O MADRE ADDOLORATA, QUALE LINGUA PUÒ DIRE...

O Vergine addolorata, quale lingua può dire e quale intelletto giunge a comprendere l'immensità del tuo dolore?

Tu presente e parteci­pante alla passione del tuo Gesù, vedesti con i tuoi occhi quella carne benedet­ta e santissima, che tu verginalmente concepisti, che teneramente allattasti, che tanto dolcemente recli­nasti nel tuo grembo e baciasti con amore, la vede­sti, divelta dai colpi della flagellazione, perforata dal­le punte delle spine, per­cossa con la canna, presa a schiaffi e a pugni.

La vedesti trapassata da chiodi, confitta sulla croce e quindi pendente sempre più dilaniata. La vedesti esposta ad ogni beffa e, infine, abbe­verata di fiele e aceto.

E vedesti anche l'anima del tuo Gesù! Con gli occhi della mente tu vedesti quel­la anima divinissima ricolma del fiele di ogni ama­rezza, ora scossa da spiri­tuali fremiti, ora afflitta dallo spavento, ora agoniz­zante, ora conturbata, ora mestissima per la tristezza, in parte il senso vivissimo della sofferenza corporea, in parte per lo zelo fervente di riparare l'onore diviso leso dal peccato, in parte per la compassione verso di te, Madre dolcissima.

Guardando pietosamen­te a te, che stavi presso la croce, egli ti rivolse il dolce commiato: «Donna, ecco tuo figlio».

E così consolava l'anima tua angustiata, conoscendo che tu eri trafitta dalla spa­da della compassione, più fortemente che se fossi sta­ta ferita nel tuo proprio corpo.

O Maria, madre miseri­cordiosissima, volgi lo sguardo alla veste sa­cratissima del tuo diletto Figlio, intessuta con arte dallo Spirito Santo nelle tue sacratissime membra, e implora per noi che ri­corriamo a te il perdono, affinché siamo trovati degni di sfuggire l'eterna condanna.

(S. Bonaventura)

 

I Frati Servi di Maria si sono particolarmente affezionati a que­sto tipo di immagine.

Una delle prime raffigurazioni è rappresentata dalla terracotta policroma del pittore e scultore fiorentino Dello Delli nella cappella della Pietà eretta nel 1425-26 nella chiesa dell'Annunziata di Firenze.

Fra le altre molte Pietà rimaste nelle chiese dei Servi vanno anco­ra ricordate: il plastico della chiesa di Sansepolcro, la bellissima tela del Montagna a Monte Berico e un'altra, dello stesso, religiosis­sima, affrescata per il coro dei frati nel medesimo santuario; da ricordare ancora la pietà con S. Filippo e S. Pellegrino Laziosi nella chiesa di S. Maria del Paradiso a Chisone, ecc.

In Italia, a partire dal sec. XV, si moltiplicano i capolavori. Fra le sculture spiccano quella di Bartolomeo Suardi (1445-1535), nel duomo di Brescia, di Cosimo Tura, detto Cosmé (1432-1495), disce­polo del Mantegna, nel Museo Civico Correr di Venezia; di Giovanni Bellini, chiamato comunemente il Giambellini (1428-1516), che ha lasciato una tenerissima "Pietà'; conservata nella Pinacoteca di Brera, Milano; di Bartolomeo Montagna (1475-1523), nel santuario di Monte Berico, Vicenza.

 

DAL XVI SECOLO

Il secolo XVI è dominato in Italia dalla gigantesca figura di Michelangelo (1475-1564), che ha lasciato non meno di quattro sculture: al periodo giovanile dell'artista appartiene la mirabile, "Pietà" di San Pietro in Roma, alla fine della sua attività di sculto­re appartengono i tre gruppi della "Pietà" quello di Santa Maria del Fiore, quello Rondanini e quello di Palestrina.

A sua volta Alfonso Cittadella Lombardi (1487-1536) ha model­lato una "Pietà" di patetica espressione, che si conserva nella chiesa di San Petronio a Bologna.

In Spagna è celebre Giovanni Juni per i suoi gruppi, e in modo particolare, per le sue «Pietà'; quantunque piuttosto teatrali.

Fra i pittori di questo stesso secolo sono da ricordare in modo particolare: in Italia, il frate domenicano Bartolomeo della Porta (1476-1517), autore della "Pietà" che si conserva nella Galleria Pitti, in Spagna: Luigi Vargas (1502-1567), uomo di santa vita, autore dell'ammirabile "Pietà % che si conserva in S. Maria la

Blanca di Siviglia: Luis de Morales (1509-1586), chiamato "i1 divi­no" per la sua bravura, che ha lasciato una "Pietà" che può essere considerata come il suo capolavoro.

Nel secolo XVII, sono degni di menzione la bellissima "Pietà" modellata in terracotta di Giuseppe Mazza (1652-1704), nella chie­sa della Maddalena, a Bologna; e le "Pietà" di Van Dyck (1599­1641), considerate dei veri capolavori.

Verso la fine del sec. XIV si incominciò a mettere in rilievo la partecipazione di Maria ai dolori del Figlio dipingendo una spada che trafigge il cuore di Maria posta sotto la croce del Figlio.

 

QUASI SEMPRE SOLA

La scena si ispira inizialmente alla profezia di Simeone: «E anche a te una spada trafiggerà l'anima» (Lc 2,35).

In seguito, anche per influsso della devozione del Rosario, le spa­de diventano cinque, come sono cinque le piaghe di Cristo. Poi il numero dei dolori di Maria cresce a sette, quindici, ventisette, cin­quanta, per stabilizzarsi definitivamente a sette.

Nelle figurazioni i sette dolori sono come scene singole in vario modo raggruppate intorno alla Madre Dolorosa.

Da esse talvolta sette spade possono puntare al cuore di Maria. Ma l'immagine più comune è quella di Maria, quasi sempre sola, con il cuore trafitto da una spada. La più antica immagine di que­sto tipo che si conosca è quella del manoscritto 400 della Biblioteca Nazionale di Parigi.

Nel sec. XV, con il propagarsi della devozione ai Sette Dolori, si vedono apparire, prima in Fiandra e poi nella Spagna, in Francia, le prime immagini dell'Addolorata con le sette spade venivano rappresentate in un unico fascio; poco dopo esse verranno disposte tre da un lato e quattro da un altro, oppure in cerchio.

Da notare che anche questo tipo,di Addolorata, sconosciuto alla tradizionale iconografia bizantina, è stata adottata in Oriente, soprattutto nella Russia.

Georges Gharib