ONAN: IL GRANDE PECCATO
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NIDI DI PREGHIERA
P.
ANDREA D'ASCANIO olm. capp.
Il
mondo è sconvolto dall'errore: satana è riuscito ad ingannare gli uomini al
punto di far ritenere lecito e giusto ciò che è contrario alla Legge del
Signore.
Nonostante
i continui richiami del Magistero Ecclesiastico e in particolare del S. Padre,
la pillola e le numerose tecniche contraccettive sono propagandate come simbolo
di libertà, progresso ed emancipazione. Anche alcuni Sacerdoti sembrano essere
stati colpiti da questo terribile e silenzioso veleno, perché sempre più
raramente la loro parola si alza in difesa dei Comandamenti di Dio; con la scusa
del dialogo, della libertà e del rispetto umano, essi permettono che venga
tradita la Verità.
Pure
noi medici non siamo certamente esenti da colpa: spesso sono proprio alcuni di
noi che propongono la pillola o l'aborto come "soluzione"(!!) di molti
problemi.
Maria
Santissima ci soccorra e interceda per noi il coraggio di gridare a tutti, con
la parola e con l'esempio, che solo Dio è Padrone della vita.
Su
questo argomento Padre Andrea D'Ascanio è, oggi, "Voce di colui che grida
nel deserto"; nel deserto morale della nostra società, scristianizzata dal
peccato d'egoismo e di orgoglio.
Cinquanta
milioni di bimbi maciullati prima di nascere; oltre cento guerre suscitate e
tenute in vita per mantenere florida la produzione delle armi; centinaia di
milioni di uomini sfruttati al limite della fame dalle multinazionali; milioni
di fanciulli - dagli 8 ai 14 anni - immessi ogni anno nel giro della
prostituzione e della droga... Questa è solo una parte, la cima dell'iceberg
del male del mondo ormai immerso in una tenebra di morte senza precedenti.
Dinnanzi
ad un quadro così allucinante sembra quasi ridicolo parlare di
"peccato" a proposito dei coniugi che evitano di avere figli.
Abbiamo
molto riflettuto su questo argomento e siamo giunti ad una conclusione che, a
prima vista, può sembrare paradossale: tutti i mali del mondo hanno origine
proprio da questo comportamento deviante dell'uomo.
Esaminiamo
con calma la realtà di Onan, leggendo insieme il brano della Scrittura che lo
riguarda:
"Allora
Giuda disse ad Onan. Unisciti alla moglie del fratello, compi verso di lei il
dovere di cognato e assicura così una posterità per il fratello. Ma Onan
sapeva che la prole non sarebbe stata considera come sua; ogni volta che si
univa alla moglie del fratello, disperdeva per terra, per non dare una posterità
al fratello. Ciò che egli faceva non fu gradito al Signore, il quale lo fece
morire" (Gen. 38,8-10).
Onan
non pensava certo di cadere in una sanzione così pesante; in fondo non faceva
male a nessuno e aveva una motivazione umanamente valida e giustificante: chi
avrebbe piacere a mettere al mondo un figlio che poi non verrà riconosciuto
come proprio?
Che
in Israele tutto ciò fosse codificato nel Deuteronomio come Legge del levirato
[dal latino levir=cognato] (Deut. 25,5) e che tale legge fosse in uso anche
presso altri popoli dell'antichità, ad es. gli hittiti, non toglie che fosse
una legge antipatica: l'amore obbligato e vissuto su base di codici penali
suonava male allora come ora. Una legge data dall'uomo per motivi di eredità e
di clan ci sembra giusto che venga abrogata al più presto e ci sentiamo tutti
indotti ad un giudizio indulgente verso chi la trasgredisce.
Perché
il Signore interviene in modo tanto drastico nei confronti di Onan?
In
verità il Signore, colpendo Onan, non intendeva tanto difendere la legge del
levirato data dagli uomini, ma la prima ed unica legge divina che Egli aveva
dato all'uomo nel momento della creazione:
Dio
creò l'uomo a sua immagine; a immagine di Dio lo creò, maschio e femmina li
creò; Dio li benedisse e disse loro. "Siate fecondi e moltiplicatevi,
riempite la terra; soggiogatela e dominate sui pesci del mare e sugli uccelli
del cielo e su ogni essere vivente che striscia sulla terra" (Gen.
1,27-28).
"Essere
fecondi e moltiplicarsi" è quindi l'unico comandamento che Dio dà
all'uomo, insieme a quello di soggiogare in amore la terra. In pratica Dio dona
all'uomo la regalità e l'intelligenza ed ogni altro attributo divino - oltre
alla produzione spontanea del cibo per il suo mantenimento (Gen. 1,29) - con
l'unico obbligo di "moltiplicarsi".
Tale
mandato viene confermato alla lettera anche dopo il diluvio, in quella che
possiamo chiamare la nuova creazione:
Dio
benedisse Noè e ì suoi figli e disse loro. "Siate fecondi e
moltiplicatevi e riempite la terra.
Il
timore e il terrore di voi sia in tutte le bestie selvatiche e in tutto il
bestiame..." (Gen. 9,1-2). Cambia il rapporto uomo-creato perché il
peccato ha inquinato l'amore puro, ma non muta di una sillaba l'unico
comandamento: "Siate fecondi e moltiplicatevi".
Onan,
oltre a non immaginare di essere colpito a morte per il suo comportamento, non
poteva neanche supporre di dare il nome ad un peccato e ad un costume di vita
che avrebbe coinvolto l'intera umanità, appunto l'Onanismo:
"Onanismo:
il peccato contro natura diretto a impedire la generazione della prole mediante
pratiche anticoncezionali (coitus interruptus o uso di antifecondativi)"
(Dizion. Ene. 10.
Ma
che peccato c'è a non voler figli?
Ed
è il caso, oggi, di parlare ancora di peccato in questo senso, quando da una
recente statistica risulta che per una grande maggioranza di giovani non è
peccato neppure l'aborto?
La
massiccia campagna pubblicitaria pro-Onan, lanciata diversi anni or sono dalle
grandi lobbies internazionali per ragione di mercato e di predominio del mondo,
porta argomentazioni strappalacrime e di effetto: la fame nel mondo, la
sopravvivenza del genere umano, la sovrappopolazione che causerà una catastrofe
universale e via di questo passo.
E
noi, male informati e superficiali, senza neanche chiederci, per esempio, quanti
miliardi di uomini potrebbero sfamarsi con quello che si spende in armamenti e
in lussi sfrenati, diciamo che è vero, che hanno ragione.
La
conclusione è che ci si fa un dovere di non mettere al mondo figli, e se non
funziona Onan entra in azione il chirurgo. O onanismo o morte.
Gli
effetti si sono fatti subito vedere: oggi "civiltà" si identifica con
"non natalità" e quei paesi in cui ancora nasce qualche figlio viene
dichiarato sottosviluppato e retrogrado.
È
uno dei più grandi inganni che "l'omicida sin dall'inizio" e
"padre della menzogna" ha tessuto e continua a tessere ai danni
dell'umanità. Il frutto del peccato, perché di peccato si tratta, anzi, stando
alla Scrittura, del "peccato" per eccellenza, si fa sentire e vedere:
angoscia e morte.
Come
ogni peccato, l'onanismo colpisce Dio, noi stessi, il prossimo.
Dio
è Vita, e a Lui solo spetta amministrare la vita. Forse fu proprio questo il
peccato originale: voler far scattare il meccanismo della procreazione non
rispettando i tempi e i modi di Dio: è un voler mettersi al Suo posto.
Il
motivo per cui Dio ha creato l'uomo "a sua immagine e somiglianza è stato
il voler generare a Se stesso dei figli. Dal momento che ha infuso nella
creatura "plasmata con polvere del suolo" (Gen. 2,7) l'anima immortale
"soffiando nelle sue narici un alito di vita" (Gen. 2,7), ogni figlio
di uomo è figlio di Dio.
Ogni
uomo, nel disegno del Padre, doveva espandere l'amore di Dio su tutta la realtà
creata: come dal seno della Trinità sgorga continuamente lo Spirito d'Amore,
così dall'uomo doveva sgorgare una "sorgente di acqua zampillante per la
vita eterna" (Gen. 4,14) che avrebbe dato un timbro di Vita anche alla
materia, sino al punto che - grazie all'amore che scaturiva dall'uomo - Dio
sarebbe stato "tutto in tutti" (Cor. 15,28).
Dio
è Amore che diventa Vita nella continua generazione del Figlio e - nel mondo
creato - nella continua generazione di altri figli: Dio è Padre, e non è
concepibile la paternità se non ci sono figli.
L'onanismo
blocca la stessa potenza creatrice di Dio, soffoca nell'uomo la vita prima
ancora che questa nasca e si sviluppi.
L'unica
forza al mondo capace di bloccare la Vita nel suo espandersi in Amore è la
volontà dell'uomo che non permette il concepimento della vita: sembra un
assurdo, ma neanche l'aborto - che è vero omicidio - può fermare la vita,
perché la Potenza d'Amore del Padre accoglie nel suo seno con i Santi Innocenti
questi piccoli martiri non nati ma concepiti. Possiamo perciò asserire che
l'onanismo, il non permettere cioè il concepimento della vita, è il massimo
peccato, superiore anche all'aborto, cioè all'omicidio.
È
un "non serviam" simile a quello di Lucifero, perché esclude l'Amore
non solamente dal nostro cuore, ma anche da quello dei nostri figli che da noi
sarebbero dovuti nascere: è un "non serviam" pronunziato non solo
dalla nostra persona, ma anche da quella di tutti coloro che da noi non facciamo
procedere.
"Siate
fecondi e moltiplicatevi" è il primo comandamento, dato all'inizio:
trasgredirlo è perciò il massimo peccato.
L'onanismo
è il peccato che si basa sull'egoismo puro e alimenta il non-amore: non si
vogliono figli perché non si vogliono altri verso cui indirizzare le nostre
cure all'infuori di noi. Praticare l'onanismo come stile di vita vuol dire non
permettere agli altri di venire a rendere meno comoda la nostra vita perché non
vogliamo portare il peso degli altri, ma vogliamo che altri portino il nostro.
È il trionfo dell'egoismo, cioè si pone il proprio "io" al posto di
Dio, che in pratica si rigetta in una disubbidienza radicale.
Ma
quando si disubbidisce a Dio e si troncano i rapporti con Lui si diventa orfani,
privi dell'aiuto del Padre che solo può difenderci e liberarci dal male. E
quando una disubbidienza diviene norma di vita - come nel caso dell'onanismo -
si entra in una situazione di ottusità spirituale che col tempo diviene culto
di sé e morte, orgoglio puro che si sostituisce al culto di Dio e si
contrappone all'Amore. Dall'uomo non scaturisce più la "sorgente di acqua
zampillante" che lo fa "immagine e somiglianza di Dio". L'uomo è
tutto un pantano di morte.
Nessun
peccato comporta conseguenze sociali come questo: se ne vogliamo una prova basta
dare uno sguardo a molte civiltà sepolte, la cui fine è stata causata proprio
dall'onanismo. Con la Scrittura alla mano possiamo scoprire quale fu la causa
della fine della splendida e misteriosa civiltà egizia; e possiamo anche capire
quale terribile guasto questo peccato genera nel cuore dell'uomo e delle
nazioni:
"In
Egitto i figli d'Israele prolificarono e crebbero, divennero numerosi e molto
potenti e il paese ne fu ripieno... Il re disse al suo popolo: Ecco che il
popolo dei figli d'Israele è più numeroso e più forte di noi. Prendiamo
provvedimenti nei suoi riguardi per impedire che aumenti, altrimenti, in caso di
guerra, si unirà ai nostri avversari, combatterà contro di noi e poi partirà
dal paese" (Es. 1,6-10).
Da
queste poche righe emergono almeno alcuni elementi che fanno ben capire a quali
conclusioni terribili siano giunti gli egiziani:
a)
non vogliono generare figli perché i figli pesano e non permettono di godere la
vita al massimo: sono presi da un egoismoedonismo che sfocia in frutti di
morte come logica conseguenza;
b)
vedono con terrore la crescita degli ebrei che invece continuano a generare
figli e sono perciò più forti di loro;
c)
non vogliono seguire l'esempio degli ebrei per il motivo suddetto, e non
vogliono neanche rinunciare ad essi che - in quanto schiavi - fanno estremamente
comodo ed hanno quindi paura che "partano dal paese";
d)
devono uscire da questa situazione contorta, e scelgono dei
"provvedimenti" - la violenza e l'omicidio - che sono la naturale
conclusione del loro egoismo:
Il
re disse alle levatrici degli ebrei: "quando assistete al parto delle donne
ebree, osservate quando il neonato è ancora tra le due sponde del sedile per il
parto se è maschio lo farete morire" (Es. 1,16).
Da
queste razionali e realistiche considerazioni è nata la più feroce campagna
proaborto dell'antichità: chi rifiuta la vita entra nelle spirali della morte
e di questa diviene strumento.
Al
faraone la campagna non andò bene, perché ci fu la disubbidienza della maggior
parte delle levatrici ebree:
"Ma
le levatrici temettero Dio: non fecero come aveva loro ordinato il re di Egitto
e lasciarono vivere i bambini. Il re d'Egitto chiamò le levatrici e disse loro:
"Perché avete fatto questo e avete fatto vivere i bambini?". Le
levatrici risposero al faraone: "Le donne ebree non sono come le egiziane:
sono piene di vitalità: prima che arrivi presso di loro la levatrice hanno già
partorito!". Dio beneficò le levatrici. Il popolo aumentò e divenne molto
forte. E poiché le levatrici avevano temuto Dio, egli diede loro una numerosa
famiglia. Allora il faraone diede quest'ordine a tutto il suo popolo. "Ogni
maschio che nascerà agli Ebrei lo getterete nel Nilo, ma lascerete viva ogni
figlia" (Es. 1,15-22).
È
evidente che il faraone non accetta la giustificazione data dalle levatrici
ebree, tant'è che escogita un altro sistema per eliminare il popolo che
"aumentò e divenne molto forte proprio perché le levatrici avevano
disubbidito ad un ordine nefando che in pratica voleva fare di quelle donne -
votate a far nascere la vita - delle assassine che procuravano la morte.
Oggi
la storia si ripete, tale e quale, solo con qualche variante: i medici
specializzati non hanno difficoltà ad eseguire l'ordine del faraone di turno, e
si fanno poco o nessuno scrupolo nel rinnegare la propria missione e nel
diventare sistematici professionisti dell'omicidio, spinti dalla loro fame di
carriera e di guadagno, certi della protezione del faraone vigente. Tradiscono
il giuramento di Ippocrate che tutti dovrebbero pronunciare quando iniziano la
professione; rinnegano e soffocano la voce della coscienza che dice loro di non
uccidere; umiliano la loro professionalità e la loro intelligenza asserendo
che quegli embrioni di vita umana sono del "materiale" che debbono
essere eliminati in nome della civiltà e per il bene dell'umanità. E non
pensano che anche gli ultimi manovali dei forni crematori dei campi di sterminio
si sentivano giustificati e motivati da simili ideali di ecologia della razza.
E
le conclusioni sono quelle che sono: il popolo dell'umanità nuova, invece di
"aumentare e divenire forte", va precipitando in un degrado sempre più
abissale.
Di
chi la colpa? Della legge dell'aborto e di chi l'ha fatta promulgare e di chi
l'ha voluta? No. La colpa è dell'egoismo che ciascuno di noi ha fatto crescere
nel proprio intimo, dell'io chiuso in noi stessi che ha preso il posto di
Dio-amore e che si manifesta proprio nel non voler figli: il mio "io"
si è gonfiato tanto, è divenuto enorme e non ammette altri esseri al di fuori
di sé.
La
colpa del male e della morte morale del mondo inizia e si sviluppa concretamente
proprio nel non volere più figli: il grande responsabile è l'onanismo-egoismo,
divenuto atto concreto della chiusura dell'uomo all'amore e alla vita.
Esso
è il primo, vero grande peccato: i 50 milioni di bimbi uccisi in questi ultimi
anni nel mondo (duecentomila ogni anno - quelli ufficiali solo in Italia) sono
la prova di quanto abbiamo asserito: si uccide il figlio quando non si vuole la
vita, e la sterilizzazione di massa in molti paesi e l'istituzionalizzazione
degli anticoncezionali "a spese dello Stato" vogliono essere il
rimedio dell'aborto.
Si
tenta di bloccare la vita a monte, cercando di eliminare l'aborto che può
urtare la sensibilità di chi ha ancora un minimo di coscienza: quei frantumi di
carne e di sangue in cui viene ridotto un essere indifeso sono prove troppo
evidenti dell'avvenuto omicidio.
"Togliamo
le prove e tutto è risolto", dice l'ipocrisia.
Ma
questi dimentica che nel momento in cui si è deciso di non volere la vita
tramite tutte le forme di onanismo si è già diventati omicidi potenziali perché
si è già scelta la morte. Il faraone insegna.
Ho
cercato di esaminare Onan e il peccato che da lui prende il nome sotto varie
angolazioni: è un tema che apre tanti orizzonti, in negativo, per il quale
occorrerebbe ben più di un articolo. Torneremo sull'argomento.
Per
concludere facciamo solo una riflessione: è più grande il peccato di Adamo che
ha coinvolto l'intera umanità, o quella di Onan che - apparentemente e materialmente
- non fa del male a nessuno?
È
maggiore la colpa di Onan.
Dal
peccato di Adamo è nato Caino e i tanti Caino che siamo tutti noi, ma il Padre
ci ha amato oltre il peccato, ci ha abbracciato nel Figlio che per noi “si è
fatto peccato” e ha posto le basi per un'umanità nuova, in cui il Suo Amore
trasforma la morte in resurrezione.
Onan,
non volendo generare figli, è rimasto nella morte del suo peccato - orgoglio
ed egoismo - che non ha permesso l'azione misericordiosa di Dio.
In
altre parole, come figli di Adamo siamo figli del peccato ma anche della
resurrezione; ma se al posto di Adamo ci fosse stato Onan, noi non saremmo
affatto.
E
quale colpa maggiore di quella che vuole e genera il "non essere in
assoluto?