LA VERGINE CHE VIENE DAL MARE
MADONNA
GRECA
8-4-1100
(RAVENNA)
Negli
anni intorno al Mille sono anni tristissimi per la Chiesa. La lotta per le
Investiture oppone il Papa Gregorio VII all'Imperatore Enrico IV che, dopo
l'umiliazione di Canossa, si ribella nuovamente costringendo il Papa a fuggire a
Salerno dove poco dopo morirà. Al suo posto l'Imperatore insedia, come
antipapa, Guiberto Arcivescovo di Ravenna, con il nome di Clemente III Così
Ravenna, la gloriosa sede di Sant'Apollinare, che sempre si è onorata del
titolo di “figlia primogenita della Chiesa Romana” si trova trascinata,
senza volerlo, nello scisma. Tra le famiglie di Ravenna che si mantengono
fedeli al Papa di Roma, nonostante le difficoltà del momento, vi è la famiglia
dei Duchi degli Onesti alla quale era appartenuto nel passato San Romualdo,
fondatore dell'Ordine Camaldolese. Ad essa appartiene un certo Pietro, che per
umiltà si fa chiamare "peccatore", devotissimo della Madonna e
desideroso di essere Sacerdote. Per non essere però ordinato dall'Arcivescovo
scismatico, esce da Ravenna ed intraprende un lungo viaggio in Terra Santa,
dove rimane in devota contemplazione per 16 anni, fino al 1096, quando, per
l'invasione della Palestina da parte dei Saraceni, è costretto a rientrare
in patria. Nell'aprile di quell'anno, la nave sulla quale è imbarcato,
giunta nell'alto Adriatico, si trova in balia di una di quelle burrasche che
sconvolgono solitamente il mare in primavera. Gli sforzi dei marinai per governare
la nave sbattuta dalle onde e riuscire a toccare il porto di Ravenna, risultano
inutili: tutti sono rassegnati all'inevitabile naufragio. Pietro si rivolge con
fiducia alla Madonna, Stella del mare, e promette con voto di erigere in suo
onore una chiesa, se ha la grazia di toccare terra. In breve il vento tace, si
diradano le nubi, il mare si calma, i marinai riprendono fiducia ed in poco
tempo la nave entra nel sospirato porto. Pietro si preoccupa subito di
realizzare il voto fatto e nel brevissimo tempo di 20 giorni tutto è pronto
per la posa della prima pietra, sulla quale scrive "Maria, madre e
salvezza mia"; la chiesa è presto ultimata e aperta al culto con il
titolo di "Santa Maria in porto". Accanto alla chiesa, un piccolo
Monastero accoglie alcuni Sacerdoti che, sotto la direzione di Pietro
professano la regola di Sant'Agostino come Canonici Regolari, detti poi
Portuensi.
Il
28 aprile 1100, Domenica in Albis, prima dell'alba, Pietro ed i suoi sei
compagni sono in chiesa per la preghiera del mattino, quando una luce intensa
proveniente da oriente colpisce i loro occhi. Presentendo un fatto
straordinario, escono dalla chiesa ed avanzano sul lido del mare: sulle
onde, a breve distanza dalla riva, un'immagine di Maria, tra due Angeli che
reggono una fiaccola luminosa più del sole, galleggia sulle onde. Nella sua
umiltà Pietro non osa avvicinarsi, ma invita i suoi compagni ad accogliere
l'immagine. L'uno dopo l'altro essi entrano in mare, ma come si avvicinano all'immagine,
questa si allontana da loro. Per ultimo anche Pietro, pregato dai suoi, entra in
mare, e subito l'immagine gli corre tra le braccia. All'istante scompaiono gli
Angeli, segno che la Madonna desidera rimanere con Pietro ed i suoi fratelli
che con grande giubilo e contentezza l'accompagnano nella chiesa dove ancora
oggi è venerata.
L'immagine è scolpita sopra una tavola di marmo bianco, a forma rettangolare, alta 1,16 m e larga 0,60 m dello spessore in media di 7 cm. La Beata Vergine è rappresentata a figura intera, ritta in piedi, di fronte, con volto e fattezze giovanili. Tiene entrambe le braccia simmetricamente alzate in atto di preghiera secondo l'usanza antica; intorno al capo ha il nimbo o aureola, ed un velo le copre il capo, il quale le scende sulle spalle. Porta sugli omeri un ampio mantello, il cui lembo destro, gettato con grazia sulla spalla sinistra, le copre il petto, mentre d'ambo le parti, alzato dal movimento delle braccia, si apre a padiglione e piove di dietro lasciando vedere dinanzi tutta la persona dalla cintola in giù. La tunica è ricca, lunga e a maniche strette. I piedi appaiono guarniti di calzatura. Undici piccole Croci greche di metallo dorato si vedono così distribuite: una sul velo alla sommità del capo, quattro sulla tunica, due ai polsi, due alle ginocchia e due sul manto alle falde pendenti d'ambo i lati. Sull'alto del quadro in mezzo a due scudi ovali stanno scolpite le sigle greche indicanti "Madre di Dio".
La
devozione dei fedeli per la Madonna greca ha costruito nel corso dei secoli una
maestosa Basilica che ha superato numerose vicende storiche, compresa la
distruzione del bombardamento aereo del novembre 1944, e rimane a
testimonianza dell'amore dei Ravennati per la Madonna. Il cardinale Giacomo
Lercaro, allora vescovo di Ravenna, affida la Basilica alla custodia ed alla
cura dei Salesiani, e nel 1952 rinnova l'incoronazione della prodigiosa
immagine. Don Mario Morra