PARTICOLARITA’
SUGLI ANGELI
Monastero
"Carmelo S. Giuseppe" Locarno –
Monti
Cari amici
dell'Arcangelo Michele e degli Angeli santi, nell'ultimo numero abbiamo
riflettuto insieme sul dogma della creazione dei puri Spiriti ad opera di Dio.
Ora, prima di affrontare la seconda verità di fede, propostaci dalla Chiesa, la
caduta di una parte degli Angeli (su cui ci intratterremo nel prossimo
incontro), vogliamo considerare alcune questioni minori di angelologia, studiate
dai Padri, da S.Tommaso e da altri antichi autori: tutti argomenti interessanti
anche per noi oggi.
GLI
ANGELI QUANDO FURONO CREATI?
La
creazione tutta, secondo la Bibbia (fonte primaria di conoscenza), ha avuto
origine " in principio" (Gn 1,1). Alcuni Padri pensano che gli
Angeli furono creati il "primo giorno" (ib. 5), quando Dio creò
" il cielo" (ib. 1); altri il "quarto giorno" (ib.19) quando
"Dio disse: Ci siano luci nel firmamento del cielo" (ib. 14).
Certi
autori hanno posto la creazione degli Angeli avanti, certi altri dopo quella del
mondo materiale. L'ipotesi di S.Tommaso - a nostro avviso la più probabile -
parla di creazione simultanea. Nel meraviglioso piano divino dell'universo,
tutte le creature sono in relazione tra di loro: gli Angeli, deputati da Dio al
governo del cosmo, non avrebbero avuto modo di esplicare la loro attività, se
questo fosse stato creato dopo; d'altra parte, se ad essi antecedente, sarebbe
stato privo della loro sovrintedenza.
PERCHÉ
DIO HA CREATO GLI ANGELI?
Li
ha creati per lo stesso motivo per cui ha dato origine ad ogni altra creatura:
per rivelare la propria perfezione e per manifestare la sua bontà attraverso
i beni loro elargiti. Li ha creati, non per aumentare la propria perfezione (che
è assoluta), né la propria felicità (che è totale), ma perché gli Angeli
fossero eternamente felici nell'adorazione di Lui Sommo Bene, e nella visione
beatifica.
Possiamo
aggiungere quanto scrive San Paolo nel suo grande inno cristologico: "...
per mezzo di lui (il Cristo) sono state create tutte le cose, quelle nei cieli e
quelle sulla terra, quelle visibili e quelle invisibili... per mezzo di lui e in
vista di lui" (Col 1,15-16). Anche gli Angeli, dunque, come ogni altra
creatura, sono ordinati al Cristo, loro fine, imitano le infinite perfezioni del
Verbo di Dio e ne celebrano le lodi.
SI
CONOSCE IL NUMERO DEGLI ANGELI?
La
Bibbia, in vari passi dell'Antico e del Nuovo Testamento, accenna all'immensa
moltitudine degli Angeli. A proposito della teofania, descritta dal profeta
Daniele, si legge: "Un fiume di fuoco scendeva dinanzi a Lui [Dio], mille
migliaia lo servivano e diecimila miriadi lo assistevano" (7,10).
Nell'Apocalisse è scritto che il veggente di Patmos "durante la visione
[intese] voci di molti Angeli intorno al trono [divino]... Il loro numero era
miriadi di miriadi e migliaia di migliaia" (5,11). Nel Vangelo, Luca parla
di "una moltitudine dell'esercito celeste che lodava Dio" (2,13) alla
nascita di Gesù, a Betlemme. Secondo S. Tommaso il numero degli Angeli supera
grandemente quello di tutte le altre creature. Dio, infatti, volendo immettere
nella creazione, per quanto possibile, la propria perfezione divina, ha
realizzato questo suo disegno: nelle creature materiale, estendendo
immensamente la loro grandezza (ad es. gli astri del firmamento); in quelle
incorporee (i puri spiriti) moltiplicandone il numero. Questa spiegazione del
Dottore Angelico ci sembra soddisfacente. Possiamo, quindi, a buon ragione
credere che il numero degli Angeli, pur essendo finito, limitato, come tutte le
cose create, è umanamente incalcolabile.
SI
CONOSCONO I NOMI DEGLI ANGELI E IL LORO ORDINE GERARCHICO?
E'
noto che il termine "angelo", derivante dal greco (à Ì y (Xc =annunzio),
significa propriamente "messaggero": indica, quindi, non l'identità,
ma la funzione degli Spiriti celesti, mandati da Dio ad annunziare i suoi voleri
agli uomini.
Nella
Bibbia gli Angeli sono designati anche con altri nomi:
-
Figli di Dio (Gb 1,6)
-
Santi (Gb 5,1)
-
Servi di Dio (Gb 4,18)
-
Esercito del Signore (Gs 5,14)
-
Esercito del cielo (1Re 22,19)
-
Vigilanti (Dn 4,10) ecc. Vi sono inoltre, nella Sacra Scrittura, nomi
"collettivi"' riferiti agli Angeli: Serafini, Cherubini, Troni,
Dominazioni, Potenze (Virtù), Potestà, Principati, Arcangeli e Angeli.
Questi
diversi gruppi di Spiriti celesti, aventi ciascuno caratteristiche proprie, si
sogliono chiamare "ordini o cori"'. La distinzione dei Cori si suppone
che sia secondo "la misura della loro perfezione e i compiti a loro
affidati". La Bibbia non ci ha trasmesso una vera classificazione delle
Essenze celesti, né il numero dei Cori. L'elenco che leggiamo nelle Lettere di
San Paolo è incompleto, perché l'Apostolo lo termina dicendo: "... e di
ogni altro nome che si possa nominare" (Ef 1,21).
Nel
Medio Evo, S. Tommaso, Dante, S. Bernardo, e pure i mistici tedeschi, quali
Taulero e Suso, domenicani, aderirono pienamente alla teoria dello
Pseudo-Dionigi, l'Areopagita (IVN sec. d.C.), autore della "Gerarchia
celeste" scritta in greco, introdotta in Occidente da S. Gregorio Magno e
tradotta in latino verso l'870. Lo Pseudo-Dionigi, sotto l'influsso della
tradizione patristica e del neoplatonismo, compose una classificazione
sistematica degli Angeli, divisi in nove Cori e distribuiti in tre Gerarchie.
Prima
Gerarchia:
Serafini (Is 6,2.6) Cherubini (Gn 3,24; Es 25,18,S l 98,1) Troni (Col 1,16)
Seconda
Gerarchia:
Dominazioni (Col 1,16) Potenze (o Virtù) (Ef 1,21) Potestà (Ef 3,10; Col 2,10)
Terza
Gerarchia:
Principati (Ef 3,10; Col 2,10) Arcangeli (Gd 9) Angeli (Rm 8,38)
Questa
ingegnosa costruzione dello Pseudo-Dionigi, che non ha un sicuro fondamento
biblico, poteva soddisfare l'uomo del Medio Evo, ma non il credente dell'Età
Moderna, per cui non è più accolta dalla teologia. Ne resta un'eco nella
devozione popolare della "Corona Angelica", una pratica sempre valida,
da raccomandarsi caldamente agli amici degli Angeli.
Possiamo
concludere che, se è giusto respingere ogni artificiosa classificazione degli
Angeli (tanto più quelle attuali, formate con nomi fantasiosi accordati
arbitrariamente allo zodiaco: pure invenzioni senza alcun fondamento né
biblico, né teologico, né razionale!), dobbiamo però ammettere un ordine
gerarchico tra gli Spiriti celesti, sia pure a noi sconosciuto nei particolari,
perché la struttura gerarchica è propria di tutto il creato. In esso Dio ha
voluto immettere, come abbiamo spiegato, la sua perfezione: ogni essere ne
partecipa in modo diverso, e tutti congiunti insieme formano una meravigliosa,
sorprendente armonia.
Nella
Bibbia leggiamo, oltre gli appellativi "collettivi", anche tre nomi
personali di Angeli:
Michele
(Dn 10,13ss.; Ap 12,7; Gd 9), che significa "Chi come Dio?";
Gabriele
(Dn 8,16ss.; Lc 1,IIss.), che significa "Forza di Dio";
Raffaele
(T6 12,15) Medicina di Dio.
Sono
nomi - ripetiamo - che indicano la missione e non l'identità dei tre Arcangeli,
che rimarrà sempre "misteriosa", come la Sacra Scrittura ci insegna
nell'episodio dell'Angelo che annunciò la nascita di Sansone. Richiesto di dire
il suo nome, rispose: "Perché mi chiedi il nome? Esso è misterioso"
(Gdc 13,18; vds. anche Gn 32,30).
E',
quindi, vano, cari amici degli Angeli, pretendere di conoscere - come molti
oggi vorrebbero - il nome del proprio Angelo custode, o (peggio ancora!)
attribuirglielo secondo i nostri gusti personali. La familiarità con il celeste
Guardiano deve essere sempre accompagnata da venerazione e rispetto. A Mosé
che, sul Sinai, si avvicinava al roveto ardente incombusto, l'Angelo del Signore
intimò di togliersi i sandali "perché il luogo sul quale stai è una
terra santa" (Es 3,6).
Il
Magistero della Chiesa, fino dall'antichità ha proibito di ammettere altri nomi
di Angeli o di Arcangeli oltre i tre biblici. Questa proibizione, contenuta nei
canoni dei Concili Laodiceno (360-65), Romano (745) e Aquisgranese (789), è
ripetuta in un documento recente della Chiesa, che abbiamo già citato.
Accontentiamoci
di quanto il Signore ha voluto farci sapere, nella Bibbia, circa queste sue
stupende creature, che sono i nostri Fratelli maggiori. E attendiamo, col
massimo della curiosità e dell'affetto, l'altra vita per conoscerli pienamente,
e ringraziare, insieme, Dio che li ha creati.
Maria
Bertilla Boscardin visse nei primi decenni del secolo scorso: suora infermiera
dell'Istituto vicentino di S. Dorotea, ritenuta la meno intellettualmente dotata
di tutte le sante, raggiunse un'alta perfezione cristiana nell'assidua fedeltà
alle ispirazioni divine sotto la guida dell'Angelo Custode.
Nelle
sue note intime, semplici, schiette, realistiche, di cui si serviva come un
punto di appoggio e di lancio per il suo progresso nel cammino della santità,
scrisse, un anno prima della sua morte, avvenuta all'età di soli 34 anni:
"L'Angelo mio custode mi regge, mi aiuta, mi conforta, m'ispira; lascia il
Cielo e sempre mi sta assieme per aiutarmi; oggi voglio stare raccolta, pregarlo
spesso e ubbidirlo".
Leggiamo
la vita di S. Maria Bertilla alla luce delle testimonianze del processo di
Canonizzazione, che la presentano al vivo nel quotidiano in quel suo andare a
Dio per la "via dei carri", com'ella diceva, una via di semplicità,
"comune, ma operando in modo fuori del comune" nel servizio umile e
nascosto dei fratelli ammalati.
Vogliamo
esaminare le virtù esercitate dalla Santa, ricercando in esse l'influsso
angelico riconoscibile nei suoi diversi aspetti: ispirazione, sostegno, aiuto,
conforto.
L'amore
e la pratica della purezza, che gli antichi Padri ritenevano la principale
virtù capace di rendere gli uomini simili agli Angeli, fu eminente in S. Maria
Bertilla fino dalla sua adolescenza, quando, all'età di 13 anni, consacrò con
voto a Dio la sua verginità: possiamo considerarla un'ispirazione del celeste
Custode, bene corrisposta. Un'altra particolare ispirazione e sostegno angelico
si può costatare nel comportamento eroico della nostra Santa riguardo
all'obbedienza, virtù tipica di "Chi come Dio?" e degli Angeli suoi
seguaci. La Madre Maestra dirà di lei novizia:
"obbediva
a tutti i suoi superiori, in tutti vedendo Iddio che rappresentavano; anzi
sapeva andare più innanzi, si sottometteva volentieri, spontaneamente anche
alle sue consorelle novizie". Già nella sua vita in famiglia, S. Maria
Bertilla aveva esercitato l'obbedienza in modo non comune. Un giorno d'inverno,
andò con il babbo a fare legna. Questi, inoltratosi nel bosco, disse alla
figlia di attenderlo, restando ferma presso il carretto. Il freddo era
intensissimo. Una compagna, che abitava in quel luogo, l'invitò a rifugiarsi in
casa sua, ma essa rifiutò: "Il babbo mi ha detto di stare qui"
rispose e vi rimase per due ore fino al ritorno di lui.
Un'altra
virtù basilare, in cui S. Maria Bertilla si distinse, fu l'umiltà, anche
questa peculiare degli Angeli, che la manifestarono apertamente nella loro
prova, contro l'orgoglio di Satana e dei suoi adepti.
Quando
da piccola "veniva trattata da 'oca' - testimonia il babbo - cioè da
ignorante, Maria Bertilla non si sconcertava, né si rammaricava. Sembrava
insensibile al disprezzo come alle lodi". E, da suora, chiedeva alla Superiora:
"Mi corregga sempre". Una volta ad una consorella, che le disse:
"Ma lei non ha amor proprio!", rispose semplicemente: "Sì lo
sento... ma taccio per amore di Dio".
Sotto
la guida dell'Angelo Custode, che la sosteneva e le dava forza, S. Maria
Bertilla lottava con perseveranza contro l'amor proprio e vinceva sempre. Malgrado
le rimanesse per tutta la vita, se non nell'espressione, certamente nella
sostanza, l'epiteto di "oca" - le sue capacità intellettive non erano
davvero brillanti - ella ottenne il diploma d'infermiera. La sua umiltà,
accettazione serena della propria pochezza, e la sua preghiera fiduciosa la
resero capace di assolvere le incombenze affidatele dai superiori. Alla
perspicacia nella carità operosa si associava talora in lei una santa furbizia
- ispiratale dall'Angelo Custode? - come quando, nel reparto dei bambini
difterici, sapendo che il medico di guardia era un novellino, celava la necessità
dell'intubazione per qualche malatino, attendendo il turno del sanitario
pratico. Ma questo santo "gioco" fu presto scoperto e la Santa
ricevette in silenzio i rimproveri del Primario.
La
sua generosità nell'esercizio dell'amore del prossimo, nella cura dei malati -
non solo bambini ma anche soldati feriti, reduci della prima guerra mondiale -
le valse il titolo di "Angelo di carità".
Un
medico, che lavorava con la Santa nel reparto dei bambini difterici a Treviso,
ci ha lasciato questa bella testimonianza, una delle tante, perché se ne
potrebbero addurre molte altre: "Un giorno si presentò un caso gravissimo:
un bambino asfittico., io ero appena laureato. Ci trovammo Suor Bertilla ed io
di fronte ad un bambino morto... La suora mi disse: 'EI tenta, sior dottor, de
farghe la tracheotomia'. Io incoraggiato praticai rapidamente la tracheotomia.
Ripeto, il bambino era come morto. Dopo mezz'ora di respirazione artificiale,
il bambino rinvenne e più tardi guarì. Suor Bertilla, dopo quell'operazione,
cadde a terra quasi svenuta, per l'eccesso di tensione nervosa che quel caso
le aveva procurato". Trasferita al sanatorio di Viggiù (VA), dove alla
fine della prima guerra mondiale, nel 1918, erano stati ricoverati i soldati
tubercolotici, la Santa, sofferente per un tumore, che la condurrà alla morte,
diede esempi di carità eroica. L' Angelo custode, non solo l'aiutava, ma,
com'ella stessa scrisse, "lasciava il Cielo e sempre le stava assieme per
aiutarla": è davvero questa l'impressione che si ha, leggendo le
caritatevoli prestazioni di S. Maria Bertilla verso i soldati ammalati: esse
hanno del prodigioso. Un testimone racconta: "ella, che potendo trovare
del balsamo per un malato, sarebbe andata sul fuoco, non si dava pace, e non si
sa quante volte in un giorno scendeva e risaliva la lunga scala di cento gradini
per recarsi in cucina a prendere or questo or quello... Ricordo un episodio: la
grippe, o spagnola, aveva toccato il nostro ospedale. La febbre di cui quasi
tutti eravamo affetti, saliva a proporzioni spaventose. Si dormiva con le
finestre aperte per disposizioni sanatoriali ed a temperare il freddo della
notte ci era concesso l'uso della borsa d'acqua calda. Una tarda sera d'ottobre,
per un guasto alla caldaia della cucina, mancò il piccolo riscaldamento. Non
so dire il pandemonio avvenuto in quell'ora! A stento il vice-direttore tentò
di sedare il tumulto, cercando di convincere i soldati ammalati con opportuni
ragionamenti... Ma quale meraviglia! Nella notte una piccola suora passava a
tutti sotto le coltri la borsa d' acqua calda! Aveva avuto la pazienza di
scaldarla in piccole pentole ad un fuoco improvvisato in mezzo al cortile... e
soddisfare così l'esigenza di ognuno. AI mattino seguente parlavano tutti di
quella suora, Suor Bertilla, che aveva ripreso il suo ufficio senza avere
riposato, con la tranquilla serenità di un Angelo, sfuggendo alla lode di
molti". Anche in questa circostanza, come in tante altre, la Santa era
rimasta fedele al suo proposito-preghiera, formulato al tempo del noviziato:
"Gesù mio, fatemi morire piuttosto che abbia a fare una sola azione per
essere veduta". Aveva imparato bene ad imitare gli Angeli che - come suole
dirsi - "fanno del bene senza farsi sentire".
Tutti
i testimoni sono concordi nel descrivere S. Maria Bertilla "sempre
sorridente" e qualcuno giunge a dire che aveva "un sorriso
d'Angelo".
Il
suo celeste Guardiano la confortava, ora tramite la cordiale riconoscenza di
quanti erano oggetto della sua premurosa carità, ora direttamente infondendole
pace e serenità nel cuore in mezzo alle sue dolorose prove morali e fisiche.
Dopo
l'ultimo intervento chirurgico, pochi giorni prima di morire, la nostra Santa,
sorridendo ripeterà più volte: "Sono contenta... Sono contenta, perché
faccio la volontà di Dio".
Una
consorella che l'assistette sul letto di morte ricorderà: "Spesso invocava
l'Angelo Custode; e ad un certo punto, in cui, fattasi più bella e gioconda nel
volto, le fu chiesto che cosa vedesse: 'Vedo il mio Angioletto - rispose - oh,
sapesse quanto è bello!".
Cari
amici degli Angeli, vogliamo ora fare una sincera verifica interiore, per
scoprire l'influsso della nostra devozione all'Arcangelo Michele o all'Angelo
Custode nella nostra vita? Se costatiamo un progresso nel nostro cammino di
perfezione cristiana, nella pratica delle virtù, ringraziamone di vero cuore i
nostri Amici del Cielo, che ci ispirano, ci sostengono, ci aiutano, ci
confortano, ci stanno sempre accanto. Se invece notiamo in noi una stasi od un
regresso spirituale, attribuiamolo alla nostra scarsa corrispondenza alle
mozioni angeliche, e mettiamoci subito coraggiosamente all'opera per un sicuro
ricupero.
Buon
lavoro!
Diario spirituale della Beata Maria Bertilla" a cura del Padre Gabriele di S. M. Maddalena, O.C.D., Istituto Farina, Vicenza 1952, p. 58.
La
glorificazione di Gesù Cristo ha annullato il potere del Maligno sugli uomini
e ha dato inizio al Regno di Dio. Per l'intervento del Figlio, è stato
sconfitto "il principe di questo mondo", Satana, colui il quale nuoce
agli uomini accusandoli incessantemente davanti all'Altissimo per poterli tentare,
sedurre con le sue menzogne e farli condannare poi nel giudizio finale.
Dio,
però, Amore e Misericordia, se “permette” una ferita, dona anche
l'unguento per poterla guarire, ossia, se talvolta mette alla prova la nostra
fede di cristiani, concede in abbondanza la forza necessaria per superare le
difficoltà e ci affida alla sollecitudine dei suoi angeli affinché, come
lo stesso Signore ci ha assicurato, le porte degli inferi non prevalgano (cfr.
Mt 16,18).
Michele,
questo straordinario Campione di Dio, è l'angelo che viene invocato dalla
Chiesa e dal popolo come speciale custode, perché in ogni momento della vita,
individuale e collettiva, protegga le anime dalle false pretese del diavolo,
massimamente nell'ora del supremo, decisivo combattimento, quello della morte, e
le conduca in Paradiso (nel Vangelo apocrifo di Nicodemo, l'Arcangelo figura
come (Praepositus Paradisi), infine, le giudichi con la sua giusta bilancia non
lasciandole nelle mani ed in balia del demonio, il quale non ha titoli per
giudicarle e, malvagio e bugiardo, le giudicherebbe male.
Bisogna
prestare attenzione, però, e sapere che il giudizio che seguirà alla fine del
mondo avrà come solo giudice lo stesso Cristo, il quale "verrà nella
gloria del Padre suo, con i suoi angeli, e allora renderà a ciascuno secondo le
sue opere" (Mt 16, 17), cioè farà giustizia, poiché in quel
giorno"gli uomini renderanno conto d'ogni parola vana che han
proferito" e "tu sarai giustificato dalle tue parole e dalle tue
parole sarai condannato" (Mt 12, 36-37). Il Padre, infatti, ha dato ogni
giudizio al Figlio, "Dio giudicherà per mezzo di Gesù Cristo le azioni
segrete degli uomini" (Rm 1, 6).
"Secondo
le sue opere", il che fa presupporre una valutazione, un pesare i meriti
e i demeriti, i vizi e le virtù di ciascuna anima secondo l'idea morale di bene
e di male.
Ma
il compito di pesare le anime, il popolo non osò affidarlo alla stessa divinità,
poiché appariva limitante, indegno della sua sublimità, perciò parve naturale
commettere questa missione ad uno dei più eccelsi ministri di Dio, il capo
della Milizia celeste, Michele.
In
questa circostanza, prescindiamo dalla visione pagana di tale compito, da
raffronti e derivazioni, non c'interessano. Osserviamo solo che certamente non a
caso la scelta è caduta su tale Arcangelo: egli nella Sacra Scrittura è
indicato come l'irriducibile eterno avversario di Lucifero, di quel superbo
angelo ribelle e prevaricatore dei diritti inalienabili di Dio, contro il quale
combatte al grido Mi-ka El, "Chi come Dio?"; e "il Serpente antico,
colui che chiamiamo Diavolo e Satana e che seduce il mondo intero, fu
precipitato sulla terra, e i suoi angeli furono precipitati con lui" (Ap
12, 9).
Dopo
la caduta, Satana cerca la rivincita e, intensificando la sua pressione
seduttrice sugli uomini, eredi in Cristo del Paradiso, "come leone
ruggente va in giro cercando chi divorare" (1 Pt S, 8).
In
ogni momento di vita, dunque, e specialmente in punto di morte invochiamo la
misericordia di Cristo perché invii in nostro aiuto l'arcangelo Michele,
affinché ci sostenga nella lotta e accompagni in Cielo la nostra anima
davanti al suo trono.
Dio
con la bilancia di giustizia "conoscerà la mia integrità" Q1-6).
Nel convito di Baldassarre, Daniele così spiega una delle tre parole
misteriose scritte sull'intonaco "da una mano d'uomo", tecel:
"Sei stato pesato alla bilancia e sei stato trovato troppo leggero" (Dan
5, 27).
Ebbene,
la lotta tra gli spiriti delle tenebre e l'arcangelo Michele si rinnova senza
tregua ed è attuale anche oggi: Satana è quanto mai tuttora vivo ed operante
nel mondo. Infatti, il male che ci circonda, il disordine morale che si
riscontra nella società, guerre fratricide, odio tra popoli, distruzioni,
persecuzioni ed uccisioni di bambini innocenti, non sono forse l'effetto
dell'azione devastatrice ed oscura di Satana, di questo perturbatore dell'equilibrio
morale dell'uomo che S. Paolo non esita a chiamare "il dio di questo
mondo"? (2Cor 4,4).
Sembrerebbe,
pertanto, che l'antico seduttore stia vincendo il primo giro. Egli, tuttavia,
non può ostacolare l'edificazione del Regno di Dio. Con la venuta di Cristo
Redentore, i popoli sono sottratti al fascino mortifero del Diavolo. Col Santo
Battesimo, l'uomo muore al peccato e risorge a nuova vita.
I
fedeli che vivono e muoiono in Cristo godono la felicità eterna già prima
dell'annunziato Suo ritorno come giudice (parusia); dopo la loro morte corporale
è la prima resurrezione, la cui natura e finalità è in stretta relazione al
privilegio di "regnare con Cristo": "Scrivi: Beati fin d'ora quei
morti che muoiono nel Signore" (Ap 14, 13). I martiri e i santi, infatti,
sono ormai partecipi del Regno Celeste e sono esenti dalla "seconda
morte", quella che avverrà alla fine del mondo col giudizio definitivo ed
inappellabile di Cristo (vedi la parabola del ricco epulone e del povero
Lazzaro, Lc 16,18 31).
La
morte, quindi, quella corporale, quando ci coglie nel peccato, si configura
per l'anima come la "prima morte". La "seconda morte" è
quella senza più possibilità di resurrezione, la dannazione eterna, senza
scampo, che avverrà alla fine dei tempi stabiliti da Dio. Allora davanti al
trono di Cristo saranno radunate tutte le genti, i morti risorgeranno e
"quelli che hanno operato il bene, risusciteranno alla vita (seconda
resurrezione: i corpi si riuniranno alle anime), quelli invece che fecero il
male, risusciteranno per la condanna" (Gv 5, 4), e sarà la "morte
seconda", quella eterna. Michele, l'angelo della Giustizia divina, già
vincitore, col potere che gli viene da Dio, legherà con catene e scaraventerà
Satana questa volta dalla terra nelle tenebre dell'abisso che chiuderà sopra
di lui, "affinché non inganni più le genti", poi consegnerà le
chiavi a Cristo Trionfante che concluderà la vicenda storico-etica dell'umanità:
aprirà le porte della nuova Gerusalemme.
Questi
temi divennero sin dall'alto Medioevo popolari nella letteratura, nella
devozione e nell'arte. L'arcangelo Michele, sempre vigilante contro il
Maligno, è raffigurato in genere con la spada o la lancia in atto di calpestare
il dragone-mostro, Satana, ormai sconfitto. Molti artisti, spesso nell'insieme
del Giudizio universale, hanno figurato l'Arcangelo anche come pesatore delle
anime in diversi modi: a volte l'anima è posta in ginocchio nel piatto della
bilancia, mentre nell'altro vi sono i titoli di credito, libri di debiti,
piccoli diavoli che rappresentano i peccati; altre raffigurazioni, più
movimentate ed eloquenti, descrivono il tentativo da parte dei diavoli di rubare
sul peso appendendosi al piatto delle prove a carico.
Interessante
anche storicamente è il bassorilievo che adorna la tomba dell'imperatore
Enrico II (973 - 1002) eseguito da Timanu Riemenschueider (1513) nel duomo di
Bamberg. Questo santo imperatore aveva donato al Santuario garganico un calice,
attualmente nel Museo di Bamberg: S. Lorenzo depone nella bilancia del divino
Pesatore il calice, facendo così pendere il piatto dalla parte contenente i
bona quae fecit, mentre si notano alcuni diavoletti che si affannano sospesi al
piatto.
Il
Giudizio universale è stato il tema su cui si sono cimentati grandi e piccoli
artisti, da Giotto ai meno noti Rinaldo da Taranto e Giovanni Baronzio da Rimini
(sec. XIV), dal Beato Angelico (1387-1455) al grande Michelangelo, ai
fiamminghi Vari der Weyden e Memling. Non possiamo concludere questa noterella
senza prima citare il magnifico mosaico realizzato, nel 1999, nella seconda
cappella privata del papa, a pochi passi e dalla Sistina, quella che porta il
nome "Redemptoris Mater".
L'opera
è stata eseguita da Tomas Spidlik, moravo, con la collaborazione di Marko Ivan
Rupnik, sloveno di Zadlog, del russo Alexander Komoukhov e del mosaicista
italiano Rino Pastorutti su commissione di Giovanni Palo II. La magnifica,
strabiliante composizione narra scene di salvezza tratte dal Nuovo Testamento in
una visione teologica pura, rarefatta. E', però, sulla parete d'ingresso che
balza agli occhi, stupenda, la visione apocalittica degli ultimi tempi: il
Cristo giudice, le schiere dei martiri con i loro nomi scritti nella lingua di
ciascuno, cattolici e d'altre confessioni, come la luterana Elizabeth von
Tadden, uccisa dai nazisti, o l'ortodossa Pavel Florenskij, vittima dei
sovietici. I risorti anonimi tutti segnati dal "tau" della salvezza...
E
poi il giudizio finale: l'arcangelo Michele appoggia la mano sulla bilancia
per dare più peso alle opere buone, mentre nella macchia rossa dell'abisso
precipita solo un demone nero. Là dove è raffigurata una terra piena di
sole, sono ritratti il bambino che gioca a palla, il pittore con la tavolozza,
il tecnico col computer e, in un angolo, vi è Giovanni Paolo II con la sua
chiesetta in mano, quale committente.
Per
il suo 50° di sacerdozio, papa Wojtyla aveva ricevuto in dono dai cardinali
una somma di denaro che pensò di devolvere al rifacimento integrale della
cappella, volendo attuare l'idea di creare in Vaticano un momento d'arte e di
fede che fosse simbolo dell'unione tra Oriente e Occidente. Un sogno
accarezzato e perseguito con calore e tenacia: uno dei tanti aspetti che hanno
caratterizzato il suo pontificato e la sua indimenticabile, grande figura di
Pastore della Chiesa universale che, siamo certi, scortato dall'arcangelo
Michele ed accolto in Paradiso dall'amata Madre di Dio, sempre invocata ("Totus
Tuus"), riceve ora il premio dell'eterna consolazione nella beata
contemplazione della SS Trinità.