Nel
1879, il beato Bartolo Longo (1841-1926), gravemente malato, decise di
scrivere «come ultimo lavoro, una novena alla prodigiosa Vergine del Rosario
di Pompei per impetrare le grazie nei casi piú disperati».
Ecco
come lo stesso autore ci descrive la genesi di quel gioiello di preghiera. «Quasi
ogni giorno, benché affranto dalla ostinata febbre tifoidea, che mi consumava
fatalmente, me ne andavo nella cadente chiesetta parrocchiale ove era
esposta la venerata immagine e in quel luogo, solitario, in quell'ora di
silenzio, ad alta voce rileggevo una delle cinque parti che avevo compiuto e
dinanzi al quadro facevo le mie correzioni. E quando, nel rileggere, mi
sentivo mosso il cuore ed aprirsi una vena di lacrime, che giungevano a bagnare
lo scritto, allora io credevo che la cosa potesse andare».
La
prima grazia ottenuta da quella novena fu per il compositore, che riacquistò
completa salute.
Il
beato Padre Pio fu devotissimo della Madonna di Pompei ed ebbe una particolare
predilezione per la novena composta dal beato Bartolo Longo.
All'inizio
del suo Diario, scritto nei mesi di luglio-agosto 1929, c'è un elenco di
devozioni particolari, che il Beato Padre praticava ogni giorno:
«Non
meno di 4 ore di meditazione, e queste d'ordinario su la vita di nostro Signore:
nascita, passione e morte. Novene: alla Madonna di Pompei, a san Giuseppe, a
san Michele Arcangelo, a sant'Antonio, al padre san Francesco, al sacratissimo
Cuore di Gesú, a santa Rita, a santa Teresa di Gesù. Giornalmente non meno
di cinque rosari per intiero» (Epist. IV, 1022).
Parliamo
delle novene alla Madonna di Pompei. Padre Pio visitò quel celebre
santuario mariano almeno tre volte: nel 1901, quando da ragazzo vi andò con
alcuni compagni di scuola; nel novembre 1911, accompagnato dal padre
Evangelista, superiore del convento di Venafro; il 3 gennaio 1917, in una
licenza dalla vita militare (Epist. I, 853).
Fu
certamente in quelle visite che iniziò in lui la devozione alla Vergine del
Rosario, venerata nel santuario di Pompei. Alla Madonna di Pompei Padre Pio
si rivolse con incessanti preghiere e novene principalmente per ottenere tre
grazie: la liberazione dal servizio militare,
la
grazia di ritornare in convento,
la
presta uscita dall'esilio terreno, cioè la morte.
La
bella Vergine di Pompei gli concesse la prima e la seconda grazia, ma -
fortunati noi - non lo ascoltò per la terza.
Il
24 gennaio 1915 confidava al padre Benedetto: «Iddio e la carissima Madre
mia di Pompei, a cui le novene si sono succedute alle novene, oramai sono oltre
tre anni, sanno che cosa ho fatto per essere esaudito da una sí dura prova.
Essi soli comprendono e sono testimoni del dolore che mi stringe e che mi
opprime il cuore» (Epist. I, 521).
La
grazia richiesta era quella del ritorno in convento. Alla vigilia della partenza
per il servizio militare, supplicava padre Agostino:
«Vengo
a chiedervi, o padre, un favore: questo sarebbe mi usaste la carità di
incominciare al piú presto le tre novene alla Vergine di Pompei con la recita
giornaliera, durante questo periodo, dell'intiero rosario» (Epist. I, 693).
Cosa che padre Agostino cominciò subito a fare la vigilia dell'Immacolata del
1915 (Epist. I, 698).
Pure
alle figlie spirituali chiedeva la recita delle tre novene alla Madonna di
Pompei. Qualche esempio soltanto:
A
Raffaelina Cerase, il 19 maggio 1914: «Ve ne serberei perpetua riconoscenza
se alle preghiere aggiungeste le tre novene alla Vergine santissima del Rosario
di Pompei con le comunioni che fareste in questo frattempo» (Epist. II, 94,
193).
Ad
Annita Rodote, il 10 giugno 1915: «Desidero che mi raccomandiate al Signore,
facendo le novene alla Vergine di Pompei, nella cui protezione confido e spero»
(Epist. III, 81).
Cosí
pure a Francesca di Foggia, il 30 ottobre 1915 (Epist. III, 150);
ad
Antonietta Vona, l' l 1 dicembre 1918 (Epist. III, 880);
ad
Elena Bandini, il 19 agosto 1922 (Epist. III, 1072).
Intorno
all'anno 1960, il Beato Padre fece una confidenza a un suo confratello:
«Ho
recitato per 35 anni la novena alla Madonna di Pompei, chiedendole la grazia
che mi portasse con sé in paradiso. Ma poi ho smesso». Il confratello ne
fu meravigliato e gli disse: «Ma come, Padre! Proprio Lei che ama tanto la
Madonna di Pompei, ha smesso di pregarla?». «Figlio mio, rispose
Padre Pio. Ho chiesto alla Madonna la grazia di farmi morire, ma non mi ha
ascoltato. E quando è una mamma che non ti ascolta, non c'è piú niente da
fare».
Dobbiamo ringraziare la Madonna che non lo ha ascoltato. Pochi giorni prima di morire, Padre Pio compí un gesto delicatissimo verso la Madonna di Pompei. Il 19 settembre 1968, gli fu presentato un mazzo di rose, a ricordo dei suoi cinquant'anni di stimmate. Con la sua mano piagata egli estrasse dal mazzo una rosa e l'affidò ad un suo figlio spirituale diretto a Napoli, affinché la deponesse dinanzi all'immagine della Madonna del Rosario di Pompei. In tal modo egli intendeva ringraziare la Mamma celeste, che finalmente gli faceva la grazia della morte, chiesta incessantemente per 35 anni con la recita della novena alla Madonna di Pompei.
Quel
gioiello di preghiera, composta dal beato Bartolo Longo, entri anche nel numero
delle tue devozioni giornaliere. Ne sentirai indubbiamente i benefici effetti
spirituali.
Padre Gerardo Di Flumeri Vice Postulatore