SAN FRANCESCO PATRONO D’ITALIA
Omelia del 4 ottobre 1981 di P. B. Raschi
Oggi
si celebra la festa di San Francesco d'Assisi, il nostro Serafico Padre, non
solo perché è il nostro Santo e non solo perché è un Santo
caratteristicamente stupendo e perfettamente italiano, nel senso più bello
della parola, ma è anche e soprattutto il patrono d'Italia.
A
noi l'Italia preme fino ad un certo punto - anche Gesù amava la Sua patria -,
ma l'Italia preme soprattutto perché è il centro del cattolicesimo e sarebbero
lacrime amarissime se dovesse perdere questa meravigliosa prerogativa, questa
missione stupenda e questo ufficio di essere custode della verità eterna
predicata da Gesù. Quindi è chiaro che Francesco è come protettore, quindi,
dell'Italia, cioè dove ha sede la sede di Pietro, dove si nasconde, o meglio,
si custodisce la sacra Sindone, recentemente glorificata ancora dai 40 più
grandi scienziati del mondo, e, come anche si sa, si custodisce la santa casa di
Nazareth a Loreto. Queste sono ricchezze che nessuna nazione ha, e sono
ricchezze che dovremmo guardare con un certo meraviglioso senso d'amore, e
ringraziare Dio che le abbia consegnate così vicino a noi.
Comunque
Francesco non è soltanto quello a cui io ho accennato, ma ha due nomi che lo
accompagnano nella sua vita di Santo. Il primo nome è "il Poverello",
" il Poverello d'Assisi". Il secondo nome è "il
Serafico". Quindi da un lato lo spogliamento totale della povertà,
dall'altro la ricchezza indicibile dell'amore.
La
povertà: bèh, tutto il mondo pensa alla povertà come a una disgrazia, mah, lo
sarà, poiché tutti abbiamo bisogno di qualcosa. Ma la povertà nella fede con,
insieme, a Dio, con l'amicizia di Dio, la povertà possiede le ricchezze di
Dio. Dio non è un bugiardo: è la Verità per essenza. E ci ha incaricato, con
semplicità di cuore, mentre ci dice di pregare: "Sia fatta la Tua volontà
come in Cielo così in terra", ci dice anche: "Dacci oggi il nostro
pane quotidiano". E come pensa agli uccelli dell'aria e come pensa a tutte
le leggi della vita, così pensa a noi. Perciò la povertà non è una
disgrazia; è soltanto una situazione che va spiegata. E cos'è questa
spiegazione? È una cosa assai bella. Spogliarsi, nel senso evangelico, renderci
poveri, significa renderci liberi. Tutto il mondo lotta per la libertà, si
grida alla libertà, si vuole togliere ogni idea che possa in qualche modo
essere un inceppamento della libertà. Ed è una grande stupidità! Quale
libertà? Ma voi pensate che il mondo sia libero? E quando dico mondo dico quel
tale mondo di cui San Giovanni disse: "Mundus totus in maligno positus
est", tutto il mondo è imperniato nella malignità. L'ha detto San
Giovanni, non lo dico io, c'è nel Vangelo. Ora questo mondo è stupido,
terribilmente cretino. E pensa di essere libero! Ma no. Oggi poi la vita del
mondo, cioè del mondano, si può riassumere con due parole: danaro e sesso. È
una concimaia.
Ora
è a questo mondo, al quale Francesco ha dato addio, è a questo mondo che
Francesco ha buttato addosso il suo disprezzo ed è di questo mondo che
Francesco d'Assisi ha voluto fare a meno. Mah, però c'è nel mezzo: è chiaro.
È chiaro che c'è nel mezzo; perché? Perché il mondo, schifoso come è, ha
tuttavia una vocazione e, ridestandola con la carità di Cristo e la verità di
nostro Signore, almeno una parte di questo mondo può respirare e sentire la
grandezza della verità e della libertà, la vera libertà.
Chi
era più libero di San Francesco? Quando il padre suo accusandolo di fanatismo,
di sciocchezze, mentre amava la ricchezza che portava anche dalle lontane terre
di Francia per il suo commercio di stoffe, eccetera, lo accusa, davanti al
vescovo, che è una cosa incredibile e disonore della sua famiglia; insomma così
non va. E allora Francesco che cosa fa? Si toglie ancora gli abiti che ha
indosso, rimane in panne di gamba, come diceva lui, e butta nelle braccia del
padre tutto questo vestimento. E poi nudo, giungendo le mani: "Ora - dice
- posso veramente dire: «Padre, Padre nostro che sei nei cieli...»". Il
padre non ce l'aveva più. Il padre era un commerciante, un mercante, era un
devoto del danaro; la stima di suo padre era l'orgoglio, la potenza,
l'imposizione, l'ammirazione degli altri iverso la sua ricchezza ed il suo
potere. Sono le solite stupidità.
Stupidità?
Però se ne decorano tutti! Il mondo le va cercando a tutto spiano. Ma perché
si rapisce? Ma perché si uccide? Ma perché si lotta? Ma perché si formano i
partiti? Ma perché? Per amore del popolo? Bugie! Per amore della società?
Bugie ancora! Per amore del proprio orgoglio? Questo è vero! Eccodove si
imposta la grande vita del mondo. Aveva ragione San Paolo di dire: "Per me
il mondo è crocifisso e io al mondo, e non ho altra ricchezza che le stigmate
di nostro Signore che io porto nel mio corpo", come diceva lui. E
applicata a San Francesco perché? Perché San Francesco è uno stigmatizzato
straordinario. Non c'è stato nessuno stigmatizzato come lui, perché è l'unico
Santo che, avendo le stigmate, il Signore aveva fatto anche in modo che si
producessero, nei buchi delle sue mani e dei suoi piedi, anche i chiodi.
Il
grande dottore, anche cardinale, che fu il nostro Padre Generale dell'Ordine,
San Bonaventura, il grande conduttore del concilio di Lione, che poi morì
nella sua santità e anche nelle sue fatiche, San Bonaventura attesta, nella
vita che scrisse di San Francesco, questa verità: "Le stigmate del Santo
avevano i chiodi, miracolosamente". Infatti erano chiodi di carne, fatti
apposta dalla Provvidenza, miracolosamente, per dirvi che era un autentico
crocifisso: la figura del Cristo sulla terra. E allora? Allora Francesco non
aveva nessun attaccamento alla terra e alle ricchezze della terra, ed è
proprio per questo che, rinunziando a tutto per amore di Dio, ebbe da Dio tutto
quello che poteva avere: ecco la vera ricchezza.
Ecco
allora che il poverello o il nome di poverello o la vita di poverello o la tesi
e la dottrina di poverello non sono che una preparazione. La realtà è il
Serafico, come dice Dante: "Fu tutto serafico in ardore". Cioè la
realtà di Francesco d'Assisi è l'amore. L'amore come va inteso, l'amore
vero, l'amore che dia godimento nel senso profondo della parola, e il primo
godimento dell'amore è una pace indicibile. E Francesco allora, arrivato
all'altezza di essere l'amore per antonomasia, difatti è chiamato il Serafico,
e nella tradizione cattolica antica, nella parola dei Padri della Chiesa,
Francesco è un personaggio straordinario, al punto tanto straordinario che
Iddio avrebbe secondo la leggenda - ma non leggenda fantasia, vero, leggenda cioè
da leggersi, da istruirsene - secondo la leggenda patristica francescana, San
Francesco avrebbe preso il posto di Lucifero nel Cielo, Lucifero il principe
degli Angeli.
Ma
noi riusciamo a capire che cos'è essere principe degli Angeli? Bèh, intanto
bisognerebbe capire che cos'è essere Angelo: un dominio di uno spirito
perfettissirno, al di sopra del quale c'era soltanto Dio, e che l'orgoglio
trascinò a terra. E di questo non ho tempo perché verrei troppo lungo, non ho
tempo di spiegarvelo, ma è una tesi bellissima: è la tesi che ha dato vita poi
alla verità dogmatica di Cristo Re. Comunque, contemplando il Cristo Re
futuro, quindi Dio Uomo e Uomo Dio, satana si ribella o meglio Lucifero si
ribella, lui, portatore di luce - per quello si chiamava Lucifero - si ribella,
lui spirito puro, a dover adorare un Dio fatto Uomo: "Non Lo servirò".
E ribellandosi scese nell'abisso e - dice l'Apocalisse -: con la sua coda (non
aveva code certamente, spirito puro, ma è un'espressione enfatica, molto
bella) con la sua coda trascinò sulla terra e nell'abisso un terzo delle
stelle del cielo, cioè un terzo degli Angeli.
Questo
posto, rimasto vacante attraverso una ribellione e una perversione che non avrà
più fine, perché sarà l'eterno dannato, viene occupato, secondo la
tradizione della patristica francescana, viene occupato da San Francesco.
Allora
altro che Serafico! Veramente, come Dio facendosi Uomo onora il corpo umano di
una dignità senza pari, e il Suo corpo risuscitato e quindi glorioso diviene
l'espressione più splendida della luce, della verità e della gioia, così San
Francesco ripete la stessa tesi, in un modo più debole, si capisce,
proporzionato alla sua natura di uomo, ma in sostanza da povero, da uomo non
da povero ma da uomo santificato da Dio, diviene il principe degli Angeli.
Ecco perché Francesco d'Assisi è un grande Santo. Allora è una lezione per
noi. Io non posso prolungarmi: quando parlo di Francesco d'Assisi non la
finirei più, ma non è logico e mancherei anche di educazione e di rispetto a
voi.
Allora
per terminare, io dico: seguiamo la stessa strada, per quanto ci è possibile.
Non ci ancoriamo a tutta la vita bancaria, commerciale, litigiosa, dannata
attraverso l'odio, le rivalità e tutto quello che costituisce la celebre vita
del mondo! Sia che si chiami comunismo o comunità di intenzioni, sia che si
tratti di consumismo e quindi uso di tutte le cose in modo abbondante e
continuo, chiamatelo come volete, basta se si vuole la pace nel cuore e la
gioia in terra e in Cielo. Seguiamo Francesco d'Assisi: distacchiamoci dalle
cose terrene. "Eh, ma è difficile!" " Sì, è difficile."
"Ma ...e poi in generale, sa, chi le ha, le ricchezze, non le lascia."
Ma
noi abbiamo dei santi colossali. San Luigi Re di Francia era un francescano,
un terziario francescano per eccellenza: aveva un patrimonio, era il re e si
potrebbe dire il regno del sole, ed è un Santo, distaccato da tutto. Santa
Elisabetta di Ungheria scende dal suo trono tra calunnie, lotte continue e
finisce in una stalla di porci con i suoi bambini. Dio la glorifica in un modo
stupendo poi.
Ma
i santi non hanno avuto paura di rimanere o in mezzo alle ricchezze o di
andarsene dalle ricchezze, non hanno avuto paura del problema di essere
distaccati. Che cosa abbiamo da attaccare il cuore e l'anima nostra alla
ricchezza del mondo e ai beni del mondo?
Perciò
oggi invochiamo il nostro grande Santo protettore, che ci inviti alla dolce
passione di "madonna povertà" che egli disposò, come disse Dante, e
che mentre, mentre il Signore si spogliò di tutto salendo sulla croce, la
povertà salì sulla croce con Lui, con il Signore. Quindi è questa misteriosa
donna, la povertà - diamole la figura di una donna -, che sale in croce con il
Cristo. Francesco non volle essere altrimenti.
Perciò
siamo sereni nella vita. Dio provvederà a tutto. Abbandoniamoci alla Sua eterna
sapienza. "Chi fa il bene sol per amore - diceva un altro grande Santo
francescano, San Giuseppe da Copertino - dona a Dio l'anima e il cuore.".
Mentre come fa il mondo ora: "Chi fa il bene solo per forza, butta il
frutto e tien la scorza", diceva lui. E allora no, non buttiamo il frutto,
teniamoci il frutto facendo il vero bene.
Invochiamo
questo grande Santo protettore, per il quale oggi in memoria di lui si celebra
la Santa Messa, e siamo sereni. Non mancherà davvero di proteggerci per la
grande carità di cui lui era sempre animato.
Credo
in un solo Dio...