GIORNO
1Il
Vaticinio di Simeone.
Contempliamo, anime buone, come la celeste e
sovrumana fanciulla di Nazaret, Sposa purissima del Patriarca San Giuseppe, dopo
le gioie ineffabili gustate vicino alla culla del suo Bimbo Divino nell'umile
grotta di Betlem, che in estasi di Paradiso, fra le armonie degli Angeli e
splendori celesti, aveva partorito prodigiosamente, simile ad un candido giglio
che sboccia al bacio del sole, essendo trascorsi i quaranta giorni stabiliti
dalla legge Mosaica, si presentava al Tempio, per espletare la Purificazione.
Veramente per Maria, la purissima Madre di Dio, non avevano ragion d'essere
queste cerimonie legali; ma Lei, umilmente sottomessa ai voleri di Dio, devotamente
si assoggetta alla Legge. Apparisce dunque come una donna del volgo, celando la
sua suprema grandezza, come la mammola fra le verdi zolle dei prati, ove
nasconde la sua fragranza. Pertanto eccola, avvolta nel suo bianco e virgineo
velo di Sposa e Madre purissima, prendere fra le sue braccia il dolce Fantolino,
e col suo casto Sposo, avviarsi, raccolta e pia, alla volta del Tempio. Su
quella cara comitiva a gruppi gli Angeli sorvolavano, e colle loro dorate ali
riparavano dal freddo e dalle ondate di vento, il Divino Bimbo, che, tranquillo
e sorridente, faceva i suoi sonni d'amore sul seno benedetto della sua Mamma.
Giunti al Tempio di Gerusalemme, osservate tutte le
cerimonie prescritte, la dolce Madre, commossa e nell'émpito di un amore forte
e ardente, offre all'Eterno il suo FiglioDio. Il Santo Vegliardo Simeone
prende fra le sue braccia quegli che lungamente desiderato di vedere, il
Salvatore del mondo, e fra emozione e gioia mai provata, scioglie il suo canto
d'addio: «Lasciate, o Signore, che se ne vada in pace il Vostro servo, perchè
i miei occhi hanno veduto il Salvatore». Poi ispirato dall'alto profetizza, che
quel Bambino così bello e divino, sarebbe posto a segno di contraddizione e
rovina per molti. E rivolto alla giovine Madre con profetiche parole Le dice: «La
Tua anima sarà trapassata dal dolore», rivelandoLe l'angosciosa tragedia del
Calvario.
Un brivido di amarezza percorse fulmineo per la
Persona adorata della Madonna: il suo volto divenne pallido, i suoi occhi,
scintillar di luce e d'amore, si rivelarono di pianto...
Oh! dolce Madre, quale pena per Te, giacchè appena
quindicenne, in un giorno tanto solenne, durante il rito sublime che celebravi
fra le volte del Tempio Santo, il Tuo cuore materno restò trapassato dal
dolore, fu privato delle gioie del Cielo, gustate nella grotta di Betlem alla
nascita del Tuo Gesù, fra i dolci canti e le armonie degli Angeli, fra le
ferventi visite dei semplici pastori e l'arrivo del Magi, che adorarono e
riconobbero nel Tuo Figliuolo il Dio d'Israele.
Simeone già ha salutato la Vergine quale Regian dei
Martiri; e Lei, l'augusta Madre, nel riprendere fra le sue braccia quell'Infante
divino Lo stringe fortemente al suo Cuore, oppresso dal dolore, lo bacia, e
coll'alito dei Suoi baci di amore sofferente, unisce a Gesù, fondendole
insieme, le sue pene inenarrabili? In quel medesimo istante adora, calma e rassegnata,
il divino volere ed in quelle parole profetiche ha la tetra visione dell'aspro e
spinoso cammino del dolore, fino al Calvario, ove Gesù, il suo Bene, doveva
apparire inchiodato alla Croce, ed elevato, quale frutto sanguinante,
sull'albero della Redenzione.
O tenera Madre! bagna pure con le Tue mesti e calde
lagrime il volto del Tuo Gesù, che stringi al petto, trapassato dalla spada...
ormai la prospettiva della Tua vita in questa freschezza primaverile dei Tuoi
verdi anni sarà il dolore... il Tuo avvenire, il Tuo ideale, sarà unicamente
il dolore.
Anime care, che passate per la via del dolore,
seguite le tracce dell'Addolorata, che ha sì bene santificato il dolore, e ad
esso attinto come da fonte, ogni grandezza ed ogni gloria per cui il poeta cantò:
"Donna, sei tanto grande e tanto vali, Che qual vuol grazia ed a te non
ricorre, Sua disianza vuol volar senz'ali".
O sovrumana e celeste Creatura, toccata dal dolore
nell'ora che il Vaticinio di Simeone «solcava» profondamente il Tuo Cuore,
trapassandolo da parte a parte, quanto Ti compatisco! ah! che il Tuo piccolo
Tesoro, che con tanto amore stringi al Tuo petto, è la causa del Tuo doloroso
Martirio.
Tu baci quelle membra delicate del Tuo Divin
Figliuolo e la Tua mente sorvola nel Pretorio di Pilato, ove quelle stesse sacre
membra saranno sacrilegalmente sputacchiate e percosse dai cattivi. Tu vedi quei
piedini muoversi coi primi passi verso le Tue braccia dischiuse, quelle anime
leggermente carezzare il Tuo volto materno, ma gettando il Tuo sguardo lontano
le vedi forate dai chiodi; così quella bionda testolina che prende riposo sul
Tuo seno la vedi già coronata da pungenti spine. Quel delicato corpicino,
quelle tenere membra che vedi crescere rosee e fresche si presentano alla Tua
mente livide e aperte in rivoli di sangue, scorrente sull'arsa terra. Ora con
amore deponi il Tuo Gesù sulla culla, ma un giorno lo vedrai disteso sulla
Croce, che sarà il talamo nuziale del Figlio di Dio.
O Madre cara, tiraci dietro a Te. Il Tuo Gesù dal
monte delle beatitudini, solennemente ha proclamato: «Beati quei che piangono,
poichè saranno consolati». Vogliamo, o Madre, piangere con Te, sicuri che da
Te ci verrà l'aiuto a cristianamente soffrire, e con la pace nel cuore ed il
sorriso sulle labbra santificarci attraverso il dolore.
OSSEQUIO - Benedire Dio in tutti i momenti di sofferenze,
ed unirle a quelle di Maria Santissima Addolorata.
GIACULATORIA - O Maria, per il Tuo incruento martirio,
guidami e sostienimi nella via della santità.
GIORNO
IILa
fuga in Egitto.
Contempliamo, anime buone, dopo la purificazione di Maria Santissima nel Tempio, ritornò la Sacra Famiglia a Nazaret, ove fece sosta per alcun tempo fra la quiete ed il silenzio di quella santa casetta. Ma in una notte triste e profonda, mentre la Sacra Familgia dormiva un sonno tranquillo e le lucide stelle rischiaravano le tenebre della notte, apparve in sogno al Patriarca San Giuseppe l'Angelo del Signore, che gli dice: « Su, alzati, prendi la Madre con il Bambino e fuggi in Egitto, e ivi resta finchè io venga di nuovo ad avvisarti, giacchè Erode cerca il Bambino per ucciderlo». Pronto ai divini voleri il giusto Giuseppe si alza immantinente, e, recandosi dalla Sua Sposa benedetta Le comunica il Mandato celeste. Quale dolore non recò al cuore della Madre di Dio tale nuova?... ma la dolce Maria nell'estasi penosa della Sua anima ripete ancora una volta: Fiat! Fiat!, e calma, rassegnata e sommessa adora il comando divino, mentre si appressa alla culla del Suo Gesù. Delicatamente lo sveglia, se lo stringe trepidamente al seno, lo avvolge in caldi panni, e desta e premurosa assieme al Suo sposo, si mette in cammino. Lei però è addolorata; il suo Cuore gocciola sange a stilla a stilla.
E dice fra sè: Ecco, già si avvera la profezia di
Simeone, già si tramano insidie mortali al mio Gesù; già è posto in
contradizione il Figlio di Dio.
Quale martirio straziante! In quel buio pauroso,
oh! come trema la tenera Madre. Ad ogni leggiero movimento le sembra di udire i
passi dei soldati di Erode, i quali, espletano già il comando iniquo del Re, di
trucidare cioè tutti i bambini di Betlem, sembrano venirle incontro e
strapparle dal seno il Suo Tesoro, che ora stringe più fortemente al petto.
Ed oh! Le fosse almeno concesso vedere il piccolo
asinello che cavalcava acquistare ali per volare, onde mettere più presto al
sicuro il suo Gesù.
Dopo un lunghissimo viaggio trascorso fra
inenarrabili disagi e privazioni, passando lunghe notti invernali sulla
sabbia, sotto un cielo sereno e, ripetendo il faticoso cammino, quando la nuova
alba illuminava uomini e cose, la Sacra Famiglia toccava finalmente la terra
dell'Egitto.
Giunti colà in quella terra ad essi sconosciuta ed
idolatrata, gli augusti Sposi andarono incontro a nuove sofferenze ed a
privazioni di ogni genere, anzi furono costretti a mendicare lavoro e pane.
Oh! quanta pena pel delicato Cuore della gran Madre
di Dio, divenuta già la Madre Addolorata.
Oh! quale esempio ci dà la pura Vergine in questo
mistero sì profondo di pazienza, di rassegnazione e di fortezza invincibile nel
sostenere tutte le pene e la stessa povertà talvolta estrema;
nell'assoggettarsi ancora al lavoro col suo Vergine Sposo San Giuseppe.
E più tardi, col Suo caro Gesù, che crescendo
come un fiore dei campi, in grazia e in bellezza, volle santificare il dolore, e
procurarsi con le proprie mani il sostentamento, Egli Creatore e Padrone di
ogni cosa nell'universo. Sicchè il dolore, sinonimo di sacrificio, diventò
prezioso e salutare, mentre al dire di un contemporaneo: In nessuna cosa si
adora tanto bene Iddio, quanto nel lavoro.
Coraggio dunque, anime sorelle! L'ascesa del cielo si
attraversa mediante la povertà evangelica, e Gesù dal monte delle beatitudini
proclamò «beati i poveri di spirito, e promise ad essi il regno dei cieli».
O tenera Madre mia, fin dal mattino della Tua vita,
Tu hai amato il sacrificio e l'immolazione, additandoci così la via reggia e
sicura del dolore, che sola conduce alla gloria, giusta la bella espressione
della mia grande consorella Santa Caterina da Siena: «La gloria si acquista
attraverso il dolore».
O Maria, Tu mi raffiguri in questa terra d'esilio
l'Ostia divina dei nostri altari. Tu sei candida e pura come l'Ostia, nacosta
e celata come l'Ostia, silenziosa come l'Ostia, obbediente come l'Ostia,
triturata dalla sofferenza, come il frumento che compone l'Ostia; sei il
grappolo d'uva premuto dal torchio del dolore; sei un Mistero, o Madre mia, di
amore e patimenti; ed io, genuflessa davanti a Te, Ti contemplo nel silenzio
della mia anima, e ti amo, ti amo tanto. Ti chiedo energia per seguire i tuoi
alti esempi; e Tu infondi in me le Tue virtù, e rendi pure, un'ostia pura e gradevole
a Dio ed a Te, o Madre cara.
OSSEQUIO. - Adempire sempre, ad imitazione della Madonna,
la volontà di Dio in tutte le cose, specie, in quelle contrarie alla natura,
ripetendo con amore: «Fiat voluntas Tua!».
GIACULATORIA. - O Maria, ferita dal dolore, pregate per me.
GIORNO
IIILo
smarrimento di Gesù nel Tempio.
Contempliamo, anime buone, lo smarrimento di Gesù
nel Tempio. La Vergine santissima giunta con le donne di ritorno da
Gerusalemme, sta in ansiosa aspettativa del suo fanciullo Gesù, che crede aver
lasciato con Giuseppe nel Tempio.
Ansiosamente lo attende, ma Gesù non ritorna. Poco
dopo arriva con gli uomini Giuseppe, ma senza il suo divin Figlio.
Oh! l'inaudita pena che abbatte la Vergine nell'udire
dal suo sposo, che dalla mattina in poi Egli non avevalo più veduto, e pensava
che fosse con la Madre.
Oh! come quel volto di Paradiso, dove l'Eterno trova
le sue compiacenze, addiviene scolorito e languido. E chi saprà consolarti, o
dolce Madre, in sì straziante dolore? Hai smarrito il Tuo Tesoro, e che vale
più la Tua vita senza di Gesù?
O donne di Sion, vestitevi a lutto; cessate i vostri
canti gioiosi. Uccelli dell'aria, fermate le vostre armoniose canzoni. Ombre
odorose del Libano; rose e fiori profumati di Gerico non spargete più
fragranze. Cipressi del te Sion, spezzatevi desolati al passaggio dell'inclita
Figlia del Cielo, oscurata dal Lume divino, che si è celato ai suoi sguardi, e
che, come la sposa dei sacri cantici, coronata le chiome da un serto di rose, va
gemente in cerca del suo Diletto.
Le sue candide gote sono bagnate di lagrime, i
lunghi ed affannosi suoi sospiri feriscono i Cieli, e gli Angeli dimessi e
silenziosi si coprono il volto con le loro ali.
Oh! quale lutto straziante. «Ove sei, esclama
desolata la dolce Genitrice, ove sei, o Diletto del mio cuore? Ove Te ne stai
nascosto e celato ai miei occhi, e taci solitario?
Ah! che la mia vita vien meno senza di Te. Fammi
udire la Tua voce, parla, o Figlio mio, onde io Ti rinvenga». O Madre,
bisognerebbe che le nostre anime palpitassero del Tuo stesso amore per Gesù,
per comprendere il Tuo eccessivo dolore per tale smarrimento!...
La dolce Vergine assieme a S. Giuseppe percorre per
tre giorni e tre notti continue tutte le strade di Gerusalemme, dopo di aver
valicato monti e colline e attraversate le valli. Ella è mesta; è ricoperta di
un nero velo. Di tanto in tanto, con intensità di amore e con accenti tristi,
mirando il cielo, lo chiama per nome. Chiede notizie ai passanti, ma nessuno può
consolarla, giacchè nessuno ha veduto quel Fanciullo Divino.
Ed oh! come geme e s'attrista la pia Madre; come si
sente isolata. Oh! le notti e i giorni desolati, passa senza il suo Gesù, con
l'amara incertezza di poterlo rinvenire. Essa langue d'amore lontana da Colui
che riempiva di gaudio la sua anima.
Oh! dolce Madre mia, non piangere più; ritorna,
ritorna pure nel Tempio santo, ove certamente lo troverai ed udirai di nuovo il
suo dolce parlare.
Gesù ha fatto ciò per provare la Tua fedeltà
materna, e presentarti a noi quale modello perfetto.
Da lontano Egli ha udito i fremiti cocenti, che,
quali nuovi fiori, ha raccolti nei prati e per le strade, bagnate dalle lagrime
sgorgate dal Tuo cuore, ferito dalla nuda spada del dolore. Corri pure, o Maria;
vola con le bianche ali della colomba. Gesù Ti aspetta per riabbracciarti e
ridarti i suoi baci.
Finalmente dopo tre giorni d'indicibili amarezze,
la Santissima Vergine assieme a San Giuseppe, entrando nel Tempio, lo ritrovano
che disputava coi Dottori. Ma la doce Madre non può tacere, e subito fa noto a
Gesù la sua pena e quella di Giuseppe nel cercarlo, e con accento addolorato
Gli dice: «Figlio, perchè faceste ciò? ecco, Vostro Padre ed io, colmi di
pena, siamo andati in cerca di Voi». Ed intanto l'abbraccia teneramente, lo
bacia con infinita tenerezza e insieme confondono le loro lagrime d'amore.
Ma Gesù, dolcemente Le risponde: «Perchè mi
cercavate? Non sapevate che io devo attendere a ciò che riguarda il Padre mio?».
E Gesù discese con essi, e tornò a Nazaret, e stava loro soggetto. E sua Madre
custodiva in cuore tutte queste cose.
Oh! quali preziosi insegnamenti mi dà questo
mistero profondo dello smarrimento di Gesù, o cara Madre mia. Tu, innocente e
pura, smarristi Gesù, senza alcuna Tua colpa; ma io posso smarrirlo a causa dei
miei peccati. E come vivere senza Gesù, che è vita, luce, sostegno della mia
povera vita?
O Maria, sollevi in alto, in alto il mio cuore;
tienilo sempre lontano dall'errore; fammi udire di continuo la Tua voce soave
che mi sproni al bene e mi additi la via sicura che conduce al Cielo. Uniscimi
sempre più intimamente a Te, onde sia perenne il mio canto tienimi lontana
dalla colpa, onde non perda mai Gesù; ed allorquando cesseranno i sospiri ed
il pianto di questa terra tenebrosa mostrami per sempre il Tuo Gesù, o dolce
Vergine Maria.
O bella Madre, la Tua vita di dolore sia il mio conforto nel penare. Sii Tu la mia buona Mamma, o Maria, nelle ore meste, quando Gesù sembra restarsene lontano da me e lasciarmi in abbandono. Sii Tu la mia Avvocata, il mio aiuto, la mia difesa, la mia speranza, o dolce, o clemente, o pia Vergine Maria.
OSSEQUIO. - Recitare possibilmente la piccola coroncina
dell'Addolorata, onde ottenere la sua speciale protezione in vita e particolarmente
in morte.
GIACULATORIA. - O Maria, i Tuoi dolori ti uniscono alle glorie
di Gesù.
GIORNO
IVIncontro
di Maria con Gesù.
Contempliano, anime buone, la dolente Madre Maria che incontra il Figlio con la croce sulle spalle, mentre come un delinquente è condotto alla morte. O Cieli quale funesta tragedia siamo invitate a ricordare.
Ci vorrebbe la virtù dei santi; sentire come essi;
amare grandemente Gesù come lo amarono essi per compatirlo. Solo l'amore del
pietoso Nazareno verso le anime, che amava redimere, poteva spingerlo ad
incontrare l'ingiusta condanna e gli orrori della morte di Croce.
O cieli oscuratevi, mentre noi ricordiamo lo scempio
spietato compito dagli uomini ingrati al Figlio di Dio, e coprite colle vostre
ombre una sì orribile catastrofe. Oh! come è trascorsa presto per la Madonna
la vita dei suoi materni gaudi per la presenza del suo Figliuolo Gesù, specie
quando lavorava nell'umile casetta di Nazaret. E gioisamente Lo contemplava e
si beava nel suo volto divino.
Oh! come è vero, che la vita umana è un'ombra che
fugge e svanisce, portando con sè le sue gioie fugaci, gli acerbi dolori e le
vane speranze. Felice veramente chi ama unicamente Gesù e l'Addolorata, che
restano sempre.
Gesù ha già trascorsa la sua vita. Ed ora che sta
per ritornare al Padre suo, il suo Cuore affranto dalla pena si separa dalla
Mamma sua che tanto amata e con la quale ha condivise gioie e dolori. Egli ha già
bevuto il calice della Passione nell'orto degli ulivi e insegnato all'umanità
la grande e salvifica preghiera: «Fiat».
Eccolo ora condannato alla morte dalle sue creature,
le quali gli presentano la Croce che Gesù bacia ed accetta per la salute dei
suoi redenti. Indi coraggiosamente e volontariamente la porta al Calvario per
esservi Crocifisso. Ma ohimè! in quell'ascesa dolorosa s'incontra con la Mamma
sua; ed oh! la straziante visione. Quale momento di indicibile ambascia per
quell'amante e tenera Genitrice! Sotto le azzurre volte dei Cieli mai si è
svolta la scena sì commovente e straziante; mai in questo mondo, campo di
dolori inauditi, l'uomo ha assistito ad una tragedia così singolare. Nessuna
Madre ha seguito il Figlio condannato al patibolo; ma la Vegine, la donna
forte, la Regina dei Martiri, Lo segue dovunque. Ed eccola coraggiosa in mezzo
ai soldati, che la spingono ed urlano. E la Vergine placida, taciturna e
rassegnata passa e, spingendosi innanzi a Gesù, lo vede quasi vicino a morire,
ferito dalle verghe, coronato di spine, col viso imbrattato di sputi e sangue.
Oh Dio! Quel volto adorato che gli Angeli venerano
prostrati non si riconosce più. Intanto a tal vista oh! come resta oppresso il
cuore della Santa Vergine Genitrice. Nello strazio della sua anima lo guarda con
intensità di affetto, comunicandogli attraverso lo sguardo tutti i sentimenti
del suo immenso amore. Poi grida semplicemente: «Figlio, figlio mio!», e la
parola Le vien meno sul labbro.
Gesù similmente solleva il languido sguardo e,
guardando il dolore della Madre, esclama con le smorte labbra: «Mamma, mamma
mia»; e continua il doloroso viaggio.
La Vergine segue il figliuolo condannato e, adorando
silenziosa gl'imperscrutabili disegni di Dio, non scrive punto alla malvagità
umana sì funesta barbaria, ma il tutto attribuisce alla divina volontà, che
dispone ogni cosa con sapienza.
Anime sorelle, imitiamo Maria come emulare la sua
eroica fortezza, mentre che il dolore l'opprime ed il suo volto è bagnato di
lagrime. Ella ci si presenta uniformata, paziente e forte nel dolore.
Impariamo da Lei a saper soffrire.
O dolce Madre mia, Ti vedo velata da sì profonda
mestizia. Dal Tuo petto emanano gemiti inenarrabili, poichè hai veduto il Tuo
Unigenito ascendere il monte della mirra pallido e languente e cadere sotto la
pesante croce.
Ah! io ascolto i Tuoi mesti accenti: «Il mio Gesù
non si conosce più; è divenuto un uomo sofferente, mentre non è sanità in
nessuna parte del suo corpo divino; non ha più bellezza, nè decoro, lo
vedemmo e non aveva aspetto. Fra i grandi gemiti par che Ti sento esclamare
ancora: «Allontanatevi da me, piango sola la mia amarezza, nè vogliate
piegarvi in mio conforto».
No, o dolce Madre mia, voglio starti vicina vicina, voglio astergere le Tue lagrime, anzi voglio che le mie lagrime siano fuse con le Tue. Voglio cantare con Te le Tue meste canzoni, voglio sorreggerti coi fiori, circondarti di melagrani, mentre Tu languisci d'amore. Voglio ancora, o Madre cara, salire con Te il calvario e morire sulla Croce assieme a Gesù e con Te d'appresso. Ed allorquando, cadrò sotto la Croce che mi offre il cielo, Tu mi rialzerai ed io più forte e coraggiosa riprenderò l'arduo cammino...
OSSEQUIO. - Prendere ogni giorno la Croce e seguire con
amore Gesù al Calvario. GIACULATORIA. - Vorrei che la mia vita
fosse un canto d'amor per Te, o Madre mia.
GIORNO
VMaria
presente alla Crocifissione e Morte di Gesù.
Venite, ascendamus ad montem Domini.
Anime sorelle, la dolce Addolorata, oggi ci chiama ed invita ad ascendere il
monte del Signore per assistere con Lei alla Crocifissione ed alla Morte di Gesù.
Vi andremo con amore, giacchè la via del Calvario è la sola che termina al
Paradiso. Vi porteremo la nostra Croce, seguendo Gesù e noi saremo felici e
benedetti.
La Madonna dopo tanto penare, finalmente è arrivata
su quel monte. I soldati in fretta si accingono a crocifiggere Gesù; e,
strappandogli di dosso la veste, lo stendono sul duro patibolo, e, martellando
vigorosamente i chiodi, lo configgono alla Croce.
Al primo colpo di martello, oh! come trema ed
impallidisce la dolce Madre. Quei duri colpi si ripercuotono tutti, ad uno ad
uno, nel suo cuore.
Essa palpita, agonizza. Le sembra vedere ad ogni
istante e sotto quell'indicibile tormento il suo Gesù emettere l'ultimo
anelito. Ma no, o Madre. L'Eterno serba al Tuo Figlio ancora un pò la sua
esistenza per farlo maggiormente penare, onde soddisfi così, fino all'ultimo
debito, i nostri successi. Egli deve agonizzare ancora per tre lunghe ore, e Tu
devi dare al mondo intero dall'altezza del Golgota l'esempio di un eroismo
sovrumano di sacrificio.
L'illustre P. Lacordaire scrive: «Quando si vuol
conoscere il valore di un'anima, bisogna tastarla; se essa non rende il suono
del sacrifizio, passate oltre: è un'anima volgare».
O Madre, il cielo ti ha tastata; ha provata la tua
grande anima, sottomettendola ad un dolore immenso; e Tu hai dato il suono
meraviglioso del più eroico e supremo sacrificio. Oggi, per il Tuo dolore, Tu
sei la più alta creatura uscita dalle mani di Dio, e dalla Tua fronte emanano
fasci di luce che Ti avvolgono tutta, in un nembo di grandezza. È il Tuo
Martirio incruento che Ti rende bella, sovranamente bella...
Dippiù: la dolente Madre assiste sul Calvario ad un
altro supplizio, che quei inumani apprestano a Gesù. Terminata la crocefissione,
i carnefici alzano da terra la grande croce, l'accostano alla buca scavata
prima, e ve la lasciano cadere dentro con tale scossa per tutte le membra del
Redentore, che Gesù emise un sospiro.
E quando la Croce col suo frutto sanguinante
apparve fra il cielo e la terra, l'odio satanico di quel popolo inferocito
proruppe in orride bestemmie e continui insulti al Crocifisso; ma Gesù perdona
tutti e prega il Padre:
«Padre, perdona loro, perchè non sanno quel che
fanno». E quel generoso perdono, misto a compatimento quasi paterno, scende
vivo e penetrante nel cuore di uno dei due malfattori che gli pendono accanto,
il quale lo proclama Dio e Gli rivolge la cara preghiera: «Signore, ricordati
di me quando sarai nel regno Tuo».
E Gesù generosamente gli promette: «Oggi, oggi
stesso, sarai meco in Paradiso». - Oh! quale felicità. Ma Gesù va sempre più
declinando ed il suo cuore non si sente ancora pago. Vuole dare agli uomini
l'ultimo testamento della sua carità infinita, sigillandolo con le ultime
stille del suo sangue divino e con gl'indicibili suoi dolori. Egli scorge la
mamma sua, accanto alla croce, immersa in un'estasi di amarezza, con lo sguardo
immobile verso di Lui e, vedendo il bisogno delle anime di avere una Madre che
le diriga al bene, rivolto a Giovanni gli dice: «Ecco la Madre tua!»; poi
rivolto a Maria, additandole Giovanni, ed in Lui tutto l'uman genere, aggiunge:
«Donna, ecco il Tuo figlio!». Indi a poco leva al Cielo, quasi gemito pietoso,
il triste lamento: «Padre, perchè mi hai abbandonato?». - Ah! che questi
accenti dolorosi e misti feriscono al vivo cuore sanguinante dell'Addolorata.
Ma ahimè! Gesù, sempre più aspirante, domanda da
bere; «Sitio!»: «Ho sete!..». O sete misteriosa! È tale l'ardore della sua
sete, che Gesù emette un gemito così alto da farsi udire da tutti; ma quei
poveri insipienti tuffano nell'issopo ed aceto una spugna e, inumiditola,
l'apprestano alle smorte labbra del Figlio di Dio. Ma Gesù, accostatevi appena
le labbra, la rifiuta... Ben altra sete è quella che Egli sente. È la sete
delle anime da Lui redente, e la chede a tutti.
Oh! mi fosse dato, o Gesù caro, di valicare gli
immensi oceani in cerca di anime da condurre a Te. Vorrei essere un'aviatrice
che sotto le volte azzurre dei cieli vola in cerca delle anime per darle a Te.
Vorrei, se fosse possibile, ascendere agli astri e trovare delle anime e
dartele tutte e così dissetarti, o mio languente Signore.
Ma io sento ancora un altro accento: «Tutto è
compiuto». E la mia anima risponde: «O Divino Maestro hai compiuto tutto,
facendo tutto bene. L'alta missione l'hai espletata divinamente, salvando il
genere umano; puoi dunque ora ritornare dal Padre Tuo, che Ti aspetta e Ti tende
le sue braccia Paterne. Ma io vedo il Tuo petto divino più ansante, l'ultimo
istante della Tua vita già arrivato, gli occhi della Mamma tua fissi e rivolti
a Te, mentre un fremito di angoscia Le passa per la Persona. Ella ti vede
lentamente declianre il capo, mentre per l'ultima volta fai udire la Tua voce:
«Padre, nelle Tue mani raccomando il mio spirito»: e muori.
O Madre cara, nel vedere la tua calma in mezzo a
tanto cordoglio mi si commuove l'anima. Tu, immersa in Dio solo, stai fissa
alla croce, mirando, con pace e tranquillità, gli orrori di questo giorno. Il
mondo intero è avvolto in una vera caligine tenebrosa, e Tu sola contempli il
Tuo morto Gesù, lo adori, lo ami nell'estasi della Tua anima straziata.
Oh Madre! dalla sommità del Calvario attiraci tutti
a Te, onde piangere con Te la morte del Tuo Unigenito, mentre le nostre lagrime,
versate ai Tuoi piedi, ci frutteranno gioie perenni.
Mons. Guy scrive: Ogni anima che è intrisa di
lagrime, è come una terra feconda, di cui Dio finisce sempre per farne un
Paradiso. Oh! quale grandezza è nascosta nel puro patire per Gesù e per amor
Tuo. E Tu vedi, o Mamma, quante pene nell'intimo del mio
cuore! quanti solchi profondi; quanti cari scomparsi
dal nido benedetto della mia famiglia! Quei sacri vincoli spezzati per Te sin
dal mattino della mia vita, Tu li rannoderai lassù. Vedi come sanguina il mio
cuore per tante incomprensioni e disprezzi subiti. Donami Tu il coraggio...
alita su di me la Tua calma, e fa che io imiti la tua invitta fortezza.
O Madre, Tu mi hai sempre sorriso e fatto soavemente
sentire la Tua carezza divina. Sorridimi ancora, allorquando la mia vita é per
finire. Tu nel cammino della mia esistenza mi sei stata sempre d'accanto. A Te
ho consacrata la mia vita; per Te in morte tutti i palpiti del mio cuore
ardente. Adempi adunque, o Madre, il sogno mio.
Morir d'amor per Te, oh! qual martirio bello. Vorrei,
vorrei soffrire per Te, o Madre dolorosa. Angeli del Golgota, ridite Voi alla
Regina dei mesti, che io soffro lontano da Lei. Desidero di essere unita a Lei a
Gesù, ed eternarLe perenne il mio canto d'amore.
OSSEQUIO. - Tenere sempre compagnia alla Madonna ai piedi
della Croce. GIACULATORIA.
- Per i Tuoi dolori, o Madre mia, mi sia concesso il premio di un pio morire.
GIORNO
VIIl
colpo di lancia e la deposizione di Gesù dalla Croce.
Contempliamo, anime buone, ancora un altro dolore che ebbe a sostenere ai piedi della Croce l'eletta Madre di Dio. Dato che non vi è oltraggio più grave che ferire ed insultare un morto, il colpo di lancia, vibrato da un soldato che ferì il Sacro Costato di Gesù intensificò lo spasimo atroce della Madonna, che da sola ne subì tutta la dolorosa sensazione, essendo Gesù già morto.
Ma l'alto mistero racchiuso nel colpo di lancia veramente è mistico, sublime, oltre l'intendimento umano; poichè da questa ferita fatta al Sacrosanto Costato ne uscì la Santa Chiesa.
La S. Chiesa nella liturgia del Sabato Santo esulta e
chiama felice la colpa di Adamo, che ci meritò un tanto Redentore: «O felix
culpa, quae meruit babere tantuma Redemptorem... Benedetta lancia che ferì
ed aprì il Sacro Costato di Gesù e ci donò il suo Cuore avvampante di carità».
Da questa aperta ferita sgorgano le ultime stille di sangue misto ad acqua; per
rimanere aperta sempre a tutti quei che vogliono tuffarsi in essa ed essere
rigenerati alla grazia che porta alla vita eterna. L'Addolorata ai piedi della
Croce, mesta e silenziosa, raccoglie ogni sublimità.
Mistero profondo! Maria, attinge da Gesù estinto, le
acqua salutari per dissetare tutti i suoi figli novelli, e li invita con le
soavi parole: «O assetati, venite tutti; - venite omnes sitientes».
Sì, o Madre cara, veniamo a Te, sitibondi di queste
mistiche acque. Mondaci in esse e rendici pure e belle ai Tuoi sguardi
materni.
Gesù morto, dalla Croce, col cuore aperto, cogli
occhi spenti, colle labbra scolorite e semiaperte, par che ripeta a tutti: «Venite
ad me omnes qui laboratis et onerati estis et ego reficiam vos: - Voi tutti
che siete affaticati e stanchi, e coperti di lagrime, addolorati, venite a me:
io vi ristorerò».
Sì, il dolce Maestro è stato diradato dalla terra dei viventi; il grande e tremendo Deicidio è stato compiuto... Il pietoso Nazareno è scomparso, ma il suo Cuore palpita ancora per tutti i suoi amici, ed anche per i nemici e cattivi, giacchè la sua misericordia è infinita.
Pertanto sulla cima del Calvario, tra i sassi coperti
di sangue, mentre il cielo si oscura e dense tenebre avvolgono l'orizzonte, la
terra trema, il velo del Tempio si divide in due parti, i sepolcri si aprono, i
morti risorgono, Maria, la dolce Madre: - Stabat justa Crucem jesu: stava
ritta e immobile accanto la croce di Gesù, in mezzo agli orrori di quel Venerdì
Santo, e quale Sacerdotessa offriva all'Eterno sull'Altare del Golgota, il primo
sacrificio e la prima Messa del suo Figliuolo.
O Madre, Sacerdotessa eccellente, da oggi in poi,
verranno a Te per la durata dei secoli tutti i Sacerdoti, che si curveranno
dinanzi a Te; e Tu sarai la loro Madre, Maestra, Modello. Essi sono il palpito
più cocente del Cuore aperto del Tuo Gesù e sono i figli della Tua
predilezione materna. Tu li assisterai sempre durante la celebrazione dei divini
Misteri; starai presso l'Altare santo, vicino ad essi, come stavi vicino alla
Croce di Gesù; mostrerai loro il Cielo durante le loro ardue fatiche
apostoliche; l'incoraggerai nel loro ministero e dirai loro: Figlio, guarda il
Cielo, e compi coraggiosamente le fatiche, ed opera per amore mio e di Gesù».
Un'altra pena incombe purtroppo sul Cuore Addolorato
di Maria Santissima: la deposizione dalla Croce.
I discepoli di Gesù lo schiodano e, scendendolo
piano piano; lo adagiano sulle ginocchia della Madonna, che a tal fine si era
seduta su di una pietra. Ma quale non fu il rammarico della dolente Madre nel
mirare il suo morto Gesù e vedere quelle piaghe profonde e larghe? Quella
corona di spine sì fortemente premuta e conficcata nel divin Capo. Ella gliela
toglie con amore; indi bacia con tenerezza materna ciascuna piaga del corpo
adorato del Figlio, e va mestamente ripetendo: «non est in Eo sanitas:
da capo a piedi non è in Lui sanità veruna».
Anime buone e care, insieme ai pii Discepoli di Gesù,
alle divote donne piangiamo intorno alla salma dell'Uomo-Dio deposto in seno
alla sua desolata Genitrice; ed in silenzio adoriamolo profondamente con Maria,
che con affetto Lo bacia, Lo accarezza, Lo adora.
O Regina dei Martiri, chi mi darà lagrime ardenti
per piangere con Te, giorno e notte la morte atroce del Tuo Unigenito? Quel
petto aperto dalla crudele lancia mi parla del suo amore immenso. Chiudimi in
Essa, o dolce Madre, come in una caverna benedetta, onde io ridica a lui il mio
amore.
Anime sorelle, durante il Santo Sacrifizio della
Messa recitiamo sempre il flebile inno dello “Stabat Mater”. Recitare
questa gioconda poesia del dolore di Maria è lo stesso che ristemprarsi in
pianto. Par che la Mamma Dolente accolga sensibilmente le espressioni dolorose
che sgorgano divote dal cuore.
O Madre, abisso di amore, fa che io senta i Tuoi dolori, che io pianga assieme con Te:
"In Te può la mia vita esser gioconda S'ai Tuoi prieghi, o Maria, O Vergine dolce e pia, Ove il delitto abondò, la grazia abonda".
OSSEQUIO. - Prendere da oggi la bella pratica di
recitare sempre lo Stabat Mater, possibilmente dinanzi alla immagine
dell’Addolorata.
GIACULATORIA. - O Maria, Madre del dolore, fa che io senta i
Tuoi dolori e che pianga assieme con Te.
GIORNO
VIIDolori
di Maria nella sepoltura di Gesù.
Contempliamo, anime buone, le atrocissime pene
della Divina Desolata, allorquando dovette dare sepoltura al suo Unigenito.
In questo mistero l'umiliazione dell'Uomo-Dio,
riposto nel sepolcro, come tutti i mortali, raggiunse tali altezze di dolore,
che solo Maria potè sostenerle. Se una madre ha perduto l'unico suo figlio,
lo ha visto cadavere e poi sepolto in una fredda tomba, per questa genitrice
sono finite tutte le gioie. Il sole sembra negare a lei la sua luce, mentre
ella resta avvolta in una perenne amarezza. Tale fu la pena della Vergine, dopo
di aver sacrificato all'Altissimo il Suo Unigenito, come fece Abramo col suo
piccolo Isacco.
Finalmente i Discepoli Le tolgono dal seno il suo Gesù
morto, lo imbalsamano, lo avvolgono in un candido lenzuolo; indi lo portano al
sepolcro. Segue anche Maria, sostenuta dalle pie donne! Giunti colà lo adagiano
sulla pietra. La Vergine Madre lo bacia con tenerezza infinta per l'ultima
volta; lo benedice col cuore straziato e gli dona l'estremo addio.
Indi lo chiudono nel sepolcro. Oh Dio! quale fremito
pietoso pervade la Divina desolata, priva del suo Gesù.
O Gesù caro, Ella esclama, sei veramente sposo di
sangue e di dolore; l'amore Ti ha ucciso. O dolce vittima d'amore e di dolore,
rendi me pure un'ostia sacrificata per Te, immolata al Tuo solo dovere divino e
fa che io resti sepolta con Te. Ma quale non fu la desolazione della Madonna nel
discendere il Calvario dopo quell'estremo dolore della sepoltura di Gesù.
Maria, appoggiata al pio Giovanni, in compagnia
delle divoti donne e di tutti gli Angeli del Calvario fa ritorno alla sua
casetta.
Anime care, quest'ultima e straziante pena della
Madonna non parti mai dalla nostra mente e resti per sempre dentro il nostro
cuore il gemito della nostra Madre, affinchè ci sia di perfetta propiziazione e
benedizione. Tutte le sere, dopo l'Angelus, accompagniamo la Desolata, che
discende dal Calvario mesta ed oppressa e recitiamo con amore il S. Rosario, e,
nel contemplare i misteri del suo dolore, contempliamola di cuore.
O tenera Madre mia, allorquando Ti penso nel doloroso
ritorno del Calvario, afflitta e desolata, Tu ci apparisci assai bella. E allor
che l'orizzonte s'indora al declinare del sole, che proietta i suoi vividi raggi
di luce e di calore, mentre la dolce compagna inneggia a Te col divoto squillo e
invita i Tuoi figli a ripeterti il caro saluto dell'Angelus, il tuo sorriso
amabile, che ci rifulse del vivere al mattino, ci sorridi ancora, o Vergine
pietosa, allor che la sera, anche per noi sarà vicina.
"A Te le prime suppliche Rivolgemmo un giorno,
bamboli innocenti; A te si volga l'ultimo Sospiro e bacio del nostro cuor
morente!
Vorremmo vederti a l'ultima agonia... Vorremmo morir,
dicendo: “Ave Maria”. In mano il Tuo Rosario, Chinato il capo sul materno
cuore, Al petto la medaglia, Lo spirto voli al regno de l'amore! Adorni la mia
coltrice, Siccome gemma, il santo scapolare, E le mie ossa posino Vegliate a
l'ombra del Tuo bianco altare! Vieni, o Madre, a l'ultima agonia Fammi morir,
dicendo: “Ave Maria”. Nel chiostro santo, raccolte nel Tempio, Davanti alla
Tua Immagine in cui Ti vediamo Stringere fortemente al seno Il morto e pallido
Tuo Figlio Divino.
Oh! in quei momenti di Cielo, passati vicina a Te,
quante lagrime verso, o Madre mia. Ripenso agli ultimi istanti della mia vita e
Ti invito, o dolce Madre, a prestarmi nell'ora di mia morte la Tua materna
assistenza, come facesti con Gesù sul Calvario, mentre con forti accenti,
elevando il mio spirito in alto, Ti prego con gli Angeli, o Vergine pietosa:
Salve Regina, Mater misericordiae, vita dulcedo et spes nostra salve!
O Tu, che sei l'Avvocata nostra, intercedi per noi, Tuoi figli, salvaci tutti, volgi pietosa i Tuoi occhi d'amore verso di noi e mostraci, Te ne supplichiamo, il benedetto Tuo Gesù dopo il nostro penoso esilio, o clemente, o pia, o dolce Vergine Maria.
OSSEQUIO. - In tutti i Venerdì dell'anno, rendere
speciali ossequi all'Addolorata, facendo in suo onore la Santa Comunione, e,
quando si può, l'Ora d’Amore alla Desolata.
GIACULATORIA.
- O Rosa del Golgota, macchiata del sangue della Redenzione, abbi pietà di
me.