APPARIZIONE DELLA MADONNA DI VALMALA

6 agosto 1834

 

In una limpida mattina di a­gosto, allo spuntare del sole, quattro pastorelle spin­gono la loro mandria di mucche per la strada che si inerpica su per la montagna, e giungono con il fiatone ad una bella conca po­sta a 1378 metri d'altezza tra Valmala ed il Chiotto. La più giovane delle fanciulle ha ap­pena nove anni e la maggiore ne ha tredici, e si chiamano Ma­ria Chiotto, figlia di Chiaffre­do, Maria Boschero di Giovan­ni, Maria Pittavino di Giuseppe e Margherita Pittavino di Anto­nio, tutte native e dimoranti in Valmala. Seguiamo il racconto di Don Lorenzo Trecco pubblicato nel 1879, ad appena 45 anni dagli avvenimenti egli ha conosciuto e sentito i testimoni oculari, ed in particolare Giuseppe Pittavino, padre di una delle pastorelle, che muore nel 1869 all'età di 73 an­ni, del quale rimane, nell'Archi­vio parrocchiale di Valmala, il manoscritto della deposizione giurata. In mezzo alla verde conca del Chiotto vi è un grande sasso sca­bro attorno al quale le pastorel­le sono solite fermarsi. Quel gior­no mentre si riposano, le quattro ragazzine vedono su quel sasso una figura di donna vestita con decenza, dall'aspetto bellissimo, buono e amorevole. Ha l'età di una giovane donna sui vent'an­ni, di statura ordinaria. Non par­la... sembra addirittura impedi­ta a parlare da un affanno inte­riore e dagli occhi dolci le spun­tano vive lacrime che scorrono giù per le gote e cadono a terra. Ella volge amorosamente gli sguardi lacrimosi ora ad una o­ra ad un'altra delle quattro pa­storelle. Un ampio velo o man­to di color azzurro-celestino cu­po posto sul capo le copre i ca­pelli, un tratto della fronte ed i lati a destra e sinistra della testa, lasciandole la faccia ed il collo scoperti. Lo stesso manto cade piegato sulle spalle, si unisce sot­to il collo, fermato da un bot­toncino giallo lucente, e ricade fi­no all'estremità della veste. Le braccia stese a destra ed a sini­stra sollevano la falda del man­to, dall'orlo del quale sporgono le due bianchissime mani, dalle dita aperte, come in atto di emozione. Sotto il manto una veste di color rosso cupo le copre com­pletamente la per­sona, ed una ma­gnifica cintura gial­la lucente le cinge i fianchi; i piedi cal­zano semplici san­dali. Sul capo por­ta una bellissima corona di abba­gliante bellezza a­dorna di lucentissi­me gemme. Le pastorelle ri­mangono estatiche e, prese da paura, cessano di parlare. Non sanno chi sia; forse S. Anna, forse la Madonna. La Si­gnora, come im­provvisamente ap­parsa, così improv­visamente scompa­re, e le fanciulle, a sera, rientrate scon­volte a casa, raccontano ciò che hanno veduto. I genitori non vi badano più di tanto e costringono le pastorelle a continuare nei giorni seguenti a tornare con il bestiame ai pascoli del Chiotto. Ma dopo diversi giorni lo sbigot­timento e la paura le sconvolgono così che unanimi non voglio­no più tornare in quel luogo "per­ché ad ogni tratto compare in­nanzi a noi quattro la stessa gran­de Signora che piange sempre". Allora Giuseppe Pittavino, pa­dre di Maria, conoscendo l'inge­nuità della figlia, decide di ac­compagnare le ragazze per verificare personalmente la cosa. Il 6 agosto, insieme con altre perso­ne della borgata, sale fino al Chiotto con la figlia e le altre tre ragazze. Come giungono presso il masso, le quattro pastorelle e­sdamano insieme, piene di me­raviglia: "Eccola lì in piedi, sul­la pietra, la bella Signora; Essa continua a piangere; ha le stes­se vesti, la stessa fisionomia del­le altre volte", e si meravigliano che la gente attorno non veda nulla. Una delle ragazze si accosta al masso, e solleva con una ma­no il lembo del mantello del­l'Apparizione; gli astanti vedo­no la mano della ragazza con le dita chiuse come se reggessero qualcosa, ma non vedono altro. Giuseppe Pittavino invita tutti ad inginocchiarsi ed a pregare, e fa voto che se potrà conoscere chi rappresenta l'Apparizione, co­struirà in suo onore un pilone o una cappelletta in quel luogo. Questi fatti succedono alle ore 10 del mattino del 6 agosto 1834, come si legge nel mano­scritto autografo dello stesso Pittavino; in questo documento si legge pure che Bartolomeo Chiotti di Valmala, presente al­l'avvenimento, da ben due anni tormentato da acuti dolori ai re­ni che lo costringono a cammi­nare con fatica e curvo con la fronte rivolta a terra. si rivolge con fiducia alla misteriosa Si­gnora e promette un dono se ri­cupera la salute. Ottiene istan­taneamente la grazia e mantiene la promessa. Tutta Valmala co­nosce Bartolomeo, tutti lo han­no visto curvo e gobbo, tutti ora lo vedono sano e raddrizzato. Il 15 di agosto, festa dell'As­sunzione di Maria, Giuseppe Pittavino si sente interiormen­te ispirato a recarsi nuovamente sul luo­go dell'Apparizione, con la segreta spe­ranza che la Signora appaia e così si rive-li come la Beata Ver­gine; a lui si unisco­no molte altre perso­ne. Come la comiti­va giunge al Chiot­to, tutti circondano il sasso, e le quattro pastorelle con voce di meraviglia esclamano: "Eccola, eccola la Signora! Più bella e più splendida delle altre volte; ha lo stesso manto, la stes­sa veste, la stessa corona in ca­po!". Dei presenti nessuno vede l'Apparizione, ma tutti sono con­vinti che sia la Madonna. Senza parlare, tutti si inginocchiano; Pittavino accende una candela benedetta, fa il segno della San­ta Croce, contro un'eventuale suggestione diabolica, ed intona il Santo Rosario. Durante la fervorosa recita del Rosario, le quattro pastorelle, co­me rapite in estasi, tengono lo sguardo fisso sul piano del sas­so ed un po' al di sopra di esso; sul loro volto gli astanti notano una viva e commovente gioia. Terminata la recita del Rosario, Pittavino chiede alle pastorelle se vedono ancora la Signora; es­se si meravigliano che gli altri non la vedano e rispondono che sì, che è sempre allo stesso po­sto, e che dagli occhi le gronda­no per il viso lacrime lucenti. Quindi continuano: "Udiamo vo­ci di canto religioso... che belle voci!... che canto grazioso... un canto che rassomiglia a quello della Messa solenne dei morti...". Dicono pure di vedere delle per­sone che si muovono nel cielo azzurro e passano davanti al so­le oscurandolo. Difatti a tratti le pastorelle sono oscurate, come in ombra, e poi più nulla. "An­che la bella Signora è scompar­sa dal sasso!". Le apparizioni si ripetono per cinquanta giorni; la Signora ap­pare ora ferma in piedi, ora se­duta sul sasso, ora la vedono camminare lungo il piano che circonda il sasso. "Ha quasi sem­pre delle lacrime agli occhi. Noi la miriamo con piacere. Essa vol­ge a noi i suoi amorosi sguardi. Spesso parte dal sasso e fa un breve giro lì poco distante dal sasso, poi ritorna di nuovo sopra di esso". Durante una delle ap­parizioni la Signora dice a Ma­ria, in dialetto occitano: "Tor­nando stasera a casa dirai a tuo padre che io desidero che mi fac­cia erigere un pilone in questo luogo dove mi trovo. Gli dirai che sotto queste zolle dove tu e le tue compagne mi avete visto passeggiare troverà sabbia e pie­tre in abbondanza e quantità non solo per erigere il pilone, ma per fare ancora altre fabbriche". Giuseppe Pittavino si pone subito alla costruzione del pilone, ma a quale Santa o Madonna de­dicarlo? Le ragazze dicono sem­plicemente che quella Signora è di una straordinaria bellezza e che, con il ripetersi delle appa­rizioni e dopo la recita del Ro sano si manifesta sempre più bella, ma nulla più. Tra la gente al­cuni sostengono che sia S. Anna, ma l'opinione comune e la ge­nerale convinzione è che sia ve­ramente Maria Santissima. Il Pit­tavino, per risolvere l'enigma, conduce le quattro ragazze ad e­saminare le tante raffigurazioni di Sante e Madonne che si trovano nel circondano di Valmala, ma nessuna di quelle immagini le convince. Finalmente un giorno sul mercato di Venasca, osser­vando i tanti quadri esposti da un venditore forestiero, tutte e quattro, gli occhi fissi su di uno, con meraviglia e gioia esclama­no: "Eccola! Eccola qui l'im­magine che rassomiglia in tutto e per tutto alla Signora che ab­biamo veduto tante volte sul sas­so del Chiotto!". E la Madonna apparsa ad An­tonio Botta il 18 marzo 1536, in­vocata nel grande Santuario di Savona sotto il titolo di Maria Vergine Santissima Madre di Mi­sericordia. Pittavino compera subito quel­l'Immagine e la fa dipingere sul pilone dal pittore Gauteri Giu­seppe di Saluzzo. Da quel gior­no cessano del tutto le appari­zioni, quasi a significare che la Madonna abbia voluto indicare di voler essere venerata con il tito­lo di Madre di Misericordia, ma la devozione dei fedeli continua, le costruzioni attorno al pilone crescono, e giungono all'attuale Santuario.