“Cum amore ac timore”: osservazioni storico-liturgiche sulla Comunione
Il
brano che segue è ripreso da “Dominus est”, il libro di Mons.
Athanasius Schneider recentemente pubblicato dalla Libreria Editrice
Vaticana (vedi la presentazione nella colonna a sinistra) e diventato assai
presto noto (per alcuni famigerato) soprattutto dopo la scelta del Santo Padre
di distribuire la Comunione in bocca ai fedeli inginocchiati. Mons. Schneider
evidenzia come la Chiesa abbia sempre raccomandato adorazione e rispetto nel
ricevere l’Eucaristia, evidenziando la sacralità delle Specie Sacramentali
fin dal tempo dei Padri della Chiesa, che paragonavanol’Eucaristia al latte
materno. E’ un libro la cui lettura è raccomandabilissima, sia per la
precisione e la ricchezza delle fonti, sia per le testimonianze di amore
eroico verso la Sacra Comunione negli anni tragici del comunismo sovietico
e delle sue orribili persecuzioni e repressioni.
Il
grande Papa Giovanni Paolo II nella sua ultima enciclica, dal titolo Ecclesia de
Eucharistia, ha lasciato alla Chiesa un’ammonizione ardente che suona come un
vero testamento: «Dobbiamo badare con ogni premura a non attenuare
alcuna dimensione o esigenza dell’Eucaristia. Così ci dimostriamo veramente
consapevoli della grandezza di questo dono. … Non c’è pericolo di esagerare
nella cura di questo Mistero!» (n. 61).
La
consapevolezza della grandezza del mistero eucaristico si mostra in modo
particolarmente evidente nella maniera con cui è distribuito e ricevuto il
Corpo del Signore. Ciò appare evidente nel rito della Comunione, in quanto essa
costituisce la consumazione del sacrificio eucaristico. Per il fedele essa è il
punto culminante dell’incontro e dell’unione personale con Cristo, realmente
e sostanzialmente presente sotto l’umile velo delle specie eucaristiche.
Questo momento della liturgia eucaristica ha veramente un’importanza eminente
che comporta una speciale esigenza pastorale anche nell’aspetto rituale del
gesto.
Consapevole della grandezza ed importanza del momento della sacra Comunione, la
Chiesa nella sua bimillenaria tradizione ha cercato di trovare un’espressione
rituale che potesse testimoniare nel modo più perfetto possibile la sua fede,
il suo amore e il suo rispetto. Questo si è verificato, quando nella scia
d’uno sviluppo organico, a partire almeno dal 6° secolo, la Chiesa cominciò
ad adottare la modalità di distribuire le sacre specie eucaristiche
direttamente in bocca. Così testimoniano: la biografia di Papa Gregorio Magno
(pontefice negli anni 590-604)1 e un’indicazione dello stesso Papa2.
Il sinodo di Cordoba dell’anno 839 condannò la setta dei cosiddetti «casiani»
a causa del loro rifiuto di ricevere la sacra Comunione direttamente in bocca3.
Poi il sinodo di Rouen nell’anno 878 ribadiva la norma vigente della
distribuzione del Corpo del Signore sulla lingua, minacciando i ministri sacri
della sospensione dal loro ufficio, se avessero distribuito ai laici la sacra
Comunione sulla mano4.
In Occidente, il gesto di prostrarsi e inginocchiarsi prima di ricevere il Corpo
del Signore si osserva negli ambienti monastici già a partire del 6° secolo
(per esempio nei monasteri di san Colombano)5. Più tardi (nei secoli
10° e 11°), questo gesto si è divulgato ancora di più6.
Alla fine dell’età patristica la prassi di ricevere la sacra Comunione
direttamente in bocca divenne quindi una prassi ormai diffusa e quasi
universale. Questo sviluppo organico si può considerare come un frutto della
spiritualità e della devozione eucaristica del tempo dei Padri della Chiesa. Di
fatto ci sono parecchie esortazioni dei Padri della Chiesa sulla massima
venerazione e cura verso il Corpo eucaristico del Signore, in particolare a
proposito dei frammenti del pane consacrato. Quando si cominciò a notare che
non esistevano più le condizioni nelle quali si potevano garantire le esigenze
del rispetto e del carattere altamente sacro del pane eucaristico, la Chiesa sia
in Occidente sia in Oriente in un ammirevole consenso e quasi istintivamente ha
percepito l’urgenza di distribuire la sacra Comunione ai laici solamente in
bocca.
Il noto liturgista J.A. Jungmann spiegava che, a causa della distribuzione della
Comunione direttamente in bocca, si eliminarono varie preoccupazioni: che i
fedeli debbono avere mani pulite, la preoccupazione ancora più grave perché
nessun frammento del pane consacrato si perda, la necessità di purificare i
palmi della mano dopo la ricezione del sacramento. Il panno di Comunione, e più
tardi il piattino della Comunione saranno un’espressione di un’aumentata
cura riguardo al sacramento eucaristico7.
A questo sviluppo ha contribuito parimenti un crescente approfondimento della
fede nella presenza reale, che si è espresso in Occidente per esempio nella
prassi dell’adorazione del Santissimo Sacramento solennemente esposto.
Il
Corpo e il Sangue eucaristico sono il dono per eccellenza che Cristo ha lasciato
alla Chiesa, Sua sposa. Papa Giovanni Paolo II parla nell’enciclica Ecclesia
de Eucharistia dello «stupore adorante di fronte al dono incommensurabile
dell’Eucaristia» (n. 48), che si deve manifestare anche nei gesti
esterni:
«Sull’onda di questo elevato senso del mistero si comprende come la fede
della Chiesa nel mistero eucaristico si sia espressa nella storia non solo
attraverso l’istanza di un interiore atteggiamento di devozione, ma anche
attraverso una serie di espressioni esterne» (ibid., n. 49).
Perciò, l’atteggiamento più consono a questo dono è l’atteggiamento della
ricettività, l’atteggiamento d’umiltà del centurione, l’atteggiamento di
lasciarsi nutrire, appunto l’atteggiamento del bambino. Questo viene espresso
anche dalle seguenti famose parole di un inno eucaristico: «Il pane degli
angeli diventa pane degli uomini. … O cosa ammirabile: il servo povero ed
umile mangia il Signore!»8.
La parola di Cristo, che ci invita ad accogliere il regno di Dio come un bambino
(cf. Lc 18,17), può trovare la sua illustrazione in modo assai suggestivo e
bello anche nel gesto di ricevere il pane eucaristico direttamente in bocca e in
ginocchio. Questo rito manifesta in un modo opportuno e felice l’atteggiamento
interiore del bambino che si lascia nutrire, unito al gesto d’umiltà del
centurione e al gesto dello stupore adorante.
Papa Giovanni Paolo II metteva in evidenza la necessità di espressioni esterne
di rispetto verso il pane eucaristico:
«Se la logica del “convito” ispira familiarità, la Chiesa non ha mai
ceduto alla tentazione di banalizzare questa “dimestichezza” col suo Sposo
dimenticando che Egli è anche il suo Signore. … Il convito eucaristico è
davvero convito “sacro”, in cui la semplicità dei segni nasconde l’abisso
della santità di Dio. Il pane che è spezzato sui nostri altari … è pane
degli angeli, al quale non ci si può accostare che con l’umiltà del
centurione del Vangelo»9.
L’atteggiamento del bambino è il più vero e profondo atteggiamento di un
cristiano davanti al suo Salvatore, che lo nutre con il Suo Corpo e il Suo
Sangue, secondo le seguenti commoventi espressioni di Clemente di Alessandria:
«Il Logos è tutto per il bambino: padre, madre, pedagogo, nutritore.
“Mangiate, dice Lui, la Mia carne e bevete il Mio sangue!” … O incredibile
mistero!»10.
È possibile supporre che Cristo durante l’Ultima Cena abbia dato il pane a
ciascun apostolo direttamente in bocca e non soltanto a Giuda Iscariota (cf. Gv
13,26-27). Infatti esisteva una tradizionale pratica nell’ambiente del Medio
Oriente al tempo di Gesù e che dura ancora ai nostri giorni: il padre di casa
nutre i suoi ospiti con la propria mano, mettendo un pezzo simbolico di cibo
nella bocca degli ospiti.
Un’altra considerazione biblica è fornita dal racconto della vocazione del
profeta Ezechiele. Ezechiele ricevette la parola di Dio simbolicamente
direttamente in bocca: «Apri la bocca e mangia ciò che io ti do. Io
guardai ed ecco, una mano tesa verso di me teneva un rotolo. … Io aprii la
bocca ed egli mi fece mangiare quel rotolo. Io lo mangiai e fu per la mia bocca
dolce come il miele» (Ez 2,8-9;3,2-3).
Nella sacra Comunione riceviamo la Parola, fatta carne, fatto cibo per noi
piccoli, per noi bambini. Quindi, quando ci accostiamo alla sacra Comunione,
possiamo ricordarci di quel gesto del profeta Ezechiele o anche della parola del
Salmo 81,11, che si trova nella liturgia delle Ore della solennità del Corpo e
Sangue di Cristo: «Apri la tua bocca, la voglio riempire» (dilata os
tuum, et implebo illud).
Cristo ci nutre veramente con il Suo Corpo e Sangue nella sacra Comunione e ciò
è paragonato nell’età patristica all’allattamento materno, come mostrano
queste suggestive parole di san Giovanni Crisostomo:
«Con questo mistero eucaristico Cristo si unisce ad ogni fedele, e quelli
che ha generato li nutre da sé e non li affida ad un altro. Non vedete con
quanto slancio i neonati accostano le loro labbra al petto della madre? Ebbene,
anche noi accostiamoci con tale ardore a questa sacra mensa e al petto di questa
bevanda spirituale; anzi, con un ardore maggiore di quello dei lattanti!»11.
Il gesto di una persona adulta, che sta in ginocchio e che apre la sua bocca per
lasciarsi nutrire come un bambino, corrisponde in un modo molto felice e
impressionante alle ammonizioni dei Padri della Chiesa sull’atteggiamento da
avere durante la sacra Comunione, cioè: «Cum amore ac timore!»12.
Il gesto più tipico dell’adorazione è quello biblico dell’inginocchiarsi,
come lo hanno recepito e praticato i primi cristiani. Per Tertulliano, che visse
tra il 2° e il 3° secolo, la più alta forma dell’orazione è l’atto
dell’adorazione di Dio, che si deve manifestare anche nel gesto della
genuflessione.
«Pregano tutti gli angeli, prega ogni creatura, pregano il bestiame e le
belve e piegano le ginocchia»13.
Sant’Agostino avvertiva che noi pecchiamo, se non adoriamo il Corpo
eucaristico del Signore quando Lo riceviamo:
«Nessuno mangi quella carne, se prima non l’ha adorata. Pecchiamo se non
l’adoriamo»14.
In un antico Ordo communionis della tradizione liturgica della Chiesa copta fu
stabilito:
«Tutti si prostrino a terra, piccoli e grandi e così comincia la
distribuzione della Comunione»15.
Secondo le Catechesi Mistagogiche, attribuite a san Cirillo di Gerusalemme, il
fedele deve ricevere la Comunione con un gesto di adorazione e venerazione:
«Non stendere le mani, ma in un gesto di adorazione e venerazione accostati
al calice del Sangue di Cristo»16.
San Giovanni Crisostomo esorta coloro che si accostano al Corpo eucaristico del
Signore ad imitare i Magi dell’Oriente nello spirito e nel gesto
dell’adorazione:
«Accostiamoci dunque a Lui con fervore e con ardente carità. Questo corpo,
benché si trovasse in una mangiatoia, lo adorarono gli stessi Magi. Ora, quegli
uomini, senza conoscenza della religione ed essendo barbari, adorarono il
Signore con grande timore e tremore. Ebbene, noi che siamo cittadini dei cieli,
cerchiamo almeno di imitare questi barbari! Tu, a differenza dei Magi, non vedi
semplicemente questo corpo, ma ne hai conosciuto tutta la sua forza e tutta la
sua potenza salvifica. Sproniamo dunque noi stessi, tremiamo e mostriamo una
pietà maggiore di quella dei Magi»17
Note
1 Vita
S. Gregorii,
PL 75, 103; 2 In “Dialoghi III” (PL 77,
224) Gregorio Magno narra come Papa Agapito (535-536) aveva distribuito la
Comunione in bocca; 3 Jungmann J. A., Missarum
Solemnia. Eine
genetische Erklarung der romischen Messe,
II, p. 436, n. 52; 4 Mansi X, 1199-1200; 5
Regula Coenobialis, 9; 6 Jungmann,
ibidem, pp.
456-457 e p. 458 n. 25; 7 loc. cit. pp. 463-464;
8 “Panis Angelicus fit panis hominum. O
res mirabilis manducat Dominum servus pauper et humilis“:
inno Sacris Sollemniis dell’Ora delle letture nella solennità del Corpus
Domini; 9 Enc. Ecclesia de Eucharistia, n. 48;
10 Clemens Alexandrinus, Paedagogus I, 42, 3;
11 In Ioan. hom. 82, 5; 12 S.
Cyprianus, Ad Quirinum, III, 94; S. Basilius M., Regulae brevius
tract., 172 (PG 31, 1996); S. Ioannes Chrys., Hom. Nativ.,
7 (PG 49, 360); 13 De 0ratione, 29;
14 S. Augustinus, Enarr. In Ps. 98, 9 (PL 37,
1264): “Nemo illam carnem manducet, nisi prius adoraverit… peccemun non
adorando“; 15 Collectiones Canonum Copticae:
H. Denzinger, Ritus Orientalium, Wurzburg 1863, vol. I p. 405: “Omnes
prosternent se adorantes usque ad terram, parvi et magni incipientque
distribuire Comunionem“; 16 Catech. Myst.
5, 22; 17 In 1 Cor. hom 24, 5,