SANTUARIO BASILICA S. MARIA DELLA CROCE  - Crema (CR)

INTRODUZIONE

IL PERCHÊ DI QUESTA APPARIZIONE

La Madonna è Madre. Ogni suo intervento è un atto di bontà e reca un messaggio di salvezza.

Atto di bontà

La Madonna apparve a S. Maria della Cro­ce, alla periferia di Crema, per soccorrere una giovane sposa, Caterina degli Uberti, ferita a morte dal marito.

Il Messaggio

E' triplice, come risulta dai fatti

- Caterina implorò soltanto la grazia di ri­cevere i Sacramenti. In vita e in morte i Sacramenti son azioni di Gesù Cristo per la salvezza e il conforto degli uomini;

- Caterina fu uccisa dal marito. La fami­glia o è sorretta dall'amore e dalla virtù o finisce nel dramma e non di rado nella tragedia;

- Caterina era devotissima della Madonna. La vera devozione alla Madonna garantisce la potente e materna protezione della Ma­donna stessa.

 

IL PERCHÉ DI QUESTO LIBRETTO

Quella avvenuta a S. Maria della Croce è una delle Apparizioni più riccamente e uf­ficialmente documentate. Basta consultare le Bolle Papali di Alessandro VI e di Pio XII, le Delibere dei Provveditori della Cit­tà di Crema, la Sentenza Criminale, le re­lazioni dei Cronisti dell'epoca, specialmen­te di Andrea Robatto, di Stefano Colderero e di Pietro da Terno.

Nello stendere le pagine seguenti

- ci siamo proposti di offrire una sche­matica presentazione dei Fatti e delle Ope­re del Santuario;

- ci siamo basati soprattutto sulle ricer­che di T. Ronna (1824), di V. Barbati (1865) e di W. Terni de Gregory (1946);

- abbiamo inteso conformarci ai decreti del Papa Urbano VIII.

Le fotografie sono del novembre 1969, ese­guite dalla Ditta B. N. Marconi di Genova.

 

LA STORIA

L'epoca

Era l'anno 1490. Politicamente Crema e Cir­condario dipendevano dalla Repubblica Ve­neta; ecclesiasticamente la Città dipendeva dal Vescovo di Piacenza, mentre la parte di Circondario comprendente l'attuale S. Ma­ria della Croce dipendeva dal Vescovo di Cremona.

Bartolomeo e Caterina

Il bergamasco Bartolomeo Pederbelli, so­prannominato Contaglio, aveva precipitosa­mente abbandonato la sua dimora in Val­le Imagna, esattamente a Cà de' Contagli presso Cornabusa, perché colpito dal ban­do per omicidio. Non si sa né quando né come né perché uccise. Si rifugiò a Crema, dove si dedicò al commercio delle stoffe. Qui conobbe e sposò Caterina degli Uberti il 13 febbraio 1489. Caterina apparteneva alla rinomata Famiglia degli Uberti, pro­babile diramazione del ceppo fiorentino. Era di animo gentile e nutriva una tenera de­vozione alla Madonna. Sappiamo che era rimasta orfana anche del padre nel 1486; sappiamo che viveva nella casa paterna con la vedova del fratello Giandomenico e i tre nipotini; sappiamo che era sotto la tutela del fratello Cristoforo, il quale combinò, secondo le abitudini del tempo, il suo ma­trimonio con Bartolomeo Contaglio sulla ba­se di lire imperiali 700 in dote da pagarsi in due anni. Ma, dopo un anno di matri­monio, nella giovane famiglia scoppiò la tragedia.

Bartolomeo, o perché infastidito nella sua condotta sregolata dai richiami e dagli esem­pi della sposa o perché irritato dal fatto che il cognato Cristoforo si rifiutava di an­ticipargli la liquidazione della dote o per altre ragioni che ignoriamo, prese a odia­re Caterina. E l'odio sfociò nel delitto.

Il delitto

Bartolomeo, per affari o per capricci, si assentava spesso da Crema. Il 3 aprile 1490 vi ritornò deciso a portare Caterina dai suoi familiari nel bergamasco. Disse che sua madre era ammalata, che i suoi parenti vo­levano conoscere la sposa, che il bando era stato tolto e molte altre cose. Caterina si lasciò convincere. Prese quanto di meglio avesse in roba e gioielli e, al tramonto, uscì dalle porte della Città per andare a per­nottare, secondo l'accordo con il marito, presso il fratello Cristoforo al fine di par­tire di buon'ora, l'indomani. Mentre era in cammino, Bartolomeo la raggiunse, la ob­bligò a salire sul suo cavallo e si diresse verso Bergamo. Quando fu lontano da Cre­ma circa un miglio e fu sicuro che le por­te della Città fossero chiuse, deviò per un sentiero che portava al fiume Serio. Arre­stò il cavallo nel bosco detto « il Novellet­to » e obbligò Caterina a smontare. Si era fatto buio e pioveva. Bartolomeo si avven­tò contro la moglie terrorizzata, le strappò gli anelli e cominciò a vibrarle violenti col­pi di spada. Caterina si difese il capo con la mano destra, che le venne tagliata e but­tata lontano; poi fu alla mercé della furia del marito, che la colpì brutalmente quat­tordici volte al capo e al corpo, ruppe la spada e brandì il pugnale. L'assassino, infi­ne, raccolse il fardello con i gioielli, balzò a cavallo e si dileguò nella notte. Di lui non si seppe più nulla.

L'Apparizione

La sventurata Caterina agonizzava in una pozza di sangue. Invocò la Madonna, implo­rando la grazia di ricevere i santi Sacra­menti prima di morire. Immediatamente vi­de accanto a sé una donna poveramente vestita, che la prese per un braccio e le disse: « Alzati, figlia, e non dubitare ». L'e­morragia delle ferite si arrestò all'improv­viso. « Ma voi chi siete? », domandò Cate­rina. E la Vergine: « Io sono Colei che tu hai invocato. Seguimi! ».

L'accompagnò al vicino casolare abitato dai Samanni e dai Mongia, e poi scomparve. Le porte della Città erano chiuse e Cate­rina trascorse la notte circondata dalle cu­re di quella gente povera e fortunata. L'in­domani, Domenica delle Palme, dai parenti costernati venne trasportata in Città, nel­la casa di Filippo Tensini, suocero di una sua sorella. Il fratello Cristoforo era assen­te. Fu assistita dal medico Cristoforo di Marco Barbiero, fu interrogata dal « Giudice del Maleficio » (cioè il Magistrato) Marti­no de' Mastellari, ricevette con fede e com­mozione i santi Sacramenti ad opera del « prete Filippo di S. Benedetto ». Subito do­po, l'emorragia riprese inarrestabile e Ca­terina spirò serenamente, perdonando al ma­rito. Venne sepolta nello stesso giorno nel­la Chiesa di S. Benedetto in Crema.

La mano e la spada

Caterina era preoccupata per la sua mano gettata nel bosco. Ne parlò anche alla Ma­donna che la rassicurò, mandò due volte Francesco Mongia a cercarla e si acquietò soltanto quando gliela consegnarono. Con la mano fu trovata anche la spada del de­litto. Quella spada è tuttora conservata nel­lo Scurolo, sorretta da un angelo scolpito in Val Gardena dal Mander.

La Sentenza Criminale

E' raccapricciante l'elenco delle ferite, qua­li sono descritte, una per una, nella Sen­tenza Criminale depositata nella Cancelleria Pretoria di Crema. Ne risulta un quadro orribile del massacro, con fratture del cra­nio e delle braccia e con fuoruscita di mi­dollo e di cervella. La Sentenza termina con la condanna di Bartolomeo Pederbelli per assassinio.

I dubbi

Il delitto aveva suscitato sdegno, l'Appari­zione suscitava perplessità. Alcuni dubitavano dell'Apparizione, perché soltanto Ca­terina e probabilmente nel delirio aveva visto la Madonna; molti credevano all'Ap­paizizione, perché era inspiegabile l'arresto dell'emorragia ed era inspiegabile la soprav­vivenza di Caterina nonostante le quattor­dici ferite, ciascuna delle quali era giudi­cata « mortale » dai medici e dai profani. Sul luogo del delitto era stata piantata una croce di legno.

La conferma

Un ragazzo undicenne, figlio di Francesco Marazzo, da quattro anni soffriva di un gran male al piede e si reggeva con la gruccia. Un mese dopo l'Apparizione, si fece porta­re al « Novelletto ». Si inginocchiò, pianse e pregò. Poi, miracolato, buttò via la gruc­cia e corse tra le braccia della madre. Era il 3 maggio 1490, festa della Invenzione della S. Croce. Per questo e il luogo e il Tempio dell'Apparizione si chiamano S. Ma­ria della Croce, come si legge sul fronto­ne occidentale della Basilica. La voce si sparse in un baleno e una fiumana di gen­te si riversò sul luogo e i miracoli si ve­rificarono a decine. Tanto che il cronista Robatto, Vicario del Vescovo di Piacenza, fece immediatamente questo rapporto: « Ab­biamo veduto con gli occhi corporali li mi­racoli che ha fatto, e fa ogni dì, sanar infermi, orbi illuminati, muti che hanno fiducia e in un modo curioso. Fece confe­zionare in cera una forma di bambino si­mile al suo, lo rivestì con gli stessi abiti del figlio e lo depose nella Cappella vicino all’Immagine della Madonna. Dopo tre gior­ni il figlio era completamente guarito. Tad­deo fu molto riconoscente alla Madonna e con l'amico Socino Benzoni volle fare da testimonio all'Atto di Fondazione del San­tuario.

Il cerchio luminoso

Il Podestà veneto di allora, Nicolò Priuli, mal tollerava l'entusiasmo della folla al « No­velletto ». Il 18 giugno 1490, nel pomeriggio, si lasciò convincere a farvi un sopralluogo una visione straordinaria colpì lui e tutti i presenti. In un cielo tersissimo, attorno al sole apparve come un cerchio iridato, che per tre volte scese verso il luogo del­l'Apparizione e risalì scomparendo definiti­vamente. Il Priuli pianse di stupore e di pentimento e, poi, si fece promotore del Comitato Cittadino per la costruzione di un grande Tempio. Si dice che il Tempio sor­se con la forma circolare in ricordo di quel­la visione. Lo stesso Priuli, in una solennis­sima cerimonia del 6 agosto 1490, pose una delle prime pietre che davano l'avvio alla costruzione dello splendido Santuario, che venne appunto dedicato alla Madonna del­la neve, festa che si celebrava il 5 agosto.

Il cespuglio

Sul luogo dell'Apparizione, secondo la tra­dizione, sorgeva un cespuglio, al contatto del quale avvenivano prodigiose guarigioni. Il cespuglio venne incorporato vivo nel Tem­pio, all'ingresso dello Scurolo, e si costruì nel pavimento un apposito cunicolo per con­tenerne le radici. Il cespuglio vegetò per circa due secoli, fino a quando venne usato per curare la malattia di un cane. Il cane guarì, ma il cespuglio morì e le pietre se­gnate dalle sue radici sono oggi nel pa­vimento che sorregge le statue della Ma­donna e di Caterina.

Il Santuario della carità

Il Papa Alessandro VI, con Bolla Pontifi­cia del 6 marzo 1494, aggregò il Consiglio Amministrativo del Santuario al Consiglio Amministrativo dell'Ospedale Maggiore di Crema, perché la sovrabbondanza delle of­ferte venisse impiegata a beneficio dei po­veri sofferenti. La Bolla già parlava di « gran­di e numerosi miracoli ».

Il Santuario-fortezza

Crema era sotto il dominio della Repubbli­ca Veneta, anzi era l'avamposto veneto in­cuneato nei territori occupati dagli Sforza di Milano. Nel 1514 venne assediata appun­to dalle truppe sforzesche. Renzo Orsini, Capitano generale della fanteria veneta, spia­nò i boschi circostanti la Città e trasfor­md il Santuario in fortezza, murandone gli ingressi e disponendo i soldati nelle galle­rie esterne del Tempio.

I Milanesi furono costretti a desistere. Ma dopo la guerra scoppiò la peste e l'erario di Crema era esausto. L'Autorità civile se­questrò gli oggetti preziosi del Santuario e ne batté una moneta molto preziosa, ma rozzamente sbalzata con il martello, tanto che si chiamò « petacchia », termine usato ancora presso la gente locale per indicare un oggetto di poco conto.

Il viale

Nel 1593 il Podestà Nicolò Vendramin aprì una nuova strada, che collega la Città con il braccio sud del Santuario. La strada era chiamata Vendraminà, perché quel Podestà la ideò, la sovvenzionò con centocinquanta ducati e 127 lire venete, la realizzò in sei mesi. Nel 1810 questa strada venne amplia­ta e alberata così da risultare un magnifi­co e suggestivo viale. E tale rimase fino alla creazione della linea ferroviaria (1856), ai bombardamenti della seconda guerra mon­diale, al disinteresse pubblico e agli abusi edilizi del dopoguerra.

La Fiera

Il 14 novembre 1664 il serenissimo Doge Do­menico Contarini autorizzava, per motivi e­conomici, nei pressi del Santuario una « fie­ra per spaccio di lini, cose commestibili e robbe lavorate». E nel 1665 si svolse la prima fiera in occasione del 25 marzo e fu un vero mercato libero di lini e telerie. Poi, con il passar degli anni, prese le ca­ratteristiche della fiera del Seicento: « im­pensati grovigli commerciali, gente innume­revole, brulichio, tramestio, urla, spinte, sven­tolio fantastico di fiori piume scialli, alta­lene e giostre, palchi di ciarlatani acrobati merciaioli cantanti suonatori indovine, mia­golii di organetti, stamburamenti, scampa­nii». Ancora ogni anno si ripete, vivacissi­ma e imponente, con parchi di divertimen­to, frastuono di musiche, vociare di vendi­tori e una spettacolare babele di folla in festa. Sembra l'appuntamento con la prima­vera, sotto gli occhi della Madonna, Vergi­ne-Madre della Speranza. Ancora nei primi anni del 1900 era in vigore una curiosa usanza. Al mattino del primo giorno della Fiera, schiere di ragazzotti con i rispettivi papà si allineavano sul piazzale del San­tuario, dove gli agricoltori aiutati da me­diatori sceglievano e ingaggiavano i ragaz­zi, detti « famigli », fino al 10 novembre, portandoseli in famiglia per i lavori nei campi e nelle stalle. Era un'usanza oggi inconcepibile, che però va giudicata secon­do la mentalità di quei tempi sulla libera contrattazione della prestazione d'opera. Co­munque, e fortunatamente, tale usanza venne abolita circa mezzo secolo fa. Ma la Fiera è rimasta, con la sua devozione e con il suo folclore.

Il Convento

Dopo tante e penose traversie, i Carmeli­tani Scalzi presero ufficialmente in mano la cura del Santuario (1694). Nel 1706 ini­ziarono, proprio a ridosso del Tempio, la costruzione del colossale Convento e vi ag­giunsero il campanile nel 1710. Durante la loro permanenza diedero splendore e gran­de attività al Santuario. Dovettero abban­donare tutto, in seguito al decreto di sop­pressione degli Ordini Religiosi nel 1810, e il Convento venne venduto e rivenduto più volte e poi variamente adibito e adattato fino ad oggi.

La Parrocchia

Al tempo dell'Apparizione il territorio di S. Maria della Croce faceva parte della Parroc­chia di S. Pietro di Crema. Nel 1585 si af­fidò « provvisoriamente » la cura delle ani­me del luogo alla Parrocchia di Pianengo. Ma la «provvisorietà» durò fino al 1828, quando, per l'energico intervento del Ve­scovo Mons. T. Ronna, l'« insigne Cancelle­ria di Vienna» approvò il progetto della nuova Parrocchia e il 2 maggio 1830 don Agostino Cremonesi « prendeva possesso » di S. Maria della Croce in qualità di primo prevosto.

L' Incoronazione

Fin dal 1711 il Capitolo di S. Pietro in Roma aveva rilasciato il decreto per l'In­coronazione della Statua della Madonna di S. Maria della Croce. Ma gli impegni per l'abbellimento del Tempio prima e l'allon­tanamento dei Carmelitani poi avevano fat­to rimandare il solenne Rito. Anche nel 1836, quando la solenne Cerimonia era già stata programmata, venne rimandata «es­sendo in quell'anno la Città nostra e il ter­ritorio flagellati fuori misura dall'indoma­bile asiatico cholera ». Finalmente, il 4 set­tembre 1837, il Vescovo Mons. Giuseppe San­guettola incoronò il Capo della Vergine con grandissima solennità, sfarzo imponente e giubilo di popolo. Lo stesso Vescovo con­sacrò il Tempio e l'Altare dello Scurolo il 12 settembre 1852, decretando che «l'an­niversario da celebrarsi nei futuri tempi è stabilita la Domenica fra l'ottava della Na­tività della B. Vergine Maria».

La Basilica

Lo zelo e la tenacia del Vescovo Mons. P. Cambiaghi e del Prevosto Mons. F. Pian­telli ottennero per il nostro Santuario l'am­bitissimo titolo di Basilica Minore. Con Bol­la Pontificia del 18 aprile 1958, il Papa Pio XII concedeva questo altissimo onore, che veniva celebrato nel settembre del 1958 con splendore di Riti e fervore di folla incon­tenibile.

Madonna della Pace

Durante la guerra 1940-1945 il Santuario fu il centro delle suppliche per la pace e per i soldati, le cui fotografie tappezzavano le pareti dello Scurolo. Finita la guerra, il 6 giugno 1948, oltre sei mila Reduci conven­nero al Santuario per un Congresso-Pelle­grinaggio di ringraziamento e di impegno per la pace.

"Mostrati Mamma"

Ed ora la vita continua. E con la vita il dolore. E con il dolore il bisogno della Madre celeste, potente e pietosa. In pelle­grinaggi o alla spicciolata o a piccoli grup­pi - dato il moltiplicarsi dei mezzi privati di trasporto - i devoti vengono al San­tuario, scendono nello Scurolo, dove si svol­gono i più intimi sacri e toccanti incontri dei figli con la Madre. Lettere, dichiarazio­ni orali e doni testimoniano i continui in­terventi di Nostra Signora della Croce nel­le vicende liete o tristi delle persone e del­le famiglie. Sulla grande Nicchia dell'Ap­parizione sta scritto: « Monstra te esse Ma­trem ». Maria è Madre. E continua a di­mostrarlo.

 

L'ARTE

L'architettura

La costruzione del Tempio, iniziata nel 1490 e terminata nel 1500, fu eseguita su proget­to dell'architetto lodigiano Giovanni Batta­gio o Battaglio, valente discepolo e colla­boratore del Bramante. Il Battagio dirige­va i lavori ancora nel 1493, quando, per sopravvenuti disaccordi con i committenti, abbandonò la costruzione, che doveva già essere arrivata in corrispondenza delle bi­fore illuminanti l'interno. Si dice che il Bat­tagio si ispirasse nel progetto al fatto del Cerchio Luminoso (vedi nella Storia); si dice inoltre che il Battagio, quando inter­ruppe la sua prestazione, abbia distrutto an­che il suo progetto.

Al Battagio subentrò l'ingegnere cremasco Giovanni Antonio Montanaro, che completò l'opera inserendovi elementi del tardo go­tico, specialmente nell'ultimo ordine a gal­lerie e nella copertura a cono ribassato. Evidentemente il Montanaro non aveva né la valentia né l'estro del Battagio; tuttavia la sua opera, stilisticamente difforme, do­na grazia e gaiezza al corpo cilindrico del­la costruzione.

L'esterno del Tempio è rotondo e risulta fasciato da quattro ordini sovrapposti. Le fasce dei primi due ordini collegano e sal­davo plasticamente i quattro bracci della croce al corpo centrale.

L'interno è composto da una vasta sala ot­tagonale con quattro nicchie inserite come altari nella muratura e quattro bracci di croce a pianta quadrata aperti ad arco nel­là muratura. L'effetto di equilibrio e di ar­monia tra il vano centrale e gli spazi la­terali fa di questo Tempio uno dei più im­portanti documenti architettonici del primo rinascimento lombardo, fiorito sulle ricer­che del Filarete e del Bramante.

Nel 1904 l'arch. Emilio Gussalli e il Sen. Luca Beltrami procedettero a dei vasti re­stauri, coprendo all'esterno i quattro bracci con cupole di rame. Lavori così rilevanti furono possibili grazie ai fondi lasciati dal parrocchiano Sac. Prof. Filippo Samanni. La copertura in rame era nel progetto del Bat­tagio? Esisteva questa copertura fino a Na­poleone, il quale l'avrebbe requisita? Pare improbabile, ma il quesito rimane tuttora insoluto. In una inedita raccolta di notizie

dal 1810 al 1865, fatta dal Cancelliere Ve­scovile prof. Vincenzo Barbati, si legge che verso la metà dell'800 si pensava di sosti­tuire le tettoie con cupole di rame o zinco « a compiere, giusto il disegno, la insigne opera dei nostri antenati ». E' comunque certo che all'inizio del 1900 i quattro brac­ci erano coperti da tettoie con coppi. Le dimensioni del Tempio sono le seguenti: m. 35 di larghezza, m. 35 di altezza della cu­pola maggiore, m. 15 di altezza delle cupo­le minori. Lo Scurolo è stato ricavato, si dice, nel luogo esatto dell'Apparizione. Il Tempio è Monumento Nazionale.

La decorazione

Della decorazione originale non si ha noti­zia; probabilmente venne distrutta quando, nel XVI secolo, il Santuario fu trasformato in fortezza, gli ingressi furono murati e le cappelle riempite di terra, sassi e legname. Quella attuale risale al 1702 e fu opera dei fratelli Giovanni Battista e Gerolamo Gran­di in collaborazione con Giacomo Parravi-

cino. E' tipicamente barocca, ad effetto; ri­vela grandiosità e abilità, senza eccessivi appesantimenti. Arioso e ben congegnato è l'affresco della cupola maggiore rappresen­tate il Trionfo della Croce; l'affresco del grande cornicione presenta una sequenza di profeti con medaglioni che illustrano la vita di S. Teresa d'Avila, riformatrice dei Carmelitani; gli affreschi delle tre mezze lune del braccio verso nord rappresentano il Faraone sommerso, Mosè che fa scaturire l'acqua dalla rupe, il serpente di bronzo; l'affresco dello Scurolo rappresenta il trion­fo di Caterina della Uberti con la Madonna. Sono dei fratelli Giuseppe e Giovanni Tor­ricelli (1762) gli affreschi delle mezze lu­ne del braccio orientale e rappresentano Davide e Golia, Davide con l'Arca, Assalon­ne trafitto da Ioab. Nella cupola verso nord il cremasco Eugenio Giuseppe Conti affre­scò nel 1898 il riposo della S. Famiglia e nella cupola verso sud il cremasco Ange­lo Bacchetta affrescò nel 1870 la Madonna in gloria. Gli stucchi e le dorature degli al­tari laterali sono probabilmente del 1771 e del 1786.

1 quadri

- Pala dell'Altar Maggiore: preziosissima e splendida tavola di Benedetto Rusconi det­to Diana (1460-circa-1525). Era stata com­missionata a Venezia dall'ex-Podestà Bernar­do Barbarigo per la Cappella Podestarile di Crema. Fu invece donata dalla stessa Comunità di Crema all'erigendo Santuario il 31 maggio 1490. Rappresenta la Madon­na Assunta. Misura m. 2,50 di altezza per m. 1,95 di larghezza.

- Pale degli Altari laterali: la tela della Natività è di Antonio Campi (1575) ; la te­la della Deposizione è di Bernardino Campi (1575) ; la tela dell'Adorazione dei Magi è pure di Bernardino Campi (1576) ; la tela della Veronica è di autore ignoto (sec. XVI?).

- Mezze lune dello Scurolo : sono otto te le del Parravicino (sec. XVIII) e illustrano la storia del Delitto, dell'Apparizione, della morte di Caterina, dei Miracoli.

- Nel Battistero: tela secentesca del crema­sco Tommaso Pombioli.

- In Sacrestia: elegante tela raffigurante la S. Famiglia. Di autore ignoto.

Altre opere

- I quattro altari laterali in marmo risal­gono al 1784 e sono opera del bergamasco Michele Ferata.

- Nello Scurolo c'è un bellissimo altare in marmo bianco scolpito da V. Vela. Curioso è l'errore di rappresentare Caterina con am­putata la mano sinistra invece di quella de­stra: questo errore c'era anche nella statua della grande Nicchia, nel timbro parrocchia­le e in un grande medaglione di ottone. Chis­sà perché, quando tutti i documenti anti­chi non lasciano dubbi che si trattasse del­la mano destra! Forse per ragioni estetiche? Comunque l'errore nella statua della gran­de Nicchia fu corretto durante le opere di restauro e abbellimento eseguite tra il 1838 e il 1859. Tra queste opere va ricordato l'ornamento ad arabeschi di legno dorato della grande Nicchia, il restauro ad opera del cremasco Giovanni Signorini del quadro miracoloso in terracotta, la costruzione in marmo del davanzale della Nicchia con la se­guente epigrafe: « Solum Virginis Mariae Pe­dibus Attactum III Non. Apr. An. MCCCCXC Misericordiae Fungendae Caussa Sacrum Esto » (cioè: Suolo toccato dai piedi del­la Vergine Maria il 3 aprile 1490 sacro per effondere misericordia). Sempre nello Scu­rolo si trova la bellissima vetrata fatta dal ipilanese G. Bertini (1849) e che rappresen­ta l'Apparizione; discreta è l'altra vetrata parallela, eseguita dalla Ditta Scolari di Mi­lano (1921) in sostituzione di quella origi­nale distrutta dopo la prima guerra mon­diale quando furono fatti esplodere sulle ri­ve del fiume Serio residuati di guerra. Per questa stessa ragione andarono distrutte an­che le vetrate della cupola maggiore, che erano state rifatte negli anni 1856 e 1859. Dopo l'assedio del 1514, all'ingresso dello Scurolo furono posti un architrave e due lesene in marmo con bassorilievi e con in­cisa la sigla L. P. e la data 1517.

- Una bellissima Madonnina in terracotta, attribuita ad Agostino Fondulo, che stava nel timpano dell'ingresso principale, si tro­va dal 1961 al Museo Civico di Crema.

Nel 1958 vennero inaugurate pregevoli ope­re studiate e curate dal parrocchiano archi­tetto Amos Edallo, nativo di Castelleone 0 L'Altar Maggiore. E' prezioso per marmi, bronzi e dorature; è elegantissimo per for­ma. La bellissima urna si trovava nella Cat­tedrale di Crema e venne rimossa duran­te i restauri della Cattedrale stessa. Al cen­tro spicca un ovale di lapislazzoli. Il ta­bernacolo, della fine del 700, è in bronzo dorato e di stile neoclassico corinzio, con colonnine binate, statuette degli Evangelisti, un bassorilievo sulla porticina e un Cristo Risorto al vertice della graziosissima cupo­letta. Questo tabernacolo pervenne al San­tuario, tramite i Carmelitani Scalzi, da una Basilica di Costantinopoli.

-  Gli Amboni. Inseriti opportunamente a la­to delle rampe dell'Altar Maggiore, sono di un bel marmo rosso a segmenti verticali; sono sorretti da due robusti capitelli cin­quecenteschi di stile corinzio e, al centro, mostrano due bassorilievi in sbalzo su ra­me ad opera del bergamasco Luigi Gueri­noni.

- Il Battistero. E' di marmo a forma poli­gonale, sormontato da un coperchio in ra­me con simboli a sbalzo, realizzati dallo stesso L. Guerinoni.

Concludendo. Nel Tempio coesistono le li­nee architettoniche del primo Rinascimen­to Lombardo con una decorazione barocca e con opere del primo e del medio nove­cento. E, tutto sommato, in ottima armonia.

 

I PAPI E S. MARIA DELLA CROCE

Alessandro VI

Dalla Bolla Papale del 6 marzo 1494: « Sic­come da tre anni ed oltre è stata regolar­mente eretta nella Terra di Crema una Chie­sa, sotto il nome di B. Maria della Croce, per i numerosi e grandi miracoli, che ivi l'Altissimo compiva per l'intercessione della B. Maria Vergine;... poiché l'afflusso dei fe­deli alla medesima Chiesa è grande e la loro devozione è in aumento di giorno in giorno... ».

Sisto V

Con Breve Pontificio del 10 giugno 1585 e­sprime l'opportunità e conferisce l'autorità al Vescovo di Crema Mons. Gian Giacomo Diedo di costituire la zona di S. Maria del­la Croce parrocchia a sé stante.

Gregorio XVI

Con Rescritto del 20 febbraio 1835, conce­de l'indulgenza plenaria a chi si iscri­ve alla Pia Istituzione e numerose indul­genze. applicabili anche ai defunti; con Re­scritto del 17 luglio 1835 dichiara privile­giato l'Altare in S. Maria per le Messe in suffragio dei defunti; con Decreto del 30 gennaio 1846 permette la celebrazione della Messa della Madonna nell'Anniversario del­l'Incoronazione. Si avverte che ora è in vigore la Costituzione Apostolica « Indulgen­tiarum Doctrina » del    1° gennaio 1967.

Pio IX

Con Breve Pontificio dell'11 febbraio 1859 concede una volta al mese l'Indulgenza pie-

naria, applicabile anche ai defunti, a chiun­que visita il Santuario, ricevendo i santi Sacramenti e pregando per la pace e per 1a Chiesa.

Pio XII

Dalla Bolla Papale del 18 aprile 1958: « Il centro più importante della devozione ma­riana nella Diocesi di Crema ci risulta es­sere il Tempio di S. Maria della Croce, giu­stamente collaudato da molteplici titoli. Ven­ne costruito infatti dopo che in quel luogo l'Alma Madre di Dio, nell'anno 1490, come riferiscono, apparve ad una giovane donna trafitta da ferite; dove, per l'intercessione della stessa Augusta Vergine, avvennero in seguito molti miracoli. Il Tempio è tanto insigne sotto l'aspetto artistico da suscita­re l'ammirazione di tutti. Anche i Sommi Pontefici ricolmarono questo centro di pie­tà dei loro favori... ».

Giovanni XXIII

In una udienza del 31 maggio 1959: « Ecco il gruppo della « Everest » di Crema. La vostra assemblea ci ricorda amabilmente fatti e luoghi a Noi cari, sin dal tempo del­le primizie del Nostro Sacerdozio: a comin­ciare da quel Santuario di Santa Croce, in Crema, monumento insigne di pietà e di ar­te religiosa, al quale abbiamo voluto dare un attestato tutto speciale della Nostra Be­nevolenza, elevandolo alla dignità di Basi­lica Minore ».

 

PIA ISTITUZIONE DELLA B. VERGINE MARIA

Erezione

E' un Sodalizio spirituale, ufficialmente eret­to il 15 agosto 1832, con il Decreto Pontificio del Papa Gregorio XVI. Tutti possono iscri­versi, formando la Famiglia privilegiata del­la Madonna di S. Maria della Croce.

Scopo

Vivere e diffondere il vero culto alla Ma­donna in generale e alla Madonna di S. Ma­ria della Croce in particolare.

Vantaggi

Numerosissime indulgenze; celebrazione di sante Messe nelle Feste della Madonna; pre­ghiere in caso di infermità; diritto al Ca­lendario e alle pubblicazioni ordinarie che illustrano la vita del Santuario: S. Messa in caso di morte, Ufficio annuale di suffra­gio. Anche i defunti possono essere iscritti e godere di particolari suffragi.

Impegni

Promuovere e propagandare la devozione alla Madonna di S. Maria della Croce; re­citare ogni giorno tre Ave e la preghiera ufficiale del Santuario; assistere alla S. Mes­sa e ricevere la S. Comunione nel giorno

dell'Apparizione; sforzarsi di vivere cristia­namente con opere di penitenza e di ca­rità; rinnovare l'iscrizione ogni anno. Iscrizioni

Vengono raccolte presso la Cancelleria del Santuario, anche a mezzo posta, o tramite persone incaricate sparse in tutta la Diocesi.

LA CANCELLERIA

Nelle adiacenze della Basilica è aperta tut­ti i giorni, dal 4 settembre 1840, la Can­celleria del Santuario.

E' ben rifornita e attrezzata per

- informazioni

- iscrizioni alla Pia Istituzione

- prenotazione di SS. Messe e Funzioni Sacre

- prenotazione di Pellegrinaggi

- cartoline, immagini, libri e oggetti-ricordo

- recapito di offerte e doni votivi

L'indirizzo è il seguente CANCELLERIA Santuario-Basilica S. Maria della Croce Tel. 559726013 - CREMA (CR)

 

A PERPETUA MEMORIA

Le ingenti spese per la costruzione e l'ab­bellimento del Tempio furono sostenute con fervore da tutto il Popolo Cremasco e da alcuni insigní Benefattori. Tra questi va ri­cordata in modo particolare la Sig.ra Ca­milla Miragola, che lo storico Ronna defi­nisce « la più splendida benefattrice ». Es­sa, infatti, « con suo testamento 4 aprile 1669 presentato alli 5 ne' rogiti del Notajo Nicolò Patrino, istituì erede universale d'o­gni sua sostanza la Beatissima Vergine Ma­ria della Croce. La quale eredità si trovò ascendere alla somma capitale di lire ve­nete 32716.13 ». Somma favolosa, che servì per affrescare e decorare l'interno del San­tuario.

Luminoso esempio da ricordare, ammirare e imitare.

 

L'INNO DEL SANTUARIO

(Parole di Mona. G. Lucchi - Musica dei M.o Prof. G. Costi) A te il canto, o Madre Pia,

noi leviam da questa terra, dove il fonte si disserra dei celesti tuoi favor.

Dove un giorno a Caterina apparisti salvatrice, anche e noi soccorritrice, o Meri&, ti mostra ognor. A te il cento, ecc.

O Maria, quanto dolore, quanto sangue ancor ci attrista! Ci consoli la tua vista, ci conforti il tuo buon cuor.

Nella selve tenebrose di peccato e di discordia, per le tua misericordie, salve, o Madre, i peccator. A te il cento, ecc.

 

LA PREGHIERA UFFICIALE

O Maria, che conforti l'afflitto e ne fortifichi lo spirito, a Te salga la mia preghiera! Domando la Tua protezione nelle crescenti necessità dell'anima, nelle vicende fortunose della vita.

Alla sventurata Caterina degli Uberti, che T'invocò fidente, sei ap­parsa pietosamente, consolandola con dolci parole e conducendola in un asilo di conforto; e me, che Ti prego con filiale confidenza, concedi il Tuo aiuto e la Tua materna benedizione.

Esaudisci, o Madre di Dio e Madre degli uomini, la preghiera dei figli Tuoi.

Amen.

 

FESTE PARTICOLARI

25 Marzo: Annunciazione della B. V. M. - Si inizia la celebre "Fiera di S. Maria­

3 Aprile: Apparizione della B. V. M. - È la festa principale dalla quale trae origine e ragione il Santuario stesso, perchè ricorda l'Ap­parizione della Madonna a Caterina degli Uberti.

Verso le ore 20 il Tempio si gremisce di fedeli, mentre squillano le campane di tutta la Diocesi.

26 Aprile: Ricordo del "Miracolo degli occhi„.

3 Maggio: Festa dei Miracoli

18 Giugno: Ricordo del Cerchio Luminoso

6 Agosto: Festa Titolare.

4 Settembre: Anniversario dell'Incoronazione.

Domenica dopo la Natività di Maria: Anniversario della Consacrazione del Tempio.