ONAN: IL GRANDE PECCATO

EDIZIONI NIDI DI PREGHIERA

P. ANDREA D'ASCANIO olm. capp.

 

Presentazione

Il mondo è sconvolto dall'errore: satana è riuscito ad ingannare gli uomini al punto di far ritenere lecito e giusto ciò che è contrario alla Legge del Signore.

Nonostante i continui richiami del Magistero Ecclesiastico e in particolare del S. Padre, la pillola e le numerose tecniche contraccettive sono propagandate come sim­bolo di libertà, progresso ed emancipazione. Anche alcuni Sacerdoti sembrano essere stati colpiti da questo terribile e silenzioso veleno, perché sempre più raramente la loro parola si alza in difesa dei Comandamenti di Dio; con la scusa del dialogo, della libertà e del rispetto umano, essi permettono che venga tradita la Verità.

Pure noi medici non siamo certamente esenti da colpa: spesso sono proprio alcuni di noi che propongono la pillola o l'aborto come "soluzione"(!!) di molti problemi.

Maria Santissima ci soccorra e interceda per noi il coraggio di gridare a tutti, con la parola e con l'esempio, che solo Dio è Padrone della vita.

Su questo argomento Padre Andrea D'Ascanio è, oggi, "Voce di colui che grida nel deserto"; nel deserto morale della nostra società, scristianizzata dal peccato d'egoismo e di orgoglio.

Dr. Roberto Gava Istituto di Medicina Clinica Università di Padova

 

ONAN: il grande peccato

Cinquanta milioni di bimbi maciullati prima di nascere; oltre cento guerre suscitate e tenute in vita per mantenere florida la produzione delle armi; centinaia di milioni di uomini sfruttati al limite della fame dalle multinazionali; milioni di fanciulli - dagli 8 ai 14 anni - immessi ogni anno nel giro della prostituzione e della droga... Questa è solo una parte, la cima dell'iceberg del male del mondo ormai immerso in una tenebra di morte senza precedenti.

Dinnanzi ad un quadro così allucinante sembra quasi ridicolo parlare di "peccato" a proposito dei coniugi che evitano di avere figli.

Abbiamo molto riflettuto su questo argomento e siamo giunti ad una conclusione che, a prima vista, può sembrare paradossale: tutti i mali del mondo hanno origine proprio da questo comportamento deviante dell'uomo.

Esaminiamo con calma la realtà di Onan, leggendo insieme il brano della Scrittura che lo riguarda:

"Allora Giuda disse ad Onan. Unisciti alla moglie del fratello, compi verso di lei il dovere di cognato e assicura così una posterità per il fratello. Ma Onan sapeva che la prole non sarebbe stata considera come sua; ogni volta che si univa alla moglie del fratello, disperdeva per terra, per non dare una posterità al fratello. Ciò che egli faceva non fu gradito al Signore, il quale lo fece morire" (Gen. 38,8-10).

Onan non pensava certo di cadere in una sanzione così pesante; in fondo non faceva male a nessuno e aveva una motivazione umanamente valida e giustificante: chi avrebbe piacere a mettere al mondo un figlio che poi non verrà riconosciuto come proprio?

Che in Israele tutto ciò fosse codificato nel Deuteronomio come Legge del levirato [dal latino levir=cognato] (Deut. 25,5) e che tale legge fosse in uso anche presso altri popoli dell'antichità, ad es. gli hittiti, non toglie che fosse una legge antipatica: l'amore obbligato e vissuto su base di codici penali suonava male allora come ora. Una legge data dall'uomo per motivi di eredità e di clan ci sembra giusto che venga abrogata al più presto e ci sentiamo tutti indotti ad un giudizio indulgente verso chi la trasgredisce.

Perché il Signore interviene in modo tanto drastico nei confronti di Onan?

In verità il Signore, colpendo Onan, non intendeva tanto difendere la legge del levirato data dagli uomini, ma la prima ed unica legge divina che Egli aveva dato all'uomo nel momento della creazione:

Dio creò l'uomo a sua immagine; a immagine di Dio lo creò, maschio e femmina li creò; Dio li benedisse e disse loro. "Siate fecondi e moltiplicatevi, riempite la terra; soggiogatela e dominate sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo e su ogni essere vivente che striscia sulla terra" (Gen. 1,27-28).

"Essere fecondi e moltiplicarsi" è quindi l'unico comandamento che Dio dà all'uomo, insieme a quello di soggiogare in amore la terra. In pratica Dio dona all'uomo la regalità e l'intelligenza ed ogni altro attributo divino - oltre alla produzione spontanea del cibo per il suo mantenimento (Gen. 1,29) - con l'unico obbligo di "moltiplicarsi".

Tale mandato viene confermato alla lettera anche dopo il diluvio, in quella che possiamo chiamare la nuova creazione:

Dio benedisse Noè e ì suoi figli e disse loro. "Siate fecondi e moltiplicatevi e riempite la terra.

Il timore e il terrore di voi sia in tutte le bestie selvatiche e in tutto il bestiame..." (Gen. 9,1-2). Cambia il rapporto uomo-creato perché il peccato ha inquinato l'amore puro, ma non muta di una sillaba l'unico comandamento: "Siate fecondi e moltiplicatevi".

Onan, oltre a non immaginare di essere colpito a morte per il suo comportamento, non poteva neanche supporre di dare il nome ad un peccato e ad un costume di vita che avrebbe coinvolto l'intera umanità, appunto l'Onanismo:

"Onanismo: il peccato contro natura diretto a impedire la generazione della prole mediante pratiche anticoncezionali (coitus interruptus o uso di antifeconda­tivi)" (Dizion. Ene. 10.

Ma che peccato c'è a non voler figli?

Ed è il caso, oggi, di parlare ancora di peccato in questo senso, quando da una recente statistica risulta che per una grande maggioranza di giovani non è peccato neppure l'aborto?

La massiccia campagna pubblicitaria pro-Onan, lanciata diversi anni or sono dalle grandi lobbies internazionali per ragione di mercato e di predominio del mondo, porta argomentazioni strappalacrime e di effetto: la fame nel mondo, la sopravvivenza del genere umano, la sovrappopolazione che causerà una catastrofe universale e via di questo passo.

E noi, male informati e superficiali, senza neanche chiederci, per esempio, quanti miliardi di uomini potrebbero sfamarsi con quello che si spende in armamenti e in lussi sfrenati, diciamo che è vero, che hanno ragione.

La conclusione è che ci si fa un dovere di non mettere al mondo figli, e se non funziona Onan entra in azione il chirurgo. O onanismo o morte.

Gli effetti si sono fatti subito vedere: oggi "civiltà" si identifica con "non natalità" e quei paesi in cui ancora nasce qualche figlio viene dichiarato sottosviluppato e retrogrado.

È uno dei più grandi inganni che "l'omicida sin dall'inizio" e "padre della menzogna" ha tessuto e continua a tessere ai danni dell'umanità. Il frutto del peccato, perché di peccato si tratta, anzi, stando alla Scrittura, del "peccato" per eccellenza, si fa sentire e vedere: angoscia e morte.

Come ogni peccato, l'onanismo colpisce Dio, noi stessi, il prossimo.

 

È un peccato contro Dio

Dio è Vita, e a Lui solo spetta amministrare la vita. Forse fu proprio questo il peccato originale: voler far scattare il meccanismo della procreazione non rispet­tando i tempi e i modi di Dio: è un voler mettersi al Suo posto.

Il motivo per cui Dio ha creato l'uomo "a sua immagine e somiglianza è stato il voler generare a Se stesso dei figli. Dal momento che ha infuso nella creatura "plasmata con polvere del suolo" (Gen. 2,7) l'anima immortale "soffiando nelle sue narici un alito di vita" (Gen. 2,7), ogni figlio di uomo è figlio di Dio.

Ogni uomo, nel disegno del Padre, doveva espandere l'amore di Dio su tutta la realtà creata: come dal seno della Trinità sgorga continuamente lo Spirito d'Amore, così dall'uomo doveva sgorgare una "sorgente di acqua zampillante per la vita eterna" (Gen. 4,14) che avrebbe dato un timbro di Vita anche alla materia, sino al punto che - gra­zie all'amore che scaturiva dall'uomo - Dio sarebbe stato "tutto in tutti" (Cor. 15,28).

Dio è Amore che diventa Vita nella continua generazione del Figlio e - nel mondo creato - nella continua generazione di altri figli: Dio è Padre, e non è concepibile la paternità se non ci sono figli.

L'onanismo blocca la stessa potenza creatrice di Dio, soffoca nell'uomo la vita prima ancora che questa nasca e si sviluppi.

L'unica forza al mondo capace di bloccare la Vita nel suo espandersi in Amore è la volontà dell'uomo che non permette il concepimento della vita: sembra un assurdo, ma neanche l'aborto - che è vero omicidio - può fermare la vita, perché la Potenza d'Amore del Padre accoglie nel suo seno con i Santi Innocenti questi piccoli martiri non nati ma concepiti. Possiamo perciò asserire che l'onanismo, il non permettere cioè il concepimento della vita, è il massimo peccato, superiore anche all'aborto, cioè all'omicidio.

È un "non serviam" simile a quello di Lucifero, perché esclude l'Amore non solamente dal nostro cuore, ma anche da quello dei nostri figli che da noi sarebbero dovuti nascere: è un "non serviam" pronunziato non solo dalla nostra persona, ma anche da quella di tutti coloro che da noi non facciamo procedere.

"Siate fecondi e moltiplicatevi" è il primo comandamento, dato all'inizio: trasgredirlo è perciò il massimo peccato.

 

È un peccato contro se stesso

L'onanismo è il peccato che si basa sull'egoismo puro e alimenta il non-amore: non si vogliono figli perché non si vogliono altri verso cui indirizzare le nostre cure all'infuori di noi. Praticare l'onanismo come stile di vita vuol dire non permettere agli altri di venire a rendere meno comoda la nostra vita perché non vogliamo portare il peso degli altri, ma vogliamo che altri portino il nostro. È il trionfo dell'egoismo, cioè si pone il proprio "io" al posto di Dio, che in pratica si rigetta in una disubbidienza radicale.

Ma quando si disubbidisce a Dio e si troncano i rapporti con Lui si diventa orfani, privi dell'aiuto del Padre che solo può difenderci e liberarci dal male. E quando una disubbidienza diviene norma di vita - come nel caso dell'onanismo - si entra in una situazione di ottusità spirituale che col tempo diviene culto di sé e morte, orgoglio puro che si sostituisce al culto di Dio e si contrappone all'Amore. Dall'uomo non scaturisce più la "sorgente di acqua zampillante" che lo fa "immagine e somiglianza di Dio". L'uomo è tutto un pantano di morte.

 

È un peccato contro il prossimo

Nessun peccato comporta conseguenze sociali come questo: se ne vogliamo una prova basta dare uno sguardo a molte civiltà sepolte, la cui fine è stata causata proprio dall'onanismo. Con la Scrittura alla mano possiamo scoprire quale fu la causa della fine della splendida e misteriosa civiltà egizia; e possiamo anche capire quale terribile guasto questo peccato genera nel cuore dell'uomo e delle nazioni:

"In Egitto i figli d'Israele prolificarono e crebbero, divennero numerosi e molto potenti e il paese ne fu ripieno... Il re disse al suo popolo: Ecco che il popolo dei figli d'Israele è più numeroso e più forte di noi. Prendiamo provvedimenti nei suoi riguardi per impedire che aumenti, altrimenti, in caso di guerra, si unirà ai nostri avversari, combatterà contro di noi e poi partirà dal paese" (Es. 1,6-10).

Da queste poche righe emergono almeno alcuni elementi che fanno ben capire a quali conclusioni terribili siano giunti gli egiziani:

a) non vogliono generare figli perché i figli pesano e non permettono di godere la vita al massimo: sono presi da un egoismo­edonismo che sfocia in frutti di morte come logica conseguenza;

b) vedono con terrore la crescita degli ebrei che invece continuano a generare figli e sono perciò più forti di loro;

c) non vogliono seguire l'esempio degli ebrei per il motivo suddetto, e non vogliono neanche rinunciare ad essi che - in quanto schiavi - fanno estremamente comodo ed hanno quindi paura che "partano dal paese";

d) devono uscire da questa situazione contorta, e scelgono dei "provvedimenti" - la violenza e l'omicidio - che sono la naturale conclusione del loro egoismo:

Il re disse alle levatrici degli ebrei: "quando assistete al parto delle donne ebree, osservate quando il neonato è ancora tra le due sponde del sedile per il parto se è maschio lo farete morire" (Es. 1,16).

Da queste razionali e realistiche consi­derazioni è nata la più feroce campagna pro­aborto dell'antichità: chi rifiuta la vita entra nelle spirali della morte e di questa diviene strumento.

Al faraone la campagna non andò bene, perché ci fu la disubbidienza della maggior parte delle levatrici ebree:

"Ma le levatrici temettero Dio: non fecero come aveva loro ordinato il re di Egitto e lasciarono vivere i bambini. Il re d'Egitto chiamò le levatrici e disse loro: "Perché avete fatto questo e avete fatto vivere i bambini?". Le levatrici risposero al faraone: "Le donne ebree non sono come le egiziane: sono piene di vitalità: prima che arrivi presso di loro la levatrice hanno già partorito!". Dio beneficò le levatrici. Il popolo aumentò e divenne molto forte. E poiché le levatrici avevano temuto Dio, egli diede loro una numerosa famiglia. Allora il faraone diede quest'ordine a tutto il suo popolo. "Ogni maschio che nascerà agli Ebrei lo getterete nel Nilo, ma lascerete viva ogni figlia" (Es. 1,15-22).

È evidente che il faraone non accetta la giustificazione data dalle levatrici ebree, tant'è che escogita un altro sistema per eliminare il popolo che "aumentò e divenne molto forte proprio perché le levatrici avevano disubbidito ad un ordine nefando che in pratica voleva fare di quelle donne - vota­te a far nascere la vita - delle assassine che procuravano la morte.

Oggi la storia si ripete, tale e quale, solo con qualche variante: i medici specializzati non hanno difficoltà ad eseguire l'ordine del faraone di turno, e si fanno poco o nessuno scrupolo nel rinnegare la propria missione e nel diventare sistematici professionisti dell'omicidio, spinti dalla loro fame di carriera e di guadagno, certi della protezione del faraone vigente. Tradiscono il giuramento di Ippocrate che tutti dovrebbero pronunciare quando iniziano la professione; rinnegano e soffocano la voce della coscienza che dice loro di non uccidere; umiliano la loro profes­sionalità e la loro intelligenza asserendo che quegli embrioni di vita umana sono del "materiale" che debbono essere eliminati in nome della civiltà e per il bene dell'umanità. E non pensano che anche gli ultimi manovali dei forni crematori dei campi di sterminio si sentivano giustificati e motivati da simili ideali di ecologia della razza.

E le conclusioni sono quelle che sono: il popolo dell'umanità nuova, invece di "aumentare e divenire forte", va precipitando in un degrado sempre più abissale.

Di chi la colpa? Della legge dell'aborto e di chi l'ha fatta promulgare e di chi l'ha voluta? No. La colpa è dell'egoismo che ciascuno di noi ha fatto crescere nel proprio intimo, dell'io chiuso in noi stessi che ha preso il posto di Dio-amore e che si manifesta proprio nel non voler figli: il mio "io" si è gonfiato tanto, è divenuto enorme e non ammette altri esseri al di fuori di sé.

La colpa del male e della morte morale del mondo inizia e si sviluppa concretamente proprio nel non volere più figli: il grande responsabile è l'onanismo-egoismo, divenuto atto concreto della chiusura dell'uomo all'amore e alla vita.

Esso è il primo, vero grande peccato: i 50 milioni di bimbi uccisi in questi ultimi anni nel mondo (duecentomila ogni anno - quelli ufficiali solo in Italia) sono la prova di quanto abbiamo asserito: si uccide il figlio quando non si vuole la vita, e la sterilizzazione di massa in molti paesi e l'istituzionalizzazione degli anticoncezionali "a spese dello Stato" vogliono essere il rimedio dell'aborto.

Si tenta di bloccare la vita a monte, cercando di eliminare l'aborto che può urtare la sensibilità di chi ha ancora un minimo di coscienza: quei frantumi di carne e di sangue in cui viene ridotto un essere indifeso sono prove troppo evidenti dell'avvenuto omicidio.

"Togliamo le prove e tutto è risolto", dice l'ipocrisia.

Ma questi dimentica che nel momento in cui si è deciso di non volere la vita tramite tutte le forme di onanismo si è già diventati omicidi potenziali perché si è già scelta la morte. Il faraone insegna.

 

Conclusione

Ho cercato di esaminare Onan e il peccato che da lui prende il nome sotto varie angolazioni: è un tema che apre tanti orizzonti, in negativo, per il quale occorrerebbe ben più di un articolo. Torneremo sull'argomento.

Per concludere facciamo solo una riflessione: è più grande il peccato di Adamo che ha coinvolto l'intera umanità, o quella di Onan che - apparentemente e material­mente - non fa del male a nessuno?

È maggiore la colpa di Onan.

Dal peccato di Adamo è nato Caino e i tanti Caino che siamo tutti noi, ma il Padre ci ha amato oltre il peccato, ci ha abbracciato nel Figlio che per noi “si è fatto peccato” e ha posto le basi per un'umanità nuova, in cui il Suo Amore trasforma la morte in resur­rezione.

Onan, non volendo generare figli, è rimasto nella morte del suo peccato - orgo­glio ed egoismo - che non ha permesso l'azione misericordiosa di Dio.

In altre parole, come figli di Adamo siamo figli del peccato ma anche della resurrezione; ma se al posto di Adamo ci fosse stato Onan, noi non saremmo affatto.

E quale colpa maggiore di quella che vuole e genera il "non essere in assoluto?