MESSAGGIO
DI SUA SANTITA’ GIOVANNI PAOLO II PER LA QUARESIMA DEL 2001
1.
« Ecco, noi saliamo a Gerusalemme » (Mc10,33). Con queste parole
il Signore invita i discepoli a percorrere con Lui il cammino che dalla Galilea
conduce al luogo dove si consumerà la sua missione redentrice. Questo cammino
verso Gerusalemme, che gli Evangelisti presentano come il coronamento
dell'itinerario terreno di Gesù, costituisce il modello della vita del
cristiano, impegnato a seguire il Maestro sulla via della Croce. Anche agli
uomini e alle donne di oggi Cristo rivolge l'invito a « salire a Gerusalemme
». Lo rivolge con forza particolare in Quaresima, tempo favorevole per
convertirsi e ritrovare la piena comunione con Lui, partecipando intimamente
al mistero della sua morte e risurrezione. La Quaresima, pertanto, rappresenta
per i credenti l'occasione propizia di una profonda revisione di vita. Nel mondo
contemporaneo, accanto a generosi testimoni del Vangelo, non mancano
battezzati che, dinanzi all'esigente appello ad intraprendere la « salita verso
Gerusalemme », assumono un atteggiamento di sorda resistenza ed a volte anche
di aperta ribellione. Sono situazioni in cui l'esperienza della preghiera è
vissuta in modo piuttosto superficiale, così che la parola di Dio non incide
nell'esistenza. Lo stesso Sacramento della Penitenza è ritenuto da molti
insignificante e la Celebrazione eucaristica domenicale soltanto un dovere da
assolvere. Come accogliere l'invito
alla conversione che Gesù ci rivolge anche in questa Quaresima? Come
realizzare un serio cambiamento di vita? Occorre innanzitutto aprire il cuore
ai toccanti messaggi della liturgia. Il periodo che prepara alla Pasqua
rappresenta un provvidenziale dono del Signore ed una preziosa possibilità per
avvicinarsi a Lui, rientrando in se stessi e mettendosi in ascolto dei suoi
interiori suggerimenti.
2. Ci sono cristiani che pensano di poter fare a meno di tale costante sforzo spirituale, perché non avvertono l'urgenza di confrontarsi con la verità del Vangelo. Essi tentano di svuotare e rendere innocue, perché non turbino il loro modo di vivere, parole come: « Amate i vostri nemici, fate del bene a coloro che vi odiano» (Lc 6, 27). Tali parole, per queste persone, risuonano quanto mai difficili da accettare e da tradurre in coerenti comportamenti di vita. Sono infatti parole che, se prese sul serio, obbligano ad una radicale conversione. Invece, quando si è offesi e feriti, si è tentati di cedere ai meccanismi psicologici dell'auto-compassione e della rivalsa, ignorando l'invito di Gesù ad amare il proprio nemico. Eppure le vicende umane d'ogni giorno mettono in luce, con grande evidenza, quanto il perdono e la riconciliazione siano irrinunciabili per porre in essere un reale rinnovamento personale e sociale. Questo vale nelle relazioni interpersonali, ma anche nei rapporti fra comunità e fra nazioni.
3. I numerosi e
tragici conflitti che dilaniano l'umanità, scaturiti talvolta anche da
malintesi motivi religiosi, hanno scavato solchi di odio e di violenza tra
popoli e popoli. A volte, questo avviene anche tra gruppi e fazioni
all'interno di una stessa nazione. Si assiste infatti talora, con un doloroso
senso di impotenza, al riaffiorare di lotte che si credevano definitivamente
sopite e si ha l'impressione che alcuni popoli siano coinvolti in una spirale di
violenza inarrestabile, che continuerà a mietere vittime e vittime, senza una
concreta prospettiva di soluzione. E gli auspici di pace, che si levano da ogni
parte del mondo, risultano inefficaci: l'impegno necessario per avviare verso la
desiderata concordia non riesce ad affermarsi. Di fronte a questo inquietante scenario, i cristiani non possono
restare indifferenti. E per questo che, nell'Anno giubilare appena concluso, mi
sono fatto voce della richiesta di perdono della Chiesa a Dio per i peccati
dei suoi figli. Siamo ben consapevoli che le colpe dei cristiani ne hanno
purtroppo offuscato il volto immacolato, ma, confidando nell'amore
misericordioso di Dio che non tiene conto del male in vista del pentimento,
sappiamo anche di poter continuamente riprendere fiduciosi il cammino. L'amore
di Dio trova la sua espressione più alta proprio quando l'uomo, peccatore e
ingrato, viene riammesso alla piena comunione con Lui. In quest'ottica, la «
purificazione della memoria » costituisce soprattutto la rinnovata
confessione della misericordia divina, una confessione che la Chiesa, ai suoi
diversi livelli, è chiamata ogni volta a fare propria con rinnovata
convinzione.
4. L'unica via della pace è il perdono. Accettare e donare il perdono rende possibile una nuova qualità di rapporti tra gli uomini, interrompe la spirale dell'odio e della vendetta e spezza le catene del male, che avvincono il cuore dei contendenti. Per le nazioni in cerca di riconciliane e per quanti auspicano una coesistenza pacifica tra individui e popoli, non c'è altra via che questa: il perdono ricevuto ed offerto. Quanto ricche di salutari insegnamenti risuonano le parole del Signore: «Amate i vostri nemici e pregate per i vostri persecutori, perché siate figli del Padre vostro celeste, che fa sorgere il suo sole sopra i malvagi e sopra i buoni e fa piovere sopra i giusti e sopra gli ingiusti » (Mt 5, 44-45)! Amare chi ci ha offesi disarma l'avversario e può trasformare in un luogo di solidale cooperazione anche un campo di battaglia. E’ una sfida, questa, che concerne le singole persone, ma anche le comunità, i popoli e l'intera umanità. Interessa, in modo speciale, le famiglie. Non è facile convertirsi al perdono ed alla riconciliazione. Riconciliarsi può già apparire problematico quando all'origine c'è una propria colpa. Se poi la colpa è dell'altro, riconciliarsi può essere visto addirittura come irragionevole umiliazione. Per fare un simile passo è necessario un cammino di interiore conversione; occorre il coraggio dell'umile obbedienza al comando di Gesù. La sua parola non lascia dubbi: non solo chi provoca l'inimicizia, ma anche chi la subisce deve cercare la riconciliazione (cfr Mi 5, 23-24). Il cristiano deve fare la pace anche quando si sente vittima di chi l'ha ingiustamente offeso e percosso. Il Signore stesso ha agito così. Egli attende che il discepolo lo segua, cooperando in tal modo alla redenzione del fratello. In questo nostro tempo, il perdono appare sempre più come dimensione necessaria per un autentico rinnovamento sociale e per il consolidarsi della pace nel mondo. La Chiesa, annunciando il perdono e l'amore per i nemici, è consapevole di immettere nel patrimonio spirituale dell'intera umanità un modo nuovo di rapportarsi agli altri; un modo certo faticoso, ma ricco di speranza. In questo essa sa di poter contare sull'aiuto del Signore, che mai abbandona chi a Lui ricorre nelle difficoltà.
5. « La carità non tiene conto del male ricevuto
» (1 Cor 13, 5). In questa espressione della prima Lettera ai Corinzi,
l'apostolo Paolo ricorda che il perdono è una delle forme più elevate
dell'esercizio della carità. il periodo quaresimale rappresenta un tempo
propizio per meglio approfondire la portata di questa verità. Mediante il Sacramento
della riconciliazione, il Padre ci dona in Cristo il suo perdono e questo ci
spinge a vivere nella carità, considerando l'altro non come un nemico, ma
come un fratello. Possa questo tempo di penitenza e di riconciliazione
incoraggiare i credenti a pensare e ad operare nel segno di una carità
autentica, aperta a tutte le dimensioni dell'uomo. Questo atteggiamento interiore
li condurrà a portare i frutti dello Spirito (cfr Gai 5, 22) e ad
offrire con cuore nuovo l'aiuto materiale a chi è nel bisogno.
Un cuore riconciliato con Dio e con il prossimo è un cuore generoso.
Nei giorni sacri della Quaresima la « colletta » assume un significativo
valore, perché non si tratta di donare qualcosa del superfluo per
tranquillizzare la propria coscienza, ma di farsi carico con sollecitudine
solidale della miseria presente nel mondo. Considerare il volto dolorante e
le condizioni di sofferenza di tanti fratelli e sorelle non può non spingere a
condividere almeno parte dei propri beni con chi e in difficoltà. E l'offerta
quaresimale risulta ancor più ricca di valore, se chi la compie si è liberato
dal risentimento e dall'indifferenza, ostacoli che tengono lontani dalla
comunione con Dio e con i fratelli. Il mondo attende dai cristiani una coerente
testimonianza di comunione e di solidarietà. Sono al riguardo quanto mai
illuminanti le parole dell'apostolo Giovanni: « Ma se uno ha ricchezze di
questo mondo e vedendo il suo fratello in necessità gli chiude il proprio
cuore, come dimora in lui l'amore di Dio?» (1 Gv 3, 17).
Fratelli e Sorelle! San Giovanni Crisostomo, commentando l’insegnamento
del Signore sul cammino verso Gerusalemme, ricorda che Cristo non lascia
i discepoli ignari delle lotte e dei sacrifici che li attendono. Egli sottolinea
che rinunciare al proprio « io» è difficile, ma non impossibile quando si
può contare sull'aiuto di Dio a noi concesso « mediante la comunione con la
persona di Cristo » (PG 58, 619s). Ecco perché, in questa Quaresima, desidero
invitare tutti i credenti ad un'ardente e fiduciosa preghiera al Signore,
perché conceda a ciascuno di fare una rinnovata esperienza della sua
misericordia. Solo questo dono ci aiuterà ad accogliere e vivere in modo
sempre più gioioso e generoso la carità di Cristo, che « non si adira, non
tiene conto del male ricevuto, non gode dell'ingiustizia, ma si compiace della
verità » (1 Cor 13, 5-6).
Con questi
sentimenti invoco la protezione della Madre della Misericordia sul cammino
quaresimale dell’intera Comunità dei credenti e di cuore imparto a ciascuno
la Benedizione Apostolica.
Dal Vaticano, 7 gennaio 2001
Joannes Paulus II