Santuario
Nostra Signora di Valverde Diocesi: Alghero-Bosa. Indirizzo: Via S. Erasmo 2.La fondazione del santuario risale al XVI
secolo. Secondo la tradizione un anacoreta, avvertito in sogno dalla Madonna,
ritrova, sotto un “Pilar” davanti ad un’antica chiesetta, un piccolo
simulacro di terracotta bruna (cm 33) della Madonna di Valverde, nascosto sotto
quella colonna molti anni prima per sottrarlo alla profanazione delle orde
saracene.
Nel 1935 il simulacro verrà incoronato dal Capitolo Vaticano e nel 1949 Pio XII
proclama Nostra Signora di Valverde compatrona della città e della diocesi.
Il santuario ha forme tardorinascimentali, ristrutturate in varie riprese, le
quali inglobarono l’antico e originario tempio, più antico di alcuni secoli,
il cui nome è rimasto legato alla località in cui si trova la valle del rio
Valverde.
L’altare maggiore, realizzato da scalpellini genovesi in marmi policromi,
appartiene alla prima metà del Settecento. La statua della Vergine ha nella
mano destra Gesù Bambino ed è interamente rivestita di una veste ricamata in
oro, adorna di molti oggetti d’oro e di gemme preziose ed è collocata su di
un piccolo piedistallo in argento. Il 26 maggio 1935 è stata incoronata. Nelle
cappelle si trovano alcuni quadri di buon livello artistico, due dei quali, il
martirio di sant’Andrea e l’estasi di san Carlo Borromeo, sono attribuiti a
Pantaleo Valvi e rispettivamente datati 1635 e 1631.
BONARCADO
(OR)
Santuario
Nostra Signora di Bonacato Diocesi: Oristano. Indirizzo: corso Italia 79.
Calendario: la festa del santuario si celebra il 19 settembre, preceduta e
seguita da novena.
Note: l’associazione locale Acab, di carattere culturale, promuove ogni anno
un mese di conferenze sulla lingua sarda, sugli scavi archeologici del complesso
basilicale e sulla storia del priorato.
Il
santuario della Madonna di Bonacatu è il più antico della Sardegna: risale al
VI secolo. La fondazione è bizantina. Il tempio è stato costruito su un
precedente edificio romano paleocristiano; si trattava di una minuscola
chiesetta a croce greca con una rudimentale cupola all’incrocio dei quattro
bracci. Fra il 1246 e il 1263 la chiesa è stata ampliata fino a raggiungere le
dimensioni attuali. Il santuario è attiguo alla basilica romanica di Santa
Maria (1200) di singolare valore artistico ed estetico, ed è anche adiacente ai
ruderi del monastero dei Camaldolesi che giunsero a Bonarcado nel 1211.
Il santuario è una piccola costruzione con cupola di 12x12 metri. L’interno
è a croce libera, con una bassa cupola al centro, poggiante su falso tamburo
quadrato, dove si intersecano i quattro bracci asimmetrici, coperti da volte a
botte, di ispirazione bizantina. La facciata è in pietra chiara, ravvivata da
nove archetti e da ciotole iridescenti. Il santuario custodisce un’elegante e
dolcissima Madonna con Bambino: è in terracotta policroma di scultore
fiorentino della scuola di Donatello e sostituì la piccola statua o immagine
che la tradizione diceva fosse stata trovata casualmente da un cacciatore, da
qui l’origine del nome bonacatu = buon incontro.
BORUTTA
(CA)
Santuario
San Pietro di Sorres Monaci Benedettini Sublacensi Diocesi: Cagliari.
Indirizzo: Abbazia Benedettina San Pietro di Sorres.
Calendario: il 29 giugno si celebra la festa di san Pietro, l’8 settembre la
natività di Maria, l’11 luglio la festa di san Benedetto.
Note:
fra il 1120 e il 1503 la basilica di San Pietro di Sorres è stata l’antica
cattedrale ed Episcopio dell’allora diocesi di Sorres. Nel 1503 questa diocesi
si unì a quella di Sassari. La basilica fu costruita su un colle nell’XI
secolo e completata fra il 1170 e il 1190. Abbandonata come basilica cattedrale,
i monaci benedettini l’hanno riportata in vita nel 1950 con una serie di
lavori di restauro, terminati nel 1955. L’antica basilica è in stile
romanico, gotico, pisano. La facciata, artistica, è a tre ordini ed è ricca di
arabeschi. L’interno è a tre navate e presenta fasce bicolori, con monofore e
volte a crociera dalle caratteristiche gotiche. Nella chiesa troviamo il
sarcofago del vescovo cistercense Goffredo. Nella sala capitolare del nuovo
monastero è da rilevare la Via Crucis di Aligi Sassu.
Santuario
Nostra Signora di Bonaria Frati Mercedari Diocesi: Cagliari.
Indirizzo: viale Bonaria 4.
Calendario: la festa è il 25 marzo per ricordare l’arrivo del simulacro della
Madonna di Bonaria; 24 aprile festa della Madonna di Bonaria; la prima domenica
di luglio festa della gente di mare, con suggestiva processione sul mare.
Il
santuario si trova in cima al colle di Bonaria, a sud-est di Cagliari. Qui, nel
1323, re Alfonso di Aragona pose il suo accampamento per conquistare la città
di Cagliari e fece costruire un castello fortificato ed una chiesa. Tale chiesa,
nel 1335, fu donata dal re ai frati dell’Ordine di Nostra Signora della
Mercede, per costruire un convento, tuttora presente. Sennonché, il 25 marzo
1370, un veliero partito dalla Spagna venne sorpreso da una tempesta.
Tutto il carico cadde in mare, tra cui una pesante cassa, ma appena quest’ultima
toccò le acque tornò la bonaccia.
La cassa raggiunse il porto di Bonaria, dove fu aperta dai religiosi: conteneva
una meravigliosa statua della Madonna che sorregge il Bambino Gesù nella mano
sinistra e nella destra sostiene una candela accesa. Da allora si diffuse un
forte culto per la Madonna ritrovata, una devozione che trovò consensi non solo
in Sardegna, ma oltre i confini dell’isola e dell’Italia, specie fra i
marinai che la invocavano loro protettrice.
San Pio X il 13 settembre 1907, proclamò la Madonna di Bonaria patrona massima
della Sardegna. Il santuario di Bonaria è il primo esempio di stile
gotico-catalano costruito in Sardegna ed eretto dagli aragonesi fra il 1324 e il
1326.
L’abside è incuneata nella torre aragonese, oggi campanile, unica vestigia
della fortificazione di re Alfonso di Aragona. Al centro dell’abside è
collocato il trono della Madonna: la statua, in legno di carrubo, è lavorata
tutta in un unico pezzo (alta 1,56 metri) e poggia su un piedistallo di marmo,
stagliandosi nitida sul fondale realizzato da un mosaico in oro. Sono molti i
devoti e i pellegrini che ogni anno si recano al santuario per baciare il
simulacro della Madonna. La cassa che lo conteneva è tuttora conservata e si
trova accanto alla sacrestia.
Cristina
Siccardi
Tratto dalla Rivista Mariana: “Maria Ausiliatrice” - Torino