NOEMI E RUT
Il
"libro di Rut" è il più piccolo dei libri biblici, ma è un vero
capolavoro; dipinge con squisita delicatezza uno spaccato di vita familiare al
tempo dei "Giudici"; in questo delizioso quadretto splendono due gemme
femminili: una suocera e una nuora esemplari delle quali sembra quasi si sia
perso lo stampo.
Questo
libro si compone di un prologo storico (1,1-22) e del racconto principale
(2,1-4.22). Si tratta davvero di un "gioiello" letterario e umano
composto (così pare) al tempo di Davide. Secondo alcuni, Samuele ne sarebbe
stato l'autore (come del Libro dei "Giudici" di cui può considerarsi
quasi una appendice). Anche la tradizione giudaica, seguita a lungo dalla
tradizione cristiana, lo attribuisce a Samuele e si è generalmente convinti
che sia stato scritto durante o dopo l'esilio.
C'è
chi suppone che, sotto l'apparenza di un idillio pastorale, il Libro nel quale
il nome di Rut compare almeno 12 volte sia una polemica sottile ma
efficace del partito conservatore di Gerusalemme diretto da Esdra e Neemia.
L'eroina non è soltanto una donna ma anche una straniera, per dippiù una
Moabita, proveniente cioè da una nazione esclusa per sempre dall'alleanza
con Israele e perciò con il Signore. Ma il Libro si legge con emozione e con
gioia, apprezzato soprattutto, logicamente, dalle donne. Dal tempo
post-talmudico, esso è letto nella Sinagoga nel giorno di Pentecoste (festa
della mietitura). Racconterò, alquanto liberamente, la storia della
"dolce Rut, fiore di virtù trapiantato dal deserto degli infedeli
nel giardino del vero Dio" ed entrata nel dan degli Israeliti, popolo del
Signore, diventando in tal modo esemplare figura tra gli antenati di Davide e
del Messia (Mt.1,5).
"Al
tempo in cui governavano i Giudici, sotto uno di costoro ci fu nel paese una
grande carestia; e un uomo di Betlemme di Giuda, di nome Elimelec, andò a dimorare
come pellegrino nel paese di Moab, con la moglie Noemi e i due figli (Mahalon e
Chelion). Morto poi Elimelec, Noemi restò coi suoi figli, che sposarono
due Moabite: Oria e Rut. Concordemente e in armonia vissero insieme
per dieci anni. Ma vennero poi a morire anche i due figli di Noemi, e
questa decise di tornare nella sua patria.
Ambedue
le nuore la seguirono; ma durante il viaggio Noemi disse loro:
"Tornatevene a casa di vostra madre; il Signore usi misericordia con voi
come voi l'avete usata con quelli che sono morti e con me. Egli vi faccia
trovare pace nelle case dei mariti che vi spetteranno". Le baciò con
tenerezza materna e le due giovani ruppero in singhiozzi dicendo: "Verremo
con te!"
Ma
Noemi replicò: "Ritornatevene, figlie mie, perché venire con me?
Ho forse ancora dei figli nel mio seno da poter sperare dei mariti? Andate,
andate! lo sono troppo vecchia per risposarmi (...) e quand'anche potessi ancora
partorire, sareste già vecchie voi prima di sposare altri eventuali figli
miei. Non insistete, ve ne prego, la vostra angoscia mi peserebbe
troppo".
Oria
e Rut si misero a piangere; infine, Oria baciò la suocera e si dispose
ad andarsene, ma Rut non la seguì. Noemi le disse: "Guarda la tua
cognata, se ne torna al suo popolo. Seguila!" Rut rispose: "Non
costringermi ad andare, perché dovunque tu andrai verrò anch'io, dove tu ti
fermerai, mi fermerò anch'io: il tuo popolo è il mio popolo, il tuo Dio è il
mio Dio. Nella terra dove morirai morirò anch'io, e ivi sarò sepolta"
(1,16).
Allora Noemi,
vedendo che Rut era fermamente risoluta ad andare con lei, smise di
opporsi e di persuaderla e partirono insieme. Giunta a Betlemme, tutti la
riconobbero e contenti si dicevano l'un l'altro: "È tornata Noemi
la bella". Era stata infatti una delle più belle donne d Betlemme. Il suo
nome che nel libro di Rut appare non meno di 20 volte, significa appunto
"bella, affascinante". Ma ora l'anziana donna, a ogni saluto e
complimento rispondeva: "Non chiamatemi più così; chiamatemi Mara - cioè
amara - perché il mio cuore è pieno di dolore".
A
causa della carestia, i Betlemiti l'avevano vista seguire il marito e i due
figli verso la terra che un tempo, prima di sprofondare con Sodoma e Gomorra,
era irrigata e fertile, e dove Lot, scampato dal fuoco e dal sale, manteneva
la sua discendenza tra i Moabiti. I figli di Noemi, innamoratisi di due
Moabite, le avevano sposate. Ma ormai non erano rimaste che tre vedove. Così Noemi
era rimpatriata con la giovane Rut, che amava come una figlia e
desiderava vederla contenta: poteva avere un marito, dei figli, pur se
ricordava sempre il suo Mahalon.
E
per ottenere questo, Noemi intuì cosa doveva fare.
Era
arrivato il tempo della mietitura dell'orzo e Rut le chiese il permesso
di andare a raccogliere le spighe sfuggite dalle mani dei mietitori a qualunque
padrone appartenessero. E capitò giusto nel campo di Booz, parente di Noemi,
il quale, colpito dall'avvenenza e dignità della giovane sconosciuta, ordinò
che non fosse molestata e chiese al capo dei mietitori chi fosse quella
laboriosissima donna che non aveva smesso un momento di spigolare e non aveva
mai parlato con alcun uomo. "È la moabita che è venuta con Noemi" -
gli fu risposto.
Noemi,
che aveva in mente un progetto alquanto ardito ma lecito, consigliò alla nuora
di tornare a spigolare di notte, di non tornare a casa e trattenersi nell'aia.
Booz notò Rut solo quando tutto l'orzo fu ventilato e le chiese.
"Chi sei?" La giovane gli rispose: "Sono Rut la moabita,
tua parente: la nuora di Noemi".
Era
la maniera discreta suggeritale dalla suocera per ricordare a Booz che aveva dei
doveri verso i suoi parenti sepolti nella terra di Moab. Booz capì e disse a Rut:
"Apri il mantello" e vi versò sei misure di orzo. Rut
s'inchinò, ringraziò e gli disse: "Come mai ho meritato di trovar
grazia ai tuoi occhi, se sono una straniera?" Booz rispose: "Mi è
stato raccontato quanto hai fatto verso tua suocera e come hai voluto
accompagnarla qui, lasciando il paese dove sei nata per vivere in un popolo
sconosciuto".
Booz
ammira questa giovane donna, se ne invaghisce; intanto Rut, seguendo i
consigli di Noemi, resta a dormire vicino al mantello di Booz, il quale,
sorpreso, all'alba se la ritrova vicina e si ricorda quanto dice la legge del
levirato : "Se un uomo muore e lascia la vedova senza figlioli, la donna
non sposa un estraneo bensì il fratello del marito; il quale darà al primo figlio
il nome del marito defunto, perché non venga a sparire il suo nome in
Israele" (Levitico 25,55).
Rut
era una giovane piacente, e forse Booz intuì anche che era stata Noemi a
suggerirle di restare nell'aia quella notte. E Booz seppe cosa doveva fare: era
il suo dovere. Il giorno dopo, davanti a dei testimoni chiese al parente più
prossimo di Noemi se intendeva rinunciare al diritto di prendere Rut
in sposa. L'uomo si tolse un calzare e lo porse a Booz: con quell'atto
rinunciava a Rut. Siccome metter piede in un campo era simbolo di
proprietà, così cedere i calzari era simbolo di rinuncia. Allora Booz
rivolto agli anziani disse: "Mi siete testimoni che prendo Rut in
sposa, per far rivivere nella sua discendenza il nome del morto e perché il
suo nome non sparisca dalla parentela del suo popolo".
E
quando Rut diede a Booz un figlio, che fu chiamato Obed, vedendolo in
braccio a Noemi, che era diventata la sua balia, tutti esclamarono: "È
nato un figlio a Noemi". Che non si fece più chiamare Mara, perché
sorridendo al nipotino che le sedeva sulle ginocchia, era ritornata, "la
bella".
Le
donne le dissero: "Benedetto sia il Signore, il quale ti ha dato una nuora
che ti ama e vale più di sette figliole, e non ha permesso che mancasse alla
tua famiglia un continuatore il cui nome sia celebrato in Israele" (Rut 4,
14-15). "lIl Signore renda questa donna simile a Rachele e Lia, che
edificarono la casa d'israele" - dissero, contenti, i Betlemiti.
Il
Libro di Rut si conclude con una genealogia di Davide a partire da
Perez, figlio di Tamar (4,18-22). Noemi allevò Obed il figlio di Rut
e di Booz. Da Obed nacque Jesse, che fu padre di Davide. La tradizione è ripresa
dal Nuovo Testamento (Mt. 1,5) e Rut figura tra le antenate del Messia.
Chi più celebre di Gesù, figlio di Dio?
Così
l'eroina di questo delizioso Libro appare colma di beni escatologici (il suo
nome "rwh", che significa "radice", vuol dire anche
dissetare, irrigare, fruttificare). Colmo del paradosso - come commenta un
esegeta dei nostri tempi - Rut, diventa esempio delle nuore, e diventa
anche - lei la straniera - modello di amore-fedeltà delle alleanze e
alleata di Davide.