PADRE PIO E L’ANGELO CUSTODE
L'esistenza degli esseri spirituali, incorporei,
che la Sacra Scrittura chiama abitualmente Angeli, è una verità di fede.
La parola angelo, dice S. Agostino, designa
l'ufficio, non la natura. Se si chiede il nome di questa natura si risponde
che è spirito, se si chiede l'ufficio, si risponde che è angelo: è spirito
per quello che è, mentre per quello che compie è angelo.
In tutto il loro essere, gli angeli sono servitori e
messaggeri di Dio. Per il fatto che «vedono sempre la faccia del Padre... che
è nei cieli» (Mt. 18,10) essi sono «potenti esecutori dei suoi comandi,
pronti alla voce della sua parola» (salmo 103,20). (…)
Contrariamente alle immagini solite che ce li
mostrano come creature alate, quegli angeli obbedienti che vegliano su di noi
sono privi di un corpo. Mentre chiamiamo familiarmente per nome alcuni di
loro, gli angeli si distinguono fra loro per la loro funzione piú che per le
loro caratteristiche materiali. Per tradizione vi sono nove ordini di angeli
disposti in tre gruppi gerarchici: i piú alti sono i cherubini, i serafini e i
troni; seguono le dominazioni, le virtú e le potestà; gli ordini più bassi
sono i principati, gli arcangeli e gli angeli. È soprattutto con quest'ultimo
ordine che noi sentiamo di avere una certa familiarità. I quattro arcangeli,
conosciuti per nome nella Chiesa d'Occidente, sono Michele, Gabriele, Raffaele e
Ariele (o Fanuele). Le Chiese orientali fanno menzione di altri tre arcangeli:
Selefiele, l'arcangelo della salvezza; Varachiele, il custode della verità
e del coraggio di fronte alla persecuzione e all'opposizione; Iegovdiele,
l'angelo dell'unità, che conosce tutte le lingue del mondo e delle sue
creature.
Essi, fin dalla creazione e lungo tutta la
storia della salvezza, annunciano da lontano o da vicino questa salvezza e
servono la realizzazione del disegno salvifico di Dio: chiudono il Paradiso
terrestre, proteggono Lot, salvano Agar e il suo bambino, trattengono la mano di
Abramo; la Legge viene comunicata «per mano degli Angeli» (At. 7,53), essi
guidano il Popolo di Dio, annunziano nascite e vocazioni, assistono i Profeti,
per citare soltanto alcuni esempi. Infine è l'Arcangelo Gabriele che annunzia
la nascita del Precursore e quella dello stesso Gesú.
Gli Angeli quindi sono sempre presenti, nello
svolgimento delle loro mansioni, anche se noi non ci accorgiamo di loro.
Aleggiano vicino ai grembi materni, alle grotte, ai giardini e alle tombe, e
quasi tutti i luoghi sono resi santi dalla loro visitazione. Essi si ergono in
un'ira silenziosa contro la mancanza di umanità, consapevoli del fatto che
tocca a noi opporci a essa, non a loro. Essi amano ancora di piú la terra a
partire dal momento dell'Incarnazione, vengono a visitare le case dei poveri e
a dimorare in esse, nelle vie fuori mano e sulle strade. Sembra che ci chiedano
di fare un'alleanza con loro e, in questo modo, confortare Dio, che è venuto
quaggiú per salvare noi tutti e restituire la terra all'antico sogno di santità.
Come ognuno di noi, anche Padre Pio ha avuto il suo
angelo custode, e che angelo custode!
Dai suoi scritti possiamo affermare che Padre Pio era
in costante compagnia del suo angelo custode.
Lo aiutava nella lotta contro Satana: «Coll'aiuto
del buon angiolino si è trionfato questa volta sul perfido disegno di quel
cosaccio; 1a vostra lettera è stata letta. L'angiolino mi aveva suggerito che
all’arrivo di una vostra lettera l’avessi aspersa coll’acqua benedetta prima
d’aprirla. Cosí feci coll'ultima vostra. Ma chi può dire 1a rabbia provata
da barbablú! egli vorrebbe finirmi ad ogni costo. Sta mettendo su tutte le sue
diaboliche arti. Ma rimarrà schiacciato. L’angiolino me lo assicura, ed il
paradiso è con noi.
L’altra notte mi si è presentato sotto le
sembianze di un nostro padre, trasmettendomi un severissimo ordine del padre
provinciale di non scrivervi piú, perché contrario alla povertà e di grave
impedimento alla perfezione.
Confesso la mia debolezza, babbo mio, piansi
amaramente credendo essere ciò stato una realtà. E non avrei potuto mai
sospettare, anche debolmente essere questo invece un tranello di barbablú, se
l’angiolino non mi avesse svelato l'inganno. E solo Gesú sa che ci volle
per persuadermi. Il compagno della mia infanzia cerca di smorzare i dolori che
mi affliggono quegl'impuri apostati, col cullarmi lo spirito in un sogno di
speranza» (Ep. 1, p. 321).
Gli spiegava il francese che Padre Pio non aveva
studiato: «Levami, se è possibile, una curiosità. Chi ti ha insegnato il
francese? Come mai, mentre prima non ti piaceva, ora ti piace» (Padre
Agostino nella lettera del 20-04-1912).
Gli traduceva il greco a lui sconosciuto.
« Cosa dirà il tuo angelo di questa lettera? Se
Dio vuole, il tuo angelo potrebbe fartela comprendere; se no scrivimi». In
calce alla lettera, il parroco di Pietrelcina scrisse questo attestato:
«Pietrelcina, 25 agosto 1919.
Attesto io qui sottoscritto sotto la santità del
giuramento, che Padre Pio, dopo ricevuta la presente, me ne spiegò
letteralmente il contenuto. Interrogato da me come avesse potuto leggerla e spiegarla,
non conoscendo neppure 1’alfabeto greco, mi rispose: Lo sapete! L'angelo
custode mi ha spiegato tutto.
L.S. Làrciprete Salvatore Pannullo». Nella lettera
del 20 settembre 1912 scrive:
«I celesti personaggi non cessano di visitarmi e
farmi pregustare 1’ebbrezza dei beati. E se 1a missione del nostro angelo
custode è grande, quella del mio è di certo piú grande dovendomi fare anche
da maestro nella spiega di altre lingue».
Lo va a svegliare per sciogliere insieme le lodi
mattutine al Signore:
«La notte ancora al chiudersi degli occhi vedo
abbassarsi il velo ed aprirmisi il paradiso; ed allietato da questa visione
dormo in un sorriso di dolce beatitudine sulle labbra e con una perfetta calma
sulla fronte, aspettando che il mio piccolo compagno della mia infanzia venga a
svegliarmi e cosí sciogliere insieme le lodi mattutine al diletto dei nostri
cuori» (Ep. 1, p. 308).
Padre Pio si lamenta con l'angelo e questi gli fa una
bella predichina: «Ne mossi lagnanza all’angiolino, e questi dopo avermi
fatta una bella predichina, soggiunse: "Ringrazia Gesú che ti tratta da
eletto a seguire lui da vicino per l'erta del Calvario; io vedo, anima affidata
alla mia cura da Gesú, con gioia e commozione del mio interno questa condotta
di Gesú verso di te. Credi tu forse che sarei cosí contento, se non ti vedessi
cosí abbattuto? Io che nella carità santa molto desidero il tuo vantaggio,
godo sempre piú nel vederti in codesto stato. Gesú permette questi assalti al
demonio, perché la sua pietà ti rende a sé caro e vuole che tu lo rassomigli
nelle angosce del deserto, dell'orto e della croce.
Tu difenditi, allontana sempre e disprezza le
maligne insinuazioni e dove le tue forze non potranno arrivare non ti
affliggere, diletto del mio cuore, io sono vicino a te"» (Ep. 1, p.
330-331).
Padre Pio affida all'angelo custode l'ufficio di
andare a consolare le anime afflitte:
«Lo sa il buon angelo mio custode, a cui tante volte
gli ho andato il delicato ufficio di venirvi a consolare» (Ep.1, p. 394).
«Inoltre offrite a gloria di sua divina maestà il
riposo che state per prendere e non dimenticate mai l'angelo custode che sempre
è con voi, non lasciandovi mai, per qualsiasi torto possiate voi fargli. O
ineffabile bontà di questo nostro buono angelo! Quante volte ahimé! l'ho fatto
piangere per non aver voluto assecondare i suoi voleri che erano pur quelli di
Dio! Ci liberi questo nostro fedelissimo amico da ulteriori infedeltà» (Ep.1I,
p. 277).
A conferma della grande familiarità tra Padre Pio e
il suo angelo custode, riportiamo lo stralcio di un'estasi, nel convento di
Venafro, datata da Padre Agostino il 29 novembre 1911:
«„, Angelo di Dio, Angelo mio... non sei tu a mia
custodia?... Dio ti ha dato a me! Sei creatura?... o sei creatura o sei
creatore... Sei creatore? No. Dunque sei creatura ed hai una legge e devi ubbidire...
Devi stare accanto a me, o lo vuoi o non lo vuoi... per forza... E si mette a
ridere... che c'è da ridere? ... Dimmi una cosa... me lo devi dire... chi era
ieri mattina qui presente?... e si mette a ridere... me lo devi dire... chi
era?... o il Lettore o il Guardiano... ebbene dimmelo... era forse il loro
segretariuccio?... ebbene rispondi... se non rispondi, io dirò che era uno di
quegli altri quattro... E si mette a ridere... un Angelo si mette a ridere!...
dimmelo dunque... non ti lascerò, finché non me 1’avrai detto...
Se no, lo domando a Gesú... e poi te lo senti!...
Tanto non lo domando a quella Mammina, a quella Signora... che mi guarda
torva... sta lí a far la contegnosa!... Gesú, non è vero che la Madre tua
è contegnosa?... E si mette a ridere!...
Dunque, signorino (il suo angelo custode), dimmi
chi era... E non risponde ... sta lí... come un pezzo fatto apposta... Lo
voglio sapere... una cosa ho domandato a Te e sono qui da tanto tempo... Gesú,
dimmelo Tu...
E ci voleva tanto a dirlo, signorino!... m'hai fatto
ciarlar tanto!... sí sí il Lettore, il Lettorino!... ebbene Angelo mio, lo
salverai dalla guerra che gli prepara quel birbaccione? lo salverai? ... Gesú,
dimmi, e perché permetterlo? ... non me lo vuoi dire?... me 1o dirai... se
non apparisci piú, bene... ma se verrai, ti dovrò stancare... E quella
Mammina... sempre con 1a coda dell'occhio... ti voglio guardare in faccia...
mi devi guardar bene... E si mette a ridere... e mi volta 1e spalle... sí sí
ridi... Io so che mi vuoi bene... ma mi devi guardar chiaro.
Gesú, perché non glielo dici alla Mamma tua?...
ma dimmi, sei Gesú?... di' Gesú!... Bene! se sei Gesú, perché 1a tua Mammina
mi guarda in quel modo?... Io voglio sapere!...
Gesú, quando vieni un'altra volta, ti devo domandare
certe cose... tu le sai... ma per ora te le voglio accennare... Che erano
stamane quelle fiamme al cuore?... se non era Rogerio (P. Rogerio era un frate
che si trovava a quel tempo nel convento di Venafro) che mi strinse forte... poi
anche il Lettore... il cuore voleva fuggire... che era?... forse voleva andare a
passeggio?... un'altra cosa... E quella sete?... Dio mio... che era? Stanotte,
quando s'andarono il Guardiano ed il Lettore, bevvi tutta la bottiglia e la sete
non si estinse... mi dovorava... e mi straziò fino alla Comunione... che
era?... Senti Mammina, non importa che mi guardi cosí .. io ti voglio bene piú
di tutte le creature della terra e del cielo... dopo Gesú, s'intende... ma ti
voglio bene. Gesú, questa sera verrà quel birbaccione?... Ebbene aiuta quei
due che m'assistono, proteggili, difendili... lo so, ci sei Tu... ma... Angelo
mio, sta' con me! Gesú un'ultima cosa... fatti baciare... Bene!... che dolcezza
in queste piaghe!... Sanguinano... ma questo Sangue è dolce, è dolce... Gesú,
dolcezza... Ostia Santa... Amore, Amor che mi sostiene, Amore, a rivederci!...
».
Riportiamo ancora un altro frammento di un'estasi
del dicembre 1911: «Gesú mio, perché cosí piccino stamane?... Ti sei fatto
subito tanto piccolo!... Angelo mio, vedi Gesú? ebbene chinati... non
basta... bacia le piaghe a Gesti... Bene!... Bravo! Angelo mio. Bravo,
Bamboccio... Ecco ecco si fa serio!... mette il broncio! come ti debbo chiamare?
Qual è il tuo nome? Ma sa, Angelo mio, perdona, sa: benedici Gesú per me ...
».
Concludiamo questo capitolo con un brano tratto dalla
lettera che Padre Pio scriveva a Raffaelina Cerase il 20 aprile 1915, dove la
esortava ad apprezzare questo grandissimo dono che Iddio, nell'eccesso del suo
amore per l'uomo, a noi assegnò questo celeste spirito:
«O Raffaelina, quanto consola il sapersi di essere
sempre sotto 1a custodia di un celeste spirito, il quale non ci abbandona
nemmeno (cosa ammirabile!) nell’atto che diamo disgusto a Dio! Quanto riesce
dolce per 1’anima credente questa grande verità! Di chi dunque può temere
l'anima devota che si studia d’amare Gesú, avendo sempre con sé un sí
insigne guerriero? O non fu egli forse uno di quei tanti che assieme all'angelo
san Michele lassú nell'empireo difesero 1’onore di Dio contro satana e contro
tutti gli altri spiriti ribelli ed infine li ridussero alla perdita e li
rilegarono nell'inferno?
Ebbene, sappiate che egli è ancor potente contro
satana e i suoi satelliti, la sua carità non è venuta meno, né giammai potrà
venir meno dal difenderci. Prendete la bella abitudine di pensar sempre a lui.
Che vicino a noi sta uno spirito celeste, il quale dalla culla alla tomba non ci
lascia mai un istante, ci guida, ci protegge come un amico, un fratello, deve
pur riuscire a noi sempre di consolazione, specie nelle ore per noi piú tristi.
Sappiate, o Raffaelina, che questo buon angelo prega
per voi: offre a Dio tutte le vostre buone opere che compite, i vostri desideri
santi e puri. Nelle ore in cui vi sembra di essere sola e abbandonata non vi
lagnate di non avere un anima amica, a cui possiate aprirvi ed a lei confidare
i vostri dolori: per carità, non dimenticate questo invisibile compagno, sempre
presente ad ascoltarvi, sempre pronto a consolarvi.
O deliziosa intimità, o beata compagnia! O se gli
uomini tutti sapessero comprendere ed apprezzare questo grandissimo dono che
Iddio, nell’eccesso del suo amore per l'uomo, a noi assegnò questo celeste
spirito! Rammentate spesso la di lui presenza: bisogna fissarlo coll'occhio
dell anima; ringraziatelo, pregatelo. Egli è cosí delicato, cosí sensibile;
rispettatelo. Abbiate continuo timore di offendere la purezza del suo sguardo.
Invocate spesso questo angelo custode, quest’angelo benefico, ripetete
spesso la bella preghiera: «Angelo di Dio, che sei custode mio, a te affidata
dalla bontà del Padre celeste, illuminami, custodiscimi, guidami ora e sempre»
(Ep. II, p. 403-404).