MARIA E I PADRI DELLA CHIESA
La devozione
alla Santissima Vergine Maria si sviluppa a partire dai primissimi tempi del
Cristianesimo. Furono i Padri della Chiesa che gettarono le pietre fondamentali
per la costruzione del grande edificio della mariologia.
Dopo
l'Ascensione di Nostro Signore, più precisamente a partire da Pentecoste,
è cominciata la grande epopea della diffusione del Vangelo nel mondo intero.
Nel
medesimo tempo in cui annunciavano ai popoli la Buona Novella della
Redenzione e della Persona divina e umana del Signore Gesù, gli Apostoli e
i primi discepoli diffondevano anche l'amore, la tenerezza e la devozione a
Colei che era stata scelta dall'Altissimo per essere la Madre del Redentore,
la Vergine dalla quale Egli era nato in forma miracolosa, che Lo aveva
accompagnato per tutta la vita.
Per mezzo di
Maria, Gesù aveva realizzato i Suoi primi miracoli - nell'ordine della
grazia, l'Incarnazione; nell'ordine della natura, la trasmutazione dell'acqua
in vino, nelle Nozze di Cana. Ai piedi della Croce, il Suo cuore era stato
trafitto dalla spada del dolore. Dopo la Resurrezione era rimasta sempre insieme
agli Apostoli e ai discepoli, soprattutto nel luminoso giorno in cui lo
Spirito Santo scese su di loro, nel Cenacolo.
Con un'azione evidentemente incoraggiata dalla grazia, la devozione alla Madonna si radicò nell'anima dei primi cristiani ma si consolidò con salde fondamenta dottrinali quando, anche per opera dello Spirito Santo, sorsero nei primi secoli della Chiesa grandi anime, molte delle quali di altissima santità, che, bevendo la Fede alle sue fonti prime, la amarono, diffusero, difesero contro le prime eresie e rafforzarono con la loro scienza teologica. Questi uomini, con i quali la Fede della Chiesa ha cominciato il suo cammino attraverso i secoli, sono chiamati i "Santi Padri".
Con
la loro virtù, il loro sapere e la loro vita, essi contribuirono alla formazione
e allo sviluppo della Chiesa. Erano stati testimoni della predicazione degli
Apostoli, garanti della Rivelazione e trasmettitori iniziali della Tradizione
della Chiesa. Quando sorsero i primi eresiarchi, che tentavano di confondere i
cristiani, costoro si rivolgevano ai "Padri" e confrontavano con
loro l'insegnamento degli Apostoli.
Fu
durante il Concilio di Nicea, nel 325, che sorse ufficialmente il termine
"Padre", per designare questi insigni uomini che diedero alla Chiesa
la dottrina vera. "Riferendosi ai Padri di Nicea, San Basilio scrive.
`Quello che noi insegniamo non è risultato di nostre riflessioni personali,
ma piuttosto quanto apprendiamo dai Santi Padri'. A partire dal secolo V, il
ricorso ai Padri della Chiesa si converte in argomento fondamentale nelle
controversie".
Il
grande teologo del XVI secolo, Melchiorre Cano, nella sua opera De Logis
Theologicus, menziona le seguenti caratteristiche di un Padre della Chiesa:
-
Antichità: nell'Occidente, fino al secolo VII; l'ultimo fu Sant'Isidoro di
Siviglia (560-636). In Oriente, fino al secolo VIII; l'ultimo fu San Giovanni
Damasceno (675-749).
-
Ortodossia di dottrina.
-
Santità di vita.
-
Riconoscimento ecclesiale? Seguendo criteri cronologici, essi erano stati
divisi in ante-niceni (fino al 325), niceni (fino al 451) e postniceni.
Possono anche esser classificati in Padri d'Oriente - Greci, Siri, Armeni e
Copti - o d'Occidente, dipendendo dall'area geografica in cui operarono e
vissero.
Tra
gli anti-niceni si distinguono i: Padri Apostolici, ossia, "la prima e la
seconda generazione nella Chiesa dopo gli Apostoli", secondo le parole del
Papa Benedetto XVI. Si parla anche dei Padri Apologetici, il cui ruolo fu
quello di difendere la Fede contro le prime eresie, come furono i Padri
Predicatori, Storici, Commentatori, ecc., in funzione delle caratteristiche
dei loro scritti.
La
dottrina, le omelie, le opere dei padri della Chiesa ebbero e continuano ad
avere un peso straordinario in tutto il pensiero ed elaborazione della
teologia e, a fortiori, della mariologia.
Maestri
di ieri, di oggi e di sempre
Nella
sua Lettera Apostolica Patres Ecclesice, del 2 gennaio 1980, Giovanni Paolo II
conferma che la Chiesa vive ancor oggi della vita ricevuta da questi Padri. E
aggiunge: "Cosicché ogni annuncio e magistero successivo, se vuole
essere autentico, deve confrontarsi con il loro annuncio e il loro magistero;
ogni carisma e ogni ministero deve attingere alla sorgente vitale della loro
paternità".
Seguendo
le impronte del suo Predecessore, Benedetto XVI ha voluto dar enfasi alla
conoscenza e allo studio dei Santi Padri, per mezzo delle sue allocuzioni
nelle udienze generali del mercoledì, nelle quali, dal 7 marzo 2007, tratta
sistematicamente di ognuno di loro.
`I
Padri della Chiesa - scrive Loarte - ci hanno trasmesso un metodo teologico
luminoso e sicuro. I loro scritti offrono una ricchezza culturale e
apostolica che fa di loro i grandi maestri della Chiesa di ieri, di oggi e di
sempre. Molti dei dogmi attuali della Chiesa ci sono stati lasciati da loro
Essi hanno elaborato le prime liturgie, e molti costumi e leggi della
Chiesa".
Spiega
in seguito che i Santi Padri, per mezzo dei loro commenti e scritti, ci
comunicano la dottrina viva predicata da Gesù Cristo, trasmessa senza
interruzione dagli Apostoli ai loro successori. Dopo aver fatto notare che,
per la loro prossimità con quel tempo, "la testimonianza dei Padri gode
di speciale valore", afferma Loarte: "Potremmo dire che, dopo gli
Apostoli - come disse giustamente Sant’Agostino, essi sono stati i
seminatori, gli irrigatori, i costruttori, i pastori egli alimentatori della
Chiesa, che è potuta crescere grazie alla loro azione vigilante e
instancabile".
Come
prima abbiamo affermato, la devozione alla Santissima Vergine Maria è
cominciata con la stessa Chiesa e si è sviluppata fin dai primissimi tempi
del Cristianesimo. Sono stati, infatti, i Santi Padri a gettare le pietre
fondamentali per la costruzione del grande edificio della mariologia.
Nei
loro scritti si trovano in germe gli elementi dottrinali che - sviluppatisi
nel corso dei secoli con la speculazione teologica e con il sensus fidelium,
sotto l'ispirazione dello Spirito Santo - hanno facilitato più tardi la
proclamazione dei diversi dogmi mariani, come quello dell'Immacolata
Concezione (1854) e dell'Assunzione della Madonna in Cielo, in corpo e anima
(1950).
Il
linguaggio predicato dai Padri della Chiesa brilla per la profondità teologica
e per l'amore alla Santissima Vergine Maria. 'Ea
raison ne fait que parler, c'est l’amour qui chante",
disse un intellettuale francese. Gli
scritti dei Santi Padri fanno le due cose: oltre a solidi monumenti dottrinali,
sono veri canti di queste grandi anime a Colei che fu considerata
"degna" di essere la Madre di Dio.
Vediamo, ora, alcuni dei più importanti testi mariologici dei primi secoli del Cristianesimo, come pure le circostanze in cui i loro autori li concepirono.
Discepolo
dell'Apostolo Giovanni, Ignazio fu il terzo Vescovo di Àntiochia, succedendo
all'Apostolo Pietro e a Sant'Evodio. Come narrano gli Atti degli Apostoli,
sorse in questa celebre città una florida comunità cristiana, e in questa
`per la prima volta i discepoli furono chiamati Cristiani" (At 11, 26).
Dopo aver retto la sua diocesi per quasi 40 anni, Sant'Ignazio fu catturato,
portato a Roma e dato in pasto alle fiere, nell'Anfiteatro Flavio, nell'anno
107.
Nelle
sue lettere, si sente l'amore ardente di un santo che fa frequenti allusioni
alla Vergine Maria: "Gesù, nostro Dio, l'Unto, fu portato da Maria nel
Suo grembo, secondo il piano salvifico di Dio; era in verità del lignaggio
di Davide, generato, senza dubbio, per opera dello Spirito Santo. Egli fu
dato alla luce e fu battezzato alfine di santificare l'acqua con i Loro
patimenti."
Nella stessa Lettera agli Efesini, così si esprime: "Uno solo è il medico corporale e spirituale, generato e non generato, Dio nato in carne, nella morte vita vera, nato da Maria e da Dio, primo passibile e poi impassibile, Gesù Cristo Nostro Signore".
Ireneo
nacque con ogni probabilità a Smirne (oggi Izmir, in Tirchia), tra gli anni
135 e 140. Nella sua giovinezza, frequentò la scuola del Vescovo San
Policarpo, il quale a sua volta era stato discepolo dell'Apostolo Giovanni.
Quando
si trasferì dall'Asia Minore in Gallia? Non si sa, ma questo trasferimento
deve aver coinciso con i primi sviluppi della comunità cristiana di Lione: lui
si trovava lì, già presbitero, nell'anno 177. Lottò contro l'eresia
gnostica, ma la sua opera oltrepassa di gran lunga la confutazione di questa
eresia. Si può dire che egli nasce come il primo grande teologo della Chiesa,
come il creatore della teologia sistematica. Egli stesso parla del sistema
della teologia,
ossia, della coerenza interna di tutta la Fede.
Ecco l'interessante parallelo tracciato da questo insigne Padre della Chiesa tra Eva e la Santissima Vergine Maria: "Per mezzo dell'Angelo, fu annunciato convenientemente alla Vergine Maria, già soggetta al potere di un uomo, che il Signore sarebbe venuto da lei e che la sua creazione, che é alimentata da Lui, l'avrebbe condotta a Lui stesso; che, con l'obbedienza nell'albero, avrebbe ricapitolato la disubbidienza avuta nell'albero; e che avrebbe riparato la seduzione per la quale fu malignamente sedotta quella vergine Eva, che era già destinata a un uomo.
"Dunque,
come questa fu sedotta dalla parola di un Angelo, per allontanarsi da Dio,
disobbedendo alla Sua parola, così Quella fu istruita dalla parola
dell’Angelo, in modo da portare Dio, obbedendo alla Sua parola. E se Eva
aveva disobbedito a Dio, Maria Si chinò al suo potere per obbedirLo, così
la Vergine Maria divenne l'avvocata della prima vergine, Eva.
"E
come il genere umano fu legato alla morte per mezzo di una vergine, così ne
fu liberato per mezzo di una Vergine. Infatti: la disobbedienza di una vergine
fu controbilanciata dall' obbedienza di una Vergine. Oltre a questo, fu
riparato il peccato del primo uomo con la retta condotta del Primogenito, e la
prudenza del serpente fu vinta dalla semplicità della colomba, che ha
sciolto i legami che ci tenevano legati alla morte».
In
un altro passo, afferma: "Coloro che considerano Gesù un semplice uomo
nato da Giuseppe [ ...] negando Emanuele che nacque dalla Vergine, sono privati
del suo dono, che è la vita eterna; non accogliendo il Verbo, fonte di
incorruttibilità, permangono nella loro carne mortale e sono tributari della
morte perché non ricevono l'antidoto della vita»."
Una
delle maggiori intelligenze dell'antichità cristiana è Origene, figlio del
martire San Leonida, catechista. In tutta la sua vita, egli ebbe un ardente
desiderio del martirio e si può dire che questo gli fu concesso, poiché nel
250, durante la persecuzione di Decio, fu catturato e torturato crudelmente,
morendo, tre anni dopo, a causa di questi tormenti.
Origene
incorse in alcuni errori dottrinali che pregiudicarono la sua fama, ma
conviene chiarire che essi, alla sua epoca, non erano stati condannati dal
Magistero, pertanto, erano ancora materia di libera discussione nell'ambiente
teologico. Morì con l'aureola di confessore della Fede. Papa Benedetto
XVI ha fatto un caloroso elogio di questo "grande maestro della Fede",
nell'Udienza Generale del 25.aprile 2007: "Origene di Alessandria è
realmente una delle personalità determinanti per tutto lo sviluppo del pensiero
cristiano".
Scrittore
di grande profondità cristologica, e, allo stesso tempo, uno dei primi a
dichiarare che la Madre di Gesù fu sempre Vergine: "Gesù Cristo, Colui
che è venuto al mondo, è nato dal Padre prima di ogni creatura. Dopo aver
coadiuvato, come ministro del Padre, nella creazione dell'universo - `tutto fu
fatto da Lui, e senza di Lui niente è stato fatto' (Gv 1, 3) , Si umiliò negli
ultimi giorni, Si fece uomo, Si incarnò (cfr Fl 2, 7-8), senza smettere di
essere Dio. Assunse un corpo simile al nostro e fu differente da noi solamente
in quanto nato dalla Vergine e dallo Spirito Santo".
Riflettendo sulla visita della Madonna a Sua cugina Santa Elisabetta, l'alessandrino tesse dei bei commenti: "Penetrando nelle orecchie di Elisabetta, la voce del saluto di Maria arrivò anche allo stesso Giovanni, che esultò. E la madre, parlando come per bocca del figlio e come profetessa, esclamò ad alta voce: `Benedetta sei Tu tra le donne e benedetto è il frutto del Tuo ventre' (Lc 1, 42). Ora possiamo comprendere nella sua pienezza il significato dell'affrettato viaggio di Maria fino alla regione montagnosa, così come della Sua entrata nella casa di Zaccaria e del Suo saluto a Elisabetta. Tutto questo è successo in modo che Maria rendesse Giovanni (sebbene ancora nel grembo materno) partecipe del potere che aveva ricevuto da Colui a cui aveva concepito. Giovanni, a sua volta, avrebbe fatto sua madre partecipe del dono di profezia da lui ricevuto. È molto significativo che tali doni siano concessi in una regione montagnosa, perché nulla di grande può essere ottenuto dalle persone che, per la loro insignificanza, devono esser designate come valli...".
Presbitero romano, certamente di origine orientale, che visse nel III secolo, Sant'Ippolito afferma che il Signore Gesù è nato dallo Spirito Santo e dalla Santissima Vergine Maria: "Ma il Signore non avrebbe potuto peccare, poiché fuori era formato, in quanto natura umana, di legni incorruttibili, che significa: con l'intervento della Vergine e dello Spirito Santo, ed era rivestito dentro e fuori dal Verbo di Dio, come oro purissimo".
Insigne
Padre della Chiesa d'Occidente e "una delle grandi figure di Vescovi del
secolo IV", come afferma Papa Benedetto XV1,' fu Sant'Ilario di Poitiers.
Di fronte agli ariani, che consideravano il Figlio di Dio come una semplice
creatura, Ilario consacrò tutta la sua vita alla difesa della Fede nella
divinità di Gesù Cristo, Dio come il Padre, che Lo generò fin dall'eternità.
Non
contiamo su dati sicuri sulla maggior parte della vita di Ilario. Le fonti
antiche dicono che nacque a Poitiers in Francia, probabilmente verso l'anno
310. Di famiglia abbiente, ricevette una formazione letteraria che può esser
riconosciuta con chiarezza nei suoi scritti.
Pare
che non sia stato educato in ambiente cristiano. Egli stesso ci parla di un
cammino di ricerca della verità, che lo ha portato poco a poco al riconoscimento
di Dio creatore e di Dio incarnato, ucciso per darci la vita eterna.
Battezzato intorno all'anno 345, fu eletto Vescovo della sua città natale nel
353 o 354. Negli anni seguenti, Ilario scrisse la sua prima opera, il Commento
al Vangelo di Matteo. Si tratta del più antico commento in latino che si
conosce di questo Vangelo. Nel 356 fu esiliato in Asia Minore, dall'Imperatore
Costanzo. Morì nel 365.
I
suoi scritti contengono numerosi e devoti riferimenti alla Madonna. Sul
concepimento e il parto virginale di Maria, afferma: "E fuori discussione
che Lei non concepì per opera di un uomo, nel dare alla luce, ma dalla Sua
carne formò la carne [del Figlio], che Si sviluppò senza l'umiliazione
dell'unione carnale della nostra natura. Fu madre di un essere perfetto, senza
sperimentare danno alcuno alla sua integrità». Aggiunge, spiegando un passo
della prima lettera
di San Paolo ai Corinzi: "Il beato Apostolo esprime perfettamente il suo
pensiero sull' ineffabile mistero della nascita del corpo [di Cristo] quando
dice: 'Il primo uomo tratto dalla terra è di terra, il secondo uomo viene dal
cielo' (I Cor 15, 47). Quando Lo chiama uomo, vuole indicare la Sua nascita
dalla Vergine che, svolgendo quello che è proprio di una madre nel concepimento
e nella nascita di un uomo, ha rispettato la legge naturale propria del sesso.
Quando poi l’Apostolo dice: `Il secondo uomo viene dal Cielo, attesta la Sua
origine, poiché Egli scese nel seno della Vergine quando scese su di Lei lo
Spirito Santo. Per questo [Cristo], visto che è uomo e proviene dal Cielo, ha
la Sua nascita dalla Vergine e il Suo concepimento dallo Spirito. E lo
stesso Apostolo che si esprime in questa maniera!".
Toccò
ai Santi Padri vivere in un' epoca bellissima, ma difficile. Bellissima perché
essi videro con i propri occhi come il gregge di Gesù Cristo, la Chiesa da
Lui fondata, si diffuse con rapidità vertiginosa, nonostante le
persecuzioni. Allo stesso tempo difficile, perché cominciarono a sorgere le
eresie. Essi ebbero la missione di difendere la Chiesa da quei seminatori di
zizzania che furono gli eresiarchi. Difesero la verità senza timore. Per questo
il loro linguaggio ha, molte volte, una spiccata nota di polemica, di veemenza,
una certa rudezza anche, ma di innegabile bellezza e virilità!
Nei
loro scritti e omelie, si sente qualcosa che sa di aurora, di raggi di sole
nascente. Non è ancora il chiarore del mezzogiorno, ma piuttosto la prima
luce. Per così dire, si sente l'eco della voce del Signore. Commentando le
lettere di Sant'Ignazio di Antiochia, Benedetto XVI ha affermato:
"Leggendo questi testi, si sente il vigore della Fede della generazione che
ancora aveva conosciuto gli Apostoli»."
Questo
slancio iniziale, tutto pieno dello Spirito Santo, diede impulso, configurò
e solidificò la dottrina cristiana per sempre.
(Tratto da: ‘Araldi del Vangelo’)