MADONNA DI SAN CIRIACO

“Maria, rendetemi il fi­glio!” è il grido dispe­rato del capitano di ma­re veneziano, tal Bortolo, che in una notte di burrasca, si vede strappare via, travolto dalle onde furiose, il proprio figlio. La Ma­donna lo esaudisce e gli restitui­sce il figlio sano e salvo! Rico­noscente, approdato nel porto di Ancona, fa dono alla Chiesa del­la città di un semplice quadro di cm 37x45, nel quale la Ma­donna è raffigurata in atteggia­mento umile, con il volto incli­nato e gli occhi rivolti verso i fe­deli. Con grande devozione il quadro è accolto e posto nella cripta, dove riposano i santi Pro­tettori della Città, e la Madonna è venerata con il nome di "Ma­donna di San Ciriaco". È l'anno 1615, secondo la tradizione ora­le, e se ne celebra la festa il 15 di settembre, ottava della Natività di Maria. Ben presto la Madonna di San Ciriaco diventa la Patrona della Città; ad Essa  ricorrono con fi­ducia i fedeli in ogni necessità, soprattutto in occasione di peri­coli e calamità pubbliche, e ne e­sperimentano sempre l'efficace protezione. Nel 1739 il quadro viene collocato con molto deco­ro nella Cappella delle sante re­liquie, nella chiesa superiore, e l'Immagine viene chiamata: No­stra Signora di tutti i Santi. O­gni sabato, per antichissima tra­dizione, dinanzi ad Essa si can­tano le litanie della Beata Vergi­ne, ed i fedeli accorrono nume­rosi e devoti. E così anche la se­ra del 25 giugno del 1796. La si­gnora Francesca, una vedova trentenne, da sempre devota della Madonna, sale dal porto, in­sieme ad altre madri, verso il Duomo di San Ciriaco. In città si è sparsa la notizia dell'avanzata trionfale dell'esercito francese comandato dal gen. Bonaparte, e dell'armistizio sottoscritto a Bo­logna, nel quale il Papa è co­stretto a cedere ai Francesi, Fer­rara, Bologna ed Ancona; a pa­gare un contributo di 21 milioni di lire, parte in denaro, parte in bestiame e derrate; a consegna­re cento monumenti d'arte, tra quadri, vasi, statue e trecento co­dici manoscritti di valore, a scel­ta dei francesi. I fatti conferma­no la fama di anticlericali e di predatori che precede le truppe francesi ed atterrisce la popola­zione che affolla le chiese im­plorando protezione dal cielo. C'è ancora poca gente quan­do la piccola comitiva orante di donne sale dalla cripta dei Santi Patroni alla cappella della Ma­donna. Possono prendere posto proprio sul primo gradino, ai pie­di dell'Immagine. La Madonna è con il solito volto umile, con gli occhi chiusi, con le pupille qua­si coperte dalle palpebre, il capo reclinato verso la spalla. Intenta a leggere le sette allegrezze del­la Santa Vergine, Francesca non si accorge che attomo all'altare si è raccolta una folla considerevo­le. Terminate le invocazioni, al­za gli occhi e le sembra di vede­re l'immagine della Madonna con gli occhi quasi interamente aper­ti. Teme un'allucinazione, ab­bassa il capo, si ricompone in preghiera con gli occhi chiusi; la gente attorno ha notato qualcosa ed alza notevolmente il tono del­le preghiere. Francesca risolleva il capo verso il quadro e vede la Madonna non solo con gli occhi aperti, ma con il sorriso sulle lab­bra. Non ha tempo di dire alle vi­cine quanto vede che la piccola Barbara di dodici anni, balza sot­to l'altare e, rivolta alla madre, grida "è vero, la Madonna apre gli occhi e ride". Anche le don­ne presenti, dopo aver soccorso la madre di Barbara, svenuta per l'emozione, osservano attenta­mente il quadro e notano che gli occhi della Madonna continuano ad aprirsi e che il volto si fa qua­si sorridente. La notizia vola! Accorrono tut­ti per vedere il fenomeno. A leg­gere le testimonianze rese in se­guito, molti all'inizio restano in­creduli, pensando ad una illusio­ne ottica o collettiva, ma poi si convincono. Per tutti valga la te­stimonianza del pittore Antonio Meloni di Imola, che esaminerà a lungo il quadro: "Ritrovando­mi in vicinanza, vidi che all'a­prirsi degli occhi, questi si vede - Madonna di San Ciriaco, protettrice della città di Ancona. vano limpidi, e non più confusi con il chiaro e oscuro delle tin­te... il volto compariva più ilare e quasi ridente".

 

La sentenza degli esperti  Siccome il prodigio si ripete per più giorni, durante la recita delle Litanie Lauretane, si deci­de di sottoporre il quadro ad una accurata ispezione da parte di e­sperti pittori. Alla presenza del Vicario Generale e di qualificati testimoni, il 6 luglio il quadro viene estratto dalla cornice, pri­vato del vetro di protezione e vie­ne toccata più volte la superficie dipinta, specialmente nella zona degli occhi. Al termine del con­trollo, i Periti dichiarano di non aver riscontrato il ben che mini­mo segno di alterazione o di ar­tificio, anzi di aver notato, più di una volta, durante le operazioni, che l'Immagine ha sollevato ed abbassato gradatamente le pal­pebre, ed una volta mosso anche le pupille. Il giudizio degli esperti di pittura si aggiunge l'analisi di due primari, fisici della città di An­cona, i quali escludono in modo categorico che il fatto possa es­sere attribuito ad illusione col­lettiva. La ripetizione del prodi­gio in tempi diversi, il vederlo contemporaneamente da centi­naia di persone, i clamori di tut­ti insieme ad intervallo, quando il fenomeno si replica, escludo­no ogni possibilità di illusione. Un fatto particolare avviene il 21luglio: davanti ad una nume­rosa folla tutto il volto della Ma­donna si tinge di un insolito pal­lore, con un'espressione di sin­golare mestizia; le palpebre si sollevano e le pupille animate si volgono verso i fedeli con e­spressione ora di mestizia, ora di sdegno, ed intanto una luce in­solita irradia dalla tela animata. I fedeli, colpiti dal prodigio, ini­ziano a cantare devotamente le Litanie; giunti alla invocazione "Regina di tutti i Santi prega per noi" il volto della Madonna si ricompone, e rimane solamente, fi­no a notte inoltrata, l'irradiazio­ne della luce. Il Prodigio continua fino all'11 febbraio dell'anno successivo 1797, quando il Generale Napo­leone Bonaparte, accusando i Ca­nonici del Duomo di ingannare il popolo, vuole ispezionare perso­nalmente il quadro. Come ha in mano il quadro, liberato della cor­nice e del vetro, l'attenzione di Napoleone cade sul nastro di per­le, rubini e altre pietre preziose che fanno corona all'Immagine; egli pensa bene di prendere tale patrimonio per "provvedere, di­ce, il corredo da sposa ad una giovane del locale Ospizio di Ca­rità". Fa togliere dal quadro il prezioso nastro lo prende in ma­no, ma... rimane perplesso. Ai presenti sembra addirittura che il Generale cambi colore nel volto, ed interpretano questa indecisio­ne con un intervento straordina­rio della Madonna. Con sorpre­sa di tutti, il Generale restituisce il nastro di perle preziose perché sia rimesso sul petto della Madonna. In seguito, per suggerimento del Vescovo, e per desiderio di Napoleone stesso, il quadro viene coperto con un velo di seta ricamato. Pio VII, appena eletto Papa in San Giorgio a Venezia, me tre si reca a Roma, il 21 giugno 1800, vuole fare scala ad Ancona per venerare la sacra Immagine della Madonna e celebrare la santa Messa al suo altare. Quando poi, qualche anno dopo, caduto Napoleone, il Papa ritornerà dalla prigionia si fermerà nuovamente a ringraziare la Madonna del Duomo di Ancona, e come segno di riconoscenza per la riavuta libertà. La incoronerà solennemente.