PADRE PIO E IL
DIAVOLO
Tratto
dal libretto: “Padre Pio e gli Angeli”
L'esistenza degli esseri spirituali, incorporei,
che la Sacra Scrittura chiama abitualmente Angeli, è una verità di fede.
La parola angelo, dice S. Agostino, designa
l'ufficio, non la natura. Se si chiede il nome di questa natura si risponde
che è spirito, se si chiede l'ufficio, si risponde che è angelo: è spirito
per quello che è, mentre per quello che compie è angelo.
In tutto il loro essere, gli angeli sono servitori
e messaggeri di Dio. Per il fatto che «vedono sempre la faccia del Padre... che
è nei cieli» (Mt. 18,10) essi sono «potenti esecutori dei suoi comandi,
pronti alla voce della sua parola» (salmo 103,20).
Vi sono però anche gli angeli cattivi, angeli
ribelli: anch'essi sono al servizio delle creature della terra, ma non per
aiutarle, bensí per attirarle al luogo della perdizione, cioè all'inferno.
Padre Pio è stato oggetto di grande attenzione
sia da parte degli angeli (buoni) come da parte degli spiriti infernali.
Iniziamo da questi ultimi, credendo di non
esagerare, affermando che nessun uomo di Dio è stato tanto tormentato dal
demonio, quanto Padre Pio.
L'intervento del diavolo, nell'itinerario
spirituale di Padre Pio è un fenomeno, a prima vista, sconcertante. Si tratta
di un duello a morte, senza tregua e senza risparmi di colpi, tra l'anima ed il
suo accanito nemico.
Innumerevoli sono le insidie, assidui gli attacchi,
atroci le tentazioni. Ascoltiamolo in alcune sue lettere del 1912-1913:
«L’altra notte la passai malissimo; quel cosaccio
da verso le dieci, che mi misi a letto, fino alle cinque della mattina non fece
altro che picchiarmi continuamente. Molte furono le diaboliche suggestioni
che mi poneva davanti alla mente, pensieri di disperazione, di sfiducia verso
Dio; ma viva Gesú, poiché io mi schermii col ripetere a Gesú: vulnera tua,
merita mea. Credevo proprio che fosse quella propriamente l'ultima notte di mia
esistenza; o, anche non morendo, perdere la ragione. Ma sia benedetto Gesú
che niente di ciò s'avverò. Alle cinque del mattino, allorché quel cosaccio
andò via, un freddo s'impossessò di tutta la mia persona da farmi tremare da
capo a piedi, come una canna esposta ad un impetuosissimo vento. Durò un
paio d'ore. Andai del sangue per la bocca» (28-6-1912; cf. anche 18-1-1912;
5-11-1912; 18-11-1912).
«E tutt'altro che spaventarmi, mi preparai alla
pugna con un beffardo sorriso sulle
Per far dispetto a Padre Pio, spesso il demonio macchiava le lettere dei suoi direttori spirituali, in modo da renderle illeggibili. Le lettere diventavano leggibili soltanto dopo essere state toccate dal Crocifisso e sparse con acqua benedetta. La lettera qui riprodotta è del 6 novembre 1912, scritta in francese dal padre Agostino da San Marco in Lamis.
labbra verso costoro. Allora sí che mi si
presentarono sotto le piú abominevoli forme e per farmi prevaricare
incominciarono a trattarmi con guanti gialli; ma grazie al cielo, 1i strigliai
per bene, trattandoli per quello che valgono. Ed allorché videro andare in fumo
i loro sforzi, mi si avventarono addosso, mi gittarono a terra e mi bussarono
forte forte, buttando per aria guanciali, libri, sedie, emettendo in pari tempi
gridi disperati e pronunziando parole estremamente sporche» (18-1-1913).
«Quei cosacci ultimamente, nel ricevere la vostra
lettera, prima di aprirla mi dissero di strapparla ovvero l'avessi buttata nel
fuoco [...]. Risposi loro che nulla sarebbe valso a smuovermi dal mio proposito.
Mi si scagliarono addosso come tante tigri affamate, maledicendomi e
minacciandomi che me lo avrebbero fatto pagare. Padre mio, hanno mantenuto 1a
parola! Da quel giorno mi hanno quotidianamente percosso. Ma non mi atterrisco»
(1-2-1913; cf. anche 13-2-1913; 18-3-1913; 1-4-1913; 8-4-1913.
«Ormai sono sonati ventidue giorni continui che Gesú
permette a costoro [brutti ceffoni] di sfogare 1a loro ira sai di me. Il mio
corpo, padre mio, è tutto ammaccato per le tante percosse che ha contato fino
al presente per mano dei nostri nemici» (13-3-1913).
«Ed ora, babbo mio, chi potrebbe narrarvi tutto
quello che ho dovuto sostenere! Sono stato solo di notte, solo di giorno. Una
guerra asprissima s'impegnò da quel giorno con quei brutti cosacci.
Volevano darmi ad intendere di essere stato rigettato finalmente da Dio»
(18-5-1913).
La sofferenza piú atroce è causata dalla incertezza
di corrispondenza alle esigenze dell'amore e della paura di dispiacere a Gesú.
È questa una idea che ritorna spesso nelle lettere.
«Di tutto ciò [le tentazioni impure] me ne rido
come cose da non curarsi, seguendo il suo consiglio. Solo però mi addolora, in
certi momenti, di non esser certo se al primo assalto del nemico fui pronto a
far resistenza» (17-8-1910).
«Queste tentazioni mi fanno tremare da capo a piedi
di offendere Iddio» (1-101910; cf. anche 22-10-1910; 29-11-1910).
«Ma di niente ho paura, se non dell'offesa di Dio»
(29-3-1911).
Padre Pio si sente piú schiacciato dalla forza di
Satana che lo conduce sull'orlo del precipizio e lo spinge sulla via della
disperazione e chiede, con animo pieno di angoscia, aiuto ai suoi direttori
spirituali:
«La lotta con l'inferno è arrivata al punto in cui
non si può piú andare piú innanzi [...]. La battaglia è superlativamente ed
estremamente aspra, a me sembra di soccombere da un istante all’altro»
(1-4-1915).
«Veramente vi sono dei momenti, e questi non sono
rari, nei quali mi sento come schiacciato sotto la potente forza di questo
triste cosaccio. Non so proprio a quale mezzo appigliarmi; prego, e molte volte
1a luce tarda a venire. Cosa devo fare? Aiutatemi, per carità, non mi abbandonate»
(15-4-1915).
«I nemici insorgono, o padre, di continuo contro
la navicella del mio spirito e tutti d'accordo mi gridano: abbattiamolo,
schiacciamolo, perocché è debole e non potrà a lungo resistere. Ahimé, padre
mio, chi mi libererà da questi leoni ruggenti, tutti pronti a divorarmi?»
(9-5-1915).
L'anima attraversa momenti di estrema violenza;
sente la forza schiacciante del nemico e la sua congenita debolezza.
Vediamo con quale vivacità e realismo Padre Pio
esprime questi stati d'animo:
«Deh! per carità non mi negate il vostro soccorso,
non mai negate i vostri ammaestramenti, sapendo che il demonio piú che mai va
infierendo contro la navicella del mio povero spirito. Padre mio, non ne posso
proprio piú, mi sento venir meno tutte le forze; la battaglia è proprio al suo
ultimo stadio, da un momento all'altro mi sembra di rimaner soffocato dalle
acque della tribolazione. Ahimé! chi mi salverà? Sono solo a combattere, e di
giorno e di notte, contro un nemico sí forte e sí potente. Chi vincerà? A
chi sorriderà la vittoria? Si combatte estremamente da ambo le parti, padre
mio; a misurare le forze da ambedue le parti, mi veggo debole, mi veggo fiacco
di fronte alle schiere nemiche, sono sul punto di essere schiacciato, di essere
ridotto al nulla. Breve, tutto calcolato, il vinto a me sembra che debba propriamente
essere io. Ma che dico mai?! È possibile che il Signore il permetterà?!
Giammai! Sento ancora rizzarsi, qual gigante, nella piú intima parte del mio
spirito la forza di gridare forte al Signore: "Salvami, che son per
perire"» (1-41915).
«La debolezza del mio essere mi fa tremare e mi fa
sudar freddo; satana con le sue arti maligne non si stanca di muovermi guerra e
di espugnare la piccola fortezza, col prenderla d assedio per ogni dove.
Insomma, Satana è per me come un potente nemico, che risoluto di espugnare una
piazza, non si contenta da assalirla in una cortina o in un bastione, ma tutta
per ogni parte la circonda, in ogni parte l'assalta, in ogni parte la
tormenta. Padre mio, le arti maligne di Satana m'incutono spavento; ma da Dio
solo, per Gesú Cristo, spero 1a grazia di ottenere sempre la vittoria e giammai
la disfatta» (4-8-1917).
La causa delle maggiori amarezze per l'anima è la
tentazione contro la fede. L'anima ha paura di inciampare ad ogni piè sospinto.
La luce che viene dagli uomini non vale a rischiare l'intelligenza. È la
dolorosa esperienza di ogni giorno ed ogni momento.
La notte dello spirito diventa sempre piú oscura
ed impenetrabile. Il 30 ottobre 1914, scrive al direttore spirituale:
«Mio Dio, quegli spiriti maligni, padre mio, fanno
tutti gli sforzi per perdermi; vogliono vincermi per forza; sembra che
approfittino proprio della mia debolezza fisica per maggiormente sfogare
contro di me il loro livore ed in tale stato veder se sia loro possibile
strapparmi dal petto quella fede e quella fortezza che mi viene dal Padre dei
lumi. In certi momenti mi veggo proprio sull orlo del precipizio, sembrami
allora che la pugna sia per arridere a quei birbaccioni; mi sento proprio tutto,
tutto scuotermi;
Domenica 5 luglio 1964, ore 22 «Fratelli, aiutatemi! fratelli, aiutatemi!». Fu questo il grido che seguí ad un pesante tonfo che fece traballare il pavimento. Il Padre fu trovato dai confratelli bocconi a terra, sanguinante dalla fronte e dal naso con una seria ferita all’arco sopracciliare destro, per cui occorsero due punti a carne viva. Caduta inspiegabile! Quel giorno il Padre era passato davanti ad un'ossessa proveniente da un paese del bergamasco. Il giorno seguente il demonio, per bocca dell'ossessa, ammise che alle ore 22 del giorno precedente «era stato a trovare qualcuno... si era vendicato... cosí imparerà per un'altra volta... ». Il viso del Padre, tumefatto, mostra i segni della violenta lotta con il demonio, che, peraltro, fu quasi ininterrotta per tutto l'arco della sua esistenza terrena.
un'agonia mortale attraversa il mio povero spirito,
riversandosi pure sul povero corpo e tutte le membra me le sento rattrappirsi.
La vita allora davanti a me la veggo come se mi si arrestasse: ella è sospesa.
Lo spettacolo è assai triste e luttuoso: solo chi ne è stato posto alla prova
potrà immaginarselo. Quanta è dura, padre mio, la prova che ci mette
all'estremo rischio di offendere il Salvatore e Redentore nostro! Sì, qui si
gioca il tutto per tutto» (cf. anche 11-11-1914 e 812-1914).
Potremmo continuare a lungo sull'aspra lotta tra
Padre Pio e Satana, durata tutta una vita e chiudiamo quest'argomento con un
ultimo brano di una lettera che Padre Pio scriveva a Padre Agostino il 18
gennaio 1912: «Barbablú non si vuole dare per vinto. Ha preso quasi tutte le
forme. Da vari giorni in qua mi viene a visitare assieme con altri suoi
satelliti armati di bastoni e di ordigni di ferro e quello che è peggio sotto
le proprie forme.
Chissà quante volte mi ha gittato dal letto
trascinandomi per la stanza. Ma pazienza! Gesú, la Mammina, l'Angioletto, san
Giuseppe ed il Padre San Francesco sono quasi sempre con me».
A titolo di curiosità elenchiamo gli epiteti rivolti da Padre Pio al suo rivale, riscontrati nella corrispondenza epistolare dal gennaio 1911 al settembre 1915: baffettone, baffone, barbablú, birbaccione, infelice, spirito maligno, cosaccio, brutto cosaccio, brutto animalaccio, triste cosaccio, brutti ceffoni, impuri spiriti, quei disgraziati, malvagio spirito, bestiaccia, maledetta bestia, apostata infame, impuri apostati, facce patibolari, fiere che ruggiscono, insidiatore maligno, principe delle tenebre.