Pillola
dei 5 giorni dopo, grande inganno culturale
di
Raffaella Frullone 17-06-2011
Il
Consiglio superiore di sanità ha detto sì. L'organo consultivo del ministero
della Salute ha espresso un parere favorevole per l’introduzione della
“Pillola dei 5 giorni dopo” nel nostro Paese, specificando che non si tratta
di un abortivo, ma di un contraccettivo d’emergenza. Se si fosse trattato di
un abortivo il farmaco sarebbe dovuto risultare in linea con quanto stabilito
dalla legge 194, che regola l’aborto.
Già
approvata dall'Ema, l'agenzia europea del farmaco, e in commercio in Germania,
Francia, Gran Bretagna e Spagna, la pillola agisce dopo il concepimento
impedendo l’annidamemento dell’embrione nell’utero.
Ma
in questo caso, possiamo parlare di contraccettivo? Lo abbiamo chiesto a Bruno
Mozzanega, ginecologo alla clinica ostetrica universitaria di Padova e autore di
"Da Vita a Vita- Viaggio alla scoperta della riproduzione umana" (Seu
editore).
«Certamente no, per una ragione semplice. L’aborto impedisce ad un individuo
concepito di venire alla luce, interrompe una gravidanza in atto. La
contraccezione, al contrario, per essere tale deve deve impedire il concepimento
e così prevenire la gravidanza. I rapporti che possono portare al concepimento
avvengono nel periodo fertile della donna, vale a dire i 4 o 5 giorni che
precedono l’ovulazione. Se c’è un rapporto fertile in questi giorni, magari
proprio a ridosso della ovulazione, e il farmaco può essere efficacemente
assunto fino a cinque giorni dopo, è evidente che il suo effetto si palesa dopo
il concepimento. In questo modo impedisce che un essere umano già concepito si
annidi in utero e possa vivere».
Dunque
come è possibile che un organo ministeriale lo cataloghi come «contraccettivo»?
«Si tratta di un inganno culturale. Il mondo scientifico, tramite alcune delle
sue associazioni più rappresentative, pretende di stabilire che la gravidanza
inizi solamente dopo l’impianto, ma come è facile intuire la vita inizia
prima. La legge 405 del 1975, che istituisce i consultori familiari e definisce
i contorni della procreazione responsabile, la finalizza alla tutela della donna
e del prodotto del concepimento, il concepito che emerge dall’incontro di uovo
e spermatozoo e che in quel preciso istante inizia a vivere. Siamo in presenza
di un tentativo di svalutare la vita dell’embrione prima del suo impianto e di
consentirne l’eliminazione facendo rientrare il tutto nell’ambito della
“contraccezione” ».
In
realtà, qualora il farmaco dovesse essere adottato, sarà somministrato
soltanto dopo che la donna avrà effettuato un test di gravidanza. E il
sottosegretario alla Salute, Eugenia Roccella, ha definito questa procedura «un
paletto importante»…
«Questo rende ancora più palese la contraddizione. Mi spiego. Innanzitutto
dobbiamo chiarire che il test di gravidanza è in grado di rilevare una
gestazione in atto grazie all’hCG ossia la gonatropina prodotta
dall’embrione al fine di mantenere nell’utero le condizioni indispensabili
al proprio sviluppo, ma essa si rileva solo 7-8 giorni dopo il concepimento, non
certo nei 5 giorni successivi ad un rapporto potenzialmente fertile. Dunque non
siamo in presenza di nessun paletto. Credo che il sottosegretario Roccella tema
piuttosto il rischio che molte donne ricorrano a ellaOne come sostitutivo della
RU486, con la quale condivide molte affinità di azione, e dunque a gravidanza
già diagnosticata. Produrre il test dovrebbe scongiurare questo abuso, ma nulla
vieta alla donna di attendere prima di assumerla, o di farsene una riserva da
utilizzare al bisogno. D’altra parte, questo non fa che confermare che siamo
in presenza di un farmaco in grado di determinare l’aborto».
Il
presidente emerito del Pontificio Consiglio per la vita, mons. Elio Sgreccia, ha
parlato di «aborto dalla raffinata malizia»…
«
E io lo ribadisco, si tratta di un grande inganno culturale. Mi preoccupa
certamente che le ragazzine o le donne assumano questa pillola, ma ancora più
grave è che le stesse vengano indotte ad usarla, tranquillizzate da una
informazione artatamente falsa, senza sapere. E’ evidente che si tratta di un
inganno perché il concepito è vivo. I morti non vanno da nessuna parte, e
certo non si annidano in nessun utero».