericolo della peste, gli antichi posero una lapide che ora si trova nel corridoio della Cancelleria:

ITEM FONS PESTILENTIAE MEDETUR ANNO MDCXXX SAEVIT ATROX ITERUM PESTIS SED FUNERIS AMPLI EXTINXIT SUBITO VIRGINIS UNDA FACES QUAMVIS FONS MODICUS MORTEM TAMEN OBRUIT ILLI FECIT IN EXIGUO GURGITE NAUFRAGIUM IOH. SIGISMUNDUS ARALDUS GRATIA

 

IL "VOTO" DI MILANO

La peste del 1630 (ricordata dal Manzoni nei Pro-messi Sposi) che colpì gran parte d'Italia infuriò anche in Milano. In quel doloroso momento, il Senato di Mi-lano ricorse alla intercessione della Madonna della Fon-tana e all'efficacia delle sue acque miracolose.

Dal Tribunale della Sanità di Milano venne mandata il 2 Luglio 1630 una delegazione di nobili milanesi, a offrire dodici ducatoni di Milano per far cantare una Messa solenne dinanzi alla suddetta Immagine, e altri 50 scudi d'oro da lire 6 imperiali da parte della Città di Milano, promettendo altri cento scudi d'oro, come voto, quando avesse ottenuto la grazia di vedersi liberata dal crudele flagello.

Il Notaio Agostino Canesi redasse l'atto notarile se-guente: «Nell'anno 1630, martedì 2 Luglio, nella Cripta della SS.ma Madre di Dio, Vergine Maria della Fonte di Casalmaggiore, dall'illustrissimo Don Gerolamo Legnani, dopo aver ricevuto la Comunione e aver ele-vato preghiere al Dio Sommo e alla Vergine per la salu-te dello Stato di Milano, furono lette le Lettere dell'Illu-stre Tribunale di Milano del seguente tenore: Alla Serenissima Madre di Dio e Madre di Misericordia Il Presidente e i Conservatori di Sanità dello Stato di Milano, che spesso hanno avuto prove della tua prote-zione, in questa dilagante pestilenza, spinti da grave necessità, avendo tentato inutilmente tutti gli umani ri-medi, si rifugiano sotto l'inennarrabile fonte della Tua pietà, e con venerazione e cuore sincero, ti offrono un piccolo dono, non certo degno della tua Maestà, ma segno di un singolare affetto e di una certissima spe-ranza, e invocano la tua singolare clemenza. Tu ascol-ta ed esaudisci benignamente e guarda e aiuta questa disperata Patria. Milano 26 Giugno 1630.

Firmato: Il Presidente e i Conservatori dello Stato di Milano - Sottoscritto dal Cancelliere Giacomo Anto-nio Talliabo. »

L'acqua della Fonte venne portata a Milano con botti, dalla stessa Delegazione e distribuita agli appestati, con piena fiducia nella sua efficacia prodigiosa. Trascorsi sette anni dal Voto e cessata la peste, il voto fu sciolto, su sollecitazione con lettera dei Padri Serviti in data 16 Giugno 1637. I cento scudi d'oro furono usati per l'ac-quisto di paramenti sacri e per i lavori del Santuario.

Nella Cripta, sulla volta, sino al 1920 si poteva vede-re un affresco che riproduceva la Delegazione dinanzi alla Madonna. C'è ancora fortunatamente un antico qua-dro votivo, che è nel Corridoio degli ex-voto, che ricor-da il fatto.

 

FEDE E GRAZIE

Una sventura che sembra unica nella storia di questa terra del Casalasco, fu la terribile siccità, durata ben 6 mesi, che colpì il territorio (dicembre 1778 - maggio 1779). La cronaca del tempo, fa l'allucinante descrizio-ne delle torme di contadini affamate e febbricitanti che, a piedi nudi, venivano alla Fontana ad implorare la gra-zia. E la pioggia cadde abbondante.

Altra pagina dolorosa, scritta nella storia di Casalmaggiore e della Fontana, è quella del colera che colpì nel 1855 l'Italia e gran parte dell'Europa. Casalmaggiore non ne rimase immune.

«Frotte silenziose di uomini e donne, vecchi e bam-bini con lacrime e preghiere, supplicavano la miseri-cordia della beata Vergine per tanto flagello», scrive un cronista del tempo.

Quasi subito il contagio sparì con gran gioia di tutti. Allora si vide lo spettacolo di una grandiosa processio-ne al Santuario. Erano le popolazioni dei paesi rimasti quasi incolumi dal colera, che venivano, con tutto il cle-ro, a ringraziare Maria.

La Città di Casalmaggiore non si accontentò di que-sta unica processione, ma, animata dalla fervente parola dell'Abate Mitrato Don Giuseppe Marenghi, emise pubblicamente il voto di recarsi processionalmente ogni anno, la terza Domenica di Ottobre, al Santuario, voto che fino a qualche anno fa venne mantenuto. Ora, pur-troppo, non più.

Una lapide posta nel 1870, che ora si trova nel Corri-doio della Cancelleria, attesta ai posteri il voto fatto. Le grazie che la Madonna nel corso dei secoli ha elargito ai suoi devoti sono raccontate dagli affreschi che si vedono nel Santuario, soprattutto nella Cappella a destra e a sinistra dell'Altare Maggiore, nelle iscrizio-ni sotto i diversi dipinti, che esistevano nella Cripta e che vennero corrosi dall'umidità delle pareti, ma di cui

fortunatamente il Canonico Federico Federici, autore di una breve storia del Santuario, ci fa la descrizione. A sinistra entrando si leggeva: «Una moglie di un soldato, cadde in un pozzo con un bambino, dopo due ore salva da questa B. Vergine. Anno 1731» - «Il Senato con la città di Milano in tempo di peste, ricorrono a questa Be-ata Vergine, ne sono miracolosamente liberati» - «Uno storpio da questa Beata Vergine guarito» - «Uno spiri-tato da questa Beata Vergine liberato» - «Un soldato spagnolo, caduto col cavallo giù da un ponte, viene mi-racolosamente dalla B. Vergine salvato» - «Uno, da' medici abbandonato, viene da questa Madonna salva-to» - «Un cieco, lavandosi gli occhi nell'acqua di que-sta Fonte, ricevette la vista, 1320» - «Una donna spiri-tata, fu da questa B. Vergine salvata» - «Uno con undeci carboni da questa Beata Vergine salvato».

Una antica incisione della Madonna della Fontana che al centro porta l'effigie della Madonna con sotto la scrit-ta: «Il vero ritratto della Madonna Santissima della Fon-tana di Casalmaggiore dei Rev. Padri de' Servi», ha at-torno, come una cornice, una serie di miracoli operati dalla Vergine. La rispettiva scritta sotto ciascuna di que-ste vignette, ne spiega il contenuto. La vignetta incisa nel quadretto collocato sopra l'effigie sacra centrale, in-dica il grande concorso del popolo a questo Santuario.

Accanto a questa vignetta, a destra di chi guarda, si vede steso sul giaciglio un ammalato che guarisce per virtù dell'acqua della Madonna, che gli viene presentata. Sotto, un'altra scena: una donna morta, ma richiamata in vita, per grazia della Beata Vergine. La donna si è alzata a sedere sul letto funebre e accanto sta il sacerdote Servi-ta che la vegliava. Segue una quarta vignetta: un lebbroso condotto dinanzi all'Immagine della Madonna e mon-dato. Come pure è rappresentato guarito, un uomo affetto in una gamba da undici piaghe maligne. Il settimo quadretto, che viene a trovarsi sotto l'immagine centra-le, descrive il flagello della peste che ha colpito una popolazione: molti appestati, sdraiati su letticiuoli, gua-riscono in virtù del ricorso alla Beata Vergine della Fon-tana. Nella vignetta a sinistra di questa, è raffigurata una donna inferma, spedita dai medici, ma che a mani giun-te prega la Madonna ed è sanata. Risalendo da questo quadretto verso l'alto dell'incisione, un altro miracolo è illustrato: un uomo rattrapito che si sostiene sulle gruc-ce e viene guarito. La nona vignetta rappresenta al vivo la violenza con cui lo spirito demoniaco tormenta un'os-sessa; a nulla valgono gli sforzi erculei di un uomo e di una donna che cercano di trattenerla, solo la Beata Ver-gine supplicata la libera dal suo male. Nella decima e ultima vignetta è incisa la figura di un uomo storpiato immobile sul seggiolone e che ottiene la grazia.

Alcuni di questi miracoli dovevano un tempo essere pure dipinti sulle pareti della Cripta del Santuario. In-fatti le parole che accompagnano la incisione, ripetono le stesse parole che si leggevano sotto gli antichi dipinti che come vedemmo ci ha tramandate il Federici e che sono riportate anche da un quadro votivo che si trova nel corridoio.

Altre tabelle votive che cantano la misericordia di Maria ricoprivano una volta tutte le pareti del Santua-rio. Molte divenute fracide e corrose dal tarlo andarono distrutte, altre furono disperse quando il Santuario ven-ne adibito a caserma per il soldati e altre tolte negli anni in cui il Santuario fu senza l'assistenza dei Religiosi, cacciati dalla soppressione Napoleonica. Ma bastano quelle che rimangono, antiche e recenti, per dire la rico-noscenza di tanti e tanti devoti che, ricorsi all'interces-sione della Madonna, furono graziati.

 

I CUSTODI DEL SANTUARIO

Costruito il Santuario nel 1463 i Maggiorenti del Co-mune affidarono il servizio religioso ai Frati Servi di Maria. Essi abbandonarono il loro antico Convento, che sorgeva presso la Chiesa di S. Rocco in Castelnuovo di Casalmaggiore e che stava per essere distrutto dall'ero-sione delle acque del Po e giunsero alla Fontana il 31 Ottobre. Il nuovo Santuario venne dedicato all'Annun-ciazione del Signore per ricordare così la loro Chiesa Madre dell'Annunziata in Firenze.

Successivamente dedicarono alcuni altari ai loro Santi; facendo anche modifiche e ampliamenti al corpo della Chiesa. I Servi di Maria restarono alla Fontana sino al 1798, cacciati dalla soppressione napoleonica.

Il forzato allontanamento dei Religiosi portò ad un lento decadimento del Santuario. L'annesso Convento ricostruito sul vecchio ormai cadente, da P. Angelo Por-celli, Servita, nel 1749, venne venduto e, successiva-mente, in parte demolito.

La preziosa biblioteca, gli incunaboli e gli antichi do-cumenti andarono dispersi, i gioielli offerti alla Madon-na, e la stessa Corona preziosa che era sul capo della Vergine scomparvero.

La custodia del Santuario venne affidata a Sacerdoti anziani.

Dopo circa un secolo, il Vescovo di Cremona Mons. Geremia Bonomelli, desiderando far rifiorire il culto alla Vergine e dare alle popolazioni dei paesi vicini e ai pel-legrini una assistenza spirituale, chiese e ottenne che i Frati Minori Cappuccini della Provincia Lombarda as-sumessero la cura del Santuario, cosa che avvenne nel Maggio del 1902.

 

LA MADONNA NON SI TOCCA!

Un episodio riguardante la Madonna della Fontana avvenne due anni prima che i Servi di Maria venissero cacciati dal Santuario, e provocò una sommossa popo-lare. Lo ricordiamo perché mostra quale fosse l'attacca-mento del popolo al suo Santuario.

In Casalmaggiore vi era allora un distaccamento di soldati francesi comandati da un ufficiale chiamato Le Compte. Il Romani lo descrive come «un uomo torvo, ributtante, di aspetto rude ed arrogante nei tratti». In Casalmaggiore si era sparsa la voce che dagli occhi del-la Madonna scendevano lacrime di sangue. Da tutti i paesi della zona accorrevano le folle emozionate che volevano vedere il prodigio. Temendo una sommossa popolare, il Comandante accorse al Santuario e, visto l'affresco della Madonna, ordinò che due chimici, due fisici e due pittori esaminassero attentamente l'Immagi-ne. Il responso fu che si trattava di illusione ottica: le fiammelle delle candele accese dinanzi all'affresco, facevano sembrare gocce di sangue alcune macchioline di colore rosso, che erano sotto gli occhi della Madonna. Le decisioni del Comandante francese furono drastiche: i religiosi vennero posti agli arresti domiciliari, vennero asportate tutte le generose offerte e gli ex voto, requisiti anche gli oggetti preziosi di culto e infine, ulti-ma offesa al sentimento religioso popolare, proibizione che in Santuario si tenessero funzioni religiose. L'indignazione dei Casalesi giunse al colmo. Colto il momento opportuno in cui, sul finire dello stesso lu-glio, l'esercito francese era concentrato sul Lago di Garda per opporsi al maresciallo austriaco Wurmser, il popolo si sollevò. Il Canonico Morizio nella sua Cronaca di fatti contemporanei racconta: «Diedero nelle campane e nelle armi, uccidendo i francesi, che invano, in ginoc-chio, gridavano Mon dieu de paradis. Le Compte riuscì con la famiglia a salire su una barca per passare il Po, ma i cittadini affollatisi sull'argine vicino a S. Giovanni Nepomuceno, cominciarono a gridare: A riva! a riva!, intimando ai barcaiuoli di fermarsi; poi si danno a fuci-lare benché il Le Compte e i suoi sventolassero i fazzo-letti bianchi e gettassero nel fiume le loro armi. Non vedendo altra salvezza buttansi a nuoto, ma i più affo-gano e con essi il Le Compte, sotto gli occhi della mo-glie. Ciò fu il 1° agosto 1796».

 

VISITA AL SANTUARIO

Il Santuario venne costruito nel 1463: questa data è indicata da molti storici come la più sicura, ma le affer-mazioni del Romani sull'esistenza di alcuni affreschi, ora scomparsi, da lui visti personalmente, risalenti al secolo XIII e XIV, alcune date scoperte recentemente sugli af-freschi della parte anteriore della Chiesa: 1407 - 1433 - 1437 e soprattutto le indagini fatte alcuni anni fa su alcu-ne suture murarie scoperte nel soffitto e lungo i muri pe-rimetrali, fanno ritenere che il santuario sia stato costrui-to in due tempi. La data quindi del 1463 dovrebbe essere quella del rifacimento completo e dell'allungamento del-la Chiesa. Sullo stile del Santuario così scrive Mons. Fran-co Voltini: «Tra le costruzioni coeve del cremonese, il Santuario è forse quella che più ha assorbito gli spiriti gotici, con una sorprendente eccezione della volta a botte che probabilmente qualche tempo dopo la costruzione, sostituì una probabile capriata originaria. La linea fortemente ascensionale che alla facciata attribuiscono la accentuata elevazione della fronte, e il profilo saliente delle ali laterali ha il suo riscontro, più che sul fianco, soltanto inferiormente scandito da lesene di scarso aggetto, nella nervosa articolazione delle tre absidi poligonali, di cui, quella centrale raggiunge una inconsueta altezza, de-terminata dalla presenza della Cripta sotto il presbiterio.

Nell'interno, la navata centrale è delimitata dai grossi pi-lastri di sezione poligonale con capitelli a cubo smussa-to, dai quali si levano gli archi a sesto acuto che reggono la volta a botte; nelle navate laterali invece le volte pre-sentano ancora le campate a crociera.

Una decorazione interessante, conservata fortunatamente nella sua genuinità è quella che orna la volta a botte e l'alto fregio sottostante. Nella volta si distende una trama di fasce, intrecciate a formare larghi lacunari. Al centro di essi stanno cerchi con rosettoni, mentre agli angoli si svolge un motivo di girali e di delfini. La decorazione della volta è da attribuire ai primi decenni del '500».

Il presbiterio e il coro sono sopraelevati alla Cripta o antico santuarietto, al quale si discende per una larga scala centrale e le due minori laterali. Le absidi e il cam-panile sono del secolo XV

 

INTERNO DEL SANTUARIO

Ammirato, prima di entrare in Santuario, lo splendido portale con decorazione in cotto delle due lesene portanti una trabeazione di stile rinascimentale, il visitatore, ap-pena entrato, vede a destra un antico affresco, di Filippo Mazzola detto Filippo delle Erbette e padre del Parmigianino, raffigurante S. Bernardo, affresco che con-tinua all'interno. L'affresco, purtroppo rovinato dal muro costruito per sostenere la cantoria, rappresenta la beata Vergine con il Bambino, seduta fra S. Giovanni Battista, S. Rocco e la B. Toscana Gualtieri. Il Luchini, nel suo testo apparso sulla Provincia di Cremona del 25-26 febbraio 1896, dice che l'affresco portava la firma: F. Del Mazo. Accanto è visibile un altro affresco della stessa epoca raffi-gurante S. Giobbe, S. Antonio Abate e S. Bernardo.

Nella sesta cappella a destra: affresco di S. Caterina Mar-tire di Alessandria d'Egitto, con a lato scene del suo Marti-rio. L'affresco, sempre di autore ignoto, è del sec. XV

Nella cappella posta a destra dell'Altare Maggiore, dedicata a S. Francesco, notevoli affreschi del sec. XV: sulla volta in alto, il Padre Eterno, la Gloria della SS. Trinità e Gesù Risorto (affreschi ormai irriconoscibili).

Sulla parete destra: Madonna di squisita fattura, portan-te su un braccio il Bambino e l'altra mano posata sul Vangelo, S. Antonio Abate e altre Madonne votive. A sinistra il quadro La Redenzione del pittore casalese Luigi Tagliarini (1966).

All'Altare Maggiore: la Pala centrale che rappresenta l'Annunciazione è attribuita all'insigne pittore di Sesto Calende, detto Cesare da Sesto, (1477-1523) allievo di Leonardo da Vinci.

Sulla parete a sinistra la tela raffigurante S. France-sco, S. Fedele da Sigmaringa e S. Giuseppe da Leonessa è del pittore Francesco Chiozzi (1730-1785); l'altra a destra rappresenta S. Anna ed è dello stesso autore. La scultura in legno della Cattedra per i pontificali, rappre-sentante S. Francesco, è di Alfredo Digiuni di Casalbuttano (1942), mentre lo schienale per i parati è stato scolpito da Francesco Umani di Viadana (1942): rappresenta scene della vita di S. Francesco.

Nella cappella a sinistra dell'Altare Maggiore, dedi-cata a S. Antonio, occorre sostare un attimo: a destra vi sono piccoli affreschi, in prevalenza Madonnine voti-ve, da assegnare ai primi decenni del'500, che ripetono l'iconografia tipica della zona casalasca: la Vergine con il bambino in braccio e con una rosa in mano, in segno di riconoscenza, e, in ginocchio, ai suoi piedi, il grazia-to. Notare pure la decorazione in cotto sopra e sotto gli affreschi, che ripete la decorazione esterna della Fac-ciata e delle Absidi.

Alla parete sinistra, altra graziosissima immagine della Madonna del sec. XIV

Sulla parete dove c'è la porta che mette in sacrestia: una Madonnina in trono del sec. XV, e al lato sinistro in alto gruppo di donne presso il Sacro Fonte, e sotto le figure di tre Santi: S. Bernardino, S. Sebastiano, S. Omobono.

Scendendo, si incontra la Cappella, detta "dei france-si", perché sarebbe stata affrescata su ordinazione dei francesi, quando Casalmaggiore era sottoposta al Feudatario di Francia, il Gran Maestro Arturo Goffier. Al centro dell'affresco vi è il Santo cui è dedicata la Cappella: S. Rocco di Montpellier, patrono contro la peste; a sinistra S. Giovanna d'Arco che appare come una delicata figura in veste di guerriero con la spada, in atto di rendere omaggio alla Madonna della Fontana, cui ha offerto il manto regale, ricevuto da Carlo VII, il quale è raffigurato in piccole proporzioni, in ginocchio.

L'affresco della Santa ha anche un valore iconografico, perché è la prima immagine della Santa, dipinta in Italia ed ha già l'aureola di Santa. In alto dell'affresco vi è la scena dell'Annunciazione, e a lato di S. Rocco una San-ta Martire e S. Antonio Abate. A fianco destro ancora la Madonna col Bambino e S. Lorenzo Martire e sopra: La Sacra Famiglia. In una piccola nicchietta ancora una Madonnina col Bambino. Gli autori dell'affresco sareb-bero i fratelli Pesenti di Sabbioneta.

Le cappelle successive, essendo scomparsi gli affre-schi, sono state malauguratamente rimodernate: l'una è dedicata al Crocefisso con figure dipinte dal Prof. Vezzoni Palmiro di Rivarolo del Re e l'altra è dedicata al Sacro Cuore. Da notare sulla volta di questa cappella la decora-zione originale primitiva lasciata intatta perché riporte-rebbe lo stemma gentilizio dei Gonzaga di Sabbionetta.

Si giunge così all'ultima Cappella, prima di uscire dal Santuario: al centro vi è la lapide sepolcrale del pittore Francesco Mazzola detto il "Parmigianino" (1509-1540) e l'affresco di S. Lucia (1506).

Che il Parmigianino sia sepolto alla Fontana lo affer-ma il pittore Vasari il quale, nelle Vite dei più eccellenti pittori, scultori e architetti, scrive: «Francesco, finalmente, avendo sempre l'animo a quella sua alchimia, come gli altri che le impazzano dietro, ed essendo da delicato e gentile, fatto con la barba e chiome lunghe e malconce, quasi un uomo selvatico e un altro da quello che era sta-to, fu assalito, essendo mal condotto e fatto malinconico e strano, da una febbre grave e da un flusso crudele che in pochi giorni lo fecero passare a miglior vita. Volle essere sepolto nella Chiesa de' Frati dei Servi, chiamata la Fon-tana, lontana un miglio da Casalmaggiore e, come lasciò, fu sepolto nudo, con una croce d'arcipresso sul petto» (Vol. 9 Ed. Le Monnier - Firenze, 1853).

Non risulta con certezza che il corpo sia veramente sepolto nella Cappella, perché sinora non si sono fatti sondaggi per scoprire la salma. Alcuni studiosi pensano che il celebre pittore, sia stato sepolto in una fossa co-mune assieme ad altri appestati, sul sagrato del Santua-rio, come fa pensare la disposizione stessa data dal Mazzola di voler essere sepolto nudo, con la croce d'arcipresso sopra.

Il Parmigianino morì, probabilmente di peste, a 37 anni il 24 agosto 1540. La tradizione indica, come ulti-ma abitazione del Parmigianino una cascina detta "Ca Rossa" non molto lontana dalla Fontana.

Alcuni affermano che abbia dipinto anche nel San-tuario, ma non si è scoperto nulla che risponda alla tec-nica e all'abilità del grande Maestro. L'autoritratto ac-canto alla lapide (riproduzione fotografica) è stato sco-perto nella Pinacoteca di Parma dalla Prof. Augusta Ghidiglia Quintavalle.

Sopra la bussola è da notare infine, l'imponente balconata e la struttura intarsiata in legno del settecen-tesco organo con sovrastante lo stemma dell'Ordine dei Frati Servi di Maria.

I quadri in cotto della Via Crucis sono opera dell'arti-sta casalese Guido Germani (1928).

 

I PALIOTTI DEGLI ALTARI

Degni di particolare interesse sono i paliotti in scagliola che ornano l'Altare Maggiore e i sei Altari Minori. L'uso di questo materiale (si tratta di uno stuc-co ottenuto dalla mescolanza di gesso cotto con sostan-ze leganti e coloranti) si diffuse particolarmente nella zona in cui non si disponeva di cave di marmi o di pie-tre pregiate. L'invenzione di tale tecnica, che imita per-fettamente la tarsia marmorea, è fatta risalire a Guido Fassi detto il "Conte" di Carpi (1584-1649), come poi saranno prevalentemente carpigiani gli artisti operanti nella nostra zona.

Giovanni Morandi, che ha dedicato una particolare attenzione ai paliotti del Cremonese e della Fontana in particolare, ha individuato l'autore di quelli in Santua-rio nel sacerdote Giovanni Massa, nato a Carpi nel 1659. Lo stesso studioso, ha distinto, nell'attività degli scaglionisti, e del Massa in particolare, due tendenze che si esprimono nella impostazione delle loro opere: quella floreale e quella architettonica. Sono di questo se-condo tipo i paliotti della Fontana: incorniciatura di trina bianca su fondo nero, ambientazione architettonica con rovine o costruzioni vagamente metafisiche, il pavimen-to a riquadri prospettici, e la Storia raffigurata in centro così minutamente, che quasi scompare nell'insieme.

 

LA CRIPTA E L'AFFRESCO DELLA MADONNA

Sulla primitiva cappella, sorse verso l'anno Mille l'at-tuale Cripta (come lo confermano alcuni scavi fatti alle fondamenta), che custodisce la Venerata Immagine del-la Madonna. Come fosse l'antichissimo affresco è diffi-cile precisarlo. Nelle antiche stampe la Vergine è rap-presentata seduta su uno sgabello, con nelle braccia il Bambino Gesù che sta allattando. La veste era di color rosso e un grande manto azzurro, filettato d'oro e trapuntato di stelle, copriva la persona. Anche l'Imma-gine che ancora si intravvede non è la primitiva. Dipin-ta rozzamente da un pittore ignoto alcuni secoli prima del Mille, è stata continuamente ridipinta. Da un esame fatto dal Prof. Mantovani, socio onorario della Regia Accademia Brera di Milano, il dipinto visibile risale al secolo XIV, con altri successivi ritocchi fatti da mani inesperte ogni volta che per l'umidità l'Immagine per-deva i lineamenti e la coloritura.

Nel 1957 vennero eseguiti i lavori di restauro della Cripta. La Sovrintendenza alle Belle Arti di Verona fece diversi tentativi di strappo dell'affresco per salvarlo dal totale deperimento. Non avendo dato esito positivo, si ricorse all'abile pennello del pittore Odoardo Gherardi di Parma che, nel 1957, ci diede l'attuale Immagine che tiene presenti le risultanze tradizionali dei colori e degli attegiamenti e che è posta in Cripta dinanzi all'antica Immagine. Questa Immagine entrata nella venerazione del popolo, venne incoronata il 15 Agosto 1963 da Mons. Dario Bolognini, Vescovo di Cremona, nel V Centena-rio della Costruzione del Santuario.

La stella d'oro, appuntata dal medesimo Vescovo 1'anno 1964, ricorda la proclamazione della Beata Vergine della Fontana a Patrona del Casalasco.

Rimaneva però sempre vivo nei fedeli il desiderio di venerare l'antica immagine miracolosa della Vergine. Così, nel Dicembre del 1990, si rifecero numerosi ten-tativi per far ricomparire l'immagine antica, e dopo un lungo lavoro di consolidamento dell'intonaco, si è ripresentata alla devozione dei fedeli.

Il dipinto del pittore Gherardi di Parma venne collo-cato in un altare laterale.

 

LA BEATA TOSCANA

Non possiamo chiudere questa guida del Santuario sen-za accennare a una misteriosa eremita che ricorre spesso nelle storie antiche del Santuario: la casalese Beata To-scana Gualtieri.

Secondo un inedito manoscritto della Biblioteca Co-munale di Viadana, attribuito al Servita P Avigni, la B. Toscana sarebbe nata a Casalmaggiore da un ricco digni-tario veneto Marco Gualtieri, giunto nel secolo XIV nel-la nostra città al seguito delle armate venete. Questi era figlio di un Giovanni Gualtieri di Firenze che era fuggito a Venezia dopo l'uccisione del padre e la confisca dei beni, dopo aver cambiato il suo vero nome di Giovanni degli Uberti in Gualtieri, per non essere riconosciuto.

Lo stesso documento dice che Toscana, in giovanissi-ma età scelse la vita religiosa e prese il velo di monaca nel Convento delle Mantellate dei Servi di Maria di Sabbioneta. Poco tempo dopo la giovane monaca chiese di dedicarsi alla contemplazione in un romitorio e, dopo aver trascorso un primo breve tempo nella solitudine dei boschi presso Comessaggio, si rinchiuse sino alla morte in una stanzetta vicina alla Immagine della Madonna del-la Fontana, alle spalle delle Absidi attuali.

«Quivi rinchiusa, col voto di non abbandonare più quel santo luogo, conduceva vita di penitenza, vivendo delle elemosine, che i viandanti le offrivano, introducendole nella cella, mediante il giro di una ruota che comunicava col di fuori» (Giani: Annali dei Serviti).

La fama delle sue virtù ben presto si sparse tra le vici-ne popolazioni e le conciliarono la stima e la venerazio-ne di tutti. La chiamarono Beata ancora in vita e «si rac-comandavano alle sue preghiere nelle necessità materiali e spirituali (Bresciani: Cronaca di uomini e donne cremonesi). La data della morte è incerta: 1424? 1440? Morì in fama di santità e ne permane la devozione nei Casalesi, soprattutto per invocare la sua protezione contro le febbri quartane.

Devozione antichissima, se nell'anno 1624 il Servita E Bonfrizzieri chiudeva un suo elogio alla Beata con questo distico:

TOSCANA, TUTTI NOI PER TUA VIRTUDE SPERIAM DA FEBBRI INTERNE AVER SALUTE

Sepolta accanto alla Cappella antica della Madonna che aveva tanto amato, venne dipinta su una parete una sua immagine che la presentava come una donna anziana, con un bel volto, vestita di un lungo abito nero, come le terzia-rie dei Servi di Maria, con una grande croce bianca sull'omero sinistro; una mano posata sul petto e l'altra con la corona in mano.

Le sue ossa furono riesumate e ricomposte in un'urna e messe sotto un piccolo altare nel 161l.

Nell'urna, con le ossa venne posata una pergamena con questa scritta: «Sotto quest'altare a Lei dedicato per con-servare la memoria di così grande santità, il Rev.mo P Maestro Arcangelo Giano Fiorentino, Vicario Generale di tutta la Provincia di Mantova dei Servi di Maria, es-sendo di passaggio in visita a questo Convento di S. Maria della Fontana, ordinò che fossero riposte in quest'urna le ossa diligentemente cercate e ritrovate dai venerabili fra-telli Fra Marco Antonio da Cremona, Piore e Fra Domenico da Monserrato, che per molti anni giacquero umilmente sotto terra, della beata Toscana, che vestita dell'abito dei Servi di Maria, servì a Dio e alla Genitrice di Dio, presso questo Tempio, sotto il giogo di un'austerissima penitenza, nonostante fosse illustre per miracoli, soprattutto ai colpiti della febbre quartana. Il giorno 18 dicembre 1611. E questo con il consenso del P Provinciale e dei Confratelli».

Il Federici, nei suoi cenni storici sulla Fontana (1884) dice che sull'altare vi era una piccola statua, rappresentan-te la santa donna vestita dell'abito delle Terziarie Servite, con sotto la scritta Beata Toscana. Ora non esiste più al-cun altare, né segno di riconoscimento della Tomba.

Una recente indagine alle fondamenta delle mura dell'Ab-side, ha fatto risaltare aperture e fondamenta del sec. XV, che possono bene collegarsi al romitorio della Beata Toscana.

Entrando nella Chiesa, appena varcata la bussola, a destra, ai piedi di S. Giovanni Battista, è dipinta la figura della B. Toscana. 

NOTIZIE UTILI

CASALMAGGIORE (CR) 26 mt s.l.m. Cremona km. 39, Parma km. 20 Ferrovia Brescia-Parma

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Presso il Santuario funzionano la Casa del Pellegrino per l'accoglienza dei Fedeli e la Cancelleria che cura la vendita di oggetti Religiosi e Souvenirs. (...) 

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Festivo 7,00 - 9,00 - 10,00 - 18,00 Festa Patronale del Santuario: 25 Marzo - Annunciazione del Signore. Anniversario dell'Incoronata: 15 Agosto - Festa dell'Assunzione.    Per informazioni: Rivolgersi al Rettore del Santuario della B. Vergine della Fontana - Tel. (0375) 42.279 Fax (0375) 42.733. Per invio offerte: C.C.P. 267260 Santuario Madonna della Fontana.