SANTA VERONICA AI SACERDOTI

1. Oh, sacerdoti, se mai avete amato il patire, ora è tempo d'incominciare. Tutti i vostri contenti siano posti nella nuda croce, così Iddio vuole, e solo così date grande gusto a Dio. Dunque: «Viva la croce! Viva il patire! (cf. DI, 191).

2. Iddio, o sacerdoti, vuole unirsi con le anime vostre attraverso la croce. Voi non siate sordi alle sue chiamate, correte ai suoi inviti, corrispondete alle sue grazie e ai suoi doni. Egli vi vuole, vi vuole, e, per mezzo vostro vuole operare grandi cose nelle anime che ha posto sotto la vostra guida (cf. D I, 191-2).

3. Oh, sacerdoti, ciò che vi raccomando è che non facciate mai passare un sol giorno di vostra vita senza aver celebrato la Santa Messa, poiché per quanti scrupoli vi venissero sappiate che è tutta opera del tentatore, il quale non vuole che prendiate in voi quel Cibo divino, che è il Santissimo Sacramento dell'Altare (cf. D VI, 347).

4. Sacerdoti, sappiate che la vera medicina di tutti i nostri mali è la divina Eucaristia; poiché se noi siamo deboli, Essa ci dà forza; se siamo freddi, ci riscalda, se siamo afflitti, ci consola, ma non delle consolazioni che noi intendiamo, bensì col mandarci più pene e più fastidi! Oh, si! Queste son le vere consolazioni che piovono dal cielo su di noi! (D VI, 347).

5. Oh, sacerdoti, ciò che vi raccomando è di essere tiranni di voi stessi; di non perdonarvi niente; di uccidere in voi quello che si trova di umano, di proprio gusto e di terreno. Se volete progredire nella via della perfezione, non rimirate più le cose passate; ma, di momento in momento, esaminatevi, per essere più vigilanti su quello che Iddio vuole da voi, cioè la vostra morte (cf. D I, 403-404).

6. In un rapimento, vidi un'anima sacerdotale patire nel Purgatorio per aver commesso diverse mancanze nei sei anni di superiorato, nel ministero della santa confessione, ma, soprattutto, per aver lasciato passare, qui da noi, molti abusi, senza risolvere i problemi del nostro Istituto. Pativa, inoltre, per aver avuto troppa sollecitudine nelle cose dei suoi parenti e per altri motivi a me sconosciuti. Quel denso fumo, poi, che gli usciva dalla bocca, proveniva dalle mancanze commesse nel santo Sacrificio della Messa; infine, il luogo, solitario è deserto, in cui stava era per i piaceri che cercò la sua umanità quando Iddio, in vita, lo teneva derelitto ed arido [...] (cf. D III, 670).

7. Benedite la mano che vi percuote, o confessori [...] e siate fedeli a Dio, vivete in perfetta osservanza e vigilate, specialmente sulle anime religiose. Abbiate la carità di non permettere mai, nelle comunità religiose, alcun abuso, benché piccolo. Ve lo ripeto, vigilate, perché queste son cose che molto dispiacciono a Dio. Da una cosa piccola si viene poi alle cose grandi: «Vigilate; vigilate»! (cf. D I, 404).

8. Oh, sacerdoti, ricordatevi sempre che il Signore si compiace di vedere i suoi servi nel puro patire, perché in esso si uniscono di più a Dio [...]! Infatti, non vi è cosa più cara in questa vita che il patire; non vi è cosa più preziosa che la croce; non vi è contento più grato né allegrezza più vera che fare la volontà di Dio, sommo Bene; non vi è spasso né sollievo più dilettevole che andare cercando il patire; non vi è riposo più soave che stare in croce con l'amato Bene. E in questo non bisogna che voi cerchiate il sentimento o il gusto spirituale, ma piuttosto l'amarezza; tutto ciò non lo si deve fare con un discorso, ma con un atto interno di non volere altro volere che quello di Dio (D VI, 152).(…)

In questo punto, Iddio mi comunicò che solo per la via dei patimenti e delle croci le anime si purificano; e dopo questo disparve (cf. D I, 191).

9. Vi stima cuore la santa carità, o sacerdoti, e fate che, nel cuore vostro, non vi sia neppure un'ombra di contrarietà con nessuno, in particolare. Vincetevi col far del bene ai vostri avversari, perché qui sta il punto più perfetto; e giacché Iddio vi porge tali occasioni, non le trascurate, ma esercitatevi in atti eroici, come ben spesso avete modo. Questi sono i veri frutti che piacciono al Re celeste (cf. D VI, 164).

10. Due parole di amorevolezza e carità, a voi, o sacerdoti, non costano niente e, per mezzo di esse, fate un gran passo nella strada della perfezione. Lo sapete meglio di me che i violenti rapiscono il cielo; così a noi le violenze ci tirano avanti. […]. Ac­costatevi al sommo Bene, vincetevi con generosità, e fate che nel vostro cuore e nella vostra mente non resti nemmeno un pensiero delle cattiverie ricevute; anzi, quelli che ve le recano, siano da voi più accarezzati degli altri. Così facendo darete gusto a Dio! (cf. D VI, 164).

11. Durante la santa Messa ebbi la visione di Gesù e di Maria SS.ma [...]. Tutti i Santi e gli Angeli assistevano ivi, al sacerdote che appunto stava nell'atto della Consacrazione; e due raggi, uno proveniente dal Cuore di Gesù, l'altro dal cuore di Maria, come due soli, lo coprivano e lo rendevano così chiaro, che pareva un purissimo cristallo (III, 811).

12. La notte prima di comunicarmi, non riuscivo mai a riposare, tant'è che la passavo in orazione e in penitenze, invitando il Signore a venire spiri­tualmente nel mio cuore. Oh! Dio! Delle volte questi inviti li facevo così bene che vi sentivo lo stesso gusto e gli stessi effetti di una Comunione sacramentale. Appena Lo chiamavo, infatti, subito veniva nel mio cuore e, allora, non riuscivo a capire ed a comprendere come fate voi sacerdoti a tenere quel Dio fra le vostre mani e a non impazzire d'amore. Questo solo pensiero mi faceva uscire dai sensi (D 1, 84).

13. Quando i sacerdoti facevano le prediche sopra il santissimo Sacramento, oh, quanto restava contenta quest'anima mia! ... Di questo divin Sacramento avrei voluto che tutti ragionassero, perché una volta avessero ben penetrato il valore di questa grande invenzione d'amore che ha trovato Iddio per restare con noi, per essere cibo delle anime nostre! Oh! Dio! È una realtà che al solo pensiero fa impazzire. Oh! E pensate a chi lo riceve con sentimento! E chi con vero sentimento lo tiene nelle mani come voi sacerdoti! Io penso che nell'atto della consacrazione non siate in voi e che vi sentiate trasformati in Dio medesimo e son sicura che diveniate fuoco, poiché tenendo fra le mani il divino amore, penso che bruciate tutti e che non possiate spiegare con parole quanto in quel momento fa ed opera il Divino Amante nelle anime vostre (D I, 96).

14. Spesso, medito e penso che, se davvero riflettessimo sul valore del Santissimo Sacramento impazziremmo per la veemenza e forza che dà un tanto amore. Oh! Dio! Il nostro cuore diventa tempio della SS. Trinità. Si può dire di esso nell'atto della Comunione: "Ave templum totius Trinitatis". Quello che mente umana, non può capire, viene ad intrinsecarsi e ad unirsi con le anime nostre, sino a divenire una stessa cosa con noi. E, quale uomo non si risolverà ad amare chi tanto ci benefica e ci ama? E come si può riposare nella notte che precede il giorno della santa Comunione? Io non credo che si abbia voglia di riposare, ma piuttosto passare la notte pensando a come poter meglio prepararci per poter ricevere il divin Sacramento.

15. Maria SS.ma a S. Veronica:

«Figlia mia, se i sacerdoti si mantengono umili e saranno sempre fedeli al loro ministero, Io li assisterò sempre. Gli onori mondani fanno perdere le anime, l'umiltà santa le santifica» (cf. D IV, 379).

16. In tutte le benedizioni che il sacerdote faceva durante la Santa Messa, vedevo Maria SS.ma accompagnarlo, ma tre volte, in special modo, gli diede la benedizione. La prima, mentre consacrava; la seconda, quando prese il Santissimo in mano, per comunicarsi; la terza quando diede la benedizione al popolo. In queste benedizioni mi parve che la SS.ma Vergine concedesse grazie speciali all'anima del sacerdote; di nuovo, mi fece capire che Ella sarà sempre in suo aiuto [...] (D III, 1152).

17. All'elevazione del SS.mo, dopo la consacrazione del divinissimo Sacramento, vidi il sacerdote divenire come un serafino, e l'Ostia Sacrosanta splendere come un sole. (Dico così, ma il sole materiale, al suo confronto, è oscuro). Maria SS.ma, poi, fissando gli occhi nell'Ostia Santissima, fece una profonda riverenza, assieme a tutti quei Santi che le facevano corona durante la Santa Messa. D IM 23

18. Una volta, nel momento in cui il sacerdote diceva la Messa, ebbi il raccoglimento; mi parve di vedere i miei Angeli Custodi che assistevano al Santo Sacrificio ed avevano, mentre il sacerdote consacrava, due calici in mano (uno del Sangue SS. di Gesù e un altro delle SS. Lagrime di Maria). Quando il sacerdote alzò il SS.mo - sì la Sacra Ostia come il Calice - essi facevano lo stesso con quei calici, ed offrivano a Dio quel prezioso sangue, e quelle lagrime. [...]. Nell'atto che il sacerdote si comunicò, io restai fuori dei sentimenti; e i miei Angeli mi presentarono ai piedi di Maria SS.ma; ivi, ai piedi dell'altare, il Confessore e Maria SS.ma mi comunicarono; e, nell'atto della Comunione, tutti gli strumenti del cuore si fecero sentire, e così i dolori di Maria. [...] (D III, 572).

19. In una delle Sante Messe ebbi la grazia di vedere Maria SS.ma prendere con le sue mani, unite a quelle del sacerdote, l'Ostia Sacrosanta e comu­nicarlo [...]. Mi parve, poi, che dal cuore di Maria SS.ma uscisse un raggio che si unì con l'Ostia e andò nel cuore del sacerdote assieme al divinissimo Sacramento. In quel momento capii che Maria stes­sa avrebbe guidato, ammaestrato e aiutato in tutto il sacerdote (cf. D V, 170-171).