LA MEDITAZIONE

NECESSITÀ DELLA MEDITAZIONE. - Per quanti affari abbia, l'uomo consecrata a Dio non tralascerà mai la meditazione, se gli preme di non cadere nella tepidezza, e mantenersi nel fervore... Ma ogni sorta di persone hanno il dovere di riflettere e meditare su le cose dell'anima; agli affari temporali non si mette mano se prima non vi si è pensato; ora gli affari ben più importanti dell'eterna salute, non meritano forse che l'uomo se ne dia pensiero e vi si impieghi con tutto l'anima? «L'orazione (e specialmente la mentale) è per l'anima come l'acqua per il pesce», dice il Crisostomo (In psalm.). «Come il corpo, dice S. Agostino, si ciba di vivande materiali, così l'uomo interiore si nutre e vive dei divini insegnamenti e di preghiere (De Civit. Dei)». Se non ci prendiamo grande cura di questa, la nostra pietà, dice S. Bonaventura, sarà una pietà arida, imperfetta, vacillante (Specul.). Ecco perché S. Bernardo scriveva a papa Eugenio: «Tu mi chiedi che cosa bisogna fare per essere veramente pio? Attendi alla meditazione (De Considerat)». S. Teresa asserisce, che chi lascia la meditazione, non ha bisogno di demonio che lo tragga all'inferno; egli vi si incammina e ci va da sé (In Medit.). «Io ripasserò col pensiero, alla vostra presenza, o Signore, e nell'amarezza del cuore, gli anni della mia vita», diceva gemendo il re Ezechia (ISAI. XXXVIII, 15). Così dobbiamo fare anche noi... Del resto, in qual modo conosceremo noi i nostri doveri, ci occuperemo della nostra salvezza e aggiusteremo le nostre partite con Dio, senza la meditazione? Chi trascura la meditazione, se anche fosse già santo, dovrà ben presto dire col profeta: «Io giacqui abbattuto e inaridii come erba falciata, perché mi sono dimenticato di prendere il mio cibo (cioè di meditate)» (Psalm. CI, 5).

Gli ordini che oggi ti ho dato, disse il Signore al popolo d'Israele, scolpiscili nel tuo cuore, e mèditavi sopra, sia che riposi in casa tua, sia che viaggi; pensaci prima di andare a letto, richiamali alla mente al primo svegliarti. Legali ai tuoi polsi come ricordo, sospendili innanzi ai tuoi occhi (Deuter. VI, 6-8). Si poteva inculcare con frasi più espressive, l'obbligo e la necessità della meditazione? Se la terra offre un triste e desolante spettacolo, dice Geremia, questo avviene perché non si medita, non si pensa col cuore (IEREM. XII, 11).


GESÙ CRISTO E I SANTI FURONO ASSIDUI ALLA MEDITAZIONE. - La maggior parte degli uomini considerano la meditazione come opera di supererogazione, ma ben diversamente ne giudicarono Gesù Cristo e i santi di tutti i secoli; a loro apparve sempre cosa di utilità grandissima e indispensabile alla salute. Quindi erano tutti esattissimi a questo pio esercizio e, per attendervi con più libertà, facilità e profitto, cercavano il ritiro e si ritiravano, per quanto i doveri del loro stato gliene davano agio, da ogni tumulto del secolo.
S. Luca ci attesta di Gesù Cristo, che si ritirava sui monti per applicarsi all'orazione, e vi passava le notti (Luc. VI, 12). I trent'anni della vita privata e nascosta del Salvatore furano consacrati alla meditazione, «Signore, diceva il Salmista, io mi sono ricordato dei giorni antichi; ho meditato su tutte le opere vostre» (Psalm. CXLII, 5). «Ho riandato i giorni che furono, ho pensato agli anni eterni» (Id. LXXVI, 5). «La vostra legge, o Signore, forma il soggetto delle mie meditazioni» (Id. CXVIII, 77).

S. Antonio si levava a mezzanotte, pregava in ginocchio e con le mani alzate; meditava fino al levare del sole e spesso fino a tre ore dopo mezzo giorno; si lagnava talora che il ritorno dell'aurora lo richiamasse alle sue occupazioni giornaliere. Che importa a me della tua luce? diceva al sole, perché vieni a distrarmi? perché comparisci tu a togliermi alla chiarezza della vera luce? (CASSIAN. Collat.).

Un religioso benedettino aveva preso l'abitudine di uscire di chiesa al tempo della meditazione. Se ne avvide S. Benedetto, ma scorse nel medesimo tempo un ragazzo nero che tirava il monaco per la falda della tonaca e lo trascinava fuori di chiesa. Questo era il demonio il quale, comprendendo la necessità e l'utilità della meditazione, distraeva il religioso da questo santo esercizio. (SURIO, In Vita). S. Giovanni Silenziarlo era così avvezzo alla meditazione, che ogni altra occupazione gli riusciva insipida e amara (Vite de' Padri). Leggete le vite dei santi, e non ne troverete uno che abbia trascurato la meditazione.

BISOGNA MEDITARE SPESSO E PRINCIPALMENTE AL MATTINO. - «La meditazione del mio cuore si farà sempre al vostro cospetto, o Signore», dice il Salmista (Psalm. XVIII, 14). «L'anima mia è sempre nelle mie mani, e la vostra legge non mi è mai caduta di mente» (Id. CXVIII, 109). «Sì, dormo, ma il mio cuore veglia», dice la Sposa dei Cantici, cioè lavoro, mi occupo, e sembro assorto nelle cose temporali, ma il mio pensiero medita incessantemente (Cant. V, 2). Ci dicono poi i maestri spirituali, che domandando a Dio nel pater il nostro pane quotidiano, dobbiamo intendere in primo luogo il pane della grazia della meditazione.

Ma se ad ogni ora l'uomo deve alzare la mente a Dio e fissarla nella contemplazione delle cose celesti, principalmente al mattino egli deve farne particolare studio; è questo il tempo più propizio per la meditazione delle verità eterne. «Chi di buon mattino volge il pensiero a cercarmi, mi troverà» dice il Signore (Prov. VIII, 7). La meditazione del mattino premunisce e rinforza l'animo contro le suggestioni del demonio e gli assalti della concupiscenza, come nel suo linguaggio mistico attestava di sé il profeta (Psalm. C, 8).

La parola del Signore, dice il Savio, allora particolarmente discende dal cielo e penetra nel cuore. dell'uomo, quando tutto intorno a lui si tace, e le creature riposano nel più alto silenzio (Sap, XVIII, 14-15). Colui che all'aurora si rivolgerà a Dio sapienza increata, non avrà difficoltà a trovarlo, anzi lo abbraccerà appena uscito. di casa, cioè quando con la meditazione abbia cacciato fuori da sé l'amor proprio per cercare l'amor di Dio (Id. VI, 15). Perché la Maddalena fu la prima a incontrare Gesù risorto? Perché lasciando Gerusalemme mentre era ancora notte, andò sull'aurora al sepolcro...

«Dio, Dio mio, esclamava il Salmista, io mi volgo a voi al primo apparire della luce» (Psalm. LXII, 2). «Mi sono ricordato di voi nel mio riposo e nelle prime ore del mattino voi sarete l'oggetto delle mie meditazioni» (Ib. 7). «Io ho prevenuto l'aurora nel volgere il mio sguardo a voi, o Signore, per meditare le vostre parole» (Psalm. CXVIII, 148). «Ho gridato a voi, o mio Dio, e la mia preghiera precederà il levare del sole» (Psalm. LXXXVII, 14). «Ah! io mi presenterò a voi sul fare del giorno e vi contemplerò con la meditazione delle opere vostre, perché in sul mattino voi esaudite la mia voce, e nelle prime ore del giorno la vostra misericordia si versa sopra di noi» (Psalm. V, 3-4); (Psalm. LXXXIX, 14).

Gedeone e i suoi soldati sonando le trombe, aggirarono il campo nemico a mezzanotte e rompendo i loro vasi, tennero con la sinistra le lampade e con la destra le trombe, e gridarono: La spada del Signore è di Gedeone! A quel grido i Madianiti si spaventarono e levando alte grida fuggirono. E Dio fece sì che volgessero contro se medesimi le spade, e si uccidessero tra di loro (Iudic. VII). Un simile prodigio avviene in favore di colui che medita la parola divina nel silenzio della notte e nella serenità del mattino: tutti i suoi nemici fuggono sgominati e dispersi...

Le ragioni che ci fanno scegliere il mattino per attendere alla meditazione, sono queste: È debito dell'uomo consacrare a Dio le primizie del giorno, dei pensieri e delle azioni... Bisogna che tutti gli atti della giornata abbiano il loro principio da Dio, che siano rivolti ad un fine buono e santo, e fatti con perfezione. «Ora se voi fate precedere, dice S. Efrem, dall'orazione le opere della vostra giornata e, uscendo dal vostro letto, prendete da essa il principio delle vostre azioni, difficilmente il peccato troverà adito nell'anima vostra (Serm. III)». Gli angeli lodano Dio sul mattino, e sul mattino ancora alzano le loro voci il sole, le stelle, gli uccelli, gli insetti e ogni genere di creature, per inneggiare a Dio. Vi è forse occupazione più conveniente e più gloriosa per l'uomo, che quella d'imitare su la terra la condotta degli angeli, fare orazione al sorgere dell'aurora, e fare omaggio di adorazione e di lodi al Creatore con preghiere, inni, e affetti? Sarebbe vergognoso per un cristiano, scrive S. Ambrogio, se il sole con i suoi raggi venisse a battere su le sue palpebre ancora chiuse. Se noi preveniamo il suo levare, se lanciando il letto, andiamo a Gesù Cristo, sole eterno, e contempliamo la vera luce data al mondo, egli ci illuminerà e colmerà di splendore e di gioia (De offìc. 1. II, c. 4). I santi ed i sapienti hanno tutti consacrato al Signore le prime ore dopo la loro levata. 


ECCELLENZA E VANTAGGI DELLA MEDITAZIONE. - «Il mio cuore, dice il profeta, mi arse in petto e nella meditazione il suo fuoco divamperà» (Psalm. XXXVIII, 3). Riccardo da S. Vittore osserva che la meditazione produce nel cuore gli effetti del fuoco sopra il ferro. Di sua natura il ferro è nero e duro; in virtù del fuoco si scalda a poco a poco, si arroventa e finalmente diviene fuoco, cosicché fonde, cessa di essere quello che era. Così avviene dell'anima investita dalle divine fiamme della meditazione e tuffata nella fornace del celeste amore; ella si scalda, s'infiamma, s'infoca e si fonde in Dio; non è più quello che era (De Homin. Inter. Instit.). Ecco la meravigliosa metamorfosi che opera la meditazione.
S. Tommaso insegna che la vita di orazione e di contemplazione vince in eccellenza la vita di azione, e ne dà otto ragioni. La prima è che una tale vita si confà can quello che l'uomo ha in sé di più perfetto e conforme ai bisogni della sua intelligenza e delle relazioni che passano tra lui e le cose spirituali e intelligibili. La seconda è che può continuarsi più facilmente che non la vita attiva. La terza, che procura più sante consolazioni, perché, come dice S. Gregorio, Marta si turbava affaccendata, mentre Maria stava seduta a delizioso convito (In Ezech. 1. II). La quarta è che l'uomo ha più attitudine alla vita contemplativa e vi si trova più a suo agio, perché è più facile. La quinta è che la vita contemplativa ha le sue dolcezze da se stessa e in se stessa, mentre la vita attiva trae le sue gioie dal di fuori. La sesta, che consiste nella tranquillità e nella pace. La settima, che si occupa interamente di cose divine, mentre la vita attiva si affatica intorno a cose umane. L'ottava che riesce meglio adatta all'uomo, perché è vita d'intelligenza (2.a, 2.ae).

Non vi è cosa che dia tanto vigore all'anima, quanto la meditazione. Con l'aiuto di questa, ella atterra i demoni, dissipa le tentazioni, e trionfa di tutto... Con la meditazione si scorgono i pericoli e si evitano; i nemici della salute, e si fuggono; la bruttezza del peccato, e ce ne preserviamo; la bellezza della virtù, e la pratichiamo; la morte, e vi ci prepariamo; il giudizio, e ce lo rendiamo misericordioso; l'inferno, e lo scampiamo; il cielo, e lo conquistiamo.
«Fin tanto che gli uomini di contemplazione, scrive S. Gregorio, non si dànno alle opere esteriori della vita attiva, stanno, per così dire, godendosi la dolce frescura dell'ombra, e non sono molestati dalla fiamma delle tentazioni. Infatti essi, riposando nel desiderio delle cose celesti, quanto più sono lontani dall'amore del mondo, tanto più gioiscono tranquilli all'ombra della divina frescura (In Ezech. 1. II)».

«La meditazione purifica l'anima, diceva S. Bernardo; governa gli affetti, dirige le azioni, corregge gli eccessi, forma i costumi, rende la vita onesta e bene ordinata e dà la scienza delle cose umane e divine. Essa scevera ciò che è confuso, reprime le voglie tumultuose, riunisce ciò che è sparso, esplora i segreti, cerca il vero, esamina il verosimile, mette in chiaro quello che è finto ed apparente. Essa regola anticipatamente quel che si deve fare, esamina quello che si è fatto, affinché niente rimanga nell'anima che non sia conveniente e che debba essere corretto. Essa nei giorni prosperi prevede l'avversità, nei difficili rende la persona superiore alle disgrazie; delle quali cose, questa appartiene alla forza, quella alla prudenza (De Considerat. L. I, c. VII)».

Mio Signore e mio Dio, esclama S. Teresa, gioia degli angeli, non posso pensare all'utile che viene dal conversare con voi colla meditazione, senza che desideri di fondermi come cera, al fuoco del vostro divino amore. La vostra bontà è grande, giacché sopportate ed anzi prevenite con i vostri favori una creatura così imperfetta e colpevole com'è l'uomo. Voi gli ascrivete a merito i momenti che impiega nel darvi testimonianza di amore ed un suo moto di pentimento basta a far sì che dimentichiate ogni sua colpa. Io ne fui alle prove, o mio Dio! E per ciò non intendo come mai il mondo non si accosti tutto quanto a voi, per godere della vostra amicizia (In Vita).

Siccome S. Teresa dovette la sua salute specialmente all'orazione mentale, mette in campo le più vive e calde esortazioni per trarre gli altri su la medesima strada. Essa li prega e li scongiura nel nome di Dio, che non vogliano privarsi dei rilevanti vantaggi che dalla meditazione ricaveranno, accertandoli che se persevereranno, tosto o tardi ne proveranno certamente i benèfici effetti (De Medit.).


BISOGNA SUPERARE GLI OSTACOLI CHE SI OPPONGONO ALLA MEDITAZIONE. - S. Bernardo nota quattro ostacoli che si oppongono alla meditazione, ma che si possono superare. Primo, avere il capo che duole; secondo, affogare negli affari; terzo, lo stato di scoraggiamento in cui si trova spesso il peccatore o lo scrupoloso; quarto, le illusioni che assediano e stancano l'immaginazione (De Consider.). A questi possiamo aggiungerne altri quattro: l° l'accidia; 2° la tepidezza...; 3° l'accecamento...; 4° i vani pretesti: non si ha tempo; non si sa meditare; la meditazione è propria delle persone consacrate a Dio; il tempo non va mai alla fine; non se ne cava nessun profitto... Ma tutti questi impedimenti si possono senza troppa fatica o togliere o superare.

Nei suoi scritti su la meditazione, santa Teresa apertamente ci dice che né per disgusti e nausee che si provino in sul principio, né per distrazioni che ci molestino, né per difetti che vi si commettano, si deve tralasciare la meditazione. Ella non dissimula punto le aridità e le svogliatezze che sorprendono spesso l'anima nel tempo della preghiera e della meditazione. Nei primi anni, dice di se stessa, in cui mi proposi di consacrare un'ora all'orazione mentale, mi accadde di desiderarne tanto accesamente la fine, che mi premeva di più l'ascoltare quando suonerebbe l'orologio, che non il continuare l'argomento della mia meditazione; e non vi è penitenza rigorosa che talora non abbia preferito alla pena che provava quando dovevo ritirarmi per attendere alla meditazione. Tanta era la tristezza la quale mi accasciava all'entrare in cappella, che mi bisognava, in quel momento, tutto il coraggio di cui Dio mi ha dotata. Ma infine Nostro Signore mi assisteva; perché dopo di aver fatto a me stessa tale violenza, io mi trovava in una calma ben più grande, in una letizia, tale, che non provavo né la più dolce né la più dilettevole molte di quelle volte in cui andavo all'orazione spinta e attratta dalla sua soavità. Se Dio ha sofferto per sì lungo tempo me tanto imperfetta e colpevole; e se apertamente si vede che l'orazione mentale è il rimedio con cui egli ha guarito tutti i miei mali, qual altra creatura, per misera che sia, potrà temere di praticarla? Io infatti credo che non si trovi persona la quale, dopo di aver ricevute tante grazie da Dio, sia stata così ingrata come me.

Colui che medita, continua la medesima santa, si figuri di dover preparare, in un terreno sterile e ingombro di roveti e spine, un giardino piacevole a Dio il quale solo può schiantare le male erbe e sostituirle con le buone. Ora la cosa si può ritenere come fatta quando, dopo di aver fermamente deliberato di praticare l'orazione, uno vi si esercita e come un giardiniere solerte, innaffia i novelli germogli perché non muoiano, e fa sì che producano fiori il cui soave olezzo invita il nostro divin Maestro a venire sovente per i viali del giardino a dilettarsi nell'osservare i fiori i quali non sono altra cosa se non le virtù. Rimane ora a vedere in qual modo si può innaffiare tale giardino, come vi si debba lavorare, se questo lavoro non eccederà il profitto che se ne attende, e finalmente quanto tempo dovrà durare. In quattro diverse maniere si può innaffiare un giardino: o traendo acqua da un pozzo, il che richiede molta fatica da parte nostra; o conducendovi, per mezzo di canali, l'acqua attinta con argani; o conducendovela da un fiume o da un rio, il che è meno faticoso e irriga molto meglio tutto il giardino; o finalmente con un'abbondante pioggia e in questo caso è il padrone medesimo che bagna senza nessuna fatica da parte nostra, e questo sistema giova incomparabilmente meglio che non tutti gli altri.


COME SI DEVE MEDITARE; VARIE SPECIE E GRADI DI MEDITAZIONE. - Per meditare bene, bisogna che cooperino le tre facoltà dell'anima: 1° la memoria la quale si ricordi nei suoi particolari il soggetto che si medita; 2° l'intelletto che lo svisceri e approfondi; 3° la volontà determinata a praticare i doveri e le obbligazioni che ne risultano.
Tre poi sono le principali sorta di orazione mentale: 1° La purgativa, per cui si chiamano a rassegna le proprie colpe, si deplorano, si piangono, e si delibera di correggersene. 2° L'illuminativa, con cui l'uomo si applica a comprendere che cosa è la virtù, la sua bellezza, la eccellenza, la necessità... 3° L'unitiva, in virtù della quale l'anima si congiunge intimamente a Dio nell'amore e nella felicità... Le due prime sono necessarie e bisogna passare per esse prima di arrivare alla terza la quale dipende unicamente dal volere di Dio e non è necessaria.
Il padre Alvarez assegna quindici gradi alla orazione mentale: 1° intuizione della verità; 2° raccoglimento delle forze nell'interno dell'anima; 3° silenzio spirituale; 4° quiete; 5° unione con Dio; 6° audizione del linguaggio di Dio; 7° sonno spirituale; 8° estasi; 9° rapimento; 10° apparizione corporale di Gesù Cristo e dei santi; 11° apparizione in ispirito di Gesù Cristo e dei santi; 12° visione intellettuale di Dio; 13° visione di Dio accompagnata da una certa oscurità; 14° manifestazione di Dio a un grado meraviglioso; 15° visione chiara e intuitiva di Dio, quale, secondo S. Agostino e altri dottori, fu concessa a S. Paolo quando venne rapito al terzo cielo.  Padre Cornelio A Lapide