MATRIGNA TELEVISIONE
dal
Catechismo della Chiesa Cattolica, numero 2494
«L'informazione
attraverso i mass-media è al servizio del bene comune (Cf 'Conc. Ecum.
Vat. II, Inter
mirifica, II). La società ha diritto ad un'informazione fondata sulla verità,
la libertà, la giustizia e la solidarietà. Il retto esercizio di questo
diritto richiede che la comunicazione nel suo contenuto sia sempre vera e, salve
la giustizia e la carità, integra; inoltre, nel modo, sia onesta e conveniente,
cioè rispetti scrupolosamente le leggi morali, i legittimi diritti e la dignità
dell'uomo, sia nella ricerca delle notizie, sia nella loro divulgazione [Cf 'Conc.
Ecum.
Vat. II, Inter mirifìca, II]».
commento
di Guido Vignelli
La
televisione: strumento di svago o di corruzione? La tivù è ormai un elemento
determinante della vita familiare. Oggi si accende la TV entrando in casa, con
la stessa disinvoltura con cui si accende la luce.
Sono
abbonate alla TV italiana oltre 16 milioni di famiglie. Le statistiche più
attendibili dicono che l'italiano resta davanti al video in media 208 minuti al
giorno, ossia circa 3 ore e mezza.
Ma
gli spettatori più assidui sono i ragazzi al di sotto dei 15 anni: lo guardano
per circa 4 ore al giorno, anche attardandosi fino alla seconda serata. Spesso
il ragazzo resta solo in casa davanti al video, oppure lo guarda appartato
nella sua cameretta; di conseguenza, questo suo svago avviene senza un serio
controllo da parte dei genitori.
In
molte famiglie, poi, è proprio il ragazzo a manovrare il telecomando e a
scegliere i programmi. Oggi si può dire, senza timore di esagerare, che la tivù
svolge in buona parte il ruolo «formativo» che un tempo era curato dai
genitori e perfezionato dalla scuola.
•
LE TRE «S». SANGUE, SESSO E STUPIDITÀ
Ma
cosa vede il ragazzo sul piccolo schermo? Una serie di programmi che spesso
presentano scene di violenza, di pornografia e di stupidità; immagini che
spingono lo spettatore suggestionabile a imitare quelle scene.
Lo
ha ammesso la stessa RAI: «I programmi televisivi di prima serata contengono un
70% di atti di violenza e, secondo psicologi dell'età evolutiva, ciò è
pericoloso per i bambini e gli adolescenti».
Risultato:
«I bambini esposti a dosi massicce di violenza in tivù, da adolescenti, si
rendono protagonisti di episodi violenti; e poi diventano genitori violenti»
(dichiarazioni di Giulio Carminati, dell'Ufficio Studi della RAI, su Avvenire
del 17 novembre 1995).
Questo
problema è stato studiato soprattutto negli stati Uniti, dai quali ci arrivano
la maggior parte delle serie televisive. Quasi tutti gli studi dedicati in
vent'anni agli effetti della violenza televisiva sono giunti alla conclusione
che il piccolo schermo è responsabile dell'aumento della delinquenza giovanile
e della crescita vertiginosa dei suicidi: spesso si tratta di tragedie avvenute
per imitazione di scene televisive suggestionanti.
In
Europa, altri studiosi sono giunti ad identiche conclusioni. Nel 1980, ad
esempio, l'Università svedese di Lund ha pubblicato i risultati di dieci anni
di ricerche fatte su 2.000 bambini; questi studi hanno accertato una sorta di
regola: i fanciulli di età fra i 4 e i 14 anni che passano più di 20 ore per
settimana davanti alla tivù corrono il rischio di sviluppare in maniera abnorme
le più gravi attitudini aggressive o maniacali. Insomma, lo spettacolo della
violenza è contagioso, poiché tende a trasformare gli spettatori in agenti o
in vittime.
Meno
avvertita e meno studiata, ma ancor più grave per le sue conseguenze, è
l'insidia della pornografia televisiva. Oggi il minorenne viene bombardato fin
dalla più tenera età da immagini di forte suggestione sessuale. Quasi tutti i
film, filmati o spettacoli trasmessi da qualsiasi emittente fanno ricorso a
immagini pornografiche: si è calcolato che lo spettatore viene esposto in
media a circa 2.500 scene di erotismo all'anno. In particolare, la pubblicità
commerciale fa anch'essa frequentemente leva sui più bassi istinti dell'uomo.
È difficile per i ragazzi sottrarsi da soli a questa insidia; risulta infatti
che il 50% dei piccoli spettatori sceglie proprio quei programmi immorali che
sono segnalati come «sconsigliati ai minori».
Un
ex direttore della RAI, Ettore Bernabei, lo ha ammesso senza mezzi termini: «La
televisione è come la bomba N allo stesso modo del terribile ordigno, essa
uccide le anime lasciando intatti i corpi; e la pubblicità ha l'effetto di
rimuovere ogni complesso di colpa, ogni remora di natura morale o religiosa»
(cfr. Il Tempo, 1 ottobre 1995).
Quanto
alla stupidità, essa è da tempo imperante sul video in quasi tutti i tipi di
programmi.
Come
si giustificano i responsabili della programmazione televisiva per le pessime
scelte che fanno?
Molti
obiettano che è misurazione dell'ascolto (auditel) a dettar legge. Essendo le
masse attirate soprattutto da sangue, sesso e stupidità, al grande pubblico
viene proposto ciò che esso stesso richiede.
Ma
questo è falso. La statistica dell'ascolto non riflette la richiesta del
pubblico. Lo spettatore non ha una vera possibilità di scelta: esso guarda
quello che gli viene proposto, potendo solo optare fra poche possibilità
accuratamente preselezionate. L'auditel è lo specchio dell'offerta, non della
richiesta. Inoltre, la televisione finisce col creare una vera e propria videodipendenza,
meno grave della tossicodipendenza, ma meno avvertita: il telespettatore
s'abbruttisce davanti al piccolo schermo, pur imprecando per la bassa qualità
dei programmi. Identificare l'auditel con la richiesta è un abuso che porta a
ridurre la qualità e la varietà dell'offerta. La violenza e l'erotismo sono
come spezie messe dai programmatori sulle trasmissioni per far ingerire agli
spettatori un cibo scadente e per attirarne l'attenzione sollecitandone gli
istinti peggiori. I colpevoli sono i programmatori, non il pubblico.
Lo
ammettono loro stessi: come ha dichiarato Richard Salant, un dirigente del
colosso televisivo americano CBS, «il nostro lavoro consiste non nel dare alla
gente ciò che si attende, ma nel darle ciò che noi vogliamo ch'essa si attenda»
(cfr. Newsweek 10 ottobre 1985).
•
LA TV DISGREGATRICE DELLA FAMIGLIA
A
far le spese della perversa programmazione televisiva non sono solo i ragazzi,
ma l'intero nucleo familiare.
La
famiglia moderna è afflitta da parecchi mali: ad esempio la solitudine dei
figli dovuta al divorzio dei genitori, alle coppie di fatto, alle famiglie con
un solo figlio, a quelle monoparentali, all'assenza della madre dalla casa per
motivi di lavoro; ebbene, tutti questi mali spingono alla video-dipendenza.
È
triste, ma vero: un apparecchio televisivo occupa il posto fisico, affettivo e
pedagogico lasciato dai genitori e soprattutto dalla madre. Il bambino solitario
non trova spesso altra attrazione che la televisione.
In
tal modo, quella televisione che ha potentemente contribuito a scavare un
fossato tra le generazioni, che ha detronizzato i genitori, imposto sbagliati
modelli di comportamento,
spezzato
il ritmo della vita familiare, creato l'isolamento fra i membri di una stessa
famiglia facilitandone la disgregazione, insomma che ha un'ampia parte di
responsabilità nella crisi della famiglia, questa stessa televisione accentua
ulteriormente l'influenza sulle sue vittime. La causa dei danni si presenta
anche come unico loro rimedio!
Ecco
un autentico circolo vizioso: più la vita familiare sparisce, più la
televisione aumenta la propria influenza; e più essa aumenta la propria
influenza, più la famiglia sparisce.
Alcuni
intellettuali come Massimo Cacciari, dei DS pretendono di discolpare la tivù
accusando la famiglia di non creare un ambiente propizio all'educazione dei
figli (cfr. Corriere delle sera, 24 novembre 1995). Ma questo avviene anche
perché i mezzi di comunicazione ostacolano in tutti i modi la famiglia
nell'adempimento di questo suo compito.
Nondimeno,
è vero che la nefasta influenza della tivù diminuisce di fronte ad una vita
familiare ricca di spiritualità ed agguerrita contro le intromissioni esterne.
•
VIDEO-DIPENDENZA COME TOSSICO-DIPENDENZA
Una
delle caratteristiche della droga è lo stato di dipendenza che l'accompagna.
Analogamente, una gran parte dei danni provocati dalla televisione provengono
dalla dipendenza ch'essa tende a generare: un bisogno artificiale che alla fine
viene avvertito dallo spettatore come una necessità irrinunciabile, alla quale
sacrificare non solo svaghi ben più sani, ma anche precisi doveri di stato.
Secondo il noto filosofo Hans G Gadamer, la TV mira a «ridurre in schiavitù
l'umanità attraverso le immagini».
Ma
questa schiavitù del video non è così forte come quella della droga; se ne può
uscire facilmente, purché lo si voglia sinceramente. Molti esperti invitano le
famiglie a realizzare un tentativo semplicissimo. Si tratta di rinunciare alle
tivù per un tempo prestabilito (almeno una settimana), osservando quello che
accade; sarà bene annotare le difficoltà incontrate, i cambiamenti avvenuti, i
vantaggi ottenuti.
Se
la famiglia in questione non è proprio video-dipendente, questo tentativo
risulterà facile. Ma se non si riesce a condurlo a termine, se sopraggiungono
difficoltà insormontabili, se questa astinenza provoca una vera e propria
ribellione, uno stato di bisogno, allora sappiamo cosa concluderne: che la
malattia è in stato avanzato e che necessita di cure drastiche, anche se
graduali.
Si
tenga presente che, secondo il professor Jacques Piveteau, «la televisione è
dannosa non perché è di pessima qualità, ma proprio perché è televisione.
Si può utilizzarla nel modo peggiore solo seguendola al minimo. Ecco tutto; ma
essa diviene veramente inoffensiva solo non utilizzandola affatto».
•
UN OSPITE AMATO-ODIATO
Come
abbiamo detto, quasi tutti affidano alla tivù l'organizzazione del loro tempo
libero, del loro svago domestico. Ma questo rapporto tra l'utente e l'emittenza
è da tempo un rapporto ambiguo di amore-odio. Più i programmi diventano audaci
o repellenti, più aumenta la reazione di scontento e anzi di ribellione.
La gente si
rende conto di avere finora avuto la televisione che si è meritata col proprio
silenzio, ma comincia anche a sentire l'esigenza urgente di uscire da questo
stato di complicità silenziosa, che tanto avvantaggia i «padroni del video».
Ormai
un numero di persone sempre maggiore si lamenta amaramente del piccolo schermo,
accusandolo di corrompere i giovani. In fatto di svaghi, esso viene giustamente
accusato di abbeverare i ragazzi di volgarità, violenza e pornografia.
In
fatto d'informazione, è ritenuto il mezzo di comunicazione meno credibile e
colpevole anzi di diffondere una scandalosa disinformazione: da indagini
statistiche effettuate dal CENSIS, risulta che solo il 24% degli italiani stima
l'informazione televisiva, mentre la maggioranza la ritiene scorretta o
tendenziosa. Quanto al ruolo formativo che la TV pretende di svolgere, risulta
che solo il 2,5% dei genitori si fida degli orientamenti educativi forniti dal
video.
Tratto da: “Grande Opera mariana Gesù e Maria luglio-agosto 2001-nr3”
LA
TV E LA MADIONNA
(Alcuni
messaggi che la madonna ha dato, a Medjugorje, sulla televisione)
Messaggio
del 13 dicembre 1983
Spegnete
i televisori
e le radio, e seguite il programma di Dio: meditazione, preghiera, lettura dei
Vangeli. Preparatevi con fede al Natale! Allora comprenderete ciò che è
l'amore, e la vostra vita sarà colma di gioia.
Messaggio
del 30 ottobre 1983
Perché
non vi abbandonate a me? So che pregate a lungo, ma abbandonatevi veramente e
completamente a me. Affidate a Gesù le vostre preoccupazioni. Ascoltate ciò
che egli vi dice nel Vangelo: "Chi di voi, per quanto si dia da fare, può
aggiungere un’ora sola alla sua vita?" Pregate anche la sera, al termine
della vostra giornata. Sedetevi nella vostra stanza e dite il vostro grazie a
Gesù. Se alla sera guardate a lungo la televisione
e leggete i giornali, la vostra testa si riempirà solo di notizie e di tante
altre cose che vi tolgono la pace. Vi addormenterete distratti e al mattino vi
sentirete nervosi e non avrete voglia di pregare. E in questo modo non c'è più
posto per me e per Gesù nei vostri cuori. Se invece alla sera vi addormentate
nella pace e pregando, al mattino vi sveglierete col cuore rivolto a Gesù e
potrete continuare a pregarlo nella pace.
Messaggio
del 13 febbraio 1986
"Cari
figli, questa Quaresima è per voi uno speciale stimolo al cambiamento di vita.
Cominciate fin da questo momento! Spegnete il televisore
e lasciate in disparte le varie cose che non sono utili per voi. Cari figli,
v'invito alla conversione individuale. Questo tempo è per voi!