MADONNA DELLA SALUTE IN VENEZIA

21 novembre 1630

A Venezia, all'imbocco del Canal Grande, troneggia nitida ed imponente sul paesaggio della città, la Basilica della Madonna della Salute. È u­na delle chiese più belle e gran­diose di tutta Venezia e sta a testi­moniare l'amore riconoscente dei Veneziani verso la Madonna, per a­verli liberati dal contagio della pe­ste del 1630.

Non è la prima volta che essi fanno la triste esperienza di quan­to sia terribile la peste: quella del 1348 ha portato via i due terzi del­la popolazione, e quella del 1575, anche se meno violenta, è così in­sistente e duratura che la Serenis­sima ricorre all'aiuto divino e fa vo­to di costruire la Chiesa del Re­dentore alla Giudecca. Quella del 1630 è particolarmente violenta, e Venezia presenta uno spettacolo desolantissimo: i lazzaretti sparsi per le isole sono incapaci di contenere gli appestati che pertanto ri­mangono nelle case, il più delle volte senza medici, essendo insuf­ficienti, quelli rimasti, per un ser­vizio tanto intenso. Le medicine presto si esauriscono, ed anche le riserve di viveri vengono a man­care. Persino i cadaveri non trova­no degna sepoltura e rimangono abbandonati per le strade, aumen­tando il contagio tra i vivi. Sono stati i Lanzichenecchi, venuti in I­talia per l'assedio di Mantova, a diffondere la peste che in un bale­no infetta la Lombardia e quindi l'I­talia tutta: è la peste descritta con tanto realismo da Alessandro Man­zoni ne I Promessi Sposi. Venezia, città di mare e di grandi commer­ci, forte della esperienza passata, prende ogni precauzione per evi­tare che il male entri nella laguna, ma il morbo compare improvvisa­mente in città portato, dicono gli storici, dall'ambasciatore di Carlo Gonzaga Nevers, il marchese de' Strigis, che si reca a trattare la pa­ce con l'Imperatore Ferdinando II portando con sé preziosi doni, ed una lettera per il Doge Nicola Con­tarini. Il Senato della Repubblica lo blocca al suo ingresso in città e lo obbliga ad una quarantena, pri­ma nell'isola del Lazzaretto vec­chio e poi, per sua comodità, nel­l'isola di San Clemente. Ma per i­nevitabile fatalità, o per impru­denza da parte del falegname che presta alcuni lavori di adattamen­to della casa, la peste che colpisce l'ambasciatore ed i suoi familiari, compare nella contrada di San Vi­to, poi in quella di San Gregorio, ed in breve in tutte le contrade.

In mezzo a tanta sventura, Ve­nezia, ormai incerta e disorientata, si trova impotente a lottare contro il male. Il Patriarca Giovanni Tie­polo, con il Clero ed i fedeli, "ver­sando lagrime di dolore e di com­punzione", guida pubbliche pro­cessioni e solenni esposizioni del SS. Sacramento in Cattedrale, ad implorare la clemenza del Cielo. Il Doge ed il Senato della città deli­berano che per quindici sabati si facciano in San Marco particolari preghiere con processione, por­tando l'immagine miracolosa del­la Vergine, seguita da tutte le Au­torità. Il 26 ottobre, primo dei quin­dici sabati, dopo la processione, sotto le volte maestose di San Mar­co, davanti alla statua della Ma­donna Nicopeia, il Doge, a nome di tutta Venezia, con voce che tra­disce l'emozione, pronuncia il Vo­to di «erigere in questa Città e de­dicare una Chiesa alla Vergine Santissima, intitolandola Santa Maria della Salute, e che ogni an­no, nel giorno che questa Città sarà pubblicata libera dal presen­te male, Sua Serenità et li succes­sori suoi anderanno solennemen­te col Senato a visitar la medesi­ma Chiesa a perpetua memoria della Pubblica gratitudine di tan­to beneficio».

Per l'erezione della Chiesa vie­ne scelta l'area della Trinità, nel posto dell'antica dogana maritti­ma, fino ad allora occupata dal Se­minario. Tra i tanti, viene scelto il progetto di Baldassarre Longhena, allora ventiseienne, ed il 1° aprile 1631, nonostante la malattia del Doge, viene benedetta la prima pie­tra. La costruzione però, che inizia solo nel 1633, si protrarrà a lungo: nel 1653 la Chiesa viene aperta al culto, ma potrà essere solenne­mente consacrata solo il 9 novem­bre 1687, a lavori ultimati.

L'architetto Longhena, che non avrà la consolazione di vedere l'o­pera finita, perché muore ottanta­seienne nel 1682, crea un vero ca­polavoro, una delle opere più belle e fantasiose dell'architettura ba­rocca. Ideata a forma di corona del Rosario, e preceduta da quindici gradini, quanti sono i misteri del Rosario, è di pianta ottagonale co­perta da una grande cupola emi­sferica, su un alto tamburo. Una cu­pola minore, affiancata da due cam­panili, copre il presbiterio. La fac­ciata, preceduta da un ampia scali­nata, si presenta come un grandio­so arco di trionfo, nel quale si apre il portale. L'interno, vasto e lumi­noso, è caratterizzato dall'ampio vano della cupola centrale, delimi­tato dalle colonne e pilastri che reg­gono le otto arcate. Nel perimetro della rotonda si aprono sei cappel­le ed, in fondo, quella con al cen­tro l'Altare maggiore marmoreo, veramente monumentale. In alto, sulle nuvole, la statua della Ma­donna, in piedi come una maesto­sa Signora che regge sul braccio si­nistro il Bambino; sulla destra un angioletto scaccia con una fiacco­la la peste, raffigurata da una vec­chia strega; sulla sinistra, una no­bile signora prostrata in preghiera rappresenta Venezia; ai lati dell'al­tare le statue di San Marco e di San Lorenzo, patroni di Venezia.

Al centro dell'altare è colloca­ta, dal 21 novembre 1670, l'Icona della Madonna detta Mesopandi­tissa (Mediatrice di pace) portata da Francesco Morosino dopo che l'isola di Creta cade nelle mani dei Turchi.

Grande, lungo il corso dei se­coli, è la devozione dei Veneziani verso la Madonna della Salute, che ancora oggi festeggiano con una solenne processione di barche sul Canal Grande. Il Cardinal Giu­seppe Roncalli, eletto Papa a fine ottobre 1958, ora Beato Giovanni XXIII, in un messaggio a tutti i Veneziani così rivela la sua devo­zione alla Madonna della Salute: «Per cinque anni consecutivi a­vemmo il singolare favore di par­tecipare con voi e di presiedere al­le annuali celebrazioni della Ma­donna della Salute, che si ricolle­gano al voto formulato dai padri vostri nel 1630, nella circostanza dolorosa di un morbo nefasto. ... Fin dall'alba di stamane Noi ve­niamo contemplando in spirito il vostro festoso e sollecito pellegri­nare al gran tempio della Salute, qui da questo sacro Colle Vatica­no, cui sul finire del mese consa­crato alla devozione del Rosario Ci addusse la bontà misericordiosa del Signore».

Don Mario Morra

Tratto dalla rivista: “Maria Ausiliatrice”